Allegato B
Testo predisposto per la dichiarazione di voto dal senatore Saia sui disegni di legge nn. 850 e 2058
Il Gruppo parlamentare di Coesione Nazionale annuncia voto favorevole alla ratifica della Convenzione penale sulla corruzione che l'Italia sottoscrisse, tra i primi firmatari, il 27 gennaio 1999 ed ora era unica, assieme alla Germania, a non aver ancora ratificato per l'esercizio effettivo delle sue norme.
Tale ratifica giunge dopo l'approvazione in quest'Aula del disegno di legge anticorruzione n. 2156, come approvato il 15 giugno dell'anno scorso. Un provvedimento che seguii con particolare attenzione assieme all'allora sottosegretario che rappresentava il Governo su questo provvedimento, il senatore Augello, provvedimento visto con grande favore dall'opinione pubblica come atto quanto mai necessario per garantire la vita sociale e civile di tutti noi. Speriamo che l'altro lato del Parlamento sia celere nell'approvazione dello stesso (disegno di legge n. 2156) che prevede un piano nazionale anticorruzione e altrettanto celere nella definitiva ratifica della Convenzione che ci accingiamo ad approvare.
Nel preambolo della Convenzione, abbiamo la sintesi dei motivi che hanno spinto i firmatari a volere questa Convenzione: perseguire, come priorità, una politica penale comune finalizzata alla protezione della società contro la corruzione; sottolineare che la corruzione rappresenta una minaccia per lo Stato di diritto, la democrazia e i diritti dell'uomo, minando i principi di buon governo, di equità e di giustizia sociale, falsando la concorrenza, ostacolando lo sviluppo economico; presupporre una cooperazione internazionale penale intensificata, rapida e adeguata in materia penale. Viene poi ricordato che già dal 1997 è attivo un Programma d'azione contro la corruzione e a Praga la Conferenza dei Ministri della giustizia europea raccomandò in particolare l'elaborazione di una Convenzione penale sulla corruzione che prevedesse l'incriminazione coordinata dei reati di corruzione, una cooperazione rafforzata nella repressione di tali reati e un meccanismo di controllo efficace aperto in ugual misura agli Stati membri e agli Stati non membri.
Nell'attesa di questa approvazione, si è comunque proceduto a far aderire l'Italia ai Paesi del Gruppo di Stati contro la Corruzione GRECO, tramite due rappresentanti titolari del Ministero della giustizia e due supplenti del Ministero della funzione pubblica, soggetto istituzionale nel quale è ospitata l'Autorità nazionale anticorruzione. Dal 30 giugno 2007 (con 9 anni di ritardo rispetto all'istituzione del GRECO), il Gruppo ha avviato tre cicli di valutazione, dove la politica di lavoro è quella di aiutarsi tutti assieme per giungere ad un'unica norma contro la corruzione, sia reprimendo i fenomeni corruttivi che aumentando la trasparenza e la partecipazione, dunque rendendo sempre più difficile che si annidi questo indegno fenomeno nella gestione sia della cosa pubblica che degli affari privati. Infatti, la Convenzione obbliga gli aderenti all'istituzione del reato di corruzione tra privati, finora assente nel nostro ordinamento.
Nel Capitolo II, dal pratico titolo "Provvedimenti da adottare a livello nazionale", articolo per articolo si forniscono indicazioni per legiferare o aggiornare la legislazione di ciascuna Nazione in relazione alla corruzione attiva e passiva di pubblici ufficiali nazionali (articoli 2 e 3), alla corruzione di membri di assemblee pubbliche nazionali (articolo 4), alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri (articolo 5), alla corruzione di membri di assemblee pubbliche straniere (articolo 6), alla corruzione attiva e passiva nel settore privato (articoli 7 e 8), e via dicendo per i funzionari e i politici internazionali, fino a disciplinare i reati in quanto a riciclaggio dei proventi dell'attività corruttiva. Si disciplinano poi le regole per la cooperazione internazionale nelle indagini e nei procedimenti che hanno a che fare con la corruzione.
Con una celere approvazione del provvedimento, la Repubblica italiana sarà vincolata all'accordo in un momento chiave poiché proprio il mese scorso è partito il terzo ciclo di monitoraggio sull'applicazione della Convenzione e sulle norme messe in campo per contrastare il fenomeno del finanziamento ai partiti, quello illecito naturalmente, ma con un attento esame anche al finanziamento lecito che non celi politiche di favoritismi mascherate dietro alla discrezionalità o ai rapporti fiduciari che spesso si hanno all'interno delle formazioni politiche e che regolarmente vede personaggi più o meno noti che, attraverso procedimenti leciti, riescono a servirsi e ad appropriarsi indebitamente delle risorse che sono destinate all'esercizio del potere democratico del popolo.
In attesa che vengano adottate le prescritte norme attraverso l'approvazione del disegno di legge anticorruzione ora alla Camera e l'effettivo avvio delle misure previste dal Piano nazionale anticorruzione che andrà ulteriormente riformato in virtù di quanto previsto anche da questa Convenzione e dalla Convenzione civile che ancora deve essere ratificata, il Gruppo Coesione Nazionale annuncia voto favorevole affinché diventi vincolante anche per l'Italia quanto previsto dalla Convenzione penale, già in vigore in 43 Paesi europei e non.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Chiti, Ciampi, Colombo, Cutrufo, Dell'Utri, Delogu, Pera, Scarpa Bonazza Buora e Zavoli.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: D'Ali', per attività della 13a Commissione permanente; Stiffoni, per attività del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sul'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione; Giaretta e Marcenaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Coronella, De Luca Vincenzo, De Toni, Negri e Piccioni, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo rifiuti; Casson, per partecipare ad una conferenza internazionale.
Commissioni permanenti, trasmissione di documenti
In data 12 marzo 2012, è stata trasmessa alla Presidenza una risoluzione della 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro), approvata nella seduta del 6 marzo 2012 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2009/65/CE concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative in materia di taluni organismi d'investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) e al direttiva 2011/61/UE sui gestori di fondi di investimento alternativi per quanto riguarda l'eccessivo affidamento ai rating del credito (COM (2011) 746 definitivo) e sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il Regolamento CE n. 1060/2009 relativo alle agenzie di rating del credito (COM (2011) 747 definitivo) (Doc. XVIII, n. 143).
Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, il predetto documento è stato trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Pinzger Manfred, Thaler Ausserhofer Helga
Modifiche al decreto legislativo 11 aprile 2011, n. 54 in materia di sicurezza dei giocattoli (3195)
(presentato in data 08/3/2012 ) ;
senatori Gallone Maria Alessandra, Saltamartini Filippo, Vicari Simona, Gasparri Maurizio, Compagna Luigi, Fluttero Andrea, Quagliariello Gaetano, De Eccher Cristano, Piccioni Lorenzo, Zanoletti Tomaso, Malan Lucio, Camber Giulio
Istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime del dovere (3196)
(presentato in data 09/3/2012 ) ;
senatori Poretti Donatella, Perduca Marco
Abrogazione delle disposizioni della legge 5 dicembre 2005, n. 251 ispirate al criterio della "colpa d'autore" (3197)
(presentato in data 12/3/2012 ) ;
senatori Casson Felice, Ferrante Francesco, Filippi Marco, Garraffa Costantino, Mazzuconi Daniela, Monaco Francesco
Ratifica ed esecuzione della Convenzione sugli inquinanti organici persistenti (POPs), firmata a Stoccolma il 22 maggio 2001 (3198)
(presentato in data 13/3/2012 ) ;
senatore Astore Giuseppe
Norme sui partiti politici in attuazione dell'articolo 49 della Costituzione e sul rimborso delle spese per competizioni elettorali (3199)
(presentato in data 13/3/2012 ) ;
senatori Pinzger Manfred, Thaler Ausserhofer Helga
Disposizioni in materia di sostegno alla spesa turistica delle famiglie (3200)
(presentato in data 14/3/2012 ) ;
senatori Pinzger Manfred, Thaler Ausserhofer Helga
Modifiche all'articolo 5 del decreto legge n. 78 del 2009, in materia di Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini. (3201)
(presentato in data 14/3/2012 ) ;
senatori Pinzger Manfred, Thaler Ausserhofer Helga
Disposizioni in materia di commenti diffamatori su internet (3202)
(presentato in data 14/3/2012 ) ;
senatori Rutelli Francesco, De Angelis Candido, Baio Emanuela, Bruno Franco, Baldassarri Mario, Contini Barbara, De Luca Cristina, Digilio Egidio, Germontani Maria Ida, Milana Riccardo, Molinari Claudio, Russo Giacinto, Strano Nino, Valditara Giuseppe
Norme per il controllo del finanziamento ai partiti (3203)
(presentato in data 14/3/2012 ) .
Disegni di legge, presentazione di relazioni
A nome della 1ª Commissione permanente Aff. cost.:
in data 14/03/2012 i senatori Francesco Sanna e Ferruccio Saro hanno presentato la relazione unica 3073 e 2962-A sui disegni di legge costituzionali:
Sen. Bianco Enzo
"Modifica allo Statuto della Regione siciliana approvato con regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455,
convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, in materia di riduzione dei membri dell'Assemblea
regionale" (2962);
D'iniziativa della Regione Sicilia
"Modifiche all'articolo 3 dello Statuto della Regione siciliana, in materia di riduzione dei deputati dell'Assemblea
regionale siciliana. Disposizioni transitorie" (3073).
in data 14/03/2012 i senatori Francesco Sanna e Ferruccio Saro hanno presentato la relazione unica 3057 e 2963-A sui disegni di legge costituzionali:
- Sen. Pegorer Carlo ed altri
" Modifica all'articolo 13 dello Statuto speciale della regione Friuli - Venezia Giulia, approvato con legge
costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, in materia di ridefinizione del numero dei componenti del Consiglio
regionale " (2963);
D'iniziativa della Regione Friuli-Venezia Giulia
"Modifica dell'articolo 13 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione
Friuli-Venezia Giulia)" (3057);
in data 14/03/2012 i senatori Francesco Sanna e Ferruccio Saro hanno presentato la relazione unica 2923 e 2991-A sui disegni di legge costituzionali:
Sen. Sanna Francesco ed altri
"Modifica degli articoli 15 e 16 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26
febbraio 1948, n. 3, in materia di composizione ed elezione del Consiglio regionale" (2923);
D'iniziativa della Regione Sardegna
"Modifica all'articolo 16 dello Statuto speciale per la Sardegna, approvato con legge costituzionale 26 febbraio
1948, n. 3, concernente la composizione del Consiglio regionale" (2991).
A nome della 13ª Commissione permanente Ambiente
in data 14/03/2012 il senatore D'Ali' Antonio ha presentato la relazione 2472-C sul disegno di legge:
"Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani" (2472-B)
S.2472 approvato dal Senato della Repubblica
C.4290 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (TU con C.3465).
Autorità per l'energia elettrica e il gas, trasmissione di documenti
Il Presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, con lettera in data 1° marzo 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 12, della legge 23 agosto 2004, n. 239, come modificato dall'articolo 28, comma 2, della legge 23 luglio 2009, n. 99, la relazione sullo stato del mercato dell'energia elettrica e del gas naturale e sullo stato di utilizzo ed integrazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, relativa all'anno 2011 con aggiornamenti a febbraio 2012.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a e 13a Commissione permanente (Doc. CCXXV, n. 3).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore Alicata ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02709 dei senatori Lauro ed altri.
