Discussione dei disegni di legge:
(1843) Deputato FEDI ed altri. - Modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in materia di diritti e prerogative sindacali di particolari categorie di personale del Ministero degli affari esteri (Approvato dalla Camera dei deputati)
(978) GIAI. - Nuove disposizioni in materia di personale assunto localmente dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti italiani di cultura all'estero
(Relazione orale) (ore 10,39)
Approvazione del disegno di legge n. 1843
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 1843, già approvato dalla Camera dei deputati, e 978.
Ilrelatore, senatore Bettamio, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, colleghi, il disegno di legge n. 1843, assunto quale testo base e già approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati in sede legislativa, introduce alcune modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, al fine di riconoscere specifici diritti e prerogative sindacali a determinate categorie di personale dipendente del Ministero degli affari esteri.
Il disegno di legge è volto a permettere a un numero elevato di lavoratori del Ministero degli affari esteri, circa 1.200, assunto con contratto regolato dalla legge dello Stato estero di residenza, di partecipare all'elezione delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU). L'Agenzia per la rappresentanza delle pubbliche amministrazioni (ARAN) ha stabilito infatti che solo i destinatari del contratto collettivo nazionale di lavoro abbiano la facoltà di partecipare alle elezioni delle RSU. Ciò esclude dal diritto di voto per le RSU il personale in servizio presso le sedi diplomatiche e consolari all'estero.
In particolare, l'articolo 1 del disegno di legge aggiunge il comma 3-bis all'articolo 42 del decreto legislativo n. 165, al fine di garantire la partecipazione del personale in servizio presso le sedi diplomatiche e consolari, nonché presso gli istituti italiani di cultura all'estero, ancorché assunto con contratto regolato dalla legge locale, ai fini dell'elezione delle rappresentanze sindacali unitarie. Viene in tal modo garantito anche il calcolo della rappresentatività sindacale, nell'ambito dell'esercizio di voto attivo e passivo delle rappresentanze sindacali per gli impiegati sottoposti a «legge locale». L'articolo 1 è molto tecnico, ma purtroppo sono obbligato a fare riferimento a queste tecnicità.
L'articolo 2 del disegno di legge aggiunge l'articolo 50-bis al decreto legislativo n. 165, al fine di prevedere l'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 50, riguardante la disciplina dell'aspettativa e dei permessi sindacali anche nei confronti del personale in servizio presso le rappresentanze diplomatiche e consolari all'estero.
La 3a Commissione ha approvato il disegno di legge n. 1843 senza modifiche. La Commissione bilancio ha espresso un parere non ostativo sui profili di copertura finanziaria considerando che l'attuazione del disegno di legge avvenisse nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili, e che l'estensione al personale assunto con contratto regolato dalla legge locale fosse strettamente limitata alle finalità sindacali prospettate dalla legge. Quindi, non ci sono spese supplementari.
In seguito alla nota fatta pervenire dai sindacati confederali del comparto esteri, con la quale si rappresentava l'esigenza che la materia non venisse affidata ad un intervento normativo, è stato chiesto all'Assemblea, e disposto dalla stessa il 26 gennaio del 2011, un rinvio in Commissione, al fine di garantire un'ulteriore riflessione. Dopo un approfondito esame, anche in sede di Comitato ristretto, con l'audizione informale dei sindacati confederali del comparto esteri, la Commissione ha stabilito di confermare nuovamente il mandato a riferire all'Assemblea sul provvedimento. Il Comitato ristretto ha poi espresso una serie di considerazioni, che hanno portato alla presentazione di alcuni emendamenti, che esamineremo più tardi, al disegno di legge in esame.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Micheloni. Ne ha facoltà.
MICHELONI (PD). Signor Presidente, colleghe e colleghi, oggi abbiamo sul tavolo un tema, non voglio neanche chiamarlo problema, sul quale purtroppo discutiamo da dieci anni e che vorrei riportare alla vera dimensione.
Qui si tratta di riconoscere il diritto di partecipazione alle rappresentanze sindacali di base dei lavoratori a contratto che prestano servizio nella nostra rete consolare e diplomatica e negli istituti di cultura all'estero. Il collega Bettamio ha messo in evidenza che questi contratti sono regolati dalla legge locale. Questo è sicuramente vero, ma non è tutta la verità, perché i nostri contratti rispettano la legge locale solo nelle norme generali, come ad esempio, in Francia, sulle ore lavorative della settimana. Per qualsiasi altro tema e altro problema i sindacati locali e le leggi locali non sono operativi ed efficienti all'interno della nostra rete consolare e diplomatica e nei nostri istituti di cultura. Noi per fortuna abbiamo dei consoli generali e degli ambasciatori molto educati e molto bravi in diplomazia, che spesso ricevono i sindacati dei Paesi in cui si trovano questi nostri dipendenti - sono dipendenti dello Stato italiano - ma in genere offrono loro un buon caffè italiano e il tema è chiuso lì, perché, giustamente, ci troviamo in territorio italiano.
Ricordo che quando siamo arrivati qui come parlamentari eletti all'estero nel 2006 pensavamo di risolvere questo problema semplicemente con un emendamento alla finanziaria. Abbiamo quindi presentato ingenuamente alcune proposte senza capire subito perché non andassero in porto. Quando si è capito il tenore del problema, i colleghi Fedi, Bucchino, Di Biagio e altri alla Camera hanno presentato una proposta di legge. Il fine appare naturale e, lo vorrei dire agli amici che qui si occupano di lavoro, appare ancora più naturale ad un italiano all'estero che, per conquistare spazi nei sindacati locali ha lottato per anni e anni. Per noi è dunque ancora più evidente la necessità di riconoscere semplicemente il diritto di partecipare all'elezione delle RSU. Non stiamo parlando di altro in questo disegno di legge. I colleghi alla Camera hanno lavorato due anni su questo testo, composto da due articoli e che il relatore ci ha illustrato, che parla unicamente, ripeto e lo ripeterò fino alla conclusione dell'intervento, del diritto di partecipare all'elezione delle RSU.
Questo testo alla Camera è stato approvato all'unanimità, in sede legislativa, nella Commissione affari esteri. È arrivato poi qui in Senato, dove è all'esame della omologa Commissione da oltre un anno, bloccato da interessi esterni a questo ramo del Parlamento, che hanno esercitato pressioni tali da spingere oggi il relatore, che aveva ricevuto mandato a riferire favorevolmente su questo testo, a portare qui oggi un provvedimento emendato.
Nessuno di noi purtroppo è nato ieri mattina - siamo un po' tutti anziani, in Senato - ed è evidente che qualsiasi virgola che noi cambiamo a questo testo vuol dire semplicemente affossarlo: non c'è nessun miglioramento possibile, perché qui si riconosce solo il diritto al voto per la rappresentanza sindacale. Al contrario, gli emendamenti che sono stati presentati inventano qualcosa di non molto chiaro, di non ben specificato parlando di rappresentanza sindacale nel luogo di lavoro, senza dire con quali funzioni, con quale ruolo e con quali poteri.
In questo momento, dunque, caro signor Sottosegretario - lo dico anche a lei - in cui i suoi colleghi stanno lavorando alla riforma del lavoro ed in cui noi stiamo lavorando per la semplificazione dello Stato e delle nostre organizzazioni, con questi emendamenti si tenta di inventare una nuova figura, che non esiste e che non ha alcuna funzione.
Il tentativo è allora chiaramente quello di rimandare alla Camera questo disegno di legge e di affossarlo definitivamente.
Voglio ricordare che stiamo parlando di circa 1.200 lavoratori dipendenti dello Stato italiano, che danno servizi all'estero. Qualsiasi intervento di revisione della spesa e di una riforma vera del Ministero degli affari esteri porterà a ridurre il personale di ruolo mandato da Roma nella nostra rete all'estero e ad aumentare la quota di contrattisti, perché è l'unica strada che l'economia ci permetterà di percorrere per garantire la nostra presenza nel mondo. Tuttavia, anche una volta che questa strada sarà stata percorsa, al massimo parleremo di circa 2.000 persone, perché di questo si tratta.
Ed è qui che interviene l'azione incredibile da parte delle corporazioni organizzate del personale di ruolo del Ministro degli affari esteri, che hanno fatto le pressioni necessarie per affossare questa iniziativa dei colleghi della Camera.
In conclusione - l'ora è quella che è, per cui non voglio dilungarmi troppo - chiedo ai presentatori degli emendamenti di ritirarli e di approvare semplicemente il testo che i colleghi della Camera, dopo due anni di lavoro, hanno approvato all'unanimità. Credo che questo sarebbe un segno di coerenza di questo ramo del Parlamento nei confronti di temi ben più ampi ed importanti che il Governo sta affrontando.
