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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 692 del 14/03/2012


FOSSON (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, signor Ministro, credo che il cattivo funzionamento e l'intasamento dei pronto soccorso italiani debba essere affrontato in tempi brevi. Ciò in quanto non si tratta di un caso isolato, ma di un indicatore importante di un disservizio del nostro sistema sanitari: una di quelle difficoltà che proprio perché segnale di problematiche più grandi non può essere differito nelle sue soluzioni. Ringrazio pertanto il Ministro per aver affrontato questo problema di petto, venendo in questa sede; la stessa fermezza l'ha dimostrata con merito nel voler affrontare e riorganizzare con urgenza il problema dell'intra moenia, che non può essere rimandato come è stato fatto fino a poco tempo fa.

Il problema dei pronto soccorso affollati nasce quando si è deciso di riservare i posti letti ospedalieri solo per i pazienti acuti e si è detto che la cronicità, la diagnosi e la terapia debbono essere fatti in altre sedi. Di qui, la riduzione significativa di posti letto in ospedale: decisione e indicazione che, soprattutto in questi periodi, deve essere mantenuta. Ma cosa fare, allora, di tutti malati a gravità intermedia, se così possiamo definirli? Spesso non esiste ancora una soluzione per tutti, e così i nostri pronto soccorso sono diventati il collo della bottiglia, una porta stretta a cui molti pazienti si affacciano, ma attraverso la quale pochi riescono ad entrare.

L'appropriatezza del ricovero diventa esclusione di tutti quei casi sociali, che pure esistono: quelli con difficoltà soggettive per farsi curare in altre sedi. Inoltre, come prima e preoccupante considerazione vorrei dire che il grave rischio di un pronto soccorso affollato è il non riconoscere i casi veramente urgenti: bisogna essere molto bravi in questa confusione per capire, prima degli esami e prima degli accertamenti, chi ha veramente bisogno di essere curato. E una diagnosi ritardata diventa veramente un problema e può portare anche a gravi conseguenze.

Signor Ministro, lei ha già indicato molte delle soluzioni possibili e praticabili a cui accennerò io nel mio intervento, come quella di creare vie differenti di accesso, addirittura di studiare dei tempi limite. Ma, soprattutto, il problema - come è già stato rilevato dai colleghi - indica una non adeguatezza della sanità sul territorio, i rapporti difficili, non esistenti, tra territorio e ospedale. Certo, la possibilità per il paziente di fare in pronto soccorso esami diagnostici evitando lunghe attese e addirittura non pagando tali esami è un fattore condizionante, a maggior ragione in una cultura come la nostra, che pensa che la malattia possa essere scoperta solo dalla tecnologia e non dalla capacità del medico che visita il paziente.

La medicina di base, lo ha detto bene anche lei signor Ministro, deve essere riformata, ma soprattutto nella sua organizzazione: non è il singolo medico su cui si può intervenire, anche se - mi permetta - forse quel rapporto sul territorio di un medico ogni mille pazienti garantisce chi non ha voglia di lavorare o lavora un po' meno bene. Quando si affronta il discorso delle liberalizzazioni per le farmacie e per i tassisti, forse si dovrebbe liberalizzare anche questo rapporto riportandolo com'era all'inizio, per cui un medico apriva uno studio e cominciava a lavorare e a seconda delle proprie capacità aveva più o meno clienti.

Bisognerebbe quindi organizzare l'associazionismo tra medici; alcuni propongono di passare alla dipendenza degli stessi, come in altri Stati, con dilatazione degli orari, ma con possibilità anche di fare piccoli esami diagnostici, come un emocromo o un elettrocardiogramma, e fare in modo che in questa organizzazione vi siano anche infermieri.

Bisognerebbe portare tutti i medici di base in rete con il pronto soccorso, con possibilità di accedere a dati ed esami e di confrontarsi. In Val d'Aosta, che pure è una piccola realtà, già tutti i medici e pediatri di base sono in rete con il pronto soccorso.

Occorrono nuove regole per le visite domiciliari, che sembrano vietate, e sanzioni precise per chi non le fa.

Per quanto riguarda la pediatrica, mi permetta signor Ministro, il limite massimo di età di 14 anni esiste solo in Italia e, con tutto il rispetto per i pediatri, forse non è proprio necessario che questa assistenza si protragga fino a quell'età.

Signor Ministro, lei ha sicuramente l'esperienza e la capacità per riorganizzare il settore ed anche l'attuale situazione politica, caratterizzata da un nuovo dialogo e dall'attenzione al bene comune, può essere favorevole. Molto, come ha detto onestamente, deve essere fatto, e noi saremo con lei, perché non si può temporeggiare o puntare tutto sul senso di responsabilità che molti operatori del settore ancora hanno. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).