RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente NANIA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 17,05).
Si dia lettura del processo verbale.
AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
Sul processo verbale
RIZZI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RIZZI (LNP). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito la senatrice Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione sul processo verbale
PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.
È approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 17,10).
Informativa del Ministro della salute sulla situazione delle strutture di pronto soccorso e conseguente discussione (ore 17,11)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro della salute sulla situazione delle strutture di pronto soccorso».
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, ho sentito perfettamente il senatore Rizzi chiedere, prima di procedere alla votazione del processo verbale, la verifica del numero legale. Si è proceduto alla verifica del numero legale, ma lei non ha mai messo in votazione il verbale.
PRESIDENTE. Senatore Calderoli, detto da lei, che è stato un Vice Presidente efficientissimo, è sorprendente.
Ha facoltà di parlare il ministro della salute, professor Balduzzi.
BALDUZZI, ministro della salute. Signor Presidente, a quasi venti anni esatti dal riordino della rete di emergenza-urgenza con il decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1992, siamo ad interrogarci sulla situazione della rete stessa. Quel decreto, un atto di indirizzo e coordinamento, fu uno dei primi provvedimenti ad essere adottato d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni e delineò due sottosistemi dell'emergenza: il sottosistema di allarme sanitario e quello di accettazione di emergenza, con un numero unico di chiamata e la costituzione di centrali operative. Qualche anno più tardi, nel 1996, le cosiddette linee guida Guzzanti, anch'esse adottate d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, completarono il modello, chiarendo ruolo e funzioni dei due sottosistemi disegnati nel 1992. L'acquisizione culturale e normativa, intendendo il suddetto decreto e le linee guida come un unico comparto normativo, è pertanto risalente, salvo quanto dirò fra poco.
Vorrei ora soffermarmi sui dati che riguardano le strutture e le attività. Per quanto riguarda le strutture, dai dati del 2009 emerge la presenza di 550 servizi di pronto soccorso, con 343 dipartimenti di emergenza e accettazione attivati, di cui 325 presso strutture pubbliche di ricovero e 18 presso strutture private accreditate. Il pronto soccorso pediatrico risulta presente nel 15 per cento degli ospedali, mentre in più dell'80 per cento degli ospedali è comunque presente un pronto soccorso. I dati di stima sugli accessi al pronto soccorso che si verificano annualmente rilevano circa 23 milioni di accessi. I dati di stima sono il frutto di dati veri e propri, pari a 13 milioni, cui si aggiungono dati stimati perché non tutte le Regioni, tra il 2009 e il 2011, hanno comunicato i relativi dati. Segnalo a questa Assemblea che dal 1° gennaio 2012 le Regioni inadempienti nel flusso informativo sui dati di pronto soccorso saranno penalizzate in ordine all'attribuzione del finanziamento integrativo a carico dello Stato. È perciò probabile che tra un anno noi saremo in condizione di dare, in un'eventuale informativa, non solo dati stimati, peraltro abbastanza vicini alla realtà, ma dei dati veri e propri.
L'attivazione del sistema va completata con l'attivazione dei punti di pronto intervento presenti in molte Regioni (in altre sono presenti sotto forma di sperimentazione). Attualmente abbiamo 103 centrali operative. Per quanto riguarda i dati di attività, ho già ricordato che è in corso un monitoraggio, che dal 2012 consentirà di disporre di dati veri e propri.
Dalla relazione sulla situazione sanitaria del Paese del 2010, che io stesso ho presentato il 13 dicembre 2011, ricavo un'affermazione importante: «In questi ultimi anni si è fatto molto per cercare di costruire l'integrazione tra i servizi al fine di garantire la continuità assistenziale in tutto il percorso del paziente. Molto rimane ancora da fare, in particolare nella fase dell'integrazione ospedale-territorio». Tale affermazione, contenuta in un documento ufficiale, dà la misura del problema che abbiamo di fronte. La criticità maggiore è rappresentata dall'iperafflusso e dal sovraffollamento dei pronti soccorsi, dei DEA, persino dello stesso numero unico di chiamata 118.
Tra le cause di questo ricorso eccessivo vi sono sicuramente: il desideri dell'utenza di ottenere in tempi brevi una risposta a bisogni percepiti come urgenti; un crescente numero di pazienti fragili che necessitano di interventi in tempi rapidi; la consapevolezza di trovare una risposta qualificata, mediata anche dall'impiego di tecnologie; una non conoscenza del compito affidato ai servizi di emergenza-urgenza un'imperfetta conoscenza del medesimo; il ruolo di rete di sicurezza rappresentato dai pronti soccorsi; aggiungiamo, in qualche caso, anche la scelta per un servizio che possa bypassare eventuali sistemi di copayment, di compartecipazione ai costi del Servizio sanitario.
Come si può rimediare a tale situazione? Quale risposta è già stata fornita e viene fornita dal sistema? Quali proposte è possibile mettere in campo? Noi abbiamo affrontato il tema in questi anni, perché anche su questo c'è una acquisizione culturale risalente, introducendo nel nostro Sistema sanitario nazionale il metodo del triage. In fondo, la stessa individuazione dei codici (bianchi, verdi, gialli e rossi) è un sistema di controllo che consente un triage efficace. Abbiamo proposto, ma non ancora portato a compimento, forme di associazionismo dei medici di medicina generale con lo scopo di disincentivare un ricorso inappropriato al servizio di pronto soccorso e assimilati.
Ma, se è vero ciò che afferma la relazione sullo stato sanitario del Paese, molto rimane da fare. La prima risposta è certamente quella di rafforzare i servizi territoriali attraverso l'estensione dell'attività dei medici di base, dei servizi ambulatoriali di assistenza; di migliorare l'accesso ai servizi diagnostici per le prestazioni ritenute di urgenza; di accrescere la disponibilità di strutture sanitarie post-acuzie e di residenze sanitarie assistenziali per una dimissione più facile dall'ospedale al territorio; di ricostruire un filo di continuità assistenziale prima e dopo il momento del pronto soccorso, sia nei reparti, sia nella dimissione successiva; in sostanza, di riqualificare lo stesso metodo del triage e l'attivazione dell'unità di osservazione breve e intensiva (la cosiddetta OBI).
Noi sappiamo che è frequente l'accesso al pronto soccorso di pazienti con quadri clinici indefiniti, tali da non consentire l'invio a domicilio, ma che richiedono una chiarificazione diagnostica nelle ore e nei giorni successivi. L'avvio di tali pazienti ad un ricovero ospedaliero ordinario, senza un congruo periodo di osservazione, può incrementare significativamente la quota di ricoveri inappropriati, ma è inappropriata al tempo stesso una permanenza non giustificata nel pronto soccorso.
Quindi, occorre evidentemente trovare lo strumento, quale quello dell'osservazione breve intensiva (OBI).
A queste proposte di soluzioni, tali da andare al cuore del problema, se ne aggiungono altre, se vogliamo, di sfondo, ma importanti e non per questo secondarie, che entrano nel dettaglio: per esempio, un cruscotto informatizzato che permetta il monitoraggio nell'arco delle 24 ore della disponibilità di posti-letto nelle unità ospedaliere di degenza; una figura di coordinamento, in grado di governare i flussi in ingresso ed in uscita, sia a livello medico che infermieristico; forse anche una figura di care-manager, una ulteriore figura di vicinanza a chi entra in pronto soccorso, lasciata ora a forme importanti di volontariato, ma che forse richiede una migliore integrazione con queste forme; naturalmente, la disponibilità di protocolli e procedure e la loro verifica.
Nel caso ben noto del Policlinico Umberto I, la relazione degli ispettori, che avevo mandato, mi ha attestato l'inesistenza di regole operative nei confronti dell'iperafflusso. E questo è particolarmente significativo in un grande ospedale e in un pronto soccorso come quello dell'Umberto I, tanto più che nella commissione che proprio in questi mesi ha elaborato nuove regole di triage dei pronti soccorsi partecipava con una figura ed una posizione eminente uno dei dirigenti dello stesso Umberto I. Quindi, da un lato ci sono professionalità molto forti ed importanti; dall'altro però mancano le regole operative. Dunque è chiaro che il problema è soprattutto di organizzazione, di buona organizzazione del servizio stesso.
Ancora si evidenzia la proposta di un'attività di vigilanza e di monitoraggio dei reparti di degenza per assicurare la piena efficienza, l'attivazione - come ho già detto - degli ambulatori dei medici di medicina generale per consentire la gestione dei casi lievi e moderati.
Tutto questo probabilmente potrebbe consentire un miglioramento del sistema. Il quadro che disegnavo prima ci porta a stimare, accanto al 15 per cento di accessi al pronto soccorso cui segue un ricovero, un 85 per cento di accesso senza ricovero, nei quali sicuramente vi è una forte percentuale di inappropriatezza, possibile peraltro - e questo va monitorato - anche nei casi con ricovero. Dai dati a nostra disposizione, emerge che a fronte del 10 per cento di ricoveri del Piemonte ne risulta un 30 per cento nella Regione Molise. È difficile immaginare una inappropriatezza di accesso così forte e probabilmente tale dato deve essere messo insieme all'inappropriatezza del ricovero. Ai dati bisogna sempre prestare molta attenzione. Essi vanno individuati e capiti nella loro interezza.
Nell'immediato che cosa si intende fare? Tra gli altri temi, si intende inserire nella discussione in corso sul prossimo Patto per la salute proprio quello della continuità assistenziale, per arrivare finalmente a definire qualcosa di concreto per quanto riguarda il nuovo ruolo della medicina generale. È un dibattito ormai antico, culturalmente maturo, ancora praticamente molto poco delineato.
Non vorrei però disegnare un quadro soltanto nero o grigio, perché questo non sarebbe un quadro rispettoso della realtà del nostro Servizio sanitario nazionale. Abbiamo, dicevo, 103 centrali operative attivate e completate: è stato cioè completato il programma delle centrali operative. Il numero 118 è ormai conosciuto, quasi come il numero dei Carabinieri. È un numero entrato a far parte della esperienza quotidiana degli italiani. Lo stesso vale per il servizio di elisoccorso e di telemedicina, che hanno avuto un formidabile accrescimento in questi anni. Ma anche i 343 dipartimenti di emergenza attivati certamente sono importanti, come i 550 servizi di pronto soccorso ed i punti di pronto intervento.
Ma soprattutto è importante, come accennavo, l'acquisizione culturale. Noi abbiamo un'acquisizione culturale che rimonta a venti anni fa e che è stata confermata con le linee guida del 1996.
Oggi, forse, siamo in grado di passare ad un ulteriore momento. Noi sappiamo, cioè, che non basta ragionare sulla rete della continuità assistenziale tra ciò che sta prima e ciò che sta dopo il pronto soccorso, ma che dobbiamo riuscire a ragionare delle reti: quella di emergenza urgenza, quella ospedaliera e quella territoriale. La nuova frontiera è questa capacità di tenere insieme queste reti.
Non è un caso che, nella attività di affiancamento delle Regioni al piano di rientro, uno dei criteri che servono al Ministero della salute e alla AGENAS per verificare, non solo se le Regioni stanno nei conti, ma se prestano davvero i servizi sanitari, è quello di andare a vedere se e come hanno disegnato queste tre reti.
Ho voluto terminare su questo punto, signor Presidente, onorevoli senatori, perché, a fronte della giusta sottolineatura delle cose che non vanno e di ciò che ancora resta da fare, come dice anche la Relazione sullo stato sanitario del Paese, è giusto che ci sia anche la giusta considerazione di ciò che è stato realizzato e del lavoro che, quotidianamente (altrimenti non si spiegherebbero 23 milioni di accessi al pronto soccorso), i nostri professionisti e la struttura sanitaria fanno.
In conclusione, occorre un filtro prima del pronto soccorso; occorre una capacità di filtraggio consolidata dentro il pronto soccorso; occorre prendere sul serio i tre livelli, non intendendo pronto soccorso, DEA di primo livello e DEA di secondo livello come in competizione, ma come qualcosa che si integri, non soltanto all'interno della regione ma, almeno per quanto riguarda i casi più difficili e per quanto riguarda le altissime specialità, che tra Regioni.
Per quanto attiene ai servizi di pronto soccorso, quindi, non vi è solo un'attenzione a monitorare quanto succede all'interno delle Regioni, ma anche una necessità di fare e sviluppare un autentico governo, anche nazionale, di questa problematica, con un ruolo sicuramente di propulsione e di impulso da parte del Ministero della salute. (Applausi dai Gruppi PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e del senatore Rizzi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro della salute.
È iscritto a parlare il senatore Astore. Ne ha facoltà.
ASTORE (Misto-ParDem). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, io ringrazio tutto il Governo per questa disponibilità. Notiamo un cambiamento di stile non indifferente. Quando questa Assemblea chiama, finora c'è stata sempre ampia disponibilità e presenza dei Ministri di questo Governo.
