*QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, do lettura dell'ordine del giorno G2, a firma del presidente Gasparri e mia, che il Gruppo del Popolo della Libertà ha presentato: «Il Senato,
premesso che:
la ratifica della Convenzione penale sulla corruzione (Strasburgo, 27 gennaio 1999) è un atto importante al fine di potenziare la cooperazione tra gli Stati membri del Consiglio d'Europa nonché dotare gli ordinamenti interni di ulteriori strumenti normativi per la prevenzione e repressione della corruzione;
gli strumenti di prevenzione e repressione della corruzione sono tanto più efficaci quanto più il sistema normativo si fonda su solide basi giuridiche in armonia con i principi generali dell'ordinamento e nel solco delle regole dello Stato di diritto,
impegna il Governo ad adottare le opportune iniziative legislative per dare attuazione alla Convenzione nel rispetto delle norme della Costituzione e in armonia con i principi generali dell'ordinamento quali la personalità della responsabilità penale, l'offensività delle condotte penalmente rilevanti, la tipicità delle fattispecie di reato, il principio di colpevolezza quale complesso degli elementi soggettivi che delimitano e definiscono l'attribuibilità della responsabilità penale».
Signor Presidente, questo ordine del giorno nasce da una doppia esigenza. Da un canto, ci troviamo ad affrontare una materia che è contemporaneamente discussa dall'altro ramo del Parlamento in una specifica ipotesi legislativa, per cui credo che sia quanto mai opportuno, da parte del Senato, dare un'indicazione affinché le previsioni di questa Convenzione possano essere tradotte in norme di legge in maniera organica ed armonica.
La seconda esigenza è rappresentata dalla consapevolezza, che pure è stata espressa nel corso di questo dibattito, che nel nostro codice penale c'è un corpus di norme in materia di corruzione che ha una sua efficacia e anche una sua organicità. Poiché sappiamo perfettamente che anche il diritto è governato da quel principio che viene definito «delle conseguenze non volute o delle conseguenze inconsapevoli», non vorremmo che un'iniziativa senz'altro provvida e con degli aspetti positivi - soprattutto nel momento in cui consideriamo la corruzione al di fuori dei confini nazionali, come nel caso di questa Convenzione - possa per conseguenza non voluta, inintenzionale, portare invece un nocumento ad un corpus di norme che ha una sua efficacia.
Per questo mettere dei limiti e dei paletti, che si rifanno poi alle norme della nostra Carta fondamentale e ai princìpi generali dell'ordinamento, ci è sembrato quanto mai opportuno. Ci auguriamo che sia i relatori, sia il Governo, possano far propria questa nostra iniziativa. La ringrazio, signor Presidente. (Applausi dal Gruppo PdL).