la crisi sistemica, prodotta dall'avidità dei banchieri, ha falcidiato milioni di posti di lavoro mettendo a rischio anche gli stessi impiegati degli istituti di credito, in particolare di alcune banche che avevano effettuato fusioni ed acquisizioni per allargare la loro sfera di influenza;
come il caso di Monte dei Paschi di Siena, controllata dall'omonima fondazione, che per acquisire banca Antonveneta ha speso circa 9 miliardi di euro, sopravvalutandone il valore e dissanguando le sue poste contabili e di bilancio;
per quanto risulta all'interrogante, per affrontare la crisi, il gruppo MPS, che vede alla presidenza l'avvocato Mussari, contestualmente presidente dell'Associazione bancaria italiana, ha azzerato i vertici, sostituendo l'ex direttore con Fabrizio Viola, nuovo direttore generale, e si accinge a designare una vecchia conoscenza dei risparmiatori frodati e delle imprese usurate con i derivati e del pubblico ministero di Milano Alfredo Robledo come Alessandro Profumo, che dopo aver preso una buona uscita di 42 milioni di euro da UniCredit, è inquisito per una colossale frode fiscale;
a giudizio dell'interrogante, probabilmente, nonostante i requisiti di onorabilità per amministrare un'azienda di credito, essere indagati per gravissimi reati rappresenta un merito per essere designato ai vertici di un'importante banca;
in un articolo del 13 marzo 2012 dal titolo "Mancuso e la cordata internazionale. Si muove anche Samorì", "Il Sole-24 ore" riferisce gli ultimi sviluppi della banca senese. «Oggi nella riunione tra Salvatore Mancuso, fondatore del fondo Equinox, e i vertici della Fondazione verranno messe sul tavolo le carte. Da una parte la Fondazione senese dovrebbe svelare, in modo esplicito, le sue intenzioni: quale quota del 15,5% totale potrebbe finire ai private equity e quali potrebbero essere le garanzie in termini di governance. Dall'altra, Mancuso dovrebbe chiarire il suo piano. Il finanziere si è detto pronto ad acquisire una quota importante. Come? Con quali capitali? Il fondo Equinox, per statuto, non può investire oltre una certa cifra su singole operazioni. Ovvio che in caso di un possibile investimento importante, nell'ordine di qualche centinaio di milioni di euro, Mancuso dovrà avere alleati di peso. Per questo motivo il fondatore di Equinox starebbe parlando con alcuni gruppi finanziari italiani con i quali avrebbe accordi di coinvestimento. Ma la carta da giocare più importante dovrebbe arrivare dall'estero: grazie alle doti diplomatiche dei due advisor di Equinox, Barclays e Morgan Stanley, che stanno contattando alcuni fondi sovrani dei Paesi arabi per convincerli a mettere un piede in Mps. Basterà? Da indiscrezioni sembra che la Fondazione, seguita dagli advisor Rothschild e Mediobanca, si sia un po' raffreddata sul possibile ingresso dei private equity. Lo dimostrerebbe l'incontro abbastanza deludente di venerdì con Clessidra, altro concorrente in gara. Più facile che venga preferita una cordata di privati o un collocamento sul mercato. Si apre dunque una fase di trattative tra Mps egli investitori: una fase complessa dove stanno cercando di prendere posizione in modo opportunistico alcuni soggetti. Come l'avvocato Giampiero Samorì che dopo il raid in Bper, spera di replicare il copione su Mps»;
considerato che:
Guiseppe Chielino per un blog de "Il Sole-24 ore" ricostruisce la storia dell'istituto Monte dei Paschi: «Ma nel guardare al futuro, è bene non dimenticare quanto è accaduto nel recente passato del Monte dei Paschi che va fiero di essere "più antica banca del mondo". Giusto per ricordare le tappe che l'hanno portata ad essere la terza banca italiana ma anche "una delle due banche, insieme alla tedesca Commerzbank, che, secondo l'autorità europea, hanno più probabilità di dover chiedere l'intervento dello Stato" come ha ricordato, con esagerazione, il Financial Times. Sempre secondo FT, il Mps "rischia di diventare la terza vittima di Abn Amro" dopo Royal Bank of Scotland e Fortis. Ma questa vicenda è stata solo l'ultima, la più costosa, il colpo di grazia, a novembre 2007, quando il Monte dei Paschi guidato da Mussari "strappa" a suon di miliardi Antonveneta all'incredulo Santander (guidato in Italia da Ettore Gotti Tedeschi oggi allo Ior) che aveva appena preso