Signor Ministro, la causa occasionale di questo dibattito è stata la vicenda del Policlinico Umberto I di Roma, dove due membri della Commissione, trasformandosi in Rambo privati, sono entrati e hanno fatto visite ispettive. Questo è un aspetto che andremo a chiarire poi ma, a seguito di questa ispezione, sono nate e si sono ribadite tante e varie considerazioni sulla nostra sanità.
Si è trattato di Rambo privati, lo ripeto, ma poi si va con i NAS e con le auto pubbliche. Il Presidente del Senato deve assolutamente chiarire questa vicenda perché, senza voler attaccare nessuno, io ritengo che l'istituzione vada rispettata fino in fondo.
Caro signor Ministro, la vicenda del Policlinico la conoscevamo bene, perché la situazione di questo mastodontico ospedale è alla nostra attenzione da circa sette anni. Lei mi deve perdonare, però, signor Ministro, se le dico che vengono all'attenzione di questa Aula anche le gravissime vicende di Napoli, di cui dobbiamo assolutamente occuparci e che non rappresenta un caso isolato nel panorama della sanità italiana, e dell'ospedale Fatebenefratelli di Milano, di cui quest'Aula, prima o dopo, dovrà parlare.
Signor Ministro, queste vicende ci dimostrano che il malato non è al centro del sistema. Sia per certi Rambo, sia per la politica in generale, il malato non è stato mai al centro del sistema.
Apprezzo la sua relazione, signor Ministro, e tecnicamente ciò che lei ha detto è la verità, ma ha dimenticato alcune cose. Ha dimenticato di dire che nei reparti del Policlinico alcuni letti sono liberi perché a disposizione di alcuni primari, e non di chi accede al pronto soccorso; ha dimenticato di dire che alcuni letti sono riservati a parenti e altro. È la vicenda di tutti i giorni, che come cittadini semplici tocchiamo con mano quando entriamo in uno di questi ospedali.
Credo che un'organizzazione così mastodontica come quella che lei ha descritto (750 strutture di pronto soccorso, 10.000 medici) meriti anche una riflessione. Possiamo fare meglio, possiamo assolutamente migliorare il nostro sistema sanitario. Credo ci siano anche reparti del Policlinico di Roma che non sono mai stati aperti, come quello di Medicina clinica, attrezzato con tante spese e che è ancora chiuso per lotte tra baronie e primari ospedalieri. Soprattutto, signor Ministro, mi lasci dire: la verità è che c'è la lotta tra università e azienda ospedaliera, problema che una volta per tutte deve essere assolutamente risolto, sia a livello romano che periferico.
Noi siamo qui per fare un riflessione, signor Ministro, perché credo che questo Governo debba mettere nella sua agenda anche la sanità. La prego, signor Ministro, stiamo discutendo alla Camera del governo clinico e credo che lei ci abbia annunciato, come anche il Presidente del Consiglio, una manutenzione del sistema sanitario. Credo abbiate il dovere di farla. Questo sistema sanitario, certamente non l'ultimo d'Europa, credo abbia bisogno di una manutenzione per renderlo più utile, efficiente ed al servizio dei cittadini. La circostanza che solo il 20 per cento (sono i dati sui codici rossi da lei citati) dei malati che arrivano al pronto soccorso vengono ricoverati credo faccia riflettere e ci porti a pensare che forse qualcosa sbagliamo, che forse la filiera - scusate questo termine anche improprio - che parte dal medico di base e arriva all'ospedale più specializzato è sbagliata, che forse gli anziani non li sappiamo curare e dovrebbero essere curati in famiglia e nelle proprie residenze, che forse non riusciamo a fare un piano serio di attacco per le malattie croniche, perché oggi la medicina fa miracoli ma l'assistenza per alcune malattie croniche deve essere assolutamente migliorata, le famiglie devono essere aiutate, e così via. Iniziamo allora questa riflessione seria sulla manutenzione, signor Ministro.
Credo che le forze politiche (e sono forse il meno adatto a dire queste cose) siano disponibili. Gliel'ho detto l'altra volta e glielo voglio ripetere: qualche anno fa la sanità era il discrimine tra posizioni culturali diverse, tra centrodestra e centrosinistra; c'erano lotte culturali su diverse concezioni. Oggi, però, non perché è stata sconfitta una tesi, centrodestra e centrosinistra, per citare solo due degli schieramenti, sono d'accordo sulla sanità pubblica. Noi vogliamo la sanità pubblica con forme di collaborazione private, che poi ognuno andrà a studiare. Da qui, signor Ministro, lo stop agli sprechi e al malaffare, lo stop a questo mastodontico clientelismo che caratterizza la nostra sanità. In alcune Regioni (e non solo del Sud, signor Ministro, come le notizie di oggi relative alla Lombardia e ad altre Regioni stanno a dimostrare) questa cappa di clientele, che utilizza la sanità come strumento e come randello di potere, soprattutto sui deboli, ci impone il dovere di reagire. Signor Ministro, ognuno di noi sa bene come trovare la strada per sé e per i propri familiari per poter accedere a cure appropriate (parlo per me), ma noi ci dobbiamo preoccupare dei diritti della massa, e il Governo e il Parlamento, al di là della regionalizzazione, che per certi sensi va anche ripensata, e non avversata, devono puntare soprattutto ai diritti del malato, ai diritti della persona.
Ricordo che, quando collaborai e lavorai, insieme a tanti amici, al Ministero, lei ci insegnò, ripetendolo continuamente, che quando una persona entra nel tunnel della malattia diventa l'elemento più debole che esista: non ha più elementi di protezione e tutti i mascalzoni possono approfittarne basandosi sulla paura.
Allora ripensiamo alla sanità cominciando dall'intramoenia, tagliamo questo mastodontico malaffare che si insedia nella sanità di tante Regioni. Come l'ex Ministro della sanità affermava, non si può giocare la mattina con la Roma e la sera con la Lazio: bisogna trovare un sistema per premiare coloro che scelgono di stare nel servizio pubblico, e premiarli economicamente, perché c'è tanta gente che se ricevesse forti incentivi potrebbe rimanere a tempo pieno nel servizio pubblico a disposizione di tutti. Ecco perché occorre una legislazione d'emergenza per cambiare i criteri di nomina e sottrarli alla politica e, soprattutto, alla mala politica.
Permettetemi di dire, senza eccessi, che questo Governo oggi ha un ruolo storico e non offende la politica. Noi abbiamo il compito di recuperare e rifondare la politica, voi di portare avanti provvedimenti dimenticati nei cassetti. Nel vostro rapporto con le forze politiche scrivete anche la sanità.
PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Astore. Si è preso il doppio del tempo.
ASTORE (Misto-ParDem). Chiedo scusa a lei e ai colleghi.
Chiudo il concetto. Inserendola nell'agenda di questo Governo, d'intesa con le forze politiche, credo che possiamo tirare fuori la sanità dal tunnel delle clientele e, soprattutto, del malaffare. (Applausi dei senatori Poretti e Perduca).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pedica. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, onorevole Ministro, ho letto i documenti ed ascoltato con attenzione le parole con cui ha raccontato tutte le vicende capitate in queste settimane. Alcuni senatori si sono recati in visita presso le strutture sanitarie per prendere visione di un malessere che è sotto gli occhi di tutti. È servito a qualcosa? Speriamo che serva per smuovere qualcosa.
Lei, onorevole Ministro, ha inviato degli ispettori che hanno assegnato 12 punti di criticità, ma questi punti di criticità, signor Ministro, sono la scoperta dell'acqua calda. Per chi vive e ha vissuto da medico (è il caso del senatore Marino) la realtà sanitaria, leggere questi 12 punti di criticità serve a descrivere una situazione che tutti noi conoscevamo. È la soluzione che ancora non si conosce.
E la soluzione che manca, da decenni, alla sanità ha prodotto la malasanità, collegata alla malapolitica, che ha gestito tale malasanità, producendo quello che oggi è sotto i nostri occhi. Abbiamo visto attraverso gli occhi e le telecamere vicine al senatore Marino quello che tutti sapevamo: che i pronto soccorso sono sempre pieni, e da mesi si parla sempre di questo. Ma l'aspetto mediatico che c'è stato nelle settimane precedenti deve avere una continuità, una soluzione, altrimenti la visita non avrebbe ragione. Rappresenterebbe solo uno spot pubblicitario. E questo tutto è fuorché uno spot pubblicitario.
Questi senatori si sono recati presso le strutture del pronto soccorso per denunciare, per l'ennesima volta, una situazione grave, così come per certi versi ritengo gravi anche sue parole, onorevole Ministro. Ovviamente non imputo a lei la responsabilità della malasanità - è al Governo da poco - però la invito a non guardare in faccia nessuno, a differenza di quello che altri politici hanno fatto finora, di andare diritto per la sua strada nel tentativo di rendere centrale quella persona che finora non lo è mai stata, il malato nonché quelle persone che sono centrali per gli ospedali e che sono stati sempre vessati: i medici e gli infermieri.
Credo che il collega Marino sappia qualcosa al riguardo. Vi sono medici che stanno diventando precari, che non hanno più un contratto a tempo indeterminato, ma addirittura contratti a tempo determinato, che vengono spostati in più ospedali o cliniche private, perché non c'è più quel coraggio di mettere a disposizione persone che salvano le vite umane.
Signor Ministro, in una intervista rilasciata al quotidiano «la Repubblica» del 22 febbraio scorso, lei afferma che il caso della signora di 53 anni lasciata in barella per quasi quattro giorni è un esempio di cattiva organizzazione, ma non di cattivo trattamento. Al riguardo, penso una cosa diversa. A mio avviso, infatti, quella signora è stata "mal trattata" in una situazione di cattiva organizzazione, perché quattro giorni in quelle condizioni rappresentano un maltrattamento; vi è l'aspetto disumano perché si è agito nei confronti di una persona che non si rendeva conto di come era assistita.
Lei afferma che gli ispettori hanno offerto due proposte: attivare un'area di osservazione breve ed intensiva e far crescere il personale medico ed infermieristico. È su questo che voglio un Ministro che non guardi in faccia nessuno, che chieda con fermezza l'assunzione di più medici e di più infermieri e non tagli alla sanità, ai pronto soccorso o agli ospedali di eccellenza, come è accaduto non solo qui, a Roma, ma - come poc'anzi sottolineato - in tutta Italia. Non parlo solo del malessere del Centro-Sud, ma anche di quello del Centro-Nord, che è fatto di appalti, di mazzette e di tanti arresti che si illustrano da soli.
Infine, signor Ministro, per quanto riguarda i posti letto, il giornalista le ha chiesto se i posti letto dei pronto soccorso italiani vanno aumentati, e lei ha risposto di no con convinzione. Lei ha affermato che «bisogna andare avanti con i sacrifici ed organizzare meglio quello che c'è». Signor Ministro, il no con convinzione vuol dire che le persone muoiono! Oggi sul giornale si legge che all'ospedale Villa San Pietro- Fatebenefratelli, nel solo anno 2010, sono morte tre persone per malasanità e che cinque medici sono stati indagati per la morte di un paziente. Ricordo che la struttura sanitaria Villa San Pietro-Fatebenefratelli è costituita da quattro o cinque medici che lavorano su tre strutture ospedaliere e - guarda caso - questi stessi quattro o cinque medici vengono segnalati anche da un potente cardinale del Vaticano.
Allora, propongo di visionare ed approfondire questi fatti, così come deve essere vagliato anche quanto avvenuto all'ospedale San Giacomo: ricordo che il centrosinistra e il centrodestra non hanno dato risposta quando, nel 2008, abbiamo denunciato la presenza di una TAC e di una risonanza magnetica; pochi giorni fa, però, l'assessore alla sanità ha detto che effettivamente è stato preso un macchinario, una TAC e una risonanza magnetica, che verrà destinato all'ospedale Regina Margherita. Ciò è accaduto dopo quattro anni e mezzo di fermo in quell'ospedale. Non si potevano salvare vite umane o dimezzare i tempi dell'amministrazione (come lei ha ben specificato nel suo intervento)?
Ebbene, proprio su queste cose bisogna avere il pugno di ferro e non guardare in faccia nessuno. Prenda nota di quello che ho detto. Ho presentato esposti su tale faccenda, perché si salvano vite umane.
Vorrei sapere allora perché non si spendono soldi sulla sanità, perché i soldi si spendono sulla TAV o sugli aerei da caccia F-35. Voi siete il Governo che sta approvando le leggi con cui si decide di spendere soldi per questi due argomenti che sono di morte, e non per quelli della vita, cioè per quelli volti a salvare la gente.
