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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 693 del 15/03/2012


MASCITELLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia - Premesso che:

attualmente, presso la Procura di Teramo, è in corso un'indagine giudiziaria che riguarda un crac finanziario di diversi milioni di euro, noto alle cronache come inchiesta del crac Maurizio Di Pietro, che coinvolge lo studio commercialista "Chiodi-Tancredi" con sede a Teramo, di cui è socio per il 50 per cento il Presidente della Giunta regionale abruzzese, Gianni Chiodi, attualmente Commissario ad acta per il Piano di rientro dal deficit sanitario, nominato con delibera del Consiglio dei ministri dell'11 dicembre 2009, e commissario delegato per la ricostruzione come da ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3833 del 2009;

l'inchiesta è frutto di una complessa e articolata indagine che ha permesso di scoprire un sistema finalizzato a svuotare alcune società dei loro beni per poi portarle al fallimento: i soldi, dopo essere stati sottratti ai creditori dei fallimenti, venivano depositati su conti svizzeri e in banche inglesi e, infine, in due società cipriote, proprietarie di quasi tutte le quote delle società Kappa immobiliare e De Immobiliare con sede legale presso lo studio Chiodi-Tancredi. L'inchiesta avrebbe infatti svelato una sorta di triangolazione societaria che passava per Cipro (Paese a fiscalità privilegiata all'epoca dei fatti) e finiva su alcuni conti svizzeri. Qui, molto probabilmente, approdavano i proventi della vendita dei beni delle società dichiarate poi fallite: per gli investigatori circa 3 milioni di euro, all'inizio dell'inchiesta;

l'inchiesta, aperta per bancarotta e reati tributari il 27 gennaio 2012, ha portato in carcere tre imprenditori teramani, i fratelli Maurizio e Nicolino Di Pietro e Guido Curti e, all'obbligo di dimora, Loredana Cacciatore, coniuge di Curti. Tancredi, socio di studio del presidente Chiodi, che è commercialista di fiducia di Maurizio Di Pietro e Guido Curti, non è attualmente indagato;

dalle carte emerge che Tancredi è anche il procuratore di una società, la Dreamport enterprises, con ampia delega ad operare per suo nome e conto, incluso il potere di versare presso la banca di Teramo il deposito provvisorio del capitale sociale, società cipriota che detiene il 99 per cento delle quote della stessa Kappa immobiliare, e risulta quindi coinvolta nel crac finanziario che ha portato all'arresto degli imprenditori teramani;

come raccontano i bancarottieri nelle 100 pagine d'interrogatorio, non solo sarebbe stato lo studio professionale a ideare le società offshore , ma sarebbe stato il socio di studio del Governatore ad accompagnarli a Lugano e a trovare un pensionato (portalettere) cui affidare il compito di amministrare fittiziamente le società, mentre era sempre lo studio commercialistico a gestire tutte le operazioni delle triangolazioni dei soldi tra Cipro, Inghilterra e Italia (andata e ritorno);

la Procura sta cercando in quattro banche estere i conti segreti del crac. È la prova che serve per dare corpo ai sospetti e trasformarli in ipotesi di reato. Le due rogatorie internazionali chieste in Svizzera e Gran Bretagna dovrebbero fornire preziose informazioni per un completo approfondimento dei fatti: è ipotizzabile che solo dopo aver analizzato minuziosamente questi atti, gli inquirenti potranno decidere se fare nuove iscrizioni nel registro degli indagati,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti la vicenda richiamata e se il dottor Chiodi, nella sua veste di commissario nominato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, abbia provveduto ad informare il Governo e ad escludere situazioni di incompatibilità;

se, a quanto consti, siano coerenti con la verità dei fatti le dichiarazioni del dottor Chiodi, secondo le quali egli sarebbe all'oscuro dell'attività dello studio commerciale di cui è socio;

se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga sussistente una condizione soggettiva di incompatibilità istituzionale da parte del dottor Chiodi in relazione al suo «esercizio di attività professionale o di lavoro autonomo in materie connesse con la carica di governo, di qualunque natura, anche se gratuite, a favore di soggetti pubblici o privati» (come da legge n. 215 del 2004);

se il Governo non ritenga necessario che vengano accelerate le due rogatorie richieste dai magistrati di Teramo;

se risulti che la vicenda non abbia, altresì, trovato ausilio indiretto nelle larghe maglie dei controlli di vigilanza;

se sia a conoscenza di quante segnalazioni in merito all'attività di antiriciclaggio siano state effettuate da parte dell'apposita Unità di informazione antiriciclaggio (UIF) della Banca d'Italia, preposta alle attività di prevenzione, e quanti rapporti siano stati effettuati da parte della stessa UIF alla magistratura penale, posto che, in alcuni casi più gravi e controversi, gli ispettori di via Nazionale riferiscono al Governatore della Banca d'Italia invece che all'autorità giudiziaria.

(3-02730)