la banca veneta dallo spezzatino di Abn Amro. "Non ci fu nessuna valutazione economica. L'acquisizione fu fatta senza fairness opinion" racconta oggi un banchiere d'affari. Mussari paga Antonveneta 9 miliardi di euro, quasi 20 volte i ricavi, il doppio della media di mercato. Cifra che consente al Santander di realizzare nel giro di poche settimane una plusvalenza di 3,2 miliardi di euro, pari - ironia della sorte - più o meno all'aumento di capitale che oggi l'Eba chiede alla banca senese. A gennaio 2012 l'intero Monte dei Paschi, compresa Antonveneta, in Borsa vale meno della metà di quei nove miliardi. Il titolo Mps crollò in Borsa. Per il mercato l'acquisizione era troppo costosa. E forse anche un tantino superficiale, visto che già qualche mese prima s'erano manifestate le prime chiare avvisaglie della tempesta che avrebbe travolto i mercati un anno dopo, fino al fallimento Lehman. L'operazione dava a Mps la possibilità di insediarsi nelle regioni del Nord, soprattutto nel Nord-Est, area ricca e presidiata da Lega e Centrodestra. Ma le poche voci critiche non ebbero molto spazio. Si disse, per giustificare il prezzo salatissimo del "biglietto", che Antonveneta era l'ultimo treno che il Monte poteva prendere per fare il salto dimensionale e che bisognava battere un'offerta concorrente di Bnp. Ma la realtà è che di treni a Siena ne avevano già persi parecchi e probabilmente migliori. Ed è ben magra consolazione sapere che anche altri istituti di credito italiani nei due anni precedenti hanno compiuto errori simili. Antonveneta è solo l'ultima operazione andata male nella storia recente di Mps, come abbiamo raccontato nel post precedente. Per avere il quadro completo della logica che ha governato il Monte dei Paschi di Siena negli ultimi anni occorre fare qualche passo indietro. Fino al 1999, quando il Monte (Mussari ancora non era neppure in Fondazione) compra la Banca del Salento, una banca privata della famiglia pugliese Semeraro. Grande tra le piccole, la Banca del Salento ha un ufficio a Londra ed è molto attiva soprattutto sul mercato dei titoli di Stato. In un'asta al rialzo con il SanPaolo di Torino, il Monte la paga 2.500 miliardi di lire, cui negli anni successivi bisognerà aggiungerne altrettanti per digerirla»;
si legge ancora nel blog: «Nel giro di un anno dall'operazione scoppia la grana "4 YOU" e "MY WAY", prodotti finanziari dell'ex Banca 121: un caso eclatante di risparmio tradito di cui Monte dei Paschi dovrà farsi carico rimborsando i sottoscrittori. Intanto il sistema bancario italiano non è più la foresta pietrificata degli anni '80 e '90. La legge Amato ha cambiato le regole e si è avviato un processo di consolidamento da cui il Monte giustamente non vuole essere tagliato fuori; Banca del Salento è poca cosa, per il salto di qualità ci vuole altro. Banche d'affari, studi legali, consulenti sono scatenate alla ricerca di prede e cacciatori, lavorano a piani industriali per fusioni "alla pari", propongono, a tutti possibili operazioni di aggregazione. Sono almeno tre i dossier che tra il 2003 e il 2006 vengono seriamente esaminati a Siena: 1) l'integrazione con SanPaolo-Imi; 2) la fusione con Capitalia prima dell'arrivo di Matteo Arpe; 3) la fusione con Bnl con il coinvolgimento degli spagnoli del BBVA attraverso un incrocio azionario con la Fondazione Mps. Nessuna delle tre opzioni va in porto. In tutti e tre i casi è determinante il terrore che la Fondazione Mps, governata da Comune e Provincia di Siena storicamente appannaggio della sinistra, possa perdere per un motivo o per l'altro il controllo della banca. Il 51% è il limite al di sotto del quale non si può scendere. Oggi per forza di cose questo tabù sembra destinato a cadere. Ma nei anni scorsi è stato il punto fermo intorno al quale hanno ruotato le strategie della banca che dal 2001 sono affidate a Mussari, prima come presidente della Fondazione (con un'operazione che scatenò un putiferio a livello nazionale ed ebbe il sapore di un regolamento di conti tutto interno ai Ds) e poi, dal 2006 fino ad oggi, come presidente della banca. Carica che nel 2010, anche grazie all'appoggio di Alessandro Profumo, lo porta anche alla presidenza dell'Associazione bancaria italiana. (...) La fusione con il SanPaolo metteva insieme banche