Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 850e 2058 (ore 18,37)
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, sulla scia della riflessione ultima del senatore Li Gotti, e poiché si è perso fin troppo tempo per ratificare una Convenzione, peraltro per un Paese come l'Italia che è stato tra i primi a sottoscriverla nel 1999, annuncio il voto favorevole del Gruppo Coesione Nazionale, e consegno agli atti la dichiarazione di voto predisposta dal senatore Saia. (Applausi dal Gruppo PdL).
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, cercherò di essere breve ma non posso consegnare il mio intervento perché non ho un documento scritto.
Vorrei ricordare che la necessità di coordinarsi tra i Paesi nella lotta alla corruzione e di uniformare i principi giuridici è un'esigenza lapalissiana, in particolare per un Paese come il nostro. Cito solo l'esempio del danno che subisce l'Italia per i capitali esportati all'estero, che affronteremo tra non molto durante l'esame di un altro decreto-legge.
È normale ed è giusto che questa esigenza sia stata avvertita, come hanno ricordato molti colleghi, fin dal 1999. Da allora, però, c'è come la sensazione che la situazione si sia molto aggravata nei due segmenti, sia con riferimento ai dati che alla percezione. Per quanto concerne i dati concreti, le stime sono di 60 miliardi per l'Italia, a fronte dei 120 miliardi dell'Europa nel suo complesso. Forse il dato non è così preciso. Che il 50 per cento della corruzione dell'Europa venga ricondotto all'Italia oggettivamente sembra un dato sovrastimato e, tuttavia, è un dato che viene riportato da più fonti e che deve farci riflettere, così come deve farci riflettere un altro dato: per i 60 miliardi di euro che vanno alla corruzione in Italia, sono state inflitte condanne soltanto per 75 milioni di euro.
Forse qualcosa nella costruzione giuridica della lotta a questo fenomeno presente in Italia non funziona. Diciamo che questo ritardo probabilmente ha favorito questo tipo di impostazione.
Con riguardo all'approvazione di ordini del giorno, come è accaduto oggi in quest'Aula, per carità, capisco le preoccupazioni, capisco che parlare di corruzione fra privati, di come si interviene sulla concussione per induzione sono problemi che vanno approfonditi ed è giusto che per il recepimento della norma che il Parlamento dovrà produrre vi sia un necessario approfondimento; tuttavia, il sistema dei principi giuridici del nostro Paese sul fenomeno corruzione rispetto ai dati che ho citato secondo me non funziona affatto.
La situazione peggiora se dai dati concreti si passa al percepito. Cito, tanto per comprenderci, l'eurobarometro, dal quale risulta che in Danimarca il 25 per cento dei cittadini ritiene che vi sia corruzione nelle istituzioni nazionali, mentre in Grecia 99 cittadini su 100 hanno tale impressione. Ebbene, ci si aspetta che l'Italia stia nella parte superiore di questa classifica e che comunque il dato sia ben distante da quello greco; invece, dall'eurobarometro risulta che il 95 per cento degli italiani crede che le istituzioni nazionali siano corrotte: altro che il "preside" che giustamente ha citato il collega Saccomanno! Inoltre, il 56 per cento dei nostri connazionali è convinto che negli ultimi tre anni il livello di corruzione sia aumentato. A mio avviso, questo dato deve farci riflettere, considerato che sul banco degli imputati siedono soprattutto i politici. Infatti, il 67 per cento degli italiani ritiene che i politici siano i maggiori fruitori e responsabili di un sistema basato su tangenti, guadagni personali ed abusi di potere.
Devo dire che complessivamente il Paese fa sì che questa sensazione aumenti. Possiamo parlare di Milano, dove si indaga sul sistema di tangenti delle istituzioni regionali o di quelle provinciali; di Imperia, dove impazza la vicenda di corruzione legata al porto turistico; di Roma, per le vicende che hanno riguardato il Corpo dei vigili urbani; di Napoli, rispetto al caso dell'ospedale Cardarelli. Insomma, gli esempi sono tanti e tali che inducono ad affermare che tutto sommato non facciamo niente per evitare questa sensazione riportataci dall'eurobarometro.