Mozioni
BUTTI, RUSCONI, ROSSI Paolo, GALLONE, COLLI, GAMBA, SERAFINI Giancarlo, SCIASCIA, TOMASSINI - Il Senato,
premesso che i rapporti politici tra Italia e Confederazione elvetica sono caratterizzati da storici vincoli di amicizia e collaborazione;
considerato che:
sono quasi 48.000 gli italiani, di cui la maggior parte provenienti dalle province di Varese (circa 26.000) e Como (20.000 circa), che ogni giorno varcano la frontiera per recarsi a lavorare in Svizzera e che costituiscono una risorsa fondamentale per l'economia dei cantoni Ticino, Vallese e Grigioni;
la presenza di un così consistente numero di lavoratori frontalieri impiegati in Svizzera ha indotto l'Italia e la Confederazione elvetica a stipulare numerosi accordi bilaterali per regolare varie questioni riguardanti, tra l'altro, la previdenza sociale, l'imposizione fiscale, l'indennità di disoccupazione;
tra questi trattati, una posizione di rilievo è ricoperta dall'accordo del 3 ottobre 1974 relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei comuni italiani di confine; in conformità a tale convenzione la Svizzera ristorna ai comuni italiani che ne hanno diritto una consistente quota (attualmente il 38,8 per cento) delle imposte fiscali riscosse alla fonte sulle retribuzioni dei lavoratori frontalieri;
il meccanismo del ristorno prevede che una percentuale delle imposte pagate dai lavoratori frontalieri in Svizzera venga restituita dal Governo elvetico all'Italia, per finire un anno e mezzo dopo nelle casse dei Comuni di provenienza dei lavoratori stessi. Non si tratta di cifre esorbitanti, il gettito totale dei ristorni ammonta a 54 milioni di euro all'anno, ridistribuiti tra 400 Comuni di confine da cui provengono i lavoratori frontalieri. Per 90 di questi Comuni i ristorni rappresentano una quota superiore al 20 per cento del bilancio comunale, spesso anche molto di più. Una cifra irrinunciabile, senza la quale i sindaci hanno già annunciato di rischiare di dover chiudere i battenti delle amministrazioni, non potendo più pagare i servizi;
già lo scorso anno, il Governo del Canton Ticino ha disposto il blocco di metà delle imposte dovute all'Italia;
a causa di detto blocco i Comuni potranno contare solo su metà dei trasferimenti relativi all'anno 2010;
la mancanza di accordi in tal senso potrebbe far aggravare ulteriormente le relazioni fra il Canton Ticino e l'Italia nonché le finanze dei Comuni e dei lavoratori transfrontalieri;
tenuto conto che:
in data 7 giugno 2011 la Camera dei deputati ha approvato una mozione (1-00648) in cui il Governo si impegnava "ad intraprendere le necessarie iniziative con il Governo della Confederazione elvetica al fine di riaprire un proficuo dialogo sulle tematiche fiscali a tutela delle migliaia di lavoratori frontalieri che ogni giorno si recano in Svizzera per lavorare onestamente (...); a riprendere al più presto il negoziato sulla nuova convenzione fiscale per evitare le doppie imposizioni ; (...) a porre in essere tutte le misure idonee per scongiurare la rinegoziazione degli accordi già esistenti tra Italia e Confederazione elvetica in tema di ristorni fiscali ai comuni di frontiera";
nelle ultime settimane, hanno destato molta preoccupazione le dichiarazioni di un autorevole esponente del Consiglio regionale della Lombardia secondo cui si starebbe lavorando ad un accordo con il governo ticinese, che prevedrebbe l'utilizzo di una quota di ristorni frontalieri da parte della Regione Lombardia per progetti di mobilità tra Canton Ticino e Italia;
il Presidente del Consiglio dei ministri Monti in realtà ha in più occasioni messo in evidenza gli aspetti critici degli accordi bilaterali tedeschi e inglesi con la Svizzera a rischio di procedura d'infrazione comunitaria, dichiarando pertanto l'intenzione del Governo a non procedere in tal senso;
è notizia di questi giorni che la Commissione europea ha chiesto formalmente alla presidenza danese dell'Unione europea un mandato per aprire i negoziati con i Paesi terzi e in particolare con la Svizzera per un accordo sulle cosiddette misure equivalenti per il trattamento fiscale dei redditi da risparmio dei non residenti;
nella giornata di lunedì 12 marzo 2011 la Camera bassa del Parlamento di Berna ha accolto quasi all'unanimità una proposta della delegazione ticinese tendente alla riduzione della percentuale dei ristorni da versare all'Italia; il Consiglio nazionale ha indicato nel 12,5 per cento la quota parte da stornare ai Comuni italiani, un terzo dell'attuale 38,8 per cento; la stessa iniziativa dovrà essere votata dalla Camera alta elvetica, con ulteriori pesantissime conseguenze per le casse dei Comuni italiani di confine,
impegna il Governo:
ad intraprendere le necessarie iniziative presso le competenti autorità dell'Unione europea, per giungere ad una regolamentazione dei rapporti tra Unione europea e Paesi terzi, ed in particolare con la Confederazione elvetica, relativamente alle doppie imposizioni fiscali, a tutela delle migliaia di lavoratori frontalieri che ogni giorno si recano in Svizzera per lavorare onestamente;
a porre in essere nelle sedi che riterrà più opportune, anche internazionali, ogni iniziativa utile a concordare l'entità dei ristorni ai Comuni di frontiera adeguandoli al principio di reciprocità.
(1-00584)
Interpellanze
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
domenica 20 novembre 2011, "Il Sole-24 ore" pubblica un articolo dal titolo: "Attraverso San Marino passato un milione, Di Lernia, Enav", in cui si legge: «La collaborazione di Tommaso Di Lernia e di Lorenzo Cola coi giudici che indagano sullo scandalo Enav sta producendo una mole di notizie, anche riguardanti la Repubblica di San Marino le cui banche avrebbero visto transitare somme ben più importanti di quella finora emersa (200.000 euro) attraverso Banca Commerciale Sammarinese. Di Lernia in un'intervista a Report ha parlato di almeno 6 milioni destinati alla politica e a manager di Enav. Un milione circa - dice - attraverso triangolazioni tra due sue società cipriote e San Marino lo avrebbe pagato in contanti lui stesso a quattro manager Enav (Raffaello Rizzo, Fabio Milioni, Antonio Serafini e Gianpaolo Pinna) indagati, a vario titolo, per false fatturazioni e corruzione. Di Lernia ha detto di avere pagato di persona Naro» ed un parlamentare del Pdl. «Il 27 luglio l'imprenditore ha aggiunto di aver saputo di un interesse del ministro delle Infrastrutture nell'affidamento di consulenze Enav alla Optomatica "in quanto tale società avrebbe finanziato una fondazione che a lui faceva capo". Anche per far luce su questo ieri i carabinieri del Ros e i finanzieri del Nucleo tributario hanno perquisito la sede dell'Enav e delle abitazioni dei dirigenti indagati»;
in un articolo pubblicato su "Libertas", giornale sammarinese in data 4 febbraio dal titolo:"Sequestri a San Marino, scandalo Enav. Tommaso di Lernia aveva detto il vero", si legge che: «Secondo gli avvocati Mario Murano e Natale Perri, legali di Tommaso di Lernia, coinvolto nell'indagine Enav, con collegamenti anche a San Marino, gli ultimi accadimenti - sequestri di beni di Bruno Nieddu, Raffaello Rizzo e Ilario Floresta - confermerebbero le deposizioni del loro assistito che sta collaborando con i magistrati (Pm, Paolo Ielo; i Gip, Anna Maria Fattori). Il recente sequestro preventivo non rappresenta altro che un ulteriore riscontro inoppugnabile alle dichiarazioni di Tommaso Di Lernia, la cui attendibilità ed il cui complessivo comportamento di fronte all'Autorità Giudiziaria, ispirati alla massima correttezza sin dall'inizio dell'inchiesta, non potranno più essere messi seriamente in discussione da alcuno degli indagati»;
i rapporti e gli intrecci tra San Marino e l'Italia, messi in luce anche dall'atto di sindacato ispettivo 2-00441, riguardanti le nomine alla Banca centrale di San Marino di due personaggi, Mario Giannini ed il professor Renato Clarizia, transitati presso lo studio Gemma e Finproject azionista di Fingestus che ha avuto rapporti intensi con Banca commerciale sammarinese, recentemente sottoposta a liquidazione coatta amministrativa (cioè in amministrazione straordinaria). Al riguardo, in un articolo di "Libertas" del 18 febbraio si legge: «Per almeno un mese e mezzo il liquidatore della Bcs, è stato Sergio Gemma, commercialista con solide sponde romane. Chi è Gemma? È il professionista che assieme a Renato Clarizia (attuale Presidente di Banca Centrale di San Marino), ha evitato che la Fingestus finisse in liquidazione coatta amministrativa. Un intreccio di persone, luoghi e inchieste per molti versi intrigante»;
secondo un articolo del 28 febbraio del "Corriere Romagna San Marino" (citato nell'interpellanza 2-00441) Karnak sarebbe legata a doppio filo al presidente di Banca centrale: «dopo la consulenza di Renato Clarizia per la Fingestus (finanziaria di Marco Bianchini al centro dell'inchiesta Criminal Minds), ora nascono polemiche anche sul rapporto professionale del fratello di Clarizia, il noto esperto di diritto amministrativo Angelo, direttamente per Karnak. Il presidente si difende: "Nessun mistero, siamo avvocati: chi mi aveva contattato all'epoca per assumere la presidenza di Banca centrale era ben informato dei miei incarichi. Il governo sapeva: tutto il resto è una querelle politica nella quale non voglio entrare". Da una parte, quindi, Marco Bianchini arrestato per corruzione e tentata estorsione, e proprietario di Karnak; dall'altra i due fratelli avvocati, consulenti l'uno della finanziaria di Bianchini, l'altro della sua più importante impresa. Per il presidente dell'organo di vigilanza finanziaria, non contano le persone ma i fatti, ossia gli sforzi messi in campo da Banca centrale da quando lui è alla presidenza. Per questo, ha chiesto lui stesso di essere ascoltato in commissione finanze. Ma alle prime polemiche circa il suo legame con Bianchini, il numero uno di via del Voltone aveva risposto chiarendo di non avere avuto rapporti diretti con Karnak e il suo proprietario. Lui no, infatti. "Mio fratello Angelo è avvocato in Italia di Karnak, lo è sempre stato, non è un mistero - risponde a tono dal suo studio legale a Roma, il presidente Clarizia -: ma non c'entra col mio incarico alla Banca centrale. I tempi non sono concomitanti, e poi Fingestus è in liquidazione"»;
per quanto risulta all'interpellante, tra i tre commissari nominati alla Valtur, il 18 ottobre 2011, dal ministro Paolo Romani, oltre a Daniele Discepolo, Stefano Coen (professionista tenuto in ottima considerazione da Gianni Letta), spunta Andrea Gemma, parente di quel Sergio Gemma che fino al 2002 era stato presidente del collegio sindacale della stessa Valtur;
considerato che un articolo di Mario Gereveni per il "Corriere della sera" del 14 marzo 2012, dal titolo: "Il Tesoro nascosto di san Marino: quei capolavori in 150 cassette", getta ulteriori ombre sul Titano: «I gendarmi spediti dal giudice di San Marino, Rita Vannucci, per una perquisizione hanno aperto una botola ben camuffata, infilato la ripida scalinata e si sono trovati in un caveau sotterraneo con tre casseforti e 150 cassette di sicurezza. Eppure non era la sede di un banca. Era un istituto di vigilanza privato di San Marino. Altra indagine sempre per sospetto riciclaggio: gli uomini della gendarmeria piombano negli uffici della Fin Project, una finanziaria. Svuotano armadi, sequestrano pc, aprono e «ripuliscono» 140 cassette di sicurezza. Ora 170 scatoloni giacciono piantonati negli uffici giudiziari. Comprese le carte su cui era stato eccepito il segreto di Stato libico. Nel frattempo dal caveau di una banca del Titano è spuntato un crocifisso ligneo di Michelangelo. Sarà vero? E ieri l'annuncio: ci sono anche opere di Raffaello, Matisse, Picasso. Tanto basta per chiedersi: quanti misteri nascondono le cassette di San Marino? (...) Ad accendere la miccia è stato, a fine gennaio, un articolo di David Oddone sul quotidiano L'Informazione di San Marino. Si parlava dei caveau delle agenzie di sicurezza e delle blande norme antiriciclaggio. A quel punto si alzano le antenne del più importante magistrato inquirente, Rita Vannucci. Parte la "caccia" alle cassette in odore di riciclaggio. E si arriva alla Cio, agenzia di sicurezza dell'investigatore privato Salvatore Vargiu, ex carabiniere, arrestato nell'ambito di un'inchiesta ("Criminal Minds") per estorsione, corruzione, ricettazione. È la perquisizione della botola. In una cassetta viene trovata la prova della corruzione di un sottufficiale della Gdf. (...) La finanziaria Fin Project noleggiava 140 cassette di sicurezza ma su tre di esse Gianluca Bruscoli ha opposto nientemeno che il segreto di Stato libico. Bruscoli oltre che socio e amministratore è anche consigliere d'ambasciata in Libia per San Marino. Con passaporto diplomatico, ovviamente. Il libico Mohamed Kankun è in affari con Bruscoli e Fin Project. Insomma tra Libia e Fin Project c'è effettivamente una rete di relazioni ben oliate. Sta di fatto che la storia del segreto di Stato non funziona e le tre cassette, intestate a un russo (prestanome?) vengono aperte. Il contenuto è ancora da visionare. come quello delle altre, trovate "occupate". Però filtrano indiscrezioni piuttosto intriganti: non ci sarebbero soldi ma soprattutto carte. Ovvero contratti, carteggi riservati. E quasi tutti di italiani, dalle Marche fino arrivare a Roma. Fin Project sarebbe stata utilizzata per il transito di tangenti Enav. (...) L'ultima scoperta in ordine di tempo è il presunto tesoro d'arte riemerso da una cassetta della Euro Commercial Bank. È il patrimonio del defunto (2006) conte Giacomo Maria Ugolini, destinato alla sua Fondazione (chiusa) e al suo braccio destro, Angelo Boccardelli (in carcere a Viterbo). Nel caveau sammarinese il tesoro è stato nascosto da un amico del conte Giorgio Hugo Balestrieri, residente in Usa, ex ufficiale di Marina, massone e piduista dichiarato, ricercato per riciclaggio dalla Procura di Reggio Calabria. balestrieri ha ordinato l'apertura della cassetta. Il contenuto è stato immediatamente sequestrato: sospetto riciclaggio. E ieri con l'arrivo da Roma e Bologna dei carabinieri del nucleo patrimonio artistico (segno di una sempre più stretta collaborazione tra Italia e San Marino) è stato fatto l'inventario. Risultato: il già noto crocifisso ligneo di Michelangelo, più un disegno (tecniche di prova) che raffigurerebbe i capitelli poi riportati nella Cappella Sistina; un disegno di Raffaello; poi disegni anche di Matisse e Picasso. Veri o falsi? Provenienza lecita o illecita? Si vedrà»,