Signor Ministro, la invito a svolgere una riflessione al riguardo. Ripeto che non sto accusando lei, ma la struttura che lei gestisce da pochi mesi. Dunque, abbia il coraggio - lo ripeto per la terza volta - di non guardare gli interessi di quelli che, ad esempio, fanno pagare per una siringa un diverso prezzo nelle varie Regioni d'Italia. C'è qualcosa che non va: forse c'è qualche appalto di troppo che finisce nelle mani o nelle tasche dei politici, e poi la politica mette le mani nella tasca dei poveri disgraziati, e magari muore anche qualcuno. All'indifferenza di quelle morti io non ci sto, non ci sta nessuno di noi e non ci sta il Paese.
Infine, per quanto riguarda gli sprechi ho letto una notizia (che dovrebbe aver letto anche lei) pubblicata sempre il 22 febbraio scorso. Dopo il suo intervento, lei ha affermato che, a Palermo, la risonanza magnetica è costata un milione di euro e per mesi non è stata neanche accesa; inoltre, è stato speso un milione e mezzo di euro per rinnovare una struttura di chirurgia e poi l'ospedale è stato chiuso. A Genova i primari di strutture con meno di dieci posti letto svolgono la funzione e non sono stati accorpati. A Torino sono state accorpate tre strutture per risparmiare, ma nessuno ha soppresso gli uffici amministrativi; quindi ci sono tre direttori del personale e tanti amministrativi. Allora c'è qualcosa che non va.
Concludo, signor Presidente, e la ringrazio. Al Policlinico Umberto I di Roma ci sono cliniche inaugurate e mai aperte; lo abbiamo visto con gli occhi dei senatori. È da arresto immediato di chi l'ha gestito fino ad oggi. Al San Camillo è la stessa cosa, signor Ministro. Ci metta le mani: vada anche a vedere il reparto di geriatria del Fatebenefratelli, i barboni dormono insieme ai malati. E stiamo parlando di persone malate, di anziani. Vada a vedere queste persone. Sono sicuro che lei ci andrà, ma non mandi gli ispettori, perché, se gli ispettori segnalano queste dodici criticità, questa è la scoperta dell'acqua calda, questo fa ridere la gente, che si indigna anche con lei, signor Ministro. Dimostri di avere quel coraggio, ma dimostri anche di saper tagliare le spese per costruire morte e, invece, spenda per salvare vite umane. (Applausi del senatore Mascitelli).
PRESIDENTE. Se me lo consentite, vorrei fare un'osservazione, considerata la delicatezza del tema. Io penso che dobbiamo renderci conto che la sanità è una competenza esclusiva delle Regioni e che il Ministro può intervenire soltanto in maniera concorrente sulla tutela della salute. Quindi addebitare a questo Ministro, a quelli di prima o a quelli che verranno l'organizzazione sanitaria non mi sembra cosa appropriata. Altra cosa è discutere dell'attività di controllo: di questo si può parlare. (Applausi dai Gruppi PdL, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e del senatore Rizzi). Ma imputare, in questo caso al Ministro, o a chiunque altro, una cosa del genere non mi sembra utile. Se ci regoliamo così diamo fra l'altro prestigio alla nostra attività in generale. Mi sembra che ci sia stato anche un referendum su questo. L'ho detto solo per dare prestigio. Consideratelo soltanto un fuor d'opera. (Commenti della senatrice Mariapia Garavaglia).
È iscritta a parlare la senatrice Castiglione. Ne ha facoltà.
CASTIGLIONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, vorrei anzitutto ringraziare il Ministro per essere venuto e per aver svolto una bella relazione, molto ricca di dati tecnici, che devono interessare tutti noi senatori e parlamentari, perché possiamo riflettere su questi dati.
Penso che questa sia l'occasione per poter svolgere anche delle riflessioni di ordine più generale sulla sanità, piuttosto che farsi prendere la mano o la lingua da considerazioni solo populistiche e propagandistiche. Il problema non è l'accertamento che i colleghi senatori hanno fatto al Policlinico. Ciò non è assolutamente una novità: episodi come quelli del Policlinico di Roma si verificano in qualunque altro pronto soccorso. E il motivo c'è. Sappiamo purtroppo che negli ultimi anni, esattamente dal 2000 al 2009, i posti letto sono stati ridotti di ben il 17 per cento: abbiamo avuto una riduzione totale di 45.000 posti letto negli ospedali. Nelle strutture private invece la riduzione dei posti è stata solo del 5 per cento; abbiamo avuto dunque una forte contrazione dei posti letto ospedalieri, di ben tre volte superiore rispetto alle strutture private.
Il pronto soccorso è la struttura di immediato accesso di tutte le patologie e di tutte le urgenze sanitarie, siano esse di natura acuta o cronica; dal mal di testa al mal di denti, alla crisi ipertensiva, al trauma cranico, all'ictus, tutti afferiscono al pronto soccorso. Il pronto soccorso diventa quindi una struttura di immediata assistenza sanitaria, che sicuramente non può soddisfare le esigenze di tutti i pazienti. Questo naturalmente è un grosso limite, perché è chiaro che, con la riduzione dei posti letto, non ci sono stati in contemporanea un'integrazione o un rafforzamento delle strutture sul territorio. È evidente che si è creato un vuoto di tipo assistenziale, per cui, dal malato acuto al malato cronico, tutti arrivano al pronto soccorso e vanno ad intasare una struttura deputata per l'emergenza, che diventa così una struttura d'ausilio per tutti, dal vecchietto con una patologia cronica al malato acuto che ha realmente un'emergenza.
Cosa voglio dire allora? Voglio dire che sicuramente la riduzione dei posti letto è nella media europea e si muove verso una riduzione della spesa sanitaria e verso un riordino generale della sanità. Contestualmente, però, dobbiamo considerare che vi è la necessità, signor Ministro, di rinforzare la struttura del territorio, ad iniziare dall'attività di continuità assistenziale, dalla famosa guardia medica, che non può sicuramente continuare a svolgere lo stesso tipo di ruolo perché non viene utilizzata nel pieno della sua prestazione sanitaria. Analogamente deve essere migliorata e completamente ristrutturata la funzione del medico di base, così come delle attività dei poliambulatori presenti nel territorio. Infatti, una struttura che funziona solo nelle ore diurne chiaramente è meno appetibile rispetto ad un pronto soccorso dove specialisti e infermieri, sanitari e parasanitari, lavorano «h 24».
Credo dunque sia necessario non denigrare il nostro sistema sanitario, ma pensare piuttosto ad un riordino generale che parta dal territorio, dalla riqualificazione del medico di base, dalla riorganizzazione delle attività del poliambulatorio, che devono operare in sinergia con la struttura ospedaliera. Pertanto, riduciamo pure i posti letto, ma contemporaneamente dobbiamo tenere presente che l'ammalato deve essere assistito e non deve sicuramente aspettare 12 ore per un codice verde o 5-6 ore per un codice giallo perché si verifica l'intasamento delle patologie acute e di quelle croniche.
Dunque, ciò che ritengo opportuno che il Ministro della salute faccia è guardare realmente con attenzione all'assistenza del malato attraverso una riorganizzazione dell'integrazione tra territorio e ospedale. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI, PdL e dei senatori Ignazio Marino e Fosson).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fosson. Ne ha facoltà.
FOSSON (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, signor Ministro, credo che il cattivo funzionamento e l'intasamento dei pronto soccorso italiani debba essere affrontato in tempi brevi. Ciò in quanto non si tratta di un caso isolato, ma di un indicatore importante di un disservizio del nostro sistema sanitari: una di quelle difficoltà che proprio perché segnale di problematiche più grandi non può essere differito nelle sue soluzioni. Ringrazio pertanto il Ministro per aver affrontato questo problema di petto, venendo in questa sede; la stessa fermezza l'ha dimostrata con merito nel voler affrontare e riorganizzare con urgenza il problema dell'intra moenia, che non può essere rimandato come è stato fatto fino a poco tempo fa.
Il problema dei pronto soccorso affollati nasce quando si è deciso di riservare i posti letti ospedalieri solo per i pazienti acuti e si è detto che la cronicità, la diagnosi e la terapia debbono essere fatti in altre sedi. Di qui, la riduzione significativa di posti letto in ospedale: decisione e indicazione che, soprattutto in questi periodi, deve essere mantenuta. Ma cosa fare, allora, di tutti malati a gravità intermedia, se così possiamo definirli? Spesso non esiste ancora una soluzione per tutti, e così i nostri pronto soccorso sono diventati il collo della bottiglia, una porta stretta a cui molti pazienti si affacciano, ma attraverso la quale pochi riescono ad entrare.
L'appropriatezza del ricovero diventa esclusione di tutti quei casi sociali, che pure esistono: quelli con difficoltà soggettive per farsi curare in altre sedi. Inoltre, come prima e preoccupante considerazione vorrei dire che il grave rischio di un pronto soccorso affollato è il non riconoscere i casi veramente urgenti: bisogna essere molto bravi in questa confusione per capire, prima degli esami e prima degli accertamenti, chi ha veramente bisogno di essere curato. E una diagnosi ritardata diventa veramente un problema e può portare anche a gravi conseguenze.
Signor Ministro, lei ha già indicato molte delle soluzioni possibili e praticabili a cui accennerò io nel mio intervento, come quella di creare vie differenti di accesso, addirittura di studiare dei tempi limite. Ma, soprattutto, il problema - come è già stato rilevato dai colleghi - indica una non adeguatezza della sanità sul territorio, i rapporti difficili, non esistenti, tra territorio e ospedale. Certo, la possibilità per il paziente di fare in pronto soccorso esami diagnostici evitando lunghe attese e addirittura non pagando tali esami è un fattore condizionante, a maggior ragione in una cultura come la nostra, che pensa che la malattia possa essere scoperta solo dalla tecnologia e non dalla capacità del medico che visita il paziente.
La medicina di base, lo ha detto bene anche lei signor Ministro, deve essere riformata, ma soprattutto nella sua organizzazione: non è il singolo medico su cui si può intervenire, anche se - mi permetta - forse quel rapporto sul territorio di un medico ogni mille pazienti garantisce chi non ha voglia di lavorare o lavora un po' meno bene. Quando si affronta il discorso delle liberalizzazioni per le farmacie e per i tassisti, forse si dovrebbe liberalizzare anche questo rapporto riportandolo com'era all'inizio, per cui un medico apriva uno studio e cominciava a lavorare e a seconda delle proprie capacità aveva più o meno clienti.
Bisognerebbe quindi organizzare l'associazionismo tra medici; alcuni propongono di passare alla dipendenza degli stessi, come in altri Stati, con dilatazione degli orari, ma con possibilità anche di fare piccoli esami diagnostici, come un emocromo o un elettrocardiogramma, e fare in modo che in questa organizzazione vi siano anche infermieri.
Bisognerebbe portare tutti i medici di base in rete con il pronto soccorso, con possibilità di accedere a dati ed esami e di confrontarsi. In Val d'Aosta, che pure è una piccola realtà, già tutti i medici e pediatri di base sono in rete con il pronto soccorso.
Occorrono nuove regole per le visite domiciliari, che sembrano vietate, e sanzioni precise per chi non le fa.
Per quanto riguarda la pediatrica, mi permetta signor Ministro, il limite massimo di età di 14 anni esiste solo in Italia e, con tutto il rispetto per i pediatri, forse non è proprio necessario che questa assistenza si protragga fino a quell'età.
Signor Ministro, lei ha sicuramente l'esperienza e la capacità per riorganizzare il settore ed anche l'attuale situazione politica, caratterizzata da un nuovo dialogo e dall'attenzione al bene comune, può essere favorevole. Molto, come ha detto onestamente, deve essere fatto, e noi saremo con lei, perché non si può temporeggiare o puntare tutto sul senso di responsabilità che molti operatori del settore ancora hanno. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. È presente nelle tribune una delegazione di studenti ed insegnanti della Scuola media statale «Alfieri» di San Damiano d'Asti, a cui va il saluto dell'Assemblea. (Applausi).
Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro della salute (ore 17,57)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rizzi. Ne ha facoltà.
RIZZI (LNP). Signor Presidente, esprimo un sentito ringraziamento, oltre che alla scolaresca per essere venuta ad assistere ai nostri lavori, certamente al ministro Balduzzi per la sua relazione assolutamente precisa, puntuale e lucida, che fa una fotografia reale della situazione attuale.
Faccio un brevissimo inciso sul motivo per cui probabilmente oggi siamo qui. Concordo con il senatore Astore sul fatto che la metodologia utilizzata dai colleghi nel raid all'Umberto I di Roma è stata forse poco ortodossa, ma devo ringraziare, e lo voglio fare pubblicamente, tanto il senatore Marino, quanto il senatore Gramazio, che - ripeto - sicuramente in maniera poco ortodossa e fuori dagli schemi hanno avuto il grande merito di riportare i soliti problemi del pronto soccorso e della sanità in generale all'interno di quest'Aula e di permetterci la discussione che stiamo svolgendo.
