BUTTI, RUSCONI, ROSSI Paolo, GALLONE, COLLI, GAMBA, SERAFINI Giancarlo, SCIASCIA, TOMASSINI - Il Senato,
premesso che i rapporti politici tra Italia e Confederazione elvetica sono caratterizzati da storici vincoli di amicizia e collaborazione;
considerato che:
sono quasi 48.000 gli italiani, di cui la maggior parte provenienti dalle province di Varese (circa 26.000) e Como (20.000 circa), che ogni giorno varcano la frontiera per recarsi a lavorare in Svizzera e che costituiscono una risorsa fondamentale per l'economia dei cantoni Ticino, Vallese e Grigioni;
la presenza di un così consistente numero di lavoratori frontalieri impiegati in Svizzera ha indotto l'Italia e la Confederazione elvetica a stipulare numerosi accordi bilaterali per regolare varie questioni riguardanti, tra l'altro, la previdenza sociale, l'imposizione fiscale, l'indennità di disoccupazione;
tra questi trattati, una posizione di rilievo è ricoperta dall'accordo del 3 ottobre 1974 relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei comuni italiani di confine; in conformità a tale convenzione la Svizzera ristorna ai comuni italiani che ne hanno diritto una consistente quota (attualmente il 38,8 per cento) delle imposte fiscali riscosse alla fonte sulle retribuzioni dei lavoratori frontalieri;
il meccanismo del ristorno prevede che una percentuale delle imposte pagate dai lavoratori frontalieri in Svizzera venga restituita dal Governo elvetico all'Italia, per finire un anno e mezzo dopo nelle casse dei Comuni di provenienza dei lavoratori stessi. Non si tratta di cifre esorbitanti, il gettito totale dei ristorni ammonta a 54 milioni di euro all'anno, ridistribuiti tra 400 Comuni di confine da cui provengono i lavoratori frontalieri. Per 90 di questi Comuni i ristorni rappresentano una quota superiore al 20 per cento del bilancio comunale, spesso anche molto di più. Una cifra irrinunciabile, senza la quale i sindaci hanno già annunciato di rischiare di dover chiudere i battenti delle amministrazioni, non potendo più pagare i servizi;
già lo scorso anno, il Governo del Canton Ticino ha disposto il blocco di metà delle imposte dovute all'Italia;
a causa di detto blocco i Comuni potranno contare solo su metà dei trasferimenti relativi all'anno 2010;
la mancanza di accordi in tal senso potrebbe far aggravare ulteriormente le relazioni fra il Canton Ticino e l'Italia nonché le finanze dei Comuni e dei lavoratori transfrontalieri;
tenuto conto che:
in data 7 giugno 2011 la Camera dei deputati ha approvato una mozione (1-00648) in cui il Governo si impegnava "ad intraprendere le necessarie iniziative con il Governo della Confederazione elvetica al fine di riaprire un proficuo dialogo sulle tematiche fiscali a tutela delle migliaia di lavoratori frontalieri che ogni giorno si recano in Svizzera per lavorare onestamente (...); a riprendere al più presto il negoziato sulla nuova convenzione fiscale per evitare le doppie imposizioni ; (...) a porre in essere tutte le misure idonee per scongiurare la rinegoziazione degli accordi già esistenti tra Italia e Confederazione elvetica in tema di ristorni fiscali ai comuni di frontiera";
nelle ultime settimane, hanno destato molta preoccupazione le dichiarazioni di un autorevole esponente del Consiglio regionale della Lombardia secondo cui si starebbe lavorando ad un accordo con il governo ticinese, che prevedrebbe l'utilizzo di una quota di ristorni frontalieri da parte della Regione Lombardia per progetti di mobilità tra Canton Ticino e Italia;
il Presidente del Consiglio dei ministri Monti in realtà ha in più occasioni messo in evidenza gli aspetti critici degli accordi bilaterali tedeschi e inglesi con la Svizzera a rischio di procedura d'infrazione comunitaria, dichiarando pertanto l'intenzione del Governo a non procedere in tal senso;
è notizia di questi giorni che la Commissione europea ha chiesto formalmente alla presidenza danese dell'Unione europea un mandato per aprire i negoziati con i Paesi terzi e in particolare con la Svizzera per un accordo sulle cosiddette misure equivalenti per il trattamento fiscale dei redditi da risparmio dei non residenti;
nella giornata di lunedì 12 marzo 2011 la Camera bassa del Parlamento di Berna ha accolto quasi all'unanimità una proposta della delegazione ticinese tendente alla riduzione della percentuale dei ristorni da versare all'Italia; il Consiglio nazionale ha indicato nel 12,5 per cento la quota parte da stornare ai Comuni italiani, un terzo dell'attuale 38,8 per cento; la stessa iniziativa dovrà essere votata dalla Camera alta elvetica, con ulteriori pesantissime conseguenze per le casse dei Comuni italiani di confine,
impegna il Governo:
ad intraprendere le necessarie iniziative presso le competenti autorità dell'Unione europea, per giungere ad una regolamentazione dei rapporti tra Unione europea e Paesi terzi, ed in particolare con la Confederazione elvetica, relativamente alle doppie imposizioni fiscali, a tutela delle migliaia di lavoratori frontalieri che ogni giorno si recano in Svizzera per lavorare onestamente;
a porre in essere nelle sedi che riterrà più opportune, anche internazionali, ogni iniziativa utile a concordare l'entità dei ristorni ai Comuni di frontiera adeguandoli al principio di reciprocità.
(1-00584)