Caro relatore, se oggi noi non siamo in grado di rispondere a delle corporazioni su 1.000 e 2.000 lavoratori - tanti saranno un giorno - mi chiedo come questo Governo e questo Parlamento saranno in grado di affrontare veramente gli effetti della revisione della spesa, della riforma del Ministero degli affari esteri o, ancora di più, la riforma del mercato del lavoro, che sta interessando tutta la politica, tutto il Paese e tutti i lavoratori di questo Paese.
Non sono un esperto di queste cose, ma qui ho palpato la differenza tra corporazione e sindacati. Questa battaglia avrebbe dovuto portarla avanti quello che io chiamo un sindacato; le proposte emendative, le opposizioni e i tentativi di affossamento rappresentano quello che io definisco corporazione. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Giai).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Randazzo. Ne ha facoltà.
RANDAZZO (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, a prima vista il disegno di legge n. 1843 in esame potrebbe sembrare ad alcuni colleghi - specie a quelli che non hanno molta dimestichezza, né con i meccanismi interni al funzionamento del Ministero degli affari esteri, né con la realtà, le operazioni e le sfide quotidiane della rete diplomatica e consolare nel mondo - qualcosa di vago, di accademico, di marginale, di scarsa importanza nel contesto politico e istituzionale nazionale.
Invece, ci troviamo di fronte ad un provvedimento di notevole incidenza e significato morale, sociale, politico e legislativo, un provvedimento che, prima di approdare in quest'Aula, è stato - come già ricordato - a conclusione di un lunghissimo e travagliatissimo iter, licenziato con esemplare determinazione dalla Camera dei deputati, e più precisamente dalla Commissione di merito in sede legislativa.
Già la titolazione stessa del disegno di legge indica in sintesi e con chiarezza la natura e l'essenza del provvedimento, come il relatore ci ha detto pochi minuti fa: «Modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in materia di diritti e prerogative sindacali di particolari categorie di personale del Ministero degli affari esteri».
Dall'articolato del testo si capisce subito che le "particolari categorie" di cui al titolo si riferiscono esclusivamente ai dipendenti di ambasciate, consolati e istituti italiani di cultura assunti con contratto all'estero, in base alle leggi locali del lavoro.
Ebbene, questi contrattisti, il cui numero si aggira intorno alle 1.600-1.700 unità ed è in costante prevedibile aumento per le note esigenze economiche dell'amministrazione dello Stato, non hanno goduto finora - e non godono ancora - del più elementare diritto di rappresentanza e tutela sindacale dei colleghi di ruolo, inviati da Roma ad ingenti costi, al cui fianco quotidianamente lavorano a parità di mansioni e responsabilità e con stipendi inferiori.
Vengono trattati - loro, italiani di nascita o di seconda e terza generazione, elementi di apprezzabile professionalità, specie per quanto riguarda il bilinguismo e la conoscenza delle leggi locali - come dipendenti pubblici di seconda categoria, una specie di "serie B".
Ora, l'articolo 1 di questo semplice quanto delicato disegno di legge, dopo il comma 3 dell' articolo 42 del vigente decreto legislativo n. 165 del 2001, come abbiamo appreso dal relatore, propone l'inserimento di un comma 3-bis così concepito: «Ai fini della costituzione degli organismi di cui al comma 3, è garantita la partecipazione del personale in servizio presso le rappresentanze diplomatiche e consolari nonché presso gli istituti italiani di cultura all'estero, ancorché assunto con contratto regolato dalla legge locale. Di quanto previsto dal presente comma si tiene conto ai fini del calcolo della rappresentatività sindacale ai sensi dell'articolo 43».
Con l'articolo 2 della proposta si specifica ulteriormente che le disposizioni si applicano anche al personale in servizio, ancorché assunto con contratto regolato dalla legge locale.
Tutto qui, come ha già detto il collega Micheloni. Nulla di straordinario. Nulla di eccezionale. Nulla che possa mettere in allarme diplomatici di carriera e funzionari di ruolo per la tenuta del posto occupato. È una semplice misura di giustizia, di democrazia, di dignità, finora negata a lavoratori e lavoratrici indispensabili per l'operatività degli uffici italiani all'estero.
In queste situazioni bisogna tener presenti almeno due punti essenziali. Con la negazione di uno dei diritti elementari, quale la partecipazione libera, la rappresentatività e la tutela sindacale, si viola l'articolo 3 della nostra Costituzione, che, tra l'altro, recita testualmente: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, (...) impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Non può esserci dubbio che in quella organizzazione sociale figurata dai padri costituenti sia incluso anche e soprattutto il concetto di sindacato.
L'altro punto da tener presente - uno degli aspetti di fondo della questione - è che il lavoratore, il contrattista, assunto all'estero rappresenta una risposta alle esigenze di ridurre la spesa pubblica senza necessità di chiudere consolati e istituti di cultura, nonché una risposta anche a talune delle gravi problematiche della tanta strombazzata, ma ancora invisibile razionalizzazione della rete consolare. Questo provvedimento non solo non comporta oneri finanziari aggiuntivi, ma contribuisce, anche se in modesta misura, alla sempre invocata riduzione della spesa pubblica.
Pertanto, stiamo attenti: ritoccare anche minimamente il testo di questo disegno di legge significherebbe, come già è stato detto, rimandare il provvedimento alla Camera e porterebbe, nelle oggettive circostanze attuali, al suo immancabile insabbiamento per questa legislatura, un malinconico destino per uno dei pochissimi disegni di legge d'iniziativa parlamentare di tutta la legislatura. Sulla scia della prova di responsabilità e sensibilità della Camera dei deputati nell'approvare questo disegno di legge in sede legislativa della Commissione di merito, e non potendo più sperare in questa Camera in un'analoga approvazione in Commissione in sede deliberante, è secondo me auspicabile che il Senato compia l'utile gesto di un'approvazione senza emendamenti e senza fronzoli in quest'Aula. Le migliaia di contrattisti di oggi e di domani, i cinque milioni di cittadini italiani e i 60 milioni di oriundi italiani nel mondo ce ne saranno grati, e anche i contribuenti in Italia lo saranno, per le economie di spesa pubblica che si possono realizzare. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Signor Presidente, colleghi, onorevoli membri del Governo, il provvedimento in esame modifica il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante «Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche» al fine di riconoscere al personale assunto con contratto regolato dalla legge locale e in servizio presso le sedi diplomatiche e consolari, oltre che presso gli istituti italiani di cultura all'estero, il diritto a partecipare alle rappresentanze sindacali unitarie e quello alle aspettative e ai permessi sindacali. Come tutti sanno, i circa 1.200 lavoratori del Ministero degli affari esteri, sia cittadini italiani che stranieri, il cui rapporto di lavoro è regolato dalla legge del Paese straniero in cui si trova la rappresentanza diplomatica o consolare o l'istituto italiano di cultura presso cui lavorano, non hanno la facoltà di esercitare liberamente i loro diritti sindacali. Non essendo destinatari della contrattazione collettiva, tali lavoratori sono, infatti, esclusi dalla partecipazione alle elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie.
Secondo la relazione illustrativa del provvedimento di cui oggi discutiamo, tale grave discriminazione è in stridente contrasto con i princìpi costituzionali (articolo 3 della Costituzione) e con i principi comunitari in quanto non tiene conto dello spirito di diverse norme di leggi con le quali il legislatore aveva e ha inteso garantire la partecipazione di tutti i lavoratori alle consultazioni per le RSU.
Occorre ricordare infatti che, ai sensi dell'articolo 93 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 5 gennaio 1967, recante «Ordinamento dell'Amministrazione degli affari esteri», il personale del Ministero degli affari esteri è costituito, oltre che dalla carriera diplomatica, dalla dirigenza e dal personale delle aree funzionali, anche dagli impiegati a contratto in servizio presso le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari e gli istituti italiani di cultura.
Tuttavia, l'articolo 1 interviene sull'articolo 42 del decreto legislativo n. 165 del 2001, che disciplina i diritti e le prerogative sindacali nei luoghi di lavoro, aggiungendovi il nuovo comma 3-bis. Questo nuovo comma stabilisce, al primo periodo, che, ai fini della costituzione delle RSU, è garantita la partecipazione del personale in servizio presso le rappresentanze diplomatiche e consolari, nonché presso gli istituti italiani di cultura all'estero, assunto con contratto regolato dalla legge locale. Il secondo periodo, aggiunto dalla Camera dei deputati, stabilisce che di quanto previsto dal nuovo comma si deve tener conto ai fini del calcolo della rappresentatività sindacale, ai sensi dell'articolo 43 del decreto legislativo n. 165 del 2001.
La scelta di modificare il decreto legislativo n. 165 del 2001, che contiene norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, è stata oggetto di un'osservazione da parte della Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati. Questa osservazione è stata fatta propria dal mio Gruppo, il quale - condividendo lo spirito primario della discussione, ovvero l'estensione del diritto a tutti i lavoratori del Ministero degli affari esteri - ha deciso di presentare l'emendamento 1.100, che modifica non più il decreto legislativo, ma il decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967. Oltre a ritenere più appropriata le sede della modifica legislativa, si è provveduto anche a riferirsi esplicitamente agli articoli di norme già vigenti ai quali collegare la stessa. Il tutto, signor Presidente, rappresenta peraltro, da quanto ci è consentito di sapere, un punto di sintesi tra ì sindacati confederali e le rappresentanze di base.
