BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, il problema ormai è chiaro. Mi ricollego a quanto poc'anzi sottolineato dal collega Castro, ma al riguardo ho parlato a lungo anche con il senatore Micheloni.
In questo caso, non si tratta di negare qualcosa a qualcuno, ma si tratta del fatto che i funzionari italiani che lavorano all'estero presso le ambasciate, i consolati e gli istituti italiani di cultura siano inseriti con tutte le garanzie sindacali nei sindacati locali, anziché nel sindacato nazionale, poiché è là che possono essere tutelati in tutte le loro aspettative. In questo caso, non vi è una mancanza di tutela giuridica né sindacale. D'altra parte, la dichiarazione che Susanna Camusso ha fatto pervenire alla stampa va in questa direzione: noi vogliamo che questi nostri funzionari abbiano le stesse garanzie, le stesse tutele e gli stessi vantaggi che avrebbero con la RSU italiana ma, essendo già tutelati e inseriti in un sindacato nel luogo in cui lavorano, non vi è alcun rischio di...
ICHINO (PD). Non è la legge che può stabilire a quale sindacato appartenere!
BETTAMIO, relatore. Non è la legge? Vediamo. È su questo che non ci troviamo d'accordo, e non soltanto noi, perché io sto leggendo documenti che non sono stati predisposti dalla mia parte politica.
In questo senso sono stati presentati alcuni emendamenti: anche gli emendamenti 1.101, dei senatori Tonini e Marinaro, e 1.102, del senatore Castro, vanno in tale direzione. Sempre in questo senso va anche l'emendamento 1.100, presentato dai senatori Belisario e Pedica, che non identifica una diminuzione delle garanzie per questi lavoratori, ma prevede che tali persone vengano inquadrati nel sindacato del loro Paese.
Questo è quello che attualmente ci divide. Poi, tra breve, esamineremo le singole proposte emendative.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.