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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 692 del 14/03/2012


MARINO Ignazio (PD). Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, onorevole Ministro, ho ascoltato le sue parole e innanzitutto la voglio ringraziare per essere venuto in quest'Aula così prontamente a rassicurarci rispetto all'impegno del Ministero della salute nei confronti di un problema importante come quello dell'emergenza sanitaria nel nostro Paese.

Lei ha fornito dati; io vorrei ricordare alcuni numeri. Gli accessi ai pronto soccorso nel nostro Paese, dal 1997 al 2009, sono aumentati e sono passati da 21 milioni e 275.000 a 22 milioni e 750.000. Nello stesso tempo, il numero di posti letto è stato - come già ricordato - ridotto: erano 250.000 e oggi sono 195.000, ossia 55.000 posti letto in meno. Ma nello stesso tempo, in molte Regioni compreso il Lazio, si è andati ad una riduzione del 30 per cento dei posti letto di riabilitazione e del 25 per cento delle lungo degenze post-acuzie.

Ci troviamo allora in situazioni - come, ad esempio, i fine settimana - in cui, all'interno dei nostri ospedali, il numero di dimissioni scende al di sotto del 5 per cento, comprendendo anche i decessi (ossia le persone che muoiono in ospedale): meno del 5 per cento delle dimissioni avvengono dunque nel fine settimana. Ciò comporta una riduzione del numero dei posti letto e una intensità di persone che non avendo altri luoghi dove potersi recare vanno giustamente e naturalmente al pronto soccorso. È chiaro che in tal modo si verifica un sovraffollamento che richiede delle soluzioni, le quali devono però essere prese con urgenza. Le situazioni che abbiamo davanti agli occhi, al di là delle emozioni che possono causare certe immagini o certi racconti, sono state ben documentate da una indagine compiuta dalla Commissione sanità sotto la presidenza Tomassini in questa legislatura, la quale ha dimostrato quali siano le carenze dei pronto soccorso in tutto il territorio nazionale.

Allora con semplicità avrei alcuni suggerimenti da avanzare che credo debbano essere davvero portati su un tavolo di lavoro e materializzati in tempi rapidi.

In primo luogo, non riesco davvero a capire come, in una epoca in cui è possibile con un GPS conoscere dove si trova un autobus e prevedere in quale minuto arriverà alla fermata, nella capitale d'Italia lavoriamo invece ancora in un modo in cui chi si occupa di quel numero così importante per gli italiani, il 118, da cui dipende la nostra vita in situazioni di emergenza, non sa dove poter trovare un letto di rianimazione. In sostanza, chi conduce una autoambulanza, e soccorre una persona, non sa dove sia libero in quel momento un letto per salvare quella vita umana. Ricordo che in una città come Roma si usa uno strumento inventato nel 1986, il fax, tre volte al giorno. Credo che forse un passo tecnologico in avanti, almeno per salvare le vite umane, si possa fare.

Il secondo punto che davvero va al di là della mia capacità di comprensione è il seguente. In un albergo l'impiegato che lavora all'accettazione - chiamiamola in questo modo - sa esattamente, attraverso lo schermo di un computer, quali sono le stanze libere e quali sono state preparate per riaccogliere una nuova persona. Mi domando come mai in un pronto soccorso non abbiamo quella figura che altri hanno - lei lo sa bene, Ministro, avendo visitato molti ospedali nel mondo anglosassone - che si chiama gate-keeper, il quale, attraverso lo schermo di un computer, sa dire dove si trova un letto libero e quindi ha l'autorità di poter trasferire il malato e di non lasciarlo quattro giorni su una barella.

Infine, credo sia davvero rilevante - e di questo le va dato merito, avendo sollevato immediatamente la discussione, che non deve però rimanere tale - riorganizzare, supportare e valorizzare i medici di famiglia. È evidente che si riallaccia al punto che in qualche modo ho brevemente analizzato all'inizio: nei fine settimana, senza alcun riferimento ai territori, il super afflusso nei pronto soccorso può essere risolto soltanto con una riorganizzazione e valorizzazione del lavoro dei medici di famiglia, i quali potrebbero essere almeno dodici ore al giorno, sei giorni alla settimana, un punto di riferimento e diventare, tra l'altro, anche un volto amico. Credo infatti che ognuno di noi, se si trovasse ad avere una colica renale, preferirebbe essere assistito da una figura che conosce da tanti anni e non andare in un pronto soccorso dove, giustamente, si deve soccorrere prima chi ha un infarto o una ferita che mette a rischio la sua vita.

Vorrei infine soffermarmi su due punti. Lei sa bene, e avendo presieduto l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) conosce bene il dato che sto per fornire, che vi è necessità di appropriatezza nell'utilizzo dei nostri posti letto. Nel 2011, abbiamo eseguito nel nostro Paese 400.000 interventi di elezione, cioè interventi programmati, e in nessun caso il paziente è stato ricoverato la stessa mattina dell'intervento. La Regione più virtuosa è il Friuli-Venezia Giulia, dove i pazienti mediamente vengono ricoverati 0,6 giorni prima, cioè una notte prima; nel Lazio la media è 2,8 giorni prima, e in alcune strutture della Calabria 6 giorni prima.

Credo che se chiedessimo a qualcuno, che deve essere operato di ernia o di calcolosi della colecisti, se la sera prima dell'intervento preferisce dormire a casa sua, nel suo letto, utilizzando il suo bagno, oppure andare in una stanza con tre sconosciuti con cui condividere il bagno, penserebbe ad una domanda a trabocchetto. È quello che regolarmente facciamo, quando potremmo invece liberare migliaia e migliaia di posti letto in un attimo.

Vorrei infine rivolgere al Ministro un'ultima e accorata preghiera. La questione dei piani di rientro non può gravare sull'organizzazione delle strutture di pronto soccorso; non può chi organizza un pronto soccorso avere una limitazione così grande, come ad esempio nella città di Roma, dove se vanno in pensione dieci operatori sanitari se ne può riassumere soltanto uno. A parte il fatto che una norma scritta così si espone, anche se certamente non è sua responsabilità, al ridicolo, perché io, lei o chiunque altro non sapremmo decidere chi assumere nel caso in cui si verificasse il pensionamento di dieci persone, di cui tre cardiologi, tre chirurghi, un ortopedico e tre neurologi. (Commenti del senatore Saccomanno). Il senatore Saccomanno dice, chiaramente: l'ortopedico. Ma, al di là della battuta, credo che dobbiamo fare una riflessione sul fatto che nella nostra capitale presso il pronto soccorso pediatrico del Dipartimento di emergenza-urgenza e accettazione (DEA) del Policlinico Umberto I il 90 per cento del personale medico è precario, e assiste 27.000 bambini ogni anno. Credo che davvero questo non sia accettabile. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e del senatore Saccomanno).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gramazio. Ne ha facoltà.