Signor Ministro, lei ha fatto una fotografia assolutamente precisa, puntuale e perfetta della situazione, e marcando soprattutto una grande divisione tra le situazioni di devianza, di patologia di sistema - quindi Umberto I e similari - rispetto ai punti di forza che la nostra sanità continua ad avere, soprattutto nel sistema della gestione dell'emergenza-urgenza. Purtroppo, non è così dappertutto, questo lo sappiamo: il sistema dell'emergenza-urgenza e delle strutture di pronto soccorso è un sistema estremamente variegato, a macchia di leopardo, con grandi eccellenze e con ottimi tempi di risposta e di attesa e grandissime inefficienze sparse sul territorio nazionale.
Apprezzo particolarmente la decisione di questo Governo di aver inserito, a partire dal 1° gennaio di quest'anno, delle sanzioni vere per le Regioni che non si adeguano, e quindi questo è veramente un plauso che mi sento di rivolgere. Tuttavia vorrei tornare indietro sulla necessità di tenere sempre e comunque nettamente separate le due situazioni e non buttare via, come si dice, il bambino con l'acqua sporca.
È vero che la mala sanità fa parlare, che episodi come quello dell'Umberto I riempiono le prime pagine dei giornali, fanno scalpore e suscitano dibattiti, ma questo non fa bene al nostro sistema, e dobbiamo essere tutti in grado di far emergere le valenze del sistema. Pertanto, da un lato, vale sicuramente la metodologia repressiva nei confronti di coloro che non si organizzano e che continuano a far scendere il livello della nostra sanità, dall'altro, occorre avere il coraggio di continuare ad andare avanti nell'opera riformatrice.
I numeri che lei ha citato li conoscevamo già. Sono certamente molto importanti e quindi vorrei ripeterli, perché ci devono far riflettere: 23 milioni di accessi nei pronto soccorso gestiti da 103 centrali operative sono numeri importanti. Se ogni tanto c'è una piccola percentuale di difficoltà, di mala sanità, di disorganizzazione, qualche risacca di cattiva sanità, giustissimo procedere con le sanzioni. La grande scommessa, però, deve essere quella di difendere le eccellenze e migliorarle attraverso la manutenzione di un sistema ormai ventennale che sta dimostrando la propria valenza.
Certamente esistono delle difficoltà, questo è fuori discussione. Occorre omogeneizzare la risposta del soccorso, soprattutto quello extraospedaliero, uniformandolo sia dal punto di vista territoriale che delle professionalità preposte al soccorso primario. Non possiamo, anche all'interno della stessa provincia, azienda ospedaliera o sanitaria, avere equipaggi con rianimatori, chirurghi o cardiologi di notevole esperienza, a fianco a neolaureati senza alcuna esperienza nel settore.
Stesso discorso vale per i pronto soccorso, sempre considerati la «Cenerentola» dell'ospedale, dove viene messo l'ultimo dei colleghi che deve fare esperienza. È necessaria un'inversione di tendenza: in pronto soccorso deve stare chi ha più esperienza e maggiori capacità di decidere in brevissimo tempo per dare davvero una risposta efficace ed efficiente al paziente.
Concordo perfettamente che l'anello debole della catena è il pronto soccorso, ma questo dipende da una situazione territoriale in cui manca assolutamente la capacità di drenaggio della patologia sul territorio per evitare quegli accessi incongrui che, da un lato, intasano i pronto soccorso rendendo difficoltoso l'accesso a chi davvero ne ha necessità e, dall'altro, utilizzano il presidio come uno strumento per ottenere in breve tempo diagnosi ed esami strumentali.
È ora di finirla. Non so se la strada giusta sarà quella della medicina collettiva, dell'unione dei medici di base o di un modello tipo country hospital. Si tratta sicuramente di una scommessa. Occorre prendere in mano la situazione implementando la medicina del territorio con quella ospedaliera, implementando tra loro i livelli di DEA e collegandoli sul territorio. Solo così riusciremo davvero ad avere una catena di soccorso importante.
Signor Ministro, il sistema non va stravolto, ma solo manutenuto, perché dopo vent'anni la manutenzione è obbligatoria. L'anno scorso ho presentato un disegno di legge in questa direzione, ormai superato dall'attuale dibattito. Il mio Gruppo ne sta presentando un altro e la Lega Nord sarà sempre disponibile ad un confronto costruttivo per trovare una soluzione comune a un problema rispetto al quale l'essere in grado di affrontarlo tutti assieme rappresenta un elemento di civiltà. (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Marino e Saccomanno).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ignazio Marino. Ne ha facoltà.
MARINO Ignazio (PD). Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, onorevole Ministro, ho ascoltato le sue parole e innanzitutto la voglio ringraziare per essere venuto in quest'Aula così prontamente a rassicurarci rispetto all'impegno del Ministero della salute nei confronti di un problema importante come quello dell'emergenza sanitaria nel nostro Paese.
Lei ha fornito dati; io vorrei ricordare alcuni numeri. Gli accessi ai pronto soccorso nel nostro Paese, dal 1997 al 2009, sono aumentati e sono passati da 21 milioni e 275.000 a 22 milioni e 750.000. Nello stesso tempo, il numero di posti letto è stato - come già ricordato - ridotto: erano 250.000 e oggi sono 195.000, ossia 55.000 posti letto in meno. Ma nello stesso tempo, in molte Regioni compreso il Lazio, si è andati ad una riduzione del 30 per cento dei posti letto di riabilitazione e del 25 per cento delle lungo degenze post-acuzie.
Ci troviamo allora in situazioni - come, ad esempio, i fine settimana - in cui, all'interno dei nostri ospedali, il numero di dimissioni scende al di sotto del 5 per cento, comprendendo anche i decessi (ossia le persone che muoiono in ospedale): meno del 5 per cento delle dimissioni avvengono dunque nel fine settimana. Ciò comporta una riduzione del numero dei posti letto e una intensità di persone che non avendo altri luoghi dove potersi recare vanno giustamente e naturalmente al pronto soccorso. È chiaro che in tal modo si verifica un sovraffollamento che richiede delle soluzioni, le quali devono però essere prese con urgenza. Le situazioni che abbiamo davanti agli occhi, al di là delle emozioni che possono causare certe immagini o certi racconti, sono state ben documentate da una indagine compiuta dalla Commissione sanità sotto la presidenza Tomassini in questa legislatura, la quale ha dimostrato quali siano le carenze dei pronto soccorso in tutto il territorio nazionale.
Allora con semplicità avrei alcuni suggerimenti da avanzare che credo debbano essere davvero portati su un tavolo di lavoro e materializzati in tempi rapidi.
In primo luogo, non riesco davvero a capire come, in una epoca in cui è possibile con un GPS conoscere dove si trova un autobus e prevedere in quale minuto arriverà alla fermata, nella capitale d'Italia lavoriamo invece ancora in un modo in cui chi si occupa di quel numero così importante per gli italiani, il 118, da cui dipende la nostra vita in situazioni di emergenza, non sa dove poter trovare un letto di rianimazione. In sostanza, chi conduce una autoambulanza, e soccorre una persona, non sa dove sia libero in quel momento un letto per salvare quella vita umana. Ricordo che in una città come Roma si usa uno strumento inventato nel 1986, il fax, tre volte al giorno. Credo che forse un passo tecnologico in avanti, almeno per salvare le vite umane, si possa fare.
Il secondo punto che davvero va al di là della mia capacità di comprensione è il seguente. In un albergo l'impiegato che lavora all'accettazione - chiamiamola in questo modo - sa esattamente, attraverso lo schermo di un computer, quali sono le stanze libere e quali sono state preparate per riaccogliere una nuova persona. Mi domando come mai in un pronto soccorso non abbiamo quella figura che altri hanno - lei lo sa bene, Ministro, avendo visitato molti ospedali nel mondo anglosassone - che si chiama gate-keeper, il quale, attraverso lo schermo di un computer, sa dire dove si trova un letto libero e quindi ha l'autorità di poter trasferire il malato e di non lasciarlo quattro giorni su una barella.
Infine, credo sia davvero rilevante - e di questo le va dato merito, avendo sollevato immediatamente la discussione, che non deve però rimanere tale - riorganizzare, supportare e valorizzare i medici di famiglia. È evidente che si riallaccia al punto che in qualche modo ho brevemente analizzato all'inizio: nei fine settimana, senza alcun riferimento ai territori, il super afflusso nei pronto soccorso può essere risolto soltanto con una riorganizzazione e valorizzazione del lavoro dei medici di famiglia, i quali potrebbero essere almeno dodici ore al giorno, sei giorni alla settimana, un punto di riferimento e diventare, tra l'altro, anche un volto amico. Credo infatti che ognuno di noi, se si trovasse ad avere una colica renale, preferirebbe essere assistito da una figura che conosce da tanti anni e non andare in un pronto soccorso dove, giustamente, si deve soccorrere prima chi ha un infarto o una ferita che mette a rischio la sua vita.
Vorrei infine soffermarmi su due punti. Lei sa bene, e avendo presieduto l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) conosce bene il dato che sto per fornire, che vi è necessità di appropriatezza nell'utilizzo dei nostri posti letto. Nel 2011, abbiamo eseguito nel nostro Paese 400.000 interventi di elezione, cioè interventi programmati, e in nessun caso il paziente è stato ricoverato la stessa mattina dell'intervento. La Regione più virtuosa è il Friuli-Venezia Giulia, dove i pazienti mediamente vengono ricoverati 0,6 giorni prima, cioè una notte prima; nel Lazio la media è 2,8 giorni prima, e in alcune strutture della Calabria 6 giorni prima.
Credo che se chiedessimo a qualcuno, che deve essere operato di ernia o di calcolosi della colecisti, se la sera prima dell'intervento preferisce dormire a casa sua, nel suo letto, utilizzando il suo bagno, oppure andare in una stanza con tre sconosciuti con cui condividere il bagno, penserebbe ad una domanda a trabocchetto. È quello che regolarmente facciamo, quando potremmo invece liberare migliaia e migliaia di posti letto in un attimo.
Vorrei infine rivolgere al Ministro un'ultima e accorata preghiera. La questione dei piani di rientro non può gravare sull'organizzazione delle strutture di pronto soccorso; non può chi organizza un pronto soccorso avere una limitazione così grande, come ad esempio nella città di Roma, dove se vanno in pensione dieci operatori sanitari se ne può riassumere soltanto uno. A parte il fatto che una norma scritta così si espone, anche se certamente non è sua responsabilità, al ridicolo, perché io, lei o chiunque altro non sapremmo decidere chi assumere nel caso in cui si verificasse il pensionamento di dieci persone, di cui tre cardiologi, tre chirurghi, un ortopedico e tre neurologi. (Commenti del senatore Saccomanno). Il senatore Saccomanno dice, chiaramente: l'ortopedico. Ma, al di là della battuta, credo che dobbiamo fare una riflessione sul fatto che nella nostra capitale presso il pronto soccorso pediatrico del Dipartimento di emergenza-urgenza e accettazione (DEA) del Policlinico Umberto I il 90 per cento del personale medico è precario, e assiste 27.000 bambini ogni anno. Credo che davvero questo non sia accettabile. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e del senatore Saccomanno).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gramazio. Ne ha facoltà.
GRAMAZIO (PdL). Signor Presidente, ho seguito attentamente gli interventi dei colleghi e prima di tutto quello del Ministro della salute che, certamente, per la competenza che ha sviluppato quale Presidente dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, conosce realmente la situazione organizzativa del sistema sanitario nella nostra Nazione. Sa altresì perfettamente che, se siede qui come Ministro, lo deve al Governo Berlusconi che ebbe la voglia di ridare vita al Ministero della salute che altri avevano cancellato.
Il Ministero della salute non ha compito organizzativo vero e proprio perché le competenze sono specifiche delle Regioni. Lei non potrà mai nominare un direttore generale di un'azienda, di un policlinico o di un istituto di ricerca e cura a carattere scientifico. (Commenti del senatore Astore). Il senatore Astore, pur avendo fatto l'assessore alla sanità, non sa che queste sono competenze delle Regioni.
Il problema non è però questo, ma la riorganizzazione del servizio. Come va posto tale problema? Voglio intanto aprire una parentesi. Sono orgoglioso di essere andato in giro per gli ospedali, perché è una cosa che faccio normalmente almeno tre giorni a settimana. (Commenti del senatore Astore). Il senatore Astore e altri non sanno nemmeno dove sono collocate alcune strutture sanitarie nella nostra Regione e polemizza. La sua Regione, infatti, ha le competenze territoriali di un piccolo municipio della città di Roma (dai 90.000 ai 100.000 abitanti), ma hanno convenzionato più strutture in quella Regione che nel territorio della città di Roma e dell'intera Regione Lazio. Quindi, le competenze sono specifiche e le attenzioni devono esserci.