si chiede di sapere:
se al Governo risulti che all'interno della Repubblica di San Marino operino professionisti italiani facenti parte di ben note cricche, per facilitare il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite dentro gli istituti bancari con il favore della Banca centrale ed il coinvolgimento diretto dei suoi massimi rappresentanti;
se ritenga che anche il frutto di loschi affari e di tangenti corrisposte da alcune grandi imprese italiane siano dissimulati all'interno delle banche di San Marino, come aveva affermato Tommaso Di Lernia in un'intervista a "Report" che aveva parlato di almeno 6 milioni destinati alla politica e a manager di Enav, tramite triangolazioni tra due sue società cipriote e San Marino, che sarebbero state pagate in contanti dallo stesso Di Lernia a quattro manager Enav (Raffaello Rizzo, Fabio Milioni, Antonio Serafini e Gianpaolo Pinna) indagati, a vario titolo, per false fatturazioni e corruzione;
se risulti che nell'inchiesta penale disposta dalla gendarmeria sanmarinese, che coinvolge un istituto di vigilanza privato gestito da un ex carabiniere, caveau sotterranei con 150 cassette di sicurezza, con quadri di Raffaello e Picasso nascosti nelle casseforti, prestanomi russi, segreti di stato libici ed il tesoro nascosto da Hugo Balestrieri, ex ufficiale di Marina massone e piduista ricercato per riciclaggio dalla Procura di Reggio Calabria, non siano coinvolti anche altri nomi eccellenti ed altri imprenditori, banchieri, avvocati italiani;
quali misure urgenti di competenza intenda attivare per fare piena luce su quanto esposto al fine di interrompere questo sistema di cricche e faccendieri che calpestano il diritto per perseguire i loro esclusivi interessi a danno dei cittadini onesti.
(2-00442)
Interrogazioni
PINOTTI, PASSONI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
Finmeccanica è il primo gruppo italiano nel settore dell'alta tecnologia, opera in Italia e all'estero attraverso società controllate e joint ventures, per un totale consolidato di oltre 70.000 addetti. Svolge un ruolo di primo piano nell'industria europea dell'aerospazio e difesa e vanta asset produttivi e competenze di grande rilievo nei settori trasporti ed energia;
lo scenario del mercato internazionale indica che i Governi delle economie avanzate stanno decisamente riducendo gli investimenti della difesa, mentre gli Stati emergenti, con la loro crescita, stanno aumentando i loro budget nel settore. Alcuni temi quali la sicurezza, l'ambiente, i trasporti e l'energia stanno invece diventando prioritari negli investimenti delle economie avanzate;
il gruppo Finmeccanica nel mese di febbraio 2012 ha confermato con una nota l'obiettivo di dismettere attività per circa un miliardo di euro al fine di rafforzare la propria struttura patrimoniale;
su questa intenzione tutti i sindacati hanno espresso massima preoccupazione. In particolare si paventa che la holding venda a potenziali soggetti finanziari o industriali stranieri la rimanente quota (55 per cento) di Ansaldo energia detenuta da Finmeccanica (il 45 per cento del pacchetto azionario è stato ceduto nel giugno 2011 al fondo americano First Reserve, liquidità che è stata utilizzata per migliorare i conti economico-finanziari e non per investimenti industriali nell'azienda stessa) e si teme la dismissione di Ansaldo STS e Ansaldo Breda;
queste aziende sono un patrimonio di competenze e professionalità;
riguardo ad Ansaldo energia si può rilevare che l'andamento degli ordinativi 2011 è positivo, migliore di quello del 2010, e per il mercato dell'energia è confermato un trend di crescita del 5 per cento all'anno per i prossimi 20 anni;
per Ansaldo STS il volume dei ricavi è cresciuto, con un portafoglio ordini complessivo in aumento, e una previsione di andamento del business positivo;
considerato che:
sarebbe sbagliato che la più grande holding industriale pubblica concentrasse la sua attività su un unico core business, quello della difesa;
energia e trasporti sono due settori strategici per il sistema Paese, oltre ad attività industriali fondamentali nella vocazione manifatturiera di alta fascia tecnologica;
il Governo detiene una quota rilevante del pacchetto azionario di Finmeccanica ed è quindi titolato ad esercitare un ruolo nella politica industriale del gruppo. Si potrebbe, per il problema specifico, favorire l'intervento finanziario del Fondo strategico italiano controllato dalla Cassa depositi e prestiti,
si chiede di sapere come il Governo intenda salvaguardare questo patrimonio industriale, garantendo la titolarità e il controllo nazionale di questi settori.
(3-02728)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
DE FEO, COLLI, LANNUTTI, BARELLI, DE ECCHER, STRANO, SPADONI URBANI, LEONI, BALBONI, SPEZIALI, LATRONICO, SARRO, ALBERTI CASELLATI, GALLONE, GIULIANO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
la Regione Lazio, nel mese di giugno 2011, dopo aver ufficialmente aperto l'emergenza rifiuti che ha portato alla nomina a commissario del prefetto, a seguito della necessità di chiudere definitivamente Malagrotta, ha individuato alcuni siti alternativi ove collocare la nuova discarica;
l'analisi ha individuato, tra gli altri, il sito di Corcolle, ai confini tra il Comune di Roma e quello di Tivoli, nelle adiacenze di villa Adriana, residenza dell'imperatore romano, dal 1999 dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'umanità;
il sito, in particolare, si trova nell'agro romano antico, a 700 metri dal limite della fascia di rispetto di villa Adriana, in un territorio ricco di resti monumentali romani e nelle immediate vicinanze del borgo medioevale di San Vittorino e del castello di Corcolle;
l'Unesco, che ha già espresso forte preoccupazione all'Italia e attende una relazione riguardo al progetto di discarica, ha paventato la revoca del prezioso sigillo di "patrimonio dell'umanità";
il caso è stato messo all'ordine del giorno e sarà discusso alla prossima riunione che si svolgerà a giugno 2012 a San Pietroburgo;
detto progetto, se confermato, non solo potrebbe portare alla cancellazione di Corcolle-villa Adriana dai siti dell'Unesco, ma, soprattutto, potrebbe distruggere una delle zone paesaggistiche e archeologiche più importanti del mondo;
premesso, inoltre, che:
l'area prescelta, essendo ricca di persistenze monumentali e archeologiche, ha richiesto una specifica normativa di tutela e gestione del territorio (Carta dell'agro, Carta per la qualità, Piano regolatore generale di Roma, Piano territoriale e paesistico della Regione Lazio, vincoli ex decreto legislativo n. 42 del 2004) contenente una serie di indicazioni miranti alla salvaguardia dei valori dell'area;
tutta la zona, quindi, è sottoposta a vincolo di tutela archeologica e al rispetto delle emergenze monumentali;
l'area prescelta, inoltre, confina con un fiumiciattolo noto alle popolazioni locali per rare ma altrettanto devastanti piene torrentizie ed è ricca di falde acquifere localizzate pochi metri appena sotto la superficie;
la presenza delle falde acquifere in un'area altamente permeabile esporrebbe a gravi rischi di contaminazione da liquami l'acqua potabile di Roma;
considerato che il Consiglio superiore dei beni culturali ha espresso parere negativo dichiarando la propria contrarietà alla realizzazione della discarica e sottolineando la necessità che il progetto venga sottoposto all'esame degli organi tecnici del Ministero per le valutazioni di competenza obbligatorie come indicato dal decreto legislativo n. 42 del 2004, articolo 146;
preso atto che la realizzazione della discarica a Corcolle comporterebbe, inoltre, un intervento su un patrimonio culturale e paesaggistico di valenza mondiale che come tale è stato oggetto di un accordo internazionale che obbliga lo Stato italiano alla sua tutela e alla sua conservazione,
si chiede di sapere:
se risulti depositato il progetto per la realizzazione della discarica di Corcolle;
quali siano i motivi per i quali le previsioni di legge del decreto legislativo n. 42 del 2004 non siano state rispettate e per responsabilità di chi;
se il Ministro in indirizzo ritenga di intervenire, nei modi e con i mezzi che riterrà più idonei, al fine di impedire che con la realizzazione della discarica a Corcolle si realizzi uno scempio ambientale e culturale di sicuro discredito per il nostro Paese.
(3-02727)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
a partire dal 1999 molti Comuni hanno sostituito la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU) con la tariffa di igiene ambientale (TIA), come definito dall'art. 49 del decreto legislativo n. 22 del 1997 (il cosiddetto decreto Ronchi) e dal decreto del Presidente della Repubblica n. 158 del 1999;
le principali differenze tra TARSU e TIA riguardano: 1) il calcolo del contributo che, nel caso della TARSU, è effettuato sulla base dei metri quadrati del proprio immobile (con una riduzione nel caso si viva da soli), nel caso della TIA, invece, la tariffa è determinata da una quota fissa del servizio, ai quali si aggiunge una componente variabile legata al numero dei componenti del nucleo familiare, e calcolata, cioè, in base ai rifiuti effettivamente prodotti, e in effetti così non è stato; 2) un'evoluzione positiva, specialmente in alcune realtà, tesa ad incentivare sempre più la raccolta differenziata ed i comportamenti delle utenze finalizzati a ridurre i rifiuti alla fonte, a massimizzare il recupero ed a minimizzare il ricorso alla discarica;
con il passaggio da "tassa" a "tariffa", i Comuni dove ciò è avvenuto hanno applicato su quest'ultima l'IVA al 10 per cento;
nonostante la sentenza della Corte costituzionale del luglio 2009, la maggior parte dei Comuni coinvolti continuano tuttora ad applicare impropriamente l'IVA;
la Cassazione, con la sentenza dell'8 marzo 2012, n. 3756, ha confermato definitivamente l'illegittimità dell'IVA sulla TIA;
la sentenza smentisce e censura il comportamento del Governo precedente, che aveva cercato di aggirare 17 milioni di cittadini interessati, declinando le proprie responsabilità ed ostinandosi a non dare applicazione ad una sentenza della alta Corte costituzionale (n. 238/09) che ha stabilito che la TIA è una tassa e non una tariffa, pertanto sulla stessa non è applicabile l'IVA del 10 per cento;
il Governo aveva cercato di aggirare la questione con una circolare n. 3/2010 del Ministero dell'economia e delle finanze e con il decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, "cambiando" nome alla TIA da tariffa di igiene ambientale TIA 1 in tariffa integrata ambientale TIA 2, etichettandola come prestazione di servizio su cui è applicabile l'IVA. Ovvero ne aveva cambiato solo il nome senza cambiare la sostanza. Mancando però il regolamento attuativo per la nuova TIA 2 il Governo aveva stabilito che ad essa andasse applicato il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 1999 della TIA 1, sulla quale l'IVA è stata dichiarata illegittima,
si chiede di sapere quali urgenti iniziative intenda adottare il Governo al fine di dare piena applicazione alle sentenze della Corte costituzionale e della Cassazione, restituendo l'IVA pagata indebitamente da milioni di cittadini attraverso uno storno sulle future bollette o consentendo la detrazione dell'importo non dovuto nelle dichiarazioni dei redditi.