Noi abbiamo presentato più proposte. Ricordo le dieci proposte presentate da Alleanza per l'Italia in occasione dell'approvazione della Convenzione sulla corruzione in campo civile, ma potrei citarne altre. Di certo, vi è un dato importante: il 50 per cento degli italiani è convinto che la causa di tanta corruzione vada ricercata nel legame troppo stretto tra business e politica; il 48 per cento punta l'indice contro il Governo ed il Parlamento, accusati di non fare abbastanza per estirpare il fenomeno.
Per questo motivo, noi votiamo a favore della Convenzione, ma facciamo un appello al Parlamento affinché dal recepimento di questi principi alle norme non passi lo stesso periodo di tempo: ciò sarebbe incomprensibile ed ingiustificabile di fronte al nostro Paese. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e della senatrice Giai. Congratulazioni).
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, meraviglia il fatto che in quest'Aula qualcuno ancora nutra dubbi sull'opportunità di ratificare una Convenzione che attende dal 1999, anno in cui vide la luce a Strasburgo. Ricordo che ben 43 Paesi hanno già ratificato, mentre sette - tra cui purtroppo l'Italia - ancora non lo hanno fatto. È una mancanza di particolare gravità, anche alla luce dell'allarme lanciato da autorevoli fonti sul dilagare della corruzione in Italia. Cito per tutte la Corte dei conti, che sottolinea come, a 20 anni da «Mani pulite», la corruzione in Italia valga circa 60 miliardi di euro l'anno.
Ha ragione il collega Mazzatorta quando sottolinea, citando Imposimato, che non tutti i dati diffusi su questo tema appaiono realistici. È anche vero, però, che non possiamo continuare a farci dettare l'agenda da scrittori tuttologi e da esponenti di mass media.
Ricordo che l'Italia, nella classifica degli Stati percepiti come più corrotti nel mondo, scivola di anno in anno sempre più in basso. Siamo oggi al 69° posto tra i Paesi presi in esame, come ha autorevolmente rilevato Trasparency International. Illegalità, corruzione e malaffare sono quindi fenomeni notevolmente presenti nel nostro Paese, le cui dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono alla luce. Questo è il triste bilancio dei primi vent'anni della cosiddetta seconda Repubblica. Il fenomeno della corruzione, lungi dall'essersi attenuato, si è aggravato ed è divenuto più sofisticato, perché ha sviluppato meccanismi sempre più raffinati. Si tratta di una corruzione che, oltre a pesare sul bilancio dello Stato e quindi sulle tasche dei privati, affossa investimenti, ripresa, sviluppo e crescita del Paese.
È qui il caso di ricordare la decisione del passato Governo di sopprimere l'Alto Commissario contro la corruzione, organismo che ho avuto l'onore di dirigere per brevissimo tempo e che, pur con risorse scarsissime, rappresentava comunque un piccolo ostacolo al dilagare della corruzione. Manca oggi in Italia un soggetto preposto esclusivamente alla lotta contro la corruzione, supportato da strumenti normativi e da risorse umane e finanziarie adeguate: un'autorità, insomma, che possa svolgere esclusivamente attività di prevenzione e, dove occorra, di investigazione, in stretto rapporto con l'autorità giudiziaria. Magistratura e forze dell'ordine sono oggi oberate dal lavoro quotidiano, alle prese con una malavita sempre più feroce ed aggressiva e con movimenti di piazza sempre più a rischio. Sono troppo oberate per dedicarsi con la necessaria continuità ad un tema pernicioso come la corruzione, su cui occorre talvolta impegnarsi a lungo, con un lavoro certosino, prima di poter ottenere risultati concreti. Nei numerosi Paesi dove già da molti anni è stata istituita un'autorità siffatta i risultati positivi non sono mancati. Cito per tutti l'esempio di Singapore, dove l'ufficio anticorruzione conta circa 800 dipendenti e i successi raggiunti sono stati eclatanti. Ho appreso con grande soddisfazione che alcuni Ministri di questo Governo intendono mettere mano ad un nuovo ufficio anticorruzione, che si occupi in via esclusiva di questo delicato e fondamentale tema. In tal senso, un simile progetto avrà l'appoggio incondizionato dell'Unione di Centro.