Per questi motivi, seppur in assenza di un consenso unanime (il collega Pedica infatti non condivide), l'Italia dei Valori non ritirerà il proprio emendamento, anche se la qualità della normazione alla quale andremmo incontro nel caso in cui il nostro emendamento fosse respinto non sarebbe di certo eccelsa. Tuttavia, lo dico chiaramente, voteremo comunque e convintamente a favore del disegno di legge che oggi stiamo discutendo. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ichino. Ne ha facoltà.
ICHINO (PD). Signor Presidente, colleghi, il principio di uguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione e il principio di libertà sindacale sancito dal primo comma dell'articolo 39 della Costituzione stessa, segnano un limite molto preciso alla discrezionalità del legislatore ordinario nella regolamentazione dei rapporti sindacali di cui stiamo discutendo. In particolare, vorrei sottolineare come il regime oggi vigente di libertà sindacale si distingua nettamente del regime corporativo previgente, in quanto il regime attuale abroga il cosiddetto inquadramento costitutivo, cioè quella norma in virtù della quale la categoria professionale e sindacale è definita autoritativamente dallo Stato e il contratto collettivo, al pari di qualsiasi altra attività sindacale, deve incanalarsi nell'alveo così precostituito. La norma costituzionale ha rovesciato quel rapporto tra categoria sindacale e contratto, stabilendo che è il contratto e solo il contratto, preceduto dal libero aggregarsi dei lavoratori e dall'attività che ne consegue, a istituire la categoria sindacale.
Tanto basta per escludere che il legislatore ordinario possa intervenire autoritativamente per precostituire una categoria a sé stante di lavoratori dipendenti delle ambasciate italiane all'estero, distinta da un'altra categoria precostituita ancora per legge.
Diverse norme europee e internazionali, ratificate dall'Italia, vietano qualsiasi differenza di trattamento disposta dall'ordinamento nazionale tra lavoratori regolari, fondata sulla loro nazionalità, sulla loro residenza o sulla loro origine nazionale.
Tra queste norme sovranazionali segnalo, in particolare, la Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) n. 143 del 1975, ratificata dall'Italia nel 1981, la quale, nella sua seconda parte, vincola gli Stati aderenti a «promuovere e garantire la parità di opportunità e di trattamento», sotto ogni aspetto, in favore dei lavoratori stranieri. A maggior ragione, tale principio deve applicarsi ovviamente a cittadini italiani residenti all'estero, in funzione della loro partecipazione all'elezione di rappresentanze sindacali relative alle sedi estere delle nostre ambasciate.
C'è, poi, l'articolo 39 del Trattato dell'Unione europea, che vieta qualsiasi discriminazione fondata sulla nazionalità, origine o residenza dei lavoratori degli Stati membri per quanto riguarda l'impiego, la retribuzione o le altre condizioni di lavoro, ed è pacifico, nella giurisprudenza della Corte di giustizia europea, che tra le condizioni di lavoro vi siano anche le libertà sindacali.
Lo stesso principio è ribadito, sia pure in forma meno incisiva, dagli articoli 1, 2 e 3 della Carta sociale europea, che allarga l'area di applicazione di questo principio a tutti i Paesi aderenti.
È dunque evidente, a mio avviso, l'illiceità, nell'ambito dell'ordinamento internazionale e ancor più di quello europeo, di una differenza di trattamento motivata esclusivamente dalla dislocazione della residenza del lavoratore o della prestazione di lavoro in località estera piuttosto che sul territorio nazionale.
Se questi sono i princìpi generali e i vincoli cui la legislazione ordinaria deve fare riferimento, per un verso il disegno di legge oggi in esame, approvato dalla Camera dei deputati, appare come un atto dovuto: esso, infatti, non fa altro che applicare il principio di parità di trattamento sul piano dei diritti sindacali nei confronti di lavoratori che operano, in virtù di un rapporto di lavoro regolare, alle dipendenze delle ambasciate italiane all'estero.
Per altro verso, mi sembra errato il parere espresso dall'11a Commissione del Senato, nel quale sostanzialmente viene proposta una sorta di riedizione del regime precostituzionale dell'inquadramento costitutivo. Si sostiene, cioè, che ai fini sindacali e della contrattazione collettiva sarebbe la legge italiana stessa a definire a priori le categorie entro le quali dovrebbero svolgersi l'attività sindacale e la contrattazione collettiva del personale delle ambasciate residenti all'estero, vietando aggregazioni diverse.
Questa conclusione non muta per il fatto che una parte dei rapporti individuali di lavoro dei dipendenti delle nostre ambasciate sia per molti aspetti disciplinata dalla legge del Paese straniero, che viene in tal modo recepita dal nostro ordinamento nazionale. Qui, infatti, stiamo discutendo di un aspetto di quei rapporti di lavoro che, invece, la legge italiana intende disciplinare direttamente, cioè l'esercizio dei diritti sindacali in seno alle nostre ambasciate, con riferimento a tutti i dipendenti delle ambasciate stesse. Nella misura in cui la legge italiana interviene, essa deve rispettare il principio costituzionale di cui ho parlato e i principi di diritto internazionale che pure ho menzionato.
Aggiungo, infine, che entrambi i principi menzionati devono intendersi come facenti parte del cosiddetto ordine pubblico internazionale, il quale impedirebbe la ricezione nel nostro ordinamento di disposizioni provenienti da legislazioni straniere contrastanti con i principi stessi. Donde un'ulteriore conferma dell'applicabilità a tutti i dipendenti delle nostre ambasciate del principio di libertà sindacale e, in particolare, della libertà di aggregazione, di rappresentanza e di contrattazione collettiva.
Ancora una volta, quindi, si pone la necessità che questo disegno di legge venga approvato nel testo che è stato già approvato dalla Camera dei deputati. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Giai).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Davico. Ne ha facoltà.
DAVICO (LNP). Signor Presidente, intervengo brevemente per ribadire che il mio Gruppo si manterrà coerente con il profilo tenuto durante l'esame di questo provvedimento nell'altro ramo del Parlamento. Ricordo che alla Camera questo testo è stato approvato con un'ampia maggioranza, tanto che è stato chiesto e ottenuto di svolgerne l'esame in sede legislativa, con l'accordo unanime di tutti i Gruppi, anche per procedere più celermente all'approvazione e rendere anche più significativa l'efficacia del provvedimento stesso. Dispiace che lo sforzo dei colleghi della Camera sia stato in parte vanificato dai quasi tre anni di attesa intercorsi fino al momento in cui tale testo è stato incardinato e inserito nei lavori del Senato.
Per quanto riguarda il contenuto del disegno di legge al nostro esame, non possiamo che riconoscere come dovuta e doverosa l'estensione delle norme sindacali acquisite nel nostro ordinamento anche a chi, seppur con contratti basati sul diritto locale, lavora presso le nostre rappresentanze a fianco del nostro personale diplomatico. Infatti dobbiamo soprattutto cercare di tutelare la posizione di tali lavoratori in quei Paesi dove simili tutele magari non esistono o non sono avanzate come in Italia.
Pertanto, preannuncio la conferma del voto favorevole da parte del nostro Gruppo al testo in esame, così come ci è pervenuto dalla Camera. (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Giai).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castro. Ne ha facoltà.
CASTRO (PdL). Signor Presidente, signor Sottosegretario, la ringrazio dell'attenzione che mi sta prestando con tanto garbo.
Intervengo nella mia qualità di Capogruppo del Popolo della Libertà in Commissione lavoro e quindi per un doveroso impegno istituzionale. Come loro ricorderanno, la Commissione lavoro fece registrare un'ampia convergenza intorno ad una mozione di censura dei contenuti di questo provvedimento che poi fu disattesa dal successivo dibattito. Parlavo di dovere istituzionale, ma adesso potrei parlare persino di un po' di piacere, dato che mi occorre tutte le mattine di essere soavemente svegliato da decine di e-mail scritte da baldi giovanotti che prestano servizio talora a Ouagadougou, talora a Ulan Bator, i quali mi rivolgono i più affettuosi insulti, avendo ben contezza, costoro, che io sia firmatario di un emendamento ostile alla loro tesi. Tra l'altro, signor Sottosegretario, se questo è l'atteggiamento di costoro nei confronti di un decisore pubblico, mi chiedo davvero se sappiano poi rappresentare l'interesse del Paese o delle imprese italiane nelle relazioni diplomatiche. (Applausi dal Gruppo PdL).