(4-07086)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
l'articolo di Francesco Merlo dell'8 marzo 2012 su "la Repubblica" sferra una critica serrata al Ministro per i beni e le attività culturali Lorenzo Ornaghi. Con un'antologia di esempi accusa Ornaghi di incompetenza e inattività nella gestione delle emergenze e di non avere polso fermo nella gestione del Ministero;
si legge infatti: «Al ministero chiamano Lorenzo Ornaghi "professore Ponzio" e non solo perché ha governato, almeno sino ad oggi lavandosene le mani, la più scandalosa delle emergenze, i Beni Culturali, immenso e immensamente malandato patrimonio dell'identità italiana. Ma anche perché "siamo ai piedi di Pilato" è la realistica e simpatica espressione popolare ed evangelica che egli stesso usò con i colleghi della Cattolica quando seppe che non gli avrebbero dato la Pubblica Istruzione. Vi entrò dunque da "tecnico serio, ma senza competenza" mi dice una imprenditrice veneta del restauro. E infatti "non so cosa significa Beni Culturali" confessò il giorno del giuramento al Quirinale. Lo sfogo fu preso come scaramanzia e come viatico, un cuscinetto di ironia tra se e sé, e uno spazio di libertà tra sé e quel difficile mondo sottosopra. Professore di Scienza della Politica e Rettore magnifico di lunga esperienza, Ornaghi era infatti molto bene attrezzato a studiare, capire e affrontare, e con nuovi codici magari, i Beni Culturali (...). Ornaghi sembrava persino finalmente libero dalla politica politicante, come fu soltanto il rimpianto Alberto Ronchey tanti anni fa. E dunque sembrava perfetto per una legge quadro sull'architettura, per una nuova normativa sul cinema, per una ristrutturazione della lirica, per mettere a punto un piano di guerra che, come quello di Befera contro gli evasori, scovi e insegua uno per uno i tombaroli che da Cerveteri ad Aidone, da Palestrina ad Aquileia rovinano le nostre rovine e derubano gli italiani. "Forza Ornaghi!" pensammo dunque quando lo nominarono. E invece: chi l'ha visto? (...) È insomma molto attivo nella militanza ciellina, ma non ha preparato piani di riscossa per Pompei dove continuano quei minicrolli che sono la rivolta delle pietre contro l'incuria che viene certo da lontano (...). Il progetto Pompei coinvolge almeno tre ministri (anche gli Interni, in funzione anticamorra) perché l'Europa ci chiede garanzie per il finanziamento già stanziato e mai erogato di 105 milioni. Ma Pompei è come lo spread, è un impegno che il nostro ministro deve prendere con il mondo, simbolicamente lì è l'Italia intera che rischia il default. Per un ministro dei Beni Culturali che ama il suo Paese, Pompei è il Luogo Comune nel senso del più comune dei luoghi, vestigia e simbolo della civiltà occidentale, valore identitario e tuttavia senza nazionalità, il capolinea di tutte le strade del mondo: salvarlo significa salvare il mondo. Da sola Pompei vale un ministero, una carriera, una vita». Nell'articolo si stigmatizza il comportamento del Ministro in indirizzo, che non sembra che stia riuscendo a fare meglio dei più recenti predecessori al Dicastero. «Perché l'innamorato di Milano non dice una parola sulla sciagurata paralisi della Grande Brera, commissariata e dimenticata? E tace pure sul Palazzo del cinema di Venezia dove al primo scavo, trenta milioni di euro per 3,10 metri di profondità, hanno trovato, sotto una pineta, quel demonio dell'amianto e non c'è esorcista che possa andare avanti né tornare indietro su una superficie di 10mila metri quadrati, mentre l'impresa (la Sacaim) è finita in amministrazione controllata, e c'è ancora in carica un commissario, come del resto all'Aquila, un sub commissario, vice di Bertolaso. E i collaudatori erano quelli della cricca»;
nell'articolo si legge poi che Ornaghi delegherebbe molte attività al Capo di Gabinetto Salvo Nastasi «amico più di Letta che di Bisignani, genero di Gianni Minoli, e commissario ovunque e per tutte le stagioni: dal San Carlo di Napoli al Maggio Fiorentino... Sin dai tempi di Urbani, Nastasi è l'avvolgente potenza invisibile dei Beni Culturali (...). E infatti Ornaghi, via Nastasi-Letta, costretto dalle reazioni dell'intera città di Venezia, ha confermato Paolo Baratta alla presidenza della Biennale. E però poi gli ha mandato, come guastatore nel consiglio di amministrazione, il presidente della Fondazione Roma Emmanuele Emanuele, vecchio notabile del parastato e del Circolo della caccia, gran protettore di Vittorio Sgarbi, premio letterario Mondello per le poesie raccolte in "Le molte terre" e "Un Lungo cammino", già premiato a Tor di Nona. Pittoresco e manovriero, ha esordito annunziando che è lui l'unico a rappresentare sia il ministero sia l'albo d'oro della nobiltà, e tra Baratta e Ornaghi è cominciata un'agra corrispondenza... Perché? A Nastasi si contrappone il sottosegretario Roberto Cecchi (...). Già funzionario del ministero, a lui si devono il pasticcio del Colosseo affidato a Della Valle e il famoso malaffare del crocifisso erroneamente attribuito a Michelangelo: tre milioni che un rinvio a giudizio della Corte dei conti ha censurato; sarebbero bastati trecentomila mila euro. Ebbene, il ministro non ha né difeso né cacciato il suo sottosegretario (...). E non dice nulla sul Centro del libro, una struttura agile ma costosa che non ha mai cominciato a lavorare: forse non sarebbe inutile, ma così sicuramente lo è. E ancora: dopo la tragedia della Concordia al Giglio tutti si aspettavano una parola di Ornaghi per bloccare il passaggio delle grandi navi da crociera a Venezia: entrano dalla bocca di porto di Malamocco e poi si inoltrano nella laguna raggiungendo Riva degli Schiavoni che costeggiano sino a imboccare il bacino di San Marco, davanti al Palazzo Ducale, per poi giungere alla stazione marittima attraversando il canale della Giudecca»;
considerato che:
a quanto risulta all'interrogante, sono tanti i Ministri del nuovo Esecutivo fortemente legati al mondo cattolico. Il rettore dell'Università cattolica al Ministero per i beni culturali, un docente della stessa università al Ministero per i rapporti con il Parlamento, un presidente di un movimento ecclesiale al Ministero della salute, il leader di un movimento ecclesiale alla Ministero per la cooperazione internazionale e l'integrazione, un relatore al convegno di Todi al Ministero dello sviluppo economico e alle infrastrutture e trasporti;
come si legge nell'interpellanza 2-00431, scrive "il Fatto Quotidiano": «Il caos del Mibac è senza argini, stride con il basso profilo imposto da Monti e nonostante il cambio d'abito, somiglia alle ultime discutibili gestioni berlusconiane. Ornaghi non ha capito dove si trova, ma regge un dicastero inclinato come la Costa Concordia. Una falla al giorno da coprire, mentre l'aria, pesante, è ammantata da spifferi, fughe di notizie e faide. Prima il buco del presidente del Consiglio Superiore, il professor conte Andrea Carandini, colto ad autorimborsarsi per quasi 300.000 euro il restauro del castello di famiglia senza aprirlo al pubblico come legge pretenderebbe. Quando L'Espresso e Saturno tirano fuori l'aristocratica manfrina, Ornaghi è costretto a emettere un sofferto comunicato in cui ribadisce a Carandini la sua fiducia. Parole che gli valgono un'inaudita reprimenda del Pd: "Spiace davvero - dichiara Orfini - che Ornaghi abbia deciso di coprire comportamenti che umiliano la storia del ministero che è chiamato a dirigere". Poi Cecchi. Nonostante non gli avesse concesso le deleghe, in un empito di ecumenismo, Ornaghi aveva deciso di fargli nominare il nuovo direttore generale delle Belle arti e del Paesaggio. Il candidato più autorevole sarebbe stato Gino Famiglietti, coautore del Codice dei Beni culturali. Famiglietti fu rimosso dalla posizione di vice capo dell'ufficio legislativo del Mibac e spedito a Campobasso perché si oppose allo svincolamento di un mobile settecentesco voluto da Cecchi e costata al sottosegretario un procedimento giudiziario concluso con un'archiviazione per abuso d'ufficio. In Molise, Famiglietti non si è dato per vinto, e ha ingaggiato una dura battaglia contro gli insediamenti delle pale eoliche. Alla fine dello scorso novembre, "Italia Nostra" ha assegnato proprio a Famiglietti il premio Umberto Zanotti Bianco: sorta di Nobel italiano della tutela. Un candidato lontano mille miglia dal modello Cecchi che al suo posto, infatti, nomina Maddalena Ragni. Da responsabile della Direzione generale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana, Ragni era salita all'onore delle cronache per lo spostamento (qualcuno insinua la distruzione) di un'area archeologica che avrebbe 'intralciato' la realizzazione di un capannone industriale della Laika»,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero quanto lamentato dalla stampa e quali siano le valutazioni del Governo relativamente ai fatti esposti in premessa, in particolare sulle competenze artistiche del signor Emmanuele Emanuele, a quanto risulta all'interrogante dispensatore di prebende mediante la fondazione Roma;
quali iniziative siano state o saranno intraprese al fine di vigilare e garantire affinché gli scavi di Pompei, inseriti dal 1997 nella lista dei siti patrimonio dell'umanità, vengano preservati, considerato che la mancanza di una manutenzione ordinaria e di una conservazione programmata, per un sito di 109 acri di terra, di cui 50 ettari sotterranei, l'assenza di drenaggio conseguente alle intemperie e una vegetazione senza controllo hanno reso fragile l'intero sito archeologico;
se siano state adottate le opportune iniziative relativamente alla vicenda, a giudizio dell'interrogante nebulosa, che riguarda la costruzione del nuovo palazzo del Cinema al lido di Venezia, in cui sono stati già spesi 40 milioni di euro di danaro pubblico senza che si sia approdato a nulla, è stata abbattuta una pineta storica, si è scavato un enorme cratere e poi i lavori sono stati interrotti perché sarebbe stato trovato dell'amianto in profondità e non ci sono più soldi per bonificare la zona;
se risponda al vero che il Centro per il libro e la lettura, istituito dal Ministero, non ha mai cominciato a lavorare;
se il Governo ritenga che in una fase di crisi economica come l'attuale, con licenziamenti ed operazioni di revisioni della spesa con conseguenti risparmi, l'impiego di oltre 3 milioni di euro per acquistare una statua lignea di Cristo di dubbia provenienza ed incerta fattibilità, a quanto risulta all'interrogante per appagare le manie di grandezza di un dirigente del Ministero, rappresenti un ingiustificato sperpero di denaro pubblico e se siano state adottate le opportune iniziative nei confronti dei responsabili;
quali misure urgenti intenda attivare per restituire trasparenza ed efficienza al criticato operato del Ministero per i beni e le attività culturali.