Ratifichiamo dunque alla svelta questa Convenzione, che altro non è che uno schema, come giustamente ha sottolineato il Ministro della giustizia (approfitto per ringraziarla, perché è sempre presente sui provvedimenti importanti). Riempiamolo quanto prima di contenuti, non trascurando le perplessità manifestate da alcuni colleghi - tra tutti, il senatore Valentino - circa la corruzione in ambito privatistico. Mentre mi sentirei assolutamente d'accordo con il senatore Li Gotti circa la parità di pena tra corruttore e corrotto: quale differenza c'è tra i due?
Questa è la giusta direzione, onorevoli colleghi, e ci auguriamo che il Governo vi proceda con la stessa determinazione che ha dimostrato in altri settori di vitale importanza per il Paese. Pochi settori, infatti, sono più vitali di questo. Basti pensare che proprio la corruzione, tradotta in malagestione delle risorse pubbliche, è stata una delle cause principali del quasi fallimento della Grecia e delle richieste di aiuto a Bruxelles di Lettonia ed Ungheria. Sempre la corruzione costituisce l'ostacolo più spinoso all'accesso di Romania e Bulgaria nella zona di libera circolazione di Schengen. Non sentiamoci troppo lontani da questi esempi negativi.
Con entusiasmo, dichiariamo quindi oggi il nostro voto favorevole a questa ratifica e ci auguriamo che, insieme al sincero impegno che il Governo sembra voler assumere in materia, si inauguri una grande conversione culturale e sociale, che metta definitivamente al bando nell'opinione pubblica, ancor prima che nelle aule giudiziarie, la corruzione. Poco o nulla si è fatto dal punto di vista culturale. Se agiamo solo sulla terapia e non sulla prevenzione, il tentativo riparatore è destinato al fallimento.
Questa ratifica rappresenta quindi un importante tassello di un mosaico che dovrà essere composto sia da un più generale e incisivo aggiornamento della disciplina in materia, sia da una battaglia culturale che dobbiamo vincere per il progresso civile ed economico del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e del senatore Rutelli).
MURA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Signora Presidente, gentile Ministro, onorevoli colleghi senatori, in questi giorni in Aula si sono ascoltate tante indicazioni su un tema così importante e sentito come quello della corruzione. Ma mentre credo che non si possa non essere d'accordo tutti sulla necessità di combattere la corruzione, avremmo voluto sentire maggiori indicazioni univoche su come affrontare tale problema. Se da un lato, infatti, è sicuramente importante identificare il problema, ancora più importante però è poi declinare le soluzioni.
Purtroppo, su questa materia si fa tantissima demagogia, mentre la lotta alla corruzione può vedere garantiti dei risultati solo ed esclusivamente con un impegno che deve essere costante, continuo e, soprattutto, incisivo. Ma dal dibattito è emerso un impegno del Governo che non posso definire propriamente condiviso, sia tra le forze politiche che lo appoggiano, dove si sono percepite delle differenze di vedute, che tra i vari Dicasteri. Stamattina il collega Mazzatorta nel suo intervento ha ricordato come il Ministro della giustizia abbia sostenuto una linea diversa da quella sostenuta dal Ministro della funzione pubblica: da una parte, dichiarazioni sulla necessità di accelerare nell'impegno contro la corruzione (bisognerebbe tra l'altro capire anche come, al di là delle intenzioni); dall'altra, dichiarazioni sulla necessità di non agire ulteriormente sulla repressione, privilegiando piuttosto la prevenzione attraverso nuove norme sul piano amministrativo per contrastare la corruzione. Anche in questo caso bisognerebbe capire come. Ed evidentemente anche qui non si può non concordare tutti sui concetti generali. Quello che però contestiamo attualmente è l'assenza delle condizioni per affrontare da parte del Governo in modo incisivo il tema della corruzione entro la fine di questa legislatura. Il tempo è veramente ormai molto poco.
Durante il dibattito, poi, credo sia emersa l'assoluta mancanza volontà di creare nuovi reati, di fronte all'esclusiva esigenza di una maggiore razionalizzazione di quelli già previsti.
Oggi, siamo qui a ratificare una Convenzione in cui prevalgono quasi totalmente degli impegni per lo Stato, ma poi manca tutto quello che realmente serve a concretizzare un'azione che, come ho già detto, deve essere costante, continua ed incisiva.
In conclusione, a nome del Gruppo Lega Nord dichiaro il voto favorevole sul provvedimento, anche se credo che nell'interesse di tutti ci si debba augurare che il Governo sappia dare risposte in tempi rapidi su come dare attuazione reale alla Convenzione che ci accingiamo ad approvare oggi. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, come è stato già detto da molti colleghi questo disegno di legge scaturisce da un'iniziativa parlamentare di due proposte: quella a prima firma del senatore Li Gotti e quella a prima firma della senatrice Finocchiaro.
Nell'Atto Senato n. 2058 si proponeva, oltre alla ratifica della Convenzione che qui stiamo discutendo, anche l'adeguamento del nostro ordinamento attraverso l'introduzione di nuove fattispecie di reato. Ne hanno già parlato altri colleghi. Si tratta del delitto di corruzione privata, del traffico di influenza illecita, dell'aggravante per i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione e delle riparazioni pecuniarie in favore delle pubbliche amministrazioni.
Alcune di queste proposte pensiamo possano e debbano essere recepite proprio all'esito dell'approvazione di questa Convenzione, in particolare ci auguriamo che il lavoro che si sta svolgendo alla Camera possa essere fecondo e tenga subito conto di questa ratifica e appronti le risposte più adeguate in modo tale che le nuove norme pongano l'Italia ancor più in sintonia con gli altri Paesi europei.
Il recepimento della convenzione di Strasburgo e il conseguente adeguamento del nostro ordinamento è oggi necessario, direi quasi ineludibile: dobbiamo infatti ricordare che abbiamo già ratificato la Convenzione di Merida, anche se, come ha detto il senatore Li Gotti, la delega al Governo non è stata esercitata. Questa Convenzione altrettanto impegnativa imponeva agli Stati il rafforzamento delle misure sostanziali e processuali volte a prevenire e a combattere il fenomeno della corruzione, fenomeno che appare a tutti allarmante per le ripercussioni che produce sia nel settore pubblico che in quello privato.
La corruzione ha un impatto economico le cui cifre sono già state qui citate: vorrei ricordare che si stimano quasi 1.000 euro all'anno per ogni cittadino italiano, compresi i nuovi nati. Ma quello che non va trascurato è l'impatto ancora più grave sull'attrattiva degli investimenti esteri, un costo che non è quantificabile, ma non per questo risulta essere meno significativo. Infatti, la diffusione di questo fenomeno deprime le chances del nostro sistema Paese e ostacola la competitività, la crescita, lo sviluppo economico.
Inoltre la corruzione, fortemente presente nelle pubbliche amministrazioni, è direttamente correlata alla minore trasparenza, efficienza, qualità e competenza che si esercita in alcuni settori; tutto ciò comporta mancata innovazione, scarsa azione di qualità, inerzia nel funzionamento dell'apparato pubblico, e così il differenziale competitivo del settore pubblico italiano rispetto a quello di altri Paesi diventa negativo e la modernizzazione e l'innovazione vengono ostacolate.
A fronte della necessaria innovazione imposta dalla concorrenza globale, la corruzione determina invece fattori di arretramento economico e sociale tali da generare un vero e proprio spreco di risorse pubbliche e private. Uno spreco che non può durare più a lungo e che non può essere tollerato dal sistema Paese. Di fronte a una crisi economica di così grande impatto sulla popolazione, tali fenomeni, che ancora perdurano, creano un grande impatto sulla popolazione e sicuramente appaiono odiosi ed insopportabili, tanto da contribuire a determinare un clima di sfiducia generalizzata nei confronti dell'apparato pubblico nel suo insieme, che diventa sfiducia verso la politica e le istituzioni.
I fenomeni corruttivi hanno via via trovato modalità più complesse e sofisticate per raggiungere i loro obiettivi. Riguardano funzionari pubblici, imprenditori, professionisti, rappresentanti politici ed istituzionali.