dal dna molto simile, entrambe retail particolarmente forti nei rispettivi territori. "Torino era molto determinata e il progetto industriale era valido" racconta un consulente di allora. "Fu un tentativo serio. Ma il SanPaolo era di taglia più grande del Monte e l'operazione rischiava di mettere in minoranza la Fondazione senese. Perciò fu accantonata". Capitalia invece saltò soprattutto per paura di Cesare Geronzi. "Siena sarebbe rimasta in maggioranza perché la valutazione di Capitalia era bassissima e Geronzi, molto vulnerabile, era disposto per salvare il salvabile. Invece Mussari convinse i senesi che era un rischio troppo grosso mettersi in casa una personalità così forte e con indiscusse capacità relazionali, anche nel mondo politico, soprattutto di area cattolica. In realtà Geronzi era talmente debole (il legame con il governatore Fazio si era già rotto) che sarebbe stato disposto anche a mettersi da parte. Era un'operazione tutta italiana e Bankitalia l'avrebbe favorita". Infine Bnl. Ci furono tantissimi incontri, in Fondazione a Siena e a Madrid. Ma anche in questo caso non se ne fece nulla. L'incrocio azionario con il BBVA spaventava troppo Siena e in particolare il sindaco di allora, Cenni. Decisivo fu però il "no" della Banca d'Italia di Antonio Fazio che stava mettendo in piedi il matrimonio dell'istituto romano con la Unipol di Consorte. Anche questa operazione (da cui Mps era comunque fuori) non ebbe sèguito se non nelle aule dei tribunali, e Bnl finì nelle mani dei francesi di Bnp. Così il Monte è arrivato ad oggi. Tredici anni di "errori ed occasioni mancate" di cui Abn-Antonveneta è solo l'ultima tappa. Due acquisizioni che si sono rivelate disastrose, con logiche che poco avevano di economico. Le stesse che hanno portato a rinunciare ad operazioni che probabilmente avrebbero avuto più chance di successo anche perché avrebbero costretto la politica ad un ruolo di secondo piano, come accade nell'azionariato delle altre grandi banche in cui le fondazioni, ancora governate dai partiti, non hanno poteri di controllo. Fatta eccezione per Banca del Salento (voluta dal presidente Fabrizi e dal sindaco Piccini), tutto il resto è avvenuto con Mussari alla presidennza, prima della Fondazione poi della banca. Vedremo se il successore (qualche maligno pensa che l'indicazione di Profumo da parte di Mussari sia stata un gesto di riconoscenza per il sostegno ricevuto nel 2010 per conquistare la presidenza dell'Abi) riuscirà a dimostrare più autonomia dalla politica e maggiore abilità come banchiere. Intanto, oltre a tutto il resto, dovrà gestire la trattativa per il taglio del costo del lavoro, probabilmente con contratti di solidarietà per i 31mila dipendenti dell'istituto»;
sul sito di "Dagospia" del 13 marzo è riportato un articolo di Aldo Tani per "Il Corriere Fiorentino", dal titolo: "I sindacati Mps preparano lo sciopero e attaccano arrogance Profumo". Si legge: «Nel giorno in cui il titolo Monte dei Paschi ha ceduto a Milano il 4,96% a 0,38 euro, un ribasso sensibile, un altro scossone è arrivato dai sindacati (Dircredito, Fabi, Fiba Cisl, Cgil Fisac, Ugl Credito e Uilca). Ieri la presentazione della manifestazione a Siena dello sciopero nazionale di venerdì prossimo del personale della banca, con le sigle certe "di portare in piazza una parte consistente dei 25 mila lavoratori del Monte con pullman e auto da tutta Italia". Una dura risposta alle proposte del nuovo direttore generale Fabrizio Viola al Cda, che prevederebbero, in alternativa a tagli drastici, la riduzione di 1.500 lavoratori. E se Viola aveva dichiarato di impegnarsi perché i timori restassero infondati, i sindacati sottolineano: "Abbiamo riscontrato che la sua buona fede non sussisteva - ha affermato Carlo Magni della Uilca ci aveva rassicurato, sottolineando il valore delle relazioni industriali, poi ha portato in Cda una relazione sui tagli al personale". Avanti quindi con lo sciopero, di massa: "Migliaia di persone per una manifestazione senza paragoni rispetto ad altre di una sola banca. In piazza l'Italia, incluse persone con responsabilità manageriali: i grandi numeri delle assemblee, con migliaia di persone nei teatri fanno presupporre una grande partecipazione", secondo Cgil Fisac e Fiba Cisl. I sindacati respingono anche l'accusa di non aver evitato l'attuale situazione: "Se qualcuno ha fatto l'acquisizione di Antonveneta senza clausola di salvaguardia, costringendo Mps a due aumenti di capitale non è colpa nostra". Sul futuro (il 29 l'approvazione dei conti in Cda potrebbe svalutare gli avviamenti proprio su Antonveneta e Biverbanca) critiche anche sull'ipotesi di Alessandro Profumo come futuro presidente, perché autore in passato, secondo i sindacati, di "piani industriali sulle spalle dei lavoratori"»;