(4-07087)
LANNUTTI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
l'Enpam, Ente nazionale di previdenza e assistenza medici, pur avendo assunto lo status formale di fondazione di diritto privato in virtù del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, ha una gestione alimentata da un consistente prelievo obbligatorio di contributi previdenziali a carico di tutti i medici e odontoiatri ed è pertanto assoggettato al controllo da parte della Corte dei conti in considerazione del perseguimento di fondamentali interessi pubblici da parte della sua gestione e, anche sulla base del diritto dell'Unione europea, è qualificato come "organismo di diritto pubblico" ai fini dell'applicazione della normativa in materia di appalti pubblici;
parallelamente alle recenti vicende giudiziarie culminate con una perquisizione nella sede dell'Enpam da parte della Guardia di finanza, sono state introdotte a livello legislativo ulteriori disposizioni che rafforzano i controlli e la vigilanza sulla gestione delle cosiddette casse privatizzate;
dall'articolo "Un prezzo raddoppiato in due anni", pubblicato sul quotidiano "Il Sole-24 ore" del 3 novembre 2011 si legge: «Uno dei due stabili, quello di via del Serafico 121, Lazio Service lo prende in affitto da Coedimo Srl; l'altro, al civico 107, lo affitta da Belgravia Invest Spa. Nel 2011 sia Coedimo sia Belgravia entrano nell'orbita della società di gestione di fondi chiusi immobiliari First Atlantic Re, del gruppo De Agostini-Fimit e vengono messe in liquidazione. Nel frattempo l'immobile del civico 121, grazie al ricco contratto con Lazio service, viene ceduto dalla Coedimo all'Enpam per 63 milioni, il doppio del valore iniziale. Belgravia Invest era detenuta per il 90%dalla finanziaria inglese Acquagold, e per il 10% da una persona fisica, Giampiero Azzaro, mentre liquidatore è Rodolfo della Casa. Liquidatore di Coedimo è invece Angelo Vernile. Azzaro, Vernile e Della Casa compaiono in un'inchiesta della Procura di Roma sul costruttore Antonio Pulcini, accusato di lottizzazione ed edificazione abusiva»;
dall'articolo emerge che l'Enpam ha acquistato da una società quanto meno contigua al gruppo immobiliare Pulcini l'immobile a Roma, in via del Serafico 121, a un prezzo doppio rispetto al valore iniziale;
l'operazione immobiliare coinvolge il gruppo immobiliare Pulcini, a cui l'Enpam ha commissionato la realizzazione della nuova sede di piazza Vittorio a Roma, sede peraltro ancora non utilizzata;
riguardo a tale ultima operazione risulta all'interrogante che nell'anno 2005 l'Enpam (che nel 2001 aveva svenduto, a poche centinaia di metri di distanza, il palazzo di via Farini al gruppo Ligresti, che poi lo aveva rivenduto a circa il doppio all'Unipol dell'allora ingegner Consorte) ha acquistato per 140 milioni di euro un edificio da costruire di 13 piani di circa 16.400 metri quadri a circa 8.500 euro al metro quadrato, mentre attualmente l'Agenzia del territorio quota l'area di cui si tratta a un valore massimo di 5.800 euro al metro quadro;
risulta che l'operazione prevedeva un'anticipazione da parte dell'Enpam di 25 milioni di euro a titolo di caparra, che di fatto consentivano materialmente al gruppo Pulcini di effettuare l'edificazione senza ricorrere al finanziamento bancario, mentre il resto veniva pagato dall'Enpam con immobili già costruiti e terreni edificabili, fra i quali un terreno edificabile di 1,8 ettari a via Newton è stato valutato in contratto 12 milioni di euro;
nell'articolo del "Corriere della sera" del 12 gennaio 2009, "Licenze romane: le specialità del gruppo sardo dei Pulcini", si legge, tra l'altro a proposito di Antonio Pulcini: «Schivo, ha poche frequentazioni con i big del settore, anche se ha avuto affari in comune con Salvatore Ligresti. Dietro il velo di riservatezza, si nasconde un piccolo e florido impero finanziario: secondo fonti in procura, avrebbe un patrimonio complessivo - fra cash e immobili - vicino al miliardo di euro, "anche se la ricostruzione è difficile da fare per via della complessa rete di imprese e perché potrebbero esserci dei soci non rivelati"» e «Viene indagato per la vendita di Villa Blanc, gioiello venduto dallo Stato, poi riacquistato e rivenduto in una girandola di trattative che coinvolgono anche Pulcini. E ancora, spunta il suo nome nell'inchiesta sulle tangenti al Tribunale di Roma e nello scandalo Italsanità. Le amicizie rendono. Come risulta anche dagli atti delle interrogazioni parlamentari presentate fra il '96 e '97 da vari esponenti del centrodestra, Pulcini beneficia di prestiti ottenuti con una certa facilità per oltre 600 miliardi di lire da parte del vecchio Banco di Napoli. Intanto le sue attività continuano a prosperare. Nella Roma "veltroniana" partecipa alla riqualificazione del quartiere Esquilino. E fra le pieghe del Piano regolatore all'epoca ancora da ultimare realizza un intero quartiere, le Terrazze del Presidente, alle porte della Capitale»;
da quanto sopra sembrerebbe che l'Enpam venda, come nel caso della ex sede di via Farini, alla metà del valore e acquisti al doppio,
si chiede di sapere:
se e quali iniziative siano state promosse o si intendano promuovere per accertare la correttezza giuridica ed economica delle operazioni sopra riportate;
se il Ministro in indirizzo abbia adottato o intenda adottare indirizzi puntuali per assicurare che gli investimenti degli enti di previdenza, anche privatizzati, siano congrui;
se, ed eventualmente quali, Casse di previdenza privatizzate abbiano commissioni interne per gli investimenti, e chi e a quale titolo faccia parte di tali commissioni;
se sussista per i componenti dei consigli di amministrazione e del direttore generale delle casse privatizzate l'obbligo di possedere requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza, analoghi o paragonabili a quelli previsti per gli amministratori delle imprese assicurative.
(4-07088)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
Gianni Barbacetto per "il Fatto Quotidiano" del 9 marzo 2012 scrive sui titoli derivati in possesso della Regione Lombardia: «Oltre alle grane politiche e giudiziarie, Roberto Formigoni ha anche una bomba finanziaria pronta a esplodere sotto il suo nuovo Pirellone. Quella dei derivati della Regione Lombardia, di cui è presidente. Sono garantiti da obbligazioni che oggi sono molto vicine alla carta straccia: come i bond della Repubblica Greca (per oltre 153 milioni di euro), o quelli della Regione Lazio (per 97 milioni). Tutto ha inizio il 24 ottobre 2002, quando la Regione di Formigoni, per finanziarsi, emette un bond trentennale del valore complessivo di 1 miliardo di dollari. Le banche che fanno l'operazione, Merrill Lynch e Ubs, piazzano il bond ai risparmiatori, promettendo un buon interesse. In cambio, danno subito il miliardo alla Regione, che è tenuta a rimborsarlo alla scadenza, nel 2032. Chi s'indebita in questo modo, deve per legge accantonare negli anni un conto di garanzia (sinking fund). La Regione deve cioè riempire pian piano un salvadanaio in cui sono messi i soldi da rimborsare alla scadenza. Merrill Lynch e Ubs costituiscono il fondo e lo gestiscono con contratti derivati (amortizing currency swap). Ma che cosa ci hanno messo, nel salvadanaio da rompere nel 2032? Prodottini sicuri come i bond della Grecia, appunto, o, fino a qualche anno fa, della Regione Sicilia e perfino delle Ferrovie polacche. Secondo contratto, le banche intascano gli utili e le commissioni, la Regione si accolla i rischi: così se chi ha emesso i titoli non paga, è il Pirellone a dover metterci i soldi. Se la Grecia fallisce, è la Lombardia a pagare. Ora Formigoni sta cercando di trattare con Ubs per disfarsi almeno dei titoli greci (il governo ellenico ha proposto proprio in questi giorni di rimborsare i privati con l'80 per cento in meno del loro valore). Ma come finirà questa storia, iniziata male e continuata peggio? Già nel luglio 2009 la Procura di Milano aveva aperto un'inchiesta sui derivati di Formigoni, scoprendo che Merrill Lynch e Ubs avevano realizzato nel 2002, all'emissione del bond, un profitto illecito di oltre 95 milioni di euro. Il procuratore aggiunto Alfredo Robledo e il gruppo tutela mercati e capitali del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano hanno anche scoperto i consulenti occulti dell'operazione, i fratelli Maurizio e Gianpaolo Pavesi. Banche e Regione hanno sempre negato di averli coinvolti, ma nei computer di una loro collaboratrice sono state trovate due email che invitano a "ripulire" la posta elettronica ed "eliminare" i messaggi che riguardano i derivati lombardi e di tante altre amministrazioni italiane. Non solo: la società Achernar, basata a Dublino e riconducibile ai "Pavesi Brothers", si è certamente intascata quasi 1 milione di euro, dei 95 illecitamente trattenuti dalle banche. Poi la prescrizione ha fatto cadere l'accusa di truffa aggravata: nel maggio 2010 il pm ha chiesto l'archiviazione e l'inchiesta giudiziaria è morta. Ma resta il comportamento predatorio di banche e consulenti. E resta soprattutto la responsabilità politica di chi ha condotto l'operazione. Formigoni, dal 2002 a oggi, è sempre stato informato di tutto. Non si è però accorto di niente. Si mostra sempre estraneo ai pasticci che succedono in Regione: presidente a sua insaputa»;
su un articolo de "Il Sole-24ore" del 10 novembre 2009 si legge che: «Il bond della Grecia inserito nel sinking fund della Lombardia non è un titolo di Stato qualunque, ma un bond che la stessa Ubs aveva anni prima collocato per conto della Grecia. Nell'aprile del 2000 la Repubblica aveva infatti emesso un prestito obbligazionario da 200 milioni di euro con l'aiuto dell'allora Warburg Dillon Read (oggi diventata Ubs). Ebbene: la stessa Ubs due anni dopo ha deciso di mettere più della metà di quei 200 milioni nel sinking fund della Lombardia, che lei stessa ha creato. Così oggi ci si trova nel paradosso: Ubs ha realizzato i profitti (commissioni da Grecia e Lombardia) e la Regione italiana si trova i rischi»;
l'Assessore per le finanze della Regione Lombardia ha così replicato sempre a "il Fatto Quotidiano" del 9 marzo: «In relazione all'articolo "i derivati del Pirellone" pubblicato dal Suo giornale in data 8 marzo 2012, terrei a precisare quanto segue. Nel Sinking Fund del Bond Lombardia non sono presenti bond delle ferrovie polacche cosi come non si puo' sostenere che Regione Lombardia si accolli solo i rischi mentre gli utili e i vantaggi sono quelli delle banche, oppure che si possa perdere l'80 cento del valore dei 153 milioni di Bond presenti nel Sinking Fund a seguito dell'operazione di "private sector involvement" in corso in questi giorni. E' infatti chiarissimo nel contratto sottoscritto da Regione Lombardia che l'unico rischio a carico della Regione è legato esclusivamente ad una dichiarazione di default dello Stato greco. È ovvio che in quel caso la svalutazione dei titoli ellenici colpirebbe la Regione come tutti gli Stati, tutte le banche e tutti i privati possessori di obbligazioni greche. L'accenno poi all'iniziativa della magistratura milanese è costruito in modo tale da insinuare un coinvolgimento di Regione Lombardia mentre nell'indagine si parlava di una truffa ai danni della Regione ipotizzando responsabilità a carico delle banche e dei loro consulenti. È inaccettabile che tutta l'operazione obbligazionaria sia definita un "pasticcio" di cui dovrebbe assumersi la responsabilità politica il presidente Formigoni. Al contrario, i referti della Corte dei Conti, che a più riprese ha analizzato l'emissione, confermano che "Regione Lombardia ha realizzato un'operazione trasparente, rispettando tutte le regole e con tutte le autorizzazioni previste dalla legislazione vigente". La Corte, infatti, sottolinea che "sull'operazione posta in essere, il comportamento di Regione Lombardia appare improntato ad una sana e prudente gestione". Una prudenza testimoniata dal fatto che la Regione "ha previsto la possibilità di investire solo in titoli di primari stati appartenenti all'Unione Europea, ovvero di alcune regioni italiane o della Germania e, da ultimo, di alcune società quotate in borsa nelle quali lo Stato, al momento dell'emissione godeva di golden share". L'unica cosa inoppugnabile in questa vicenda è che, contrariamente a tante operazioni sui derivati avviate da enti pubblici italiani, fino ad oggi Regione Lombardia ha maturato un vantaggio nell'approvvigionamento del debito e non è si avventurata in nessuna speculazione o scommessa finanziaria per cercare di mettere toppe in bilanci claudicanti. Un bilancio, il nostro, che ha ottenuto dall'agenzia Moody's un rating superiore a quello dello Stato sovrano e migliore fra quelli di tutte le Regioni a statuto ordinario»;
il Presidente della Regione Roberto Formigoni, a margine della Mobility conference tenutasi a Milano, riferendosi ai bond greci inseriti nel portafoglio della Regione Lombardia, ha dichiarato: «Tutto è a posto anche nella peggiore delle ipotesi»;
su "Milano Finanza" del 6 febbraio si legge infatti: «"Ci sono istituzioni - ha spiegato Formigoni - che stanno peggio di noi. Il nostro è stato un investimento lungimirante che ci ha fatto guadagnare molto, come ha confermato la Corte dei Conti. C'è solo una piccola parte di esposizione sulla Grecia". Per ovviare a una possibile insolvenza da parte del Governo di Atene, nelle scorse settimane la Regione Lombardia ha provveduto a creare appositi accantonamenti a copertura dei derivati che la espongono sulla Grecia»,
si chiede di sapere:
se al Governo risulti a quanto ammonta l'esposizione della Regione Lombardia verso i titoli greci;
se risulti a quali gli strumenti finanziari corrispondono gli accantonamenti creati dalla Regione Lombardia a copertura dei derivati che espongono l'ente sulla Grecia;
se risultino i motivi per cui, sapendo che gli eventuali profitti vanno a qualcun altro, alle banche per l'appunto, si sia deciso di far correre alla Regione Lombardia il suddetto rischio.
