Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (139 KB)

Versione standard



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 694 del 15/03/2012


Segue l'interrogazione 3-02627 sullo svolgimento del censimento ISTAT per i detenuti.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

MAZZAMUTO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Nel rispondere all'interrogazione del senatore Di Giovan Paolo, desidero, anche a beneficio del giovane pubblico presente in tribuna, ricordare che il censimento della popolazione detenuta nel nostro sistema è disciplinato, come «convivenza anagrafica». Questo significa che il censimento della popolazione detenuta è parte integrante delle operazioni di rilevazione disposte nell'ambito del 15° censimento generale della popolazione e delle abitazioni.

In particolare, l'articolo 50 del decreto-legge n. 78 del 2010 (convertito, con modificazioni, nella legge n. 122 del 30 luglio 2010) stabilisce che sia l'ISTAT ad organizzare le operazioni censuarie attraverso il cosiddetto Piano generale di censimento, nel quale dovranno essere considerate tutte le unità di rilevazione, ivi comprese le convivenze anagrafiche, qualificate come «un insieme di persone normalmente coabitanti per motivi religiosi, di cura, di assistenza, militari, di pena e simili, aventi dimora abituale nello stesso comune».

I questionari di censimento, quindi, destinati alle convivenze si distinguono in due tipologie: l'una è rivolta alle persone «abitualmente dimoranti nella convivenza», mentre l'altra è rivolta a tutte quelle persone che non hanno dimora abituale nella convivenza, ma sono «temporaneamente presenti alla data del censimento».

Fatta questa breve premessa ed andando alle questioni sollevate dal senatore Di Giovan Paolo, desidero comunicare l'andamento delle operazioni riguardanti il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e degli istituti penitenziari presenti sul territorio: per ciò che ci risulta, tutte le attività connesse alla rilevazione statistica sono state avviate sin dal settembre 2011, senza particolari difficoltà.

Per quanto concerne gli aspetti tecnico-organizzativi, rappresento che, al fine di agevolare la raccolta dei dati censiti relativi alla popolazione detenuta da parte degli Uffici comunali di censimento (UCC) e di migliorare la qualità delle informazioni raccolte, il Ministero della giustizia e l'Istituto nazionale di statistica hanno concordato di effettuare il censimento delle convivenze dipendenti dal Ministero della giustizia mediante la circolare del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria n. 476 del 22 settembre 2011, indirizzata ai Provveditorati regionali dell'amministrazione penitenziaria.

Di seguito alla diramazione della detta circolare - contenente le indicazioni tecniche ed i criteri di compilazione delle schede - il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, in data 10 novembre 2011, ha nominato il responsabile del trattamento dei dati personali, individuandolo nella persona del dirigente che sin dall'inizio ha tenuto i contatti con l'ISTAT ed ha curato i conseguenti adempimenti.

In data 11 novembre 2011 sono state diramate a tutte le direzioni penitenziarie le credenziali (user ID e password) fornite dall'Istituto di statistica per la compilazione via web del censimento e, in data 19 dicembre 2011, previa comunicazione dell'ISTAT agli Uffici comunali di censimento competenti per territorio, sono state da questi ultimi intraprese le operazioni censuarie riguardanti le convivenze «dipendenti dal Ministero della giustizia».

Sin dal 6 gennaio 2012, l'Ufficio di statistica del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e il servizio statistiche del Dipartimento della giustizia minorile hanno comunicato all'ISTAT lo stato di avanzamento delle rilevazioni, certificando che, su 259 strutture interessate dall'attività censuaria (case circondariali, case di reclusione, case mandamentali, ospedali psichiatrici giudiziari, istituti penali per minorenni e comunità ministeriali), 186 strutture (pari al 71,8 per cento del totale) avevano concluso la rilevazione e trasmesso il questionario via Internet. Attualmente, è in corso di completamento la rilevazione censuaria presso le rimanenti strutture, a cura degli Uffici comunali di censimento competenti per territorio.

Per ciò che concerne, poi, l'ulteriore questione riguardante l'importanza dell'informazione rivolta ai detenuti e al personale degli istituti penitenziari circa i benefici del censimento, rappresento che l'ISTAT, nell'ambito delle attività informative e pubblicitarie poste in essere in occasione del censimento, ha opportunamente messo in luce tutti gli obblighi ed i benefici di legge ad esso sottesi.

La campagna di comunicazione pubblicitaria riguardante il 15° censimento generale della popolazione e delle abitazioni è stata, infatti, articolata su di una pluralità di mezzi ed attraverso molteplici strumenti. Così come puntualizzato dallo stesso Istituto nazionale di statistica, l'attività di comunicazione delle principali caratteristiche del censimento ha avuto inizio sin dal 1° settembre 2011. A partire da tale data, e fino al 29 settembre, sono stati lanciati ben 1.739 servizi tra TV, TV web, radio, agenzie, stampa quotidiana e periodica. Nel periodo compreso tra il 1° settembre ed il 24 novembre 2011, la notizia del censimento 2011 è stata ripresa da 5.920 servizi giornalistici (tra agenzie, quotidiani nazionali e locali, radio, TV, giornali online e periodici).

Inoltre, sono stati adottati ulteriori strumenti informativi quali depliant, spot, video ed annunci pubblicitari, per un totale di circa 808 annunci, pubblicati su 103 quotidiani, sia nazionali che locali e su periodici.

