RUSSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). OnorevolePresidente, signora Ministro, i temi legati alla presenza e agli investimenti della FIAT in Italia impongono attenzione puntuale e costante per la rilevanza che il gruppo riveste nel sistema produttivo nazionale. Attenzioni che devono coniugare le istanze e le preoccupazioni dei lavoratori, sempre più evidenti, con le scelte di parte imprenditoriale.
La storia della FIAT è strettamente connessa ad un pezzo significativo della storia industriale del nostro Paese. Questo è l'orizzonte rispetto al quale il Governo e, per la sua parte, il Parlamento devono tendere.
L'annuncio di Marchionne di un piano di investimenti in Italia per 20 miliardi di euro è stato accolto con soddisfazione, soprattutto in una contingenza economica, nazionale e globale, di particolare severità. Parlare di investimenti quando, nel contempo, il nostro Paese sembra aver imboccato la strada della recessione è di buon auspicio. Ciò nonostante, non possiamo ritenerci appagati.
È importante sapere, e che il Parlamento sappia, che il piano industriale della FIAT è fondato sulla FIAT e sull'Italia.
Lungi dall'indicare una linea imprenditoriale, che non compete né al Governo, né al Parlamento, non possiamo in questa sede non rappresentare la preoccupazione per il fatto che il baricentro del gruppo parrebbe essere diverso da quello attuale (trasferirsi in America, per esempio).
Come pure non possiamo nasconderci la preoccupazione, in termini occupazionali, generata dall'alea esistente nella declinazione del piano industriale della FIAT in Italia, soprattutto in considerazione del fatto che importanti unità produttive del gruppo operano in aree disagiate del Mezzogiorno, dove gli stabilimenti hanno una «vera funzione sociale» rappresentando, al tempo stesso, fonte di lavoro, di reddito, di stimolo alla generazione familiare.
Con questo non intendiamo dire che la FIAT debba sostituirsi allo Stato nel presidiare gli spazi di welfare che esso non riesce a garantire!
Vogliamo che la FIAT abbia nella debita considerazione la circostanza che essa è, oggi, il prodotto di un legame radicato e stretto tra l'azienda, i territori dove è insediata ed il Paese che l'ha sempre sostenuta, come ricordava qualche collega, anche nei momenti difficili. Ecco perché dobbiamo operare affinché la FIAT mantenga le sue radici torinesi, piemontesi ed italiane, e che in tale direzione sviluppi nuove opportunità.
Le contrapposizioni tra le parti, talvolta aspre, lascino il campo alla continuità nelle relazioni industriali e sindacali, alla capacità di produrre e di creare lavoro. In questa direzione il Governo svolga il ruolo di interfaccia stabile tra le istanze di tutela dei lavoratori e la parte datoriale.
Liberi da preconcetti e da posizioni cristallizzate, siamo ben consapevoli che parlare di FIAT significa introdurre il tema, assai delicato, della riforma del mercato del lavoro di cui lei, signora Ministro, si sta occupando. Ma occorre fare attenzione: ricondurre, anche mediaticamente, il tema al solo articolo 18 è un po' come inasprire i toni e dare sponda a posizioni ideologiche. Il vero problema, visti i numeri di cui disponiamo, è un'altro: creare ricchezza, creare opportunità di lavoro, quindi sostenere l'imprenditoria sana che investe.
Il mercato del lavoro ha bisogno di abbandonare la logica della contrapposizione che l'ha sinora caratterizzato. Ha bisogno di modernizzarsi senza, perciò, abbassare il grado di tutela dei lavoratori. Ha bisogno di adottare meccanismi di flessibilità della domanda e dell'offerta, tali da consentire una tendenziale continuità nei rapporti di lavoro e da garantire presidi efficienti in vista della ricollocazione dei lavoratori temporaneamente inoccupati. Ha bisogno di strumenti per coinvolgere più intensamente il lavoratore nella vita aziendale, legando, ad esempio, parte del compenso al contributo dato alla produzione. Ha bisogno, infine, di umanizzarsi per recuperare il carattere sociale che fa del posto di lavoro uno dei mezzi più alti dell'affermazione della dignità umana.
Per tutte queste ragioni, noi siamo contenti che lei sia venuta in Senato così tempestivamente però, devo dire la verità, ripercorrendo quanto detto dal collega Viespoli, anche noi siamo poco contenti della laconicità della sua relazione. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbarbati. Ne ha facoltà.