RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza della vice presidente MAURO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,31).
Si dia lettura del processo verbale.
MALAN, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana dell'8 marzo.
Sul processo verbale
MURA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
Pregherei i colleghi di fare in fretta, perché ricordo che la seduta incomincia alle ore 9,30. Come di consueto, alla prima votazione attendo, però occorre affrettarsi.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale. (Commenti del senatore Peterlini).
Senatore Peterlini, ho aspettato come di consueto.
PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). C'era la fila!
PRESIDENTE. Ricordo a tutti che la seduta incomincia alle ore 9,30.
Ripresa della discussione sul processo verbale
PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.
È approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,36).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(3174) Conversione in legge del decreto-legge 27 febbraio 2012, n. 15, recante disposizioni urgenti per le elezioni amministrative del maggio 2012 (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)(ore 9,36)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3174.
Il relatore, senatore Vizzini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. (Brusìo. Richiami del Presidente).
VIZZINI, relatore. Signora Presidente, il decreto-legge che l'Assemblea esamina oggi si compone di un unico articolo (a parte quello relativo all'entrata in vigore) e provvede, limitatamente alle elezioni amministrative della primavera del 2012, fissate per domenica 6 maggio, ad anticipare i termini per la presentazione delle liste e delle candidature.
In effetti, in base alle disposizioni del testo unico per la composizione e l'elezione degli organi delle amministrazioni comunali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960 n. 570... (Brusìo).
PRESIDENTE. Scusi, senatore Vizzini. Chi non è interessato già di prima mattina a sentire la relazione può accomodarsi fuori, perché è veramente incredibile: non si riesce a sentire quello che dice il senatore Vizzini. Un attimo, senatore, perché eventualmente sospendiamo la seduta.
VIZZINI, relatore. E non sarebbe male! (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia! (Il brusìo si attenua). Prego, senatore Vizzini.
VIZZINI, relatore. Grazie, signora Presidente.
Lo ripeto, perché il contenuto del decreto oggettivamente ha anche una rilevanza per le forze politiche che debbano presentare le liste alle elezioni amministrative del 6 maggio, visto che sposta i termini di presentazione delle liste: in base alle disposizioni del testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, le liste debbono essere presentate dalle ore 8 del trentesimo giorno alle ore 12 del ventinovesimo giorno antecedenti la data delle votazioni. In deroga alla vigente disciplina, viene disposta l'anticipazione e la decorrenza del termine dalle ore 8 del trentaquattresimo giorno fino alle ore 12 del trentatreesimo giorno antecedente le elezioni e, conseguentemente, viene anticipato al trentesimo giorno antecedente le elezioni la data in cui la commissione elettorale circondariale si riunisce per assolvere agli adempimenti relativi alla ammissione delle liste alla competizione elettorale. Questo serve ad evitare la coincidenza della scadenza dei termini con le festività pasquali.
Durante l'esame in sede referente presso la Commissione affari costituzionali, che si è svolto nelle sedute del 29 febbraio e del 6 marzo, non sono state apportate modificazioni al provvedimento così come presentato dal Governo.
Questo è il contenuto del decreto, e qui finisce la mia relazione.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Pardi, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G100. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, mi limito a dire due parole sull'ordine del giorno G100 in relazione al provvedimento in esame.
In data 22 febbraio 2012 è stato approvato all'unanimità in sede deliberante da parte della Commissione affari costituzionali un testo che, anche sulla base delle indicazioni del Governo fornite in Commissione, si è posto l'obiettivo di considerare la popolazione residente negli enti locali, non già sulla base del censimento ufficiale dell'ISTAT, che, come sappiamo, è decennale, bensì in considerazione dei dati ISTAT relativi alla popolazione residente calcolata alla fine del penultimo anno precedente. È una norma di buonsenso, perché evita di produrre una votazione basata su dei numeri che in molti Comuni possono essere largamente diversi dalla realtà. In dieci anni il movimento demografico in molti Comuni registra degli sbalzi notevoli, quindi se si votasse sulla base dei numeri ufficiali precedenti verrebbe a mancare in un certo senso il criterio di verità.
Questo provvedimento è stato approvato all'unanimità e l'ordine del giorno impegna il Governo a valutare l'opportunità di prendere le misure più efficaci per garantire che alla Camera questa norma, al fine di determinare un'efficacia, cammini il più speditamente possibile. Con questo auspicio, concludo il mio intervento. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mauro Maria Marino. Ne ha facoltà.
MARINO Mauro Maria (PD). Signora Presidente, intervengo solo per evidenziare la delicatezza del tema che stiamo affrontando. Si tratta di un decreto che disciplina un aspetto formale, però, il tema della presentazione delle liste, se facciamo correre alla memoria alle polemiche che hanno caratterizzato l'ultima vicenda elettorale, è un elemento di importanza non indifferente. Si tratta di un adempimento formale che ha valenza sostanziale sotto il profilo democratico, e mi sembra, come emergeva chiaramente dalle parole del relatore, che questo intervento da parte del Governo sia stato più che mai necessario. Ciò, non tanto per lo spostamento dei termini iniziale e finale per la presentazione delle liste dal trentesimo al trentaquattresimo giorno e, rispettivamente, dal ventinovesimo al trentatreesimo - cosa che permette di ampliare un po' i termini della campagna elettorale - quanto piuttosto pensando agli adempimenti a valle, che riguardano la riunione della commissione elettorale circondariale. Chiunque di noi abbia avuto un po' di esperienza amministrativa conosce benissimo l'affanno con cui i rappresentanti di lista si confrontano con la commissione qualora ci siano dei rilievi. Dover fare questo nei giorni di Pasqua e Pasquetta forse non sarebbe stato rispettoso del comune sentire della nostra popolazione. Da questo punto di vista, ben venga, quindi, questo provvedimento.
Mi sembra che finalmente siamo di fronte ad un uso proprio dello strumento del decreto-legge. Troppe volte abbiamo visto il Governo, il potere esecutivo, invadere il campo del potere legislativo. In questo caso, invece, c'era la necessità e l'importanza che si intervenisse con questo strumento per un adempimento che è di tipo formale ma, come dicevo, ha valore sostanziale per la nostra democrazia. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saltamartini. Ne ha facoltà.
SALTAMARTINI (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge sulla cui conversione ci apprestiamo a votare si rende necessario per adeguare il procedimento elettorale alla presenza di alcune festività, come appunto le festività pasquali.
Tuttavia, credo sia opportuno in questa sede sottolineare il mio punto di vista sulla natura del provvedimento. Sono sempre stato in accordo con il collega intervenuto poco fa, ma non condivido l'idea che il ricorso alla decretazione d'urgenza possa essere, come è avvenuto negli ultimi anni, lo strumento tipico di normazione di questo Paese.
D'altra parte, la recente sentenza della Corte costituzionale che ha messo in rilievo i limiti della legislazione di conversione rispetto all'adozione del decreto-legge pone in luce il problema che nel nostro ordinamento si avverte con riguardo al ruolo del Parlamento, che rimane, ed è, la sede centrale della legislazione nazionale del nostro Paese.
Ora, il provvedimento adottato, e che si asserisce avere la caratteristica della necessità e dell'urgenza, non vi è dubbio che sia di questa natura. Tuttavia, credo che la reiterazione di decreti-legge su certe materie, che sono sostanzialmente atti legislativi ma a contenuto amministrativo, debba porre l'attenzione sul fatto che in ogni caso il Governo non può espropriare il Parlamento appunto dell'iniziativa legislativa.
D'altra parte, facendo anche un'analisi comparata con altri Paesi, sappiamo perfettamente che non è affatto ammissibile né nella Costituzione tedesca, la Grundgesetz, ma neppure in quella francese, il ricorso sistematico a provvedimenti d'urgenza, rilevato che i Regolamenti parlamentari, come più volte è stato scritto, anche sugli organi di stampa, non consente di governare il processo legislativo secondo tempi certi e, in questo caso, secondo tempi celeri.
Questo mio intervento tende appunto a ribadire un principio fondamentale dello Stato di diritto: il fatto cioè che sono le Assemblee elettive gli organi deputati ad emanare norme con carattere generale e con capacità di essere applicate a tutti cittadini. In questo caso, è pur vero che il decreto-legge ha natura provvedimentale, cioé interviene solo per lo spostamento di una data relativa alle consultazioni elettorali; cionondimeno, credo che nel nostro ordinamento provvedimenti di questo tipo possano avere anche altra natura, non necessariamente e rigorosamente legislativa. D'altra parte, credo che nessuno possa mettere in dubbio che una consultazione elettorale, scandita secondo termini abbastanza ristretti e comunque disciplinati dalla legge, debba rispondere a criteri relativi a tempi di ragionevolezza e soprattutto all'esigenza di consentire al corpo elettorale una scelta ponderata delle persone che andranno a ricoprire importanti cariche amministrative.
Per tutte queste ragioni, io credo che, se questi problemi si dovranno presentare anche per ulteriori consultazioni elettorali, sia necessario studiare provvedimenti normativi non necessariamente a carattere d'urgenza, perché diventa davvero paradossale che tutta la legislazione dello Stato ruoti intorno ai decreti-legge, che hanno carattere eccezionale, e oltre al requisito provvedimentale, devono presentare quello della necessità e dell'urgenza. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Saia).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Vizzini.
VIZZINI, relatore. Signora Presidente, non intendo replicare.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, sottosegretario Ruperto.
RUPERTO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signora Presidente, anch'io non intendo replicare.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame.
MALAN, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunciarsi.
VIZZINI, relatore. Signora Presidente, l'ordine del giorno G100 fa riferimento a un impegno legislativo del Parlamento per consentire di votare non già sulla base dei dati del censimento ufficiale (che per queste elezioni sarebbe ancora quello del 2001), ma di quelli ISTAT relativi alla popolazione residente calcolata alla fine del penultimo anno precedente. Questo per rendere attendibile lo scenario della votazione, atteso che sono passati ormai 11 anni dal precedente censimento.
Il Senato si è fatto carico di approvare questo disegno di legge in sede deliberante presso la 1a Commissione affari costituzionali, trasmettendolo poi alla Camera dei deputati. La mia idea è che sarebbe un fatto di grande civiltà che nel terzo millennio un Paese non votasse sulla base di un numero di abitanti per Comune stabilito 11 anni prima, ma non tocca a me dire se tecnicamente sia possibile che l'altro ramo del Parlamento in questi giorni approvi la legge che consentirebbe ciò. Meglio di me questo può saperlo il Governo, che segue il provvedimento anche nell'altro ramo del Parlamento. L'intento dell'ordine del giorno G100 non può che essere valutato positivamente dal Senato, tenuto conto che abbiamo fatto un grande sforzo per approvare in pochi giorni il provvedimento.
Sull'ordine del giorno G101 gli Uffici suggeriscono una correzione di coordinamento che faccio mia.
Per quanto concerne l'ordine del giorno G102, essendo un impegno al Governo nei limiti delle proprie competenze e trattandosi di legge elettorale mi rimetto al parere del Governo.
RUPERTO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signora Presidente, invito a ritirare l'ordine del giorno G100 per carenza di tempi sufficienti a dar luogo poi ai provvedimenti amministrativi di convocazione dei comizi elettorali.
Esprimo poi parere favorevole all'ordine del giorno G101 (Testo corretto).
Invito infine a ritirare l'ordine del giorno G102, altrimenti il mio parere sarà contrario.
PRESIDENTE. Domando ai presentatori se accolgono l'invito del Governo a ritirare l'ordine del giorno G100.
PARDI (IdV). Signora Presidente, penso che l'ordine del giorno G100 abbia una sua ragionevolezza, e pertanto lo mantengo.
Chiedo inoltre la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pardi, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G100, presentato dal senatore De Toni e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3174
PRESIDENTE. Invito la senatrice Segretario a dare lettura del dispositivo dell'ordine del giorno G101 (testo corretto).
MONGIELLO, segretario. «Il Senato (...) impegna il Governo affinché il Ministro dell'interno assuma l'iniziativa per il procedimento di nomina, come commissari degli enti il cui mandato elettivo è ormai giunto a scadenza, degli attuali Presidenti di Provincia, fino al momento in cui gli organi di governo delle Province saranno rinnovati secondo le modalità previste dalla legge statale di cui all'articolo 23, comma 16, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, come convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e comunque non oltre la data del 31 dicembre 2012».
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G101 (testo corretto) non verrà posto ai voti.
Senatore Calderoli, il Governo invita a ritirare l'ordine del giorno G102. Accoglie tale invito?
CALDEROLI (LNP). Signora Presidente, non accolgo l'invito al ritiro, però vorrei sollecitare un attimo di attenzione da parte dell'Assemblea. Ho preso come punto di partenza il modello elettorale per le elezioni degli organi dei Comuni e delle Province che, secondo me, contiene due sacrosanti principi che fino ad oggi hanno reso in termini positivi: in primo luogo, l'introduzione di un sistema bipolare e, in secondo luogo, la presenza di una pluralità di liste nel Consiglio, fermo restando lo sbarramento previsto dalla legge e la possibilità per l'elettore di scegliere l'eletto.
L'ordine del giorno che ho presentato - di cui francamente non capisco come il Governo possa chiedere il ritiro - «impegna il Governo, nei limiti della propria competenza e nelle sedi dove è chiamato ad esprimere il proprio orientamento,» - ed è all'attenzione di tutti che noi dovremo affrontare anche la materia elettorale, con i relativi emendamenti, in 1a Commissione - «a non favorire proposte di modifica della legge elettorale che, discostandosi dal modello delle leggi per le elezioni degli organi degli enti locali, portino a composizioni delle Camere su base bipartitica e non garantiscano la scelta dell'eletto da parte dell'elettore».
Trovo curioso che sui giornali si riportino discussioni sulla materia elettorale, in cui qualcuno arriva a prevedere quello che viene definito «il taglio delle ali estreme», ovvero premi di maggioranza e di minoranza per i primi due partiti. Sono assolutamente convinto che, mentre è possibile accogliere un premio di maggioranza per garantire la governabilità del Paese, il premio di minoranza è una cosa che decisamente non sta al mondo e sembrerebbe un modello per premiare nell'attuale scenario il Partito Democratico e il Popolo della Libertà.
Sono convinto che le forze politiche debbano stare in Parlamento, debbano continuare a fare politica e a creare quelle maggioranze che poi sosterranno il Governo.
Quindi, non solo insisto per la votazione, ma sollecito i miei colleghi, questa volta, a mettere con il proprio voto il sigillo al fatto che debba esserci il ritorno alla scelta dell'eletto da parte dell'elettore. Se si boccia questo, vuol dire che allora si vuole andare avanti con le liste bloccate. (Applausi dal Gruppo LNP).
LEGNINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signora Presidente, intervengo soltanto per contestare l'ammissibilità di questo ordine del giorno, chiaramente estraneo alla materia del decreto-legge in esame.
È un'inammissibilità rilevabile sotto un duplice profilo: innanzitutto, perché siamo in sede di conversione di un decreto-legge, e sappiamo quali sono i criteri di ammissibilità; in secondo luogo, perché, seppur in una forma che ormai conosciamo - e, per così dire, molto astuta, nel cercare di determinare un nesso tra l'oggetto della proposta dell'ordine del giorno e il decreto-legge - non si può, in sede di conversione di un decreto-legge che si limita ad anticipare un termine per la presentazione delle liste alle elezioni amministrative, consentire di introdurre un argomento che riguarda il sistema elettorale per il Parlamento.
È veramente troppo, signora Presidente, per cui la preghiamo di revocare la sua decisione. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Senatore Legnini, la Presidenza ha ritenuto ammissibile l'ordine del giorno G102 perché il modello elettorale ricalca proprio quello che stiamo discutendo. (Commenti dal Gruppo PD).
Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G102.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, noi voteremo contro questo ordine del giorno, non solo per le motivazioni già esposte dal collega Legnini, ma in quanto lo riteniamo completamente ultroneo. Stiamo parlando, infatti, di rilevazione numerica degli elettori rispetto al sistema usato, preferendo un altro sistema: non si sta dunque discutendo di alcun modello e sistema elettorale.
Riteniamo che questo ordine del giorno non doveva essere ammesso, per cui il nostro voto naturalmente sarà contrario, a prescindere dal merito e dal contenuto, che non rileva in questo momento. (Applausi dal Gruppo PD).
MALAN (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (PdL). Signora Presidente, intervengo solo per annunciare il voto contrario del Gruppo del Popolo della Libertà a questo ordine del giorno, perché, al di là del contenuto, riteniamo che sia opportuno affrontare la materia nella sede propria, e cioè in sede di discussione delle numerose proposte di modifica all'attuale legge elettorale. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Astore e Gasparri).
MURA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G102, presentato dal senatore Calderoli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3174
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Poiché non sono stati presentati emendamenti agli articoli del decreto-legge da convertire, passiamo alla votazione finale.
PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signora Presidente, rinuncio ad intervenire e chiedo alla Presidenza l'autorizzazione ad allegare il testo scritto del mio intervento al Resoconto della seduta.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'atto in sé e per sé è dal contenuto estremamente semplice: si trattava infatti di non far coincidere con i giorni di Pasqua e Pasquetta i ben noti incombenti in vista del turno elettorale di domenica 6 maggio e di compiere quindi una scelta per evitare tale coincidenza, nella direzione di ritardare o anticipare le necessarie scadenze.
La Commissione affari costituzionali, nell'adottare la propria decisione, da rendere al voto finale dell'Aula, ha optato per l'anticipazione. Tale deliberazione ha dato luogo ad un breve, ma sostanzioso dibattito sulle campagne elettorali. Il sottoscritto, infatti, insieme a vari altri membri della suddetta Commissione, ha sottolineato che sarebbe stato assolutamente incongruo ed inopportuno restringere sostanzialmente il tempo «netto» della campagna elettorale, perché ritardare la scadenza degli adempimenti avrebbe probabilmente significato ridurre la durata netta della succitata campagna a meno di venti giorni. Diversi di noi, invece - anzi, praticamente tutti - hanno sostenuto che fosse più giusto mantenere inalterata la durata rispetto allo svolgimento degli adempimenti, pur importanti, che precedono lo svolgimento della campagna stessa. Si tratta dunque di un provvedimento necessario, a favore del quale il Gruppo del Popolo della Libertà voterà senz'altro.
Abbiamo colto, però, l'occasione per ricordare che ormai si pone il problema di restituire alla campagna elettorale l'integrità, la veridicità e la sostanzialità - se mi è consentito usare questi termini - che le appartengono. Nessuno vuole avere nostalgia - perché sarebbe inutile, anche volendo - di tempi ormai andati e di modalità comunicative forse obsolete (se lo sono, «e sottolineo se», come recita una celebre canzone). Una cosa, però, è certa, onorevoli colleghi: noi avvertiamo - come credo anche la miglior parte dell'opinione pubblica - l'esigenza di un recupero del confronto elettorale e pre-elettorale fatto di contatto vivo tra chi ha l'onore di porsi o essere posto come candidato delle forze politiche o sociali organizzate e coloro che devono dare il mandato elettorale, attribuendo a qualcuno la propria fiducia. Vi è quindi la necessità di affrontare sia l'argomento dei tempi, come stiamo facendo episodicamente stamattina e come dovremo fare in maniera più organica e sistematica, sia le modalità reali della campagna elettorale. Mi riprometto anche di farmi promotore in prima persona di atti di proposta legislativa in tal senso, al fine di riaffrontare le suddette modalità in modo da permettere - forse anche in coincidenza con un rinnovato sistema elettorale - un contatto vero del candidato e della sua proposta elettorale con coloro che sono chiamati nuovamente ad esprimere la loro fiducia. Si tratta di tutta una serie di normative, incombenti e restrizioni che, con la motivazione di dare ordine e disciplina alle campagne elettorali, le hanno rese quasi impraticabili per la maggior parte dei candidati, specie per i meno attrezzati, i meno noti e per i meno famosi.
Ecco, dunque, che questo momento di riflessione costituisce anche per noi l'occasione per ricordare che dobbiamo fornire un contributo al ripristino del rapporto fiduciario tra eletti ed elettori, restituendo verità e praticabilità alle campagne elettorali. (Applausi del senatore Valentino).
MURA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Signora Presidente, ricollegandomi al discorso che ha fatto ora il collega Benedetti Valentini, intervengo solo per dichiarare il voto favorevole del nostro Gruppo. Esprimo però anche il rammarico perché, dietro a pretestuose questioni legate all'ammissibilità o meno del nostro ordine del giorno, quello firmato dal collega Calderoli, di fatto abbiamo visto sul tabellone luminoso, oltre al voto contrario dei Gruppi del PdL e del PD (e ci può stare), il voto contrario al nostro ordine del giorno di colleghi di altri Gruppi che sono andati a contraddire quello che poi fuori, sui giornali, vanno invece a dire in ordine al ritorno in capo ai cittadini della scelta degli eletti in Parlamento. Francamente, quello che io leggo - non solo io, ma anche tutte le persone che andranno poi ad analizzare al di fuori di quest'Aula il risultato del voto sul nostro ordine del giorno - è la contrarietà da parte di alcuni Gruppi parlamentari rispetto al verbo che ormai è costante sulla bocca di tutti (ma mi sembra soltanto ed esclusivamente dal punto di vista formale), ossia che gli eletti in Parlamento devono essere espressione del voto attraverso la preferenza espressa dai cittadini. (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Sbarbati).
ADAMO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO (PD). Signora Presidente, intervengo brevemente per annunciare il nostro voto favorevole a questo provvedimento, che, come è stato già ricordato, si è reso assolutamente necessario in ragione della concomitanza delle festività pasquali con i giorni in cui avrebbe dovuto avere inizio la campagna elettorale o, per meglio dire, tutte le scadenze relative alla deposizione delle liste e quant'altro, ossia gli adempimenti burocratici che avrebbero richiesto che tutti gli uffici rimanessero aperti.
Nella discussione in Commissione il provvedimento ha favorito lo svilupparsi anche di altre considerazioni, come i colleghi hanno qui ricordato, ma poiché in questo momento il voto si riferisce a questo non può che essere favorevole.
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, composto del solo articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione del documento:
(Doc. IV, n. 13) Domanda di autorizzazione all'utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche del senatore Carlo Vizzini nell'ambito di un procedimento penale (ore 10,10)
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Documento IV, n. 13, recante: «Domanda di autorizzazione all'utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche del senatore Carlo Vizzini», ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, nonché dell'articolo 6 della legge 20 giugno 2003, n. 140, nell'ambito di un procedimento penale (n. 15675/08 RGNR - n. 11585/08 RG GIP) pendente dinanzi all'Ufficio del giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Palermo. Le intercettazioni sono state effettuate su utenze di terzi, nei confronti dei quali risulta pendente un ulteriore procedimento penale.
La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata stampata e distribuita.
La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato di proporre all'Assemblea di negare l'autorizzazione all'utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche cui ha preso parte il senatore Vizzini, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 140 del 2003.
Chiedo al relatore, senatore Sarro, se intende intervenire.
SARRO, relatore. Signora Presidente, la domanda di autorizzazione al nostro esame riguarda 40 conversazioni telefoniche intercorse tra il senatore Vizzini ed il professor Lapis in un arco temporale di 12 mesi, dal luglio 2003 al luglio 2004. Come veniva ricordato prima, tale richiesta è stata avanzata dal giudice delle indagini preliminari presso il tribunale di Palermo, nel cui provvedimento viene sottolineata la rilevanza di queste intercettazioni per l'accertamento della verità, soprattutto come fonte di riscontro delle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia.
La Giunta ha esaminato la richiesta partendo, ovviamente, dalla documentazione trasmessa dal giudice delle indagini preliminari; ha poi audito il senatore Vizzini e ha dibattuto, nel corso di numerose sedute, dapprima sulla base della relazione del senatore Sanna, che proponeva di autorizzare l'utilizzazione di tali intercettazioni - proposta che non è stata approvata dalla Giunta - e successivamente addivenendo alla conclusione di proporre all'Assemblea di che negare l'autorizzazione richiesta. Questo per una serie di ragioni che molto sinteticamente cercherò di illustrare, sebbene siano già diffusamente rappresentate nella relazione distribuita agli onorevoli senatori.
In sostanza, secondo l'impianto accusatorio, dalle numerose conversazioni emergerebbe prima di tutto la frequenza dei rapporti tra il senatore Vizzini e il professor Lapis, circostanza non negata dall'interessato e rispetto alla quale il senatore Vizzini ha ricordato alla Giunta il lungo rapporto di amicizia con il professor Lapis, uno stimato professionista e docente universitario nonché una delle figure professionali più eminenti del panorama sociale e culturale della città di Palermo, frequentatore, tra l'altro, di ambienti molto vicini alla magistratura e quindi persona rispetto alla quale la stima morale e la valutazione collettiva era sicuramente di segno positivo.
Indipendentemente da tali valutazioni, le circostanze specifiche che vengono menzionate e dalle quali dovrebbe poi desumersi una conferma dell'impianto accusatorio rispetto alle dichiarazioni rese successivamente da alcuni collaboratori di giustizia, tra i quali il Ciancimino, sono riferibili a tre episodi che sarebbero sintomatici della disponibilità, per così dire, del senatore Vizzini rispetto a questi ambienti.
Il primo di questi episodi riguarda la richiesta del recapito telefonico di un esponente del PdL avanzata al senatore Vizzini, richiesta che però veniva da quest'ultimo respinta dietro dichiarazione di non avere la disponibilità del numero telefonico in questione.
Il secondo episodio è relativo ad un intervento promosso presso la prefettura di Palermo per sollecitare l'autorizzazione all'estensione delle riprese televisive di un evento sportivo che una troupe della RAI doveva realizzare, anche con l'impiego di un elicottero. Veniva richiesto di estendere le riprese, che in origine erano limitate ai soli momenti inaugurale e conclusivo dell'evento, all'intera durata dello stesso. In questo caso il senatore Vizzini effettivamente interveniva presso il prefetto e, nel corso dell'audizione, ha ricordato che il canale televisivo che curava la trasmissione era, appunto, un canale della RAI, e quindi del servizio pubblico, e d'altra parte, trattandosi di un evento positivo che aveva anche una funzione promozionale della località presso la quale lo stesso si svolgeva, non vi erano ragioni per non sollecitare e promuovere un intervento favorevole alla richiesta inoltrata.
Il terzo ed ultimo episodio riguarda un ulteriore intervento sollecitato dal senatore Vizzini e da lui promosso a sostegno di un'impresa italiana che doveva avviare rapporti e iniziative commerciali in Giappone. Tale aiuto si è concretizzato in un passaggio presso l'Ambasciata italiana in Giappone e nella richiesta di assistenza a questo imprenditore, avendo preventivamente informato il Ministero degli affari esteri e avendone ricevuto sostanzialmente un placet, non ostando a questa iniziativa alcuna ragione di segno contrario.
La Giunta, dall'insieme di questi episodi, dalle circostanze riferite e dalla documentazione esaminata, ha tratto il convincimento che i tre fatti non appaiono, dal punto di vista della sussistenza dell'impianto accusatorio, sintomatici di una disponibilità che il parlamentare Vizzini avrebbe assicurato ad ambienti di un certo tipo. Tutti e tre i fatti possono dunque tranquillamente essere ricondotti alla normale attività che ogni parlamentare può svolgere, ricevendo sollecitazioni e richieste di intervento dal proprio territorio, relativamente ad iniziative e fatti che hanno una rilevanza di carattere generale o possono anche essere, come nel caso in esame, circoscritti ad episodi, comunque tranquillamente riferibili a un'attività di sostegno e promozione dei prodotti italiani all'estero e quindi nell'ambito di una normalissima funzione parlamentare.
Indipendentemente dalla consistenza dei singoli episodi, la Giunta ha ritenuto di uniformarsi all'indirizzo precedentemente assunto, con il voto dell'Assemblea del luglio 2009, di adesione all'impianto argomentativo contenuto nella sentenza della Corte costituzionale n. 390 del 2007, relativa alla disciplina delle intercettazioni telefoniche che riguardano il singolo parlamentare. Com'è noto, la Corte costituzionale ha ritenuto che le intercettazioni indirette, solo quando non rivestano carattere imprevisto, possono essere ricondotte nella previsione dell'articolo 4 della legge n. 140 del 2003, mentre sono sottoposte alla disciplina dell'articolo 6 della stessa legge ogniqualvolta presentino il carattere della casualità o siano comunque chiaramente di tipo fortuito. In questo caso, infatti, l'autorità giudiziaria non avrebbe la possibilità materiale di chiedere il preventivo assenso alla Camera di appartenenza e dunque è possibile ritenere applicabile, in questa ipotesi, la disciplina dell'articolo 6, con le relative conseguenze sulla protezione contemplata dall'articolo 68 della Costituzione.
Nel caso in esame, si tratta di 40 conversazioni telefoniche, che si svolgono nell'arco temporale di un anno, relative a un periodo in cui il senatore Vizzini non era né indagato né assolutamente coinvolto nell'indagine per il cui svolgimento era stato disposto il controllo dell'utenza telefonica, e intercorrono sempre tra gli stessi due interlocutori e relativamente sempre alla stessa utenza: appare davvero difficile poter configurare l'intercettazione di questo tipo di interlocuzione telefonica come casuale o fortuita.
La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, sulla scorta di queste considerazioni, aderendo ai principi enunciati dalla Corte costituzionale, ravvisando anche l'elemento delfumus persecutionis in questa ipotesi, ha rassegnato le conclusioni ritenendo di non autorizzare l'uso delle intercettazioni telefoniche e di proporre in tal senso all'Assemblea una deliberazione di diniego.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
È iscritta a parlare la senatrice Leddi. Ne ha facoltà
LEDDI (PD). Signora Presidente, completo la conclusione del relatore, senatore Sarro, il quale ha precisato che questa è la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ricordando all'Assemblea che la Giunta non è pervenuta a una conclusione unanime, essendovi stata un'ampia discussione in ordine ai temi fondamentali su cui basare la concessione o meno dell'autorizzazione.
Ricordo, in estrema sintesi, all'Assemblea che stiamo parlando di 40 intercettazioni telefoniche su un'utenza che non è, ovviamente, quella del senatore Vizzini, ma che è intestata e in uso al signor Gianni Lapis, all'epoca dei fatti Presidente di una società; che questa vasta serie di conversazioni è avvenuta tra il luglio 2003 e il luglio 2004 e che in quel caso la direzione di indagine - credo ciò risulti in modo ineccepibile dai fatti a disposizione della Giunta - non è in alcun modo riconducibile al senatore Vizzini, il quale all'epoca dei fatti non era né indagato, né offeso, né informato dei fatti.
Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 10,28)
(Segue LEDDI). Le ipotesi di reato che riguardano il senatore Vizzini prendono corpo parecchi anni dopo e nascono dopo il 2008 a seguito di dichiarazioni rese dal signor Lapis stesso, dal signor Ciancimino e da altri.
Nel corso dell'audizione, che è stata estremamente dettagliata, svolta in seno alla Giunta, il senatore Vizzini ha fornito un'ampia analisi dei fatti, ha risposto adeguatamente a tutte le richieste di approfondimento, ha altresì ricordato alla Giunta - ed io lo ricordo all'Aula - di essere stato ascoltato quattro volte dalla procura di Palermo, di avere manifestato piena collaborazione all'indagine senza avvalersi in alcun modo delle prerogative parlamentari (che, oggettivamente, avrebbe comunque potuto far valere) e di avere in quella occasione, da quanto è dato capire, ampiamente dibattuto anche in relazione al contenuto delle intercettazioni del cui utilizzo oggi si chiede l'autorizzazione.
Nell'ambito degli approfondimenti condotti in seno alla Giunta delle elezioni, il collega senatore Sanna, che inizialmente è stato relatore, dopo un ampio esame degli atti (che, come potete immaginare, sono assai complessi) ha approfondito il punto centrale su cui occorre puntare la nostra valutazione, ossia il carattere casuale delle intercettazioni indirette che hanno riguardato il senatore Vizzini, su cui pende l'accusa di corruzione con aggravante mafiosa, un reato che - come ho ricordato - nasce nel 2008 e che, nascendo in quella data, ha imposto ai magistrati una lettura nuova, alla luce delle dichiarazioni emerse in quel contesto, delle intercettazioni Lapis che erano state effettuate nel periodo compreso tra il luglio 2002 e il luglio 2003.
Pur ricordando che la Giunta non deve entrare nel merito del processo, ma - come ricordavo - valutare il carattere casuale delle intercettazioni indirette e l'eventuale sussistenza del fumus persecutionis, audito il senatore Vizzini il senatore Sanna aveva concluso, sulla base della documentazione e delle dichiarazioni rilasciate in audizione dal senatore Vizzini, che si può escludere che le intercettazioni in questione siano state lo strumento per eludere la richiesta di autorizzazione al Senato concludendo, altresì, per l'insussistenza del fumus persecutionis dopo un'adeguata ricostruzione delle diverse fasi processuali e proponendo, quindi, alla Giunta di non opporsi alla richiesta della magistratura di utilizzare queste intercettazioni.
Soccombendo la proposta del senatore Sanna, è prevalso l'orientamento che il senatore Sarro ha testé illustrato all'Aula. Desidero al riguardo soffermarmi sostanzialmente su un punto, che è stato oggetto in questa, come in altre occasioni, di ampio dibattito all'interno della Giunta e che è bene riportare all'Aula. Mi soffermo, in particolare, sulle questioni afferenti l'applicazione degli articoli 4 e 6 della legge n. 140 del 2003, applicativa dell'articolo 68 della Costituzione e, quindi, sulla casualità delle intercettazioni e le procedure ad esse connesse.
Nel caso di specie, lo stesso relatore all'Aula conclude che, almeno a partire da una certa data, verificato che l'interlocutore ricorrente era il senatore Vizzini, sarebbe stato necessario richiedere la preventiva autorizzazione. Mi permetto di dire che usando le parole «almeno a partire da una certa data» si intende che prima di quella data certamente erano occasionali e, come tali, autorizzabili. Già in altre occasioni è servita una dettagliata analisi, procedendo intercettazione per intercettazione, con un lavoro pignolo e noioso che però consente di rilevare quali sono gli elementi che possono far dire quando emergono elementi che rendono invece le intercettazioni non più casuali ma riconducibili ad un parlamentare, ricordando peraltro che il semplice fatto che l'utenza sia intestata ad un parlamentare non la rende, di per sé, protetta rispetto alle intercettazioni.
Poiché la materia si ripresenta con i margini di incertezza che portano a non risolvere il problema, anziché proseguire su questo punto in un confronto interpretativo che si sta rivelando molto sterile, trasformandosi in argomentazioni a sostegno di tesi che spesso discendono da un no a prescindere e da un sì a prescindere, mi chiedo se non sia invece più opportuno provvedere a colmare un vuoto normativo che oggettivamente esiste e che non spetta ad altri normare, proprio in relazione alla legge n. 140 del 2003 e alle lacune attuative che nel tempo ha presentato.
Del resto, temo anche che queste discussioni, che hanno... (Brusìo).
PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice, se la interrompo. Colleghi, non è possibile continuare i lavori con questo brusìo. Non riesco a comprendere quanto sta dicendo la senatrice Leddi. Sospendo la seduta se non sarà fatto silenzio. La prego, senatrice, di continuare il suo intervento.
LEDDI (PD). A volte temo che la materia, inerente a questioni un pò delicate, che ci portano ad un ampio confronto nella Giunta delle elezioni, possa finire nel brusio dell'ora di ginnastica piuttosto che di quella di matematica. Al contrario, è proprio l'attenzione prestata nell'ora di matematica che dovremmo rivolgere a dette questioni, uscendo proprio dalla logica del trovare ampie argomentazioni che discendono dai due principi, no a prescindere e sì a prescindere. Esiste, infatti, su questa materia un margine di effettiva necessità di colmare un vuoto normativo che probabilmente potrebbe trovare punti di convergenza che ci farebbero uscire da queste situazioni che regolarmente si ripetono.
Concludo dicendo che il senatore Vizzini, nel corso dell'audizione, ha ricordato che, da quando l'inchiesta ha avuto avvio, è stato ascoltato più volte dalla procura di Palermo. Ha dato ampia collaborazione, attestando nel contempo che la materia oggetto delle intercettazioni si trova ormai in altre fasi processuali, per cui in questo senso è ampiamente utilizzabile, a prescindere dall'autorizzazione stessa.
Non posso quindi che concludere affermando che bene ha fatto il senatore Vizzini, a conclusione della sua audizione in Giunta delle elezioni, a dichiarare di accettare che le procure utilizzino le intercettazioni telefoniche in questione, augurandosi che ciò possa contribuire a fare piena luce sulla vicenda.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Sarro.
SARRO, relatore. Presidente, giustamente si è ricordato che esiste una scansione temporale che permetterebbe di fare una distinzione delle conversazioni, delle quali la grande maggioranza è sicuramente non causale, essendo nota l'utenza telefonica.
La Giunta delle elezioni ha ovviamente raggiunto la conclusione, a maggioranza, di negare l'autorizzazione anche in ragione dell'altro elemento che è tenuta a considerare, che è quello del fumus persecutionis.
PRESIDENTE. Avverto che è pervenuta una richiesta di voto a scrutinio segreto, ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, corredata delle firme del prescritto numero di senatori.
Passiamo dunque alla votazione. (Brusìo).
Onorevoli senatori, vi avverto che se continua questo brusìo sospenderò la seduta.
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Gruppo dell'Italia dei Valori voterà contro la proposta della Giunta di negare l'autorizzazione alla magistratura di utilizzo delle intercettazioni telefoniche per una semplice considerazione.
Quando vennero eseguite, queste intercettazioni erano rivolte nei confronti di un'altra persona indagata per fatti di mafia e non avevano, quindi, alcuna importanza per la posizione del senatore Vizzini, il quale non era per nulla indagato.
Solo a distanza di anni, alla luce di altri avvenimenti, la magistratura ritenne di ripescare queste intercettazioni dando di esse una lettura diversa da quella che neanche era stata data nel corso degli anni 2003-2004.
Sono, a nome del Gruppo e personalmente, convinto che il senatore Vizzini riuscirà ampiamente a dimostrare la sua totale estraneità ai fatti ipotizzati di colpevolezza, però ritengo che alla magistratura non si possa negare il diritto di indagare su fatti e reati che hanno oggettivamente una loro rilevanza.
Concludo pertanto dicendo che il nostro voto sarà contrario alla proposta della Giunta.
MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, voteremo contro la proposta del relatore e della Giunta e quindi a favore dell'uso delle intercettazioni disposte dall'autorità giudiziaria di Palermo per tre motivi, che molto sinteticamente indico: la natura di queste intercettazioni, dato che ovviamente si tratta di intercettazioni fortuite, di natura casuale e non in diretta; il fatto che non vi sia alcun intento persecutorio nelle investigazioni da parte dell'autorità giudiziaria di Palermo e, infine, anche se dal punto di vista giuridico costituzionale è irrilevante, mentre per noi assume una importanza fondamentale, il consenso del collega Vizzini all'uso di queste intercettazioni. Infatti, egli ha detto alla stampa che non vuole nascondersi dietro alcun privilegio e vuole che sia autorizzato l'uso di queste 40 intercettazioni. Da parte nostra quindi c'è anche la volontà di assecondare la richiesta di un collega di poter rispondere dinanzi alle autorità giudiziarie di Palermo delle infamanti accuse a lui rivolte.
Concludo Presidente con due osservazioni. Questa indagine è aperta dal 2002: 10 anni di indagini preliminari diventano davvero un fatto preoccupante, che non assume alcun intento persecutorio, ma siamo davvero al limite.
Da ultimo, sottopongo all'attenzione del Presidente del Senato che come membro della Giunta non ho potuto accedere al dossier delle intercettazioni, se non previa richiesta scritta ed esame in Giunta dei testi, mentre sul sito www.livesicilia.it ho trovato il dossier delle intercettazioni del senatore Vizzini in vendita on-line ad 1,49 euro: con 1,49 euro potevo comprare 40 intercettazioni!
PRESIDENTE. Lei, senatore, è componente della Giunta?
MAZZATORTA (LNP). Sono componente della Giunta.
PRESIDENTE. E non ha potuto accedere alle intercettazioni?
MAZZATORTA (LNP). Ho potuto accedere ma andando, firmando, esaminando, controllando, non potendo portare fuori dai locali della Giunta alcun tipo di documento. Invece sul sito on-line www.livesicilia.it lei trovava il dossier integrale a 1,49 euro! (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e del senatore Mascitelli).
PRESIDENTE. È un fatto che si commenta da sé.
LONGO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LONGO (PdL). Signor Presidente, signore e signori del Senato, voterò a favore della proposta della Giunta e ovviamente, contestualmente, voterò contro la richiesta della magistratura. Voterò contro per pregiudizio, e fino a quando avrò il privilegio di occupare questo scranno darò voto contrario ad ogni richiesta della magistratura, sino a che in Italia non si verificherà la separazione tra magistrati del pubblico ministero e giudici. (Applausi dal Gruppo PdL).
Sono convinto che, data la mia età e anche la scadenza prossima della legislatura, non vedrò questo risultato. Ma da ora in poi non leggerò nemmeno le richieste della magistratura. Darò il mio voto contrario per un pregiudizio, credetemi, molto, molto giustificato e pensato. (Applausi dal Gruppo PdL).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. E' presente in tribuna una rappresentanza di studenti del Liceo classico «Pio XI» di Roma, che saluto. Auguro loro buon lavoro. (Applausi).
Ripresa della discussione del Documento IV, n. 13 (ore 10,38)
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, intervengo brevemente solo per annunciare il voto favorevole dell'Unione di Centro, SVP e Autonomie sulla proposta della Giunta. Le ragioni sono quelle già esposte egregiamente dal relatore, non certo quelle esposte adesso dal collega Longo, perché non si vota per pregiudizio, ma sulla base degli elementi presentati. Voteremo quindi a favore della proposta della Giunta.
RUSSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, in conformità alle dichiarazioni del senatore Serra, anche il Gruppo per il Terzo Polo voterà a favore della proposta della Giunta.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione a scrutinio segreto risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indìco, ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di negare l'autorizzazione all'utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche cui ha preso parte il senatore Vizzini, richiesta dall'Ufficio del giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Palermo.
I senatori favorevoli alla proposta della Giunta, che nega l'autorizzazione, voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
|
Presenti |
264 |
|
Votanti |
263 |
|
Maggioranza |
132 |
|
Favorevoli |
156 |
|
Contrari |
92 |
|
Astenuti |
15 |
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi della senatrice Bianconi).
Sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 10,42, è ripresa alle ore 11,03).
Presidenza della vice presidente MAURO
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(850) LI GOTTI ed altri. - Ratifica ed esecuzione della Convenzione penale sulla corruzione, fatta a Strasburgo il 27 gennaio 1999, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno
(2058) FINOCCHIARO ed altri. - Ratifica ed esecuzione della Convenzione penale sulla corruzione fra gli Stati membri del Consiglio d'Europa e gli altri Stati firmatari, fatta a Strasburgo il 27 gennaio 1999, e nuova disciplina dei delitti contro la pubblica amministrazione e contro l'industria e il commercio, in attuazione della suddetta Convenzione
(Relazione orale) (ore 11,03)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 850 e 2058.
Ricordo che nella seduta di ieri i relatori, senatori Bettamio e Balboni, hanno svolto la relazione orale e ha avuto inizio la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Baio. Ne ha facoltà.
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, ci accingiamo a ratificare la Convenzione penale sulla corruzione adottata il 4 novembre 1998 a Strasburgo dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, la sottoscrizione alla ratifica della quale è stata aperta il 27 gennaio 1999.
È grave che la ratifica di questa Convenzione da parte nostra intervenga dopo 13 anni (questo è il primo elemento negativo), mentre è positivo che comunque oggi siamo qui per procedervi. È ancor più grave, però, che lo si faccia in modo così secco e passando direttamente all'approvazione: si tratta infatti di una deminutio, perché, ancora una volta, stiamo procrastinando le modifiche sostanziali da apportare al nostro ordinamento penale per un'effettiva lotta alla corruzione. È vero che si introdurranno nuovi reati e la corruzione in affari privati è sicuramente un fatto positivo, ma servirebbe una scelta decisiva e risolutiva, come per esempio la previsione dell'estensione dell'attività sotto copertura per i reati di corruzione attraverso il meccanismo dell'agente provocatore. Trattasi di una tecnica adottata non solo fuori dal nostro Paese, ma anche in Italia, ad esempio per le situazioni ed i problemi in cui è coinvolta la mafia e nel settore delle tossicodipendenze, ma fortunatamente questo Governo l'ha introdotta di recente anche per il gioco d'azzardo con riguardo ai minori, e ritengo che questa scelta sia stata coraggiosa e positiva. Tale fattispecie, che era possibile in quanto prevista anche dalla Convenzione all'articolo 23, demanda ad ogni Paese l'emanazione di misure legislative, comprese quelle che consentano l'utilizzo di speciali tecniche investigative come questa.
Cos'è stato fatto recentemente per cercare di far emergere il drammatico fenomeno dell'evasione fiscale? Tutti, a livello di discussioni da bar, sostenevamo a parole che il dramma dell'evasione fiscale fosse uno dei mali della nostra società, anzi, lo è tuttora, quindi non bisogna usare il tempo passato, ma il presente. Questo Governo ha compiuto una scelta coraggiosa, sguinzagliando sul territorio italiano la Guardia di finanza in modo simbolico (e sappiamo che è così, quindi vogliamo dichiararlo qui in quest'Aula, deputata ad assumere certe scelte). In questo modo, si è accorto de visu che il fenomeno della corruzione è presente in Italia. Ha scoperto fenomeni di evasione fiscale.
La stessa identica tecnica, di fronte a un Paese dove il fenomeno corruttivo è pervasivo, invade la nostra pubblica amministrazione. Noi lo sappiamo. Chi è onesto, serio e responsabile vuole combattere questo fenomeno, che fa male alla società, alle persone oneste della società e a chi paga regolarmente le imposte all'interno della nostra società.
Perché, allora, la Commissione giustizia non ha avuto il coraggio, la forza e non ha fatto la scelta politica di tradurre in legge questo? Perché ha scelto una deminutio? Vuole stare alla finestra ed aspettare, quando sa che il fenomeno corruttivo pervade la nostra società. È come se, secondo la memoria gattopardesca di Tomasi di Lampedusa, facciamo che tutto cambi affinché nulla cambi all'interno della nostra società. Dobbiamo però allora avere il coraggio di dire questo, cioè che vogliamo non scegliere affinché nulla cambi.
Credo che sarebbe stato opportuno introdurre ciò che viene adottato già oggi in Italia per le tre tipologie di reato che ho citato prima e che viene utilizzato anche negli Stati Uniti d'America, che ha consentito di colpire il fenomeno corruttivo. Noi amiamo invocare il modello americano quando ci conviene e amiamo invece disdegnarlo quando non ci conviene. Ma allora, nel momento in cui ratifichiamo in modo secco questa Convenzione del Consiglio d'Europa senza fare una scelta ben precisa, è come se noi volessimo non scegliere di combattere il fenomeno corruttivo, anche se ieri ho sentito all'interno di quest'Aula molte parole - parole positive - in cui mi sono riconosciuta. Tutti diciamo di volerlo fare, però poi, di fatto, non lo facciamo nelle scelte concrete che andiamo ad adottare.
Vi riporto le parole che un giudice della Corte di cassazione, Piercamillo Davigo, ha espresso in un libro-intervista. Egli ha dichiarato che gli strappi alla legalità sono, di per sé, un disvalore e devono quindi essere perseguiti e processati. Occorre ripensare - questo è il monito che egli ci lancia - una parte della legislazione, nella prospettiva di togliere le occasioni. