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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 693 del 15/03/2012


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

693a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 15 MARZO 2012

(Antimeridiana)

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Presidenza del vice presidente NANIA,

indi della vice presidente BONINO

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I..

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del vice presidente NANIA

La seduta inizia alle ore 9,35.

Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

Le comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.

Informativa del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sulle prospettive occupazionali della FIAT e conseguente discussione

FORNERO, ministro del lavoro e delle politiche sociali. In occasione dei contatti avuti con il Governo, i vertici FIAT hanno ribadito la volontà di procedere con il piano industriale già varato ed hanno definito destituite di ogni fondamento le notizie in merito alla chiusura di impianti. Le imprese sono vitali per l'economia del Paese ma la loro politica industriale non può essere condizionata dalle direttive dell'Esecutivo, né lo Stato può continuare a sostenere piani industriali antieconomici, secondo le logiche del passato. Il Governo è però chiamato a creare un ambiente favorevole in termini di economicità di produzione, di produttività e anche di buone relazioni industriali, che abbia capacità attrattiva sugli investimenti. È questo il principio che ispira la riforma del mercato del lavoro cui si sta lavorando.

TEDESCO (Misto). Le scelte della FIAT avranno un forte impatto negativo sul Mezzogiorno, già piagato da una pesante crisi occupazionale e da un gap sempre più ampio con il Centro-Nord. Anche se il Governo non può intervenire nelle politiche industriali delle grandi imprese, è necessario continuare a dialogare con i vertici FIAT e con quelli di tutti i grandi gruppi imprenditoriali italiani per individuare strumenti idonei ad attenuare gli effetti negativi della delocalizzazione.

BELISARIO (IdV). L'informativa del Ministro è gravemente insufficiente. Non chiarisce come il Governo intenda agire per riportare la FIAT all'interno di un sistema di regole e di legalità, sovvertito dal mancato rispetto delle sentenze della magistratura e da azioni discriminatorie nei confronti degli appartenenti alla FIOM. La FIAT sta alimentando un clima di scontro con i sindacati al fine di coprire le carenze del proprio piano industriale e la mancanza di trasparenza in quello finanziario. È indispensabile che il Governo chieda alla FIAT di chiarire i dettagli delle sue scelte perché il problema non è più solo di politica industriale ma anche di politica dell'occupazione.

VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). L'informativa del Ministro è stata deludente, scarna e distaccata. Il settore automobilistico ha valenza strategica: il Governo non può limitarsi a creare condizioni favorevoli alla produzione, deve accompagnare i processi di riconversione produttiva. In relazione all'accordo tra FIAT e il Governo del 2003, vuole sapere se saranno spesi i 20 milioni residui ancora non utilizzati dei 40 allora stanziati per favorire politiche attive del lavoro per i dipendenti del comparto. Creare le condizioni favorevoli all'attività industriale è necessario, ma occorre anche che la politica accompagni i processi in atto: nel caso della Irisbus ciò non è stato fatto ed anzi la riforma pensionistica ha ostacolato ipotesi di riconversione. Invita, infine, il Governo ad abbandonare la retorica del nuovo inizio: la riforma del mercato del lavoro, volta ad incrementare l'occupazione attraverso interventi non assistenziali, è stata avviata da diversi anni.

RUSSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Si dichiara scarsamente soddisfatto della scarna relazione del Ministro. La storia della FIAT è strettamente intrecciata alla storia industriale del Paese. L'annuncio di un piano di investimenti è di buon auspicio, ma non si può tacere la preoccupazione che il baricentro del gruppo si sposti negli USA, con conseguenze nefaste per l'occupazione. La FIAT è stata aiutata dallo Stato nei momenti difficili: il Governo svolga quindi un ruolo di interfaccia tra le parti sociali per superare sterili contrapposizioni ideologiche e definire una riforma del mercato del lavoro efficace.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). La questione FIAT chiama in causa il problema più ampio del futuro del tessuto produttivo del Paese, che per essere affrontato richiede non solo capacità tecnica ma anche visione e lucidità politica. La precarietà ha raggiunto un livello intollerabile e il Paese rischia una crisi sociale. E' bene chiudere con lo stile del tirare avanti, ma la riforma del mercato del lavoro non può essere separata da politiche attive del lavoro, da nuove coordinate culturali e tecnologiche.

MAZZATORTA (LNP). L'informativa del Ministro, che ieri in Commissione lavoro ha chiesto ai senatori di non fare domande sulla riforma del mercato del lavoro, è stata imbarazzante. Dal punto di vista delle condizioni favorevoli alle imprese l'Italia è all'ottantasettesimo posto nella graduatoria mondiale. Il Governo in carica, che scaturisce da una sospensione della democrazia, produce illusioni più che soluzioni quando stima una crescita del dieci per cento legata al decreto liberalizzazioni e un aumento del cinque per cento dell'occupazione in conseguenza della riforma del mercato del lavoro.

NEROZZI (PD). L'informativa, che si è tenuta nel pieno svolgimento di una delicata trattativa sul mercato del lavoro, che si spera si concluda positivamente, è stata insufficiente rispetto al piano industriale FIAT. Gli stabilimenti italiani non possono servire solo all'assemblaggio: devono produrre nuovi modelli. L'eventuale scelta di FIAT di abbandonare il mercato europeo ha valenza strategica e non può non interessare il Governo che deve avere una politica industriale, senza la quale le riforme rischiano di fallire. L'espulsione della FIOM dalla fabbrica, la negazione alle operaie dei diritti della maternità, il mancato reintegro degli operai ingiustamente licenziati sono ferite alla democrazia che devono essere sanate.

SACCONI (PdL). Il Ministro ha indicato una impostazione condivisibile dei rapporti tra il Governo e il comparto industriale, ricordando quanto sia illusorio riproporre forme di orientamento politico della funzione imprenditoriale. Con la FIAT, ormai interlocutore multinazionale, va mantenuto aperto il dialogo, chiedendo la conferma degli investimenti programmati e di quelli che si potrebbero determinare con condizioni di mercato migliori. Vanno sostenute le attività di ricerca ed innovazione di prodotto ed è auspicabile un'ulteriore evoluzione delle relazioni industriali, per assicurare un sempre maggiore coinvolgimento dei lavoratori, sia attraverso lo strumento referendario, sia con il collegamento dei salari ai risultati dell'impresa.

Discussione e approvazione dei disegni di legge:

(1843) Deputato FEDI ed altri. - Modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in materia di diritti e prerogative sindacali di particolari categorie di personale del Ministero degli affari esteri (Approvato dalla Camera dei deputati)

(978) GIAI. - Nuove disposizioni in materia di personale assunto localmente dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti italiani di cultura all'estero

(Relazione orale)

BETTAMIO, relatore. Il disegno di legge n. 1843, assunto come testo base ed approvato all'unanimità alla Camera, introduce modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, al fine di consentire al personale del Ministero degli affari esteri assunto con contratto regolato dalla legge dello Stato estero di residenza di partecipare all'elezione delle rappresentanze sindacali unitarie, cui, secondo l'ARAN, possono partecipare solo i destinatari del contratto collettivo nazionale. L'articolo 2 riguarda la disciplina dell'aspettativa e dei permessi sindacali nei confronti del personale in servizio presso le rappresentanze diplomatiche e consolari all'estero.

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.

MICHELONI (PD). Il provvedimento riconosce il diritto di partecipare all'elezione delle rappresentanze sindacali unitarie (un elementare diritto sindacale) anche al personale della rete diplomatica e degli istituti di cultura assunto con contratto regolato dalla legge dello Stato estero di residenza. Alla Camera il disegno di legge è stato approvato all'unanimità, mentre al Senato il suo iter è stato bloccato dall'intervento di interessi esterni al Parlamento, che si sono tradotti in emendamenti il cui unico scopo è quello di affossare l'iniziativa. Chiede dunque di ritirare tutti gli emendamenti e di approvare il testo senza modifiche.

RANDAZZO (PD). Il disegno di legge in esame ha grande significato perché interviene a tutela dei diritti sindacali del personale assunto con contratto estero, che gode di minori garanzie rispetto ai colleghi di ruolo. Con la negazione dei diritti alla partecipazione, alla rappresentatività e alla tutela sindacale si viola l'articolo 3 della Costituzione. Peraltro, l'assunzione all'estero di contrattisti risponde all'esigenza di contenere della spesa pubblica senza incidere sulla rete diplomatica e di rappresentanza. Il provvedimento non comporta oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. Dato l'approssimarsi della fine della legislatura, modificare il testo significa non volerne consentire l'approvazione.

CARLINO (IdV). Il disegno di legge in esame si riferisce a circa 1200 lavoratori cui il decreto legislativo n. 165 del 2001 non si applica, contenendo norme relative ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche in generale. Meglio sarebbe sostituire l'oggetto della modifica legislativa individuandolo nel decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, così come propone l'emendamento 1.100, andando incontro in tal modo anche alle esigenze sia dei sindacati confederali che delle rappresentanze di base.

ICHINO (PD). La dislocazione della prestazione di lavoro all'estero non può essere discriminante a svantaggio di determinate categorie di lavoratori. Muovendosi quindi all'interno dei limiti fissati dalla Costituzione italiana e dai principi del diritto internazionale, è necessario ristabilire il principio di libertà sindacale, di rappresentanza e di contrattazione collettiva e grarantire parità di trattamento anche a coloro il cui rapporto di lavoro nelle ambasciate e nelle sedi consolari è regolato dalle leggi del Paese di accoglienza.

DAVICO (LNP). L'unanimità di posizioni dei Gruppi sul disegno di legge in esame avvalora la necessità di procedere alla modifica legislativa. Preannuncia pertanto il voto favorevole della Lega Nord sul provvedimento.

CASTRO (PdL). Il disegno di legge così come congegnato rischia di creare un vulnus ai principi fondativi della rappresentanza sindacale presenti nell'ordinamento italiano, che non concepisce, ad esempio, che i dipendenti di un'impresa appaltatrice di servizi siano eletti nella RSU dell'impresa appaltante. Sarebbe semmai opportuno che il Governo promuovesse l'introduzione, attraverso la contrattazione collettiva nazionale, di una piattaforma comune di diritti sindacali minimi che coinvolga anche il personale assunto dalle istituzioni italiane all'estero sulla base della legislazione del Paese ospitante.

SPADONI URBANI (PdL). Sottoscrive l'emendamento 1.102.

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.

BETTAMIO, relatore. Ribadisce che l'intento del disegno di legge è quello di inserire nel sistema di garanzia nazionale chi lavora all'estero al servizio dello Stato italiano ed è tutelato sotto il profilo sindacale dalle leggi locali.

DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Le differenti posizioni sull'argomento devono necessariamente trovare un punto di sintesi a vantaggio del personale delle sedi diplomatiche e consolari che svolge un ottimo lavoro anche in contesti molto difficili.

MONGIELLO, segretario. Dà lettura del parere non ostativo della Commissione bilancio.

PRESIDENTE

TONINI (PD). Ritira l'emendamento 1.101.

BETTAMIO, relatore. Fa suo l'emendamento 1.101, introducendo una modifica che riguarda la definizione delle modalità elettive delle rappresentanze sindacali (v. testo 2 nell'Allegato A). L'emendamento 1.101 (testo 2) assorbe le proposte 1.102 e 1.1. E' contrario all'emendamento 1.100.

CASTRO (PdL). E' disponibile a ritirare l'emendamento 1.102, ove sia approvato l'emendamento 1.101 (testo 2).

DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Chiede un rinvio della discussione per approfondire il contenuto delle modifiche proposte.

GASPARRI (PdL). E' favorevole alla richiesta del Governo di un breve differimento della discussione. Occorre approfondire la compatibilità delle norme con l'organizzazione del Ministero degli affari esteri.

TONINI (PD). E' contrario al rinvio. Il provvedimento è stato approvato all'unanimità alla Camera e adeguatamente esaminato in Senato: i temi in discussione sono stati quindi lungamente approfonditi.

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Condivide la contrarietà espressa dal senatore Tonini.

PEDICA (IdV). Il Gruppo è contrario al rinvio.

DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. La richiesta di rinvio è motivata dall'emergere di visioni contrastanti nel dibattito parlamentare e per evitare tensioni alla Farnesina in un momento delicato per la diplomazia italiana. Si rimette comunque alle decisioni dell'Assemblea.

Il Senato respinge la richiesta di rinvio.

CASTELLI (LNP). Il Governo mostra spesso di non conoscere Regolamenti e procedure parlamentari.

Presidenza della vice presidente BONINO

GASPARRI (PdL). La possibilità che una proposta del Governo sia respinta appartiene alla fisiologia della democrazia parlamentare.

DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Sugli emendamenti si rimette all'Assemblea.

TONINI (PD). Invita il senatore Belisario a ritirare l'emendamento 1.100, diversamente il PD voterà contro. Non è corretto infatti rinviare, per la disciplina della rappresentanza sindacale, ai Paesi in cui il personale svolge il proprio lavoro, visto che in alcuni di essi è proibita qualsiasi attività sindacale.

MANTICA (PdL). Si unisce all'invito a ritirare l'emendamento 1.100 e invita l'Assemblea a convergere sull'emendamento 1.101 (testo 2). La questione della rappresentanza sindacale presso le rappresentanze diplomatiche e consolari solleva un problema di funzionalità del Ministero degli esteri, che è riconosciuto anche dalle sigle sindacali storiche. In prospettiva, si rischia che la rappresentanza del personale a contratto locale diventi maggioritaria rispetto al personale di ruolo proveniente dall'Italia.

BELISARIO (IdV). Si rende conto che l'emendamento 1.100 si presta a strumentalizzazioni, ma per coerenza lo mantiene in votazione.

L'emendamento 1.100 risulta respinto.

TONINI (PD). Il Gruppo voterà contro l'emendamento 1.101 (testo 2), ritenendo migliore il testo approvato dalla Camera. Il disegno di legge risolve un problema di rappresentanza sindacale non più rinviabile: il personale a contratto non è residuale, ma costituisce il nerbo delle rappresentanze diplomatiche e consolari.

TOFANI (PdL). A titolo personale, non voterà a favore dell'emendamento 1.101 (testo 2). Il personale locale a contratto non dipende dal Ministero degli esteri, non ha un contratto unico, spesso non è di nazionalità italiana: non si comprende come il Parlamento italiano possa regolare la sua rappresentanza sindacale.

GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Nell'annunciare voto contrario all'emendamento 1.101 (testo 2) sottolinea che gli impiegati privi di diritti sindacali che lavorano presso le reti diplomatiche sono italiani.

L'emendamento 1.101 (testo 2) risulta respinto.

CASTRO (PdL). In relazione all'esito della votazione, non ritira l'emendamento 1.102.

TREU (PD). Annuncia il voto contrario sull'emendamento 1.102, perché gli argomenti addotti dal senatore Castro, volti a configurare una violazione di principi fondamentali dell'ordinamento italiano, sono forzati. I lavoratori in questione svolgono ovunque le stesse mansioni e dipendono dalla stessa realtà datoriale, le rappresentanze diplomatiche italiane.

BETTAMIO, relatore. Esprime parere favorevole sull'emendamento 1.102.

L'emendamento 1.102 risulta respinto.

Con votazioni nominali elettroniche, il Senato approva l'articolo 1 e l'articolo 2 (Introduzione dell'articolo 50-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165).

PRESIDENTE. . Passa all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge n. 1843 (Modifica all'articolo 42 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165), sul quale sono stati presentati emendamenti interamente sostitutivi e conseguentemente soppressivi dell'articolo 2.

Passa alla votazione finale.

PEDICA (IdV). Annuncia il voto favorevole del Gruppo. Il testo in esame è un risultato importante per la democrazia e per la tutela di diritti fondamentali dei lavoratori garantiti dalla legge e dalla Costituzione. Ricorda altresì che il personale del Ministero degli esteri assunto con contratto regolato dalla legislazione dei Paesi in cui il lavoratore si trova è da considerare a tutti gli effetti personale della pubblica amministrazione.

CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Annuncia il voto favorevole del Gruppo. Il disegno di legge sana alcune discriminazioni cui è sottoposto il personale assunto presso le sedi di rappresentanza diplomatica e gli istituti italiani di cultura all'estero con contratti regolati dalla normativa locale, escluso dal diritto di esprimere la propria preferenza nelle elezioni della RSU e non computato ai fini della rappresentatività sindacale. Tale doppia esclusione è contraria ai principi ispiratori della normativa nazionale, in materia di ordinamento del lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione, e comunitaria, in tema di libera circolazione dei lavoratori all'intero dell'Unione. L'ipotesi della creazione di una rappresentanza dedicata costituirebbe una deriva pericolosa e inaccettabile.

GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Sottolineando come sarebbe stato necessario intervenire anche in materia di assistenza, previdenza e retribuzione del personale in questione, annuncia il voto favorevole sul provvedimento, teso a garantire a circa 1200 lavoratori a contratto del Ministero degli esteri i diritti sindacali previsti dalle norme italiane e dalla contrattazione collettiva. Del resto, l'assunzione presso le rappresentanze diplomatiche e gli istituti italiani di cultura all'estero di lavoratori è già caratterizzata da una regolamentazione ibrida, che prevede sia norme locali che italiane.

DAVICO (LNP). Le norme sono spesso il frutto di una mediazione e il testo in esame, che mira a tutelare i diritti di lavoratori operanti in luoghi dove non c'è l'omogeneità di trattamento prevista dalla normativa italiana, rappresenta un elemento importante. In futuro, tali norme potranno essere migliorate sulla base dell'evoluzione delle relazioni internazionali. Il provvedimento cerca di conciliare le diversità presenti nel mondo con le convinzioni e il rispetto dei principi dello Stato di diritto propri dell'Italia. Va sottolineata l'incertezza con cui il rappresentante del Governo ha seguito l'esame del disegno di legge, che peraltro era stato approvato dalla Camera molto tempo fa.

TONINI (PD). Il disegno di legge difende i diritti sindacali dei lavoratori indipendentemente dalla loro nazionalità e pertanto chiama in causa la coerenza dello Stato rispetto ai suoi principi ispiratori. Gli aspetti giuslavoristici sollevati dalle nuove norme sono stati ampiamente approfonditi alla Camera, quindi si può guardare con serenità ai dubbi sollevati. La revisione della spesa dei Ministeri non deve essere punitiva, ma non può nemmeno essere indolore ed i processi di riforma comportano un'apertura al cambiamento: occorre riorganizzare la macchina amministrativa per reperire risorse per la politica estera, per la cooperazione, il sostegno agli italiani all'estero, lo sportello delle imprese. Invita il Governo a consentire la costituzione di una rappresentanza transitoria dei dipendenti oggetto del provvedimento, in attesa delle prossime elezioni delle RSU, che si svolgeranno tra quattro anni.

MANTICA (PdL). Nel confutare le affermazioni di alcuni colleghi secondo le quali il personale dipendente all'estero presso ambasciate e consolati italiani non è tutelato nei propri diritti e la maggioranza di esso è di cittadinanza italiana, ribadisce i numerosi dubbi che il provvedimento solleva, primo fra tutti quello relativo all'esportazione delle regole e del diritto interni fuori dai confini nazionali. Tuttavia, al fine di evitare inutili contrapposizioni, il Gruppo del PdL si asterrà dalla votazione sul disegno di legge.

Con votazione nominale elettronica, il Senato approva il disegno di legge n. 1843. Risulta pertanto assorbito il disegno di legge n. 978.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

VACCARI (LNP). Chiede alla Presidenza di farsi promotrice presso la Presidenza del Consiglio affinché sia garantita la presenza del ministro Barca presso la Commissione parlamentare per le questioni regionali, più volte sollecitata.

PERDUCA (PD). È ormai improrogabile l'adozione di misure che affrontino alla radice il problema della giustizia italiana, partendo dall'approvazione di provvedimenti di amnistia e indulto. La questione di una riforma globale del settore dovrebbe peraltro essere maggiormente trattata dal servizio pubblico radiotelevisivo. Annuncia a tale proposito lo sciopero della fame ad oltranza avviato da Marco Pannella.

LANNUTTI (IdV). Sollecita la risposta all'interpellanza 2-00441 e agli altri atti di sindacato ispettivo aventi per oggetto l'attività della Banca centrale di San Marino, crocevia di intrecci finanziari illeciti.

PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.

La seduta termina alle ore 12,58.

Nel corso della seduta, la Presidenza ha salutato, a nome dell'Assemblea, rappresentanze di studenti presenti nelle tribune.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente NANIA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,35).

Si dia lettura del processo verbale.

MONGIELLO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

Sul processo verbale

MURA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Aspettiamo ancora un minuto.

MURA (LNP). Signor Presidente, visto che ha concesso ancora un minuto, la inviterei a chiedere ai senatori Segretari di controllare la correttezza della verifica, visto che ci sono parecchie luci accese cui non corrisponde la presenza di colleghi. Dal momento che stiamo aspettando prima di chiudere la verifica, sarebbe opportuno almeno controllare che ogni collega voti per sé.

PRESIDENTE. Mi sembra corretto. Invito i senatori Segretari a verificare.

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,43).

Informativa del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sulle prospettive occupazionali della FIAT e conseguente discussione (ore 9,43)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sulle prospettive occupazionali della FIAT».

Ha facoltà di parlare il ministro del lavoro e delle politiche sociali, professoressa Fornero.

FORNERO, ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, il Ministro del lavoro ha avuto contatti nelle settimane passate con i vertici della FIAT in merito alle preoccupazioni espresse, anche variamente raccolte dalla stampa, sulla possibile chiusura di insediamenti industriali. Il Ministro ha raccolto le rassicurazioni dei vertici, che hanno ribadito la volontà di continuare con il piano industriale presentato e quindi hanno ritenuto destituite di ogni fondamento le notizie in merito alla chiusura.

La sollecitazione verso questa informativa sottende però questioni molto più ampie, che non quelle sulle quali il Ministero del lavoro ha competenza: sottende, infatti, questioni relative alle politiche industriali e, se vogliamo dirlo, al futuro industriale di questo Paese. So che nei prossimi giorni ci sarà un incontro del Presidente del Consiglio con i vertici della FIAT, che potrà chiarire molte cose proprio in merito alla presenza del gruppo industriale in Italia e al suo futuro, quindi sui temi più vasti di politica industriale e di connessi piani occupazionali. A seguito dell'incontro con il Presidente ci sarà anche un incontro, credo magari insieme, tra il ministro Passera e il ministro Fornero e i vertici della FIAT sulle questioni più specifiche.

Avendo letto la richiesta di informativa, voglio anche dire che mi sembra che questa sottenda una visione delle relazioni tra Governo e imprese che non appartiene a questo Governo. Noi pensiamo che le imprese e, in particolare, le imprese industriali, siano vitali per l'economia del Paese, ma non pensiamo che spetti al Governo dire alle imprese cosa debbono o non debbono fare; non pensiamo spetti al Governo aiutare, secondo meccanismi del passato, che peraltro non sono più consentiti in ambito europeo, le imprese a tirare avanti, magari galleggiando, perché ciò non è conveniente per l'economia, non è conveniente per l'occupazione, non è conveniente per la sostenibilità e per la economicità delle produzioni.

Quel che il Governo intende fare è creare un ambiente favorevole alle imprese, perché queste, non solo quelle che oggi ci sono, ma anche quelle che se ne sono andate e quelle che possono decidere dove fare investimenti, trovino motivo per investire ulteriormente nel nostro Paese. Noi vogliamo che queste imprese trovino nel nostro Paese un ambiente favorevole in termini di economicità di produzione, di produttività e anche di buone relazioni industriali. A questi principi è, per esempio, ispirata tutta la riforma del mercato del lavoro alla quale noi stiamo lavorando. È una riforma che noi intendiamo come prerequisito, non solo per il buon funzionamento del mercato del lavoro, ma anche di tutta l'economia, quindi come premessa per maggiori investimenti.

Sappiamo bene che è dagli investimenti, e dagli investimenti produttivi, che può venire lavoro, lavoro buono, lavoro stabile. È questo quel che il Governo intende promuovere con tutta la sua ampia azione di politica economica. (Applausi dai Gruppi PD e PdL e del senatore Fosson).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

È iscritto a parlare il senatore Tedesco. Ne ha facoltà.

TEDESCO (Misto). Signor Presidente, colleghi senatori, signora Ministro, credo che l'Assemblea abbia preso atto dell'informativa da lei resa certamente con l'apprezzamento che merita, ma anche confermando le preoccupazioni alimentate dalle scelte che FIAT ha dichiarato di voler fare, e soprattutto dall'impatto negativo che queste scelte riverbereranno nelle Regioni del Mezzogiorno, in particolare nella Sicilia; zone alle prese già con una profonda crisi occupazionale e con una atavica crisi dell'impianto produttivo nel suo complesso; zone che meriterebbero invece di vedersi collocate al centro di una programmazione complessiva, che possa tendere ad attenuare il grave gap che aumenta rispetto alle zone produttive del Centro-Nord del Paese. È vero quello che lei dice: il Governo deve limitarsi ad un'azione di accompagnamento, nella migliore delle ipotesi, delle scelte dei grandi gruppi industriali. Non deve e non può intromettersi e, in qualche modo, inclinarle verso obiettivi che non sono propri della strategia industriale di quei gruppi.

Tuttavia, credo che in questa azione di accompagnamento possa essere esercitato quel giusto livello di indirizzo che una più complessiva politica industriale e del lavoro di questo Paese impone.

Ministro, non le mancheranno sicuramente i dati riferiti a quello che potrebbe essere l'effetto della chiusura dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Si tratterebbe di una perdita secca di 1.400 occupati soltanto in relazione all'impianto, con un moltiplicatore di 2,4 punti per l'occupazione dell'indotto, quindi con una perdita secca di 4.000 occupati nella sola Sicilia, con un decremento del PIL di quella Regione stimato in tre punti, e con un ulteriore decremento dell'export dei prodotti siciliani, in questo caso del comparto automobilistico, verso il Paese e verso i Paesi esteri. Vi è quindi l'esigenza di ragionare con FIAT, con il dottor Marchionne, a fronte di questo taglio assolutamente insostenibile per l'economia siciliana che, peraltro, non verrebbe compensato dall'incremento che lo stabilimento di Pomigliano produrrà in termini complessivi per l'economia generale del Mezzogiorno. Bisogna ragionare appunto con i vertici FIAT su quali potranno essere gli strumenti per una attenuazione dei riverberi negativi di queste scelte sull'economia di queste Regioni, in particolare sull'economia complessiva del Mezzogiorno.

Quindi, apprezzando l'impegno e l'attenzione del Governo in questa direzione, sollecitiamo appunto una relazione più incisiva tra il Governo e la FIAT, i grandi gruppi industriali, perché all'interno di questa attività complessiva di ristrutturazione dell'impianto produttivo che riguarda l'intero Paese, e che riguarderà sicuramente in maniera ancora più pregnante il Mezzogiorno, si possano trovare delle soluzioni che non solo non aggravino ulteriormente la condizione di ritardo e di declino del Mezzogiorno, ma che possano introdurre una inversione di tendenza e quindi portare l'intero sistema Paese all'uscita da una crisi profonda, che l'ha attanagliato in questi anni e di cui ancora non si vede lo sbocco positivo.

Quindi, il mio è un ringraziamento, ma anche una raccomandazione perché il Governo su questo vigili e svolga un ruolo attivo nelle sue componenti, ovviamente rappresentate dal Ministro del lavoro, che ringraziamo per la sua presenza in questa Aula, ma anche dal Ministro dell'economia e delle infrastrutture, i quali su questo - e più complessivamente il Governo - dovranno giocare un ruolo fondamentale.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Belisario. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, colleghi, signora Ministro, a nome del mio Gruppo voglio ringraziarla per la tempestività con cui ha accolto l'invito a venire a riferire in Senato, ma purtroppo, Ministro, solo per questo. La sua non può neppure essere definita una comunicazione, per cui proverò a farle io qualche domanda, perché, se è vero che lei non è il Ministro dello sviluppo economico, è anche vero che lei si occupa primariamente di occupazione e di lavoro, e siccome è un autorevole Ministro so per certo che potrà comunicarlo, sia al Presidente del Consiglio, sia ai colleghi che si occupano di sviluppo

Lei ha detto che le imprese fanno le imprese e il Governo fa il Governo: mi sa di un'affermazione notarile, e non va bene. Il Governo governa i processi di sviluppo in questo Paese; il Governo non si può limitare, per così dire, all'accoglienza delle imprese, facendo trovare ad esse un territorio buono per investire.

Noi riteniamo dunque che, pur nell'indipendenza che è insita nel concetto di impresa, ci vogliono delle regole che vanno rispettate. La prima regola è che la legge è uguale per tutti ed è uguale anche per la FIAT.

Tre lavoratori di Melfi vengono licenziati: la magistratura di appello li reintegra, ma FIAT non intende farli rientrare al lavoro, colpendoli nella dignità, generando un grave danno alle persone e certamente una lesione a delle libertà sindacali. Ministro, con quali strumenti intende agire per far rispettare anche alla FIAT le sentenze esecutive dello Stato italiano?

A Pomigliano d'Arco esiste un accordo per l'assunzione di 4.367 lavoratori, per produrre 1.050 "Panda" al giorno; oggi ne sono occupati 2.071 e si producono solo 900 auto: mancano dunque solo 150 auto all'obiettivo, ma rimangono da occupare 2.300 lavoratori. È facile dedurre che l'accordo non verrà rispettato.

Le rivolgo poi una seconda domanda: con quali strumenti intende agire il Governo per far cessare una politica discriminatoria che ha visto riassunti solo coloro che non hanno l'iscrizione alla FIOM?

Sono due anni che la FIAT dice di voler fare investimenti per 20 miliardi: probabilmente ne ha realizzati appena un ventesimo. È stata chiusa la fabbrica di Termini Imerese e, sia pure solo con interviste poi smentite, è minacciata la chiusura di due altri stabilimenti.

Lei questa mattina ci dice che non sarà così, però vogliamo capire dove e in che luogo FIAT intende effettuare gli investimenti promessi.

Vorrei sapere, ancora, in quale sede il Governo intende convocare i vertici per chiedere un piano dettagliato per il futuro degli stabilimenti industriali. Non è, signora Ministro, soltanto politica industriale: è politica dell'occupazione e, quindi, se FIAT ha avuto valanghe e - per usare un suo termine - paccate di miliardi per costruire gli stabilimenti da parte dello Stato (ha avuto 7.000 miliardi solo per lo stabilimento di Melfi), noi ci chiediamo quando l'Italia, il Parlamento, il Governo e il Paese riusciranno a sapere come il più importante gruppo, a cui tutti siamo profondamente attaccati anche sotto il profilo affettivo, intende ulteriormente radicarsi sul nostro territorio, anziché smantellare. Noi abbiamo la percezione che FIAT stia portando avanti una serie di scontri con i sindacati, con le associazioni datoriali, perché vuole far dimenticare le manchevolezze sotto il piano industriale.

Le faccio un'ultima domanda, Ministro: le chiediamo di fare proprie le richieste che non l'Italia dei Valori, né il Parlamento, ma la CONSOB ha fatto alla FIAT e a cui l'azienda non ha mai risposto. Chiediamo, in trasparenza, i piani industriali e finanziari perché, ribadiamo in questa Aula, siamo fortemente preoccupati - per questo il Governo non può fare da notaio - che questo gruppo - o quanto meno il centro, il cervello, il cuore della sua produzione - si appresti a lasciare l'Italia. E Dio non voglia che si venga a sapere, tra qualche mese, a babbo morto, che qualcuno, di questo o di altri Governi, ne fosse a conoscenza. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Viespoli. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, signora Ministro, signor Vice Ministro, colleghi, sarei ipocrita se non dicessi subito che la sua relazione, signora Minsitro, mi ha procurato al tempo stesso delusione e perplessità, perché, a voler essere benevolo, mi è parsa una comunicazione scarna e distaccata rispetto a questioni e temi che, credo, avrebbero meritato e meriterebbero un diverso approccio da parte del Governo e nel rapporto tra il Governo e il Parlamento.

Per essere chiaro, per esempio, avrei voluto sentire da lei, Ministro, se con la FIAT, al di là dell'evoluzione che la stessa determinerà nel corso dei prossimi mesi - il suo approccio iniziale non è stato del tutto tranquillizzante - è ancora in corso un rapporto relativo ad un'iniziativa che è nata nel 2002-2003 e che costituì il più grande intervento che, nella dimensione europea, un'industria dell'automobile, insieme al Governo dell'epoca, abbia determinato sul terreno della formazione e dell'impegno rispetto ai dipendenti FIAT riguardo a politiche attive del lavoro. Mi riferisco, in particolare, alla formazione e ricollocazione dei soggetti dentro l'universo FIAT, in collaborazione tra FIAT e Governo e con il cofinanziamento di FIAT e Governo rispetto ad interventi finalizzati a fare quello che manca in questo Paese, cioè massicce iniziative nel quadro di politiche attive del lavoro finalizzate alla ricollocazione dei soggetti rispetto alle crisi industriali.

Poiché quell'intervento mobilitò un impegno finanziario di circa 40 milioni di euro, e credo vi siano ancora 20 milioni di residui non utilizzati, sarebbe stato utile in questa occasione sapere se ed in che misura quelle risorse esistano, se le si vogliano o no mobilitare in quella o in un'altra direzione, per capire come accompagnare la vicenda della FIAT, che storicamente è una straordinaria vicenda industriale per questo Paese, rispetto alle condizioni di criticità e all'avvio reale della cosiddetta fabbrica Italia, che non sembra decollare nonostante i piani e le intenzioni pure più volte ribaditi.

In secondo luogo, signora Ministro, le faccio un solo esempio. La FIAT opera nella produzione di autobus urbani, attività che riguarda il Nord come il Sud, un settore fondamentale e strategico che richiama la capacità dei sistemi Paese e dei Governi di determinare la competitività nell'ambito di una dimensione globale. La FIAT si sposta in Francia, in un altro Paese, perché quel Governo determina alcune condizioni favorevoli, per cui non è del tutto vero che bisogna lasciar fare al mercato e che il Governo deve solo creare le precondizioni o le condizioni dell'attrattiva, perché poi si devono accompagnare alcuni processi. Nel caso di Irisbus tutto ciò non si è determinato, con l'aggravante di aver ostacolato ipotesi di riconversione produttiva attraverso l'impatto su quella vicenda della riforma pensionistica, che naturalmente ha creato condizioni di maggiore difficoltà rispetto a quell'intervento, come ad altri. Pertanto, anche da questo punto di vista, sarebbe stata utile una più puntuale sottolineatura rispetto all'impatto che, per esempio, la riforma pensionistica ha determinato, non solo rispetto ai cosiddetti esodati, ma anche rispetto alle vertenze in essere e alla possibilità di accompagnare o meno positivamente l'esito di quelle vertenze.

Insomma, signora Ministro, credo, e concludo perché il tempo a mia disposizione mi sembra stia già per scadere, che sia utile per tutti, in un clima che dal punto di vista del rapporto Governo-Parlamento è orientato ad un dialogo positivo, evitare quella che definisco la retorica del nuovo inizio. In Italia, nel corso di questi anni, molto si è determinato e concretizzato sul terreno delle politiche e delle riforme orientate al lavoro, in un lungo percorso di cambiamento e di riforma che aveva solo l'obiettivo di rendere più attrattivo questo Paese, e di farlo non perpetuando politiche assistenzialistiche, come il caso FIAT evidenzia, e dimostra, e come ho cercato di sottolineare facendo quell'esempio per far comprendere che si tratta di processi che in continuità vanno portati avanti.

Verificheremo l'impegno del Governo sulle riforme del mercato del lavoro, ben consapevoli che questo iter riformista è iniziato a partire dal Libro bianco sul mercato del lavoro, ben consapevoli che quell'iter non è stato certamente completato dai Governi di centrodestra, ma altrettanto consapevoli che è lungo quell'iter riformista che si può collocare la capacità di utilizzare la riforma del mercato del lavoro per determinare le migliori suscettività occupazionali, se e quando le politiche di crescita accompagneranno le possibilità di sviluppo di questo Paese. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI e del senatore Bevilacqua).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Russo. Ne ha facoltà.

RUSSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). OnorevolePresidente, signora Ministro, i temi legati alla presenza e agli investimenti della FIAT in Italia impongono attenzione puntuale e costante per la rilevanza che il gruppo riveste nel sistema produttivo nazionale. Attenzioni che devono coniugare le istanze e le preoccupazioni dei lavoratori, sempre più evidenti, con le scelte di parte imprenditoriale.

La storia della FIAT è strettamente connessa ad un pezzo significativo della storia industriale del nostro Paese. Questo è l'orizzonte rispetto al quale il Governo e, per la sua parte, il Parlamento devono tendere.

L'annuncio di Marchionne di un piano di investimenti in Italia per 20 miliardi di euro è stato accolto con soddisfazione, soprattutto in una contingenza economica, nazionale e globale, di particolare severità. Parlare di investimenti quando, nel contempo, il nostro Paese sembra aver imboccato la strada della recessione è di buon auspicio. Ciò nonostante, non possiamo ritenerci appagati.

È importante sapere, e che il Parlamento sappia, che il piano industriale della FIAT è fondato sulla FIAT e sull'Italia.

Lungi dall'indicare una linea imprenditoriale, che non compete né al Governo, né al Parlamento, non possiamo in questa sede non rappresentare la preoccupazione per il fatto che il baricentro del gruppo parrebbe essere diverso da quello attuale (trasferirsi in America, per esempio).

Come pure non possiamo nasconderci la preoccupazione, in termini occupazionali, generata dall'alea esistente nella declinazione del piano industriale della FIAT in Italia, soprattutto in considerazione del fatto che importanti unità produttive del gruppo operano in aree disagiate del Mezzogiorno, dove gli stabilimenti hanno una «vera funzione sociale» rappresentando, al tempo stesso, fonte di lavoro, di reddito, di stimolo alla generazione familiare.

Con questo non intendiamo dire che la FIAT debba sostituirsi allo Stato nel presidiare gli spazi di welfare che esso non riesce a garantire!

Vogliamo che la FIAT abbia nella debita considerazione la circostanza che essa è, oggi, il prodotto di un legame radicato e stretto tra l'azienda, i territori dove è insediata ed il Paese che l'ha sempre sostenuta, come ricordava qualche collega, anche nei momenti difficili. Ecco perché dobbiamo operare affinché la FIAT mantenga le sue radici torinesi, piemontesi ed italiane, e che in tale direzione sviluppi nuove opportunità.

Le contrapposizioni tra le parti, talvolta aspre, lascino il campo alla continuità nelle relazioni industriali e sindacali, alla capacità di produrre e di creare lavoro. In questa direzione il Governo svolga il ruolo di interfaccia stabile tra le istanze di tutela dei lavoratori e la parte datoriale.

Liberi da preconcetti e da posizioni cristallizzate, siamo ben consapevoli che parlare di FIAT significa introdurre il tema, assai delicato, della riforma del mercato del lavoro di cui lei, signora Ministro, si sta occupando. Ma occorre fare attenzione: ricondurre, anche mediaticamente, il tema al solo articolo 18 è un po' come inasprire i toni e dare sponda a posizioni ideologiche. Il vero problema, visti i numeri di cui disponiamo, è un'altro: creare ricchezza, creare opportunità di lavoro, quindi sostenere l'imprenditoria sana che investe.

Il mercato del lavoro ha bisogno di abbandonare la logica della contrapposizione che l'ha sinora caratterizzato. Ha bisogno di modernizzarsi senza, perciò, abbassare il grado di tutela dei lavoratori. Ha bisogno di adottare meccanismi di flessibilità della domanda e dell'offerta, tali da consentire una tendenziale continuità nei rapporti di lavoro e da garantire presidi efficienti in vista della ricollocazione dei lavoratori temporaneamente inoccupati. Ha bisogno di strumenti per coinvolgere più intensamente il lavoratore nella vita aziendale, legando, ad esempio, parte del compenso al contributo dato alla produzione. Ha bisogno, infine, di umanizzarsi per recuperare il carattere sociale che fa del posto di lavoro uno dei mezzi più alti dell'affermazione della dignità umana.

Per tutte queste ragioni, noi siamo contenti che lei sia venuta in Senato così tempestivamente però, devo dire la verità, ripercorrendo quanto detto dal collega Viespoli, anche noi siamo poco contenti della laconicità della sua relazione. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbarbati. Ne ha facoltà.

*SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, anche a nome del Gruppo UDC, SVP e Autonomie, Repubblicani e altri cui appartengo, la voglio ringraziare per la disponibilità, perché in un momento come questo, in cui il suo fronte di azione e il suo impegno sono così vasti, capisco che trovare anche il tempo per dare risposte a tutti è abbastanza arduo.

Al di là delle questioni che hanno sollevato i colleghi, credo di doverle sottolineare che forse la comunicazione poteva essere anche arricchita di una ulteriore dimostrazione della capacità (che lei in questi giorni sta già dimostrando) di analisi dei problemi non solo per trovare soluzioni, ma anche per inquadrarli alla luce di un pensiero e di un progetto che lei e questo Governo certamente avrete rispetto alle politiche del lavoro, alla politica dello sviluppo di questo Paese e alla possibilità di mettere in campo politiche attive che non deprimano ulteriormente il lavoro, come in Italia da molti anni si sta facendo.

Infatti siamo arrivati, soprattutto rispetto alle giovani generazioni, ad un livello intollerabile di precarietà che non possiamo più sopportare. La tensione sociale è sotto le righe e qualche volta sopra le righe. Il problema della FIAT, che lei ha messo in evidenza correttamente - e glielo devo riconoscere - investe comunque un più ampio e grave problema relativo al mondo produttivo italiano: la grande industria, la piccola e media impresa, gli altri settori del terziario e della pubblica amministrazione. Dunque un progetto di sviluppo e di crescita per il Paese, un progetto per le politiche attive del lavoro, signora Ministro, deve unire la capacità tecnica, che sicuramente non vi difetta, alla genialità politica di una riflessione che dia luce alle scelte tecniche.

La mia cultura di appartenenza, quella repubblicana, mi ha portato sempre a fare riferimento, relativamente a questi temi, alla figura storica di Bruno Visentini che non mi permette di esimermi dal dirle che noi, attraverso lui, in determinati momenti di grande difficoltà per il nostro Paese, abbiamo più volte sostenuto la necessità di Governi tecnici, che potessero aiutare l'Italia a passare il guado, ma non mi esime nemmeno dal dirle che, comunque, anche se questo Governo si definisce tecnico a 360 gradi, deve avere, e non può non avere, una lucidità politica rispetto a questi problemi, perché se manca tale lucidità manca la capacità per realizzare un disegno concreto per ricostruire, nel nostro Paese, un sistema industriale e di piccole e medie imprese adatto alle sfide della modernità, alle sfide della globalizzazione e in grado di competere sui mercati. Perché manca la competitività, difetta la capacità produttiva, la capacità di produrre a costi minori e la capacità di vendere nei mercati attraverso un marketing che sappia essere all'altezza delle sfide che dobbiamo affrontare.

Trovo assolutamente corretto quanto lei ha detto relativamente al fatto che non è il Governo che può dire alle imprese ciò che devono fare, né spetta al Governo, come ha fatto in passato, aiutare le imprese stesse a «tirare avanti» perché proprio questo «tirare avanti», nel corso del tempo, ha prodotto i disastri più gravi per il nostro Paese. Per questo è bene che si metta uno stop a uno stile che ha rovinato il mondo produttivo italiano. Ciò che non va più, va rivisto, va chiusa oppure va assolutamente riconvertito su nuovi versanti, nuovi sistemi e nuove capacità che il mondo della ricerca applicata e di progetto dà e deve continuare a poter dare anche intrattenendo un rapporto più stretto con l'università.

Io credo che la sua capacità di affrontare, in questi giorni, un tema così difficile, non debba essere avulsa da una visione politica che ritengo necessaria, perché altrimenti rischiamo di fare delle operazioni che saranno pur corrette o efficaci, magari nell'immediato e settorialmente per determinate questioni, ma poi, a lungo andare, possono provocare grossi cataclismi a livello sociale e una incapacità di sopportazione soprattutto dei livelli più bassi della società.

La questione che lei ha affrontato con determinazione e che ci ha illustrato con convinzione, così come si evinceva dalle sue parole, verrà trattata anche in un incontro con il presidente Monti nel quale, chiaramente, si parlerà anche del futuro. Questo ci fa piacere e in qualche misura ci rassicura, ma a questa speranza, che noi non neghiamo, e al sostegno convinto che diamo a questo Governo, vogliamo siano affiancate anche delle coordinate, delle nuove categorie di pensiero che anche un Governo tecnico non può non possedere per fare l'interesse del Paese. Tali categorie riguardano la cultura, la tecnologia, la formazione.

Un disegno per la riforma del mercato del lavoro non può prescindere dalla capacità di incidere anche nel meccanismo della riconversione industriale delle piccole e medie imprese che imposti il sistema lavoro su nuove basi culturali, su nuove dinamiche, su nuove coordinate mentali e tecnologiche. Altrimenti saremo completamente fuori da quella ripresa mondiale che lentamente si sta facendo strada e che vede già gli Stati Uniti avanzare giorno dopo giorno con notizie positive e che ancora l'Italia non riesce a vedere perché è ancora purtroppo dentro il tunnel.

Crediamo nella attività del Governo, nella sua attività, signora Ministro, e nella sua capacità di comprendere che anche il dato tecnico, ancorché efficace e decisivo in un momento in cui bisogna dare uno stacco rispetto al passato, ha bisogno di una lucidità politica sulla quale richiamiamo la sua sensibilità e quella del presidente Monti.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mazzatorta. Ne ha facoltà.

MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Ministro, sarà la natura tecnocratica di questo Governo o le sue origini piemontesi, signora Ministro, ma mi trovo sempre in difficoltà a valutare le sue comunicazioni.

Mi sono trovato in difficoltà ieri, quando lei è venuta in Commissione lavoro del Senato: tutti ci aspettavamo qualche indicazione sulla riforma del mercato del lavoro, di cui si parla da tre mesi sui mass media e sulla stampa di regime, e ci ha chiesto di non formulare domande. Un Ministro del lavoro si presenta davanti alla Commissione lavoro del Senato della Repubblica e dice: vi do i titoli, i paragrafi di questa riforma, ma evitate di farmi domande.

Stamattina la sua informativa, signora Ministro, è abbastanza imbarazzante, e lo hanno detto esponenti della sua maggioranza, che peraltro hanno disertato in massa l'Aula, segno che probabilmente non nutrono la massima fiducia nelle sue valutazioni sul futuro industriale del Paese.

Le affermazioni sono imbarazzanti, quando si dice che bisogna predisporre un ambiente favorevole per le imprese. Il problema è che, nessuno lo ha detto e ovviamente i giornali di regime tacciono in proposito, ma pochi giorni fa la Banca Mondiale ha pubblicato una classifica dei Paesi che hanno le condizioni migliori per le imprese e noi siamo all'ottantasettesimo posto, dopo la Mongolia, le Bahamas, lo Zambia e l'Albania. Il verdetto è impietoso. Si tratta del rapporto 2012 steso dalla Banca Mondiale in collaborazione con l'International finance corporation, dal titolo «Doing business in a more transparent world».

E mentre qualche anno fa il Partito Democratico di fronte a queste classifiche alzava le mani in segno di sdegno per l'incapacità del Governo precedente di creare le condizioni favorevoli, ora vediamo che con questo Governo Monti, che sta creando illusioni enormi (ci è stato detto che con il decreto liberalizzazioni ci sarà un incremento del 10 per cento del PIL e che con questa futura riforma del mercato del lavoro ci sarà una diminuzione della disoccupazione del 5 per cento), finiamo all'ottantasettesimo posto dopo Bahamas, Zambia, Mongolia ed Albania.

Credo davvero che ciò dimostri che questo Governo dal punto di vista accademico può anche darci qualche lezione, ma dal punto di vista concreto e operativo purtroppo ci dà grandi delusioni.

E quando poi i problemi verranno davvero al pettine, vedremo. Ne vedremo delle belle, vedremo in che modo nelle Aule parlamentari questa riforma che verrà del mercato del lavoro potrà essere affrontata da una maggioranza così anomala.

Per il resto, attendiamo al varco: prima o poi la democrazia tornerà, prima o poi questa sospensione della democrazia cesserà, prima o poi il popolo riprenderà la parola. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nerozzi. Ne ha facoltà.

NEROZZI (PD). Signor Presidente, signora Ministro, capisco che oggi non è la giornata più adatta per svolgere questa informativa, visto che si è nel pieno di una trattativa che noi speriamo si concluda positivamente con tutte le parti sociali. Sottolineo, però, che quanto lei ci ha riferito non è sufficiente. Infatti, sul piano industriale non basta stanziare le risorse, ma occorre verificare quali modelli verranno fatti. Se gli stabilimenti italiani servono solo per il riassemblaggio e per modelli già usciti, e magari importati dalla Polonia, allora l'affermazione, non della stampa, ma di Marchionne in relazione ai tre stabilimenti diventa realtà. Allo stesso modo, l'affermazione di ieri secondo cui la direzione è una specie di globetrotter che va un giorno qua e un giorno là, un giorno su e un giorno giù non ci può soddisfare rispetto - per esempio - al ruolo che ha Torino per la storia, non solo della FIAT, ma del nostro Paese.

Se la FIAT sta perdendo mercato in Europa, come sta accadendo, allora qual è la scelta? La scelta è quella di uscire dall'Europa come luogo dominante di una parte della propria produzione? Se è questa, non può non interessare il Governo una scelta di questo genere, perché è una scelta strategica.

Anche la scelta di chiudere l'Irisbus è strategica perché, se noi scegliamo una società ecodisponibile e non abbiamo più luoghi in cui si producono strumenti avanzati nella mobilità pubblica, questa scelta non è solo industriale. Se la Volkswagen investe tre quarti dei propri utili e produce nuovi modelli diventando (come sta accadendo) il primo gruppo mondiale, quello è un modello a cui anche il Governo dovrebbe ispirarsi.

Infatti, il Governo deve avere una politica industriale (so che questo non rientra tra le sue competenze e quindi comprendo la sua difficoltà oggettiva).

Si tratta di un tema molto importante rispetto ai destini del nostro Paese ed anche rispetto alle riforme che si stanno avviando. Infatti, anche le buone riforme rischiano di fallire senza adeguate politiche economiche e industriali.

Pensando alla qualità, cito l'esempio (anche se riguarda pochi lavoratori) della Maserati che va via dal suo humus e viene messa da un'altra parte: tutte le volte che ciò è stato fatto, la Maserati è fallita perché tale azienda vive vicino alla Ferrari e vicino a un settore artigianale di grande importanza. Allora, anche questo elemento andrebbe considerato in un disegno più generale.

Per quanto riguarda il suo Ministero e il suo ruolo specifico, sottolineo che quando un sindacato non può più entrare in fabbrica, quando tre operai vengono -come è successo a Melfi - reintegrati dal giudice ma poi non accade niente, quando - come avviene a Pomigliano d'Arco - le operaie iscritte al sindacato sono le ultime e poi non vengono riassunte (non parlo solo di operai, ma soprattutto di operaie), quando sempre nello stabilimento di Pomigliano la maternità è esclusa, quando ancora a Pomigliano e, se non erro, anche ad Avellino i lavoratori che sbagliano il pezzo devono giustificarsi davanti agli altri, come accade solo in Cina (e non mi pare che quel Paese rappresenti il massimo della democrazia), ebbene c'è qualcosa che non funziona.

Lei ha detto poi che ne parleremo nella trattativa. Io non voglio suggerirle le soluzioni, ma farle notare che esistono un accordo sottoscritto il 28 giugno dell'anno scorso fra CGIL, CISL e UIL e altri strumenti, come l'articolo 19. Le decisioni le dovrà prendere lei insieme alle parti sociali, ma questo vulnus alla democrazia deve essere ricomposto.

Termino citando due illustri parlamentari, l'onorevole Giuseppe Di Vittorio e Carlo Donat-Cattin, che nel 1956, l'uno, e nel 1960, l'altro, proprio su casi riferiti alla FIAT analoghi a questo, sostennero che se anche in un piccola fabbrica, anche in un solo luogo la democrazia è alterata e la dignità della persona è colpita questo riguarda tutto il Paese, quindi noi ed il Governo. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Giai).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Colleghi, è presente in Aula una delegazione dell'Istituto scolastico paritario «Paola Di Rosa» di Lonato del Garda, in provincia di Brescia, cui rivolgo il saluto dell'Assemblea. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa
del Ministro del lavoro e delle politiche sociali
(ore 10,30)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sacconi. Ne ha facoltà.

SACCONI (PdL). Signor Presidente, signora Ministro, esprimo un sincero apprezzamento per il modo con cui lei ha voluto esporre all'Aula le considerazioni del Governo in ordine alla vicenda FIAT, alle prospettive di ulteriore sviluppo, quali ci auguriamo, del gruppo.

Ho cioè apprezzato sinceramente il metodo che ella ha proposto a quest'Aula per quanto riguarda i rapporti tra il Governo e un grande gruppo industriale come FIAT, sottolineando cioè come il compito del Governo consista nel creare un contesto favorevole a che si esprimano compiutamente le capacità imprenditoriali, e quindi ricordandoci che evocare le politiche industriali non può significare riproporre illusori orientamenti pubblici rispetto a quella funzione imprenditoriale che è e deve essere esclusivamente dei soggetti che la realizzano, nel doveroso rapporto con i molti stakeholder, a partire dai lavoratori, e dagli azionisti, per altro verso.

Quindi il Governo ha una funzione importante, quella di creare le condizioni più favorevoli a che - dicevo - si esprimano le capacità imprenditoriali che invero in questa vicenda non devono essere sottovalutate perché (me lo ricordava poco fa un attento lettore delle esperienze industriali come il collega Castro), mentre la vicenda Daimler-Chrysler viene ricordata con una parola italiana anche in sede internazionale che è «fiasco», invece la vicenda della fusione tra Chrysler e FIAT, posto che per FIAT tutti sottolineammo l'impossibilità dello stand alone, della impossibilità cioè di rimanere sola nel contesto di un mercato sempre più competitivo, questa fusione è stata un caso di scuola positivo, e nel rapporto fra i due grandi soggetti che si sono progressivamente integrati dominante è stata FIAT. Lo è stata sotto diversi punti di vista: non solo da un punto di vista dell'assetto societario, ma anche delle capacità manageriali e delle stesse capacità progettuali. In fondo, la stessa integrazione transatlantica dei mercati dell'auto, quale di fatto si è prodotta, avviene con riguardo allo sviluppo di quella vettura compatta, a basso consumo, ad alte prestazioni, di buon design per la quale l'esperienza italiana costituisce un riferimento ancora nel mercato globale.

È a queste caratteristiche dell'auto che noi dobbiamo ancora guardare, sostenendo attività di ricerca, di innovazione, di formazione di competenze, perché questo tipo di prodotto, che tanto corrisponde all'esperienza e alla storia italiana, possa ancora vedere, quali adeguati protagonisti, i soggetti radicati nel nostro territorio e nella nostra esperienza.

Quindi, dialogo costante, quale annunciato anche attraverso il Presidente del Consiglio, con questo interlocutore multinazionale per il quale chiediamo conferme non solo sugli investimenti programmati ma su quelli che potrebbero determinarsi in condizioni migliori di mercato rispetto a quelle che in questo momento si stanno purtroppo verificando nel mondo.

Per altro verso, l'auspicio è l'impegno politico a che evolvano ulteriormente le relazioni industriali quali si sono prodotte nel corso delle intense vicende che hanno riguardato, in particolare, gli stabilimenti di Pomigliano, di Mirafiori e di Grugliasco, ma anche, in fondo, riguardanti gli altri stabilimenti per i quali assicurazioni sono state date circa la loro continuità produttiva. Mi riferisco a relazioni industriali che sono state a tal punto intense da avere previsto lo strumento referendario anche in termini non coerenti con il recente accordo interconfederale. Infatti, l'accordo interconfederale non richiederebbe il referendum ove la maggioranza della RSU si sia espressa in favore delle soluzioni ipotizzate. In quei casi, invece, è previsto lo strumento referendario anche nel caso di Grugliasco, ove è dominante l'organizzazione che, complessivamente, ha contestato le politiche di FIAT, per un verso, ma anche delle altre organizzazioni sindacali, per l'altro verso.

Posti di fronte alla concretezza del loro futuro occupazionale, i lavoratori FIOM di Grugliasco hanno dato quel consenso che conosciamo per la nuova vettura Maserati, che lì dovrebbe essere prodotta. Questa ulteriore evoluzione delle relazioni industriali, a nostro avviso, può ragionevolmente svolgersi in senso comunitario.

Lei viene dalla terra - ha avuto modo di ricordarlo ieri - nella quale vi è stata una grande esperienza industriale, prima che purtroppo quel territorio fosse desertificato da cattive esperienze imprenditoriali. Mi riferisco ai bei tempi dell'esperienza denominata «Comunità» e guidata da Adriano Olivetti.

Questa idea dell'impresa come comunità deve essere ulteriormente sviluppata nel solco delle relazioni industriali di questi mesi. È un'idea che si sostanzia attraverso sempre più intensi accordi aziendali, che colleghino il salario dei lavoratori ai risultati dell'impresa.

Vorrei ricordare il caso della Volkswagen dei giorni scorsi. I lavoratori hanno partecipato dell'autoriduzione del salario nei momenti difficili, ma poi l'altro anno hanno ricevuto un premio di 4.000 euro e quest'anno di 7.500 euro, a fronte di risultati ottenuti. Comunità, quindi, significa distribuire le fatiche, ma anche i risultati quando questi si determinano in quanto conseguenze di quelle fatiche. E i lavoratori devono partecipare non solo del rischio d'impresa per i suoi profili negativi, ma anche del rischio d'impresa per i suoi profili positivi, quando questi si determinano grazie al loro determinante impegno.

Insieme a ciò, occorrono altre intese che possano sempre più rafforzare la condizione del lavoratore, come intese comunitarie si vanno via via producendo in molte aziende del nostro Paese, che riguardino non solo i lavoratori, ma anche le loro famiglie, i loro figli, il percorso educativo che accordi comunitari possono sostenere, il carrello della spesa per sostenere il potere d'acquisto dei lavoratori e, ovviamente, una maggiore partecipazione.

Noi abbiamo una cultura partecipativa. Siamo stati e siamo, anche in questi giorni, portatori, insieme ai colleghi di altri Gruppi, anche di una regolazione quanto più favorevole alla libera e responsabile logica partecipativa.

Ebbene, credo che le relazioni industriali del gruppo FIAT possano davvero dimostrarci come l'azienda che è stata simbolo del conflitto di classe del Novecento ideologico, durato troppo a lungo nel nostro Paese, possa al contrario diventare simbolo di relazioni cooperative, partecipative, comunitarie. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, che ringrazio per la disponibilità.

Discussione dei disegni di legge:

(1843) Deputato FEDI ed altri. - Modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in materia di diritti e prerogative sindacali di particolari categorie di personale del Ministero degli affari esteri (Approvato dalla Camera dei deputati)

(978) GIAI. - Nuove disposizioni in materia di personale assunto localmente dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti italiani di cultura all'estero

(Relazione orale) (ore 10,39)

Approvazione del disegno di legge n. 1843

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 1843, già approvato dalla Camera dei deputati, e 978.

Ilrelatore, senatore Bettamio, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, colleghi, il disegno di legge n. 1843, assunto quale testo base e già approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati in sede legislativa, introduce alcune modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, al fine di riconoscere specifici diritti e prerogative sindacali a determinate categorie di personale dipendente del Ministero degli affari esteri.

Il disegno di legge è volto a permettere a un numero elevato di lavoratori del Ministero degli affari esteri, circa 1.200, assunto con contratto regolato dalla legge dello Stato estero di residenza, di partecipare all'elezione delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU). L'Agenzia per la rappresentanza delle pubbliche amministrazioni (ARAN) ha stabilito infatti che solo i destinatari del contratto collettivo nazionale di lavoro abbiano la facoltà di partecipare alle elezioni delle RSU. Ciò esclude dal diritto di voto per le RSU il personale in servizio presso le sedi diplomatiche e consolari all'estero.

In particolare, l'articolo 1 del disegno di legge aggiunge il comma 3-bis all'articolo 42 del decreto legislativo n. 165, al fine di garantire la partecipazione del personale in servizio presso le sedi diplomatiche e consolari, nonché presso gli istituti italiani di cultura all'estero, ancorché assunto con contratto regolato dalla legge locale, ai fini dell'elezione delle rappresentanze sindacali unitarie. Viene in tal modo garantito anche il calcolo della rappresentatività sindacale, nell'ambito dell'esercizio di voto attivo e passivo delle rappresentanze sindacali per gli impiegati sottoposti a «legge locale». L'articolo 1 è molto tecnico, ma purtroppo sono obbligato a fare riferimento a queste tecnicità.

L'articolo 2 del disegno di legge aggiunge l'articolo 50-bis al decreto legislativo n. 165, al fine di prevedere l'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 50, riguardante la disciplina dell'aspettativa e dei permessi sindacali anche nei confronti del personale in servizio presso le rappresentanze diplomatiche e consolari all'estero.

La 3a Commissione ha approvato il disegno di legge n. 1843 senza modifiche. La Commissione bilancio ha espresso un parere non ostativo sui profili di copertura finanziaria considerando che l'attuazione del disegno di legge avvenisse nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili, e che l'estensione al personale assunto con contratto regolato dalla legge locale fosse strettamente limitata alle finalità sindacali prospettate dalla legge. Quindi, non ci sono spese supplementari.

In seguito alla nota fatta pervenire dai sindacati confederali del comparto esteri, con la quale si rappresentava l'esigenza che la materia non venisse affidata ad un intervento normativo, è stato chiesto all'Assemblea, e disposto dalla stessa il 26 gennaio del 2011, un rinvio in Commissione, al fine di garantire un'ulteriore riflessione. Dopo un approfondito esame, anche in sede di Comitato ristretto, con l'audizione informale dei sindacati confederali del comparto esteri, la Commissione ha stabilito di confermare nuovamente il mandato a riferire all'Assemblea sul provvedimento. Il Comitato ristretto ha poi espresso una serie di considerazioni, che hanno portato alla presentazione di alcuni emendamenti, che esamineremo più tardi, al disegno di legge in esame.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Micheloni. Ne ha facoltà.

MICHELONI (PD). Signor Presidente, colleghe e colleghi, oggi abbiamo sul tavolo un tema, non voglio neanche chiamarlo problema, sul quale purtroppo discutiamo da dieci anni e che vorrei riportare alla vera dimensione.

Qui si tratta di riconoscere il diritto di partecipazione alle rappresentanze sindacali di base dei lavoratori a contratto che prestano servizio nella nostra rete consolare e diplomatica e negli istituti di cultura all'estero. Il collega Bettamio ha messo in evidenza che questi contratti sono regolati dalla legge locale. Questo è sicuramente vero, ma non è tutta la verità, perché i nostri contratti rispettano la legge locale solo nelle norme generali, come ad esempio, in Francia, sulle ore lavorative della settimana. Per qualsiasi altro tema e altro problema i sindacati locali e le leggi locali non sono operativi ed efficienti all'interno della nostra rete consolare e diplomatica e nei nostri istituti di cultura. Noi per fortuna abbiamo dei consoli generali e degli ambasciatori molto educati e molto bravi in diplomazia, che spesso ricevono i sindacati dei Paesi in cui si trovano questi nostri dipendenti - sono dipendenti dello Stato italiano - ma in genere offrono loro un buon caffè italiano e il tema è chiuso lì, perché, giustamente, ci troviamo in territorio italiano.

Ricordo che quando siamo arrivati qui come parlamentari eletti all'estero nel 2006 pensavamo di risolvere questo problema semplicemente con un emendamento alla finanziaria. Abbiamo quindi presentato ingenuamente alcune proposte senza capire subito perché non andassero in porto. Quando si è capito il tenore del problema, i colleghi Fedi, Bucchino, Di Biagio e altri alla Camera hanno presentato una proposta di legge. Il fine appare naturale e, lo vorrei dire agli amici che qui si occupano di lavoro, appare ancora più naturale ad un italiano all'estero che, per conquistare spazi nei sindacati locali ha lottato per anni e anni. Per noi è dunque ancora più evidente la necessità di riconoscere semplicemente il diritto di partecipare all'elezione delle RSU. Non stiamo parlando di altro in questo disegno di legge. I colleghi alla Camera hanno lavorato due anni su questo testo, composto da due articoli e che il relatore ci ha illustrato, che parla unicamente, ripeto e lo ripeterò fino alla conclusione dell'intervento, del diritto di partecipare all'elezione delle RSU.

Questo testo alla Camera è stato approvato all'unanimità, in sede legislativa, nella Commissione affari esteri. È arrivato poi qui in Senato, dove è all'esame della omologa Commissione da oltre un anno, bloccato da interessi esterni a questo ramo del Parlamento, che hanno esercitato pressioni tali da spingere oggi il relatore, che aveva ricevuto mandato a riferire favorevolmente su questo testo, a portare qui oggi un provvedimento emendato.

Nessuno di noi purtroppo è nato ieri mattina - siamo un po' tutti anziani, in Senato - ed è evidente che qualsiasi virgola che noi cambiamo a questo testo vuol dire semplicemente affossarlo: non c'è nessun miglioramento possibile, perché qui si riconosce solo il diritto al voto per la rappresentanza sindacale. Al contrario, gli emendamenti che sono stati presentati inventano qualcosa di non molto chiaro, di non ben specificato parlando di rappresentanza sindacale nel luogo di lavoro, senza dire con quali funzioni, con quale ruolo e con quali poteri.