(4-07089)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
la crisi sistemica, prodotta dall'avidità dei banchieri, ha falcidiato milioni di posti di lavoro mettendo a rischio anche gli stessi impiegati degli istituti di credito, in particolare di alcune banche che avevano effettuato fusioni ed acquisizioni per allargare la loro sfera di influenza;
come il caso di Monte dei Paschi di Siena, controllata dall'omonima fondazione, che per acquisire banca Antonveneta ha speso circa 9 miliardi di euro, sopravvalutandone il valore e dissanguando le sue poste contabili e di bilancio;
per quanto risulta all'interrogante, per affrontare la crisi, il gruppo MPS, che vede alla presidenza l'avvocato Mussari, contestualmente presidente dell'Associazione bancaria italiana, ha azzerato i vertici, sostituendo l'ex direttore con Fabrizio Viola, nuovo direttore generale, e si accinge a designare una vecchia conoscenza dei risparmiatori frodati e delle imprese usurate con i derivati e del pubblico ministero di Milano Alfredo Robledo come Alessandro Profumo, che dopo aver preso una buona uscita di 42 milioni di euro da UniCredit, è inquisito per una colossale frode fiscale;
a giudizio dell'interrogante, probabilmente, nonostante i requisiti di onorabilità per amministrare un'azienda di credito, essere indagati per gravissimi reati rappresenta un merito per essere designato ai vertici di un'importante banca;
in un articolo del 13 marzo 2012 dal titolo "Mancuso e la cordata internazionale. Si muove anche Samorì", "Il Sole-24 ore" riferisce gli ultimi sviluppi della banca senese. «Oggi nella riunione tra Salvatore Mancuso, fondatore del fondo Equinox, e i vertici della Fondazione verranno messe sul tavolo le carte. Da una parte la Fondazione senese dovrebbe svelare, in modo esplicito, le sue intenzioni: quale quota del 15,5% totale potrebbe finire ai private equity e quali potrebbero essere le garanzie in termini di governance. Dall'altra, Mancuso dovrebbe chiarire il suo piano. Il finanziere si è detto pronto ad acquisire una quota importante. Come? Con quali capitali? Il fondo Equinox, per statuto, non può investire oltre una certa cifra su singole operazioni. Ovvio che in caso di un possibile investimento importante, nell'ordine di qualche centinaio di milioni di euro, Mancuso dovrà avere alleati di peso. Per questo motivo il fondatore di Equinox starebbe parlando con alcuni gruppi finanziari italiani con i quali avrebbe accordi di coinvestimento. Ma la carta da giocare più importante dovrebbe arrivare dall'estero: grazie alle doti diplomatiche dei due advisor di Equinox, Barclays e Morgan Stanley, che stanno contattando alcuni fondi sovrani dei Paesi arabi per convincerli a mettere un piede in Mps. Basterà? Da indiscrezioni sembra che la Fondazione, seguita dagli advisor Rothschild e Mediobanca, si sia un po' raffreddata sul possibile ingresso dei private equity. Lo dimostrerebbe l'incontro abbastanza deludente di venerdì con Clessidra, altro concorrente in gara. Più facile che venga preferita una cordata di privati o un collocamento sul mercato. Si apre dunque una fase di trattative tra Mps egli investitori: una fase complessa dove stanno cercando di prendere posizione in modo opportunistico alcuni soggetti. Come l'avvocato Giampiero Samorì che dopo il raid in Bper, spera di replicare il copione su Mps»;
considerato che:
Guiseppe Chielino per un blog de "Il Sole-24 ore" ricostruisce la storia dell'istituto Monte dei Paschi: «Ma nel guardare al futuro, è bene non dimenticare quanto è accaduto nel recente passato del Monte dei Paschi che va fiero di essere "più antica banca del mondo". Giusto per ricordare le tappe che l'hanno portata ad essere la terza banca italiana ma anche "una delle due banche, insieme alla tedesca Commerzbank, che, secondo l'autorità europea, hanno più probabilità di dover chiedere l'intervento dello Stato" come ha ricordato, con esagerazione, il Financial Times. Sempre secondo FT, il Mps "rischia di diventare la terza vittima di Abn Amro" dopo Royal Bank of Scotland e Fortis. Ma questa vicenda è stata solo l'ultima, la più costosa, il colpo di grazia, a novembre 2007, quando il Monte dei Paschi guidato da Mussari "strappa" a suon di miliardi Antonveneta all'incredulo Santander (guidato in Italia da Ettore Gotti Tedeschi oggi allo Ior) che aveva appena preso la banca veneta dallo spezzatino di Abn Amro. "Non ci fu nessuna valutazione economica. L'acquisizione fu fatta senza fairness opinion" racconta oggi un banchiere d'affari. Mussari paga Antonveneta 9 miliardi di euro, quasi 20 volte i ricavi, il doppio della media di mercato. Cifra che consente al Santander di realizzare nel giro di poche settimane una plusvalenza di 3,2 miliardi di euro, pari - ironia della sorte - più o meno all'aumento di capitale che oggi l'Eba chiede alla banca senese. A gennaio 2012 l'intero Monte dei Paschi, compresa Antonveneta, in Borsa vale meno della metà di quei nove miliardi. Il titolo Mps crollò in Borsa. Per il mercato l'acquisizione era troppo costosa. E forse anche un tantino superficiale, visto che già qualche mese prima s'erano manifestate le prime chiare avvisaglie della tempesta che avrebbe travolto i mercati un anno dopo, fino al fallimento Lehman. L'operazione dava a Mps la possibilità di insediarsi nelle regioni del Nord, soprattutto nel Nord-Est, area ricca e presidiata da Lega e Centrodestra. Ma le poche voci critiche non ebbero molto spazio. Si disse, per giustificare il prezzo salatissimo del "biglietto", che Antonveneta era l'ultimo treno che il Monte poteva prendere per fare il salto dimensionale e che bisognava battere un'offerta concorrente di Bnp. Ma la realtà è che di treni a Siena ne avevano già persi parecchi e probabilmente migliori. Ed è ben magra consolazione sapere che anche altri istituti di credito italiani nei due anni precedenti hanno compiuto errori simili. Antonveneta è solo l'ultima operazione andata male nella storia recente di Mps, come abbiamo raccontato nel post precedente. Per avere il quadro completo della logica che ha governato il Monte dei Paschi di Siena negli ultimi anni occorre fare qualche passo indietro. Fino al 1999, quando il Monte (Mussari ancora non era neppure in Fondazione) compra la Banca del Salento, una banca privata della famiglia pugliese Semeraro. Grande tra le piccole, la Banca del Salento ha un ufficio a Londra ed è molto attiva soprattutto sul mercato dei titoli di Stato. In un'asta al rialzo con il SanPaolo di Torino, il Monte la paga 2.500 miliardi di lire, cui negli anni successivi bisognerà aggiungerne altrettanti per digerirla»;
si legge ancora nel blog: «Nel giro di un anno dall'operazione scoppia la grana "4 YOU" e "MY WAY", prodotti finanziari dell'ex Banca 121: un caso eclatante di risparmio tradito di cui Monte dei Paschi dovrà farsi carico rimborsando i sottoscrittori. Intanto il sistema bancario italiano non è più la foresta pietrificata degli anni '80 e '90. La legge Amato ha cambiato le regole e si è avviato un processo di consolidamento da cui il Monte giustamente non vuole essere tagliato fuori; Banca del Salento è poca cosa, per il salto di qualità ci vuole altro. Banche d'affari, studi legali, consulenti sono scatenate alla ricerca di prede e cacciatori, lavorano a piani industriali per fusioni "alla pari", propongono, a tutti possibili operazioni di aggregazione. Sono almeno tre i dossier che tra il 2003 e il 2006 vengono seriamente esaminati a Siena: 1) l'integrazione con SanPaolo-Imi; 2) la fusione con Capitalia prima dell'arrivo di Matteo Arpe; 3) la fusione con Bnl con il coinvolgimento degli spagnoli del BBVA attraverso un incrocio azionario con la Fondazione Mps. Nessuna delle tre opzioni va in porto. In tutti e tre i casi è determinante il terrore che la Fondazione Mps, governata da Comune e Provincia di Siena storicamente appannaggio della sinistra, possa perdere per un motivo o per l'altro il controllo della banca. Il 51% è il limite al di sotto del quale non si può scendere. Oggi per forza di cose questo tabù sembra destinato a cadere. Ma nei anni scorsi è stato il punto fermo intorno al quale hanno ruotato le strategie della banca che dal 2001 sono affidate a Mussari, prima come presidente della Fondazione (con un'operazione che scatenò un putiferio a livello nazionale ed ebbe il sapore di un regolamento di conti tutto interno ai Ds) e poi, dal 2006 fino ad oggi, come presidente della banca. Carica che nel 2010, anche grazie all'appoggio di Alessandro Profumo, lo porta anche alla presidenza dell'Associazione bancaria italiana. (...) La fusione con il SanPaolo metteva insieme banche dal dna molto simile, entrambe retail particolarmente forti nei rispettivi territori. "Torino era molto determinata e il progetto industriale era valido" racconta un consulente di allora. "Fu un tentativo serio. Ma il SanPaolo era di taglia più grande del Monte e l'operazione rischiava di mettere in minoranza la Fondazione senese. Perciò fu accantonata". Capitalia invece saltò soprattutto per paura di Cesare Geronzi. "Siena sarebbe rimasta in maggioranza perché la valutazione di Capitalia era bassissima e Geronzi, molto vulnerabile, era disposto per salvare il salvabile. Invece Mussari convinse i senesi che era un rischio troppo grosso mettersi in casa una personalità così forte e con indiscusse capacità relazionali, anche nel mondo politico, soprattutto di area cattolica. In realtà Geronzi era talmente debole (il legame con il governatore Fazio si era già rotto) che sarebbe stato disposto anche a mettersi da parte. Era un'operazione tutta italiana e Bankitalia l'avrebbe favorita". Infine Bnl. Ci furono tantissimi incontri, in Fondazione a Siena e a Madrid. Ma anche in questo caso non se ne fece nulla. L'incrocio azionario con il BBVA spaventava troppo Siena e in particolare il sindaco di allora, Cenni. Decisivo fu però il "no" della Banca d'Italia di Antonio Fazio che stava mettendo in piedi il matrimonio dell'istituto romano con la Unipol di Consorte. Anche questa operazione (da cui Mps era comunque fuori) non ebbe sèguito se non nelle aule dei tribunali, e Bnl finì nelle mani dei francesi di Bnp. Così il Monte è arrivato ad oggi. Tredici anni di "errori ed occasioni mancate" di cui Abn-Antonveneta è solo l'ultima tappa. Due acquisizioni che si sono rivelate disastrose, con logiche che poco avevano di economico. Le stesse che hanno portato a rinunciare ad operazioni che probabilmente avrebbero avuto più chance di successo anche perché avrebbero costretto la politica ad un ruolo di secondo piano, come accade nell'azionariato delle altre grandi banche in cui le fondazioni, ancora governate dai partiti, non hanno poteri di controllo. Fatta eccezione per Banca del Salento (voluta dal presidente Fabrizi e dal sindaco Piccini), tutto il resto è avvenuto con Mussari alla presidennza, prima della Fondazione poi della banca. Vedremo se il successore (qualche maligno pensa che l'indicazione di Profumo da parte di Mussari sia stata un gesto di riconoscenza per il sostegno ricevuto nel 2010 per conquistare la presidenza dell'Abi) riuscirà a dimostrare più autonomia dalla politica e maggiore abilità come banchiere. Intanto, oltre a tutto il resto, dovrà gestire la trattativa per il taglio del costo del lavoro, probabilmente con contratti di solidarietà per i 31mila dipendenti dell'istituto»;