È evidente che il problema va affrontato su vari piani, come è stato detto anche qui nel corso del dibattito, ma non c'è bisogno di contrapporre, come pure è stato fatto in qualche intervento, l'azione repressiva penale o di contrasto rispetto a quella preventiva e perfino di ordine culturale. Vorrei aggiungere che per combattere davvero questo fenomeno, oltre ad agire su vari campi, occorre una chiara volontà politica e una pressione sociale dei cittadini, che però - attenzione - può esplicarsi solo se le amministrazioni innalzano il loro livello di trasparenza, se si lavora per l'adozione di strumenti tecnici e indicatori che evidenzino i rischi di permeabilità corruttiva di settori e strutture amministrative più esposte. Occorre quindi agire sul versante della trasparenza, che determina più certezza nell'operato della pubblica amministrazione. Ma è altrettanto importante, da non sottovalutare ed urgente recuperare, in alcuni campi, più spazio al mercato, alle sue regole ed alla concorrenza
Questo è direttamente correlato anche ai fenomeni di corruzione. Infatti, la politica di apertura dei mercati, di definizione e limitazione delle funzioni essenziali e fondamentali che debbono svolgere gli apparati pubblici contribuisce a restringere lo spazio di azione della corruzione.
I fenomeni corruttivi vanno perciò visti sotto due profili: uno è quello che attiene al pubblico, l'altro è quello che attiene al mercato. Sotto il profilo pubblico, i fenomeni corruttivi rappresentano un grave atto di infedeltà alla pubblica funzione, violano i principi della nostra Costituzione e, se questi principi vengono minati nella loro considerazione pubblica e nell'agire politico, si mettono in discussione le fondamenta dello Stato, i suoi connotati di essere un'istituzione governata dal diritto e che ha come scopo principale la cura degli interessi pubblici.
Inoltre, possiamo dire che la corruzione rappresenta un grande ostacolo al funzionamento del mercato e delle sue regole, perché distorce la concorrenza, costringe l'impresa non tanto ad investire per ricercare il miglioramento, l'innovazione, quanto ad indirizzare risorse per ottenere «favori». Così facendo, sul versante pubblico si deprimono le funzioni dell'apparato amministrativo, si perpetra un circolo vizioso fatto di sprechi, si consolidano sistemi di potere che creano una dipendenza e una fragilità nel rapporto tra cittadini, apparati pubblici, istituzioni e politica e invece di produrre opportunità e regole per tutti si genera un asservimento e una sudditanza verso la rappresentanza politica, con funzione di intermediazione e di scambio e un conseguente deperimento di risorse di cittadinanza.
Sul fronte del mercato è evidente che i fenomeni corruttivi penalizzano le aziende virtuose e innovative e possono determinare in alcuni contesti un abbassamento generale della crescita complessiva della competitività.
Per concludere, se oggi noi affermiamo che la sfida dell'Italia nel contesto del quadro europeo si gioca, oltre che sul versante del debito, proprio sulla competitività e attrattività per gli investimenti, se invochiamo tutti costantemente la crescita, dobbiamo sapere che uno dei tasselli fondamentali per attivare la crescita si chiama riduzione dello spazio enorme che il fenomeno corruzione occupa nel nostro Paese. Il contrasto alla corruzione deve rappresentare perciò per tutti noi, nell'interesse dell'Italia e delle future generazioni, una frontiera di primario impegno.
Ed è per queste considerazioni e nell'ottica di un lavoro che deve sicuramente continuare e dev'essere più incisivo che dichiariamo il nostro voto favorevole al provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
BERSELLI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERSELLI (PdL). Ministro Severino, abbiamo particolarmente apprezzato e condiviso il suo intervento di questa mattina quando ha ricordato alcuni significativi passaggi del preambolo della Convenzione penale sulla corruzione, conclusa a Strasburgo il 27 gennaio 1999. In particolare, ci riconosciamo nella necessità di perseguire come priorità - ripeto, come priorità - una politica penale comune finalizzata alla protezione della società contro la corruzione, che contempli l'adozione di una legislazione appropriata e delle adeguate misure preventive.
Siamo anche noi convinti che la corruzione rappresenti una minaccia per lo Stato di diritto, la democrazia e i diritti dell'uomo, che mini i principi di buongoverno, di equità e di giustizia sociale, che falsi la concorrenza, ostacoli lo sviluppo economico e metta in pericolo la stabilità delle istituzioni democratiche e i fondamentali principi della società italiana.