In questo momento, dunque, caro signor Sottosegretario - lo dico anche a lei - in cui i suoi colleghi stanno lavorando alla riforma del lavoro ed in cui noi stiamo lavorando per la semplificazione dello Stato e delle nostre organizzazioni, con questi emendamenti si tenta di inventare una nuova figura, che non esiste e che non ha alcuna funzione.

Il tentativo è allora chiaramente quello di rimandare alla Camera questo disegno di legge e di affossarlo definitivamente.

Voglio ricordare che stiamo parlando di circa 1.200 lavoratori dipendenti dello Stato italiano, che danno servizi all'estero. Qualsiasi intervento di revisione della spesa e di una riforma vera del Ministero degli affari esteri porterà a ridurre il personale di ruolo mandato da Roma nella nostra rete all'estero e ad aumentare la quota di contrattisti, perché è l'unica strada che l'economia ci permetterà di percorrere per garantire la nostra presenza nel mondo. Tuttavia, anche una volta che questa strada sarà stata percorsa, al massimo parleremo di circa 2.000 persone, perché di questo si tratta.

Ed è qui che interviene l'azione incredibile da parte delle corporazioni organizzate del personale di ruolo del Ministro degli affari esteri, che hanno fatto le pressioni necessarie per affossare questa iniziativa dei colleghi della Camera.

In conclusione - l'ora è quella che è, per cui non voglio dilungarmi troppo - chiedo ai presentatori degli emendamenti di ritirarli e di approvare semplicemente il testo che i colleghi della Camera, dopo due anni di lavoro, hanno approvato all'unanimità. Credo che questo sarebbe un segno di coerenza di questo ramo del Parlamento nei confronti di temi ben più ampi ed importanti che il Governo sta affrontando.

Caro relatore, se oggi noi non siamo in grado di rispondere a delle corporazioni su 1.000 e 2.000 lavoratori - tanti saranno un giorno - mi chiedo come questo Governo e questo Parlamento saranno in grado di affrontare veramente gli effetti della revisione della spesa, della riforma del Ministero degli affari esteri o, ancora di più, la riforma del mercato del lavoro, che sta interessando tutta la politica, tutto il Paese e tutti i lavoratori di questo Paese.

Non sono un esperto di queste cose, ma qui ho palpato la differenza tra corporazione e sindacati. Questa battaglia avrebbe dovuto portarla avanti quello che io chiamo un sindacato; le proposte emendative, le opposizioni e i tentativi di affossamento rappresentano quello che io definisco corporazione. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Giai).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Randazzo. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, a prima vista il disegno di legge n. 1843 in esame potrebbe sembrare ad alcuni colleghi - specie a quelli che non hanno molta dimestichezza, né con i meccanismi interni al funzionamento del Ministero degli affari esteri, né con la realtà, le operazioni e le sfide quotidiane della rete diplomatica e consolare nel mondo - qualcosa di vago, di accademico, di marginale, di scarsa importanza nel contesto politico e istituzionale nazionale.

Invece, ci troviamo di fronte ad un provvedimento di notevole incidenza e significato morale, sociale, politico e legislativo, un provvedimento che, prima di approdare in quest'Aula, è stato - come già ricordato - a conclusione di un lunghissimo e travagliatissimo iter, licenziato con esemplare determinazione dalla Camera dei deputati, e più precisamente dalla Commissione di merito in sede legislativa.

Già la titolazione stessa del disegno di legge indica in sintesi e con chiarezza la natura e l'essenza del provvedimento, come il relatore ci ha detto pochi minuti fa: «Modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in materia di diritti e prerogative sindacali di particolari categorie di personale del Ministero degli affari esteri».

Dall'articolato del testo si capisce subito che le "particolari categorie" di cui al titolo si riferiscono esclusivamente ai dipendenti di ambasciate, consolati e istituti italiani di cultura assunti con contratto all'estero, in base alle leggi locali del lavoro.

Ebbene, questi contrattisti, il cui numero si aggira intorno alle 1.600-1.700 unità ed è in costante prevedibile aumento per le note esigenze economiche dell'amministrazione dello Stato, non hanno goduto finora - e non godono ancora - del più elementare diritto di rappresentanza e tutela sindacale dei colleghi di ruolo, inviati da Roma ad ingenti costi, al cui fianco quotidianamente lavorano a parità di mansioni e responsabilità e con stipendi inferiori.

Vengono trattati - loro, italiani di nascita o di seconda e terza generazione, elementi di apprezzabile professionalità, specie per quanto riguarda il bilinguismo e la conoscenza delle leggi locali - come dipendenti pubblici di seconda categoria, una specie di "serie B".

Ora, l'articolo 1 di questo semplice quanto delicato disegno di legge, dopo il comma 3 dell' articolo 42 del vigente decreto legislativo n. 165 del 2001, come abbiamo appreso dal relatore, propone l'inserimento di un comma 3-bis così concepito: «Ai fini della costituzione degli organismi di cui al comma 3, è garantita la partecipazione del personale in servizio presso le rappresentanze diplomatiche e consolari nonché presso gli istituti italiani di cultura all'estero, ancorché assunto con contratto regolato dalla legge locale. Di quanto previsto dal presente comma si tiene conto ai fini del calcolo della rappresentatività sindacale ai sensi dell'articolo 43».

Con l'articolo 2 della proposta si specifica ulteriormente che le disposizioni si applicano anche al personale in servizio, ancorché assunto con contratto regolato dalla legge locale.

Tutto qui, come ha già detto il collega Micheloni. Nulla di straordinario. Nulla di eccezionale. Nulla che possa mettere in allarme diplomatici di carriera e funzionari di ruolo per la tenuta del posto occupato. È una semplice misura di giustizia, di democrazia, di dignità, finora negata a lavoratori e lavoratrici indispensabili per l'operatività degli uffici italiani all'estero.

In queste situazioni bisogna tener presenti almeno due punti essenziali. Con la negazione di uno dei diritti elementari, quale la partecipazione libera, la rappresentatività e la tutela sindacale, si viola l'articolo 3 della nostra Costituzione, che, tra l'altro, recita testualmente: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, (...) impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Non può esserci dubbio che in quella organizzazione sociale figurata dai padri costituenti sia incluso anche e soprattutto il concetto di sindacato.

L'altro punto da tener presente - uno degli aspetti di fondo della questione - è che il lavoratore, il contrattista, assunto all'estero rappresenta una risposta alle esigenze di ridurre la spesa pubblica senza necessità di chiudere consolati e istituti di cultura, nonché una risposta anche a talune delle gravi problematiche della tanta strombazzata, ma ancora invisibile razionalizzazione della rete consolare. Questo provvedimento non solo non comporta oneri finanziari aggiuntivi, ma contribuisce, anche se in modesta misura, alla sempre invocata riduzione della spesa pubblica.

Pertanto, stiamo attenti: ritoccare anche minimamente il testo di questo disegno di legge significherebbe, come già è stato detto, rimandare il provvedimento alla Camera e porterebbe, nelle oggettive circostanze attuali, al suo immancabile insabbiamento per questa legislatura, un malinconico destino per uno dei pochissimi disegni di legge d'iniziativa parlamentare di tutta la legislatura. Sulla scia della prova di responsabilità e sensibilità della Camera dei deputati nell'approvare questo disegno di legge in sede legislativa della Commissione di merito, e non potendo più sperare in questa Camera in un'analoga approvazione in Commissione in sede deliberante, è secondo me auspicabile che il Senato compia l'utile gesto di un'approvazione senza emendamenti e senza fronzoli in quest'Aula. Le migliaia di contrattisti di oggi e di domani, i cinque milioni di cittadini italiani e i 60 milioni di oriundi italiani nel mondo ce ne saranno grati, e anche i contribuenti in Italia lo saranno, per le economie di spesa pubblica che si possono realizzare. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signor Presidente, colleghi, onorevoli membri del Governo, il provvedimento in esame modifica il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante «Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche» al fine di riconoscere al personale assunto con contratto regolato dalla legge locale e in servizio presso le sedi diplomatiche e consolari, oltre che presso gli istituti italiani di cultura all'estero, il diritto a partecipare alle rappresentanze sindacali unitarie e quello alle aspettative e ai permessi sindacali. Come tutti sanno, i circa 1.200 lavoratori del Ministero degli affari esteri, sia cittadini italiani che stranieri, il cui rapporto di lavoro è regolato dalla legge del Paese straniero in cui si trova la rappresentanza diplomatica o consolare o l'istituto italiano di cultura presso cui lavorano, non hanno la facoltà di esercitare liberamente i loro diritti sindacali. Non essendo destinatari della contrattazione collettiva, tali lavoratori sono, infatti, esclusi dalla partecipazione alle elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie.

Secondo la relazione illustrativa del provvedimento di cui oggi discutiamo, tale grave discriminazione è in stridente contrasto con i princìpi costituzionali (articolo 3 della Costituzione) e con i principi comunitari in quanto non tiene conto dello spirito di diverse norme di leggi con le quali il legislatore aveva e ha inteso garantire la partecipazione di tutti i lavoratori alle consultazioni per le RSU.

Occorre ricordare infatti che, ai sensi dell'articolo 93 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 5 gennaio 1967, recante «Ordinamento dell'Amministrazione degli affari esteri», il personale del Ministero degli affari esteri è costituito, oltre che dalla carriera diplomatica, dalla dirigenza e dal personale delle aree funzionali, anche dagli impiegati a contratto in servizio presso le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari e gli istituti italiani di cultura.

Tuttavia, l'articolo 1 interviene sull'articolo 42 del decreto legislativo n. 165 del 2001, che disciplina i diritti e le prerogative sindacali nei luoghi di lavoro, aggiungendovi il nuovo comma 3-bis. Questo nuovo comma stabilisce, al primo periodo, che, ai fini della costituzione delle RSU, è garantita la partecipazione del personale in servizio presso le rappresentanze diplomatiche e consolari, nonché presso gli istituti italiani di cultura all'estero, assunto con contratto regolato dalla legge locale. Il secondo periodo, aggiunto dalla Camera dei deputati, stabilisce che di quanto previsto dal nuovo comma si deve tener conto ai fini del calcolo della rappresentatività sindacale, ai sensi dell'articolo 43 del decreto legislativo n. 165 del 2001.

La scelta di modificare il decreto legislativo n. 165 del 2001, che contiene norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, è stata oggetto di un'osservazione da parte della Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati. Questa osservazione è stata fatta propria dal mio Gruppo, il quale - condividendo lo spirito primario della discussione, ovvero l'estensione del diritto a tutti i lavoratori del Ministero degli affari esteri - ha deciso di presentare l'emendamento 1.100, che modifica non più il decreto legislativo, ma il decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967. Oltre a ritenere più appropriata le sede della modifica legislativa, si è provveduto anche a riferirsi esplicitamente agli articoli di norme già vigenti ai quali collegare la stessa. Il tutto, signor Presidente, rappresenta peraltro, da quanto ci è consentito di sapere, un punto di sintesi tra ì sindacati confederali e le rappresentanze di base.

Per questi motivi, seppur in assenza di un consenso unanime (il collega Pedica infatti non condivide), l'Italia dei Valori non ritirerà il proprio emendamento, anche se la qualità della normazione alla quale andremmo incontro nel caso in cui il nostro emendamento fosse respinto non sarebbe di certo eccelsa. Tuttavia, lo dico chiaramente, voteremo comunque e convintamente a favore del disegno di legge che oggi stiamo discutendo. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ichino. Ne ha facoltà.

ICHINO (PD). Signor Presidente, colleghi, il principio di uguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione e il principio di libertà sindacale sancito dal primo comma dell'articolo 39 della Costituzione stessa, segnano un limite molto preciso alla discrezionalità del legislatore ordinario nella regolamentazione dei rapporti sindacali di cui stiamo discutendo. In particolare, vorrei sottolineare come il regime oggi vigente di libertà sindacale si distingua nettamente del regime corporativo previgente, in quanto il regime attuale abroga il cosiddetto inquadramento costitutivo, cioè quella norma in virtù della quale la categoria professionale e sindacale è definita autoritativamente dallo Stato e il contratto collettivo, al pari di qualsiasi altra attività sindacale, deve incanalarsi nell'alveo così precostituito. La norma costituzionale ha rovesciato quel rapporto tra categoria sindacale e contratto, stabilendo che è il contratto e solo il contratto, preceduto dal libero aggregarsi dei lavoratori e dall'attività che ne consegue, a istituire la categoria sindacale.

Tanto basta per escludere che il legislatore ordinario possa intervenire autoritativamente per precostituire una categoria a sé stante di lavoratori dipendenti delle ambasciate italiane all'estero, distinta da un'altra categoria precostituita ancora per legge.

Diverse norme europee e internazionali, ratificate dall'Italia, vietano qualsiasi differenza di trattamento disposta dall'ordinamento nazionale tra lavoratori regolari, fondata sulla loro nazionalità, sulla loro residenza o sulla loro origine nazionale.

Tra queste norme sovranazionali segnalo, in particolare, la Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) n. 143 del 1975, ratificata dall'Italia nel 1981, la quale, nella sua seconda parte, vincola gli Stati aderenti a «promuovere e garantire la parità di opportunità e di trattamento», sotto ogni aspetto, in favore dei lavoratori stranieri. A maggior ragione, tale principio deve applicarsi ovviamente a cittadini italiani residenti all'estero, in funzione della loro partecipazione all'elezione di rappresentanze sindacali relative alle sedi estere delle nostre ambasciate.

C'è, poi, l'articolo 39 del Trattato dell'Unione europea, che vieta qualsiasi discriminazione fondata sulla nazionalità, origine o residenza dei lavoratori degli Stati membri per quanto riguarda l'impiego, la retribuzione o le altre condizioni di lavoro, ed è pacifico, nella giurisprudenza della Corte di giustizia europea, che tra le condizioni di lavoro vi siano anche le libertà sindacali.

Lo stesso principio è ribadito, sia pure in forma meno incisiva, dagli articoli 1, 2 e 3 della Carta sociale europea, che allarga l'area di applicazione di questo principio a tutti i Paesi aderenti.

È dunque evidente, a mio avviso, l'illiceità, nell'ambito dell'ordinamento internazionale e ancor più di quello europeo, di una differenza di trattamento motivata esclusivamente dalla dislocazione della residenza del lavoratore o della prestazione di lavoro in località estera piuttosto che sul territorio nazionale.

Se questi sono i princìpi generali e i vincoli cui la legislazione ordinaria deve fare riferimento, per un verso il disegno di legge oggi in esame, approvato dalla Camera dei deputati, appare come un atto dovuto: esso, infatti, non fa altro che applicare il principio di parità di trattamento sul piano dei diritti sindacali nei confronti di lavoratori che operano, in virtù di un rapporto di lavoro regolare, alle dipendenze delle ambasciate italiane all'estero.

Per altro verso, mi sembra errato il parere espresso dall'11a Commissione del Senato, nel quale sostanzialmente viene proposta una sorta di riedizione del regime precostituzionale dell'inquadramento costitutivo. Si sostiene, cioè, che ai fini sindacali e della contrattazione collettiva sarebbe la legge italiana stessa a definire a priori le categorie entro le quali dovrebbero svolgersi l'attività sindacale e la contrattazione collettiva del personale delle ambasciate residenti all'estero, vietando aggregazioni diverse.

Questa conclusione non muta per il fatto che una parte dei rapporti individuali di lavoro dei dipendenti delle nostre ambasciate sia per molti aspetti disciplinata dalla legge del Paese straniero, che viene in tal modo recepita dal nostro ordinamento nazionale. Qui, infatti, stiamo discutendo di un aspetto di quei rapporti di lavoro che, invece, la legge italiana intende disciplinare direttamente, cioè l'esercizio dei diritti sindacali in seno alle nostre ambasciate, con riferimento a tutti i dipendenti delle ambasciate stesse. Nella misura in cui la legge italiana interviene, essa deve rispettare il principio costituzionale di cui ho parlato e i principi di diritto internazionale che pure ho menzionato.

Aggiungo, infine, che entrambi i principi menzionati devono intendersi come facenti parte del cosiddetto ordine pubblico internazionale, il quale impedirebbe la ricezione nel nostro ordinamento di disposizioni provenienti da legislazioni straniere contrastanti con i principi stessi. Donde un'ulteriore conferma dell'applicabilità a tutti i dipendenti delle nostre ambasciate del principio di libertà sindacale e, in particolare, della libertà di aggregazione, di rappresentanza e di contrattazione collettiva.

Ancora una volta, quindi, si pone la necessità che questo disegno di legge venga approvato nel testo che è stato già approvato dalla Camera dei deputati. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Giai).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Davico. Ne ha facoltà.

DAVICO (LNP). Signor Presidente, intervengo brevemente per ribadire che il mio Gruppo si manterrà coerente con il profilo tenuto durante l'esame di questo provvedimento nell'altro ramo del Parlamento. Ricordo che alla Camera questo testo è stato approvato con un'ampia maggioranza, tanto che è stato chiesto e ottenuto di svolgerne l'esame in sede legislativa, con l'accordo unanime di tutti i Gruppi, anche per procedere più celermente all'approvazione e rendere anche più significativa l'efficacia del provvedimento stesso. Dispiace che lo sforzo dei colleghi della Camera sia stato in parte vanificato dai quasi tre anni di attesa intercorsi fino al momento in cui tale testo è stato incardinato e inserito nei lavori del Senato.

Per quanto riguarda il contenuto del disegno di legge al nostro esame, non possiamo che riconoscere come dovuta e doverosa l'estensione delle norme sindacali acquisite nel nostro ordinamento anche a chi, seppur con contratti basati sul diritto locale, lavora presso le nostre rappresentanze a fianco del nostro personale diplomatico. Infatti dobbiamo soprattutto cercare di tutelare la posizione di tali lavoratori in quei Paesi dove simili tutele magari non esistono o non sono avanzate come in Italia.

Pertanto, preannuncio la conferma del voto favorevole da parte del nostro Gruppo al testo in esame, così come ci è pervenuto dalla Camera. (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Giai).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castro. Ne ha facoltà.

CASTRO (PdL). Signor Presidente, signor Sottosegretario, la ringrazio dell'attenzione che mi sta prestando con tanto garbo.

Intervengo nella mia qualità di Capogruppo del Popolo della Libertà in Commissione lavoro e quindi per un doveroso impegno istituzionale. Come loro ricorderanno, la Commissione lavoro fece registrare un'ampia convergenza intorno ad una mozione di censura dei contenuti di questo provvedimento che poi fu disattesa dal successivo dibattito. Parlavo di dovere istituzionale, ma adesso potrei parlare persino di un po' di piacere, dato che mi occorre tutte le mattine di essere soavemente svegliato da decine di e-mail scritte da baldi giovanotti che prestano servizio talora a Ouagadougou, talora a Ulan Bator, i quali mi rivolgono i più affettuosi insulti, avendo ben contezza, costoro, che io sia firmatario di un emendamento ostile alla loro tesi. Tra l'altro, signor Sottosegretario, se questo è l'atteggiamento di costoro nei confronti di un decisore pubblico, mi chiedo davvero se sappiano poi rappresentare l'interesse del Paese o delle imprese italiane nelle relazioni diplomatiche. (Applausi dal Gruppo PdL).

Ieri non potevo non sorridere - e guardo gli amici e colleghi Passoni e Nerozzi - per l'ultima accusa che mi è stata rivolta, cioè quella di essere una sorta di ancella della CGIL. Capisco che la mia sia una biografia minima, assolutamente periferica e irrilevante, ma questa non l'aveva mai pensata nessuno. Ancora una volta, signor Sottosegretario, sommessamente e umilmente le dico che se questi giovanotti di Ulan Bator e Ouagadougou studiano i dossier con i quali accompagnano le imprese e le vicende diplomatiche con la stessa cura con la quale accusano me di essere ancillare rispetto alla CGIL, qualche dubbio sull'effettività della loro tenuta professionale mi permetto di nutrirlo. (Applausi dal Gruppo PdL).

Le ragioni che sostiene la Commissione lavoro nella sua dominante componente, che personalmente sostengo convintamente, fanno riferimento al fatto che questa legge, se venisse approvata nella sua attuale versione, realizzerebbe un vulnus irrimediabile dei principi fondativi della rappresentanza sindacale nel nostro sistema. Si tratta di quei medesimi principi recepiti nell'accordo interconfederale del 28 giugno, a sua volta recepito con la manovra straordinaria d'agosto nella nostra legislazione strutturale.

È evidente, infatti, che nella nostra legislazione non è concepibile che la rappresentanza sia estranea al perimetro legale e contrattuale che ne costituisce l'unica fonte di legittimazione. È il principio in base al quale i dipendenti di un'impresa fornitrice o appaltatrice di servizi, ad esempio, non possono essere eletti RSU nella rappresentanza dell'impresa che si avvale della fornitura della ditta di loro provenienza. È assolutamente evidente, insomma, che i dipendenti della mensa o i dipendenti della società che cura le pulizie non possono essere eletti RSU dell'impresa alla quale la loro ditta fornisce un servizio di mensa o di pulizia.

Se si volesse ulteriormente sostenere che invece vale il principio dell'unicità del soggetto dell'impresa, sarebbero decine, anzi, centinaia i casi di siti produttivi nei quali il medesimo gruppo detiene società o divisioni che, occupandosi di business diversi, sono regolate da diversi contratti. La grande impresa di elettrodomestici, pertanto, ha inquadrati insieme nel settore del credito coloro che si occupano del factoring, in quello dei servizi coloro i quali si occupano di distribuzione e in quello metalmeccanico coloro che si occupano di produzione. Nessuno al mondo si è mai sognato che i dipendenti inquadrati nel settore del credito, dato che forniscono servizi di factoring, potessero essere eletti RSU insieme ai produttori di frigoriferi nella catena di montaggio degli stabilimenti di Susegana o Porcia. Se introducessimo tale principio, cadrebbe la sostanza stessa della tradizione giuslavoristica italiana. In un momento in cui il Governo, che tanto autorevolmente lei rappresenta, è impegnato con serietà, dedizione ed intelligenza a riscrivere il sistema delle regole non solo del mercato del lavoro italiano, ma anche delle relazioni industriali che costituiscono un fattore competitivo vettorialmente cruciale per il risanamento e la ripresa del Paese, questa sarebbe una sgrammaticatura, una claudicanza irrimediabile.

Signor Sottosegretario, guardiamo con grande favore al fatto che il Ministero degli affari esteri, nella prospettiva di quelle ragioni di tutela che ben comprendiamo, promuova l'introduzione, attraverso la contrattazione collettiva con le organizzazioni legittimate ad esercitarla, di una piattaforma comune di diritti sindacali minimi che potrebbero sostenere anche quei lavoratori che, essendo inquadrati in contratti locali, discendenti da leggi locali, altrimenti rischierebbero di vedere quel sistema di diritto inadeguatamente rappresentativo di uno standard internazionale che l'Italia riconosce doverosamente proprio. Si tratta, però, di un'attività radicalmente diversa dalla forzatura secondo la quale abusivamente chi è dipendente in base a una legge diversa e a un contratto diverso si troverebbe a rappresentare lavoratori regolati da altre leggi e altri contratti. Francamente, si tratta di un mostruoso OGM, di una creatura malefica e graveolente, di cui davvero non sentiamo bisogno di vedere l'immonda nascita. (Applausi dal Gruppo PdL).

SPADONI URBANI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SPADONI URBANI (PdL). Signor Presidente, signor Sottosegretario, chiedo di poter apporre la mia firma all'emendamento del collega Castro, che poi è il medesimo del collega Tonini e del relatore, perché - senza essere ripetitiva nelle mie valutazioni - posso perfettamente fare mie le parole da lui testé espresse.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

È iscritto a parlare il senatore Tonini. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signor Presidente, rinuncio a intervenire. Lo farò successivamente, in sede di dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore.

BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, il problema ormai è chiaro. Mi ricollego a quanto poc'anzi sottolineato dal collega Castro, ma al riguardo ho parlato a lungo anche con il senatore Micheloni.

In questo caso, non si tratta di negare qualcosa a qualcuno, ma si tratta del fatto che i funzionari italiani che lavorano all'estero presso le ambasciate, i consolati e gli istituti italiani di cultura siano inseriti con tutte le garanzie sindacali nei sindacati locali, anziché nel sindacato nazionale, poiché è là che possono essere tutelati in tutte le loro aspettative. In questo caso, non vi è una mancanza di tutela giuridica né sindacale. D'altra parte, la dichiarazione che Susanna Camusso ha fatto pervenire alla stampa va in questa direzione: noi vogliamo che questi nostri funzionari abbiano le stesse garanzie, le stesse tutele e gli stessi vantaggi che avrebbero con la RSU italiana ma, essendo già tutelati e inseriti in un sindacato nel luogo in cui lavorano, non vi è alcun rischio di...

ICHINO (PD). Non è la legge che può stabilire a quale sindacato appartenere!

BETTAMIO, relatore. Non è la legge? Vediamo. È su questo che non ci troviamo d'accordo, e non soltanto noi, perché io sto leggendo documenti che non sono stati predisposti dalla mia parte politica.

In questo senso sono stati presentati alcuni emendamenti: anche gli emendamenti 1.101, dei senatori Tonini e Marinaro, e 1.102, del senatore Castro, vanno in tale direzione. Sempre in questo senso va anche l'emendamento 1.100, presentato dai senatori Belisario e Pedica, che non identifica una diminuzione delle garanzie per questi lavoratori, ma prevede che tali persone vengano inquadrati nel sindacato del loro Paese.

Questo è quello che attualmente ci divide. Poi, tra breve, esamineremo le singole proposte emendative.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, signore e signori senatori, vorrei sottolineare tre punti a proposito di questo importante ed intenso dibattito.

Innanzitutto, sottolineo (se posso fare un commento) che in 42 anni ho personalmente visitato 83 Paesi in cui abbiamo rappresentanze diplomatiche italiane e devo confermare che il nostro staff locale svolge un ottimo lavoro e quindi merita attenzione. Al riguardo non vi sono dubbi. (Applausi dai Gruppi PD e IdV). Gli ambasciatori vengono e vanno, ma loro rimangono, me compreso, che andavo e partivo.

Ciò detto, mi rendo conto che il dibattito svolto - e mi complimento con il relatore per l'intensità con cui ha voluto portare avanti questo importante argomento - è molto intenso. Da una parte e dall'altra, voi state cercando di individuare una formula, almeno così mi auguro, che sia equa e nello stesso tempo fattibile ed operativa. Pertanto, quando avrete discusso ulteriormente tra voi questo punto, vi prego di arrivare ad una conclusione che tenga presente che non dobbiamo rompere l'armonia che più o meno esiste nell'ambito della Farnesina, tra fuori e dentro, perché alla fine dobbiamo renderla operativa. Sono appena tornato da una missione (che tra breve ripeterò), ma come è a tutti noto abbiamo molti impegni: dobbiamo tenere su il morale dei nostri colleghi, ma nello stesso tempo non dobbiamo produrre una situazione che non sia fattibile dal punto di vista operativo.

Se parliamo di diplomazia, dobbiamo evidenziare che c'è anche la diplomazia operativa. Quindi, troviamo una formula che non sia dilaniante, perché altrimenti alla fine non riusciremo a metterla in pratica, qualunque sia la decisione assunta. Questo è il punto di vista che mi permetto di portare avanti. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e del senatore Gramazio).

PRESIDENTE. Invito la senatrice Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.

MONGIELLO, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo sul testo e parere contrario sugli emendamenti».

PRESIDENTE. Colleghi, prima di passare all'esame degli emendamenti presentati, la Presidenza avverte che tutte le proposte di modifica tendono a sostituire integralmente il testo del disegno di legge in esame mediante una nuova formulazione dell'articolo 1 e la conseguente soppressione dell'articolo 2.

Per questo, un eventuale voto favorevole su uno di tali emendamenti si dovrà considerare equivalente alla votazione dell'intero provvedimento e non si darà corso, pertanto, ad altri voti, intendendosi così approvato il disegno di legge nel suo complesso.

Procediamo all'esame degli articoli del disegno di legge n. 1843.

Passiamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

TONINI (PD). Signor Presidente, annuncio il ritiro dell'emendamento 1.101, recante la mia firma e quella della senatrice Marinaro.

BETTAMIO, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, ho preso atto del ritiro dell'emendamento 1.101 da parte dei suoi presentatori. Lo faccio mio, con una correzione, non di contenuto ma di testo.

L'emendamento recita: «A tutto il personale assunto presso le rappresentanze diplomatiche e consolari e degli Istituti italiani di cultura, con contratto regolato dalla legge locale, è riconosciuto, in relazione alla peculiarità dello specifico rapporto di lavoro ed indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza, il diritto alla rappresentanza sindacale nel luogo di lavoro, con modalità elettorali definite entro e non oltre il 30 settembre 2012». A questo punto io aggiungerei: «con decreto adottato dai Ministeri del lavoro e delle politiche sociali e degli affari esteri». Altrimenti, non si capisce, relativamente alle modalità elettorali definite d'intesa con il Ministero del lavoro, quale sia lo strumento giuridico che permetta questa intesa.

Lo strumento giuridico è un decreto adottato dai Ministeri del lavoro e delle politiche sociali e degli affari esteri. Questa è l'unica modifica che apporto, ed è una modifica meramente redazionale. Per il resto, signor Presidente, faccio mio l'emendamento.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

CASTRO (PdL). Signor Presidente, l'emendamento 1.102 da me sottoscritto è sostanzialmente convergente con quello presentato dal relatore. Dunque, laddove dovesse essere approvato l'emendamento del relatore, io sono pronto al ritiro di quello a mia firma.

Il mio emendamento serve solo a una formulazione particolarmente attenta alle doppie ragioni emerse nel dibattito: da un lato, le ragioni della purezza dei principi fondativi delle relazioni industriali e della rappresentanza nel nostro Paese, e dall'altro l'esigenza che questi preziosi collaboratori del Ministero degli affari esteri possano trovare una adeguata rappresentanza della propria condizione contrattuale senza violare i principi generali.

BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, l'emendamento 1.1, da me presentato, va nel senso che descrivevo nella mia relazione. Il personale assunto con contratto, se lavora nelle sedi all'estero, ha, per il rapporto di lavoro, il diritto della rappresentanza sindacale nel luogo di lavoro.

Ripetiamo ancora che le garanzie e tutto quanto riguarda questo personale devono essere assicurati dalla rappresentanza sindacale del luogo in cui lavora, anziché farli trasferire nel sindacato italiano. È il principio che affermano anche gli emendamenti 1.101 (testo 2) e 1.102.

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

BETTAMIO, relatore. L'emendamento 1.100, presentato dai senatori Belisario e Pedica, afferma che le modalità tramite le quali è riconosciuta al personale una specifica rappresentanza sindacale non devono essere in contrasto con le disposizioni vigenti in materia, ma, poiché appare leggermente modificato, esprimo parere contrario, preferendo la formula contenuta negli emendamenti 1.101, 1.102 e 1.1. (Commenti dal Gruppo IdV).

Esprimo parere favorevole sull'emendamento 1.102 del senatore Castro. Tuttavia, ripeto che, poiché l'emendamento 1.101, presentato e poi ritirato dai senatori Tonini e Marinaro, riassume a mio avviso anche i successivi, l'1.102 e l'1.1, lo faccio mio,, con le modifiche che ho poc'anzi indicato.

CASTRO (PdL). Signor Presidente, dichiaro la mia disponibilità a ritirare l'emendamento 1.102, a fronte della probabile approvazione dell'emendamento 1.101 (testo 2) del relatore.

PRESIDENTE. Senatore Bettamio, a questo punto anche il suo emendamento 1.1 è ritirato.

BETTAMIO, relatore. Sì, signor Presidente, in quanto risulta preferibile l'emendamento 1.101 (testo 2).

DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Vorrei esprimere non tanto un parere, quanto una richiesta. (Proteste dal Gruppo LNP). Vorrei chiedere il rinvio della discussione, perché trovo che in questo caso la situazione sia diventata complicata.

PRESIDENTE. Signor Sottosegretario, lei ha chiesto il rinvio della discussione, ma è comunque chiamato ad esprimere un parere sugli emendamenti: un parere che può essere favorevole o contrario, oppure di rimessione all'Aula.

DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, chiedo il rinvio proprio perché intendo studiare meglio, insieme ai miei colleghi, gli emendamenti in esame. (Commenti dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. Sulla richiesta avanzata dal Sottosegretario, do la parola ad un rappresentante per Gruppo.

GASPARRI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Signor Presidente, il provvedimento ha suscitato varie discussioni e vi sono ancora dubbi su alcuni aspetti legati alla compatibilità di certe norme con il tipo di organizzazione del Ministero degli affari esteri. Il nostro Gruppo ritiene saggio un approfondimento e quindi un differimento dell'esame del provvedimento. Se poi sarà possibile trovare delle soluzioni, ben vengano, altrimenti il provvedimento si concluderà in una delle prossime sedute.