Ieri non potevo non sorridere - e guardo gli amici e colleghi Passoni e Nerozzi - per l'ultima accusa che mi è stata rivolta, cioè quella di essere una sorta di ancella della CGIL. Capisco che la mia sia una biografia minima, assolutamente periferica e irrilevante, ma questa non l'aveva mai pensata nessuno. Ancora una volta, signor Sottosegretario, sommessamente e umilmente le dico che se questi giovanotti di Ulan Bator e Ouagadougou studiano i dossier con i quali accompagnano le imprese e le vicende diplomatiche con la stessa cura con la quale accusano me di essere ancillare rispetto alla CGIL, qualche dubbio sull'effettività della loro tenuta professionale mi permetto di nutrirlo. (Applausi dal Gruppo PdL).
Le ragioni che sostiene la Commissione lavoro nella sua dominante componente, che personalmente sostengo convintamente, fanno riferimento al fatto che questa legge, se venisse approvata nella sua attuale versione, realizzerebbe un vulnus irrimediabile dei principi fondativi della rappresentanza sindacale nel nostro sistema. Si tratta di quei medesimi principi recepiti nell'accordo interconfederale del 28 giugno, a sua volta recepito con la manovra straordinaria d'agosto nella nostra legislazione strutturale.
È evidente, infatti, che nella nostra legislazione non è concepibile che la rappresentanza sia estranea al perimetro legale e contrattuale che ne costituisce l'unica fonte di legittimazione. È il principio in base al quale i dipendenti di un'impresa fornitrice o appaltatrice di servizi, ad esempio, non possono essere eletti RSU nella rappresentanza dell'impresa che si avvale della fornitura della ditta di loro provenienza. È assolutamente evidente, insomma, che i dipendenti della mensa o i dipendenti della società che cura le pulizie non possono essere eletti RSU dell'impresa alla quale la loro ditta fornisce un servizio di mensa o di pulizia.
Se si volesse ulteriormente sostenere che invece vale il principio dell'unicità del soggetto dell'impresa, sarebbero decine, anzi, centinaia i casi di siti produttivi nei quali il medesimo gruppo detiene società o divisioni che, occupandosi di business diversi, sono regolate da diversi contratti. La grande impresa di elettrodomestici, pertanto, ha inquadrati insieme nel settore del credito coloro che si occupano del factoring, in quello dei servizi coloro i quali si occupano di distribuzione e in quello metalmeccanico coloro che si occupano di produzione. Nessuno al mondo si è mai sognato che i dipendenti inquadrati nel settore del credito, dato che forniscono servizi di factoring, potessero essere eletti RSU insieme ai produttori di frigoriferi nella catena di montaggio degli stabilimenti di Susegana o Porcia. Se introducessimo tale principio, cadrebbe la sostanza stessa della tradizione giuslavoristica italiana. In un momento in cui il Governo, che tanto autorevolmente lei rappresenta, è impegnato con serietà, dedizione ed intelligenza a riscrivere il sistema delle regole non solo del mercato del lavoro italiano, ma anche delle relazioni industriali che costituiscono un fattore competitivo vettorialmente cruciale per il risanamento e la ripresa del Paese, questa sarebbe una sgrammaticatura, una claudicanza irrimediabile.
Signor Sottosegretario, guardiamo con grande favore al fatto che il Ministero degli affari esteri, nella prospettiva di quelle ragioni di tutela che ben comprendiamo, promuova l'introduzione, attraverso la contrattazione collettiva con le organizzazioni legittimate ad esercitarla, di una piattaforma comune di diritti sindacali minimi che potrebbero sostenere anche quei lavoratori che, essendo inquadrati in contratti locali, discendenti da leggi locali, altrimenti rischierebbero di vedere quel sistema di diritto inadeguatamente rappresentativo di uno standard internazionale che l'Italia riconosce doverosamente proprio. Si tratta, però, di un'attività radicalmente diversa dalla forzatura secondo la quale abusivamente chi è dipendente in base a una legge diversa e a un contratto diverso si troverebbe a rappresentare lavoratori regolati da altre leggi e altri contratti. Francamente, si tratta di un mostruoso OGM, di una creatura malefica e graveolente, di cui davvero non sentiamo bisogno di vedere l'immonda nascita. (Applausi dal Gruppo PdL).
SPADONI URBANI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPADONI URBANI (PdL). Signor Presidente, signor Sottosegretario, chiedo di poter apporre la mia firma all'emendamento del collega Castro, che poi è il medesimo del collega Tonini e del relatore, perché - senza essere ripetitiva nelle mie valutazioni - posso perfettamente fare mie le parole da lui testé espresse.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
È iscritto a parlare il senatore Tonini. Ne ha facoltà.
TONINI (PD). Signor Presidente, rinuncio a intervenire. Lo farò successivamente, in sede di dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore.
BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, il problema ormai è chiaro. Mi ricollego a quanto poc'anzi sottolineato dal collega Castro, ma al riguardo ho parlato a lungo anche con il senatore Micheloni.
In questo caso, non si tratta di negare qualcosa a qualcuno, ma si tratta del fatto che i funzionari italiani che lavorano all'estero presso le ambasciate, i consolati e gli istituti italiani di cultura siano inseriti con tutte le garanzie sindacali nei sindacati locali, anziché nel sindacato nazionale, poiché è là che possono essere tutelati in tutte le loro aspettative. In questo caso, non vi è una mancanza di tutela giuridica né sindacale. D'altra parte, la dichiarazione che Susanna Camusso ha fatto pervenire alla stampa va in questa direzione: noi vogliamo che questi nostri funzionari abbiano le stesse garanzie, le stesse tutele e gli stessi vantaggi che avrebbero con la RSU italiana ma, essendo già tutelati e inseriti in un sindacato nel luogo in cui lavorano, non vi è alcun rischio di...
ICHINO (PD). Non è la legge che può stabilire a quale sindacato appartenere!
BETTAMIO, relatore. Non è la legge? Vediamo. È su questo che non ci troviamo d'accordo, e non soltanto noi, perché io sto leggendo documenti che non sono stati predisposti dalla mia parte politica.
In questo senso sono stati presentati alcuni emendamenti: anche gli emendamenti 1.101, dei senatori Tonini e Marinaro, e 1.102, del senatore Castro, vanno in tale direzione. Sempre in questo senso va anche l'emendamento 1.100, presentato dai senatori Belisario e Pedica, che non identifica una diminuzione delle garanzie per questi lavoratori, ma prevede che tali persone vengano inquadrati nel sindacato del loro Paese.
Questo è quello che attualmente ci divide. Poi, tra breve, esamineremo le singole proposte emendative.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, signore e signori senatori, vorrei sottolineare tre punti a proposito di questo importante ed intenso dibattito.
Innanzitutto, sottolineo (se posso fare un commento) che in 42 anni ho personalmente visitato 83 Paesi in cui abbiamo rappresentanze diplomatiche italiane e devo confermare che il nostro staff locale svolge un ottimo lavoro e quindi merita attenzione. Al riguardo non vi sono dubbi. (Applausi dai Gruppi PD e IdV). Gli ambasciatori vengono e vanno, ma loro rimangono, me compreso, che andavo e partivo.
Ciò detto, mi rendo conto che il dibattito svolto - e mi complimento con il relatore per l'intensità con cui ha voluto portare avanti questo importante argomento - è molto intenso. Da una parte e dall'altra, voi state cercando di individuare una formula, almeno così mi auguro, che sia equa e nello stesso tempo fattibile ed operativa. Pertanto, quando avrete discusso ulteriormente tra voi questo punto, vi prego di arrivare ad una conclusione che tenga presente che non dobbiamo rompere l'armonia che più o meno esiste nell'ambito della Farnesina, tra fuori e dentro, perché alla fine dobbiamo renderla operativa. Sono appena tornato da una missione (che tra breve ripeterò), ma come è a tutti noto abbiamo molti impegni: dobbiamo tenere su il morale dei nostri colleghi, ma nello stesso tempo non dobbiamo produrre una situazione che non sia fattibile dal punto di vista operativo.
Se parliamo di diplomazia, dobbiamo evidenziare che c'è anche la diplomazia operativa. Quindi, troviamo una formula che non sia dilaniante, perché altrimenti alla fine non riusciremo a metterla in pratica, qualunque sia la decisione assunta. Questo è il punto di vista che mi permetto di portare avanti. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e del senatore Gramazio).
PRESIDENTE. Invito la senatrice Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.
MONGIELLO, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo sul testo e parere contrario sugli emendamenti».
PRESIDENTE. Colleghi, prima di passare all'esame degli emendamenti presentati, la Presidenza avverte che tutte le proposte di modifica tendono a sostituire integralmente il testo del disegno di legge in esame mediante una nuova formulazione dell'articolo 1 e la conseguente soppressione dell'articolo 2.
Per questo, un eventuale voto favorevole su uno di tali emendamenti si dovrà considerare equivalente alla votazione dell'intero provvedimento e non si darà corso, pertanto, ad altri voti, intendendosi così approvato il disegno di legge nel suo complesso.
