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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 693 del 15/03/2012


MICHELONI (PD). Signor Presidente, colleghe e colleghi, oggi abbiamo sul tavolo un tema, non voglio neanche chiamarlo problema, sul quale purtroppo discutiamo da dieci anni e che vorrei riportare alla vera dimensione.

Qui si tratta di riconoscere il diritto di partecipazione alle rappresentanze sindacali di base dei lavoratori a contratto che prestano servizio nella nostra rete consolare e diplomatica e negli istituti di cultura all'estero. Il collega Bettamio ha messo in evidenza che questi contratti sono regolati dalla legge locale. Questo è sicuramente vero, ma non è tutta la verità, perché i nostri contratti rispettano la legge locale solo nelle norme generali, come ad esempio, in Francia, sulle ore lavorative della settimana. Per qualsiasi altro tema e altro problema i sindacati locali e le leggi locali non sono operativi ed efficienti all'interno della nostra rete consolare e diplomatica e nei nostri istituti di cultura. Noi per fortuna abbiamo dei consoli generali e degli ambasciatori molto educati e molto bravi in diplomazia, che spesso ricevono i sindacati dei Paesi in cui si trovano questi nostri dipendenti - sono dipendenti dello Stato italiano - ma in genere offrono loro un buon caffè italiano e il tema è chiuso lì, perché, giustamente, ci troviamo in territorio italiano.

Ricordo che quando siamo arrivati qui come parlamentari eletti all'estero nel 2006 pensavamo di risolvere questo problema semplicemente con un emendamento alla finanziaria. Abbiamo quindi presentato ingenuamente alcune proposte senza capire subito perché non andassero in porto. Quando si è capito il tenore del problema, i colleghi Fedi, Bucchino, Di Biagio e altri alla Camera hanno presentato una proposta di legge. Il fine appare naturale e, lo vorrei dire agli amici che qui si occupano di lavoro, appare ancora più naturale ad un italiano all'estero che, per conquistare spazi nei sindacati locali ha lottato per anni e anni. Per noi è dunque ancora più evidente la necessità di riconoscere semplicemente il diritto di partecipare all'elezione delle RSU. Non stiamo parlando di altro in questo disegno di legge. I colleghi alla Camera hanno lavorato due anni su questo testo, composto da due articoli e che il relatore ci ha illustrato, che parla unicamente, ripeto e lo ripeterò fino alla conclusione dell'intervento, del diritto di partecipare all'elezione delle RSU.

Questo testo alla Camera è stato approvato all'unanimità, in sede legislativa, nella Commissione affari esteri. È arrivato poi qui in Senato, dove è all'esame della omologa Commissione da oltre un anno, bloccato da interessi esterni a questo ramo del Parlamento, che hanno esercitato pressioni tali da spingere oggi il relatore, che aveva ricevuto mandato a riferire favorevolmente su questo testo, a portare qui oggi un provvedimento emendato.

Nessuno di noi purtroppo è nato ieri mattina - siamo un po' tutti anziani, in Senato - ed è evidente che qualsiasi virgola che noi cambiamo a questo testo vuol dire semplicemente affossarlo: non c'è nessun miglioramento possibile, perché qui si riconosce solo il diritto al voto per la rappresentanza sindacale. Al contrario, gli emendamenti che sono stati presentati inventano qualcosa di non molto chiaro, di non ben specificato parlando di rappresentanza sindacale nel luogo di lavoro, senza dire con quali funzioni, con quale ruolo e con quali poteri.

In questo momento, dunque, caro signor Sottosegretario - lo dico anche a lei - in cui i suoi colleghi stanno lavorando alla riforma del lavoro ed in cui noi stiamo lavorando per la semplificazione dello Stato e delle nostre organizzazioni, con questi emendamenti si tenta di inventare una nuova figura, che non esiste e che non ha alcuna funzione.

Il tentativo è allora chiaramente quello di rimandare alla Camera questo disegno di legge e di affossarlo definitivamente.

Voglio ricordare che stiamo parlando di circa 1.200 lavoratori dipendenti dello Stato italiano, che danno servizi all'estero. Qualsiasi intervento di revisione della spesa e di una riforma vera del Ministero degli affari esteri porterà a ridurre il personale di ruolo mandato da Roma nella nostra rete all'estero e ad aumentare la quota di contrattisti, perché è l'unica strada che l'economia ci permetterà di percorrere per garantire la nostra presenza nel mondo. Tuttavia, anche una volta che questa strada sarà stata percorsa, al massimo parleremo di circa 2.000 persone, perché di questo si tratta.

Ed è qui che interviene l'azione incredibile da parte delle corporazioni organizzate del personale di ruolo del Ministro degli affari esteri, che hanno fatto le pressioni necessarie per affossare questa iniziativa dei colleghi della Camera.

In conclusione - l'ora è quella che è, per cui non voglio dilungarmi troppo - chiedo ai presentatori degli emendamenti di ritirarli e di approvare semplicemente il testo che i colleghi della Camera, dopo due anni di lavoro, hanno approvato all'unanimità. Credo che questo sarebbe un segno di coerenza di questo ramo del Parlamento nei confronti di temi ben più ampi ed importanti che il Governo sta affrontando.

Caro relatore, se oggi noi non siamo in grado di rispondere a delle corporazioni su 1.000 e 2.000 lavoratori - tanti saranno un giorno - mi chiedo come questo Governo e questo Parlamento saranno in grado di affrontare veramente gli effetti della revisione della spesa, della riforma del Ministero degli affari esteri o, ancora di più, la riforma del mercato del lavoro, che sta interessando tutta la politica, tutto il Paese e tutti i lavoratori di questo Paese.

Non sono un esperto di queste cose, ma qui ho palpato la differenza tra corporazione e sindacati. Questa battaglia avrebbe dovuto portarla avanti quello che io chiamo un sindacato; le proposte emendative, le opposizioni e i tentativi di affossamento rappresentano quello che io definisco corporazione. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Giai).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Randazzo. Ne ha facoltà.