Gianni Barbacetto per "il Fatto Quotidiano" del 9 marzo 2012 scrive sui titoli derivati in possesso della Regione Lombardia: «Oltre alle grane politiche e giudiziarie, Roberto Formigoni ha anche una bomba finanziaria pronta a esplodere sotto il suo nuovo Pirellone. Quella dei derivati della Regione Lombardia, di cui è presidente. Sono garantiti da obbligazioni che oggi sono molto vicine alla carta straccia: come i bond della Repubblica Greca (per oltre 153 milioni di euro), o quelli della Regione Lazio (per 97 milioni). Tutto ha inizio il 24 ottobre 2002, quando la Regione di Formigoni, per finanziarsi, emette un bond trentennale del valore complessivo di 1 miliardo di dollari. Le banche che fanno l'operazione, Merrill Lynch e Ubs, piazzano il bond ai risparmiatori, promettendo un buon interesse. In cambio, danno subito il miliardo alla Regione, che è tenuta a rimborsarlo alla scadenza, nel 2032. Chi s'indebita in questo modo, deve per legge accantonare negli anni un conto di garanzia (sinking fund). La Regione deve cioè riempire pian piano un salvadanaio in cui sono messi i soldi da rimborsare alla scadenza. Merrill Lynch e Ubs costituiscono il fondo e lo gestiscono con contratti derivati (amortizing currency swap). Ma che cosa ci hanno messo, nel salvadanaio da rompere nel 2032? Prodottini sicuri come i bond della Grecia, appunto, o, fino a qualche anno fa, della Regione Sicilia e perfino delle Ferrovie polacche. Secondo contratto, le banche intascano gli utili e le commissioni, la Regione si accolla i rischi: così se chi ha emesso i titoli non paga, è il Pirellone a dover metterci i soldi. Se la Grecia fallisce, è la Lombardia a pagare. Ora Formigoni sta cercando di trattare con Ubs per disfarsi almeno dei titoli greci (il governo ellenico ha proposto proprio in questi giorni di rimborsare i privati con l'80 per cento in meno del loro valore). Ma come finirà questa storia, iniziata male e continuata peggio? Già nel luglio 2009 la Procura di Milano aveva aperto un'inchiesta sui derivati di Formigoni, scoprendo che Merrill Lynch e Ubs avevano realizzato nel 2002, all'emissione del bond, un profitto illecito di oltre 95 milioni di euro. Il procuratore aggiunto Alfredo Robledo e il gruppo tutela mercati e capitali del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano hanno anche scoperto i consulenti occulti dell'operazione, i fratelli Maurizio e Gianpaolo Pavesi. Banche e Regione hanno sempre negato di averli coinvolti, ma nei computer di una loro collaboratrice sono state trovate due email che invitano a "ripulire" la posta elettronica ed "eliminare" i messaggi che riguardano i derivati lombardi e di tante altre amministrazioni italiane. Non solo: la società Achernar, basata a Dublino e riconducibile ai "Pavesi Brothers", si è certamente intascata quasi 1 milione di euro, dei 95 illecitamente trattenuti dalle banche. Poi la prescrizione ha fatto cadere l'accusa di truffa aggravata: nel maggio 2010 il pm ha chiesto l'archiviazione e l'inchiesta giudiziaria è morta. Ma resta il comportamento predatorio di banche e consulenti. E resta soprattutto la responsabilità politica di chi ha condotto l'operazione. Formigoni, dal 2002 a oggi, è sempre stato informato di tutto. Non si è però accorto di niente. Si mostra sempre estraneo ai pasticci che succedono in Regione: presidente a sua insaputa»;
su un articolo de "Il Sole-24ore" del 10 novembre 2009 si legge che: «Il bond della Grecia inserito nel sinking fund della Lombardia non è un titolo di Stato qualunque, ma un bond che la stessa Ubs aveva anni prima collocato per conto della Grecia. Nell'aprile del 2000 la Repubblica aveva infatti emesso un prestito obbligazionario da 200 milioni di euro con l'aiuto dell'allora Warburg Dillon Read (oggi diventata Ubs). Ebbene: la stessa Ubs due anni dopo ha deciso di mettere più della metà di quei 200 milioni nel sinking fund della Lombardia, che lei stessa ha creato. Così oggi ci si trova nel paradosso: Ubs ha realizzato i profitti (commissioni da Grecia e Lombardia) e la Regione italiana si trova i rischi»;