La corruzione rappresenta indubbiamente un cancro della nostra società, che incide pesantemente sullo stesso prodotto interno lordo e che dà dell'Italia all'estero un'immagine certamente non positiva.
La ratifica odierna è, nel contrasto ai fenomeni corruttivi, non l'ultimo ma il primo passo, cui necessariamente seguirà l'adeguamento della legislazione nazionale ai suoi contenuti.
Nel contrasto alla corruzione, signor Ministro, come lei ha giustamente ricordato, non siamo però certo all'anno zero, dal momento che il codice del 1930 ci ha offerto validi elementi di contrasto a tale fenomeno, elementi che oggi bisogna però aggiornare alla luce delle esperienze maturate e dei radicali cambiamenti che hanno caratterizzato la nostra società in questi oltre ottant'anni.
Al riguardo voglio ricordare che il precedente Governo presentò, il 4 maggio 2010, il disegno di legge Atto Senato n. 2156, recante «Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella Pubblica Amministrazione» che, dopo un approfondito esame congiunto delle Commissioni 1a e 2a di questo ramo del Parlamento, venne approvato da quest'Aula il 15 giugno 2011.
In quel disegno di legge si individuavano già allora alcuni importanti aspetti di carattere preventivo, come l'Autorità nazionale anticorruzione con il Piano nazionale anticorruzione, la trasparenza dell'attività amministrativa, la tutela del dipendente pubblico che segnali degli illeciti, le attività d'impresa particolarmente esposte a rischio di inquinamento mafioso, la delega al Governo per l'adozione di un testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive.
Dal punto di vista repressivo, si prevedevano poi congrui aumenti di pena per il peculato, semplice o mediante profitto dell'errore altrui; per malversazione a danno dello Stato; per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato; per corruzione per un atto d'ufficio; per corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio; per corruzione in atti giudiziari. Inoltre, si prevedevano circostanze aggravanti per tutta una serie di reati. Tale disegno di legge, con il n. 4434 Camera, è in corso di esame in Commissione nell'altro ramo del Parlamento.
Signor Ministro, giustamente lei ritiene necessario riaffrontare le varie problematiche connesse al reato di corruzione, tema ripreso anche ieri dal presidente Monti. Su questo siamo d'accordo. Ripeto: siamo d'accordo.
C'è chi sostiene la necessità di sostituire il reato di concussione, che non prevede nessuna sanzione penale per il concusso, con la concussione cosiddetta per induzione, assimilabile al reato di corruzione, e con la concussione per costrizione, assimilabile all'estorsione. Si vedrà.
È indubbia comunque l'esigenza di accompagnare norme di carattere preventivo con altre di carattere repressivo.
Da qualche parte ci è stato opposto che la ritardata ratifica della Convenzione di Strasburgo sarebbe in qualche modo riferibile all'inerzia dei vari Governi Berlusconi che si sono succeduti in questi anni. La verità è che si è invece inteso valutare con senso di responsabilità una ratifica che avrebbe avuto ed avrà ricadute non irrilevanti sulla nostra legislazione interna.
Ma andiamo a confrontarci con questa risibile tesi, calendario però alla mano. La Convenzione - come già detto - risale al 27 gennaio del 1999. Da allora alla primavera del 2001 non c'era certamente il Governo Berlusconi. Dalla primavera del 2006 alla primavera del 2008 parimenti non c'era il Governo Berlusconi. Quindi, i Governi di centrosinistra, che l'avessero davvero voluto, avrebbero avuto tutto il tempo ed i numeri per ratificare la Convenzione di Strasburgo. Se non lo hanno fatto, avranno avuto i loro motivi, ma questo non è dipeso certamente da colpa nostra.
È però indubbio che arriviamo buoni ultimi o quasi tra gli Stati, europei e non, che sottoscrissero la Convenzione, di cui ben 37 l'hanno già ratificata. Il primo che la ratificò fu la Repubblica Ceca l'8 settembre del 2000 (pensi, signor Ministro, nel 2000!). Poi, via via altri importanti Stati europei e tralascio quelli extraeuropei: i Paesi Bassi l'11 aprile 2002, il Portogallo il 7 maggio 2002, l'Irlanda il 3 ottobre 2003, il Regno Unito il 9 dicembre 2003, il Belgio il 23 marzo 2004 e così via.
Andando ad esaminare brevemente la Convenzione, debbo però ammettere che alcune disposizioni ci lasciano più che perplessi. L'articolo 8, concernente la corruzione passiva nel settore privato, recita: «Ciascuna Parte adotta le necessarie misure legislative e di altra natura affinché i seguenti fatti, quando sono commessi intenzionalmente nell'ambito di un'attività commerciale, siano definiti reati penali secondo il proprio diritto interno: il fatto per qualsiasi persona che dirige un ente privato o che vi lavora,» - signor Ministro, ci riferiamo a un semplice operaio? Non lo sappiamo - «di sollecitare o di ricevere, direttamente o per il tramite di terzi, un vantaggio indebito,» - ci riferiamo ad un caffè al bar o alla buvette? - «per sé o per terzi, o di accettarne l'offerta o la promessa, affinché compia o si astenga dal compiere un atto in violazione dei propri doveri». L'articolo 8 della Convenzione, concernente la corruzione passiva nel settore privato, rappresenta una novità assoluta nel nostro ordinamento giuridico, come ipotesi assolutamente estranea alla civiltà giuridica del nostro Paese ed ai reati tipici contro la pubblica amministrazione e prevede una fattispecie estremamente generica che dovrà comunque trovare una seria tipizzazione.
L'articolo 12 della Convenzione sul cosiddetto traffico di influenza stabilisce che «Ciascuna Parte adotta le necessarie misure legislative e di altra natura affinché i seguenti fatti, quando sono commessi intenzionalmente, siano definiti reati penali secondo il proprio diritto interno: il fatto di promettere, offrire o procurare, direttamente o indirettamente, qualsiasi vantaggio indebito, per sé o per terzi a titolo di rimunerazione a chiunque afferma o conferma di essere in grado di esercitare un'influenza sulla decisione di una persona (...), così come il fatto di sollecitare, ricevere o accettarne l'offerta o la promessa a titolo di rimunerazione per siffatta influenza, indipendentemente dal fatto che l'influenza sia o meno effettivamente esercitata oppure che la supposta influenza sortisca l'esito ricercato».
Signor Ministro, al di là della prosa estremamente complicata e di difficile interpretazione, occorre far presente che proprio l'articolo 8, (corruzione passiva nel settore privato) e proprio l'articolo 12 (traffico di influenza) sono probabilmente problematici e lo Stato italiano avrebbe potuto, e forse dovuto, formulare una riserva. Al riguardo le ribadisco che l'articolo 12 sul cosiddetto traffico di influenza, giustamente assimilato dal senatore relatore Balboni al reato di millantato credito, lascia parimenti più che perplessi per la sua assoluta genericità.
PRESIDENTE. Senatore Berselli, la richiamo ai tempi.
BERSELLI (PdL). Al riguardo, faccio notare che l'articolo 37 della Convenzione che oggi andiamo a ratificare prevedeva testualmente che ogni Stato avrebbe potuto all'atto della firma o al momento del deposito del suo strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione, dichiarare la riserva circa la definizione di questi reati nella propria legislazione interna. Quindi, ribadisco che proprio l'articolo 8 e proprio l'articolo 12 sono quelli problematici e per i quali avremmo potuto, in base all'articolo 37, formulare come Governo italiano e come Stato la riserva sopra indicata. Ad esempio, la Svizzera si riservò il diritto di applicare l'articolo 12 (traffico di influenza) soltanto nella misura in cui i fatti che vi erano descritti costituissero reato secondo il diritto elvetico.
Nonostante queste serie e fondate perplessità, dichiaro il voto favorevole del Gruppo del Popolo della Libertà. (Applausi dal Gruppo PdL).
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Serra, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 850, nel suo complesso, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Ratifica ed esecuzione della Convenzione penale sulla corruzione, fatta a Strasburgo il 27 gennaio 1999», con l'avvertenza che la Presidenza si intenderà autorizzata ad effettuare le eventuali modifiche di coordinamento formale che dovessero risultare necessarie.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risulta pertanto assorbito il disegno di legge n. 2058.
CASTELLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signora Presidente, intervengo per segnalare che erroneamente il mio voto sul provvedimento è risultato positivo. Vorrei invece che rimanesse agli atti la mia astensione.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.