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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 693 del 15/03/2012


CARLINO (IdV). Signor Presidente, colleghi, onorevoli membri del Governo, il provvedimento in esame modifica il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante «Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche» al fine di riconoscere al personale assunto con contratto regolato dalla legge locale e in servizio presso le sedi diplomatiche e consolari, oltre che presso gli istituti italiani di cultura all'estero, il diritto a partecipare alle rappresentanze sindacali unitarie e quello alle aspettative e ai permessi sindacali. Come tutti sanno, i circa 1.200 lavoratori del Ministero degli affari esteri, sia cittadini italiani che stranieri, il cui rapporto di lavoro è regolato dalla legge del Paese straniero in cui si trova la rappresentanza diplomatica o consolare o l'istituto italiano di cultura presso cui lavorano, non hanno la facoltà di esercitare liberamente i loro diritti sindacali. Non essendo destinatari della contrattazione collettiva, tali lavoratori sono, infatti, esclusi dalla partecipazione alle elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie.

Secondo la relazione illustrativa del provvedimento di cui oggi discutiamo, tale grave discriminazione è in stridente contrasto con i princìpi costituzionali (articolo 3 della Costituzione) e con i principi comunitari in quanto non tiene conto dello spirito di diverse norme di leggi con le quali il legislatore aveva e ha inteso garantire la partecipazione di tutti i lavoratori alle consultazioni per le RSU.

Occorre ricordare infatti che, ai sensi dell'articolo 93 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 5 gennaio 1967, recante «Ordinamento dell'Amministrazione degli affari esteri», il personale del Ministero degli affari esteri è costituito, oltre che dalla carriera diplomatica, dalla dirigenza e dal personale delle aree funzionali, anche dagli impiegati a contratto in servizio presso le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari e gli istituti italiani di cultura.

Tuttavia, l'articolo 1 interviene sull'articolo 42 del decreto legislativo n. 165 del 2001, che disciplina i diritti e le prerogative sindacali nei luoghi di lavoro, aggiungendovi il nuovo comma 3-bis. Questo nuovo comma stabilisce, al primo periodo, che, ai fini della costituzione delle RSU, è garantita la partecipazione del personale in servizio presso le rappresentanze diplomatiche e consolari, nonché presso gli istituti italiani di cultura all'estero, assunto con contratto regolato dalla legge locale. Il secondo periodo, aggiunto dalla Camera dei deputati, stabilisce che di quanto previsto dal nuovo comma si deve tener conto ai fini del calcolo della rappresentatività sindacale, ai sensi dell'articolo 43 del decreto legislativo n. 165 del 2001.

La scelta di modificare il decreto legislativo n. 165 del 2001, che contiene norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, è stata oggetto di un'osservazione da parte della Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati. Questa osservazione è stata fatta propria dal mio Gruppo, il quale - condividendo lo spirito primario della discussione, ovvero l'estensione del diritto a tutti i lavoratori del Ministero degli affari esteri - ha deciso di presentare l'emendamento 1.100, che modifica non più il decreto legislativo, ma il decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967. Oltre a ritenere più appropriata le sede della modifica legislativa, si è provveduto anche a riferirsi esplicitamente agli articoli di norme già vigenti ai quali collegare la stessa. Il tutto, signor Presidente, rappresenta peraltro, da quanto ci è consentito di sapere, un punto di sintesi tra ì sindacati confederali e le rappresentanze di base.

Per questi motivi, seppur in assenza di un consenso unanime (il collega Pedica infatti non condivide), l'Italia dei Valori non ritirerà il proprio emendamento, anche se la qualità della normazione alla quale andremmo incontro nel caso in cui il nostro emendamento fosse respinto non sarebbe di certo eccelsa. Tuttavia, lo dico chiaramente, voteremo comunque e convintamente a favore del disegno di legge che oggi stiamo discutendo. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ichino. Ne ha facoltà.