l'Assessore per le finanze della Regione Lombardia ha così replicato sempre a "il Fatto Quotidiano" del 9 marzo: «In relazione all'articolo "i derivati del Pirellone" pubblicato dal Suo giornale in data 8 marzo 2012, terrei a precisare quanto segue. Nel Sinking Fund del Bond Lombardia non sono presenti bond delle ferrovie polacche cosi come non si puo' sostenere che Regione Lombardia si accolli solo i rischi mentre gli utili e i vantaggi sono quelli delle banche, oppure che si possa perdere l'80 cento del valore dei 153 milioni di Bond presenti nel Sinking Fund a seguito dell'operazione di "private sector involvement" in corso in questi giorni. E' infatti chiarissimo nel contratto sottoscritto da Regione Lombardia che l'unico rischio a carico della Regione è legato esclusivamente ad una dichiarazione di default dello Stato greco. È ovvio che in quel caso la svalutazione dei titoli ellenici colpirebbe la Regione come tutti gli Stati, tutte le banche e tutti i privati possessori di obbligazioni greche. L'accenno poi all'iniziativa della magistratura milanese è costruito in modo tale da insinuare un coinvolgimento di Regione Lombardia mentre nell'indagine si parlava di una truffa ai danni della Regione ipotizzando responsabilità a carico delle banche e dei loro consulenti. È inaccettabile che tutta l'operazione obbligazionaria sia definita un "pasticcio" di cui dovrebbe assumersi la responsabilità politica il presidente Formigoni. Al contrario, i referti della Corte dei Conti, che a più riprese ha analizzato l'emissione, confermano che "Regione Lombardia ha realizzato un'operazione trasparente, rispettando tutte le regole e con tutte le autorizzazioni previste dalla legislazione vigente". La Corte, infatti, sottolinea che "sull'operazione posta in essere, il comportamento di Regione Lombardia appare improntato ad una sana e prudente gestione". Una prudenza testimoniata dal fatto che la Regione "ha previsto la possibilità di investire solo in titoli di primari stati appartenenti all'Unione Europea, ovvero di alcune regioni italiane o della Germania e, da ultimo, di alcune società quotate in borsa nelle quali lo Stato, al momento dell'emissione godeva di golden share". L'unica cosa inoppugnabile in questa vicenda è che, contrariamente a tante operazioni sui derivati avviate da enti pubblici italiani, fino ad oggi Regione Lombardia ha maturato un vantaggio nell'approvvigionamento del debito e non è si avventurata in nessuna speculazione o scommessa finanziaria per cercare di mettere toppe in bilanci claudicanti. Un bilancio, il nostro, che ha ottenuto dall'agenzia Moody's un rating superiore a quello dello Stato sovrano e migliore fra quelli di tutte le Regioni a statuto ordinario»;
il Presidente della Regione Roberto Formigoni, a margine della Mobility conference tenutasi a Milano, riferendosi ai bond greci inseriti nel portafoglio della Regione Lombardia, ha dichiarato: «Tutto è a posto anche nella peggiore delle ipotesi»;
su "Milano Finanza" del 6 febbraio si legge infatti: «"Ci sono istituzioni - ha spiegato Formigoni - che stanno peggio di noi. Il nostro è stato un investimento lungimirante che ci ha fatto guadagnare molto, come ha confermato la Corte dei Conti. C'è solo una piccola parte di esposizione sulla Grecia". Per ovviare a una possibile insolvenza da parte del Governo di Atene, nelle scorse settimane la Regione Lombardia ha provveduto a creare appositi accantonamenti a copertura dei derivati che la espongono sulla Grecia»,
si chiede di sapere:
se al Governo risulti a quanto ammonta l'esposizione della Regione Lombardia verso i titoli greci;
se risulti a quali gli strumenti finanziari corrispondono gli accantonamenti creati dalla Regione Lombardia a copertura dei derivati che espongono l'ente sulla Grecia;
se risultino i motivi per cui, sapendo che gli eventuali profitti vanno a qualcun altro, alle banche per l'appunto, si sia deciso di far correre alla Regione Lombardia il suddetto rischio.
(4-07089)