Come sappiamo tutti, si fa una grande polemica sui pronto soccorso. Ma a Roma questi ultimi, durante le recenti nevicate, hanno funzionato alla perfezione; addirittura gli operatori sanitari, medici e paramedici hanno dormito in quelle strutture per rispondere alle esigenze dei cittadini. Quindi questo non è e non vuole essere un attacco alla classe medica o agli operatori sanitari. È il sistema che va rivisto. C'è un imbuto nei policlinici e nelle strutture ospedaliere: l'imbuto è l'arrivo nei pronto soccorso di chi non avrebbe nessun bisogno del pronto soccorso. Io, che ogni tanto leggo i dati delle agenzie regionali, mi accorgo - ma lo sanno tutti - che dal venerdì alla domenica l'afflusso dei codici bianchi e dei codici verdi nei pronto soccorso supera addirittura gli afflussi normali durante l'intera settimana. Sappiamo perfettamente che arriva nel pronto soccorso il 13 o il 16 per cento del sistema dell'emergenza con il 118; gli altri sono cittadini che si recano nell'ospedale perché nel territorio non ci sono le strutture.
Nella legge n. 833 del 1978 si parlava di aprire le strutture sul territorio, ma quanti sono stati assessori alla sanità sanno perfettamente che ciò non è stato fatto e che quindi si va all'ospedale non come ultima, ma come prima richiesta; si va per il foruncolo nell'orecchio, si attende per ore con i codici bianchi, e poi si sbatte il mostro in prima pagina dicendo che in quell'ospedale l'attesa è stata di 13-14 ore. Ma se si controlla, ci si accorge che davanti a quel codice bianco c'erano sicuramente decine di codici rossi, che c'era il problema dell'assistenza, che gli operatori devono rispondere ad un impegno complessivo con alta professionalità.
Il problema sono le Regioni commissariate, le Regioni che hanno sfondato il tetto di spesa sanitaria e nelle quali non è più possibile assumere nessuno: non si possono assumere i medici, che quindi sono in carenza; non si possono assumere gli infermieri professionali, che nelle strutture sono in carenza. Anzi, devo dire che negli ultimi tempi, battendo un po' i pugni sul tavolo, il Presidente della Regione Lazio è riuscito ad ottenere 55 infermieri professionali, 9 ortopedici - lei ride, senatore Astore -, 48 medici di pronto soccorso. Senza battere i pugni sul tavolo del confronto Stato-Regione, la Regione Lazio non avrebbe ottenuto nemmeno questi altri medici in più.
Ma il problema non è la Regione Lazio, bensì tutte le Regioni che sotto il commissariamento ormai non sono più governate dal sistema sanitario, ma dal sistema amministrativo; non più dall'assessorato o dagli assessorati alla sanità, ma da coloro che devono fare i conti, e sulla base di tali conti operano tagli che vengono fatti sul territorio di quelle Regioni che hanno sopportato questo sistema di spesa sanitaria.
Bisogna quindi riorganizzare il servizio delle strutture di pronto soccorso. Con il presidente Marino abbiamo trovato tanti e tanti anziani che superano i settant'anni e che erano in attesa di una collocazione all'interno del sistema, perché non potevano essere assistiti, perché a casa non potevano tornare, perché probabilmente non avevano una famiglia che li potesse riaccogliere. Va riorganizzato il sistema; vanno viste le evidenze e le necessità, e non territorio per territorio, ma complessivamente per ciò che deve essere fatto struttura per struttura, territorio per territorio. (Commenti dal Gruppo PD).
Se facciamo la critica ai pronto soccorso, dobbiamo pensare che cosa è avvenuto a Genova, alle denunce fatte per quella struttura ospedaliera, alle altre strutture ospedaliere degli altri pronto soccorso dei grandi ospedali italiani, che hanno lo stesso sistema inadeguato degli ospedali di questa città e di questa Regione.
Quindi il confronto, signor Ministro, è tra lo Stato e le Regioni; i suoi consigli devono essere confrontati tra lo Stato e le Regioni e non possono rimanere all'interno del suo Ministero, perché il confronto, la gestione diretta è delle Regioni, che hanno precise responsabilità, non dovute a passaggi di carte ma perché lo statuto, ma anche la Costituzione dà alle Regioni il compito di gestire il sistema sanitario ad ogni livello. (Commenti dei senatori Astore e Mariapia Garavaglia).
Ecco perché credo che la sua relazione di oggi nasca sicuramente da un'iniziativa spontanea. Ebbene, come senatore della Repubblica, caro collega, mi assumo il preciso compito - che intendo portare avanti - di recarmi in ogni struttura e nelle carceri, augurandomi di trovarla anche lì, senza segnalare la mia presenza, in quanto tale diritto rientra nelle mie prerogative di parlamentare della Repubblica italiana. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro della salute, che ringrazio per la disponibilità.
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(850) LI GOTTI ed altri. - Ratifica ed esecuzione della Convenzione penale sulla corruzione, fatta a Strasburgo il 27 gennaio 1999, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno
(2058) FINOCCHIARO ed altri. - Ratifica ed esecuzione della Convenzione penale sulla corruzione fra gli Stati membri del Consiglio d'Europa e gli altri Stati firmatari, fatta a Strasburgo il 27 gennaio 1999, e nuova disciplina dei delitti contro la pubblica amministrazione e contro l'industria e il commercio, in attuazione della suddetta Convenzione
(Relazione orale) (ore 18,20)
Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 850, con il seguente titolo: Ratifica ed esecuzione della Convenzione penale sulla corruzione, fatta a Strasburgo il 27 gennaio 1999
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 850 e 2058.
Ricordo che nella seduta antimeridiana si è conclusa la discussione generale e ha avuto luogo l'esame degli ordini del giorno.
Invito pertanto il senatore Segretario a dar lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente.
MALAN, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».
PRESIDENTE.
Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge n. 850, nel testo proposto dalle Commissioni riunite.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 4.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 850 e 2058
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 5.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 850 e 2058
PRESIDENTE. Prendiamo atto che il senatore Musso non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione finale.
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, colleghi, si conclude oggi, in questo ramo del Parlamento, un percorso iniziato nel settembre 2008 nelle Commissioni riunite 2a e 3a per la ratifica della Convenzione di Strasburgo... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, chi non è interessato alla discussione metta in condizione il senatore Li Gotti di fare il suo intervento con tranquillità.
LI GOTTI (IdV). La Convenzione di Strasburgo è stata sottoscritta dal nostro Paese il 27 gennaio 1999, ossia oltre 12 anni fa. (Brusìo).
PRESIDENTE. Senatore Gramazio, senatore Astore, vi invito a fare silenzio. Senatore Li Gotti, prosegua pure nel suo intervento.
LI GOTTI (IdV). Grazie, signor Presidente.
Era questa una lacuna che ci portavamo dietro e che, indubbiamente, nel momento in cui, a livello internazionale e ai livelli più alti, ad esempio a quello dell'ONU, si poneva il problema grave, pesante, afflittivo, contaminante e cagionevole della corruzione, vedeva il nostro Paese, sicuramente uno dei più colpiti da questo fenomeno, insensibile nel ratificare ciò che pure aveva sottoscritto al momento della condivisione della Convenzione. (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, il senatore Li Gotti non può portare avanti il suo intervento in queste condizioni. Mi rivolgo in particolare al senatore Cursi, al senatore Calabrò e al senatore Gramazio.
LI GOTTI (IdV). Non è invero casuale il fatto che, nel 1999, contestualmente alla sottoscrizione delle due Convenzioni in materia civile e in materia penale, venissero istituiti il gruppo di Stati anticorruzione a livello europeo (GRECO), che doveva verificare gli adempimenti da parte degli Stati che si erano adeguati e che avevano condiviso le scelte a livello internazionale. Non è un caso che il GRECO abbia segnalato le nostre inadempienze, per ultimo inviando 23 raccomandazioni e sollecitazioni.
Quindi, oggi noi colmiamo un vuoto. Ovviamente, attenderemo il voto dell'altro ramo del Parlamento, che speriamo sia celere, essendo questa una ratifica secca. (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, vi invito a fare silenzio.
LI GOTTI (IdV). Come dicevo, noi oggi colmiamo un vuoto, mettendoci così in linea con gli altri Paesi europei e anche con quello che è stato sottoscritto a livello ONU, essendo diventata quella Convenzione legge nel 2009.
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 18,29)
(Segue LI GOTTI). Io ho colto in molti interventi la sottolineatura di qualche problema che potrebbe derivare dalla applicazione di ciò che è contenuto nella Convenzione che si va a ratificare. Ovviamente la Convenzione di Strasburgo assegna agli Stati sottoscrittori l'onere dell'adeguamento dell'ordinamento interno e il nostro Paese, che già sulla materia è intervenuto, adeguerà il suo ordinamento secondo le linee di quell'ottimo ordine del giorno presentato dal senatore Quagliariello, che è stato letto in Aula, nel rispetto dell'armonia del sistema: nessuno strappo, quindi.
C'è sicuramente un punto fortemente innovativo che dovremo affrontare e che ho colto negli interventi di diversi colleghi, ossia introdurre nel settore privato l'istituto della corruzione, che nel nostro Paese è costruito come reato nei confronti della pubblica amministrazione. Sicuramente lo dovremo fare. Si tratta di una evoluzione, nel momento in cui non solo l'Europa ma anche l'ONU avevano segnalato, e noi avevamo condiviso, che la tutela nei fenomeni corruttivi non deve essere esclusivamente quella della pubblica amministrazione ma anche quella del mercato, ossia un'applicazione di contrasto a fenomeni vivi, pericolosi e nocivi.
Non possiamo dimenticare che in questo settore, quello più segnalato come critico, abbiamo approvato già un'altra legge, la n. 34 del 25 febbraio 2008, la legge comunitaria per il 2007. Abbiamo già approvato una legge comunitaria che conteneva la delega al Governo per dare attuazione alla decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio del 22 luglio 2003, relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato. Abbiamo già approvato una legge con delega al Governo, ma la delega il Governo Berlusconi non l'ha esercitata, si è cioè consunta per mancato esercizio. Quindi, per un particolare aspetto che desta tanto allarme siamo intervenuti firmando diversi atti, traducendoli anche in leggi e delegando il Governo a intervenire, cosa che poi non è stata fatta. Ora vedremo se troveremo la forza, la capacità e la volontà - perché questo è un problema di volontà politica - di dare seguito agli impegni internazionali che abbiamo condiviso. Potevamo non condividerli, potevamo esprimere riserve su alcuni passaggi. Non abbiamo fatto nulla di tutto ciò, nessuna osservazione nei due anni di lavoro delle Commissioni 2a e 3a è stata avanzata sotto questo profilo, e improvvisamente sono affiorate perplessità in quest'Aula: un fatto strano. In ogni modo, possiamo benissimo superare queste osservazioni e lavorare celermente per arrivare al risultato di adeguare il sistema, così completando quel percorso che l'attuale Governo sta dimostrando concretamente di voler seguire con interventi abbastanza radicali, incisivi e condivisi nel settore della prevenzione.
Abbiamo letto il documento elaborato dalla commissione ministeriale istituita a gennaio di quest'anno, che verrà ufficialmente presentato il prossimo 23 marzo, e che contiene emendamenti particolarmente significativi al decreto-legge che si sta esaminando alla Camera. Si sta affrontando seriamente la parte della prevenzione e dobbiamo dare atto al Governo di questa decisione incisiva: non si è adeguato a quello che era stato fatto, ma è intervenuto nominando una commissione che celermente ha lavorato e ha prodotto un risultato.
Dobbiamo pensare ora alla parte repressiva. Non deve suscitare scandalo quello che è stato detto nei nostri interventi e cioè che non si può mettere sullo stesso piano corrotto e corruttore. Veramente, sono sullo stesso piano, e lo sono anche adesso. Il senatore Valentino chiedeva: come si fa a metterli sullo stesso piano? È già così. Forse voleva riferirsi alla concussione, ma per la corruzione corrotto e corruttore sono entrambi sanzionati. Quindi, il corruttore o il corrotto non sono esenti da pena: è prevista la sanzione. (Brusìo).
Il problema della concussione è dividere quella per costrizione inserendola nella estorsione...
PRESIDENTE. Mentre richiamo un po' di attenzione da parte dei colleghi, invito anche il collega Li Gotti a concludere il suo intervento.
LI GOTTI (IdV). Ho subito quattro interruzioni, signora Presidente.
PRESIDENTE. Sì, ne ho tenuto conto. La prego di credermi, ne ho già tenuto conto.
LI GOTTI (IdV). Ogni volta che si riprende un discorso, si deve fare uno sforzo per ricostruire quello che si stava dicendo. Mi rendo conto, l'euforia nell'affrontare e risolvere questo problema è così forte che la distrazione è comprensibile.
Condividiamo, dunque, l'euforia dei colleghi perché finalmente siamo arrivati a questa conclusione, per cui manifestiamo concretamente la nostra adesione alla loro euforia votando a favore di questo disegno di legge. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. A nome dei colleghi e di tutta l'Assemblea, rivolgo un saluto agli insegnanti e agli allievi dell'Istituto tecnico statale «Elena di Savoia» di Bari. Benvenuti. (Applausi).