Segnalo, poi, come sottolineato dal predetto Istituto, che è stato predisposto un sito web dedicato (online dal 5 agosto) contenente, tra le altre, tutte le informazioni riguardanti l'obbligo di risposta ed il periodo di restituzione spontanea del questionario.

Venendo, infine, alla questione riguardante la predisposizione, da parte dell'ISTAT, di una specifica analisi da trasmettere ai Ministeri della giustizia, della salute e dell'interno, comunico che il predetto Istituto - per ciò che concerne questo Ministero - sta provvedendo, in collaborazione con il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e con il Dipartimento della giustizia minorile, all'avvio di una specifica indagine concernente la situazione dei detenuti nelle carceri italiane, siano essi adulti che minori. Tale indagine ha la precipua finalità di approfondire l'analisi di alcune caratteristiche socio-demografiche, che riguardano prettamente la popolazione carceraria e, ahimè, il sovraffollamento delle carceri.

DI GIOVAN PAOLO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI GIOVAN PAOLO (PD). Signora Presidente, ringrazio il signor Sottosegretario ed esprimo innanzitutto soddisfazione per la celerità con cui si è risposto: in questi quasi quattro anni, molte interrogazioni sono rimaste nei cassetti, quindi non è un dato poco importante il fatto che vi sia un relazione tra Governo e Parlamento, perché dobbiamo lavorare sulle stesse cose, soprattutto in questi campi di cui ci interessiamo in troppo pochi, anche all'interno delle istituzioni.

Sono quindi soddisfatto di questo e anche delle risposte; mi permetto solo, per fortificare questo dialogo, di segnalare alcuni aspetti che possono essere di miglioramento nei confronti della situazione del sovraffollamento cui avete anche cercato di porre un primo freno, di dare una prima risposta con il decreto-legge che abbiamo esaminato poche settimane fa ed approvato sia al Senato, sia alla Camera.

Perché il censimento è importante? Perché ho segnalato questo aspetto? Non ho alcun dubbio, e ne prendo atto, che l'ISTAT abbia svolto una campagna pubblicitaria forte nel Paese. Ovviamente, le persone che sono in regime di detenzione vivono una realtà in cui c'è spesso meno attenzione alla società civile (ce ne è già poca per il censimento nella nostra società); quindi, è chiaro che il ruolo del Ministero della giustizia in questo senso è importante, perché riesce a garantire questa attenzione. Il censimento è importante (e lo specifico più a beneficio di chi leggerà volentieri gli atti che non di noi che ce occupiamo spesso, come anche il collega Perduca) perché, ad esempio, è attraverso la possibilità di rilevare il domicilio che si possono avere gli arresti domiciliari, ed è sempre attraverso il domicilio che si possono ricevere cure dal servizio sanitario nazionale (che, come sappiamo, con la riforma della sanità penitenziaria, spettano ai cittadini detenuti, i quali perdono alcuni diritti ma non tutti e sono cittadini come tutti gli altri per quello che riguarda il servizio sanitario). Spesso per avere le cure e le medicine, soprattutto quando ci sono trasferimenti da un istituto penitenziario all'altro, c'è il problema del rapporto con il medico curante e della cartella clinica, che purtroppo oggi è ancora di carta e segue, spesso in ritardo, il detenuto.

È molto importante ciò che lei dice, signor Sottosegretario, e cioè che l'ISTAT farà con voi questa rilevazione specifica, perché ciò permetterà di affrontare questo tema.

Il censimento è inoltre importante perché purtroppo, come sappiamo (e ci tengo che rimanga agli atti), l'indulto, già di per sé, funzionò: nessuno ricorda, nonostante la propaganda, che meno del 30 per cento delle persone che ne hanno usufruito sono tornate a delinquere. Il recente decreto-legge Severino si mette su questa strada. Probabilmente si immagina che siano più di 5.000 coloro che ne beneficeranno, ma purtroppo sappiamo che potrebbero non poterne beneficiare soprattutto gli immigrati, specie quelli irregolari e coloro che, anche a seguito delle azioni compiute, per loro colpa, sono stati condannati e perciò non hanno più un domicilio. Ecco allora perché diventa importante.

Ciò vale anche per la soluzione concreta del caso di chi viene ricoverato negli ospedali psichiatrici giudiziari, dove spero non si entri più, non solo che alla fine risolveremo il problema (il 31 marzo ci sarà la circolare). Sapere che c'è un riferimento domiciliare permette di poter decidere il trattamento delle persone che rischiano oggi di entrare negli ospedali psichiatrici giudiziari, perché è evidente che non tutti possono tornare a casa, in considerazione dei motivi che li hanno portati lì o per altre cause contingenti.

Quindi, l'attenzione che abbiamo avuto con alcuni colleghi è in termini collaborativi, per cercare una soluzione a questi problemi, che non sono tanto problemi di legge ma spesso di applicazione e di circolari.

In conclusione del mio intervento, approfitto per ricordare che purtroppo è giunta notizia che a Genova-Marassi c'è stato un ennesimo morto (probabilmente al Ministero già lo sapranno da questa mattina): è il quarto in questa struttura in poco più di tre mesi. Ovviamente, non è una questione che riguarda maggioranze o opposizioni, è questione non solo di fatalità ma anche di condizioni delle nostre carceri. Quindi, la logica di lavorare sul sovraffollamento e di trovare soluzioni anche attraverso la rilevazione è volta a fare in modo che solo in casi estremi sia necessario avere persone condannate e detenute, a maggior ragione se sono in attesa di giudizio, nelle nostre carceri.

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.