Non nego l'importanza del disegno di legge, ma un suo differimento alla settimana prossima per una maggiore riflessione sulle questioni che lo stesso rappresentante del Governo ha rilevato poc'anzi non credo turbi in alcun modo gli equilibri politici generali. Se poi maturasse un clima di condivisione su taluni aspetti non potrà che essere positivo; altrimenti, il provvedimento verrà posto all'ordine del giorno dell'Aula e si procederà secondo l'iter ordinario.

Credo pertanto che un differimento alla seduta di martedì prossimo potrebbe essere condivisibile, e per tale ragione il nostro Gruppo concorda con la richiesta avanzata dal Sottosegretario.

TONINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signor Presidente, mi duole dirlo al sottosegretario De Mistura, che conosce la stima che ho per lui, ma credo che non serva un ulteriore rinvio, perché a questo punto l'esame di questo testo, dal punto di vista parlamentare, è arcimaturo. Il testo è stato infatti esaminato dalla Camera ed è stato approvato all'unanimità, addirittura in sede legislativa, dalla Commissione esteri, sentiti i pareri di tutte le Commissioni e del Governo di allora, quello presieduto dall'onorevole Berlusconi. Poi è arrivato in Senato ed è stato oggetto di una lunga riflessione della Commissione esteri, che ha raccolto i pareri di tutte le Commissioni. Pareri anche discordi, perché abbiamo sentito il parere, a maggioranza, della Commissione lavoro e il parere della Commissione bilancio, che, per quanto di sua competenza, è stato di segno opposto. Il provvedimento è infine arrivato in Aula. È stato rinviato in Commissione per un supplemento d'istruttoria. Il relatore Bettamio ha costituito un Comitato ristretto, che si è riunito più volte. Abbiamo esaminato tutte le possibilità di compromesso e siamo arrivati fino al punto di presentare questi emendamenti. Alla fine, come sempre avviene in Parlamento, siamo arrivati al nodo. Solo che dopo aver provato in tutti i modi a scioglierlo, va tagliato. Credo sia arrivato il momento di tagliarlo.

Semmai chiederei al Governo di rimettersi all'Aula: questo ci renderebbe tutti più sereni. Arriviamo a risolvere questo problema, approvando o non approvando il testo giunto dalla Camera, che una parte consistente dell'Aula considera il testo giusto da approvare in questo momento.

Ho tutto il rispetto per gli argomenti di dottrina portati dal senatore Castro, ma il senatore Castro credo abbia altrettanto rispetto per gli argomenti di dottrina portati dal collega Ichino, che sono uguali e contrari a quelli da lui sostenuti. Siamo in una terra molto incognita, per certi versi controversa, perché è una situazione molto particolare. Credo sia arrivato il momento di tagliare il nodo, come deve fare un Parlamento, con assoluta serenità. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Giai e Pistorio).

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, anche il nostro Gruppo è contrario, con tutto il rispetto che il sottosegretario De Mistura sa che esso ha per lui, al rinvio. È stato fatto un lungo percorso, dalla Camera ad oggi. Credo non ci sia alcuna necessità per un ulteriore rinvio. Le ragioni le ha già espresse il senatore Tonini e le condividiamo.

PEDICA (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Signor Presidente, anche il Gruppo dell'Italia dei Valori è contrario al rinvio. Mi sembra innaturale che, quando la Camera dei deputati vota in modo unitario, noi dobbiamo fermare la volontà di andare avanti. Non ci dobbiamo fermare. Dobbiamo rispettare il voto della Camera. Condivido le parole del collega Tonini. Bisogna andare avanti e avere il coraggio di andare avanti. Il Governo non si faccia fermare!

PRESIDENTE. Il Governo insiste per il rinvio o preferisce rimettersi all'Aula? (Commenti dal Gruppo LNP).

DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, prima di tutto voglio ringraziare per le parole di stima e di apprezzamento, che ricambio nei vostri confronti. (Commenti dal Gruppo LNP).

Posso solo dire una cosa: che sono stato appena paracadutato qui dall'India e ho trovato questa questione. Sento che c'è una forte tensione, che non vorrei si ripercuotesse all'interno della Farnesina. Tutto qui. Di conseguenza, a nostro parere, qualunque sia la decisione del Senato - voi siete sovrani in questo - desidero ricordarvi che non vogliamo, per la Farnesina, che sta affrontando varie sfide, una soluzione che produca una tensione interna in un momento in cui non ne abbiamo bisogno.

In conclusione, è per questo che ritenevo più utile - per me e per il Governo - un rinvio, così da poter esaminare i vari emendamenti. Tuttavia, il Senato è sovrano e un Governo tecnico sarà il primo a rispettare le sue decisioni, come voi sapete. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di rinvio della discussione del disegno di legge, avanzata dal Governo.

Non è approvata.

Signor Sottosegretario, essendo stata respinta la proposta di rinvio, la invito a esprimere il suo parere sugli emendamenti presentati.

Desidero esprimere intanto il mio apprezzamento per la sua disponibilità e per il fatto che è presente in Aula.

Le ricordo che sugli emendamenti può esprimere un parere favorevole o contrario, potendo altresì rimettersi all'Aula. (Commenti dal Gruppo LNP).

CASTELLI (LNP). Domando di parlare. (Commenti dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori.

Lo dico senza iattanza né sicumera, ma solo per rendere euristici i nostri lavori. Siccome non è la prima volta che vediamo un membro di questo nuovo Governo venire in Aula totalmente inconscio di qualsiasi procedura, norma regolamentare, prassi e fattispecie, consiglierei alla Presidenza, se possibile, di far loro prima un corso di un'oretta sui rudimenti del Regolamento, in modo da non perdere tempo. (Applausi dal Gruppo LNP. Commenti dal Gruppo PD).

Presidenza della vice presidente BONINO (ore 11,47)

GASPARRI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Vorrei ringraziare il rappresentante del Governo perché ha fatto una proposta ragionevole. L'Aula, con voto per alzata di mano, non l'ha condivisa e procede quindi nei suoi lavori, come è normale in qualsiasi Assemblea parlamentare. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Ringrazio per il consiglio, che terrò seriamente da conto. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e CN:GS-SI-PID-IB-FI).

Come ho detto poco fa, un Governo, e soprattutto un Governo tecnico, rispetta l'Assemblea. Di conseguenza, il mio parere in questo momento si ferma lì: lascio a voi di decidere. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, CN:GS-SI-PID-IB-FI e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).

PRESIDENTE. Il Governo si rimette quindi all'Assemblea.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.100.

TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signora Presidente, il mio è un appello al collega Belisario a ritirare l'emendamento 1.100. Altrimenti, dovremmo votare contro questo emendamento per le ragioni generali già dette. Ma vi è anche una ragione di merito che vorrei approfondire con il presidente Belisario, in merito a quanto stabilito al comma 2-ter dell'emendamento, quando si legge: «disciplina le modalità tramite le quali è riconosciuta al personale a contratto una specifica rappresentanza sindacale, non in contrasto con le disposizioni vigenti in materia, nei Paesi in cui il personale svolge il proprio lavoro».

È del tutto evidente che ci sono Paesi nei quali è proibita qualunque attività sindacale. Nessuna legge italiana può rinviare alla legge di un Paese nel quale noi siamo presenti con le nostre rappresentanze per la definizione di un diritto essenziale dell'uomo, come il diritto alla rappresentanza sindacale. (Commenti del senatore Morando). Quindi, anche per questa ragione, invito caldamente il collega Belisario a ritirare 1.100. (Applausi dal Gruppo PD).

MANTICA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANTICA (PdL). Signora Presidente, svolgerò una dichiarazione che riguarda tutti gli emendamenti. Il problema è molto semplice, anche se sono stati presentati quattro emendamenti diversi. Anche noi invitiamo il senatore Belisario, il senatore Castro e il relatore a ritirare gli emendamenti e convergiamo sull'emendamento 1.101 (testo 2). Non è un giochino di cucina parlamentare fare nostro un emendamento che oggi non è più condiviso da chi lo aveva esteso. Questo spiega solamente, al di là delle norme di diritto, di cosa stiamo parlando: ho la vaga sensazione che siamo in un momento nel quale l'Assemblea sta approvando un provvedimento importante, forse non avendo coscienza di cosa significa. Non è una questione di diritto.

Noi stiamo affrontando un periodo estremamente difficile al Ministero degli affari esteri. Ne stiamo parlando. Il collega Tonini fa addirittura parte del «Comitato spending review» del Ministero degli affari esteri, quindi ancora più di me conosce i termini del problema. Da parte mia li conosco per antica e passata frequentazione della Farnesina.

In questo momento abbiamo una situazione anomala rispetto gli altri Paesi europei: abbiamo infatti una prevalenza di personale del Ministero degli affari esteri mandato all'estero. Ed abbiamo una forte presenza, ma comunque meno del 50 per cento di personale locale assunto a contratto, con costi evidentemente inferiori. È chiaro che quando mandiamo un funzionario dall'Italia all'estero bisogna dargli una serie di indennità per affrontare spese ulteriori, per trasferire la famiglia e così via.

Una delle ipotesi che credo verrà attuata in questa spending review è di adeguarci agli altri Paesi europei, nei quali i contrattisti locali sono la grande maggioranza: secondo il Foreign Office inglese, quasi l'80 per cento del personale delle ambasciate all'estero è rappresentato da personale locale. Sostanzialmente, la tendenza è quella di mandare all'estero i diplomatici e forse i capi delle amministrazioni per un problema rispetto alla Ragioneria generale, ma ciò non riguarda il resto del personale - come centralinisti, archivisti, autisti e non professori universitari di Berkeley o del MIT di Boston - che deve collaborare con la nostra amministrazione.

Quindi, ciò che stiamo decidendo oggi va immaginato nella prospettiva verso la quale stiamo andando. Una prospettiva che si realizzerà in 3, 5, 10 anni - non lo so - e forse lo deciderà il ministro Terzi sulla base anche, lo auspico, delle proposte della spending review. Oggi stiamo parlando di 1.200, 1.300 persone che lavorano per gli uffici italiani all'estero del Ministero degli affari esteri, che sono locali ed hanno il contratto locale. Se questa cosa che ho detto, che è un lavoro che stiamo facendo, dovesse andare in porto, queste 1.200 persone diventeranno circa 3.000, un numero certamente più importante di quello che oggi noi abbiamo. Qui si pone un problema che è di diritto sindacale certamente, ma anche operativo. Noi andiamo a dare il diritto di voto all'interno della rappresentanza sindacale unitaria del Ministero degli affari esteri per i problemi che i sindacati legittimamente rappresentano all'interno del Ministero; diamo una rappresentanza sostanzialmente maggioritaria - se diventano l'80 per cento assumono un peso importante all'interno del Ministero - e, pertanto, gli italiani saranno rappresentati in buona parte da coloro che lavorano all'estero che saranno, professor Ichino, non solo europei, ma anche argentini, brasiliani, venezuelani, americani. Non è solo un problema di diritto europeo.

Qual è la proposta del Ministero e di molte organizzazioni sindacali? È inutile che in Aula ci prendiamo in giro. Per la prima volta in vita mia sto rappresentando gli interessi della CGIL della signora Susanna Camusso e concordo con lei e con la posizione della CGIL. Non è un problema ideologico, per cui la destra sostiene una tesi e la sinistra un'altra; è un problema interno al mondo sindacale, alla Farnesina e alla funzionalità della Farnesina. Nessuno toglie i diritti sindacali; vivono nei loro Paesi, lavorano, hanno un contratto di quel Paese e sono, quindi, cittadini inquadrati, anche se il loro datore di lavoro sta all'estero. È come se uno fosse dipendente della General Motors e lavorasse in Italia. Non è un mistero. Non credo che i dipendenti della General Motors in Italia votino per i sindacati americani o per la rappresentanza a Detroit, voteranno per la loro rappresentanza.

Nel momento in cui ci viene chiesto di riconoscere (sono due forme diverse di appartenenza alla struttura e due modi diversi di rapportarsi alla struttura), noi prendiamo questa posizione, ma vorrei invitare delicatamente gli amici - di questo tema abbiamo parlato diffusamente - a prendere in considerazione il fatto che non c'è una posizione sindacale conservativa e reazionaria, ma un problema vero: noi apriamo una finestra che è pericolosa perché è evidente, umano e comprensibile che uno che proviene dalla rappresentanza sindacale cerca di portare a sé le garanzie ulteriori che sono in Italia. Il nostro Paese, come sappiamo, in materia di garanzie dei lavoratori non sarà brillantissimo, ma rispetto ad altri Paesi - penso alla Svizzera - è molto diverso. Il Sottosegretario invitava, come ho fatto molte volte io prima di lui in qualità di Sottosegretario, a riflettere seriamente. Se non lo vogliamo fare e preferiamo passare alla trattazione in Aula, non c'è problema.

Credo che la situazione dopo le dichiarazioni di voto sia abbastanza evidente; ritengo sia un errore quello che sta pensando di fare il Parlamento. Ho dei timori perché vi sono anche dei voti a dispetto, che in questo momento sono pericolosissimi. Capisco chi vota convintamente contro questo emendamento, perché ne abbiamo discusso molto e so che ci sono due orientamenti diversi, però trattare un tema estremamente delicato con i voti a dispetto non mi pare serio per un'iniziativa di questo genere.

Detto questo, a nome del Gruppo del PdL, dopo aver spiegato come ci comportiamo sugli emendamenti, confermo che voteremo a favore dell'emendamento 1.101 (testo 2) del relatore. Ci rimettiamo all'Aula, com'è doveroso fare da parte nostra, e invito i colleghi degli altri Gruppi a considerare la delicatezza dell'argomento, che è certamente un problema di diritti sindacali che nessuno nega, ma anche un problema di funzionalità di un Ministero che all'estero mi pare sia notevolmente impegnato. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Senatore Belisario, insiste per la votazione dell'emendamento 1.100?

BELISARIO (IdV). Signora Presidente, l'emendamento 1.100 era volto a migliorare complessivamente la funzionalità della rappresentanza sindacale e anche a garantirla al meglio. Ci rendiamo conto che tale proposta potrebbe essere strumentalizzata ad altri fini ma, per coerenza, non intendo ritirare l'emendamento.

MURA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.100, presentato dal senatore Belisario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1843 e 978

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.101 (testo 2).

Onorevoli colleghi, poiché tale emendamento è stato fatto proprio dal relatore, la Presidenza ribadisce, come è già stato detto, che in caso di sua approvazione non si darà corso al voto finale del disegno di legge. Essa invita pertanto i senatori iscritti in dichiarazione di voto finale a svolgere i propri interventi prima della votazione di tale emendamento.

TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signora Presidente, voteremo contro questo emendamento, per le ragioni, che in gran parte condivido, ricordate dal senatore Mantica e che lo porteranno invece a votare a favore.

Dall'esame della situazione che ha fatto il collega Mantica si evince infatti un dato di fondo, e cioè che questa dei contrattisti nelle nostre rappresentanze, sia diplomatiche, che consolari, che degli istituti italiani di cultura, non è una categoria residuale: al contrario, si tratta probabilmente del nerbo, a parte il personale diplomatico ovviamente, delle cosiddette aree funzionali del nostro Ministero degli affari esteri nella sua proiezione internazionale. Risolvere allora in maniera compiuta il problema della rappresentanza sindacale di questi soggetti è un'esigenza in funzione della stessa razionalizzazione della spesa del Ministero che stiamo portando avanti.

In merito, ci sono naturalmente divaricazioni all'interno della rappresentanza sindacale, perché è evidente che coloro che rappresentano il personale storico, per così dire, il personale di ruolo, quello che tradizionalmente veniva mandato all'estero dall'Italia, resistono a questa idea. Ciò è in gran parte comprensibile, anche se abbiamo notato delle aperture e questa stessa proposta di mediazione in questo momento sul tappeto indica tale consapevolezza generale di andare verso una maggiore apertura. Tuttavia, ad un esame più attento, la soluzione individuata nell'emendamento non è parsa soddisfacente e, quindi, abbiamo ritenuto che fosse preferibile ritirarlo in questo momento proprio per un approfondimento di tale consapevolezza. È il contrario di ciò che diceva il collega Mantica: qui non c'è nessun voto a dispetto, c'è un voto di assoluta riflessione che ci porta a dire che il testo della Camera, alla fine, è la soluzione dal nostro punto di vista più accettabile. Per questo voteremo contro l'emendamento. (Applausi dal Gruppo PD).

TOFANI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOFANI (PdL). Signora Presidente, questa mia dichiarazione non coincide, come lei ha detto prima, con la dichiarazione di voto del Gruppo, perché dissento da tale emendamento per un motivo di fondo.

Ho avuto modo di approfondire questo tema in quanto relatore designato prima che cambiassi Commissione e quindi il senatore Bettamio, che adesso egregiamente sta svolgendo il ruolo di relatore, iniziasse a seguire questo provvedimento.

Pongo all'Assemblea e a me stesso il seguente quesito: di quale personale stiamo parlando? Stiamo parlando di personale che non ha un contratto di lavoro italiano, che ha un contratto di lavoro locale. Non c'è, quindi, una dipendenza con il Ministero degli esteri. Tra l'altro, non si tratta di un unico contratto, sia pure spalmato nelle varie realtà internazionali dove si va a determinare, ma sono contratti singoli, neanche per ogni Nazione, ma per ogni territorio.

A questo punto, allora, come facciamo, non essendo la maggior parte delle persone che hanno o che avranno questo contratto neanche cittadini italiani, pensare noi di regolare le loro relazioni sindacali? È un quesito che per mesi ci ha imposto in Commissione una serie di riflessioni e una serie di audizioni. Al di là delle sensibilità dei vari organismi sindacali, e non solo, che abbiamo sentito, nessuno è riuscito a dare una risposta convincente, non perché non fossero convincenti gli interlocutori, ma perché è un argomento scritto sull'acqua e non può essere visibile, perché le onde lo cancellano.

Ci stiamo, quindi, arrogando il compito di svolgere noi attività di coordinamento, anche da un punto di vista legislativo. Infatti, l'emendamento non ne parla, ma mi chiedo se lo Statuto dei lavoratori verrà comunque tenuto presente come elemento di riferimento da queste realtà sindacali che si andranno organizzando all'estero. Ma come sarà possibile tenerlo presente se questi signori non sono cittadini italiani? Quale apporto riceveranno effettivamente, se non un generico, ma pur importante - che io condivido - principio secondo il quale devono avere il diritto di organizzarsi sindacalmente? Bene: che si organizzino lì sindacalmente.

Signora Presidente, anche i lavoratori delle multinazionali, che operano in varie Nazioni e in vari territori nel mondo, o hanno un riferimento contrattuale tale che in qualche modo vi siano regole comuni, oppure si adeguano alle specificità del luogo in cui vanno, non solo da un punto di vista economico (si considerino, ad esempio, le delocalizzazioni), ma anche da un punto di vista giuridico.

Per questo motivo, ho molto apprezzato la proposta del Sottosegretario - e lo ringrazio per questo - di chiedere un maggiore approfondimento; dato che non se ne è data la possibilità, io non sono d'accordo e non voterò questo emendamento. (Applausi dal Gruppo PdL).

GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, onorevoli colleghi, mi meraviglio veramente del senatore Mantica, perché lui sa perfettamente che tutti gli impiegati assunti dai consolati, dalle ambasciate e dagli istituti di cultura sono italiani e non hanno alcun diritto sindacale nel luogo di lavoro perché non esiste un sindacato che li possa sostenere.

MANTICA (PdL). Quelli di Rosario che votano per te!

GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Se questo emendamento sarà approvato - interverrò poi nella dichiarazione di voto finale - non potrò sostenere questo disegno di legge. (Applausi del senatore Peterlini. Congratulazioni).

MURA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.101 (testo 2), presentato dai senatori Tonini e Marinaro, ritirato dai proponenti e fatto proprio dal relatore.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge nn. 1843 e 978

CASTRO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTRO (PdL). Signora Presidente, a questo punto chiedo di mettere in votazione l'emendamento 1.102, in quanto l'eventuale ritiro di tale emendamento era condizionato all'approvazione dell'1.101.

PRESIDENTE. Passiamo allora alla votazione dell'emendamento 1.102.

TREU (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TREU (PD). Signora Presidente, io non avrei voluto intervenire ma dato che vi è stata una variazione delle posizioni, aderisco agli argomenti generali espressi in particolare dal senatore Tonini. Comunque, per motivare il voto contrario sull'emendamento 1.102 reintrodotto dal collega Castro, voglio solo aggiungere che gli argomenti da lui così appassionatamente sostenuti poco fa, secondo i quali si violerebbero i principi fondamentali dell'ordinamento italiano, mi sembrano veramente forzati. Infatti, oltre al fatto che esiste ormai una normativa internazionale in materia ricordata anche dal collega Ichino, in realtà non è così perché gli esempi addotti dal senatore Castro relativamente all'opportunità e all'impossibilità di far votare insieme persone diverse, dipendenti da situazioni diverse, non si attagliano alla situazione attuale nella quale vi sono lavoratori che dipendono dalla stessa realtà produttiva - in questo caso, in senso lato, le nostre ambasciate - che svolgono lavori simili e sono colleghi. Quindi, con gli accorgimenti del caso e ricordando che le indicazioni emerse dal dibattito si possono seguire anche sulla base di un ordine del giorno, farli votare insieme risponde ad un fondamentale principio, nient'affatto contrario al nostro ordinamento.

Per queste motivazioni, il mio voto sull'emendamento 1.102 sarà contrario. (Applausi del senatore Morando).

BETTAMIO, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BETTAMIO, relatore. Poiché l'emendamento 1.101 è stato respinto, vorrei precisare che il mio parere sull'emendamento 1.102 è favorevole.

MURA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.102, presentato dai senatori Castro e Spadoni Urbani.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1843 e 978

PRESIDENTE. L'emendamento 1.1 è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'articolo 1.

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 1.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1843 e 978

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 2.

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 2.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1843 e 978

PRESIDENTE.

Passiamo alla votazione finale.

PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Signora Presidente, desidero intervenire brevemente, chiedendole l'autorizzazione a consegnare agli atti il testo integrale del mio intervento affinché venga allegato al Resoconto della seduta odierna.

Com'è noto, il personale del Ministero degli affari esteri assunto localmente ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, come modificato dal decreto legislativo n. 103 del 2000, è da ritenersi a tutti gli effetti personale civile della pubblica amministrazione, in linea con le previsioni dell'articolo 93 del suddetto decreto del Presidente della Repubblica, sostituito dall'articolo 11 della legge n. 109 del 2003, che recita come segue: «Il personale dell'Amministrazione degli affari esteri è costituito dalla carriera diplomatica, disciplinata dal proprio ordinamento di settore, dalla dirigenza e dal personale delle aree funzionali, come definiti e disciplinati dalla norma vigente, nonché dagli impiegati a contratto in servizio presso le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari e gli istituti di cultura». Pertanto, al personale in questione sono applicabili il decreto legislativo n. 65 del 2001 e lo Statuto dei lavoratori.

Ciò premesso, e proprio in considerazione delle norme citate, richiamo l'attenzione sul fatto che questo personale ha avuto il diritto di elettorato attivo e passivo per il voto delle RSU in occasione della prima tornata elettorale, avvenuta nel 1998.

Proprio questo specifico aspetto, che rende il luogo di lavoro una «fortezza inespugnabile» da parte di magistrati e sindacati locali per via dell'extraterritorialità nonché dell'immunità diplomatica della quale godono i capi missione, pone il problema, non più procrastinabile, dell'assenza totale di tutela sindacale per questi lavoratori relativamente al proprio posto di lavoro.

Non dimentichiamo, inoltre, che il diritto alla rappresentanza sindacale, oltre ad essere previsto dalla normativa citata, è garantito anche dall'articolo 39 della nostra Costituzione, che stabilisce come l'organizzazione sindacale sia libera - e tale deve essere: lo ricordo all'amico e collega Castro - collocandolo questo tra i diritti fondamentali di tutti i lavoratori.

Non posso quindi fare a meno di esprimere la soddisfazione mia personale e del Gruppo dell'Italia dei Valori in relazione al testo che stiamo per votare e che è già stato approvato dalla Camera, il quale va considerato come un risultato importante per la democrazia e la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori.

Per questi motivi, dichiaro a nome del Gruppo dell'Italia dei Valori il voto favorevole al provvedimento in esame.

Prima di concludere, signora Presidente, per completezza, vorrei precisare che noi abbiamo votato il nostro emendamento, il quale volutamente - come ha sottolineato il presidente Belisario - non è stato ritirato, proprio per non essere considerato, come qualcuno avrebbe voluto, un oggetto strumentale, ma per chiarire alcuni concetti che il presidente Belisario ha ben evidenziato. La tutela dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali deve essere garantita, come recita l'articolo 39 della Costituzione, lo ribadisco: dal momento che ci atteniamo a questi principi, esprimeremo convintamente un voto favorevole su questo disegno di legge. (Applausi del senatore Peterlini).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza a consegnare il testo integrale del suo intervento.

CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, signor Sottosegretario, il disegno di legge che stiamo discutendo animatamente oggi va a colmare una lacuna presente nel nostro ordinamento giudiziario in materia di lavoro e di diritti sindacali.

Com'è noto, infatti, in base agli accordi quadro sulla rappresentanza sindacale presso le amministrazioni pubbliche siglati dall'ARAN, i lavoratori assunti con i contratti regolati dalla normativa locale presso le nostre sedi di rappresentanza diplomatica, presso gli uffici consolari e gli istituti italiani di cultura all'estero subiscono una discriminazione ingiustificata in tema di diritti sindacali.

Si tratta, per essere più precisi, di circa 1.200 persone che lavorano regolarmente, con professionalità, presso le nostre sedi diplomatiche all'estero e che si ritrovano, di fatto, anzitutto ad essere esclusi dal diritto di esprimere il proprio orientamento e la propria preferenza in occasione delle elezioni delle RSU.

In secondo luogo, il personale assunto presso le sedi diplomatiche all'estero sulla base dei contratti regolati dalla normativa locale non viene nemmeno computato ai fini del calcolo della rappresentatività di ciascuna organizzazione sindacale.

Come già ampiamente sottolineato sia alla Camera dei deputati che da alcuni colleghi qui, in Senato, l'esclusione dal voto e dal computo della rappresentatività sindacale dei contrattisti presso le sedi diplomatiche all'estero si scontra con almeno tre principali fondamenti normativi.

Il primo riguarda i criteri ispiratori del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, in materia di organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, e successivamente del più recente decreto legislativo 30 marzo 2011, n. 165, che riguarda ancor più in generale l'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. Lo spirito di tali provvedimenti è infatti proprio quello di garantire a tutti i lavoratori la partecipazione alle consultazioni per le RSU.

Il secondo riguarda la normativa europea e comunitaria, e in particolare sia l'articolo 39, comma 2, del Trattato dell'Unione europea, sia l'articolo 8, comma 1, del regolamento 1612 del 1968 in materia di libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'Unione europea. In base a tale normativa, ad ogni lavoratore europeo occupato deve essere assicurata la parità di trattamento in materia di diritti sindacali e deve essere garantita l'effettiva possibilità di esercitare in particolare l'elettorato attivo e passivo nell'ambito degli organi di rappresentanza dei lavoratori.

Infine, vi è l'articolo 93 del decreto del Presidente della Repubblica del 5 gennaio 1967, n. 18, il quale prevede esplicitamente che gli impiegati a contratto in servizio presso le sedi di rappresentanza diplomatica, gli uffici consolari e gli istituti italiani di cultura all'estero sono in tutto e per tutto assimilati al personale dell'Amministrazione degli affari esteri appartenente alle aree funzionali come definito dalla normativa vigente.

Ribadisco che mi trovo pienamente d'accordo con il contenuto del presente disegno di legge, che finalmente colma questa grave lacuna introducendo esplicitamente all'interno del decreto legislativo n. 165 del 2001 la partecipazione alla costituzione delle RSU anche del personale assunto presso le sedi diplomatiche e consolari e presso gli istituti di cultura in base a contratti regolati dalla legge locale. Inoltre, esso inserisce una norma in base alla quale si deve tenere conto di suddetto personale ai fini del calcolo della rappresentatività sindacale.

Il disegno di legge, infine, estende anche a questi lavoratori la disciplina relativa alle aspettative e ai permessi sindacali.

Riteniamo importanti le norme contenute in questo disegno di legge, perché investono un numero di persone non certo piccolo, che costituisce circa la metà dell'intero nostro personale all'estero e che - come ho avuto modo di dire poc'anzi e come ha evidenziato anche il signor Sottosegretario - svolge un ruolo di grande rilievo presso le nostre sedi diplomatiche. Il numero di questi lavoratori, poi, è destinato ad aumentare nel tempo. Per rendersi conto di ciò basta considerare che, se nei nostri uffici all'estero esso è circa il 50 per cento, nelle sedi diplomatiche di altri Paesi europei questo tipo di personale rappresenta circa l'80 per cento. Insomma, si tratta di una platea vasta e di grande professionalità che merita di ricevere tutte le adeguate garanzie al pari del restante personale della pubblica amministrazione.

Il testo pervenuto dalla Camera dei deputati è frutto di un ottimo lavoro, e vanno il più possibile preservati i principi che ispirano il medesimo testo. In sintesi, tutti i lavoratori debbono essere egualmente rappresentati all'interno dei sindacati, sia per quanto concerne il diritto di esprimere la propria preferenza nelle consultazioni per le RSU, sia per quanto riguarda il computo della rappresentanza sindacale. L'ipotesi, che pure è emersa nel corso della discussione qui al Senato, di creare una sorta di rappresentanza sindacale di serie B per questi lavoratori del Ministero degli affari esteri presso le sedi diplomatiche all'estero, a mio avviso, è una deriva pericolosa.

Mi rendo conto che l'approvazione di questo disegno di legge non collima propriamente con l'interesse di alcune rappresentanze sindacali (ed è incredibile che lo dica io), ma per me la giustizia, l'uguaglianza e la parità di diritti di tutti i lavoratori sono valori che vengono prima dei calcoli di potere. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI. Congratulazioni).

Saluto a una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto gli insegnanti e gli allievi del Liceo scientifico «De Carlo» di Giugliano, in provincia di Napoli, presenti nelle tribune. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1843e 978 (ore 12,25)

GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, il provvedimento che oggi ci accingiamo a votare (nella speranza che il testo venga approvato così come licenziato dalla Camera dei deputati e come concluso dalla 3a Commissione del Senato), concerne la delicata situazione dei lavoratori del Ministero degli affari esteri, sia cittadini italiani, sia di altre nazionalità.

Il loro rapporto di lavoro è regolato dalla legge del Paese straniero in cui si trova la rappresentanza diplomatica o consolare o l'istituto italiano di cultura, e ai lavoratori - oltre a non venir offerta alcuna tutela retributiva, assistenziale e previdenziale - non è data la possibilità di esercitare liberamente i diritti sindacali. Non essendo, infatti, destinatari della contrattazione collettiva, essi, in base alla normativa vigente, sono esclusi dalla partecipazione alle elezioni delle rappresentanze sindacale unitarie (RSU).

L'iter legislativo ha avuto inizio alla Camera dei deputati, dove il provvedimento è stato approvato da parte di tutte le forze politiche e con l'accordo del precedente Governo. Questo ci fa capire quanto fosse importante approvare il provvedimento al fine di tutelare questo gruppo di contrattisti che forniscono un elevato contributo alla nostra rappresentatività.

Nel corso del dibattito parlamentare è stato forte il nostro impegno, sia in Commissione che in Aula, per un intervento teso a sanare la situazione in cui versano i lavoratori e le lavoratrici del Ministero degli affari esteri, ingiustamente discriminati sotto molteplici aspetti nella regolamentazione contrattuale, e privi dei più basilari diritti, a fronte dei regimi contrattuali diversi cui sono soggetti, e definiti «contratti a legge locale», caratterizzati da una regolamentazione ibrida, che prevede sia le norme locali sia italiane.

È una materia, quella alla nostra attenzione, rispetto alla quale, sin dall'inizio della legislatura, avevo presentato un disegno di legge, in parte assorbito dal testo al nostro vaglio, che prevedeva, oltre alla modifica al decreto legislativo n. 165 del 2001, sui diritti sindacali, anche misure in tema di retribuzione, tutela in caso di malattia, previdenza e di foro competente a decidere sulle controversie dei dipendenti: interventi che sarebbero non solo necessari, ma anche urgenti.

In relazione allo specifico tema sul quale interviene il presente disegno di legge, non posso non sottolineare l'ormai urgente necessità di un intervento legislativo a riguardo, anche in considerazione del dissenso manifestato in più occasioni dalle organizzazioni sindacali del Ministero degli affari esteri - in sede amministrativa, politica e giudiziaria - in relazione alla palese violazione dell'articolo 39 della Costituzione, dell'articolo 42, comma 3, del decreto legislativo n. 165 del 2001, nonché dell'articolo 39 del Trattato istitutivo della Comunità europea, generata dall'esclusione del personale a contratto a legge locale dai diritti sindacali.