Procediamo all'esame degli articoli del disegno di legge n. 1843.
Passiamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
TONINI (PD). Signor Presidente, annuncio il ritiro dell'emendamento 1.101, recante la mia firma e quella della senatrice Marinaro.
BETTAMIO, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, ho preso atto del ritiro dell'emendamento 1.101 da parte dei suoi presentatori. Lo faccio mio, con una correzione, non di contenuto ma di testo.
L'emendamento recita: «A tutto il personale assunto presso le rappresentanze diplomatiche e consolari e degli Istituti italiani di cultura, con contratto regolato dalla legge locale, è riconosciuto, in relazione alla peculiarità dello specifico rapporto di lavoro ed indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza, il diritto alla rappresentanza sindacale nel luogo di lavoro, con modalità elettorali definite entro e non oltre il 30 settembre 2012». A questo punto io aggiungerei: «con decreto adottato dai Ministeri del lavoro e delle politiche sociali e degli affari esteri». Altrimenti, non si capisce, relativamente alle modalità elettorali definite d'intesa con il Ministero del lavoro, quale sia lo strumento giuridico che permetta questa intesa.
Lo strumento giuridico è un decreto adottato dai Ministeri del lavoro e delle politiche sociali e degli affari esteri. Questa è l'unica modifica che apporto, ed è una modifica meramente redazionale. Per il resto, signor Presidente, faccio mio l'emendamento.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
CASTRO (PdL). Signor Presidente, l'emendamento 1.102 da me sottoscritto è sostanzialmente convergente con quello presentato dal relatore. Dunque, laddove dovesse essere approvato l'emendamento del relatore, io sono pronto al ritiro di quello a mia firma.
Il mio emendamento serve solo a una formulazione particolarmente attenta alle doppie ragioni emerse nel dibattito: da un lato, le ragioni della purezza dei principi fondativi delle relazioni industriali e della rappresentanza nel nostro Paese, e dall'altro l'esigenza che questi preziosi collaboratori del Ministero degli affari esteri possano trovare una adeguata rappresentanza della propria condizione contrattuale senza violare i principi generali.
BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, l'emendamento 1.1, da me presentato, va nel senso che descrivevo nella mia relazione. Il personale assunto con contratto, se lavora nelle sedi all'estero, ha, per il rapporto di lavoro, il diritto della rappresentanza sindacale nel luogo di lavoro.
Ripetiamo ancora che le garanzie e tutto quanto riguarda questo personale devono essere assicurati dalla rappresentanza sindacale del luogo in cui lavora, anziché farli trasferire nel sindacato italiano. È il principio che affermano anche gli emendamenti 1.101 (testo 2) e 1.102.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
BETTAMIO, relatore. L'emendamento 1.100, presentato dai senatori Belisario e Pedica, afferma che le modalità tramite le quali è riconosciuta al personale una specifica rappresentanza sindacale non devono essere in contrasto con le disposizioni vigenti in materia, ma, poiché appare leggermente modificato, esprimo parere contrario, preferendo la formula contenuta negli emendamenti 1.101, 1.102 e 1.1. (Commenti dal Gruppo IdV).
Esprimo parere favorevole sull'emendamento 1.102 del senatore Castro. Tuttavia, ripeto che, poiché l'emendamento 1.101, presentato e poi ritirato dai senatori Tonini e Marinaro, riassume a mio avviso anche i successivi, l'1.102 e l'1.1, lo faccio mio,, con le modifiche che ho poc'anzi indicato.
CASTRO (PdL). Signor Presidente, dichiaro la mia disponibilità a ritirare l'emendamento 1.102, a fronte della probabile approvazione dell'emendamento 1.101 (testo 2) del relatore.
PRESIDENTE. Senatore Bettamio, a questo punto anche il suo emendamento 1.1 è ritirato.
BETTAMIO, relatore. Sì, signor Presidente, in quanto risulta preferibile l'emendamento 1.101 (testo 2).
DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Vorrei esprimere non tanto un parere, quanto una richiesta. (Proteste dal Gruppo LNP). Vorrei chiedere il rinvio della discussione, perché trovo che in questo caso la situazione sia diventata complicata.
PRESIDENTE. Signor Sottosegretario, lei ha chiesto il rinvio della discussione, ma è comunque chiamato ad esprimere un parere sugli emendamenti: un parere che può essere favorevole o contrario, oppure di rimessione all'Aula.
DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, chiedo il rinvio proprio perché intendo studiare meglio, insieme ai miei colleghi, gli emendamenti in esame. (Commenti dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. Sulla richiesta avanzata dal Sottosegretario, do la parola ad un rappresentante per Gruppo.
GASPARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente, il provvedimento ha suscitato varie discussioni e vi sono ancora dubbi su alcuni aspetti legati alla compatibilità di certe norme con il tipo di organizzazione del Ministero degli affari esteri. Il nostro Gruppo ritiene saggio un approfondimento e quindi un differimento dell'esame del provvedimento. Se poi sarà possibile trovare delle soluzioni, ben vengano, altrimenti il provvedimento si concluderà in una delle prossime sedute.
Non nego l'importanza del disegno di legge, ma un suo differimento alla settimana prossima per una maggiore riflessione sulle questioni che lo stesso rappresentante del Governo ha rilevato poc'anzi non credo turbi in alcun modo gli equilibri politici generali. Se poi maturasse un clima di condivisione su taluni aspetti non potrà che essere positivo; altrimenti, il provvedimento verrà posto all'ordine del giorno dell'Aula e si procederà secondo l'iter ordinario.
Credo pertanto che un differimento alla seduta di martedì prossimo potrebbe essere condivisibile, e per tale ragione il nostro Gruppo concorda con la richiesta avanzata dal Sottosegretario.
TONINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TONINI (PD). Signor Presidente, mi duole dirlo al sottosegretario De Mistura, che conosce la stima che ho per lui, ma credo che non serva un ulteriore rinvio, perché a questo punto l'esame di questo testo, dal punto di vista parlamentare, è arcimaturo. Il testo è stato infatti esaminato dalla Camera ed è stato approvato all'unanimità, addirittura in sede legislativa, dalla Commissione esteri, sentiti i pareri di tutte le Commissioni e del Governo di allora, quello presieduto dall'onorevole Berlusconi. Poi è arrivato in Senato ed è stato oggetto di una lunga riflessione della Commissione esteri, che ha raccolto i pareri di tutte le Commissioni. Pareri anche discordi, perché abbiamo sentito il parere, a maggioranza, della Commissione lavoro e il parere della Commissione bilancio, che, per quanto di sua competenza, è stato di segno opposto. Il provvedimento è infine arrivato in Aula. È stato rinviato in Commissione per un supplemento d'istruttoria. Il relatore Bettamio ha costituito un Comitato ristretto, che si è riunito più volte. Abbiamo esaminato tutte le possibilità di compromesso e siamo arrivati fino al punto di presentare questi emendamenti. Alla fine, come sempre avviene in Parlamento, siamo arrivati al nodo. Solo che dopo aver provato in tutti i modi a scioglierlo, va tagliato. Credo sia arrivato il momento di tagliarlo.
Semmai chiederei al Governo di rimettersi all'Aula: questo ci renderebbe tutti più sereni. Arriviamo a risolvere questo problema, approvando o non approvando il testo giunto dalla Camera, che una parte consistente dell'Aula considera il testo giusto da approvare in questo momento.
Ho tutto il rispetto per gli argomenti di dottrina portati dal senatore Castro, ma il senatore Castro credo abbia altrettanto rispetto per gli argomenti di dottrina portati dal collega Ichino, che sono uguali e contrari a quelli da lui sostenuti. Siamo in una terra molto incognita, per certi versi controversa, perché è una situazione molto particolare. Credo sia arrivato il momento di tagliare il nodo, come deve fare un Parlamento, con assoluta serenità. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Giai e Pistorio).
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, anche il nostro Gruppo è contrario, con tutto il rispetto che il sottosegretario De Mistura sa che esso ha per lui, al rinvio. È stato fatto un lungo percorso, dalla Camera ad oggi. Credo non ci sia alcuna necessità per un ulteriore rinvio. Le ragioni le ha già espresse il senatore Tonini e le condividiamo.
PEDICA (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, anche il Gruppo dell'Italia dei Valori è contrario al rinvio. Mi sembra innaturale che, quando la Camera dei deputati vota in modo unitario, noi dobbiamo fermare la volontà di andare avanti. Non ci dobbiamo fermare. Dobbiamo rispettare il voto della Camera. Condivido le parole del collega Tonini. Bisogna andare avanti e avere il coraggio di andare avanti. Il Governo non si faccia fermare!
PRESIDENTE. Il Governo insiste per il rinvio o preferisce rimettersi all'Aula? (Commenti dal Gruppo LNP).
DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, prima di tutto voglio ringraziare per le parole di stima e di apprezzamento, che ricambio nei vostri confronti. (Commenti dal Gruppo LNP).
