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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 691 del 14/03/2012


MUGNAI (PdL). Signor Presidente, molto è stato detto, quindi in questo intervento che chiude la discussione generale mi limiterò a qualche telegrafica sottolineatura.

Non vi è dubbio che la corruzione rappresenti, in tutte le sue articolazioni, un fenomeno destabilizzante, che incide significativamente sul prestigio e la credibilità delle istituzioni e limita fortemente la competitività di un Paese. Quindi, qualunque intervento positivamente contribuisca ad una efficace opera di prevenzione e contrasto deve essere oggetto di apprezzamento. Parimenti, un coordinamento tra Paesi per una più efficace opera di contrasto della corruzione rappresenta certamente un ulteriore e efficace strumento di prevenzione e controllo. Vi è da dire peraltro, signor Presidente, che qualunque sistema di carattere sanzionatorio incide necessariamente più sulla fase di carattere patologico, quindi quella nella quale si va a reprimere fatti che si sono già verificati. Dunque, il primo e più efficace intervento è quello di un recupero di natura valoriale, che dia credibilità alle istituzioni e quindi le renda meno permeabili rispetto a qualunque fatto corruttivo. Questo è un percorso che vede e deve vedere la politica, in tutte le sue forme, sempre in testa e in primo piano. È un percorso che deve dare necessariamente il senso profondo di quello che è il dovere di qualunque cittadino, soprattutto se ricopre una funzione pubblica o un pubblico incarico.

Non dimentichiamoci che siamo sfortunati eredi di un mondo nel quale si arrivava addirittura a giustificare, sotto il profilo dell'essere un ammortizzatore sociale, qualunque forma di sperpero del denaro pubblico, alcune delle quali erano platealmente, di per se stesse, ipotesi di reato. Ma, detto questo, vi è da aggiungere, riprendendo una delle osservazioni che ha fatto poc'anzi il collega Mazzatorta, sulla quale non posso che trovarmi perfettamente d'accordo, che in quest'opera di prevenzione e controllo ogni organo dello Stato deve fare la sua parte, assolvendo al proprio compito e non ad altri che non gli fanno espressamente carico.

Il prestigio delle istituzioni, che è forse il primo e più autentico presidio che le rende largamente impermeabili a qualsiasi fenomeno corruttivo, anche perché responsabilizza coloro che ne fanno parte, necessariamente lo si tutela anche evitando di metterle incautamente, imprudentemente e costantemente in discussione. Quindi, anche tutto quello che è il complesso delle varie attività di indagine legate a fenomeni di carattere corruttivo deve essere svolto con quelle cautele, con quelle attenzioni e con quel senso di responsabilità che eviti in qualche misura di determinare, dal punto di vista mediatico, alcune conseguenze negative. Noi sappiamo perfettamente infatti quanto in questo Paese, purtroppo, condanne mediatiche, che a quel punto si estendono al complesso intero delle istituzioni e non al singolo coinvolto in quell'episodio, alla fine lascino una traccia infinitamente più profonda e indelebile, al di là degli esiti processuali di qualunque vicenda, che, ricordo, deve essere sempre presa per quel che è singolarmente.

Questo ramo del Parlamento ha già lasciato una prima, significativa traccia per quanto riguarda la lotta alla corruzione licenziando un testo, che sicuramente non sarà esaustivo, ma già rappresentava un primo, concreto ed efficace strumento di prevenzione e controllo. Questa Convenzione, è già stato detto, ma è opportuno sottolinearlo, introduce tutta una serie di temi di riflessione che sottopone all'attenzione di tutti i Paesi aderenti, tant'è che vi sono delle riserve delle quali ci si potrebbe eventualmente avvalere, nella consapevolezza di come ogni ordinamento debba vedere armonizzate le proprie norme con quelle che sono le indicazioni. Ma quelle indicazioni, a loro volta, non possono essere distoniche rispetto all'impalcatura, la storia e le tradizioni giuridiche di ogni singolo Paese aderente.

Il lavoro fatto in questo ramo del Parlamento relativamente a questa ratifica è stato quello di ricondurla alle sue linee-guida essenziali, in armonia con i lavori del Parlamento in quel momento (lavori che oggi proseguono alla Camera), sia pur con quelle perplessità che alcuni colleghi hanno già evocato durante la discussione generale per quanto riguarda il tema della corruzione. Linee guida tutte di per sé, in larga misura, condivisibili sia pure nella necessità di ottimizzarle nel momento in cui le andremo a calare definitivamente, traducendole in norme, nel nostro attuale ordinamento, consapevoli, tra l'altro, della grande tradizione giuridica della nostra civiltà e, quindi, del fatto che alcune di queste ipotesi che ci vengono sottoposte devono essere più di altre opportunamente meditate, soppesate, proprio per evitare di compiere un lavoro che parzialmente potrebbe rilevarsi inutile se non addirittura, per certi aspetti, controproducente o di mera sovrapposizione a norme già esistenti ed ancora, forse, più efficaci.

Il collega Mazzatorta poc'anzi, e ancora prima di lui il collega Valentino, hanno fatto espresso riferimento ad alcune di queste indicazioni che la ratifica di questa Convenzione in sé comporta, in particolare, relativamente a figure assolutamente sconosciute nel nostro ordinamento, quale quella della corruzione in ambito privato e parimenti del traffico di influenza, fattispecie sulle quali, non c'è alcun dubbio, ha ragione il senatore Valentino quando dice che qualunque forma di immoralità comportamentale debba essere opportunamente censurata e stigmatizzata: ovviamente si tratta di vedere se e in quale misura questi interessanti spunti di riflessione possano poi trovare una canalizzazione normativa in un sistema che una molteplicità di condotte già opportunamente punisce, forse in modo ancora più efficace.

Parimenti sono cambiati sicuramente i tempi. Certamente quel metus che una volta il pubblico ufficiale suscitava, oggi forse c'è in misura minore: e bene ha fatto il senatore Valentino a dolersi di questo. Anch'io me ne dolgo, perché certamente il prestigio delle istituzioni dovrebbe essere uno dei pilastri sui quali si fonda la società. Però, certamente, anche questo può portarci ad una opportuna riflessione sulla necessità forse di rielaborare, rimodellare, armonizzare opportunamente, rispetto alla logica dei tempi, alcune fattispecie che storicamente si sono andate modellando nel corso del tempo in relazione alla diversa architettura della società italiana.

Sono sicuramente indicazioni preziose. Confidiamo che i colleghi della Camera sappiano recepirle, nel momento in cui anche questo provvedimento giungerà al loro esame, perché non vi è dubbio che tutti, nessuno escluso, vogliamo che la corruzione in tutte le sue articolazioni sia duramente perseguita, possibilmente in larga misura prevenuta, nel rispetto peraltro delle grandi tradizioni di civiltà giuridica che il nostro Paese ha sempre avuto e sulle quali credo nessuno possa darci particolari lezioni. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.