Signora Presidente, onorevoli colleghi, gli impiegati a legge locale non hanno alcun diritto sindacale in Italia e all'estero, in palese contrasto con norme costituzionali e comunitarie.

Per tali motivi, e in particolare per sanare la grave situazione in cui versano quei lavoratori in tema di diritti sindacali - pur nella consapevolezza che si poteva fare di più, ad esempio in tema di assistenza, previdenza, nonché retribuzione - il nostro Gruppo voterà con convinzione a favore di questo provvedimento, teso a garantire a tutti i lavoratori a contratto del Ministero degli affari esteri i diritti sindacali previsti dalle norme italiane e dalla contrattazione collettiva. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI. Congratulazioni).

DAVICO (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVICO (LNP). Signora Presidente, intervengo per svolgere solo alcune considerazioni a commento di quanto stiamo facendo dal punto di vista dei contenuti e di quanto abbiamo ascoltato questa mattina nel corso del dibattito.

Le norme non sono mai il massimo che si possa ottenere: a volte sono di mediazione, di passaggio e rappresentano il meglio che si riesce ad ottenere in un certo momento storico. Partiamo da una situazione di centinaia di contratti, o addirittura di assenza di contratti o non applicazione degli stessi, trattandosi di un argomento che va oltre le nostre competenze nazionali. Si tratta di lavoratori italiani e non italiani che operano in luoghi dove non c'è l'omogeneità di trattamento prevista dalle nostre normative. Pertanto, avere l'ambizione di racchiudere in una norma unica situazioni che al mondo sono molto diverse è qualcosa difficile da realizzare. A volte occorre accontentarsi. Tuttavia il lavoro che stiamo compiendo oggi rappresenta un passaggio importante, perché finalmente fa il punto sulla situazione. In futuro, poi, con l'evolversi della società e delle relazioni internazionali chissà cosa potrà accadere e come potranno migliorare le norme che oggi poniamo in essere.

A noi non interessano le tessere sindacali o il maggiore o minore potere di una sigla sindacale rispetto ad un'altra: a noi interessano i principi, quelli di uno Stato come il nostro che sono all'onor del mondo - come si dice - progrediti, a volte anche criticabili ed oggetto di discussioni interne, ma che rispetto ad altri Paesi del mondo appaiono davvero avanzati.

Con la normativa che ci accingiamo ad approvare cerchiamo di legare il localismo e le diversità presenti nel mondo con le nostre convinzioni e i principi del nostro Paese. È un tentativo. Non ultimo appare il principio del foro competente, che resta quello italiano, per cui nelle controversie, nelle relazioni che possono essere difficili potremo dire l'ultima parola a garanzia dell'applicazione dei nostri principi, delle nostre norme e leggi.

Si tratta quindi di un passaggio importante, che però non viene fatto questa mattina. Il provvedimento in esame è stato approvato alla Camera oltre due anni fa e, quindi, non possiamo dire di scoprire questa mattina l'esistenza di tale problema. Con ciò entro nell'aspetto politico del dibattito, che non è edificante da due punti di vista. In primo luogo perché queste norme arrivano dal Governo precedente, quindi da un'iniziativa di almeno due anni e mezzo. Non si tratta quindi di una questione di dispetto o meno, ma di coerenza, di proseguire e portare a termine un lavoro nell'applicazione dei principi fondamentali che rappresentano i momenti ispiratori della nostra attività. Questo è un primo aspetto.

C'è poi un secondo aspetto. Poiché queste norme ci sono arrivate oltre due anni fa, probabilmente trovarci impreparati e assistere al dibattito e alle incertezze di questa mattina non fa molto onore ai nostri lavori. Ma non fa molto onore soprattutto l'atteggiamento del Governo. In un momento così delicato e così difficile in politica estera, come quello attuale in cui abbiamo avuto ostaggi morti e abbiamo militari prigionieri, il Governo non può arrivare con un atteggiamento così incerto, così lacunoso. Ma qual è il prestigio internazionale che può avere il nostro Paese? Il Sottosegretario si lamentava prima delle difficoltà che si sarebbero potute ripercuotere all'interno della Farnesina. Ma io le difficoltà della Farnesina le vedo in un atteggiamento come quello che abbiamo visto questa mattina. È un Governo che, permettetemi, non riesce a governare, che non riesce ad andare avanti, che ha una maggioranza che si compone e si scompone a seconda dei momenti, delle vicende, delle convinzioni, delle pressioni di una parte o dell'altra, di una sigla sindacale o di un'altra. Questo non è serio, non è bello, non è edificante, non è utile.

Se riusciamo a far passare comunque principi importanti come quelli che sottostanno alla normativa che esaminiamo questa mattina, nello stesso tempo facciamo passare un messaggio che in questo momento ritengo assolutamente negativo, non condivisibile, delicato e pericoloso, per quel che sta succedendo nel mondo, per i nostri concittadini, che sono i soggetti deboli del nostro Paese nel mondo, che si trovano all'estero vuoi come lavoratori, vuoi come militari, vuoi per altri motivi, che dovremmo garantire e che sono in questo momento in balia di eventi che non conosciamo. Occorre ritrovare una forza e una dignità che questa mattina - permettetemi - proprio non abbiamo visto. (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Giai).

TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare il sottosegretario de Mistura per l'equilibrio con il quale ha condotto questo piccolo, difficile passaggio, nonché, ovviamente con ben altra importanza, per il lavoro che ha fatto in questi giorni e che sta continuando a fare rispetto al delicatissimo dossier indiano. Noi sappiamo che la soluzione di quel problema può venire solo dal diritto internazionale e dalla diplomazia. Mi sembra che la posizione del Governo italiano abbia visto tutto il Parlamento consentaneo su questa linea. Ci auguriamo che presto il problema possa essere risolto, che i nostri due soldati possano essere restituiti al nostro Paese e che questo possa avvenire nel rafforzamento delle relazioni di amicizia e di collaborazione con un grande Paese, un grande Paese democratico, come l'India. Un grande Paese nel quale c'è lo Stato di diritto. Proprio per questo dobbiamo confidare nel diritto e nella diplomazia per risolvere il problema.

Oggi votiamo - e noi voteremo convintamente a favore - sul disegno di legge che ha come primo firmatario il collega Fedi, un deputato del Partito Democratico eletto in Australia, quindi diretta emanazione delle nostre comunità all'estero, che sono una grande ricchezza del nostro Paese. Noi sappiamo che ci sono tante volte anche delle riflessioni critiche sul tema del diritto di voto degli italiani all'estero. Io credo che gli italiani all'estero possano e debbano essere sempre più il nostro Commonwealth, la nostra rete di amicizia, di forza e di presenza in tanti Paesi del mondo. Una presenza che credo debba essere utilizzata sempre di più, anche e innanzitutto dalla nostra struttura di rappresentanze diplomatiche e consolari e dagli istituti italiani di cultura.

Abbiamo la fortuna di avere tanti italiani in giro per il mondo, tante comunità italiane molto forti, spesso molto influenti nei Paesi più vicini e più lontani da noi, dalla Svizzera, che cito perché ho qui vicino il collega Micheloni, fino all'Australia, cioè dai Pesi più vicini di emigrazione italiana in Europa a quelli più lontani d'oltremare. Credo che questa risorsa debba essere utilizzata sempre di più dal nostro Paese e - anche - dalla nostra struttura diplomatica e consolare (ovviamente all'interno di una strategia ben più ampia).

Il cosiddetto disegno di legge Fedi fu approvato all'unanimità in sede legislativa dalla Commissione lavoro della Camera, ad indicare proprio come gli aspetti di tipo giuslavoristico siano stati particolarmente approfonditi. Quella, infatti, è la sede dove la sede legislativa è stata esercitata, così portando all'approvazione del testo.

Credo che i dubbi, che sempre ci possono essere (perché in questa materia tutto è sempre controverso), ci possano tuttavia lasciare sufficientemente sereni, anche per il successivo approfondimento. Il Gruppo del Partito Democratico ha visto intervenire in questo dibattito due prestigiosi maestri del diritto del lavoro come il collega Ichino e il collega Treu, che hanno dato conforto a questo passaggio anche con la loro dottrina. Quindi, credo che possiamo essere sufficientemente sicuri di aver messo il provvedimento su basi solide.

Dopo di che, c'è il ragionamento di tipo politico. Il collega Mantica ha prima giustamente detto che siamo alle prese con una difficile opera di revisione della spesa di tutta la pubblica amministrazione e di tutto il sistema dei Ministeri. Aspettiamo presto dal ministro Giarda un piano organico per procedere alla revisione della spesa in tutti i Ministeri. Nel suo piccolo (mi riferisco alle dimensioni, in quanto è un piccolo molto importante, perché è la vetrina del nostro Paese nel mondo), il Ministero degli affari esteri sta procedendo a questa revisione della spesa, con grande determinazione, con la collaborazione dei dirigenti e del personale diplomatico, e con una convinta - mi pare - indicazione da parte del Ministro.

La revisione della spesa non deve mai essere fatta contro qualcuno: le riforme non si fanno contro qualcuno, per punire qualcuno. Ma non si può nemmeno pensare che possano essere indolori. Le riforme comportano un'apertura al cambiamento, ed è questo che noi stiamo chiedendo. Sappiamo di chiedere uno sforzo a tutto il personale: a quello diplomatico, alle aree funzionali, al personale tecnico e anche al personale culturale delle nostre ambasciate. Stiamo chiedendo a tutti uno sforzo di cambiamento, perché l'attuale struttura della spesa del Ministero degli affari esteri è diventata insostenibile.

Dal 2011 c'è stato il sorpasso delle spese di funzionamento sulle spese di investimento e per le politiche e con la legge di stabilità per il 2012 questo sorpasso è diventato un distacco ormai non più sostenibile. Non si può pensare che noi continuiamo a tagliare le risorse per la cooperazione allo sviluppo, per gli italiani all'estero, per l'insegnamento della lingua italiana all'estero, per lo sportello per le imprese (quindi per l'aiuto alle nostre imprese all'estero), perché non siamo in grado di riorganizzare la macchina amministrativa e diplomatica del Ministero degli affari esteri. Il Ministro è consapevole di questo: abbiamo avuto più volte l'occasione di confrontarci con lui in Parlamento e in altri sedi e abbiamo constatato una grande consapevolezza. La struttura del Ministero ne è consapevole. Per questo, vorrei ringraziare il Segretario generale e l'insieme della struttura diplomatica del Ministero.

Dobbiamo procedere. Credo che il Parlamento debba essere di spinta al Governo per procedere in questa direzione. Il Parlamento è nato come rappresentanza dei cittadini contribuenti rispetto al re che doveva spendere le risorse dei cittadini; poi, nel tempo, è diventato spesso sede della rappresentanza delle corporazioni particolari o delle lobby più o meno particolari, a difesa di interessi particolari. Questo spiega perché, nel corso degli anni, la spesa è cresciuta in modo incontrollato e siamo arrivati alla mole di debito pubblico che abbiamo alle nostre spalle. Credo che il Parlamento debba recuperare questa funzione di rappresentanza dei cittadini elettori rispetto al Governo e - quindi - di guardiano della spesa pubblica, della sua sobrietà, efficienza ed efficacia nel produrre risultati. Da questo punto di vista, credo che oggi vi sia un passaggio importante anche dal punto di vista simbolico.

Un problema resta aperto, e l'invito al Governo è di affrontarlo con convinzione e determinazione. Se sarà approvato tra poco il disegno di legge al nostro esame, sarà legge dello Stato, nel rispetto della firma del Capo dello Stato, punto terminale di ogni nostro procedimento legislativo. Se sarà legge dello Stato, consentirà a questi lavoratori di votare le loro rappresentanze alle prossime elezioni delle RSU. Senonché, tali elezioni si sono appena tenute, e si ripeteranno tra quattro anni. Allora, invitiamo il Governo ad affrontare questo problema ed eventualmente a definire una normativa transitoria, attraverso un accordo negoziale con le parti sociali, per consentire una rappresentanza in via transitoria di questo personale da affiancare alle RSU già elette ed in vigore.

Con queste considerazioni credo che possiamo votare con convinzione e serenità un provvedimento che difende un diritto fondamentale come quello alla rappresentanza sindacale per lavoratori presso una struttura importante come quella diplomatico-consolare e culturale dello Stato italiano, indipendentemente dalla loro nazionalità.

Sappiamo che poco più della metà sono cittadini italiani; un'altra metà non lo sono: non sappiamo nel futuro quanti saranno i cittadini italiani e quanti non lo saranno. Ma c'è qui un problema di credibilità, di coerenza dello Stato italiano con i principi fondamentali stabiliti nella sua Costituzione, tra i quali c'è l'uguaglianza di tutti cittadini, di tutti i lavoratori - si dice - davanti alla legge ed il principio della incomprimibilità del valore della rappresentanza sindacale. Credo che con questo provvedimento saniamo una ferita e consentiamo a questi lavoratori di vedere riconosciuto il loro ruolo. Credo che questo sia non solo qualcosa che ha a che fare con un diritto fondamentale incomprimibile, ma è anche un ottimo investimento per l'efficienza e l'efficacia del lavoro nelle nostre rappresentanze diplomatiche e consolari e nei nostri istituti di cultura in tutto il mondo. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

MANTICA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANTICA (PdL). Signora Presidente, il nostro Gruppo a questo punto si asterrà sul provvedimento, perché non è certamente il caso, dato l'argomento, di arrivare a scontri e a crociate. Non è questo il clima e la volontà, anche se noi restiamo convinti delle nostre opinioni e, avendo ascoltato la dichiarazione di voto del PD, sono ancora convinto che non sia convinto nemmeno il PD del voto che sta dando. Voterà a favore non credo convintamente.

Vorrei svolgere solo due precisazioni. Una prima, perché la senatrice Giai ha introdotto nel dibattito una serie di questioni che forse nascondono quello che avevo in parte illustrato. Non è vero, senatrice Giai, che si tratta in maggioranza di italiani: saranno italiani nel municipio di Rosario, dove lei viene eletta, ma nel mondo la maggioranza di questi lavoratori è costituito da non italiani. In secondo luogo, non è vero che hanno problemi di previdenza, di assistenza e di pensione: hanno contratti regolari che funzionano secondo le leggi dei loro Paesi. Se l'Argentina è un Paese poco democratico non è un problema del Governo italiano, ma del Governo argentino. Questo provvedimento (e ribadisco che anche chi vota a favore - ne sono convinto - lo fa per una questione di diritti sindacali) non porterà a contratti unici nazionali anche per gli impiegati che lavorano con contratti locali, come mi pare auspicato.

Ho detto nella mia precedente dichiarazione che qualcuno vota per dispetto: data la reazione che ho visto nel PD, faccio presente che non mi riferivo evidentemente al Partito Democratico. Credo che francamente oggi la Lega, attraverso la dichiarazione del senatore Davico, abbia dimostrato che il voto che esprimerà non ha assolutamente nulla a che fare con il provvedimento.

Concludo con una battuta (spero mi sia consentita): siccome noi abbiamo problemi di export, di crescita, credo che oggi abbiamo inventato l'export delle regole. (Applausi dal Gruppo PdL).

MICHELONI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MICHELONI (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Micheloni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 1843, nel suo complesso.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dal Gruppo PD).

Risulta pertanto assorbito il disegno di legge n. 978.

Per un sollecito svolgimento dell'audizione del Ministro per la coesione territoriale nella Commissione parlamentare per le questioni regionali

VACCARI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusìo).

VACCARI (LNP). Capisco un po' la confusione, assolutamente giustificata. Cercherò di parlare con più calma.

Signora Presidente, vorrei pregarla di far presente come Presidenza al presidente del Consiglio Monti che la Commissione parlamentare per le questioni regionali non riesce a tenere un'audizione con il ministro Barca, seppure questi sia stato più volte sollecitato. Sappiamo quanto sono importanti e delicate le questioni riguardanti gli enti locali. Mi riferisco all'ultimo provvedimento sulla tesoreria unica, fortemente contrastato dagli enti locali.(Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, volete consentire, almeno alla Presidenza, se non ad altri, di sentire? Prego, senatore Vaccari.

VACCARI (LNP). Grazie della cortesia, signora Presidente.

Dicevo che sappiamo quanto sono importanti le manovre che il Governo sta facendo, che colpiscono fortemente gli enti locali, come l'IMU e la tesoreria unica. Vediamo con grande preoccupazione questo continuo posticipare la disponibilità del Ministro per essere audito all'interno della Commissione per le questioni regionali. Quindi, le sarei particolarmente grato se si potesse fare parte attiva nei confronti della Presidenza del Consiglio perché questa audizione possa avvenire nel più breve tempo possibile.

PRESIDENTE. Certamente la Presidenza se ne farà carico.

Sulla situazione dell'amministrazione della giustizia

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, il 13 marzo il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, ancora una volta, ha voluto affrontare la questione dell'amministrazione della giustizia italiana, ritenendola sempre al limite del rispetto della Convenzione europea dei diritti umani e salutando il cosiddetto decreto Severino come, forse, una misura che può andare nella direzione auspicata dalle varie pronunce del Comitato dei Ministri fatte in passato, e cioè quella di affrontare, se non altro, il problema delle carceri. Il 13 marzo è stato sollevato un altro problema dal Comitato dei Ministri: parlo dell'irragionevole durata dei processi, che in Italia ci porta a creare dei problemi alla Corte europea dei diritti umani, questione che tra l'altro proprio lei, signora Presidente, ed altri avete voluto sollevare in una lettera al «Financial Times» un paio di giorni fa.

Marco Pannella dalla mezzanotte di ieri per rispondere alla richiesta del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa ha deciso di avviare uno sciopero della fame a oltranza perché si faccia ciò che quel Comitato chiede all'Italia e cioè di adottare una serie di misure che veramente vadano alla radice del problema, che non è, come purtroppo sempre più, in maniera forse automatica e superficiale, si ritiene essere, il sovraffollamento delle carceri, ma l'amministrazione della nostra giustizia.

La proposta che i radicali fanno da anni è di arrivare a una riforma radicale e globale della giustizia italiana partendo da un'amnistia e da un indulto ormai sempre più necessari. Questa iniziativa a oltranza, che è probabilmente qualcosa di ancor più grave e serio fra tutte le possibili attività nonviolente da mettere in atto perché si applichi la legge, deve essere presa in considerazione quanto prima nelle Commissioni. Sappiamo che il Governo sta per adottare un disegno di legge che affronta molte delle questioni che il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa richiama nelle sue delibere, ma non lo ha ancora presentato né alla Camera né al Senato. Questa potrebbe essere già una prima risposta.

L'altro problema fondamentale è quello che anche l'Autorità garante per le comunicazioni ha sollevato più volte, e cioè che in Italia non si parla di giustizia. Si parla sempre di casi eclatanti di cronaca nera e cronaca giudiziaria, specie se c'è il morto, più preferibilmente in famiglia, ma non dell'amministrazione della giustizia. Spero quindi che anche i colleghi presenti in Aula che sono membri della Commissione di vigilanza sulla RAI vogliano sollevare quanto prima la questione nella prossima riunione della Commissione, perché la RAI deve arrivare a fare informazione su quel che avviene. C'è stata una minima apertura per quanto riguarda le carceri, ma il problema alla radice è ben altro: è quello dell'amministrazione della giustizia, a partire dalla lunghezza dei processi.

Spero quindi che non soltanto ci si voglia unire a questa iniziativa nonviolenta, ma che si possano anche portare avanti nelle Aule parlamentari e nelle Commissioni competenti altre iniziative per corrispondere a questa richiesta del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa.

Per lo svolgimento di un'interpellanza e di interrogazioni

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, richiamo ancora una volta l'attenzione sullo scandalo Delta-Cassa di risparmio di San Marino, che ha prodotto la chiusura di un'azienda sana con il licenziamento di oltre 1.000 lavoratori, oggetto di numerose interrogazioni parlamentari a partire dal 2008, che non hanno mai avuto riposta.

San Marino è il crocevia di intrighi e intrecci finanziari riguardanti il riciclaggio di denaro, tangenti e corruzione, come risulta anche dalle dichiarazioni di Tommaso Di Lernia, che ha parlato dello scandalo ENAV e avrebbe addirittura consegnato 6 milioni di euro destinati a politici ed importanti manager, disvelati dall'inchiesta del pubblico ministero di Roma Paolo Ielo.

Ora, signora Presidente, qui sono tantissime le interrogazioni che facciamo: l'ultima è stata depositata ieri, la 2-00441, riguardante le nomine nella Banca centrale di San Marino di due personaggi, Mario Giannini e il professor Renato Clarizia transitati presso lo studio Gemma e Finproject, azionista di Fingestus che avuto rapporti intensi con la Banca commerciale sammarinese, recentemente sottoposta a liquidazione coatta amministrativa. Al riguardo, si afferma che il liquidatore di questa Banca commerciale sanmarinese è Sergio Gemma, noto commercialista con solide sponde romane, il professionista che, insieme a Renato Clarizia (attuale presidente della Banca centrale di San Marino), ha evitato che la Fingestus finisse in liquidazione coatta amministrativa. Un intreccio di persone, intrighi, luoghi e inchieste penali che davvero merita un approfondimento da parte del Governo.

Chiudo, signora Presidente, evidenziando che ieri sulla prima pagina del «Corriere della Sera» è stato pubblicato un ulteriore articolo inquietante su San Marino, firmato da Mario Gerevini, intitolato: «Il tesoro nascosto di San Marino: quei capolavori in 150 cassette», che getta ulteriori ombre sul Titano. Questa volta è un'indagine interna, non esterna. Nell'articolo si legge: «I gendarmi spediti dal giudice» (il pm) «di San Marino, Rita Vannucci, per una perquisizione hanno aperto una botola ben camuffata, infilato la ripida scalinata e si sono trovati in un caveau sotterraneo con tre casseforti e 150 cassette di sicurezza (...)». Cosa c'era all'interno di queste cassette di sicurezza? Picasso, opere d'arte, eccetera.

Signora Presidente, bisogna fare la lotta alla corruzione e non viene calendarizzato alcun provvedimento; bisogna fare la lotta al riciclaggio e non accade nulla. Il Governo dovrebbe almeno rispondere a queste inquietanti interrogazioni parlamentari, che evidenziano intrecci che si dipanano e che partendo dall'Italia arrivano a San Marino, fino a coinvolgere la nomina del presidente e del direttore generale di una banca che si chiama Banca centrale di San Marino, che ha le stesse funzioni della Banca d'Italia.

Mi auguro, signora Presidente, che lei voglia essere così benevola da sollecitare le risposte ad almeno una ventina di interrogazioni parlamentari, che non hanno mai avuto risposta. (Applausi dal senatore Pedica).

PRESIDENTE. Senatore Lannutti, la Presidenza non può che confermarle quanto le dice, quasi ogni giorno, in fine seduta.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con l'ordine del giorno già stampato e distribuito.

La seduta è tolta (ore 12,58).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in materia di diritti e prerogative sindacali di particolari categorie di personale del Ministero degli affari esteri (1843)

ARTICOLO 1 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 1.

Approvato

(Modifica all'articolo 42 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165)

    1. All'articolo 42 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dopo il comma 3 è inserito il seguente:

    «3-bis. Ai fini della costituzione degli organismi di cui al comma 3, è garantita la partecipazione del personale in servizio presso le rappresentanze diplomatiche e consolari nonché presso gli istituti italiani di cultura all'estero, ancorché assunto con contratto regolato dalla legge locale. Di quanto previsto dal presente comma si tiene conto ai fini del calcolo della rappresentatività sindacale ai sensi dell'articolo 43».

EMENDAMENTI

1.100

BELISARIO, PEDICA (*)

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 1. - All'articolo 154 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967 n. 18, dopo il secondo comma, sono aggiunti i seguenti:

        "2-bis. A tutto il personale assunto presso le rappresentanze diplomatiche e consolari e degli Istituti italiani di cultura con contratto regolato dalla legge locale è riconosciuto, in relazione alla peculiarità dello specifico rapporto di lavoro ed indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza, il diritto alla rappresentanza sindacale nel luogo di lavoro.

        2-ter. In attuazione delle disposizioni di cui al precedente comma ed al fine di riconoscere al personale di cui all'articolo 153 della presente legge il diritto alla rappresentanza sindacale, il Ministro degli affari esteri, sentite le organizzazioni sindacali, con proprio decreto, da adottarsi entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, disciplina le modalità tramite le quali è riconosciuta al personale a contratto una specifica rappresentanza sindacale, non in contrasto con le disposizioni vigenti in materia, nei Paesi in cui il personale svolge il proprio lavoro"».

        Conseguentemente, sopprimere l'articolo 2 e sostituire il titolo del disegno di legge con il seguente: «Modifiche all'articolo 154 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18 in materia di diritti e prerogative sindacali di particolari categorie di personale del Ministero degli affari esteri».

________________

(*) Firma ritirata in corso di seduta

1.101

TONINI, MARINARO

Ritirato (*)

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 1. - (Riconoscimento della rappresentanza sindacale del personale delle rappresentanze diplomatiche e consolari e degli Istituti italiani di cultura assunto localmente). - 1. A tutto il personale assunto presso le rappresentanze diplomatiche e consolari e degli Istituti italiani di cultura con contratto regolato dalla legge locale è riconosciuto, in relazione alla peculiarità dello specifico rapporto di lavoro ed indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza, il diritto alla rappresentanza sindacale nel luogo di lavoro, con modalità elettorali definite, entro e non oltre il 30 settembre 2012, d'intesa fra i Ministeri del lavoro e degli affari esteri, sentite le organizzazioni sindacali.

        Conseguentemente, sopprimere l'articolo 2.

________________

(*) Ritirato dal proponente, è fatto proprio dal relatore senatore Bettamio

1.101 (testo 2)

Il Relatore

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 1. - (Riconoscimento della rappresentanza sindacale del personale delle rappresentanze diplomatiche e consolari e degli Istituti italiani di cultura assunto localmente). - 1. A tutto il personale assunto presso le rappresentanze diplomatiche e consolari e degli Istituti italiani di cultura con contratto regolato dalla legge locale è riconosciuto, in relazione alla peculiarità dello specifico rapporto di lavoro ed indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza, il diritto alla rappresentanza sindacale nel luogo di lavoro, con modalità elettorali definite, entro e non oltre il 30 settembre 2012, con decreto adottato dai Ministeri del lavoro e delle politiche sociali e degli affari esteri, sentite le organizzazioni sindacali.

        Conseguentemente, sopprimere l'articolo 2.

1.102

CASTRO, SPADONI URBANI (*)

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 1. - 1. A tutto il personale assunto con contratto regolato dalla legge locale presso le rappresentanze diplomatiche e consolari e presso gli Istituti italiani di cultura viene riconosciuto, in relazione alla peculiarità dello specifico rapporto di lavoro, il diritto alla rappresentanza sindacale nel luogo di lavoro, con le relative prerogative, laddove intervengano conformi atti propri della contrattazione collettiva in applicazione della medesima legge locale».

        Conseguentemente, sopprimere l'articolo 2.

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

1.1

Il Relatore

Ritirato

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 1. - 1. A tutto il personale assunto con contratto regolato dalla legge locale presso le rappresentanze diplomatiche e consolari e presso gli Istituti italiani di cultura viene riconosciuto, limitatamente alla peculiarità dello specifico rapporto di lavoro, il diritto alla rappresentanza sindacale nel luogo di lavoro.».

        Conseguentemente, sopprimere l'articolo 2.

ARTICOLO 2 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 2.

Approvato

(Introduzione dell'articolo 50-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165)

    1. Nel titolo III del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, dopo l'articolo 50 è aggiunto il seguente:

    «Art. 50-bis. - (Personale delle rappresentanze diplomatiche e consolari e degli istituti italiani di cultura all'estero). - 1. In considerazione di quanto disposto dall'articolo 42, comma 3-bis, le disposizioni di cui all'articolo 50 si applicano anche al personale in servizio presso le rappresentanze diplomatiche e consolari nonché presso gli istituti italiani di cultura all'estero, ancorché assunto con contratto regolato dalla legge locale».

DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO A SEGUITO DELL'APPROVAZIONE DEL DISEGNO DI LEGGE N. 1843

Nuove disposizioni in materia di personale assunto localmente dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti italiani di cultura all'estero (978)

Art. 1.

(Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18)

    1. Al decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) all'articolo 152, primo comma, le parole: «a contratto», ovunque ricorrano, sono soppresse;

        b) all'articolo 154:

            1) il primo comma è sostituito dal seguente:

            «Per quanto non espressamente disciplinato dal presente titolo, i contratti sono regolati dalla legge locale. Le eventuali controversie che possano insorgere dall'applicazione del presente decreto sono di competenza del foro italiano»;

            2) è aggiunto, in fine, il seguente comma:

            «Al personale assunto ai sensi dell'articolo 152, ancorché regolato dalla legge locale, si applicano gli accordi collettivi concernenti la costituzione e il funzionamento delle rappresentanze sindacali unitarie, nonché i diritti e le prerogative sindacali sul luogo di lavoro previsti dai menzionati accordi collettivi»;

        c) l'articolo 157 è sostituito dal seguente:

    «Art. 157. -(Retribuzione) - 1. La retribuzione annua base è fissata dal contratto individuale tenendo conto delle condizioni del mercato del lavoro locale, del costo della vita, nonché dello sviluppo economico.

    2. Gli sviluppi economici di cui al comma l sono attribuiti seguendo criteri ispirati alla valutazione dell'anzianità di servizio, dell'impegno, della prestazione e dell'arricchimento professionale.

    3. La retribuzione annua base è determinata in modo uniforme per Paese e per mansioni omogenee. Può essere consentita in via eccezionale, nello stesso Paese, una retribuzione diversa per quelle sedi che presentino un divario particolarmente sensibile nel costo della vita. La retribuzione è di norma fissata e corrisposta in euro, salva la possibilità di ricorrere ad altra valuta in presenza di particolari motivi.

    4. Le retribuzioni, sulla base dei parametri di cui al presente articolo, sono negoziate con le organizzazioni sindacali rappresentative»;

        d) all'articolo 157-sexies, il secondo comma è sostituito dal seguente:

            «Per i contratti a tempo indeterminato, in caso di malattia, all'impiegato assente spetta l'intera retribuzione per i primi 120 giorni e, nei successivi 14 mesi, la retribuzione ridotta di un decimo. Superato tale periodo, possono essere concessi ulteriori 18 mesi senza retribuzione. Trascorso tale periodo massimo di 36 mesi, durante il quale il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto, si può procedere alla risoluzione del rapporto di impiego»;

        e) l'articolo 160 è sostituito dal seguente:

    «Art. 160. - (Assunzione presso altro ufficio) - 1. Nel caso di chiusura o soppressione di un ufficio all'estero, l'Amministrazione è tenuta a ricollocare entro tre mesi gli impiegati a contratto presso un altro ufficio all'estero. L'impiegato riassunto presso altro ufficio conserva, a tutti gli effetti, la precedente anzianità di servizio ed il precedente regime contrattuale.

    2. L'impiegato che sia cessato dal servizio per gravi e documentati motivi personali, dopo aver prestato lodevole servizio per almeno 5 anni presso un ufficio all'estero, può essere autorizzato, tenuto conto delle esigenze di servizio, a svolgere le proprie mansioni presso un altro ufficio all'estero entro tre mesi dalla cessazione presso la sede precedente. Anche nei casi di cui al presente comma, l'impiegato conserva la precedente anzianità di servizio.

    3. Nei casi previsti dal presente articolo si prescinde, nella riassunzione, dalle disposizioni di cui all'articolo 155. Non può in ogni caso essere riassunto l'impiegato che sia cessato dal servizio ai sensi dell'articolo 161 e dell'articolo 166, primo comma, lettere a), b), c), d) ed e). Nel caso di soppressione o chiusura di Istituti italiani di cultura, la riassunzione può essere disposta, tenuto conto delle esigenze di servizio, anche in deroga alle dotazioni di personale a contratto stabilite per i singoli istituti con apposito decreto ministeriale; nel caso di soppressione o chiusura degli istituti italiani di cultura, il personale in servizio presso i medesimi è riassorbito dalla sede diplomatico-consolare più vicina. Nei soli casi di cui al comma 1, agli impiegati a contratto è attribuito un contributo alle spese di trasferimento nella misura determinata con apposito decreto del Ministro degli affari esteri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze»;

        f) all'articolo 166, primo comma, la lettera f) è abrogata.

Art. 2.

(Modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165)

    1. Al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) all'articolo 42, dopo il comma 3, è inserito il seguente:

    «3-bis. Ai fini della costituzione degli organismi di cui al comma 3, è garantita la partecipazione del personale in servizio presso le sedi diplomatiche e consolari, nonché presso gli istituti italiani di cultura all'estero, ancorché assunto con contratto regolato dalla legge locale»;

        b) dopo l'articolo 50 è inserito il seguente:

    «Art. 50-bis. - (Personale delle rappresentanze diplomatiche e degli istituti italiani di cultura) 1. Le disposizioni del presente titolo si applicano anche al personale in servizio presso le sedi diplomatiche e consolari, nonché presso gli istituti italiani di cultura all'estero, ancorché assunto con contratto regolato dalla legge locale».

Art. 3.

(Modifiche al decreto legislativo 7 aprile 2000, n. 103)

    1. Al decreto legislativo 7 aprile 2000, n. 103, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) all'articolo 2, comma 2, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 2-bis»;

        b) dopo l'articolo 2 è inserito il seguente:

    «Art. 2-bis. - 1. Il dipendente assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di diciotto mesi. Ai fini della maturazione del predetto periodo, si sommano tutte le assenze per malattia intervenute nei tre anni precedenti l'episodio morboso in corso.

    2. Superato tale periodo, al lavoratore che ne faccia richiesta, in casi particolarmente gravi può essere concesso di assentarsi per un ulteriore periodo di 18 mesi.

    3. Prima di concedere l'ulteriore periodo di assenza di cui al comma 2, su richiesta del dipendente l'amministrazione procede all'accertamento delle sue condizioni di salute per il tramite di strutture sanitarie pubbliche ove possibile o, in alternativa, di un medico di fiducia, al fine di stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro.

    4. Superato il periodo di conservazione del posto previsto dal comma 1, oppure nel caso che, a seguito di accertamento delle condizioni di salute da parte dell'amministrazione, il dipendente sia dichiarato permanentemente inidoneo a svolgere qualsiasi proficuo lavoro, l'Amministrazione può procedere, salvo particolari esigenze, a risolvere il rapporto.

    5. I periodi di assenza per malattia salvo quelli previsti dal comma 2 non interrompono la maturazione dell'anzianità di servizio a tutti gli effetti.

    6. Sono fatte salve le vigenti disposizioni di legge a tutela degli affetti da tubercolosi.

    7. Il trattamento economico spettante al dipendente che si assenti per malattia è il seguente:

        a) intera retribuzione fissa mensile, per i primi 120 giorni di assenza;

        b) quota di retribuzione fissa mensile, corrispondente alla retribuzione iniziale spettante nella stessa sede a parità di mansioni ai contrattisti regolati dalla legge locale, e comunque non inferiore alla quota sulla quale vengono pagati i contributi dell'Istituto nazionale per la previdenza sociale (INPS), fino al nono mese di assenza;

        c) 90 per cento della retribuzione di cui alla lettera b) per i successivi 3 mesi di assenza;

        d) 50 per cento della retribuzione di cui alla lettera b) per gli ulteriori 6 mesi del periodo di conservazione del posto previsto nel comma 1;

        e) i periodi di assenza di cui al comma 2 non sono retribuiti.

    8. L'assenza per malattia è comunicata all'ufficio di appartenenza tempestivamente e comunque all'inizio dell'orario di lavoro del giorno in cui si verifica, anche nel caso di eventuale prosecuzione dell'assenza, salvo comprovato impedimento.

    9. Il dipendente è tenuto a recapitare o spedire a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento il certificato medico di giustificazione dell'assenza entro i due giorni successivi all'inizio della malattia o alla eventuale prosecuzione della stessa. Qualora tale termine scada in giorno festivo esso è prorogato al primo giorno lavorativo successivo.

    10. L'amministrazione dispone il controllo della malattia ai sensi delle vigenti disposizioni di legge fin dal primo giorno di assenza, attraverso strutture sanitarie pubbliche ove possibile o, in alternativa, medico di fiducia.

    11. Il dipendente, che durante l'assenza, per particolari motivi, dimori in luogo diverso da quello di residenza, ne dà tempestiva comunicazione, precisando l'indirizzo dove può essere reperito.

    12. Il dipendente assente per malattia, pur in presenza di espressa autorizzazione del medico curante ad uscire, è tenuto a farsi trovare nel domicilio comunicato all'amministrazione, in ciascun giorno, anche se domenicale o festivo, dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 17 alle ore 19.

    13. La permanenza del dipendente nel proprio domicilio durante le fasce orarie come sopra definite può essere verificata nell'ambito e nei limiti delle vigenti disposizioni di legge.

    14. Qualora il dipendente debba allontanarsi, durante le fasce di reperibilità, dall'indirizzo comunicato, per visite mediche, prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustificati motivi, che devono essere, a richiesta, documentati, è tenuto a darne preventiva comunicazione all'amministrazione, eccezion fatta per i casi di obiettivo e giustificato impedimento.

    15. Nel caso in cui l'infermità derivante da infortunio non sul lavoro sia causata da responsabilità di terzi, il dipendente è tenuto a darne comunicazione all'amministrazione, la quale ha diritto di recuperare dal terzo responsabile le retribuzioni da essa corrisposte durante il periodo di assenza ai sensi del comma 7, lettere a), b) e c), compresi gli oneri riflessi inerenti.

    16. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano alle assenze per malattia iniziate successivamente alla data di stipulazione del presente accordo, dalla quale si computa il triennio previsto dal comma 1. Alle assenze per malattia in corso alla predetta data si applica la normativa vigente al momento dell'insorgenza della malattia per quanto attiene alle modalità di retribuzione, fatto salvo il diritto alla conservazione del posto ove più favorevole» .

Allegato B

Testo integrale della dichiarazione di voto del senatore Pedica sui disegni di legge nn. 1843 e 978

Presidente, colleghi, come noto, il personale del Ministero degli affari esteri, assunto localmente ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, come modificato dal decreto legge 103 del 2000, è da ritenersi a tutti gli effetti personale civile della pubblica amministrazione, in linea con le previsioni dell'articolo 93, del suddetto decreto del Presidente della Repubblica, sostituito dall'articolo 11 della legge n. 109 del 2003, che recita: «Il personale dell'Amministrazione degli affari esteri è costituito dalla carriera diplomatica, disciplinata dal proprio ordinamento di settore, dalla dirigenza e dal personale delle aree funzionali come definiti e disciplinati dalla normativa vigente, nonché dagli impiegati a contratto in servizio presso le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari e gli istituti italiani di cultura».

Pertanto al personale in questione sono applicabili le seguenti norme di legge: la legge n. 165 del 2001, (articolo 42 e seguenti) con tutti i diritti e le prerogative in essa riconosciute. La stessa è infatti applicabile senza alcuna restrizione a tutti i dipendenti della pubblica amministrazione a prescindere dalla regolamentazione giuridica del rapporto di lavoro.

In secondo luogo, è applicabile lo Statuto dei lavoratori (legge n. 300 del 1970), il quale prevede agli articoli da 1 a 14 la libertà sindacale; all'articolo 19, il diritto di istituire rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro; all'articolo 20, il diritto di assemblea; all'articolo 23, i diritti o permessi sindacali; agli articoli 24 e 30, i permessi non retribuiti e permessi per i dirigenti provinciali e nazionali.

Ciò premesso, e proprio in considerazione delle norme citate, richiamo l'attenzione sul fatto che questo personale ha partecipato attivamente e passivamente al voto RSU in occasione della prima tornata elettorale avvenuta nel 1998!

La partecipazione di questi lavoratori avvenne in maniera pacifica. Essi ebbero la facoltà di candidarsi e di votare per i loro candidati e la loro partecipazione al voto non determinò assolutamente alcun risvolto in termini di riconoscimenti del loro status giuridico a livello di atti pattizi e dunque senza cagionare alcun costo per il proprio datore di lavoro, ovvero per il Ministero degli affari esteri.

I lavoratori assunti localmente dal Ministero degli affari esteri hanno, oltre a un datore di lavoro del tutto italiano, anche un luogo di lavoro del tutto italiano, in quanto le nostre rappresentanze diplomatico-consolari nonché gli istituti italiani di cultura sono a tutti gli effetti territorio dello Stato italiano.

Proprio questo specifico aspetto che pone il luogo di lavoro quale «fortezza inespugnabile» da parte di magistrati e di sindacati locali per via dell'extraterritorialità nonché dell'immunità diplomatica di cui godono i capi missione, determina un problema non più procrastinabile di assenza totale di tutela sindacale per questi lavoratori relativamente al proprio posto di lavoro.

Si ricorda a questo fine che vi sono molteplici Paesi che non solo non prevedono forme di organizzazione sindacale, ma i cui regimi non garantiscono addirittura forme di tutela giuridica per i cittadini residenti.

Non dimentichiamo, inoltre, che il diritto alla rappresentanza sindacale, oltre ad essere previsto dalla normativa citata, viene garantito anche dalla nostra Costituzione che lo colloca tra i diritti fondamentali di tutti i lavoratori.

Non posso quindi che esprimere la mia soddisfazione personale in relazione al testo che stiamo per votare (già votato alla Camera) e che è da considerare un risultato importante per la democrazia e la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori.

Per questi motivi desidero esprimere il voto favorevole mio e del Gruppo dell'Italia dei Valori al provvedimento in esame.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Amato, Baldini, Butti, Ciampi, Colombo, Dell'Utri, Delogu, Fantetti, Ghigo, Pera, Pisanu, Scarpa Bonazza Buora, Thaler Ausserhofer e Zavoli.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Chiti, per attività di rappresentanza del Senato; Marino Ignazio Roberto Maria e Mascitelli, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale; Stiffoni, per attività del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione; Giaretta e Marcenaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Casson, per partecipare ad una conferenza internazionale.

Commissione parlamentare per la semplificazione della legislazione, variazioni nella composizione

Il Presidente della Camera dei deputati, in data 14 marzo 2012, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per la semplificazione della legislazione il deputato Francesco Laratta, in sostituzione del deputato Antonio Misiani, dimissionario.

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Barbolini Giuliano

Disposizioni concernenti la costituzione degli Osservatori provinciali per gli appalti pubblici (3105)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 15/03/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Filippi Alberto

Norme in materia di impiego dei rimborsi delle spese elettorali sostenute dai partiti politici (3126)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro)

(assegnato in data 15/03/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Thaler Ausserhofer Helga

Modifica all'articolo 69 della Costituzione, in materia di senatori a vita (3136)

(assegnato in data 15/03/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Biondelli Franca ed altri

Istituzione del progetto nazionale "Anziani valore aggiunto nella società civile" (3145)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 15/03/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Caselli Esteban Juan, Sen. Giordano Basilio

Istituzione della Giornata nazionale del nascituro (3165)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 15/03/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Castro Maurizio ed altri

Disposizioni in materia di efficienza e ottimizzazione del lavoro pubblico (3170)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio)

(assegnato in data 15/03/2012 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Palma Nitto Francesco

Disposizioni in materia di responsabilità disciplinare dei magistrati e di trasferimento d'ufficio (3169)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 15/03/2012 );

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione del Protocollo di modifica della Convenzione tra il Governo di Mauritius e il Governo della Repubblica italiana per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, fatto a Port Louis il 9 dicembre 2010 (3190)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro)

C.4946 approvato dalla Camera dei Deputati

(assegnato in data 15/03/2012 );

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Adesione della Repubblica italiana alla Convenzione internazionale per il controllo dei sistemi antivegetativi nocivi applicati sulle navi, con allegati, fatta a Londra il 5 ottobre 2001, e sua esecuzione (3191)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea)

C.4945 approvato dalla Camera dei Deputati

(assegnato in data 15/03/2012 );

4ª Commissione permanente Difesa

Sen. Saccomanno Michele, Sen. Ramponi Luigi

Modifica dell'articolo 1 della legge 31 luglio 2002, n. 186, concernente l'istituzione della "Giornata della memoria dei marinai scomparsi in mare" (3157)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 15/03/2012 );

5ª Commissione permanente Bilancio

Sen. Caselli Esteban Juan

Disposizioni in materia di alienazioni dei beni degli enti locali (3166)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

(assegnato in data 15/03/2012 );

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Caselli Esteban Juan

Disposizioni in materia di riduzione del contenzioso tributario (3167)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 15/03/2012 );

10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo

Sen. Donaggio Cecilia ed altri

Disposizioni in materia di responsabilità sociale delle imprese (3116)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione straordinaria diritti umani, Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 15/03/2012 );

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Sen. Musso Enrico ed altri

Delega al Governo per l'istituzione di un reddito minimo garantito di cittadinanza (3113)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 15/03/2012 );

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Dep. Molteni Nicola ed altri

Modifiche alla legge 5 giugno 1997, n. 147, concernenti la durata dei trattamenti speciali di disoccupazione in favore dei lavoratori frontalieri italiani in Svizzera rimasti disoccupati a seguito della cessazione del rapporto di lavoro (3180)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio)

C.3391 approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati (TU con C.3392, C.3616);

(assegnato in data 15/03/2012 );

12ª Commissione permanente Igiene e sanita'

Sen. Garavaglia Mariapia

Riordino della Croce Rossa Italiana (1842)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 15/03/2012 );

12ª Commissione permanente Igiene e sanita'

Sen. Poretti Donatella, Sen. Perduca Marco

Disposizioni in materia di donazione di gameti e embrioni per fini riproduttivi o per la ricerca scientifica (3098)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 15/03/2012 ).

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Tedesco, Zanoletti, Thaler Ausserhofer, Costa, Di Stefano e Incostante hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02709 dei senatori Lauro ed altri.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dall'8 al 14 marzo 2012)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 156

CALDEROLI: su un presunto festeggiamento a palazzo Chigi (4-06516) (risp. GIARDA, ministro per i rapporti con il Parlamento)

FLERES: sull'acquisizione da parte di Alitalia di WindJet e Blu Panorama (4-06714) (risp. PASSERA, ministro delle infrastrutture e trasporti)

GARAVAGLIA Mariapia: sul progetto di una variante lungo la strada statale 12, in provincia di Verona (4-06285) (risp. PASSERA, ministro delle infrastrutture e trasporti)

GRAMAZIO: sulla persecuzione dei cristiani nel mondo (4-06509) (risp. DASSU', sottosegretario di Stato per gli affari esteri)

LANNUTTI, GIAMBRONE: sulla vicenda di un passeggero aggredito da un cane a bordo di un treno (4-05583) (risp. PASSERA, ministro delle infrastrutture e trasporti)

OLIVA: sul rischio di infiltrazioni della criminalità nell'ambito delle manifestazioni degli autotrasportatori svoltesi recentemente in Sicilia (4-06650) (risp. DE STEFANO, sottosegretario di Stato per l'interno)

SPADONI URBANI: sulla riduzione dei collegamenti ferroviari in Umbria (4-06318) (risp. PASSERA, ministro delle infrastrutture e trasporti)

VALDITARA: su interventi di viabilità a Paderno Dugnano (Milano) (4-06154) (risp. PASSERA, ministro delle infrastrutture e trasporti)

VICARI: sull'inadeguatezza dei servizi ferroviari in Sicilia (4-06315) (risp. PASSERA, ministro delle infrastrutture e trasporti)

Interrogazioni

MASCITELLI, BELISARIO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la Società europea veicoli leggeri (SEVEL) è una società automobilistica nata nel 1978 come joint-venture fra la Fiat Group Automobiles (la divisione automobilistica del gruppo FIAT, che al tempo della fondazione della SEVEL era denominata FIAT Auto SpA) ed il gruppo PSA e si occupa, in Italia, della produzione dei veicoli commerciali e di alcuni monovolume con marchio FIAT, FIAT Professional e Lancia;

la SEVEL attualmente dispone in Europa di due impianti produttivi di cui uno ad Atessa (Chieti) denominato "SEVEL-Sud";

nel 2006 quasi 400 lavoratori vennero assunti da SEVEL, con contratti a tempo determinato; nel 2007 con un apposito accordo sindacale ne è stata prevista la stabilizzazione con il passaggio a contratti a tempo indeterminato;

allo scadere dell'ultimo contratto tali lavoratori, invece di essere stabilizzati, venivano nuovamente assunti con contratto a tempo determinato ed allo scadere di questo (tra la fine di dicembre 2008 e l'inizio di gennaio 2009), con il sopraggiungere della crisi economica, non venivano riassunti, mentre contemporaneamente SEVEL procedeva alla conferma di altri 300 lavoratori già assunti con contratti di apprendistato;

circa 150 tra i lavoratori non stabilizzati decisero di impugnare la mancata trasformazione del contratto davanti al giudice del lavoro presso il competente tribunale di Lanciano (Chieti);

nel 2011 la SEVEL decideva di procedere a nuove assunzioni con contratti atipici: tuttavia gli ex lavoratori a tempo determinato sono stati di fatto ignorati e solo pochi tra essi sono stati riassunti nuovamente, ma tra questi non figurava nessuno di coloro che avevano presentato ricorso al giudice del lavoro;

il 12 gennaio 2012 il giudice del lavoro ha emesso la sentenza di primo grado per i primi due ricorrenti e, alcuni giorni dopo, per altri tre ricorrenti condannando la SEVEL al reintegro di questi cinque lavoratori, alla trasformazione del loro contratto in assunzione a tempo indeterminato e al risarcimento in loro favore del periodo che va dal giorno del licenziamento (mancata trasformazione del contratto) al giorno del reintegro;

considerato che:

in base alle norme di cui alla legge 4 novembre 2010, n. 183 (cosiddetto collegato lavoro), di fatto la SEVEL dovrà risarcire ai lavoratori solo sei mensilità e non tutto il periodo tra il licenziamento ed il reintegro, come invece previsto dalla sentenza, arrecando dunque un ulteriore danno ai lavoratori ingiustamente lasciati senza lavoro;

la SEVEL, ad oggi, di fatto non ha ancora proceduto ad applicare la sentenza di reintegro poiché pur versando il salario ai lavoratori non permette loro di recarsi al lavoro;

la Fiat, come peraltro ha essa stessa pubblicamente ammesso, sta operando nello stesso modo in cui ha operato nel caso dei tre operai licenziati dallo stabilimento di Melfi (Potenza), ovvero si rifiuta di applicare la sentenza fino al giudizio definitivo;

nel caso dei lavoratori della SEVEL non sussiste neppure la giustificazione della mancanza di rapporto di fiducia tra le due parti, in quanto tale situazione si è venuta a determinare per errata applicazione dei contratti e delle leggi vigenti da parte dell'azienda e i lavoratori mai sono venuti meno ai propri doveri,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto;

quali iniziative il Governo intenda mettere in campo al fine di conoscere il piano industriale e affinché la Fiat mantenga comunque vincoli e garanzie a tutela dei diritti dei lavoratori, soprattutto in un territorio come quello della provincia di Chieti, già pesantemente penalizzato dalla chiusura di diverse realtà industriali;

se non intenda urgentemente impegnarsi, e con quali iniziative intenda farlo, per fornire un adeguato sostegno al reddito dei lavoratori delle piccole e grandi aziende in crisi e per risolvere l'emergenza clamorosa che si vive in val di Sangro.

(3-02729)

MASCITELLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia - Premesso che:

attualmente, presso la Procura di Teramo, è in corso un'indagine giudiziaria che riguarda un crac finanziario di diversi milioni di euro, noto alle cronache come inchiesta del crac Maurizio Di Pietro, che coinvolge lo studio commercialista "Chiodi-Tancredi" con sede a Teramo, di cui è socio per il 50 per cento il Presidente della Giunta regionale abruzzese, Gianni Chiodi, attualmente Commissario ad acta per il Piano di rientro dal deficit sanitario, nominato con delibera del Consiglio dei ministri dell'11 dicembre 2009, e commissario delegato per la ricostruzione come da ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3833 del 2009;

l'inchiesta è frutto di una complessa e articolata indagine che ha permesso di scoprire un sistema finalizzato a svuotare alcune società dei loro beni per poi portarle al fallimento: i soldi, dopo essere stati sottratti ai creditori dei fallimenti, venivano depositati su conti svizzeri e in banche inglesi e, infine, in due società cipriote, proprietarie di quasi tutte le quote delle società Kappa immobiliare e De Immobiliare con sede legale presso lo studio Chiodi-Tancredi. L'inchiesta avrebbe infatti svelato una sorta di triangolazione societaria che passava per Cipro (Paese a fiscalità privilegiata all'epoca dei fatti) e finiva su alcuni conti svizzeri. Qui, molto probabilmente, approdavano i proventi della vendita dei beni delle società dichiarate poi fallite: per gli investigatori circa 3 milioni di euro, all'inizio dell'inchiesta;

l'inchiesta, aperta per bancarotta e reati tributari il 27 gennaio 2012, ha portato in carcere tre imprenditori teramani, i fratelli Maurizio e Nicolino Di Pietro e Guido Curti e, all'obbligo di dimora, Loredana Cacciatore, coniuge di Curti. Tancredi, socio di studio del presidente Chiodi, che è commercialista di fiducia di Maurizio Di Pietro e Guido Curti, non è attualmente indagato;

dalle carte emerge che Tancredi è anche il procuratore di una società, la Dreamport enterprises, con ampia delega ad operare per suo nome e conto, incluso il potere di versare presso la banca di Teramo il deposito provvisorio del capitale sociale, società cipriota che detiene il 99 per cento delle quote della stessa Kappa immobiliare, e risulta quindi coinvolta nel crac finanziario che ha portato all'arresto degli imprenditori teramani;

come raccontano i bancarottieri nelle 100 pagine d'interrogatorio, non solo sarebbe stato lo studio professionale a ideare le società offshore , ma sarebbe stato il socio di studio del Governatore ad accompagnarli a Lugano e a trovare un pensionato (portalettere) cui affidare il compito di amministrare fittiziamente le società, mentre era sempre lo studio commercialistico a gestire tutte le operazioni delle triangolazioni dei soldi tra Cipro, Inghilterra e Italia (andata e ritorno);

la Procura sta cercando in quattro banche estere i conti segreti del crac. È la prova che serve per dare corpo ai sospetti e trasformarli in ipotesi di reato. Le due rogatorie internazionali chieste in Svizzera e Gran Bretagna dovrebbero fornire preziose informazioni per un completo approfondimento dei fatti: è ipotizzabile che solo dopo aver analizzato minuziosamente questi atti, gli inquirenti potranno decidere se fare nuove iscrizioni nel registro degli indagati,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti la vicenda richiamata e se il dottor Chiodi, nella sua veste di commissario nominato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, abbia provveduto ad informare il Governo e ad escludere situazioni di incompatibilità;

se, a quanto consti, siano coerenti con la verità dei fatti le dichiarazioni del dottor Chiodi, secondo le quali egli sarebbe all'oscuro dell'attività dello studio commerciale di cui è socio;

se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga sussistente una condizione soggettiva di incompatibilità istituzionale da parte del dottor Chiodi in relazione al suo «esercizio di attività professionale o di lavoro autonomo in materie connesse con la carica di governo, di qualunque natura, anche se gratuite, a favore di soggetti pubblici o privati» (come da legge n. 215 del 2004);

se il Governo non ritenga necessario che vengano accelerate le due rogatorie richieste dai magistrati di Teramo;

se risulti che la vicenda non abbia, altresì, trovato ausilio indiretto nelle larghe maglie dei controlli di vigilanza;

se sia a conoscenza di quante segnalazioni in merito all'attività di antiriciclaggio siano state effettuate da parte dell'apposita Unità di informazione antiriciclaggio (UIF) della Banca d'Italia, preposta alle attività di prevenzione, e quanti rapporti siano stati effettuati da parte della stessa UIF alla magistratura penale, posto che, in alcuni casi più gravi e controversi, gli ispettori di via Nazionale riferiscono al Governatore della Banca d'Italia invece che all'autorità giudiziaria.

(3-02730)

PETERLINI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

dal 1° aprile 2012, e dunque fra pochi giorni, ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 4, del Trattato sull'Unione europea (TUE), troverà attuazione il regolamento sull'iniziativa dei cittadini europei (ICE), in base alla quale i "Cittadini dell'Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l'iniziativa di invitare la Commissione europea, nell'ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell'Unione, ai fini dell'attuazione dei Trattati";

in conformità a quanto previsto dall'articolo 24, comma 1, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), cui il citato articolo 11, paragrafo 4, del TUE si richiama, "Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura legislativa ordinaria, adottano le disposizioni relative alle procedure e alle condizioni necessarie per la presentazione di un'iniziativa dei cittadini ai sensi dell'articolo 11 del TUE, incluso il numero minimo di Stati membri da cui i cittadini che la presentano devono provenire";

è da segnalare che il milione di firme richiesto potrà essere raccolto nel metodo tradizionale cartaceo, ma anche tramite Internet;

il regolamento ICE, in particolare, prevede - per la raccolta delle dichiarazioni di sostegno con tale modalità - un quadro giuridico e un sistema elettronico del tutto nuovi: la Commissione europea dovrebbe aver sviluppato un software con codice sorgente aperto per raccogliere le "firme" on line a disposizione degli organizzatori che, in ogni caso, possono sviluppare a tal fine, se lo desiderano, un loro sistema;

gli organizzatori, a loro volta, dovrebbero ottenere la certificazione del loro sistema di raccolta on line da parte di uno Stato membro di loro scelta: ciascuno Stato membro, infatti, è chiamato ad indicare un'autorità competente a rilasciare tale certificazione, previa verifica della conformità del sistema a tutte le specifiche tecniche e a tutte le garanzie di protezione dei dati personali;

quanto illustrato implica che il nostro Paese, al più tardi entro il 1° aprile 2012, dovrà permettere la raccolta di firme anche via Internet, dunque senza autenticatore, come invece previsto oggi per referendum e leggi di iniziativa popolare,

si chiede di sapere:

quali iniziative, per gli aspetti di propria competenza, abbia assunto o intenda assumere il Ministro in indirizzo affinché l'Italia possa dare sollecita attuazione al richiamato istituto di iniziativa popolare europea, soprattutto rispetto alla modalità di raccolta, anche via Internet, delle firme necessarie per il diritto di iniziativa dei cittadini europei;

in particolare, se non ritenga di porre in essere iniziative urgenti, soprattutto in vista dell'imminente scadenza europea del 1° aprile 2012, per legittimare la raccolta delle firme on line, in tal modo rendendo più agevole la raccolta delle firme per l'ICE.

(3-02732)

FIRRARELLO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

la stampa ha in questi giorni sottolineato che oltre 40.000 docenti non entrano in classe poiché beneficiari di distacchi presso l'amministrazione centrale o periferica;

i sacrifici imposti dall'attuale congiuntura economica e finanziaria sono stati affrontati con dignità e consapevolezza, posto che si trattava di operazioni necessarie e, grazie alle indicazioni contenute nei testi che regolamentano e accompagnano la riforma, hanno consentito al sistema scuola di reggere senza eccessivi traumi;

è noto a tutti che proprio in questi giorni è stato in discussione il provvedimento che avrebbe dovuto assicurare l'assunzione di circa 10.000 unità di personale docente ed Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario);

il Ministero ha diffuso una nota di chiarimento, con una tale dovizia di particolari e dettagli, da non consentire un'analisi sistematica della differenza tra posti in organico ed insegnanti in servizio pari a 41.503 unità;

si ritiene che questi argomenti debbano essere trattati con grande attenzione ed alto senso di responsabilità da parte delle figure apicali del Ministero e dei suoi dirigenti responsabili della comunicazione,

si chiede di sapere:

quali accorgimenti il Ministro in indirizzo abbia posto o intenda porre in essere per contenere il fenomeno dei distacchi del personale e per affrontare la questione delle inidoneità professionali;

quali misure intenda adottare per risolvere la questione della mancata corrispondenza tra numero di cattedre e numero di insegnanti, nella prossima determinazione degli organici, alla luce dei relativi provvedimenti in itinere;

come intenda superare l'anacronistica differenza tra organico di diritto ed organico di fatto, che genera tali differenze;

perché, a fronte di queste, tra cattedre ed organici il Ministero abbia insistito per una norma che prevedeva l'aumento inopinato degli organici di 10.000 insegnanti, che andrebbero al massimo a svolgere mansioni di supplenti, anche nell'eventuale determinazione di organici di istituto o di reti di istituti.

(3-02733)

VITA, AMATI, DI GIOVAN PAOLO, NEROZZI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

il 9 marzo 2012 l'esercito israeliano ha aperto i bombardamenti aerei su Gaza, con il pretesto di colpire il capo dei comitati di resistenza popolare, in quanto secondo fonti governative israeliane stava progettando un attentato sul confine meridionale d'Israele;

il leader della resistenza è stato vittima di un omicidio mirato attraverso un razzo sulla sua auto lo stesso venerdì 9 marzo;

il bilancio delle vittime sale quotidianamente: ad oggi si contano 25 morti e 80 feriti, tra cui numerosi bambini; i primi 15 a perdere la vita sono stati tutti giovani sotto i 30 anni di età;

l'azione israeliana ha scatenato numerose polemiche sul piano internazionale. Il Governo giordano ha ufficialmente condannato la "barbara aggressione", mentre la Cina ha esortato il Governo di Tel Aviv di fermare i suoi attacchi aerei;

la Cina è notevolmente preoccupata per l'escalation di violenza che sta interessando la striscia di Gaza. Così riferisce il Ministro degli esteri cinese Liu Weimin: "Chiediamo alla parte israeliana per fermare i raid contro Gaza. Speriamo che le parti interessate possono smettere di sparare immediatamente al fine di evitare perdite di civili innocenti";

alle condanne di Cina e Giordania si aggiungono anche quelle degli attivisti turchi dell'Organizzazione dei diritti umani e solidarietà che ieri hanno tenuto ad Ankara una manifestazione per condannare i raid aerei israeliani;

il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha recentemente affermato di non aver nessuna intenzione di fermare le azioni belliche contro la striscia,

si chiede di conoscere:

quale linea politica il Governo italiano intenda perseguire in merito a tale delicata questione;

se e quali i misure intenda adottare per condannare le azioni belliche del Governo israeliano.

(3-02734)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

GIOVANARDI, SALTAMARTINI, COMPAGNA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:

il giorno 13 febbraio 2012 il giudice di pace di Modena, dottoressa Paolina Frate, ha convalidato il trattenimento dei due fratelli di presunta nazionalità bosniaca Andrea e Senad inviati al centro di identificazione ed espulsione di Modena il 10 febbraio per iniziativa della locale Questura;

tale trattenimento, in attesa dell'espulsione, è stato motivato dal giudice per la pericolosità sociale dei soggetti (verbali n. 502 e n. 503/2012);

a Modena è nato un comitato per la liberazione dei due giovani, appoggiato anche da Consiglieri provinciali che sostengono, in sostanza, che i due giovani sono vittime da liberare immediatamente;

Prefetto e Questore di Modena, contattati dagli interroganti, hanno fatto presente che il giudice ha convalidato il trattenimento poiché i due giovani risultano aver commesso reiteratamente gravi reati;

il comitato per la liberazione ha contestato i presupposti della convalida doverosamente resi noti dagli interroganti perché l'opinione pubblica modenese potesse capire come stavano davvero le cose;

malgrado i ripetuti solleciti degli interroganti, né Questore né Prefetto hanno voluto informare l'opinione pubblica di quale delle due versioni corrispondesse al vero;

pertanto la mobilitazione popolare per la liberazione dei due giovani avviene senza che le autorità locali di Governo abbiano minimamente reso noto il perché del fermo e del trattenimento dei due giovani,

si chiede di conoscere quali iniziative il Governo intenda intraprendere perché, in uno Stato democratico, dopo l'intervento dell'autorità giudiziaria che ha convalidato l'iniziativa della Questura, i cittadini possano conoscere quali sono i presupposti che hanno portato ad assumere decisioni così gravi e importanti sia per i soggetti coinvolti sia per la cittadinanza, preoccupata dalle notizie di gravissimi episodi di violenza anche recentemente avvenuti nel nostro Paese.

(3-02731)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

ZANOLETTI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

la nuova tassazione sui terreni e sugli immobili IMU contenuta nel decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 22 dicembre 2011 (cosiddetto decreto salva Italia), innova e aumenta decisamente l'ammontare dell'imposta sui terreni agricoli e sui fabbricati rurali;

tutte le organizzazioni che rappresentano gli agricoltori italiani hanno manifestato la loro vivissima preoccupazione per questo carico fiscale che penalizza eccessivamente il comparto primario che svolge una funzione trainante nell'ambito del sistema economico e che versa attualmente in una situazione di crisi;

le medesime, con calcoli documentati, hanno quantificato l'ammontare delle nuove imposte a 1.500.000.000 euro;

al contrario, il Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze dottor Vieri Ceriani, nella sua audizione presso la 9 a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato il giorno 29 febbraio 2012, ha sostenuto che l'aggravio del settore agricolo non supererebbe alcune decine di milioni di euro;

considerato che per una valutazione oggettiva degli effetti e dell'opportunità del provvedimento è necessario che sia il Governo sia il Parlamento abbiano a disposizione dati certi e veritieri,

si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adoperarsi per acquisire con urgenza e comunicare al Parlamento stime fondate circa l'ammontare dell'imposta municipale unica sul settore agricolo.

(4-07096)

ZANOLETTI - Al Ministro della salute - Premesso che:

negli ultimi anni il sovrappeso e l'obesità nei bambini e negli adulti di tutto il mondo hanno raggiunto dati preoccupanti tanto da indurre l'Organizzazione mondiale della sanità a lanciare un segnale di allarme e a creare una "international obesity task force";

una materia tanto delicata come l'alimentazione deve sempre essere trattata con competenza, mentre circolano sempre più nel nostro Paese nei vari canali di comunicazione che propongono pacchetti di diete accompagnate da libri e prodotti da banco con indicazioni e promesse allettanti ma di dubbia natura scientifica;

tante figure, che non hanno titoli adeguati e riconosciuti, danno consigli alla genericità dei cittadini;

ritenuto che le diete devono essere prescritte, dopo attenti esami delle condizioni psicofisiche del soggetto, in modo individualizzato da persone competenti,

si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adoperarsi per mettere ordine in questa delicata materia ponendo fine ad attività non idonee e a propagande illusorie e potenzialmente pericolose.

(4-07097)

GRAMAZIO - Ai Ministri dell'interno, dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

molte Regioni per quanto concerne l'ambiente e lo smaltimento dei rifiuti sono inosservanti delle direttive comunitarie, esponendo il Paese a rischio di sanzioni a causa dell'inerzia dei loro uffici competenti e delle lungaggini di anni per la concessione di autorizzazioni;

alcuni assessorati ed uffici di programmazione per l'ambiente della Regione Puglia, pur non sfuggendo a quanto sopra descritto, sembrano avere più che solleciti e frequenti rapporti con aziende del settore spesso protagoniste delle cronache giudiziarie;

considerato che:

su "Affari & Finanza" di "la Repubblica" di lunedì 12 marzo 2012, nell'articolo "Fuga dalla palude Italia. Gli investitori esteri si sono ridotti alla metà", si legge fra l'altro che la British Gas Italia, dopo 11 anni di attesa e 250 milioni di euro spesi, ha messo in mobilità le 20 persone già assunte per il progetto di un rigassificatore a Brindisi ed ha annunciato il suo addio all'Italia;

"La Gazzetta del Mezzogiorno" ha in più occasioni denunciato come la Regione Puglia perda di fronte al TAR circa il 70 per cento dei ricorsi sui temi di ambiente ed energia, con grave danno economico per la collettività;

è notizia di questi giorni la richiesta da parte della ditta Tradeco di Altamura (Bari) di una valutazione di impatto ambientale per una stazione di trasbordo di rifiuti urbani speciali, pericolosi e non, ad appena 320 metri di distanza da edifici residenziali,

si chiede di conoscere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, non ritengano opportuno prendere tutti quei provvedimenti atti alla verifica di ritardi ed omissioni, accertando responsabilità specifiche, per ridare equilibrio e trasparenza ad un settore particolarmente critico, a rischio di infiltrazioni della malavita organizzata e di potenziali traffici illeciti.

(4-07098)

PEDICA, BELISARIO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

nel corso dell'anno 2006, la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma, nell'ambito delle indagini da effettuare per l'eventuale realizzazione di costruzioni adibite a edilizia residenziale privata, riscontrava all'altezza del chilometro 8,500 della via Flaminia il rinvenimento di un tratto dell'antica via;

dopo circa due anni, in occasioni di nuovi sopralluoghi, ci si è trovati di fronte al ritrovamento di nuovi tratti dell'antica via Flaminia, di diversi edifici funerari e del mausoleo di Marco Nonio Macrino, generale romano dell'epoca dell'imperatore Marco Aurelio;

secondo quanto riferito agli interroganti, di tale monumento risultavano conservati il basamento, gran parte della decorazione architettonica e l'incisione dedicatoria e, proprio per l'entità di tale scoperta, si decideva di proseguire gli scavi archeologici sotto la tutela, anche economica, del Ministero per i beni e le attività culturali;

risulterebbe che a distanza di quasi 5 anni nessun provvedimento sia stato emanato per la dichiarazione dell'importanza di tale ritrovamento, ma che, al contrario, siano state addirittura attivate conferenze volte alla pianificazione di palazzine nella medesima area, pur senza la definizione di un margine spaziale per il rispetto di un'adeguata distanza dalla zona interessata;

considerato che:

studiosi e intellettuali di fama internazionale si sono più volte interessati alla questione, nella considerazione di una scoperta di elevato interesse storico e culturale e, per questo, degna di tutela;

il procedimento di dichiarazione, ai sensi dell'art. 14, comma 2, del decreto legislativo n. 42 del 2004 (recante "Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137"), deve contenere "gli elementi di identificazione e di valutazione della cosa risultanti dalle prime indagini", senza che sia in alcun modo previsto che esse debbano avere carattere definitivo;

il codice dei beni culturali non attribuisce il potere d'impulso solo ai proprietari di beni, nel senso civilistico del termine, bensì a tutti coloro che, riconoscendosi in una specifica comunità, stabiliscono che la tutela di quel bene sia certamente affine alla propria identità culturale;

in data 9 gennaio 2012, l'associazione onlus "Italia Nostra", operante nel settore della tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione, inviava all'attenzione del Ministro competente e del Soprintendente per i beni archeologici di Roma, una richiesta di verifica d'interesse culturale ex art. 12 del decreto legislativo n. 42 del 2004 della zona oggetto di ritrovamenti storici;

tale richiesta si spingeva sino alla ritenuta necessità di identificare un'area inedificabile di rispetto dei beni archeologici rinvenuti, non inferiore a 150 metri, al fine di garantire la leggibilità dei monumenti ritrovati e loro fruizione pubblica, anche attraverso l'eventuale realizzazione di parchi tematici;

si accompagnava alla richiesta una diffida rivolta ai soggetti destinatari, affinché non si pregiudichi l'area in oggetto con la prosecuzione delle edificazioni progettate, e l'istanza di concludere il procedimento di verifica dell'interesse culturale entro i 120 giorni dal ricevimento dell'atto stesso;

successivamente alla richiesta, in data 1° marzo 2012, la Soprintendenza speciale per i beni archeologici si apprestava a rispondere ai rilievi sollevati dall'associazione intervenuta, adducendo un interesse, anche collettivo, alle azioni di tutela previste al fine di conservare ed eventualmente disporre del sito archeologico della Flaminia,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se e quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare al fine di restringere i tempi sull'iter procedurale per l'apposizione del vincolo archeologico per la tutela del richiamato tratto della via Flaminia ritrovato a via Vitorchiano a Roma;

se e quali siano gli interventi previsti relativamente all'ampiezza dell'area che si intende rendere inedificabile e alle misure necessarie per la pubblica fruizione degli stessi beni, anche in considerazione delle richieste avanzate e dell'importanza di tali ritrovamenti a scopo di attività di ricerca.

(4-07099)

CARRARA, FILIPPI Alberto, POLI BORTONE, PALMIZIO, PISCITELLI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il comma 22 dell'articolo 23 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, meglio noto come decreto "salva Italia", prescriveva nella prima stesura che "La titolarità di qualsiasi carica, ufficio o organo di natura elettiva di un ente territoriale non previsto dalla Costituzione è a titolo esclusivamente onorifico e non può essere fonte di alcuna forma di remunerazione, indennità o gettone di presenza";

a seguito di legittimi dubbi interpretativi del citato comma, e a quanto risulta agli interroganti su pressione del Comitato nazionale delle circoscrizioni, l'ANCI nazionale due giorni dopo emanava una nota interpretativa recante indirizzo interpretativo relativo all'articolo 23, comma 22, del decreto-legge n. 201 del 2011, stabilendo che la norma non trova applicazione alle forme di decentramento dei Comuni e delle Città metropolitane, nota nella quale, con circostanziate e documentate motivazioni, si conclude pertanto che la suddetta norma non trova applicazione alle circoscrizioni di decentramento infracomunale o alle altre forme di decentramento previste dall'ordinamento degli enti locali. Ciò può affermarsi in quanto si tratta di organi di natura elettiva di un ente territoriale previsto dalla Costituzione;

le Commissioni riunite V e VI della Camera dei deputati avevano approvato in data 14 dicembre 2011 un emendamento tendente a modificare il comma 22, introducendo "un'apposita previsione che individua la decorrenza della disposizione sulla gratuità di qualsiasi carica, ufficio o organo di natura elettiva di un ente territoriale non previsto dalla Costituzione, specificando che la norma non ha decorrenza immediata, ma a partire dal rinnovo dei rispettivi enti";

il suddetto comma è stato modificato, con un'integrazione, in sede di esame del disegno di legge di conversione (poi divenuto legge 22 dicembre 2011, n. 214), nel seguente nuovo testo: "La titolarità di qualsiasi carica, ufficio o organo di natura elettiva di un ente territoriale non previsto dalla Costituzione è a titolo esclusivamente onorifico e non può essere fonte di alcuna forma di remunerazione, indennità o gettone di presenza, con esclusione dei comuni di cui all'articolo 2, comma 186, lettera b), della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e successive modificazioni";

l'integrazione non sembra aver chiarito in termini univoci se l'indennità ai Presidenti di Circoscrizione, attualmente in carica ai sensi della legge 24 dicembre 2007, n. 244, sia dovuta o meno: i Comuni di cui all'art. 2, comma 186, lettera b), della legge 23 dicembre 2009, n. 191, sono, infatti, gli stessi di cui all'art. 17 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali decreto legislativo n. 267 del 2000, e successive modificazioni, vale a dire i Comuni con popolazione compresa tra i 100.000 e i 250.000 abitanti (per i quali si prevede la soppressione delle Circoscrizioni di decentramento al termine del mandato in corso), e i Comuni con popolazione tra i 250.000 e i 300.000 (per i quali l'istituzione delle Circoscrizioni sarà facoltativa);

la materia della corresponsione di gettoni di presenza e indennità ai pubblici amministratori è stata oggetto, come si osserva anche nella citata nota dell'ANCI, di intervento con la modifica dell'art. 82 del citato testo unico, articolo non più espressamente modificato da ulteriori recenti correzioni: tale articolo prevede la corresponsione dell'indennità di funzione anche ai Presidenti dei soli consigli circoscrizionali dei comuni capoluoghi di provincia;

l'art. 1, comma 4, del testo unico recita: "Ai sensi dell'articolo 128 della Costituzione le leggi della Repubblica non possono introdurre deroghe al presente testo unico se non mediante espressa modificazione delle sue disposizioni";

il comma 2 dell'art. 1 del decreto-legge n. 2 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge 42 del 2010, non espressamente modificato da successive integrazioni, recita: "Le disposizioni di cui ai commi 184 e 186, lettere b), c) ed e), dell'articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, come modificato dal presente articolo, si applicano a decorrere dal 2011, e per tutti gli anni a seguire, ai singoli enti per i quali ha luogo il primo rinnovo del rispettivo consiglio, con efficacia dalla data del medesimo rinnovo"; sul mantenimento di questa disposizione normativa ha dato ampie assicurazioni lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri nel corso della trasmissione televisiva di "Porta a Porta" del 13 dicembre 2011, durante la quale ha affermato che gettoni e indennità per Circoscrizioni e Comunità montane verranno mantenuti sino a fine mandato;

considerato che:

tutte le amministrazioni comunali delle città capoluogo di provincia in cui sono state istituite le Circoscrizioni ai sensi della legge 24 dicembre 2007, n. 244, hanno continuato a corrispondere l'indennità di funzione ai Presidenti di Circoscrizione, seguendo l'indirizzo interpretativo dell'ANCI;

la sola amministrazione di Bergamo, pur corrispondendo finora l'indennità ai Presidenti di Circoscrizione, ravvisando nell'enunciato del citato comma 22 dell'art. 23 del decreto-legge n. 201 del 2011 elementi ambigui di interpretazione, ha inoltrato, in data 24 gennaio 2012, alla Sezione regionale di controllo della Corte dei conti una richiesta di parere circa la corretta interpretazione della disposizione;

tale Sezione regionale, valutata la questione alla luce del quesito, ha trasmesso, in data 9 febbraio 2012, il proprio articolato parere nel cui ultimo capoverso si legge che a partire dall'entrata in vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, l'indennità di funzione può essere destinata solo ai Presidenti dei consigli circoscrizionali dei Comuni capoluoghi di provincia superiori ai 250.000 abitanti;

il riferimento all'ente territoriale non previsto dalla Costituzione contenuto nell'articolo in questione è improprio se riferito direttamente alle Circoscrizioni di decentramento, le quali sono definite dall'art. 17 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali quali "organismi di partecipazione, di consultazione e di gestione di servizi di base, nonché di esercizio delle funzioni delegate dal Comune" e, dunque, non hanno natura di ente con soggettività esterna, ma sono organi interni ai comuni, enti territoriali previsti dalla Costituzione;

a margine dei quesiti sopra esposti, gli interroganti auspicano, così come da tempo richiesto dal Comitato nazionale delle circoscrizioni di decentramento amministrativo, come sostenuto da ANCI e da Legautonomie, e come espressamente richiesto, con specifici ordini del giorno approvati in termini quasi unanimi, dai Consigli delle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Toscana, che la materia riguardante le Circoscrizioni sia oggetto di un'attenta revisione in sede di stesura della nuova carta delle autonomie, affinché non si disperda un patrimonio consolidato di democrazia partecipativa che ha fatto delle circoscrizioni di decentramento un insostituibile e importante strumento di partecipazione e cittadinanza attiva delle comunità delle nostre città: la conferma definitiva della loro soppressione, infatti, appare in stridente contraddizione con i valori della trasparenza, della partecipazione e della sussidiarietà: sono valori che rendono le Circoscrizioni una vera risorsa per la politica e non una spesa,

si chiede di sapere:

se le indennità di funzione ai Presidenti di Circoscrizione delle città capoluogo di provincia con popolazione superiore ai 100.000 abitanti, istituite ai sensi della legge 24 dicembre 2007, n. 244, siano o meno dovute in base ai disposti normativi, mai espressamente modificati, contemplati nell'art. 82 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e nel comma 2 dell'art. 1 del decreto-legge n. 2 del 2010, e, di conseguenza, se tutte le amministrazioni comunali delle suddette città abbiano o meno correttamente interpretato tale combinato disposto, attribuendo le indennità di funzione ai Presidenti di Circoscrizione;

se, nel caso il parere contabile della Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Lombardia, costituisca elemento ostativo alla corresponsione delle suddette indennità di funzione, non si ritenga opportuna ed urgente l'emanazione di un decreto (di natura attuativa, esplicativa o normativa) che, nel rispetto dei suddetti articoli di legge non modificati, delle indicazioni date dalle Commissioni riunite V e VI della Camera dei deputati, delle indicazioni interpretative emanate in materia dall'ANCI, nonché in coerenza con quanto ufficialmente dichiarato dal Presidente del Consiglio dei ministri nella citata trasmissione televisiva, consenta la corresponsione delle indennità di funzione ai Presidenti di Circoscrizione fino alla scadenza naturale del loro mandato, così come previsto dalle disposizioni legislative prima citate: diversamente verrebbe a crearsi un'inaccettabile sperequazione tra Presidenti di Circoscrizione delle città con popolazione compresa tra i 100.000 e i 250.000 abitanti, e quelli delle città con oltre i 250.000, nonostante siano stati tutti eletti ai sensi della stessa legge, tutti svolgano il loro mandato alla guida di Consigli aventi i medesimi e importanti compiti e poteri stabiliti dalla legge, e operino in realtà territoriali di pari dimensione, con una popolazione che per legge non può essere inferiore ai 30.000 abitanti.

(4-07100)

GRAMAZIO, D'AMBROSIO LETTIERI, CALABRO', CURSI, SACCOMANNO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute - Premesso che:

il 16 febbraio 2012 il Ministro della salute ha nominato il professor Silvio Garattini consigliere d'amministrazione dell'Agenzia italiana del farmaco, in sostituzione del professor Claudio De Vincenti dimessosi per assumere la carica di Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico;

il professor Silvio Garattini è direttore dell'istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri", presidente del Consiglio di amministrazione del consorzio "Mario Negri Sud", direttore e vice presidente del "Mario Negri Institute Foundation",

si chiede di sapere:

se risponda al vero che gli istituti "Mario Negri" e "Mario Negri Sud" siano esposti finanziariamente con posizione debitoria e se tale esposizione ammonti a circa 90 milioni di euro;

se sia stata valutata la composizione dei finanziamenti per la ricerca degli istituti e, in particolare, se sia stato riscontrato quali aziende e/o società risultino sponsor o co-sponsor di attività di ricerca e/o borse di studio per gli stessi;

se risponda a verità che gli istituti "Mario Negri" e "Mario Negri Sud" hanno ricevuto dall'AIFA un finanziamento pari a oltre 15 milioni di euro dal 2006 e che non risulti ancora completato alcuno studio finanziato;

se risponda a verità che la maggioranza dei finanziamenti provenienti dall'AIFA sono stati ottenuti dagli istituti quando il professor Silvio Garattini era presidente della commissione ricerca e sviluppo dell'AIFA stessa;

se l'attuale carica assunta dal professor Silvio Garattini di consigliere di amministrazione dell'AIFA, a cui competono l'autorizzazione all'immissione in commercio dei farmaci e la valutazione dei progetti di ricerca, sia compatibile con lo status di chi deve, altresì, giudicare la prosecuzione dei finanziamenti dei progetti di cui si avvale il proprio istituto e le autorizzazioni all'immissione in commercio di possibili propri sponsor;

infine, se il Governo sia a conoscenza di tutto quanto esposto e se siano stati eseguiti i necessari e dovuti controlli.

(4-07101)

PEDICA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il servizio di noleggio con conducente è un servizio pubblico non di linea che ha ad oggetto il trasporto collettivo o individuale di persone, con funzione complementare e integrativa dei trasporti pubblici di linea;

gli Stati membri dell'UE sono obbligati a perseguire gli obiettivi stabiliti dall'articolo 90 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) in materia di trasporti (già art. 70 del Trattato che istituisce la Comunità europea - TCE), al fine di contribuire alla realizzazione di un mercato interno caratterizzato dall'eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali, nonché di un regime che garantisca la concorrenza;

l'articolo 3 della legge 15 gennaio 1992, n. 21, rubricato "Servizio di noleggio con conducente", disponeva, nel suo testo originario, che "Il servizio di noleggio con conducente si rivolge all'utenza specifica che avanza, presso la sede del vettore, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio. Lo stazionamento dei mezzi avviene all'interno delle rimesse o presso i pontili di attracco";

tale articolo, sostituito dall'articolo 29, comma 1-quater, lettera a), del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione n. 14 del 2009, con la decorrenza indicata nell'art. 7-bis, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, aggiunto dalla relativa legge di conversione, dispone che "1. Il servizio di noleggio con conducente si rivolge all'utenza specifica che avanza, presso la rimessa, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio. 2. Lo stazionamento dei mezzi deve avvenire all'interno delle rimesse o presso i pontili di attracco. 3. La sede del vettore e la rimessa devono essere situate, esclusivamente, nel territorio del Comune che ha rilasciato l'autorizzazione";

il successivo articolo 11, rubricato "Obblighi dei titolari di licenza per l'esercizio del servizio di taxi e di autorizzazione per l'esercizio del servizio di noleggio con conducente", disponeva nel suo testo originario, per quanto di interesse in questa sede, che "2. Il prelevamento dell'utente ovvero l'inizio del servizio sono effettuati con partenza dal territorio del Comune che ha rilasciato la licenza per qualunque destinazione, previo assenso del conducente per le destinazioni oltre il limite comunale o comprensoriale, fatto salvo quanto disposto dal comma 5 dell'art. 4. (…) 4. Le prenotazioni di trasporto per il servizio di noleggio con conducente sono effettuate presso le rispettive rimesse";

tale articolo, nel testo modificato dall'articolo 29, comma 1-quater, lettere d) e e), del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, dispone che: «1. I veicoli o natanti adibiti al servizio di taxi possono circolare e sostare liberamente secondo quanto stabilito dai regolamenti comunali. 2. Il prelevamento dell'utente ovvero l'inizio del servizio sono effettuati con partenza dal territorio del Comune che ha rilasciato la licenza per qualunque destinazione, previo assenso del conducente per le destinazioni oltre il limite comunale o comprensoriale, fatto salvo quanto disposto dal comma 5 dell'articolo 4. 3. Nel servizio di noleggio con conducente, esercitato a mezzo di autovetture, è vietata la sosta in posteggio di stazionamento su suolo pubblico nei comuni ove sia esercitato il servizio di taxi. In detti comuni i veicoli adibiti a servizio di noleggio con conducente possono sostare, a disposizione dell'utenza, esclusivamente all'interno della rimessa. I comuni in cui non è esercitato il servizio taxi possono autorizzare i veicoli immatricolati per il servizio di noleggio con conducente allo stazionamento su aree pubbliche destinate al servizio di taxi. Ai veicoli adibiti a servizio di noleggio con conducente è consentito l'uso delle corsie preferenziali e delle altre facilitazioni alla circolazione previste per i taxi e gli altri servizi pubblici. 4. Le prenotazioni di trasporto per il servizio di noleggio con conducente sono effettuate presso la rimessa. L'inizio ed il termine di ogni singolo servizio di noleggio con conducente devono avvenire alla rimessa, situata nel Comune che ha rilasciato l'autorizzazione, con ritorno alla stessa, mentre il prelevamento e l'arrivo a destinazione dell'utente possono avvenire anche nel territorio di altri comuni. Nel servizio di noleggio con conducente è previsto l'obbligo di compilazione e tenuta da parte del conducente di un "foglio di servizio" completo dei seguenti dati: a) fogli vidimati e con progressione numerica; b) timbro dell'azienda e/o società titolare della licenza. La compilazione dovrà essere singola per ogni prestazione e prevedere l'indicazione di: 1) targa veicolo; 2) nome del conducente; 3) data, luogo e km. di partenza e arrivo; 4) orario di inizio servizio, destinazione e orario di fine servizio; 5) dati del committente. Tale documentazione dovrà essere tenuta a bordo del veicolo per un periodo di due settimane. 5. I comuni in cui non è esercitato il servizio di taxi possono autorizzare i veicoli immatricolati per il servizio di noleggio con conducente allo stazionamento su aree pubbliche destinate al servizio di taxi. 6. I comuni, ferme restando le attribuzioni delle autorità competenti in materia di circolazione negli ambiti portuali, aeroportuali e ferroviari, ed in accordo con le organizzazioni sindacali di categoria dei comparti del trasporto di persone, possono, nei suddetti ambiti, derogare a quanto previsto dal comma 3, purché la sosta avvenga in aree diverse da quelle destinate al servizio di taxi e comunque da esse chiaramente distinte, delimitate e individuate come rimessa. 7. Il servizio di taxi, ove esercitato ha comunque la precedenza nei varchi prospicienti il transito dei passeggeri»;

la legge della Regione Lazio n. 58 del 26 ottobre 1993, concernente le "Disposizioni per l'esercizio del trasporto pubblico non di linea e norme concernenti il ruolo dei conducenti dei servizi pubblici di trasporto non di linea, di cui all'articolo 6 della legge 15 gennaio 1992, n. 21", disponeva analogamente ai sensi degli articoli 5 e 10;

in particolare, l'articolo 5, rubricato "Servizio di noleggio con conducente", stabilisce ora, nel testo sostituito dall'articolo 58 della legge regionale Lazio del 28 dicembre 2006, n. 27, che "Il servizio di noleggio con conducente si rivolge all'utenza specifica che avanza, presso la sede del vettore, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o a viaggio. Il prelevamento dell'utente o l'inizio del servizio avvengono all'interno del territorio del Comune che ha rilasciato l'autorizzazione. Il servizio è effettuato per qualunque destinazione. Lo stazionamento dei mezzi avviene all'interno delle rimesse";

l'articolo 10, rubricato "Obblighi dei titolari di licenza per l'esercizio del servizio taxi e di autorizzazione per l'esercizio del servizio di noleggio con conducente", dispone, inoltre, nel testo sostituito dall'articolo 10 della legge regionale n. 7 del 14 febbraio 2005, che "2. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 3, comma 2-bis, dall'articolo 5, comma 1-bis, dall'articolo 5-bis e dall'articolo 5-ter, il prelevamento dell'utente e l'inizio del servizio avvengono esclusivamente nel territorio del Comune che ha rilasciato la licenza o l'autorizzazione e sono effettuati verso qualunque destinazione, previo assenso del conducente per le destinazioni al di fuori del territorio comunale";

considerato che:

dalla normativa nazionale e regionale, pertanto, deriva che, da un lato, lo stazionamento dei mezzi deve avvenire all'interno delle rimesse che possono essere situate esclusivamente nel territorio del Comune che ha rilasciato l'autorizzazione e, dall'altro, che l'inizio ed il termine di ogni singolo servizio di noleggio con conducente devono avvenire alla suddetta rimessa, o comunque all'interno del territorio comunale, con ritorno alla stessa;

la normativa nazionale e regionale parrebbe in contrasto con il disposto di cui agli articoli 49 e 54 TFUE (già articoli 43 e 48 TCE), norme ad efficacia diretta aventi ad oggetto il diritto di stabilimento e con il disposto di cui all'articolo 26 TFUE (già articolo 14 TCE), avente ad oggetto le misure finalizzate all'instaurazione del mercato interno conformemente, tra l'altro, alle disposizioni in materia di trasporto;

sembra rinvenibile nella predetta normativa altresì una violazione della Carta costituzionale, in particolare degli articoli 1, 3, 16, 41, 117, comma quarto, e 120 della Costituzione;

considerato inoltre che:

il decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 (cosiddetto decreto liberalizzazioni), all'art. 36, a seguito delle modifiche apportate dal Senato della Repubblica, dispone che: «2. Alla legge 15 gennaio 1992, n. 21, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 2, dopo il comma 3 è aggiunto il seguente: "3-bis. È consentito ai comuni di prevedere che i titolari di licenza per il servizio taxi possano svolgere servizi integrativi quali il taxi ad uso collettivo o mediante altre forme di organizzazione del servizio"; b) all'articolo 5-bis, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: "1-bis. Per il servizio di taxi è consentito l'esercizio dell'attività anche al di fuori del territorio dei comuni che hanno rilasciato la licenza sulla base di accordi sottoscritti dai sindaci dei comuni interessati"; c) all'articolo 10, il comma 1 è sostituito dal seguente: "1. I titolari di licenza per l'esercizio del servizio di taxi possono essere sostituiti alla guida, nell'ambito orario del turno integrativo o nell'orario del turno assegnato, da chiunque abbia i requisiti di professionalità e moralità richiesti dalla normativa vigente"». Ne consegue che gli articoli 3 e 11 della legge n. 21 del 1992 non sono quindi stati modificati;

è opportuno rilevare che, in diverse sedi, sono stati sollevati dubbi in ordine alla legittimità delle innovative disposizioni di cui all'articolo 29, comma 1-quater, del decreto-legge n. 207 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 14 del 2009, atteso che, da un lato, è in corso di esame presso la Camera dei deputati la riforma della disciplina del servizio di noleggio con conducente di cui agli Atti Camera n. 1971 e n. 3694, e, dall'altro, il Servizio studi della Camera dei deputati, nell'ambito dell'istruttoria relativa al procedimento di conversione del decreto-legge cosiddetto milleproroghe n. 225 del 2010, ha avuto modo di rilevare, nella relazione illustrativa, in data 17 febbraio 2011, per quanto di interesse, nella parte concernente la proroga del termine per l'emanazione da parte del Ministero delle infrastrutture e trasporti di cui all'articolo 2, comma 3, del decreto-legge n. 40 del 2010, prorogato con l'articolo 51, comma 7, del decreto-legge n. 78 del 2010, come la detta innovativa disciplina presentasse "notevoli elementi di criticità sia per il profilo costituzionale che per il profilo comunitario";

il servizio di noleggio con conducente appartiene alla categoria dei servizi pubblici non di linea, cioè quelli che provvedono al trasporto collettivo od individuale di persone, con funzione complementare e integrativa rispetto ai servizi pubblici di linea e che vengono effettuati a richiesta dell'utente o degli utenti, in modo non continuativo o periodico, su itinerari e secondo orari stabiliti di volta in volta; in particolare, il servizio di noleggio con conducente si rivolge all'utenza che avanza, presso la sede del vettore, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio;

tale forma di servizio non trova, in sede comunitaria, un'apposita e puntuale disciplina: pertanto, atteso che esso si inserisce nell'ambito del trasporto di persone, è a questa materia, nello specifico, che occorre fare riferimento ai fini dell'individuazione dei principi regolatori nonché della relativa disciplina;

nel settore dei trasporti (che costituiscono un elemento necessario ai fini della realizzazione del mercato interno di cui all'articolo 26 TFUE) trovano piena applicazione le norme comunitarie sul cosiddetto diritto di stabilimento e sulla concorrenza, in base alle quali gli Stati membri e le loro articolazioni interne - in Italia, Regioni Comuni e Provincie - incontrano una serie di limiti nell'adozione delle normative di settore e nei relativi atti amministrativi, che non possono essere in conflitto con la disciplina comunitaria, e che, in caso di contrasto, devono essere disapplicati;

ai sensi degli articoli 49 e 54 TFUE, già articoli 43 e 48 Trattato CE, contenute nel Capo II relativo al diritto di stabilimento (norme dotate di efficacia diretta all'interno del nostro ordinamento italiano) le restrizioni alla libertà di trasferimento delle imprese di uno Stato membro nel territorio di un altro Stato sono vietate e tale divieto si estende alle restrizioni relative all'apertura di succursali o filiali;

è da rilevare inoltre che gli Stati membri sono obbligati a perseguire gli obiettivi del TCE in materia di trasporti (art. 70), oggi articolo 90 TFUE, al fine di contribuire alla realizzazione di un mercato interno caratterizzato dall'eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali, nonché di un regime che garantisca la concorrenza;

per questa ragione i trasporti costituiscono indubbiamente uno strumento decisivo per la realizzazione della libertà di circolazione delle merci e delle persone, tanto è vero che, sulla base dell'art. 71 TCE, è stato adottato, tra gli altri, il regolamento (CEE) n. 2454/1992 che, nel prevedere la liberalizzazione dei trasporti nel mercato unico, consente espressamente ai vettori stabiliti in uno Stato membro, e da questo autorizzati ad esercitare la professione di trasportatore di viaggiatori,di effettuare trasporti nazionali su strada nel territorio di altri Stati membri senza disporvi di una sede o di un altro stabilimento nonché il successivo regolamento (CE) n. 12/1998 relativo, in particolare, ai vettori di autobus;

ne consegue che qualsiasi misura nazionale, sia legislativa sia amministrativa, che crea discriminazioni tra operatori italiani e operatori stabiliti in altri Paesi membri, viene considerata contrastante con il diritto comunitario e, in virtù del primato di quest'ultimo sul diritto interno, non può trovare applicazione. Si tratta di un sistema rivolto agli Stati perché non rendano gli effetti delle varie disposizioni che regolano la materia dei trasporti meno favorevoli per i vettori degli altri Stati membri rispetto ai vettori nazionali;

ciò che si vuole evitare è che siano emanate norme interne rivolte a discriminare, anche indirettamente, imprese di trasporto di altri Paesi membri, ed infatti la giurisprudenza comunitaria, in base alle norme sulla concorrenza ritenute applicabili in questa materia, configura la violazione dell'art. 72 TCE, ora articolo 92 TFUE, nel caso in cui uno Stato renda più sfavorevole la condizione degli operatori di altri paesi membri rispetto ai propri;

l'inerenza alla normativa sulla concorrenza, inoltre, rende applicabile alla materia i relativi principi, dai quali discendono doveri e responsabilità per gli Stati membri;

in particolare l'operatività deve essere riferita al combinato disposto degli articoli 3 Trattato sull'Unione - TUE, 3,4,5, e 6 del TFUE (già articoli 2 e 3 lett. g), del TCE), articolo 4, par. 3, del TUE e articoli 101 e 102 del TFUE (già articoli 81 e 82 TCE), secondo cui gli Stati membri sono obbligati a non adottare né mantenere misure idonee a rendere prive di effetto le norme sulla concorrenza applicabili alle imprese;

ritenuto che:

la normativa nazionale richiamata - nella parte in cui dispone sostanzialmente che la sede del vettore e la rimessa devono essere situate, esclusivamente, nel territorio del Comune che ha rilasciato l'autorizzazione e che le prenotazioni di trasporto per il servizio di noleggio con conducente sono effettuate presso la rimessa e l'inizio ed il termine di ogni singolo servizio di noleggio con conducente devono avvenire alla rimessa, situata nel Comune che ha rilasciato l'autorizzazione, con ritorno alla stessa, mentre il prelevamento e l'arrivo a destinazione dell'utente possono avvenire anche nel territorio di altri comuni, non solo appare in contrasto con l'articolo 49 TFUE, dal quale conseguirebbe il pieno diritto delle imprese costituite all'interno di uno Stato membro di avere una sede secondaria in un altro Paese con il conseguente divieto di operare discriminazioni in base alla nazionalità nei confronti degli operatori stabili a titolo secondario sul territorio dello Stato medesimo, ma sembra anche contenere misure che ostacolano la concorrenza effettiva degli operatori nell'ambito del mercato dei trasporti;

in particolare la normativa obbligherebbe il cliente a scegliere il noleggiatore non in base ai criteri tipici di un sistema effettivamente concorrenziale (quale ad esempio il rapporto qualità/prezzo), bensì sulla base del mero criterio territoriale che favorisce in maniera artificiosa determinati operatori a scapito di altri, e quindi finisce per impedire la realizzazione di un mercato efficiente;

a titolo meramente esemplificativo gli operatori di comuni piccoli del Lazio potrebbero prelevare clienti esclusivamente nel territorio del detto comune (dovendosi considerare ai fini dell'attività il numero minore di persone residenti sul territorio comunale nonché le caratteristiche della relativa potenziale clientela), e non potrebbero, invece, prelevare nell'ambito di Roma che, date le dimensioni nonché le caratteristiche, costituisce, indubbiamente, un mercato estremamente valido ed appetibile per il servizio;

appare al riguardo che la normativa cui ci si riferisce sia espressione di una politica in materia di trasporti di persone su strada che si pone in antitesi con i richiamati principi comunitari nella materia;

secondo quanto riferito all'interrogante si sono già verificati diversi casi di sospensione di autorizzazioni per l'esercizio di noleggio auto da rimessa con conducente per la riscontrata violazione dei citati articoli 3 e 11, comma 4, della legge 15 gennaio 1992, n. 21, e degli articoli 5 e 10 della legge regionale del Lazio 26 ottobre 1993, n. 58;

in data 5 marzo 2012 il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, Sezione Seconda Ter, con ordinanza ha disposto la remissione alla Corte di giustizia dell'Unione europea affinché dia riscontro ai seguenti quesiti: a) se gli articoli 49 TFUE, 3 TUE, 3, 4, 5 e 6 TUE, 101 e 102 TFUE nonché il regolamento (CEE) n. 2454/1992 e il regolamento (CE) n. 12/1998 ostino all'applicazione degli articoli 3, comma 3, e 11 della legge n. 21 del 1992 nella parte in cui dispongono rispettivamente che "3. La sede del vettore e la rimessa devono essere situate, esclusivamente, nel territorio del Comune che ha rilasciato l'autorizzazione." e che "Le prenotazioni di trasporto per il servizio di noleggio con conducente sono effettuate presso la rimessa. L'inizio ed il termine di ogni singolo servizio di noleggio con conducente devono avvenire alla rimessa, situata nel Comune che ha rilasciato l'autorizzazione, con ritorno alla stessa, mentre il prelevamento e l'arrivo a destinazione dell'utente possono avvenire anche nel territorio di altri comuni"; b) se gli articoli 49 TFUE, 3 TUE, 3, 4, 5 e 6 TUE, 101 e 102 TFUE nonché il regolamento (CEE) n. 2454/1992 e il regolamento (CE) n. 12/1998 ostino all'applicazione degli articoli 5 e 10 della legge regionale del Lazio 26 ottobre 1993, n. 58, nella parte in cui dispongono rispettivamente che "Il prelevamento dell'utente o l'inizio del servizio avvengono all'interno del territorio del Comune che ha rilasciato l'autorizzazione" e che "il prelevamento dell'utente e l'inizio del servizio avvengono esclusivamente nel territorio del Comune che ha rilasciato la licenza o l'autorizzazione e sono effettuati verso qualunque destinazione, previo assenso del conducente per le destinazioni al di fuori del territorio comunale";

ad avviso dell'interrogante sarebbe opportuno intervenire in materia e verificare la legittimità della normativa in discussione ancora prima dell'intervento della Corte di giustizia,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se e quali misure urgenti di competenza intenda adottare, laddove ne ravvisi la necessità, al fine di rendere la normativa in questione conforme ai richiamati principi comunitari, anche intervenendo affinché vengano predisposte opportune modifiche legislative.

(4-07102)

FILIPPI Alberto - Al Ministro della salute - Premesso che:

nello stabilimento di Correzzana (Monza e Brianza), di proprietà della multinazionale Harlan, sono già arrivati 104 macachi provenienti dalla Cina e destinati alla sperimentazione in laboratorio;

in seguito ad un blitz nel 2006 nello stabilimento di Correzzana, si è venuti a conoscenza di una situazione sconvolgente in violazione di qualsiasi norma igienico-sanitaria e di benessere degli esemplari utilizzati per la vivisezione, come le numerose carcasse conservate nei frigoriferi del laboratorio, e soprattutto i numerosi macachi trovati in condizioni squallide, tra sangue e feci;

per preparare gli animali alla sperimentazione, questi subiscono ogni genere di maltrattamento e di barbarie, come il taglio chirurgico delle corde vocali per evitare gli schiamazzi provocati dalle atroci sofferenze subite,

si chiede di sapere:

in che modo e da chi venga autorizzata la "preparazione" alla sperimentazione degli animali;

quante autorizzazioni siano state concesse dal Ministero nel corso degli anni 2010-2012;

se il Ministro in indirizzo non ritenga verificare la veridicità del limite annuale di circa 460 primati utilizzati per fini scientifici e sperimentali, come sostenuto dal Ministero, e la provenienza degli animali.

(4-07103)

D'ALIA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

i dati statistici confermano l'essenziale contributo offerto dalla magistratura onoraria alla giurisdizione. Si tratta di una preziosa risorsa che, in tempi brevi, dovrà trovare una più adeguata collocazione nell'ambito dell'ordinamento giudiziario attraverso una riforma radicale ed un riordino dei ruoli, che non merita di essere ulteriormente differito. Un riconoscimento espresso del ruolo della magistratura onoraria è costituito dalle varie ipotesi di riforma e regolamentazione della stessa depositate in Parlamento, in attesa della riforma organica prevista ai sensi dell'articolo 245 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51;

il legislatore ha riconosciuto ai giudici onorari di tribunale (GOT) ed ai vice procuratori onorari (VPO) un ruolo importante in quanto già nell'articolo 106, secondo comma, della Costituzione si prevede la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite ai giudici singoli, nel ruolo civile ed in quello penale. Questi sono avvocati arruolati a mezzo domanda valutata dal Consiglio giudiziario con nomina da parte del Consiglio superiore della magistratura. Tale funzione di complemento inizialmente aveva un'utilizzazione limitata alla mera supplenza del magistrato togato in caso di sua assenza o impedimento. L'enorme mole del contenzioso e la carenza di magistrati togati nel tempo hanno reso la figura indispensabile all'esercizio del potere giurisdizionale e quell'intervento, una volta a carattere saltuario, è ora diventato stabile;

tuttavia, se il giudice di pace ha un grado giurisdizionale proprio con una ben definita competenza per valore e materia, i GOT e VPO agiscono di concerto con i magistrati di tribunale e, nell'esercizio delle funzioni, hanno il medesimo potere giurisdizionale e sono sottoposti alle medesime sanzioni disciplinari. I VPO sostengono l'accusa nell'80 per cento dei processi penali innanzi al tribunale monocratico ed il 100 per cento in quelli innanzi ai giudici di pace. I GOT agiscono sia nel ruolo civile che in quello penale, con un carico di lavoro che varia dall'80 per cento del monocratico al 100 per cento delle esecuzioni civili, che tuttavia varia da sede a sede e che talvolta implica la totale sostituzione del magistrato nel tribunale monocratico;

il magistrato onorario (GOT e VPO) percepisce una mera indennità ad udienza. La cadenza media di udienze è di 8 al mese; tale servizio è reso inoltre in assenza di qualsiasi forma previdenziale, assistenziale e di indennità di maternità;

l'esercizio della funzione giurisdizionale comporta in più l'incompatibilità con la professione forense. Ad esempio, colui che ricopre la carica di giudice onorario presso il tribunale di un capoluogo non può esercitare l'avvocatura nello stesso tribunale. Se questa incompatibilità è ragionevole, tuttavia inibisce l'esercizio di un'attività che potrebbe essere integrativa dal punto di vista economico, soprattutto alla luce del contenuto riconoscimento economico all'attività stessa;

sono state presentate delle proposte di riforma in Parlamento che, tra le altre cose, definiscono, per quanto concerne il profilo retributivo-funzionale, in modo chiaro e preciso quelli che sono i diritti e i doveri del professionista chiamato a svolgere le funzioni giudiziarie onorarie (obbligo di garantire la presenza in ufficio o in udienza per un determinato numero di giorni con il riconoscimento contestuale di un'indennità fissa previdenziale omogenea per tutte le figure di magistrato onorario: dunque, indennità elargibile anche in periodi di maternità o di malattia; attribuzione di un'indennità variabile in ragione della quantità e qualità del lavoro effettivamente svolto; eventuale regime di incompatibilità distrettuale con l'esercizio della professione; previsione di un obbligo di formazione continua ed infine attribuzione di una quota fissa di posti riservati nel concorso in magistratura e non diversamente assegnabili);

alla carenza legislativa e all'assenza di una normativa di riferimento si è ritenuto di sopperire ad oggi solo con l'emanazione di alcune circolari ministeriali, a giudizio dell'interrogante estremamente contraddittorie,

si chiede di sapere:

quanti siano i GOT attualmente in servizio e se esista una statistica relativa alla loro partecipazione alle udienze ed al lavoro svolto in materia sia civile che penale;

se non si intenda procedere, in tempi brevi, all'adozione di provvedimenti che colmino il vuoto normativo in materia, disciplinando i profili retributivi-funzionali di una professionalità che merita dignità per l'esercizio svolto al servizio del sistema giustizia, nell'ambito dell'auspicabile più ampia riforma e regolamentazione della magistratura onoraria.

(4-07104)

LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

sulle polemiche legate ai servizi di Poste italiane parla il segretario regionale Franco Battista della Slp (Sindacato dei lavoratori postali)-Cisl, come diffuso sul web il 9 marzo 2012: «In questo momento non si capisce più niente. Sui paginoni dei quotidiani leggiamo che Poste Italiane continua a presentare un'immagine luminosa di se stessa che non corrisponde più alla realtà. Negli ultimi tempi, l'amministratore delegato ha lanciato altisonanti dichiarazioni anche sulla Banca del Mezzogiorno ma siamo convinti che anche in questo caso, dopo l'uscita di scena del ministro Tremonti, si tratterà di un gigantesco bleuf per il nostro Paese. L'amministratore parla di servizio a domicilio attraverso l'uso dei palmari ma non dice che il più delle volte quei palmari si bloccano o perdono la rete, tant'è che quotidianamente metà dei nostri portalettere non li usano. Dovremo aggiustare le discrasie che si sono verificate nell'implementazione del servizio postale e noi vogliamo capire cosa è successo ma è chiaro che le linee aziendali sono dipese pesantemente dalle indicazioni di un management che non si pone più il problema se la posta venga recapitata o meno ma pensa solo ad operare tagli sempre più consistenti. Noi non li accompagneremo su progetti di scempio che distruggeranno in via definitiva il settore postale, rispetto ai soli obiettivi che loro hanno di riduzione dei costi, di contrazione del servizio e di tagli al personale»;

il nuovo sistema informatico di Poste italiane, costato oltre 30 milioni di euro, che doveva velocizzare le operazioni ed agevolare la contabilità interna in realtà, a quasi un anno dalla sua introduzione, si è rivelato un sistema che penalizza e fa infuriare i cittadini, lasciando gli impiegati ed i direttori nello sconforto;

il sindacato Slp-Cisl ha indetto fino al 24 marzo 2012 una mobilitazione su tutto il territorio provinciale con sciopero dello straordinario e delle prestazioni aggiuntive per tutti i settori (sportelleria, recapito e attività interne) per tenere alta l'attenzione sui problemi irrisolti dei lavoratori delle Poste;

inoltre la posta e i giornali non arrivano più nelle case degli italiani con frequenza quotidiana e con la qualità dichiarata;

il progetto di riportare i pacchi all'interno dei servizi postali, sul quale il sindacato aveva offerto piena disponibilità, è fallito;

nel 2011 Poste italiane ha perso molti clienti importanti quali Inps, Sky, UniCredit, Sogei, H3g, Grancasa, e molti altri hanno dimezzato le spedizioni per oltre 500 milioni di pezzi;

sono migliaia i reclami di aziende e cittadini insoddisfatti della qualità erogata dai servizi postali;

milioni di euro del Fondo di solidarietà presso l'Inps sono inutilizzati per l'errata programmazione degli uffici aziendali;

al Corporate centrale lavorino più di un migliaio di persone che non sono dipendenti di Poste italiane;

i servizi postali non partecipano quasi mai alle gare e nel settore non nasce da tempo alcun prodotto da offrire al mercato;

ai lavoratori postali è stato decurtato il premio di risultato del 2010 e del 2011;

il sindacato lamenta sul suo sito Internet , in un articolo del 23 febbraio, che «Un tempo, specie nei momenti più delicati della vita aziendale, in Poste esistevano rapporti istituzionali e relazionali tra Management e Sindacati. Ci si scambiavano, periodicamente, informazioni sulle strategie e sul futuro del Gruppo Poste Italiane, si condividevano preoccupazioni interne ed esterne all'azienda, si contrattavano accordi importanti e riorganizzazioni complesse, insomma ognuno metteva qualcosa di suo per tenere in piedi la baracca. Poi fu il black out!! L'amministratore delegato è sparito nel nulla (pensate che sono due anni che non incontra i sindacati nonostante richieste ufficiali), parla di Poste solamente attraverso paginoni di giornali (pagati con i soldi della pubblicità di Poste), finge sempre di non sapere nulla quando viene interpellato su qualcosa»;

al riguardo la segreteria nazionale del sindacato ha inviato una serie domande all'amministratore delegato di Poste italiane Massimo Sarmi che ad oggi non hanno ricevuto alcuna risposta;

il sindacato non si spiega come mai Poste italiane non entra nel ramo RC Auto dove tutte le compagnie di assicurazione fanno enormi profitti,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti quali siano i motivi per cui la metà dei palmari dei portalettere sono inutilizzati e bloccati e per quale servizio sarebbero stati adottati;

se risulti quali siano le ragioni per cui l'amministratore delegato continua a tacere sui dissesti provocati dalla rete informatica di Poste in cui sono stati investiti miliardi di euro considerato che oltre ai grandi black out quasi tutti i giorni gli sportelli si fermano a singhiozzo;

se ritenga che, perdurando l'attuale confusa gestione in azienda, sia arrivato il momento che Poste italiane abbia un direttore generale;

se, alla luce della decurtazione del premio di risultato del 2010 e del 2011 per i lavoratori postali, non ritenga eticamente incompatibile il cumulo dello stipendio di amministratore delegato con quello di direttore generale;

quali siano i motivi, vista l'iniziativa del Governo relativamente alla pubblicità dei redditi dei Ministri, per cui non vengono resi pubblici sul sito di Poste i compensi e i premi del management;

se, nel rispetto delle regole di trasparenza, il Governo sia informato di come si comporta l'azienda in merito alla pubblicità, alle sponsorizzazioni e ai fornitori;

se risultino i motivi per cui dopo il bilancio miliardario del 2010 e l'annunciato bilancio "entusiasmante" del 2011, l'azienda versi in condizioni pietose su mezzi, strumenti, qualità, sicurezza e personale;

quali azioni e quali provvedimenti i Ministri in indirizzo, per quanto di competenza, intendano intraprendere per risolvere la citata situazione di grave inefficienza di un servizio di interesse generale ed essenziale, qual è quello postale, anche sotto forma di un'attività di vigilanza e ispezione nei confronti dell'azienda Poste italiane.

(4-07105)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

Tobia Imperato, una delle persone arrestate il 26 gennaio 2012 per la resistenza "No Tav" allo sgombero del presidio della Maddalena, agli arresti domiciliari dal 13 febbraio, con il divieto di comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano, continua il digiuno iniziato sabato 3 marzo;

l'ultimo bollettino medico sulle sue condizioni parla di condizioni generali caratterizzate da affaticamento, debolezza, ipostenia, cominciano evidenziarsi i problemi legati alla mancanza di assunzione di zuccheri, grassi e proteine. I liquidi che Tobia assume sono assolutamente necessari, ma decisamente insufficienti a mantenere un adeguato equilibrio metabolico, il rifiuto ad assumere bevande zuccherate non aiuta. Persi circa 6 chili dall'inizio della protesta, (altri 4 chili erano stati persi durante la detenzione in carcere);

Tobia protesta contro il rigetto delle richieste di autorizzarlo ad assentarsi da casa per andare a lavorare presso l'Istituto piemontese per la storia della resistenza e della società contemporanea, dove lavora da tempo come bibliotecario, e a comunicare con persone estranee al suo nucleo familiare;

la sua attuale situazione di isolamento si rivela secondo lui peggiore rispetto alla sua precedente situazione carceraria e sembra dettata, al pari di quella degli altri indagati, da una logica esclusivamente punitiva. La misura cautelare è stata imposta a Tobia perché, secondo l'accusa, egli si sarebbe contrapposto ad un poliziotto nel corso dello sgombero del presidio della Maddalena il 27 giugno 2011. Nelle foto prodotte dalla Polizia si vede unicamente un contatto tra la mano di Tobia e l'avambraccio di un operatore delle Forze dell'ordine. Attraverso la testimonianza di un altro manifestante presente al fatto e il reperimento di un filmato scaricato dal web è stato possibile ricostruire integralmente la scena;

il contatto in questione avviene su un ripido pendio a fianco dell'autostrada ed è preceduto da un intervento piuttosto rude di alcuni poliziotti che hanno appena buttato per terra un manifestante con le mani alzate. Il contatto dura solo un paio di secondi, senza che si possa apprezzare alcun intento violento da parte di Tobia;

Tobia ha sostenuto, con dichiarazione spontanea resa in interrogatorio, di essersi aggrappato al poliziotto perché stava scivolando all'indietro. In effetti, dal filmato si vede che, immediatamente dopo aver appoggiato la mano sul poliziotto, egli cade all'indietro e scivola giù per la scarpata;

secondo Alberto Perino, leader del movimento "No Tav", come dichiarata in una lettera a Beppe Grillo diffusa sul suo blog, "In realtà la colpa di Tobia è essere l'autore del libro "Le scarpe dei suicidi" nel quale svela le responsabilità della magistratura e della DIGOS torinesi nella morte di Sole e Baleno. Poiché per le cose scritte nel libro non hanno potuto perseguirlo, hanno colto questa occasione per metterlo a tacere. Quasi ogni sera infatti andava a parlare del libro e del TAV in Val di Susa in serate pubbliche",

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Governo relativamente ai fatti esposti in premessa;

se non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento.

(4-07106)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

scriveva Federico Rampini in un lungo articolo su "Affari & Finanza" di "la Repubblica" il 22 febbraio 2010, quando la crisi greca era ancora gestibile: «Ci mancava solo la Grecia. Fra tutte le catastrofi e le nefandezze associate al nome della Goldman Sachs, ora si è aggiunta anche questa. La bancarotta sovrana che minaccia uno Stato membro dell'Eurozona, e mette a dura prova la tenuta e la credibilità dell'Unione monetaria, ora coinvolge in qualche modo anche il colosso di Wall Street. Il Governo di Atene ha dovuto giustificare un "currency swap" molto sospetto, il cui montaggio finanziario fu curato dalla Goldman Sachs, e che avrebbe mascherato la vera entità del deficit pubblico. È l'ultimo scandalo di una lunga serie. Goldman Sachs implicata nel crac di Aig. Goldman Sachs destinataria di aiuti pubblici non dichiarati. Goldman Sachs e la vergogna dei superbonus. Goldman Sachs e le troppe entrature nell'Amministrazione di Washington. Su tutte le banche di Wall Street grava una cappa pesante d'impopolarità. Ma nessuna riesce a condensare su di sé da sola tanto prestigio e tanto odio come la Goldman Sachs. (...) Le si attribuisce tutto. Onnipotenza e trame diaboliche. Infallibilità e hubris. Avidità e professionalità. Dal disastro del 2007/2009 è uscita perfino rafforzata: sia perché il numero delle concorrenti si è assottigliato, sia perché la Goldman Sachs sembra aver visto arrivare la crisi un po' prima delle altre (ma anche di questo le si fa una colpa, e non a torto). L'indignazione dell'opinione pubblica per le responsabilità di Wall Street nella crisi, per l'arroganza e l'impunità dei banchieri, ha spinto Barack Obama a far proprio il progetto radicale di riforma sponsorizzato da Paul Volcker, teso a ridimensionarne le attività speculative»;

Goldman Sachs, una banca di affari al centro di ogni scandalo finanziario che avviene in ogni parte del mondo, accusata di aver manipolato, con gli strumenti derivati, perfino i valori delle materie prime e del petrolio ponendo il prezzo del barile ad un target di 150 dollari che raggiunse negli anni scorsi facendole conseguire utili enormi e stock option di centinaia di milioni di dollari per i suoi manager, che a quanto risulta all'interrogante continua ad essere la banca di riferimento per il Ministero dell'economia dopo aver arruolato alla sua causa l'ex direttore generale ed attuale presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ed altri importantissimi uomini di Governo in modo trasversale, non aveva mai dovuto subire l'onta di una pesante accusa da parte di uno degli importanti manager;

in un articolo de "Il Sole-24 ore" del 14 marzo 2012, intitolato «Goldman Sachs, dirigente lascia e accusa: "Banca senza morale, fa soldi contro gli interessi dei clienti"», descrive un ambiente «tossico e distruttivo, dove l'etica viene accantonata e i profitti continuano ad essere messi al di sopra di tutto, anche degli interessi dei clienti. Così Greg Smith - dimessosi da direttore esecutivo di Goldman Sachs, responsabile dei prodotti derivati in Europa - descrive il clima tossico che si respira in quella che è una delle più grandi banche d'affari al mondo. Un declino morale. "Oggi è il mio ultimo giorno a Goldman Sachs". Comincia così la lettera apparsa sul New York Times con cui Smith sottolinea come "nel modo in cui la banca funziona e pensa di fare soldi l'interesse dei clienti continua a passare in secondo piano". Poi l'attacco ai vertici di Goldman Sachs, il ceo Lloyd Blankfein e il presidentre Gary Cohn: "Quando i libri di storia saranno riscritti su Goldman potranno mostrare come hanno lasciato cadere la cultura dell'impresa mentre loro tenevano le redini del gruppo. E un declino dello spessore morale dell'impresa - avverte Smith - nel lungo termine rappresenta una serissima minaccia per la sua sopravvivenza"»;

considerato che:

su "la Repubblica" del 14 marzo, Angelo Aquaro rincara la dose sul manager che accusa Goldman Sachs come un ambiente tossico e distruttivo: «Greg Smith il numero uno degli "equity derivatives business" lascia la banca d'affari: "Gli interessi dei clienti continuano a essere messi da parte dal modo con cui l'istituto opera e pensa per fare soldi". Secca la replica: "Non è il modo in cui lavoriamo"»;

si legge inoltre: «Mi dispiace devo andare, il mio posto non può più essere qua. Non s'era mai vista una così drammatica, violenta, pubblica separazione tra una megamanager e la sua banca. E che banca, che manager. L'istituto è la prestigiosissima Goldman Sachs, la banca d'affari più famosa d'America che nell'ultimo secolo e mezzo ha vissuto sulla propria pelle la clamorosa trasformazione da motrice dello sviluppo a rappresentazione vivente dell'"ingordigia" messa all'indice da Occupy Wall Street e dal "Wall Street" hollywoodiano di Oliver Stone. E lui, Greg Smith, non solo è il direttore esecutivo ma il capo degli "equity derivatives business" per l'Europa, e il Medio Oriente e l'Africa. Proprio "equity" è la parola che stride con il comportamento della banca odierna. "Oggi è il mio ultimo giorno a Goldman Sachs": comincia così l'atto d'accusa che il supermanager ha affidato in prima persona alle colonne del New York Times, il giornale che più di altri negli ultimi anni è andato a scavare nei segreti della banca d'affari del ceo Lloyd Blankfein. E proprio Lloyd "la Piovra", secondo la celebre definizione di Matt Taibbi, il re dei reporter d'inchiesta di "Rolling Stone", è tra i responsabili del naufragio etico che il supermanager indica per nome e cognome. "Credo di aver lavorato in quest'azienda abbastanza per capire la traiettoria della sua cultura, della sua gente e della sua identità. E onestamente posso dire che oggi l'ambiente è più tossico e distruttivo che mai. Per dirla più semplicemente, gli interessi dei clienti continuano a essere messi da parte dal modo con cui l'istituto opera e pensa per fare soldi": parole durissime. Il dottor Smith è stato per anni addirittura il reclutatore di questi signori che lui stesso adesso descrive senza scrupoli. "Ho capito che era il tempo di lasciare quando ho realizzato che non avrei potuto più guardare gli studenti negli occhi e dire che gran bel posto è questo per lavorarci". La colpa? Ha due nomi e due cognomi. "Quando i libri di storia verranno scritti su Goldman Sachs, spiegheranno che l'attuale Ceo, Lloyd Blankfein, e il presidente, Gary D. Coh, non hanno più tenuto conto della cultura di questa azienda. E io credo davvero che il declino nella fibra morale dell'azienda rappresenti la più grave minaccia per la sua sopravvivenza". La risposta della banca si è fatta subito sentire a poche ore dalla messa in stampa del New York Times. La campanella di Wall Street era appena suonata quando un portavoce di Goldman ha chiarito che la lettera aperta "non riflette il modo in cui conduciamo gli affari. Nel nostro punto di vista, l'azienda può avere successo soltanto quando ha successo il cliente". Questione, appunto, di punti di vista. Non è un'opinione scritta sul New York Times, però, ma un'inchiesta messa nero su bianco dalla Sec, la Consob di qui, quella che accusa, per esempio, Goldman Sachs di aver costruito e venduto investimenti-bidone, pensati cioè per far perdere il cliente e vincere la banca: un'accusa di truffa datata aprile 2010 che è costata alla banca mezzo miliardo di dollari di multa come patteggiamento, oltre alla disonorevole sfilata davanti ai membri del congresso. Come se non bastasse, la truffa era stata confezionata proprio su quegli investimenti legati ai mutui a rischio che hanno costruito il castello di carte che ha portato nel 2008 al crollo di Wall Street e dell'intera economia globale. Ecco perché la denuncia del dottor Smith rischia adesso di avere una risonanza che va ben oltre il mondo comunque dorato delle banche d'affari e dei loro clienti. Adesso che l'economia sta finalmente ripartendo in tanti si chiedono se davvero tutto questo disastro sarebbe stato evitabile. E com'è possibile che mentre milioni di americani - e di poveri cristi di mezzo mondo - finivano sul lastrico, a Wall Street i soliti noti continuavano a macinare profitti su profitti. A partire da una certa Goldman Sachs»,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti se l'atto d'accusa che il supermanager ha affidato alle colonne del "New York Times", il giornale che più di altri è andato a scavare nei segreti della banca d'affari dell'amministratore delegato Lloyd Blankfein, definito "la Piovra", renda compatibile la banca d'affari come riferimento del Ministero dell'economia;

se il Governo non ritenga che "l'ambiente tossico e distruttivo", che mette da parte gli interessi dei clienti con la finalità di fare soldi e contribuire in tal modo alla crisi sistemica, come comprovato dalle accuse durissime del dottor Smith che per anni ha avuto il compito di reclutare veri e propri "squali" della finanza privi di scrupoli, con l'attuale amministratore delegato, Lloyd Blankfein, e il presidente, Gary D. Coh, metta a repentaglio la reputazione del Governo che ispira la sua azione alla ricerca di principi etici per risanare il Paese;

se non ritenga che Goldman Sachs, che ha impostato una strategia di vendita e di costruzione di titoli tossici ed investimenti in perdita per i clienti e remunerativi sempre per la banca, con l'accusa di truffa nell'aprile 2010, costata alla banca mezzo miliardo di dollari di multa come patteggiamento, oltre alla disonorevole sfilata davanti ai membri del Congresso americano, con l'aggravante di aver confezionato investimenti truffaldini legati ai mutui subprime che hanno edificato una piramide di carta e di finanza tossica che ha portato nel 2008 al crollo di Wall Street e dell'intera economia globale, non debba indurre il Governo a risolvere qualsiasi rapporto contrattuale con questa banca di affari sporchi;

se il Governo non debba porre all'ordine del giorno in sede internazionale una netta separazione tra banche di affari che operano nella finanza derivata creando bolle speculative e piramidi finanziarie edificate sulla sabbia e banche che intermediano in maniera tradizionale il credito ed il risparmio, evitando che si possa mettere a rischio, con l'azzardo morale dei banchieri, il denaro dei depositanti;

se, alla luce delle ultime pesanti accuse mosse da un altissimo dirigente reclutatore di dipendenti mossi dal cinismo e privi di qualsivoglia moralità, non abbia il dovere di porre al prossimo vertice europeo ed internazionale dei Ministri economici la questione di banche di affari e di truffa che hanno conseguito enormi profitti, obbligando i Governi a dissanguarsi con migliaia di miliardi di dollari di stanziamenti di denari pubblici per salvare le banche private, che, oltre ad aver impoverito milioni di famiglie e falcidiato 40 milioni di posti di lavoro dal 2007, hanno messo a rischio la stabilità degli Stati e la ricchezza delle nazioni.

(4-07107)

PETERLINI - Al Ministro per gli affari europei - Premesso che:

dal 1° aprile 2012, e dunque fra pochi giorni, ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 4, del Trattato sull'Unione europea (TUE), troverà attuazione il regolamento sull'iniziativa dei Cittadini europei (ICE), in base alla quale i "Cittadini dell'Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l'iniziativa d'invitare la Commissione europea, nell'ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell'Unione, ai fini dell'attuazione dei trattati";

in conformità a quanto previsto dall'articolo 24, comma 1, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), cui il citato articolo 11, paragrafo 4, del TUE si richiama, "Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura legislativa ordinaria, adottano le disposizioni relative alle procedure e alle condizioni necessarie per la presentazione di un'iniziativa dei cittadini ai sensi dell'articolo 11 del TUE, incluso il numero minimo di Stati membri da cui i cittadini che la presentano devono provenire";

è da segnalare che il milione di firme richiesto potrà essere raccolto nel metodo tradizionale cartaceo, ma anche tramite Internet;

il regolamento ICE, in particolare, prevede - per la raccolta delle dichiarazioni di sostegno con tale modalità- un quadro giuridico e un sistema elettronico del tutto nuovi: la Commissione europea dovrebbe aver sviluppato un software con codice sorgente aperto per raccogliere le "firme" on line a disposizione degli organizzatori che, in ogni caso, possono sviluppare a tal fine, se lo desiderano, un loro sistema;

gli organizzatori, a loro volta, dovrebbero ottenere la certificazione del loro sistema di raccolta on line da parte di uno Stato membro di loro scelta: ciascuno Stato membro, infatti, è chiamato ad indicare un'autorità competente a rilasciare tale certificazione, previa verifica della conformità del sistema a tutte le specifiche tecniche e a tutte le garanzie di protezione dei dati personali;

quanto illustrato implica che il nostro Paese, al più tardi entro il 1° aprile 2012, dovrà permettere la raccolta di firme anche via Internet, dunque senza autenticatore, come invece previsto oggi per referendum e leggi di iniziativa popolare,

si chiede di sapere:

di quali informazioni disponga il Ministro in indirizzo, in considerazione dell'approssimarsi, ormai imminente, del 1° aprile 2012, riguardo all'adeguamento del nostro Paese a quanto previsto in relazione al regolamento sull'iniziativa dei cittadini europei (ICE);

quali iniziative, per gli aspetti di propria competenza, abbia assunto o intenda assumere affinché l'Italia possa dare sollecita attuazione al richiamato istituto di iniziativa popolare europea, con particolare riferimento alla modalità di raccolta, anche via Internet, delle firme necessarie per il diritto di iniziativa dei cittadini europei.

(4-07108)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

1a Commissione permanente(Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):

3-02732, del senatore Peterlini, sull'attuazione dell'istituto dell'iniziativa dei cittadini europei nei confronti della Commissione dell'Unione europea;

7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-02733, del senatore Firrarello, sull'organico del personale nella scuola.

Interpellanze, ritiro

È stata ritirata l'interpellanza 2-00440, del senatore Giovanardi.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto sommario e stenografico della 690a seduta pubblica, del 13 marzo 2012, a pagina 55, sotto il titolo: "Congedi e missioni", alla prima riga del secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere le seguenti: "Casson, per partecipare ad una conferenza internazionale;".

Nel resoconto sommario e stenografico della 691a seduta pubblica, del 14 marzo 2012, a pagina 67, sotto il titolo: "Congedi e missioni", alla prima riga del secondo capoverso, dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere le seguenti: "Casson, per partecipare ad una conferenza internazionale;".

Conseguentemente dopo il prospetto recante: "Votazioni qualificate effettuate nel corso della seduta", inserire la seguente precisazione:

"(*) Il senatore Casson è in missione per attività di rappresentanza del Senato, e non dunque assente come figura dal prospetto della votazione.".