Posso solo dire una cosa: che sono stato appena paracadutato qui dall'India e ho trovato questa questione. Sento che c'è una forte tensione, che non vorrei si ripercuotesse all'interno della Farnesina. Tutto qui. Di conseguenza, a nostro parere, qualunque sia la decisione del Senato - voi siete sovrani in questo - desidero ricordarvi che non vogliamo, per la Farnesina, che sta affrontando varie sfide, una soluzione che produca una tensione interna in un momento in cui non ne abbiamo bisogno.
In conclusione, è per questo che ritenevo più utile - per me e per il Governo - un rinvio, così da poter esaminare i vari emendamenti. Tuttavia, il Senato è sovrano e un Governo tecnico sarà il primo a rispettare le sue decisioni, come voi sapete. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di rinvio della discussione del disegno di legge, avanzata dal Governo.
Non è approvata.
Signor Sottosegretario, essendo stata respinta la proposta di rinvio, la invito a esprimere il suo parere sugli emendamenti presentati.
Desidero esprimere intanto il mio apprezzamento per la sua disponibilità e per il fatto che è presente in Aula.
Le ricordo che sugli emendamenti può esprimere un parere favorevole o contrario, potendo altresì rimettersi all'Aula. (Commenti dal Gruppo LNP).
CASTELLI (LNP). Domando di parlare. (Commenti dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori.
Lo dico senza iattanza né sicumera, ma solo per rendere euristici i nostri lavori. Siccome non è la prima volta che vediamo un membro di questo nuovo Governo venire in Aula totalmente inconscio di qualsiasi procedura, norma regolamentare, prassi e fattispecie, consiglierei alla Presidenza, se possibile, di far loro prima un corso di un'oretta sui rudimenti del Regolamento, in modo da non perdere tempo. (Applausi dal Gruppo LNP. Commenti dal Gruppo PD).
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 11,47)
GASPARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Vorrei ringraziare il rappresentante del Governo perché ha fatto una proposta ragionevole. L'Aula, con voto per alzata di mano, non l'ha condivisa e procede quindi nei suoi lavori, come è normale in qualsiasi Assemblea parlamentare. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).
PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Ringrazio per il consiglio, che terrò seriamente da conto. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e CN:GS-SI-PID-IB-FI).
Come ho detto poco fa, un Governo, e soprattutto un Governo tecnico, rispetta l'Assemblea. Di conseguenza, il mio parere in questo momento si ferma lì: lascio a voi di decidere. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, CN:GS-SI-PID-IB-FI e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).
PRESIDENTE. Il Governo si rimette quindi all'Assemblea.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.100.
TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TONINI (PD). Signora Presidente, il mio è un appello al collega Belisario a ritirare l'emendamento 1.100. Altrimenti, dovremmo votare contro questo emendamento per le ragioni generali già dette. Ma vi è anche una ragione di merito che vorrei approfondire con il presidente Belisario, in merito a quanto stabilito al comma 2-ter dell'emendamento, quando si legge: «disciplina le modalità tramite le quali è riconosciuta al personale a contratto una specifica rappresentanza sindacale, non in contrasto con le disposizioni vigenti in materia, nei Paesi in cui il personale svolge il proprio lavoro».
È del tutto evidente che ci sono Paesi nei quali è proibita qualunque attività sindacale. Nessuna legge italiana può rinviare alla legge di un Paese nel quale noi siamo presenti con le nostre rappresentanze per la definizione di un diritto essenziale dell'uomo, come il diritto alla rappresentanza sindacale. (Commenti del senatore Morando). Quindi, anche per questa ragione, invito caldamente il collega Belisario a ritirare 1.100. (Applausi dal Gruppo PD).
MANTICA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANTICA (PdL). Signora Presidente, svolgerò una dichiarazione che riguarda tutti gli emendamenti. Il problema è molto semplice, anche se sono stati presentati quattro emendamenti diversi. Anche noi invitiamo il senatore Belisario, il senatore Castro e il relatore a ritirare gli emendamenti e convergiamo sull'emendamento 1.101 (testo 2). Non è un giochino di cucina parlamentare fare nostro un emendamento che oggi non è più condiviso da chi lo aveva esteso. Questo spiega solamente, al di là delle norme di diritto, di cosa stiamo parlando: ho la vaga sensazione che siamo in un momento nel quale l'Assemblea sta approvando un provvedimento importante, forse non avendo coscienza di cosa significa. Non è una questione di diritto.
Noi stiamo affrontando un periodo estremamente difficile al Ministero degli affari esteri. Ne stiamo parlando. Il collega Tonini fa addirittura parte del «Comitato spending review» del Ministero degli affari esteri, quindi ancora più di me conosce i termini del problema. Da parte mia li conosco per antica e passata frequentazione della Farnesina.
In questo momento abbiamo una situazione anomala rispetto gli altri Paesi europei: abbiamo infatti una prevalenza di personale del Ministero degli affari esteri mandato all'estero. Ed abbiamo una forte presenza, ma comunque meno del 50 per cento di personale locale assunto a contratto, con costi evidentemente inferiori. È chiaro che quando mandiamo un funzionario dall'Italia all'estero bisogna dargli una serie di indennità per affrontare spese ulteriori, per trasferire la famiglia e così via.
Una delle ipotesi che credo verrà attuata in questa spending review è di adeguarci agli altri Paesi europei, nei quali i contrattisti locali sono la grande maggioranza: secondo il Foreign Office inglese, quasi l'80 per cento del personale delle ambasciate all'estero è rappresentato da personale locale. Sostanzialmente, la tendenza è quella di mandare all'estero i diplomatici e forse i capi delle amministrazioni per un problema rispetto alla Ragioneria generale, ma ciò non riguarda il resto del personale - come centralinisti, archivisti, autisti e non professori universitari di Berkeley o del MIT di Boston - che deve collaborare con la nostra amministrazione.
Quindi, ciò che stiamo decidendo oggi va immaginato nella prospettiva verso la quale stiamo andando. Una prospettiva che si realizzerà in 3, 5, 10 anni - non lo so - e forse lo deciderà il ministro Terzi sulla base anche, lo auspico, delle proposte della spending review. Oggi stiamo parlando di 1.200, 1.300 persone che lavorano per gli uffici italiani all'estero del Ministero degli affari esteri, che sono locali ed hanno il contratto locale. Se questa cosa che ho detto, che è un lavoro che stiamo facendo, dovesse andare in porto, queste 1.200 persone diventeranno circa 3.000, un numero certamente più importante di quello che oggi noi abbiamo. Qui si pone un problema che è di diritto sindacale certamente, ma anche operativo. Noi andiamo a dare il diritto di voto all'interno della rappresentanza sindacale unitaria del Ministero degli affari esteri per i problemi che i sindacati legittimamente rappresentano all'interno del Ministero; diamo una rappresentanza sostanzialmente maggioritaria - se diventano l'80 per cento assumono un peso importante all'interno del Ministero - e, pertanto, gli italiani saranno rappresentati in buona parte da coloro che lavorano all'estero che saranno, professor Ichino, non solo europei, ma anche argentini, brasiliani, venezuelani, americani. Non è solo un problema di diritto europeo.
Qual è la proposta del Ministero e di molte organizzazioni sindacali? È inutile che in Aula ci prendiamo in giro. Per la prima volta in vita mia sto rappresentando gli interessi della CGIL della signora Susanna Camusso e concordo con lei e con la posizione della CGIL. Non è un problema ideologico, per cui la destra sostiene una tesi e la sinistra un'altra; è un problema interno al mondo sindacale, alla Farnesina e alla funzionalità della Farnesina. Nessuno toglie i diritti sindacali; vivono nei loro Paesi, lavorano, hanno un contratto di quel Paese e sono, quindi, cittadini inquadrati, anche se il loro datore di lavoro sta all'estero. È come se uno fosse dipendente della General Motors e lavorasse in Italia. Non è un mistero. Non credo che i dipendenti della General Motors in Italia votino per i sindacati americani o per la rappresentanza a Detroit, voteranno per la loro rappresentanza.
Nel momento in cui ci viene chiesto di riconoscere (sono due forme diverse di appartenenza alla struttura e due modi diversi di rapportarsi alla struttura), noi prendiamo questa posizione, ma vorrei invitare delicatamente gli amici - di questo tema abbiamo parlato diffusamente - a prendere in considerazione il fatto che non c'è una posizione sindacale conservativa e reazionaria, ma un problema vero: noi apriamo una finestra che è pericolosa perché è evidente, umano e comprensibile che uno che proviene dalla rappresentanza sindacale cerca di portare a sé le garanzie ulteriori che sono in Italia. Il nostro Paese, come sappiamo, in materia di garanzie dei lavoratori non sarà brillantissimo, ma rispetto ad altri Paesi - penso alla Svizzera - è molto diverso. Il Sottosegretario invitava, come ho fatto molte volte io prima di lui in qualità di Sottosegretario, a riflettere seriamente. Se non lo vogliamo fare e preferiamo passare alla trattazione in Aula, non c'è problema.