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 850e 2058 (ore 18,37)
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, sulla scia della riflessione ultima del senatore Li Gotti, e poiché si è perso fin troppo tempo per ratificare una Convenzione, peraltro per un Paese come l'Italia che è stato tra i primi a sottoscriverla nel 1999, annuncio il voto favorevole del Gruppo Coesione Nazionale, e consegno agli atti la dichiarazione di voto predisposta dal senatore Saia. (Applausi dal Gruppo PdL).
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, cercherò di essere breve ma non posso consegnare il mio intervento perché non ho un documento scritto.
Vorrei ricordare che la necessità di coordinarsi tra i Paesi nella lotta alla corruzione e di uniformare i principi giuridici è un'esigenza lapalissiana, in particolare per un Paese come il nostro. Cito solo l'esempio del danno che subisce l'Italia per i capitali esportati all'estero, che affronteremo tra non molto durante l'esame di un altro decreto-legge.
È normale ed è giusto che questa esigenza sia stata avvertita, come hanno ricordato molti colleghi, fin dal 1999. Da allora, però, c'è come la sensazione che la situazione si sia molto aggravata nei due segmenti, sia con riferimento ai dati che alla percezione. Per quanto concerne i dati concreti, le stime sono di 60 miliardi per l'Italia, a fronte dei 120 miliardi dell'Europa nel suo complesso. Forse il dato non è così preciso. Che il 50 per cento della corruzione dell'Europa venga ricondotto all'Italia oggettivamente sembra un dato sovrastimato e, tuttavia, è un dato che viene riportato da più fonti e che deve farci riflettere, così come deve farci riflettere un altro dato: per i 60 miliardi di euro che vanno alla corruzione in Italia, sono state inflitte condanne soltanto per 75 milioni di euro.
Forse qualcosa nella costruzione giuridica della lotta a questo fenomeno presente in Italia non funziona. Diciamo che questo ritardo probabilmente ha favorito questo tipo di impostazione.
Con riguardo all'approvazione di ordini del giorno, come è accaduto oggi in quest'Aula, per carità, capisco le preoccupazioni, capisco che parlare di corruzione fra privati, di come si interviene sulla concussione per induzione sono problemi che vanno approfonditi ed è giusto che per il recepimento della norma che il Parlamento dovrà produrre vi sia un necessario approfondimento; tuttavia, il sistema dei principi giuridici del nostro Paese sul fenomeno corruzione rispetto ai dati che ho citato secondo me non funziona affatto.
La situazione peggiora se dai dati concreti si passa al percepito. Cito, tanto per comprenderci, l'eurobarometro, dal quale risulta che in Danimarca il 25 per cento dei cittadini ritiene che vi sia corruzione nelle istituzioni nazionali, mentre in Grecia 99 cittadini su 100 hanno tale impressione. Ebbene, ci si aspetta che l'Italia stia nella parte superiore di questa classifica e che comunque il dato sia ben distante da quello greco; invece, dall'eurobarometro risulta che il 95 per cento degli italiani crede che le istituzioni nazionali siano corrotte: altro che il "preside" che giustamente ha citato il collega Saccomanno! Inoltre, il 56 per cento dei nostri connazionali è convinto che negli ultimi tre anni il livello di corruzione sia aumentato. A mio avviso, questo dato deve farci riflettere, considerato che sul banco degli imputati siedono soprattutto i politici. Infatti, il 67 per cento degli italiani ritiene che i politici siano i maggiori fruitori e responsabili di un sistema basato su tangenti, guadagni personali ed abusi di potere.
Devo dire che complessivamente il Paese fa sì che questa sensazione aumenti. Possiamo parlare di Milano, dove si indaga sul sistema di tangenti delle istituzioni regionali o di quelle provinciali; di Imperia, dove impazza la vicenda di corruzione legata al porto turistico; di Roma, per le vicende che hanno riguardato il Corpo dei vigili urbani; di Napoli, rispetto al caso dell'ospedale Cardarelli. Insomma, gli esempi sono tanti e tali che inducono ad affermare che tutto sommato non facciamo niente per evitare questa sensazione riportataci dall'eurobarometro.
Noi abbiamo presentato più proposte. Ricordo le dieci proposte presentate da Alleanza per l'Italia in occasione dell'approvazione della Convenzione sulla corruzione in campo civile, ma potrei citarne altre. Di certo, vi è un dato importante: il 50 per cento degli italiani è convinto che la causa di tanta corruzione vada ricercata nel legame troppo stretto tra business e politica; il 48 per cento punta l'indice contro il Governo ed il Parlamento, accusati di non fare abbastanza per estirpare il fenomeno.
Per questo motivo, noi votiamo a favore della Convenzione, ma facciamo un appello al Parlamento affinché dal recepimento di questi principi alle norme non passi lo stesso periodo di tempo: ciò sarebbe incomprensibile ed ingiustificabile di fronte al nostro Paese. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e della senatrice Giai. Congratulazioni).
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, meraviglia il fatto che in quest'Aula qualcuno ancora nutra dubbi sull'opportunità di ratificare una Convenzione che attende dal 1999, anno in cui vide la luce a Strasburgo. Ricordo che ben 43 Paesi hanno già ratificato, mentre sette - tra cui purtroppo l'Italia - ancora non lo hanno fatto. È una mancanza di particolare gravità, anche alla luce dell'allarme lanciato da autorevoli fonti sul dilagare della corruzione in Italia. Cito per tutte la Corte dei conti, che sottolinea come, a 20 anni da «Mani pulite», la corruzione in Italia valga circa 60 miliardi di euro l'anno.
Ha ragione il collega Mazzatorta quando sottolinea, citando Imposimato, che non tutti i dati diffusi su questo tema appaiono realistici. È anche vero, però, che non possiamo continuare a farci dettare l'agenda da scrittori tuttologi e da esponenti di mass media.
Ricordo che l'Italia, nella classifica degli Stati percepiti come più corrotti nel mondo, scivola di anno in anno sempre più in basso. Siamo oggi al 69° posto tra i Paesi presi in esame, come ha autorevolmente rilevato Trasparency International. Illegalità, corruzione e malaffare sono quindi fenomeni notevolmente presenti nel nostro Paese, le cui dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono alla luce. Questo è il triste bilancio dei primi vent'anni della cosiddetta seconda Repubblica. Il fenomeno della corruzione, lungi dall'essersi attenuato, si è aggravato ed è divenuto più sofisticato, perché ha sviluppato meccanismi sempre più raffinati. Si tratta di una corruzione che, oltre a pesare sul bilancio dello Stato e quindi sulle tasche dei privati, affossa investimenti, ripresa, sviluppo e crescita del Paese.
È qui il caso di ricordare la decisione del passato Governo di sopprimere l'Alto Commissario contro la corruzione, organismo che ho avuto l'onore di dirigere per brevissimo tempo e che, pur con risorse scarsissime, rappresentava comunque un piccolo ostacolo al dilagare della corruzione. Manca oggi in Italia un soggetto preposto esclusivamente alla lotta contro la corruzione, supportato da strumenti normativi e da risorse umane e finanziarie adeguate: un'autorità, insomma, che possa svolgere esclusivamente attività di prevenzione e, dove occorra, di investigazione, in stretto rapporto con l'autorità giudiziaria. Magistratura e forze dell'ordine sono oggi oberate dal lavoro quotidiano, alle prese con una malavita sempre più feroce ed aggressiva e con movimenti di piazza sempre più a rischio. Sono troppo oberate per dedicarsi con la necessaria continuità ad un tema pernicioso come la corruzione, su cui occorre talvolta impegnarsi a lungo, con un lavoro certosino, prima di poter ottenere risultati concreti. Nei numerosi Paesi dove già da molti anni è stata istituita un'autorità siffatta i risultati positivi non sono mancati. Cito per tutti l'esempio di Singapore, dove l'ufficio anticorruzione conta circa 800 dipendenti e i successi raggiunti sono stati eclatanti. Ho appreso con grande soddisfazione che alcuni Ministri di questo Governo intendono mettere mano ad un nuovo ufficio anticorruzione, che si occupi in via esclusiva di questo delicato e fondamentale tema. In tal senso, un simile progetto avrà l'appoggio incondizionato dell'Unione di Centro.
Ratifichiamo dunque alla svelta questa Convenzione, che altro non è che uno schema, come giustamente ha sottolineato il Ministro della giustizia (approfitto per ringraziarla, perché è sempre presente sui provvedimenti importanti). Riempiamolo quanto prima di contenuti, non trascurando le perplessità manifestate da alcuni colleghi - tra tutti, il senatore Valentino - circa la corruzione in ambito privatistico. Mentre mi sentirei assolutamente d'accordo con il senatore Li Gotti circa la parità di pena tra corruttore e corrotto: quale differenza c'è tra i due?
Questa è la giusta direzione, onorevoli colleghi, e ci auguriamo che il Governo vi proceda con la stessa determinazione che ha dimostrato in altri settori di vitale importanza per il Paese. Pochi settori, infatti, sono più vitali di questo. Basti pensare che proprio la corruzione, tradotta in malagestione delle risorse pubbliche, è stata una delle cause principali del quasi fallimento della Grecia e delle richieste di aiuto a Bruxelles di Lettonia ed Ungheria. Sempre la corruzione costituisce l'ostacolo più spinoso all'accesso di Romania e Bulgaria nella zona di libera circolazione di Schengen. Non sentiamoci troppo lontani da questi esempi negativi.
Con entusiasmo, dichiariamo quindi oggi il nostro voto favorevole a questa ratifica e ci auguriamo che, insieme al sincero impegno che il Governo sembra voler assumere in materia, si inauguri una grande conversione culturale e sociale, che metta definitivamente al bando nell'opinione pubblica, ancor prima che nelle aule giudiziarie, la corruzione. Poco o nulla si è fatto dal punto di vista culturale. Se agiamo solo sulla terapia e non sulla prevenzione, il tentativo riparatore è destinato al fallimento.
Questa ratifica rappresenta quindi un importante tassello di un mosaico che dovrà essere composto sia da un più generale e incisivo aggiornamento della disciplina in materia, sia da una battaglia culturale che dobbiamo vincere per il progresso civile ed economico del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e del senatore Rutelli).
MURA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Signora Presidente, gentile Ministro, onorevoli colleghi senatori, in questi giorni in Aula si sono ascoltate tante indicazioni su un tema così importante e sentito come quello della corruzione. Ma mentre credo che non si possa non essere d'accordo tutti sulla necessità di combattere la corruzione, avremmo voluto sentire maggiori indicazioni univoche su come affrontare tale problema. Se da un lato, infatti, è sicuramente importante identificare il problema, ancora più importante però è poi declinare le soluzioni.
Purtroppo, su questa materia si fa tantissima demagogia, mentre la lotta alla corruzione può vedere garantiti dei risultati solo ed esclusivamente con un impegno che deve essere costante, continuo e, soprattutto, incisivo. Ma dal dibattito è emerso un impegno del Governo che non posso definire propriamente condiviso, sia tra le forze politiche che lo appoggiano, dove si sono percepite delle differenze di vedute, che tra i vari Dicasteri. Stamattina il collega Mazzatorta nel suo intervento ha ricordato come il Ministro della giustizia abbia sostenuto una linea diversa da quella sostenuta dal Ministro della funzione pubblica: da una parte, dichiarazioni sulla necessità di accelerare nell'impegno contro la corruzione (bisognerebbe tra l'altro capire anche come, al di là delle intenzioni); dall'altra, dichiarazioni sulla necessità di non agire ulteriormente sulla repressione, privilegiando piuttosto la prevenzione attraverso nuove norme sul piano amministrativo per contrastare la corruzione. Anche in questo caso bisognerebbe capire come. Ed evidentemente anche qui non si può non concordare tutti sui concetti generali. Quello che però contestiamo attualmente è l'assenza delle condizioni per affrontare da parte del Governo in modo incisivo il tema della corruzione entro la fine di questa legislatura. Il tempo è veramente ormai molto poco.
Durante il dibattito, poi, credo sia emersa l'assoluta mancanza volontà di creare nuovi reati, di fronte all'esclusiva esigenza di una maggiore razionalizzazione di quelli già previsti.
Oggi, siamo qui a ratificare una Convenzione in cui prevalgono quasi totalmente degli impegni per lo Stato, ma poi manca tutto quello che realmente serve a concretizzare un'azione che, come ho già detto, deve essere costante, continua ed incisiva.
In conclusione, a nome del Gruppo Lega Nord dichiaro il voto favorevole sul provvedimento, anche se credo che nell'interesse di tutti ci si debba augurare che il Governo sappia dare risposte in tempi rapidi su come dare attuazione reale alla Convenzione che ci accingiamo ad approvare oggi. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, come è stato già detto da molti colleghi questo disegno di legge scaturisce da un'iniziativa parlamentare di due proposte: quella a prima firma del senatore Li Gotti e quella a prima firma della senatrice Finocchiaro.