sul sito di "Dagospia" del 13 marzo è riportato un articolo di Aldo Tani per "Il Corriere Fiorentino", dal titolo: "I sindacati Mps preparano lo sciopero e attaccano arrogance Profumo". Si legge: «Nel giorno in cui il titolo Monte dei Paschi ha ceduto a Milano il 4,96% a 0,38 euro, un ribasso sensibile, un altro scossone è arrivato dai sindacati (Dircredito, Fabi, Fiba Cisl, Cgil Fisac, Ugl Credito e Uilca). Ieri la presentazione della manifestazione a Siena dello sciopero nazionale di venerdì prossimo del personale della banca, con le sigle certe "di portare in piazza una parte consistente dei 25 mila lavoratori del Monte con pullman e auto da tutta Italia". Una dura risposta alle proposte del nuovo direttore generale Fabrizio Viola al Cda, che prevederebbero, in alternativa a tagli drastici, la riduzione di 1.500 lavoratori. E se Viola aveva dichiarato di impegnarsi perché i timori restassero infondati, i sindacati sottolineano: "Abbiamo riscontrato che la sua buona fede non sussisteva - ha affermato Carlo Magni della Uilca ci aveva rassicurato, sottolineando il valore delle relazioni industriali, poi ha portato in Cda una relazione sui tagli al personale". Avanti quindi con lo sciopero, di massa: "Migliaia di persone per una manifestazione senza paragoni rispetto ad altre di una sola banca. In piazza l'Italia, incluse persone con responsabilità manageriali: i grandi numeri delle assemblee, con migliaia di persone nei teatri fanno presupporre una grande partecipazione", secondo Cgil Fisac e Fiba Cisl. I sindacati respingono anche l'accusa di non aver evitato l'attuale situazione: "Se qualcuno ha fatto l'acquisizione di Antonveneta senza clausola di salvaguardia, costringendo Mps a due aumenti di capitale non è colpa nostra". Sul futuro (il 29 l'approvazione dei conti in Cda potrebbe svalutare gli avviamenti proprio su Antonveneta e Biverbanca) critiche anche sull'ipotesi di Alessandro Profumo come futuro presidente, perché autore in passato, secondo i sindacati, di "piani industriali sulle spalle dei lavoratori"»;
su "Il Sole-24 ore" del 2 febbraio 2012 si legge: «Il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo ha chiesto il rinvio a giudizio di Alessandro Profumo, ex ad di UniCredit, e di altre 19 persone per una presunta maxi frode fiscale da 245 milioni di euro realizzata attraverso l'operazione di finanza strutturata denominata Brontos. L'inchiesta "Brontos" riguarda una serie di operazioni che avrebbero permesso a UniCredit di pagare meno tasse. Sono 20 gli indagati, 17 tra manager ed ex manager del gruppo bancario italiano e tre dipendenti della banca inglese Barclays. La procura ipotizza il reato di dichiarazione fraudolenta aggravata da ostacolo alle indagini. Nel corso dell'inchiesta erano stati sequestrati 245 milioni di euro poi dissequestrati dal Riesame e adesso pende ricorso in Cassazione della procura di Milano. Secondo l'ipotesi formulata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, Unicredit avrebbe realizzato una serie di operazioni con società lussemburghesi di Barclays per mascherare utile, facendolo figurare come dividendi di operazioni finanziarie, quindi soggette a una aliquota fiscale più bassa. Profumo, in una nota, si dice "felice" del fatto che le vicende relative al caso Brontos "possano essere serenamente oggetto di giudizio", e certo che si dimostrerà "l'insussistenza del fatto e qualsivoglia mia pretesa personale responsabilita". Profumo, stando al capo di imputazione, avrebbe approvato la realizzazione dell'operazione Brontos, "apponendo la propria sigla sulle richieste di approvazione dell'investimento", il 1° marzo del 2007, il 9 aprile del 2008 e il 7 novembre del 2008. Secondo le indagini, l'istituto di credito avrebbe messo a bilancio dividendi invece che interessi, pagando in questo modo solo il 5% al fisco sui proventi, invece che il 100%. Nei mesi scorsi il pm aveva chiesto e ottenuto dal gip il sequestro di 245 milioni di euro, l'equivalente della presunta frode, a carico di Unicredit, con un provvedimento che non aveva precedenti. Il Tribunale del Riesame però, a fine novembre, aveva accolto il ricorso della banca e disposto il dissequestro della somma. Il pm ha impugnato la decisione del Riesame davanti alla Cassazione e l'udienza non è ancora stata fissata»,
si chiede di sapere:
se al Governo risulti che sia stata proprio l'acquisizione della banca Antonveneta, avallata dalla fondazione presieduta dall'attuale presidente dell'Associazione bancaria italiana avvocato Giuseppe Mussari e pagata circa il doppio del suo effettivo valore, ad indebolire il gruppo MPS ed a mettere a rischio migliaia di posti di lavoro;
se risulti che i tagli del personale deliberati dal nuovo direttore generale Fabrizio Viola, che hanno suscitato la dura reazione di tutte le organizzazioni sindacali dei lavoratori, non avrebbero potuto essere evitati da una sana e prudente gestione di una banca come MPS, il cui ferreo controllo da parte della fondazione, ha causato gravissimi danni ad una delle banche più antiche ed al suo territorio;
se risulti che la ventilata nomina di Alessandro Profumo al vertice della banca senese, sponsorizzata proprio dal presidente dell'Associazione bancaria italiana Giuseppe Mussari, sia controproducente per un istituto di credito che avrebbe bisogno di banchieri dal passato specchiato e se la richiesta di rinvio a giudizio non costituisca un titolo di merito per la nomina di banchieri alla testa di importanti banche;
quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare per restituire credibilità ad istituti di credito che a giudizio dell'interrogante non godono di alcuna fiducia agli occhi dei cittadini-consumatori-risparmiatori, specie nel delicato settore dei requisiti di onorabilità regolati dalle vigenti normative e dal testo unico bancario.
(4-07090)
PEDICA - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
è stata recentemente sottoposta all'attenzione dell'interrogante una situazione che coinvolge l'Assessorato al patrimonio e alle politiche abitative di Roma, relativamente a uno scambio immobiliare che interessa le zone di via Chiana, via Antonelli e via Magna Grecia;
un'iniziativa del Dipartimento patrimonio e politiche abitative prevede di cedere alla società CAM Srl i tre compendi dei mercati siti nelle strade citate, comprensivi degli annessi garage comunali, nella prospettiva del loro abbattimento e di una loro completa ricostruzione, con l'aggiunta di piani parcheggio sotterranei e nuove cubature edilizie da realizzare sopra le aree dei mercati;
in cambio, sempre da quanto emergerebbe dagli atti trasmessi, la CAM dovrebbe restituire alla proprietà pubblica le superfici destinate a mercato e una quota di posti auto, cedendo al Comune un imprecisato numero di alloggi popolari al fine di fronteggiare l'attuale emergenza abitativa;
su richiesta di alcuni comitati di cittadini, il 24 gennaio 2012 si è svolta un'audizione presso la Commissione patrimonio del Comune di Roma; in tale sede è stato richiesto, tra l'altro, che si procedesse ad una verifica tecnica dei progetti in corso da parte degli uffici comunali competenti;
considerato che:
la scelta della CAM Srl viene giustificata adducendo l'esistenza di "diritti acquisiti" dalla ditta in seguito all'inserimento nel piano urbano commissariale dei parcheggi, tra il 2006 e il 2007, di tre interventi di ampliamento delle autorimesse dei mercati, i cui presupposti di fattibilità sono stati già messi in dubbio dal contenuto di perizie tecniche mai prese in considerazione dal Comune;
nell'audizione citata è stato richiesto che possano essere prese in considerazione tutte le perizie che abbiano avanzato dubbi di fattibilità in merito alle opere che si intendono realizzare, chiedendone verifica da parte del competente ufficio parcheggi, dalla cui valutazione potrebbe eventualmente discendere anche l'azzeramento degli eventuali diritti acquisiti in favore della CAM;
i diritti acquisiti di cui parla l'amministrazione comunale riguarderebbero, comunque, interventi diretti alla realizzazione di parcheggi e non di tipo commerciale, residenziale e terziario prefigurati nella proposta ultima;
sebbene l'amministrazione comunale ritenga di non aver garantito alla CAM Srl nuovi e ulteriori diritti, ma solo la predisposizione di un atto necessario per la prosecuzione dei lavori, sembrerebbe opportuna, visto il conseguente impegno economico nei confronti della società, una ponderata discussione sul tema da parte del Consiglio comunale che valuti il progetto in corso, anche considerando eventuali azioni risarcitorie da parte della CAM Srl nel caso emergessero, dopo l'approvazione della delibera, controindicazioni e ostacoli allo scambio immobiliare, e che quindi deliberi in merito;
risulta inoltre che sulla fattibilità tecnica dei progetti di ampliamento siano stati sollevati forti perplessità in ben due relazioni tecniche stilate nel 2008 dall'architetto Giuliano Petrangeli su incarico della Parioli Srl, all'epoca gerente dei tre parcheggi in questione;
dalla lettura di una delle due relazioni si evince che non è tecnicamente e materialmente possibile realizzare dei parcheggi sottostanti il piano interrato, vista la complessità della struttura superficiale (plinti e travi di collegamento) e della struttura verticale (pali di fondazione). L'affermazione di una tale possibilità si configurerebbe come un falso tecnico dettato da ignoranza di documentazione e di conoscenza dei luoghi;
da quanto riportato, i tre compendi interessati non presentano una situazione di degrado strutturale tale da costituire giustificazione per l'abbattimento, ma necessiterebbero solamente di una ristrutturazione e di una messa a norma degli impianti;
l'aumento delle cubature e l'inserimento di uffici e nuove attività commerciali in aree già interessate da alta densità demografica potrebbero significare peggioramenti per la mobilità, con ricadute su un ampio quadrante cittadino;
i tre complessi immobiliari sono stati edificati oltre 50 anni fa e sono quindi assoggettati a vincolo: in particolare il mercato Metronio di via Magna Grecia rappresenta un gioiello architettonico del noto ingegnere Riccardo Morandi ed è semmai bisognoso di interventi finalizzati a tutela e riqualificazione,
si chiede di sapere:
se al Governo risulti se lo scambio immobiliare, cioè la cessione dei tre compendi e l'acquisizione di alloggi per housing sociale, possa avvenire per affidamento diretto alla CAM Srl senza alcuna procedura concorsuale, esplicitamente prevista dalle normative europee;
se, nell'ambito delle proprie e rispettive competenze, i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno intervenire sulla vicenda, anche favorendo il dialogo tra le parti interessate, con il coinvolgimento dei commercianti che operano nei mercati e dei cittadini che risiedono nei quartieri oggetto dei lavori;
se e quali iniziative intendano adottare al fine di addivenire ad un protocollo che rispetti e armonizzi le esigenze di tutte le parti, con l'obiettivo di verificare le alternative praticabili e garantire la più ampia trasparenza dell'iter di affidamento di lavori e concessioni a soggetti privati, soprattutto in un momento in cui molte amministrazioni locali versano in condizioni economiche precarie, le cui cause sono spesso da ricercarsi proprio nella cattiva gestione amministrativa, finanziaria e patrimoniale da parte degli organi competenti.
(4-07091)
AMATO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il decreto ministeriale 9 agosto 2011 che prevede la riclassificazione degli artifici pirotecnici di libera vendita ex decreto ministeriale 4 aprile 1973 (declassificati in quanto di trascurabile pericolosità) sta creando forti disagi economici alle imprese importatrici poiché non rispetta la direttiva 2007/23/CE la quale recita, all'articolo 6, comma 2, "non ostano provvedimenti da parte di uno Stato membro volti a vietare o limitare il possesso, l'uso e/o la vendita al pubblico di fuochi d'artificio di categoria 2,3" escludendo così da tale regolamentazione i prodotti di categoria 1;
detti artifici pirotecnici di libera vendita, seppur etichettati ancora secondo la vecchia normativa, devono comunque sottostare ai limiti previsti dalla nuova normativa, circa i quantitativi per la detenzione dei prodotti pirici di libera vendita negli esercizi commerciali. Imposizione che sta generando rallentamenti burocratici alle imprese importatrici impossibilitate a smaltire nei previsti due anni le giacenze denunciate, con ricadute negative anche sui volumi di ordini e consegne della merce con percentuali in decremento fino al 40 per cento,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga di promuovere e disporre l'applicazione per gli anni 2012 e 2013, della disciplina dell'esigibilità differita dell'IVA (la cosiddetta "IVA per cassa") a beneficio della categoria degli importatori di manufatti pirotecnici, sulle cessioni relative ai prodotti etichettati secondo il decreto ministeriale 4 aprile 1973 e denunciati alle Questure;
se non valuti di introdurre un regime temporaneamente derogatorio dell'art. 92 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1996 riguardante la valutazione delle variazioni di magazzino ai fini delle imposte sui redditi, dato che tale regime consisterebbe nella graduale svalutazione del valore delle giacenze, relative esclusivamente ai manufatti pirotecnici etichettati secondo il decreto ministeriale 4 aprile 1973 e denunciate alle Questure;
se non ritenga infine opportuno quantificare tale svalutazione nell'ordine del 30 per cento per il 2011, del 60 per cento nel 2012 e del 90 per cento per il 2013, ovvero introdurre misure aggiuntive, al fine di evitare ulteriore crisi di mercato per questo settore.
(4-07092)
AMATO - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'interno - Premesso che:
da alcuni mesi le imprese di commercio di "manufatti o giochi pirotecnici da divertimento" di produzione nazionale o di importazione, si trovano in una condizione sfavorevole, derivante dall'applicazione in senso restrittivo nell'ordinamento italiano della direttiva 2007/23/CE del Parlamento europeo;
sono oltre 15.000 gli addetti del settore, ai quali vanno aggiunti, per quanto riguarda l'indotto, i negozianti e gli addetti alle vendite della grande distribuzione organizzata;
secondo la citata direttiva all'articolo 6, comma 1, "gli Stati membri non vietano, limitano o ostacolano l'immissione sul mercato di articoli pirotecnici che soddisfano i requisiti della presente Direttiva" e, al comma 2, "non ostano provvedimenti da parte di uno Stato membro a vietare o limitare il possesso, l'uso e/o la vendita al pubblico di fuochi d'artificio di categoria 2, 3";
per quanto inoltre attiene alla commercializzazione dei prodotti di categoria 1, in molti Paesi comunitari la vendita è consentita anche ad acquirenti non inferiori ad anni 12, a dimostrazione della scarsa pericolosità dei prodotti;
le norme in vigore in altri Paesi dell'Unione europea derivanti dalla citata direttiva creano, di fatto, una "concorrenza" che penalizza le aziende italiane, sottoposte, con il decreto ministeriale 9 agosto 2011, ad una legislazione nazionale sostanzialmente restrittiva, segnatamente ai prodotti di categoria 1 e ad una parte di quelli di categoria 2;
considerato che:
la categoria 1, in capo alla quale non si trovano limitazioni da parte di altri Stati membri, è inoltre normata nell'ordinamento italiano dal decreto ministeriale 19 settembre 2002, n. 272, ove si individua, in particolare, il limite di 25 chili netti per la detenzione e la vendita di tali articoli;
a parere dell'interrogante, risulta pertanto discutibile il fatto che il medesimo limite di 25 chili di materiale esplodente di categoria 1 sia posto per le persone fisiche, per i negozianti o per gli ipermercati, così che, secondo tale impostazione, in un palazzo con 20 famiglie è consentito stoccare 500 chili, mentre, in un ipermercato dotato di apposita prevenzione incendi e di personale qualificato, non possono esservene stoccati più di 25 chili;
l'eventuale pericolosità dei "giochi pirotecnici" risiede soprattutto nella fase di trasporto degli stessi, laddove una minore quantità di singole consegne per un massimale di 25 chili - limite che peraltro non figura nelle norme di trasporto ONU-Accord Dangerouse Route (ADR) - ai negozianti e alla grande distribuzione organizzata, significa un maggiore numero di trasporti ed una derivante maggiore pericolosità in termini statistici;
ricordato che:
il codice internazionale ADR che regola le norme di trasporto su strada delle "merci pericolose" al paragrafo 1.1.3.6. prevede il limite di trasporto in esenzione fino a 333 chili per la classe 1.4g e di quantità illimitata per la classe 1.4s;
nell'allegato I del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151, si individua l'attività n.18, categoria B, come: "esercizi di vendita di artifici pirotecnici declassificati in libera vendita con quantitativi complessivi in vendita e/o deposito superiori a 500 chili, comprensivi degli imballaggi". Laddove 500 chili di massa lorda, applicando il coefficiente convenzionale di calcolo 0,3 come indicato nella circolare del Ministero dell'interno n. 559 del 20 dicembre 1999, articolo 1, equivalgono mediamente a 150 chili di massa netta;
l'art. 6, punto 2, della direttiva 2007/23/CE prevede la possibilità di adottare limiti/divieti per le categorie 2 e 3, salvo garantire la libera circolazione per la categoria 1;
ritenuto che la comparazione della categoria 1CE alla categoria VD, per quanto formulato all'articolo 15 del citato decreto ministeriale n. 272, rappresenta un ostacolo alla piena attuazione della direttiva in riferimento alla libera circolazione della categoria 1;
ribadito che in assenza di detto requisito si può ipotizzare una riduzione del 50 per cento, o superiore, dei quantitativi proposti per la vendita, così come previsto per esempio in altri Paesi europei quali la Germania,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno consentire: 1) la vendita negli esercizi privi di licenza di pubblica sicurezza, ma dotati di certificato prevenzioni incendi, di artifici da divertimento, appartenenti alla divisione di rischio 1.4 della categoria 1CE e della categoria 2CE (ad esclusione degli artifici del tipo "razzo" e del tipo "petardo") nella misura di 300 chili netti; 2) l'immagazzinamento di artifici da divertimento, appartenenti alla divisione di rischio 1.4 della categoria 1CE nella quantità determinata dai normali rapporti di cubatura ed i quantitativi delle merci ordinariamente detenibili e agli artifici da divertimento della categoria 2CE (ad esclusione degli artifici del tipo "razzo" e del tipo "petardo") nella misura di 5.000 chili netti, nei siti già adibiti a deposito di prodotti riconosciuti e non classificati tra i prodotti esplodenti, sempre nel rispetto degli adempimenti previsti all'articolo 4 del decreto ministeriale 9 agosto 2011;
se non ritengano altresì opportuno verificare un'eventuale modifica del decreto ministeriale 9 agosto 2011 per la categoria 1 e parte della categoria 2 al fine di non penalizzare le aziende interessate al commercio di tali prodotti evitando, dato il momento di crisi economica, una diminuzione occupazionale e dei conseguenti minori introiti per l'erario.
(4-07093)
COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nel mese di febbraio 2008 l'Agenzia delle entrate bandiva un concorso su base regionale per 1.180 posti per funzionari amministrativi tributari;
inspiegabilmente nel mese di dicembre dello stesso anno l'Agenzia bandiva identico concorso per 825 posti per le stesse posizioni ma addirittura con criteri meno restrittivi in quanto non veniva più richiesto il voto di laurea minimo per la partecipazione al concorso;
il secondo concorso ignorava deliberatamente tutti i vincitori idonei del precedente e più selettivo concorso non assunti per carenza di posti;
il secondo concorso veniva inspiegabilmente bandito mentre il precedente era ancora in corso e non concluso;
gli idonei del primo concorso 2008 non venivano assunti con la motivazione di una presunta carenza di posti che contrasta in modo evidente con il successivo bando, uscito a distanza di pochi mesi, per altrettanti identici posti funzionali;
nell'anno 2011 l'Agenzia avviava una nuova procedura di bando per ulteriori 855 unità sempre per identiche posizioni funzionali;
il TAR si è pronunciato stabilendo che sussiste l'obbligo per la pubblica amministrazione di scorrere le graduatorie;
di recente al decreto milleproroghe (decreto-legge n. 216 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 14 del 2012) è stato approvato un emendamento che stabilisce il principio dell'obbligatorietà per la pubblica amministrazione di scorrere le graduatorie degli idonei al tirocinio solo ed esclusivamente con riferimento al secondo concorso del 2008, come se il precedente concorso dello stesso anno non fosse mai avvenuto ed addirittura estendendo il principio anche alle altre Agenzie fiscali,
si chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza per sanare una situazione di assurda e inspiegabile disparità di trattamento che ha palesemente danneggiato centinaia di meritevoli e preparati giovani che avevano riposto nel concorso le loro speranze, dedicandogli tempo, impegno e fatica.
(4-07094)
FASANO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
come si legge su diversi articoli di stampa, nel corso di un convegno svoltosi il 13 marzo 2012, il presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati persoanli, Francesco Pizzetti, nello spiegare le cifre relative al 2011 racchiuse nel volume "Sette anni di protezione dei dati in Italia", ha definito le nuove norme sulla trasparenza amministrativa nei controlli fiscali "strappi forti allo Stato di diritto" e ha auspicato di "uscire al più presto" dalla attuale "fase di emergenza", altrimenti "lo spread fra democrazia italiana e occidentali crescerebbe";
lo stesso Pizzetti ha motivato la sua preoccupazione: "È in atto, a ogni livello dell'amministrazione, e specialmente in ambito locale, una spinta al controllo e all'acquisizione di informazioni sui comportamenti dei cittadini che cresce di giorno in giorno. Un fenomeno che, unito all'amministrazione digitale, a una concezione potenzialmente illimitata dell'open data e all'invocazione della trasparenza declinata come diritto di ogni cittadino di conoscere tutto, può condurre a fenomeni di controllo sociale di dimensioni spaventose". E ha aggiunto: "È proprio dei sudditi essere considerati dei potenziali mariuoli. È proprio dello Stato non democratico pensare che i propri cittadini siano tutti possibili violatori delle leggi. In uno Stato democratico, il cittadino ha il diritto di essere rispettato fino a che non violi le leggi, non di essere un sospettato a priori";
considerato che Pizzetti si scaglia anche contro l'abolizione del documento programmatico sulla sicurezza e la scelta di ridurre l'applicabilità del codice per la privacy alle imprese, in quanto "degli effetti di questi provvedimenti abbiamo avuto immediato riscontro e in molti casi abbiamo dovuto anche interrompere istruttorie in atto, archiviare segnalazioni delle quali si era avviato l'esame, dichiarare estinti ricorsi ancora non scaduti";
tenuto conto che è di fondamentale importanza proseguire sulla via del contrasto all'evasione fiscale e sul recupero delle somme evase, ma è di altrettanto fondamentale importanza rispettare la privacy dei contribuenti che, ogni giorno, contestano i metodi adottati dall'Agenzia delle entrate e da Equitalia,
l'interrogante chiede di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda promuovere affinché, pur continuando nella sacrosanta azione di contrasto al fenomeno dell'evasione fiscale, sia maggiormente rispettato l'altrettanto sacrosanto diritto alla privacy riconosciuto a ogni cittadino.
(4-07095)