Credo che la situazione dopo le dichiarazioni di voto sia abbastanza evidente; ritengo sia un errore quello che sta pensando di fare il Parlamento. Ho dei timori perché vi sono anche dei voti a dispetto, che in questo momento sono pericolosissimi. Capisco chi vota convintamente contro questo emendamento, perché ne abbiamo discusso molto e so che ci sono due orientamenti diversi, però trattare un tema estremamente delicato con i voti a dispetto non mi pare serio per un'iniziativa di questo genere.
Detto questo, a nome del Gruppo del PdL, dopo aver spiegato come ci comportiamo sugli emendamenti, confermo che voteremo a favore dell'emendamento 1.101 (testo 2) del relatore. Ci rimettiamo all'Aula, com'è doveroso fare da parte nostra, e invito i colleghi degli altri Gruppi a considerare la delicatezza dell'argomento, che è certamente un problema di diritti sindacali che nessuno nega, ma anche un problema di funzionalità di un Ministero che all'estero mi pare sia notevolmente impegnato. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Senatore Belisario, insiste per la votazione dell'emendamento 1.100?
BELISARIO (IdV). Signora Presidente, l'emendamento 1.100 era volto a migliorare complessivamente la funzionalità della rappresentanza sindacale e anche a garantirla al meglio. Ci rendiamo conto che tale proposta potrebbe essere strumentalizzata ad altri fini ma, per coerenza, non intendo ritirare l'emendamento.
MURA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.100, presentato dal senatore Belisario.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1843 e 978
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.101 (testo 2).
Onorevoli colleghi, poiché tale emendamento è stato fatto proprio dal relatore, la Presidenza ribadisce, come è già stato detto, che in caso di sua approvazione non si darà corso al voto finale del disegno di legge. Essa invita pertanto i senatori iscritti in dichiarazione di voto finale a svolgere i propri interventi prima della votazione di tale emendamento.
TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TONINI (PD). Signora Presidente, voteremo contro questo emendamento, per le ragioni, che in gran parte condivido, ricordate dal senatore Mantica e che lo porteranno invece a votare a favore.
Dall'esame della situazione che ha fatto il collega Mantica si evince infatti un dato di fondo, e cioè che questa dei contrattisti nelle nostre rappresentanze, sia diplomatiche, che consolari, che degli istituti italiani di cultura, non è una categoria residuale: al contrario, si tratta probabilmente del nerbo, a parte il personale diplomatico ovviamente, delle cosiddette aree funzionali del nostro Ministero degli affari esteri nella sua proiezione internazionale. Risolvere allora in maniera compiuta il problema della rappresentanza sindacale di questi soggetti è un'esigenza in funzione della stessa razionalizzazione della spesa del Ministero che stiamo portando avanti.
In merito, ci sono naturalmente divaricazioni all'interno della rappresentanza sindacale, perché è evidente che coloro che rappresentano il personale storico, per così dire, il personale di ruolo, quello che tradizionalmente veniva mandato all'estero dall'Italia, resistono a questa idea. Ciò è in gran parte comprensibile, anche se abbiamo notato delle aperture e questa stessa proposta di mediazione in questo momento sul tappeto indica tale consapevolezza generale di andare verso una maggiore apertura. Tuttavia, ad un esame più attento, la soluzione individuata nell'emendamento non è parsa soddisfacente e, quindi, abbiamo ritenuto che fosse preferibile ritirarlo in questo momento proprio per un approfondimento di tale consapevolezza. È il contrario di ciò che diceva il collega Mantica: qui non c'è nessun voto a dispetto, c'è un voto di assoluta riflessione che ci porta a dire che il testo della Camera, alla fine, è la soluzione dal nostro punto di vista più accettabile. Per questo voteremo contro l'emendamento. (Applausi dal Gruppo PD).
TOFANI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOFANI (PdL). Signora Presidente, questa mia dichiarazione non coincide, come lei ha detto prima, con la dichiarazione di voto del Gruppo, perché dissento da tale emendamento per un motivo di fondo.
Ho avuto modo di approfondire questo tema in quanto relatore designato prima che cambiassi Commissione e quindi il senatore Bettamio, che adesso egregiamente sta svolgendo il ruolo di relatore, iniziasse a seguire questo provvedimento.
Pongo all'Assemblea e a me stesso il seguente quesito: di quale personale stiamo parlando? Stiamo parlando di personale che non ha un contratto di lavoro italiano, che ha un contratto di lavoro locale. Non c'è, quindi, una dipendenza con il Ministero degli esteri. Tra l'altro, non si tratta di un unico contratto, sia pure spalmato nelle varie realtà internazionali dove si va a determinare, ma sono contratti singoli, neanche per ogni Nazione, ma per ogni territorio.
A questo punto, allora, come facciamo, non essendo la maggior parte delle persone che hanno o che avranno questo contratto neanche cittadini italiani, pensare noi di regolare le loro relazioni sindacali? È un quesito che per mesi ci ha imposto in Commissione una serie di riflessioni e una serie di audizioni. Al di là delle sensibilità dei vari organismi sindacali, e non solo, che abbiamo sentito, nessuno è riuscito a dare una risposta convincente, non perché non fossero convincenti gli interlocutori, ma perché è un argomento scritto sull'acqua e non può essere visibile, perché le onde lo cancellano.
Ci stiamo, quindi, arrogando il compito di svolgere noi attività di coordinamento, anche da un punto di vista legislativo. Infatti, l'emendamento non ne parla, ma mi chiedo se lo Statuto dei lavoratori verrà comunque tenuto presente come elemento di riferimento da queste realtà sindacali che si andranno organizzando all'estero. Ma come sarà possibile tenerlo presente se questi signori non sono cittadini italiani? Quale apporto riceveranno effettivamente, se non un generico, ma pur importante - che io condivido - principio secondo il quale devono avere il diritto di organizzarsi sindacalmente? Bene: che si organizzino lì sindacalmente.
Signora Presidente, anche i lavoratori delle multinazionali, che operano in varie Nazioni e in vari territori nel mondo, o hanno un riferimento contrattuale tale che in qualche modo vi siano regole comuni, oppure si adeguano alle specificità del luogo in cui vanno, non solo da un punto di vista economico (si considerino, ad esempio, le delocalizzazioni), ma anche da un punto di vista giuridico.
Per questo motivo, ho molto apprezzato la proposta del Sottosegretario - e lo ringrazio per questo - di chiedere un maggiore approfondimento; dato che non se ne è data la possibilità, io non sono d'accordo e non voterò questo emendamento. (Applausi dal Gruppo PdL).
GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, onorevoli colleghi, mi meraviglio veramente del senatore Mantica, perché lui sa perfettamente che tutti gli impiegati assunti dai consolati, dalle ambasciate e dagli istituti di cultura sono italiani e non hanno alcun diritto sindacale nel luogo di lavoro perché non esiste un sindacato che li possa sostenere.
MANTICA (PdL). Quelli di Rosario che votano per te!
GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Se questo emendamento sarà approvato - interverrò poi nella dichiarazione di voto finale - non potrò sostenere questo disegno di legge. (Applausi del senatore Peterlini. Congratulazioni).
MURA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.101 (testo 2), presentato dai senatori Tonini e Marinaro, ritirato dai proponenti e fatto proprio dal relatore.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge nn. 1843 e 978
CASTRO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTRO (PdL). Signora Presidente, a questo punto chiedo di mettere in votazione l'emendamento 1.102, in quanto l'eventuale ritiro di tale emendamento era condizionato all'approvazione dell'1.101.
PRESIDENTE. Passiamo allora alla votazione dell'emendamento 1.102.
TREU (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TREU (PD). Signora Presidente, io non avrei voluto intervenire ma dato che vi è stata una variazione delle posizioni, aderisco agli argomenti generali espressi in particolare dal senatore Tonini. Comunque, per motivare il voto contrario sull'emendamento 1.102 reintrodotto dal collega Castro, voglio solo aggiungere che gli argomenti da lui così appassionatamente sostenuti poco fa, secondo i quali si violerebbero i principi fondamentali dell'ordinamento italiano, mi sembrano veramente forzati. Infatti, oltre al fatto che esiste ormai una normativa internazionale in materia ricordata anche dal collega Ichino, in realtà non è così perché gli esempi addotti dal senatore Castro relativamente all'opportunità e all'impossibilità di far votare insieme persone diverse, dipendenti da situazioni diverse, non si attagliano alla situazione attuale nella quale vi sono lavoratori che dipendono dalla stessa realtà produttiva - in questo caso, in senso lato, le nostre ambasciate - che svolgono lavori simili e sono colleghi. Quindi, con gli accorgimenti del caso e ricordando che le indicazioni emerse dal dibattito si possono seguire anche sulla base di un ordine del giorno, farli votare insieme risponde ad un fondamentale principio, nient'affatto contrario al nostro ordinamento.