Nell'Atto Senato n. 2058 si proponeva, oltre alla ratifica della Convenzione che qui stiamo discutendo, anche l'adeguamento del nostro ordinamento attraverso l'introduzione di nuove fattispecie di reato. Ne hanno già parlato altri colleghi. Si tratta del delitto di corruzione privata, del traffico di influenza illecita, dell'aggravante per i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione e delle riparazioni pecuniarie in favore delle pubbliche amministrazioni.
Alcune di queste proposte pensiamo possano e debbano essere recepite proprio all'esito dell'approvazione di questa Convenzione, in particolare ci auguriamo che il lavoro che si sta svolgendo alla Camera possa essere fecondo e tenga subito conto di questa ratifica e appronti le risposte più adeguate in modo tale che le nuove norme pongano l'Italia ancor più in sintonia con gli altri Paesi europei.
Il recepimento della convenzione di Strasburgo e il conseguente adeguamento del nostro ordinamento è oggi necessario, direi quasi ineludibile: dobbiamo infatti ricordare che abbiamo già ratificato la Convenzione di Merida, anche se, come ha detto il senatore Li Gotti, la delega al Governo non è stata esercitata. Questa Convenzione altrettanto impegnativa imponeva agli Stati il rafforzamento delle misure sostanziali e processuali volte a prevenire e a combattere il fenomeno della corruzione, fenomeno che appare a tutti allarmante per le ripercussioni che produce sia nel settore pubblico che in quello privato.
La corruzione ha un impatto economico le cui cifre sono già state qui citate: vorrei ricordare che si stimano quasi 1.000 euro all'anno per ogni cittadino italiano, compresi i nuovi nati. Ma quello che non va trascurato è l'impatto ancora più grave sull'attrattiva degli investimenti esteri, un costo che non è quantificabile, ma non per questo risulta essere meno significativo. Infatti, la diffusione di questo fenomeno deprime le chances del nostro sistema Paese e ostacola la competitività, la crescita, lo sviluppo economico.
Inoltre la corruzione, fortemente presente nelle pubbliche amministrazioni, è direttamente correlata alla minore trasparenza, efficienza, qualità e competenza che si esercita in alcuni settori; tutto ciò comporta mancata innovazione, scarsa azione di qualità, inerzia nel funzionamento dell'apparato pubblico, e così il differenziale competitivo del settore pubblico italiano rispetto a quello di altri Paesi diventa negativo e la modernizzazione e l'innovazione vengono ostacolate.
A fronte della necessaria innovazione imposta dalla concorrenza globale, la corruzione determina invece fattori di arretramento economico e sociale tali da generare un vero e proprio spreco di risorse pubbliche e private. Uno spreco che non può durare più a lungo e che non può essere tollerato dal sistema Paese. Di fronte a una crisi economica di così grande impatto sulla popolazione, tali fenomeni, che ancora perdurano, creano un grande impatto sulla popolazione e sicuramente appaiono odiosi ed insopportabili, tanto da contribuire a determinare un clima di sfiducia generalizzata nei confronti dell'apparato pubblico nel suo insieme, che diventa sfiducia verso la politica e le istituzioni.
I fenomeni corruttivi hanno via via trovato modalità più complesse e sofisticate per raggiungere i loro obiettivi. Riguardano funzionari pubblici, imprenditori, professionisti, rappresentanti politici ed istituzionali.
È evidente che il problema va affrontato su vari piani, come è stato detto anche qui nel corso del dibattito, ma non c'è bisogno di contrapporre, come pure è stato fatto in qualche intervento, l'azione repressiva penale o di contrasto rispetto a quella preventiva e perfino di ordine culturale. Vorrei aggiungere che per combattere davvero questo fenomeno, oltre ad agire su vari campi, occorre una chiara volontà politica e una pressione sociale dei cittadini, che però - attenzione - può esplicarsi solo se le amministrazioni innalzano il loro livello di trasparenza, se si lavora per l'adozione di strumenti tecnici e indicatori che evidenzino i rischi di permeabilità corruttiva di settori e strutture amministrative più esposte. Occorre quindi agire sul versante della trasparenza, che determina più certezza nell'operato della pubblica amministrazione. Ma è altrettanto importante, da non sottovalutare ed urgente recuperare, in alcuni campi, più spazio al mercato, alle sue regole ed alla concorrenza
Questo è direttamente correlato anche ai fenomeni di corruzione. Infatti, la politica di apertura dei mercati, di definizione e limitazione delle funzioni essenziali e fondamentali che debbono svolgere gli apparati pubblici contribuisce a restringere lo spazio di azione della corruzione.
I fenomeni corruttivi vanno perciò visti sotto due profili: uno è quello che attiene al pubblico, l'altro è quello che attiene al mercato. Sotto il profilo pubblico, i fenomeni corruttivi rappresentano un grave atto di infedeltà alla pubblica funzione, violano i principi della nostra Costituzione e, se questi principi vengono minati nella loro considerazione pubblica e nell'agire politico, si mettono in discussione le fondamenta dello Stato, i suoi connotati di essere un'istituzione governata dal diritto e che ha come scopo principale la cura degli interessi pubblici.
Inoltre, possiamo dire che la corruzione rappresenta un grande ostacolo al funzionamento del mercato e delle sue regole, perché distorce la concorrenza, costringe l'impresa non tanto ad investire per ricercare il miglioramento, l'innovazione, quanto ad indirizzare risorse per ottenere «favori». Così facendo, sul versante pubblico si deprimono le funzioni dell'apparato amministrativo, si perpetra un circolo vizioso fatto di sprechi, si consolidano sistemi di potere che creano una dipendenza e una fragilità nel rapporto tra cittadini, apparati pubblici, istituzioni e politica e invece di produrre opportunità e regole per tutti si genera un asservimento e una sudditanza verso la rappresentanza politica, con funzione di intermediazione e di scambio e un conseguente deperimento di risorse di cittadinanza.
Sul fronte del mercato è evidente che i fenomeni corruttivi penalizzano le aziende virtuose e innovative e possono determinare in alcuni contesti un abbassamento generale della crescita complessiva della competitività.
Per concludere, se oggi noi affermiamo che la sfida dell'Italia nel contesto del quadro europeo si gioca, oltre che sul versante del debito, proprio sulla competitività e attrattività per gli investimenti, se invochiamo tutti costantemente la crescita, dobbiamo sapere che uno dei tasselli fondamentali per attivare la crescita si chiama riduzione dello spazio enorme che il fenomeno corruzione occupa nel nostro Paese. Il contrasto alla corruzione deve rappresentare perciò per tutti noi, nell'interesse dell'Italia e delle future generazioni, una frontiera di primario impegno.
Ed è per queste considerazioni e nell'ottica di un lavoro che deve sicuramente continuare e dev'essere più incisivo che dichiariamo il nostro voto favorevole al provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
BERSELLI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERSELLI (PdL). Ministro Severino, abbiamo particolarmente apprezzato e condiviso il suo intervento di questa mattina quando ha ricordato alcuni significativi passaggi del preambolo della Convenzione penale sulla corruzione, conclusa a Strasburgo il 27 gennaio 1999. In particolare, ci riconosciamo nella necessità di perseguire come priorità - ripeto, come priorità - una politica penale comune finalizzata alla protezione della società contro la corruzione, che contempli l'adozione di una legislazione appropriata e delle adeguate misure preventive.
Siamo anche noi convinti che la corruzione rappresenti una minaccia per lo Stato di diritto, la democrazia e i diritti dell'uomo, che mini i principi di buongoverno, di equità e di giustizia sociale, che falsi la concorrenza, ostacoli lo sviluppo economico e metta in pericolo la stabilità delle istituzioni democratiche e i fondamentali principi della società italiana.
La corruzione rappresenta indubbiamente un cancro della nostra società, che incide pesantemente sullo stesso prodotto interno lordo e che dà dell'Italia all'estero un'immagine certamente non positiva.
La ratifica odierna è, nel contrasto ai fenomeni corruttivi, non l'ultimo ma il primo passo, cui necessariamente seguirà l'adeguamento della legislazione nazionale ai suoi contenuti.
Nel contrasto alla corruzione, signor Ministro, come lei ha giustamente ricordato, non siamo però certo all'anno zero, dal momento che il codice del 1930 ci ha offerto validi elementi di contrasto a tale fenomeno, elementi che oggi bisogna però aggiornare alla luce delle esperienze maturate e dei radicali cambiamenti che hanno caratterizzato la nostra società in questi oltre ottant'anni.
Al riguardo voglio ricordare che il precedente Governo presentò, il 4 maggio 2010, il disegno di legge Atto Senato n. 2156, recante «Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella Pubblica Amministrazione» che, dopo un approfondito esame congiunto delle Commissioni 1a e 2a di questo ramo del Parlamento, venne approvato da quest'Aula il 15 giugno 2011.
In quel disegno di legge si individuavano già allora alcuni importanti aspetti di carattere preventivo, come l'Autorità nazionale anticorruzione con il Piano nazionale anticorruzione, la trasparenza dell'attività amministrativa, la tutela del dipendente pubblico che segnali degli illeciti, le attività d'impresa particolarmente esposte a rischio di inquinamento mafioso, la delega al Governo per l'adozione di un testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive.
Dal punto di vista repressivo, si prevedevano poi congrui aumenti di pena per il peculato, semplice o mediante profitto dell'errore altrui; per malversazione a danno dello Stato; per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato; per corruzione per un atto d'ufficio; per corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio; per corruzione in atti giudiziari. Inoltre, si prevedevano circostanze aggravanti per tutta una serie di reati. Tale disegno di legge, con il n. 4434 Camera, è in corso di esame in Commissione nell'altro ramo del Parlamento.
Signor Ministro, giustamente lei ritiene necessario riaffrontare le varie problematiche connesse al reato di corruzione, tema ripreso anche ieri dal presidente Monti. Su questo siamo d'accordo. Ripeto: siamo d'accordo.
C'è chi sostiene la necessità di sostituire il reato di concussione, che non prevede nessuna sanzione penale per il concusso, con la concussione cosiddetta per induzione, assimilabile al reato di corruzione, e con la concussione per costrizione, assimilabile all'estorsione. Si vedrà.
È indubbia comunque l'esigenza di accompagnare norme di carattere preventivo con altre di carattere repressivo.
Da qualche parte ci è stato opposto che la ritardata ratifica della Convenzione di Strasburgo sarebbe in qualche modo riferibile all'inerzia dei vari Governi Berlusconi che si sono succeduti in questi anni. La verità è che si è invece inteso valutare con senso di responsabilità una ratifica che avrebbe avuto ed avrà ricadute non irrilevanti sulla nostra legislazione interna.
Ma andiamo a confrontarci con questa risibile tesi, calendario però alla mano. La Convenzione - come già detto - risale al 27 gennaio del 1999. Da allora alla primavera del 2001 non c'era certamente il Governo Berlusconi. Dalla primavera del 2006 alla primavera del 2008 parimenti non c'era il Governo Berlusconi. Quindi, i Governi di centrosinistra, che l'avessero davvero voluto, avrebbero avuto tutto il tempo ed i numeri per ratificare la Convenzione di Strasburgo. Se non lo hanno fatto, avranno avuto i loro motivi, ma questo non è dipeso certamente da colpa nostra.
È però indubbio che arriviamo buoni ultimi o quasi tra gli Stati, europei e non, che sottoscrissero la Convenzione, di cui ben 37 l'hanno già ratificata. Il primo che la ratificò fu la Repubblica Ceca l'8 settembre del 2000 (pensi, signor Ministro, nel 2000!). Poi, via via altri importanti Stati europei e tralascio quelli extraeuropei: i Paesi Bassi l'11 aprile 2002, il Portogallo il 7 maggio 2002, l'Irlanda il 3 ottobre 2003, il Regno Unito il 9 dicembre 2003, il Belgio il 23 marzo 2004 e così via.
Andando ad esaminare brevemente la Convenzione, debbo però ammettere che alcune disposizioni ci lasciano più che perplessi. L'articolo 8, concernente la corruzione passiva nel settore privato, recita: «Ciascuna Parte adotta le necessarie misure legislative e di altra natura affinché i seguenti fatti, quando sono commessi intenzionalmente nell'ambito di un'attività commerciale, siano definiti reati penali secondo il proprio diritto interno: il fatto per qualsiasi persona che dirige un ente privato o che vi lavora,» - signor Ministro, ci riferiamo a un semplice operaio? Non lo sappiamo - «di sollecitare o di ricevere, direttamente o per il tramite di terzi, un vantaggio indebito,» - ci riferiamo ad un caffè al bar o alla buvette? - «per sé o per terzi, o di accettarne l'offerta o la promessa, affinché compia o si astenga dal compiere un atto in violazione dei propri doveri». L'articolo 8 della Convenzione, concernente la corruzione passiva nel settore privato, rappresenta una novità assoluta nel nostro ordinamento giuridico, come ipotesi assolutamente estranea alla civiltà giuridica del nostro Paese ed ai reati tipici contro la pubblica amministrazione e prevede una fattispecie estremamente generica che dovrà comunque trovare una seria tipizzazione.