su "Il Sole-24 ore" del 2 febbraio 2012 si legge: «Il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo ha chiesto il rinvio a giudizio di Alessandro Profumo, ex ad di UniCredit, e di altre 19 persone per una presunta maxi frode fiscale da 245 milioni di euro realizzata attraverso l'operazione di finanza strutturata denominata Brontos. L'inchiesta "Brontos" riguarda una serie di operazioni che avrebbero permesso a UniCredit di pagare meno tasse. Sono 20 gli indagati, 17 tra manager ed ex manager del gruppo bancario italiano e tre dipendenti della banca inglese Barclays. La procura ipotizza il reato di dichiarazione fraudolenta aggravata da ostacolo alle indagini. Nel corso dell'inchiesta erano stati sequestrati 245 milioni di euro poi dissequestrati dal Riesame e adesso pende ricorso in Cassazione della procura di Milano. Secondo l'ipotesi formulata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, Unicredit avrebbe realizzato una serie di operazioni con società lussemburghesi di Barclays per mascherare utile, facendolo figurare come dividendi di operazioni finanziarie, quindi soggette a una aliquota fiscale più bassa. Profumo, in una nota, si dice "felice" del fatto che le vicende relative al caso Brontos "possano essere serenamente oggetto di giudizio", e certo che si dimostrerà "l'insussistenza del fatto e qualsivoglia mia pretesa personale responsabilita". Profumo, stando al capo di imputazione, avrebbe approvato la realizzazione dell'operazione Brontos, "apponendo la propria sigla sulle richieste di approvazione dell'investimento", il 1° marzo del 2007, il 9 aprile del 2008 e il 7 novembre del 2008. Secondo le indagini, l'istituto di credito avrebbe messo a bilancio dividendi invece che interessi, pagando in questo modo solo il 5% al fisco sui proventi, invece che il 100%. Nei mesi scorsi il pm aveva chiesto e ottenuto dal gip il sequestro di 245 milioni di euro, l'equivalente della presunta frode, a carico di Unicredit, con un provvedimento che non aveva precedenti. Il Tribunale del Riesame però, a fine novembre, aveva accolto il ricorso della banca e disposto il dissequestro della somma. Il pm ha impugnato la decisione del Riesame davanti alla Cassazione e l'udienza non è ancora stata fissata»,
si chiede di sapere:
se al Governo risulti che sia stata proprio l'acquisizione della banca Antonveneta, avallata dalla fondazione presieduta dall'attuale presidente dell'Associazione bancaria italiana avvocato Giuseppe Mussari e pagata circa il doppio del suo effettivo valore, ad indebolire il gruppo MPS ed a mettere a rischio migliaia di posti di lavoro;
se risulti che i tagli del personale deliberati dal nuovo direttore generale Fabrizio Viola, che hanno suscitato la dura reazione di tutte le organizzazioni sindacali dei lavoratori, non avrebbero potuto essere evitati da una sana e prudente gestione di una banca come MPS, il cui ferreo controllo da parte della fondazione, ha causato gravissimi danni ad una delle banche più antiche ed al suo territorio;
se risulti che la ventilata nomina di Alessandro Profumo al vertice della banca senese, sponsorizzata proprio dal presidente dell'Associazione bancaria italiana Giuseppe Mussari, sia controproducente per un istituto di credito che avrebbe bisogno di banchieri dal passato specchiato e se la richiesta di rinvio a giudizio non costituisca un titolo di merito per la nomina di banchieri alla testa di importanti banche;
quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare per restituire credibilità ad istituti di credito che a giudizio dell'interrogante non godono di alcuna fiducia agli occhi dei cittadini-consumatori-risparmiatori, specie nel delicato settore dei requisiti di onorabilità regolati dalle vigenti normative e dal testo unico bancario.
(4-07090)