Per queste motivazioni, il mio voto sull'emendamento 1.102 sarà contrario. (Applausi del senatore Morando).
BETTAMIO, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BETTAMIO, relatore. Poiché l'emendamento 1.101 è stato respinto, vorrei precisare che il mio parere sull'emendamento 1.102 è favorevole.
MURA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.102, presentato dai senatori Castro e Spadoni Urbani.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1843 e 978
PRESIDENTE. L'emendamento 1.1 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 1.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1843 e 978
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 2.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1843 e 978
PRESIDENTE.
Passiamo alla votazione finale.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, desidero intervenire brevemente, chiedendole l'autorizzazione a consegnare agli atti il testo integrale del mio intervento affinché venga allegato al Resoconto della seduta odierna.
Com'è noto, il personale del Ministero degli affari esteri assunto localmente ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, come modificato dal decreto legislativo n. 103 del 2000, è da ritenersi a tutti gli effetti personale civile della pubblica amministrazione, in linea con le previsioni dell'articolo 93 del suddetto decreto del Presidente della Repubblica, sostituito dall'articolo 11 della legge n. 109 del 2003, che recita come segue: «Il personale dell'Amministrazione degli affari esteri è costituito dalla carriera diplomatica, disciplinata dal proprio ordinamento di settore, dalla dirigenza e dal personale delle aree funzionali, come definiti e disciplinati dalla norma vigente, nonché dagli impiegati a contratto in servizio presso le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari e gli istituti di cultura». Pertanto, al personale in questione sono applicabili il decreto legislativo n. 65 del 2001 e lo Statuto dei lavoratori.
Ciò premesso, e proprio in considerazione delle norme citate, richiamo l'attenzione sul fatto che questo personale ha avuto il diritto di elettorato attivo e passivo per il voto delle RSU in occasione della prima tornata elettorale, avvenuta nel 1998.
Proprio questo specifico aspetto, che rende il luogo di lavoro una «fortezza inespugnabile» da parte di magistrati e sindacati locali per via dell'extraterritorialità nonché dell'immunità diplomatica della quale godono i capi missione, pone il problema, non più procrastinabile, dell'assenza totale di tutela sindacale per questi lavoratori relativamente al proprio posto di lavoro.
Non dimentichiamo, inoltre, che il diritto alla rappresentanza sindacale, oltre ad essere previsto dalla normativa citata, è garantito anche dall'articolo 39 della nostra Costituzione, che stabilisce come l'organizzazione sindacale sia libera - e tale deve essere: lo ricordo all'amico e collega Castro - collocandolo questo tra i diritti fondamentali di tutti i lavoratori.
Non posso quindi fare a meno di esprimere la soddisfazione mia personale e del Gruppo dell'Italia dei Valori in relazione al testo che stiamo per votare e che è già stato approvato dalla Camera, il quale va considerato come un risultato importante per la democrazia e la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori.
Per questi motivi, dichiaro a nome del Gruppo dell'Italia dei Valori il voto favorevole al provvedimento in esame.
Prima di concludere, signora Presidente, per completezza, vorrei precisare che noi abbiamo votato il nostro emendamento, il quale volutamente - come ha sottolineato il presidente Belisario - non è stato ritirato, proprio per non essere considerato, come qualcuno avrebbe voluto, un oggetto strumentale, ma per chiarire alcuni concetti che il presidente Belisario ha ben evidenziato. La tutela dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali deve essere garantita, come recita l'articolo 39 della Costituzione, lo ribadisco: dal momento che ci atteniamo a questi principi, esprimeremo convintamente un voto favorevole su questo disegno di legge. (Applausi del senatore Peterlini).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza a consegnare il testo integrale del suo intervento.
CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, signor Sottosegretario, il disegno di legge che stiamo discutendo animatamente oggi va a colmare una lacuna presente nel nostro ordinamento giudiziario in materia di lavoro e di diritti sindacali.
Com'è noto, infatti, in base agli accordi quadro sulla rappresentanza sindacale presso le amministrazioni pubbliche siglati dall'ARAN, i lavoratori assunti con i contratti regolati dalla normativa locale presso le nostre sedi di rappresentanza diplomatica, presso gli uffici consolari e gli istituti italiani di cultura all'estero subiscono una discriminazione ingiustificata in tema di diritti sindacali.
Si tratta, per essere più precisi, di circa 1.200 persone che lavorano regolarmente, con professionalità, presso le nostre sedi diplomatiche all'estero e che si ritrovano, di fatto, anzitutto ad essere esclusi dal diritto di esprimere il proprio orientamento e la propria preferenza in occasione delle elezioni delle RSU.
In secondo luogo, il personale assunto presso le sedi diplomatiche all'estero sulla base dei contratti regolati dalla normativa locale non viene nemmeno computato ai fini del calcolo della rappresentatività di ciascuna organizzazione sindacale.
Come già ampiamente sottolineato sia alla Camera dei deputati che da alcuni colleghi qui, in Senato, l'esclusione dal voto e dal computo della rappresentatività sindacale dei contrattisti presso le sedi diplomatiche all'estero si scontra con almeno tre principali fondamenti normativi.
Il primo riguarda i criteri ispiratori del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, in materia di organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, e successivamente del più recente decreto legislativo 30 marzo 2011, n. 165, che riguarda ancor più in generale l'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. Lo spirito di tali provvedimenti è infatti proprio quello di garantire a tutti i lavoratori la partecipazione alle consultazioni per le RSU.
Il secondo riguarda la normativa europea e comunitaria, e in particolare sia l'articolo 39, comma 2, del Trattato dell'Unione europea, sia l'articolo 8, comma 1, del regolamento 1612 del 1968 in materia di libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'Unione europea. In base a tale normativa, ad ogni lavoratore europeo occupato deve essere assicurata la parità di trattamento in materia di diritti sindacali e deve essere garantita l'effettiva possibilità di esercitare in particolare l'elettorato attivo e passivo nell'ambito degli organi di rappresentanza dei lavoratori.
Infine, vi è l'articolo 93 del decreto del Presidente della Repubblica del 5 gennaio 1967, n. 18, il quale prevede esplicitamente che gli impiegati a contratto in servizio presso le sedi di rappresentanza diplomatica, gli uffici consolari e gli istituti italiani di cultura all'estero sono in tutto e per tutto assimilati al personale dell'Amministrazione degli affari esteri appartenente alle aree funzionali come definito dalla normativa vigente.
Ribadisco che mi trovo pienamente d'accordo con il contenuto del presente disegno di legge, che finalmente colma questa grave lacuna introducendo esplicitamente all'interno del decreto legislativo n. 165 del 2001 la partecipazione alla costituzione delle RSU anche del personale assunto presso le sedi diplomatiche e consolari e presso gli istituti di cultura in base a contratti regolati dalla legge locale. Inoltre, esso inserisce una norma in base alla quale si deve tenere conto di suddetto personale ai fini del calcolo della rappresentatività sindacale.
Il disegno di legge, infine, estende anche a questi lavoratori la disciplina relativa alle aspettative e ai permessi sindacali.
Riteniamo importanti le norme contenute in questo disegno di legge, perché investono un numero di persone non certo piccolo, che costituisce circa la metà dell'intero nostro personale all'estero e che - come ho avuto modo di dire poc'anzi e come ha evidenziato anche il signor Sottosegretario - svolge un ruolo di grande rilievo presso le nostre sedi diplomatiche. Il numero di questi lavoratori, poi, è destinato ad aumentare nel tempo. Per rendersi conto di ciò basta considerare che, se nei nostri uffici all'estero esso è circa il 50 per cento, nelle sedi diplomatiche di altri Paesi europei questo tipo di personale rappresenta circa l'80 per cento. Insomma, si tratta di una platea vasta e di grande professionalità che merita di ricevere tutte le adeguate garanzie al pari del restante personale della pubblica amministrazione.
Il testo pervenuto dalla Camera dei deputati è frutto di un ottimo lavoro, e vanno il più possibile preservati i principi che ispirano il medesimo testo. In sintesi, tutti i lavoratori debbono essere egualmente rappresentati all'interno dei sindacati, sia per quanto concerne il diritto di esprimere la propria preferenza nelle consultazioni per le RSU, sia per quanto riguarda il computo della rappresentanza sindacale. L'ipotesi, che pure è emersa nel corso della discussione qui al Senato, di creare una sorta di rappresentanza sindacale di serie B per questi lavoratori del Ministero degli affari esteri presso le sedi diplomatiche all'estero, a mio avviso, è una deriva pericolosa.
Mi rendo conto che l'approvazione di questo disegno di legge non collima propriamente con l'interesse di alcune rappresentanze sindacali (ed è incredibile che lo dica io), ma per me la giustizia, l'uguaglianza e la parità di diritti di tutti i lavoratori sono valori che vengono prima dei calcoli di potere. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI. Congratulazioni).