L'articolo 12 della Convenzione sul cosiddetto traffico di influenza stabilisce che «Ciascuna Parte adotta le necessarie misure legislative e di altra natura affinché i seguenti fatti, quando sono commessi intenzionalmente, siano definiti reati penali secondo il proprio diritto interno: il fatto di promettere, offrire o procurare, direttamente o indirettamente, qualsiasi vantaggio indebito, per sé o per terzi a titolo di rimunerazione a chiunque afferma o conferma di essere in grado di esercitare un'influenza sulla decisione di una persona (...), così come il fatto di sollecitare, ricevere o accettarne l'offerta o la promessa a titolo di rimunerazione per siffatta influenza, indipendentemente dal fatto che l'influenza sia o meno effettivamente esercitata oppure che la supposta influenza sortisca l'esito ricercato».
Signor Ministro, al di là della prosa estremamente complicata e di difficile interpretazione, occorre far presente che proprio l'articolo 8, (corruzione passiva nel settore privato) e proprio l'articolo 12 (traffico di influenza) sono probabilmente problematici e lo Stato italiano avrebbe potuto, e forse dovuto, formulare una riserva. Al riguardo le ribadisco che l'articolo 12 sul cosiddetto traffico di influenza, giustamente assimilato dal senatore relatore Balboni al reato di millantato credito, lascia parimenti più che perplessi per la sua assoluta genericità.
PRESIDENTE. Senatore Berselli, la richiamo ai tempi.
BERSELLI (PdL). Al riguardo, faccio notare che l'articolo 37 della Convenzione che oggi andiamo a ratificare prevedeva testualmente che ogni Stato avrebbe potuto all'atto della firma o al momento del deposito del suo strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione, dichiarare la riserva circa la definizione di questi reati nella propria legislazione interna. Quindi, ribadisco che proprio l'articolo 8 e proprio l'articolo 12 sono quelli problematici e per i quali avremmo potuto, in base all'articolo 37, formulare come Governo italiano e come Stato la riserva sopra indicata. Ad esempio, la Svizzera si riservò il diritto di applicare l'articolo 12 (traffico di influenza) soltanto nella misura in cui i fatti che vi erano descritti costituissero reato secondo il diritto elvetico.
Nonostante queste serie e fondate perplessità, dichiaro il voto favorevole del Gruppo del Popolo della Libertà. (Applausi dal Gruppo PdL).
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Serra, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 850, nel suo complesso, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Ratifica ed esecuzione della Convenzione penale sulla corruzione, fatta a Strasburgo il 27 gennaio 1999», con l'avvertenza che la Presidenza si intenderà autorizzata ad effettuare le eventuali modifiche di coordinamento formale che dovessero risultare necessarie.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risulta pertanto assorbito il disegno di legge n. 2058.
CASTELLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signora Presidente, intervengo per segnalare che erroneamente il mio voto sul provvedimento è risultato positivo. Vorrei invece che rimanesse agli atti la mia astensione.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Colleghi, a nome dell'Assemblea, saluto gli allievi e gli insegnanti del Liceo scientifico «Camillo Golgi» di Breno, in provincia di Brescia. Grazie, benvenuti e buon lavoro (Applausi).
Sui lavori del Senato
DELLA SETA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DELLA SETA (PD). Signora Presidente, intervengo per sottoporre alla Presidenza, da parte mia e del mio Gruppo, la richiesta di rinviare dalla prossima settimana a una settimana successiva la discussione in Assemblea del disegno di legge sugli spazi verdi urbani. La ragione di tale richiesta è molto semplice: diversi colleghi della Commissione di merito, la quale ha seguito nel primo passaggio e anche in questa occasione il disegno di legge, la settimana prossima non saranno presenti in Senato per motivi di ufficio.
CASOLI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASOLI (PdL). Signora Presidente, colgo l'occasione offerta dall'intervento del senatore Della Seta, sulla cui richiesta non abbiamo nulla in contrario, per farle presente che anche noi, dal momento che non abbiamo ancora ricevuto risposta dal Governo, chiediamo il rinvio a martedì prossimo del seguito della discussione delle mozioni sulle accise sui carburanti, che avrebbe dovuto avere luogo oggi.
PRESIDENTE. C'è dunque una proposta di riorganizzazione dei nostri lavori che consiste nel rinvio ad altra seduta della discussione della legge sugli spazi urbani e nel rinvio al prossimo martedì del seguito della discussione delle mozioni sulle accise.
BELISARIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signora Presidente, il mio Gruppo è contrario al rinvio del seguito della discussione sulle mozioni sulle accise. Noi riteniamo che ci siano argomenti che vanno trattati con urgenza e subito, anche per dare dei segnali che il problema è tutto dentro e all'attenzione del Parlamento. Un rinvio, dal momento che le mozioni provengono da tutti i Gruppi, apparirebbe come un mettere in coda problemi esistenti sul territorio, che vengono segnalati e che vogliamo porre all'attenzione del Governo. Non mi pare che l'impreparazione del Governo sul tema specifico sia una buona ragione, una scusante per chiedere un rinvio; tutt'altro, ho timore che, come è accaduto per qualche altro argomento, il Governo si faccia trovare impreparato anche nell'immediato futuro.
Nessuna obiezione alla richiesta del collega Della Seta di rinviare la discussione del disegno di legge sugli spazi urbani, anche perché si tratta di una questione più complicata per la quale occorre più attenzione e più tempo.
PRESIDENTE. Poiché non c'è l'unanimità, pongo in votazione congiunta la modifica del calendario avanzata dal senatore Della Seta e dal senatore Casoli, a nome dei rispettivi Gruppi.
BELISARIO. Signora Presidente, l'unanimità c'è sulla proposta del collega Della Seta, ma lei non può accorpare le due modifiche del calendario, perché si tratta di due argomenti diversi. Altrimenti, dovremmo convocare la Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Presidente Belisario, capisco la sua considerazione. Ritenevo che le proposte potessero affrontate congiuntamente, ma non ho obiezioni a metterle ai voti separatamente.
Passiamo dunque alla votazione della prima richiesta di rinvio.
Verifica del numero legale
FERRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Metto ai voti la richiesta di rinvio della discussione del disegno di legge sugli spazi verdi urbani, avanzata dal senatore Della Seta.
È approvata.
Metto ai voti la richiesta di rinvio del seguito della discussione delle mozioni sulle accise sui carburanti nelle zone di confine, avanzata dal senatore Casoli.
È approvata.
Risulta così modificato il calendario dei lavori vigente.
Dovremmo ora passare all'esame del successivo punto all'ordine del giorno, concernente la discussione dei disegni di legge nn. 1843 e 978. Poiché, però, il Governo ha preannunciato un certo ritardo, anticiperei lo svolgimento degli interventi di fine seduta, al termine dei quali si valuterà la situazione.
Per lo svolgimento di un'interpellanza e di un'interrogazione
PINOTTI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PINOTTI (PD). Signora Presidente, vorrei sottoporre all'attenzione della Presidenza, in modo che possa farsene portatrice presso il Governo, il testo dell'interrogazione 3-02728, di cui sono prima firmataria, ma che porta la firma anche del senatore Passoni, che ho depositato oggi e che riguarda Finmeccanica. In particolare, a fine mese, il 27 marzo, si terrà un importante consiglio di amministrazione. Sembra che il gruppo abbia ventilato l'ipotesi di una dismissione della parte civile di Finmeccanica, data la necessità di incassare 1 miliardo per mettere a posto i bilanci. Ma la parte civile di Finmeccanica significa Ansaldo energia, Ansaldo STS, Ansaldo Breda, cioè energia e trasporti: due settori strategici dell'industria italiana, fondamentali per il sistema Paese. Io credo allora che sia importante che questi settori non vadano in mano a finanziarie o industrie straniere, e vorrei che il Governo, che è l'azionista di maggioranza in Finmeccanica, intervenisse, eventualmente dando una mano finanziaria ad esempio con il Fondo straordinario della Cassa depositi e prestiti, per evitare che asset strategici del settore industriale del nostro Paese, che stanno andando bene, vadano persi. Ovviamente la questione è urgente, perché il consiglio di amministrazione si terrà a fine marzo, ed avere una risposta in questo senso può favorire il mantenimento nel nostro Paese di asset industriali fondamentali.
PRESIDENTE. Senatrice Pinotti, la Presidenza si farà carico di sollecitare questo strumento ispettivo.
GRAMAZIO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRAMAZIO (PdL). Signora Presidente, volevo sollecitare alla Presidenza l'interpellanza 2-00400, firmata da 20 senatori, nella quale si chiede di venire incontro alle esigenze di alcune case editrici della provincia di Roma circa i contributi da pagare all'INPGI.
Queste case editrici di giornali sono a disposizione per poter pagare, ma non c'è risposta da parte del Governo. La non attuazione di questo provvedimento metterebbe sul lastrico 100 tra giornalisti, tipografi e lavoratori di questi quotidiani.
C'è una nostra interpellanza in merito, e la sollecito all'attenzione della Presidenza.
PRESIDENTE. Senatore Gramazio, la Presidenza solleciterà anche questo strumento ispettivo.
Per la calendarizzazione del seguito della discussione
delle mozioni nn. 519, 528, 541, 544 e 549
LEDDI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEDDI (PD). Signora Presidente, richiamo l'attenzione sulle mozioni inerenti i tardati pagamenti della pubblica amministrazione, notoriamente una delle criticità strutturali della nostra economia, di cui si è svolta una discussione in occasione della quale l'Esecutivo ha chiesto un rinvio della discussione per approfondire il problema. Da parte mia, in quella sede, ho detto che un rinvio in questi termini mi pareva doveroso purché comunque, in tempi rapidi, fossero seguite una relazione sulla situazione reale dei tardati pagamenti e, soprattutto, una proposizione di modalità risolutive, non dico totali, ma almeno parziali della situazione.
Credo che i termini si stiano un po' dilatando e mi permetto di sollecitare, rispetto a questo, la definizione di una risposta a quanto era stato chiesto dal Senato della Repubblica e, quindi, la conclusione di quel dibattito in tempi ragionevoli.
PRESIDENTE. Senatrice Leddi, è la Conferenza dei Capigruppo che dovrà sciogliere questo problema.
Sull'annunciato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo
contro la legge n. 40 del 2004
DE LILLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LILLO (PdL). Signora Presidente, molto brevemente, intervengo soltanto per sottolineare e stigmatizzare una notizia di cronaca apparsa in queste ore sugli organi di stampa, in cui si annuncia un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo contro la legge dello Stato italiano n. 40 del 2004.
È stata fatta richiesta, in una clinica di Roma, di utilizzazione di embrioni umani congelati per scopi di ricerca. Ora, al di là della sottolineatura dell'ignoranza sull'argomento, in quanto oramai, come certamente la maggior parte delle persone sa, nella ricerca scientifica sono stati ottenuti grandissimi risultati con il sangue delle cellule cordonali e, addirittura, con i tessuti adulti (quello mesenchimale o quello adiposo, che si può ritrovare molto facilmente), riteniamo che sia molto grave questo attacco ad una legge italiana, la legge n. 40 del 2004, che tutela, come la Costituzione prevede, il sacrosanto diritto di un embrione, cioè di un concepito, cioè di una vita, a non essere utilizzato a scopi scientifici.
A me, personalmente, quando mi trovavo in stato embrionale, sarebbe molto dispiaciuto che le mie cellule fossero utilizzate per la ricerca scientifica. Io non sarei potuto nascere e magari diventare parlamentare, quale sono adesso. (Applausi del senatore Totaro).
PERDUCA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERDUCA (PD). Signora Presidente, voglio solo ricordare che la nostra Costituzione non prevede nessun diritto per gli embrioni. Tutto qui.
SPADONI URBANI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPADONI URBANI (PdL). Signora Presidente, intervengo per rispondere al collega Perduca, dicendogli che, dopo la sentenza della Corte di Strasburgo, che ha stabilito, scientificamente, che la vita comincia dal suo concepimento, bisognerebbe riflettere sul fatto che l'embrione sia o non sia vita, al di là di quanto dicano le nostre normative.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, apprezzate le circostanze e tenuto conto di una impossibilità del Governo di essere presente, rinvio la discussione sui disegni di legge nn. 1843 e 978 a domani mattina, dopo l'informativa del ministro Fornero sulla questione FIAT.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 15 marzo 2012
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,30).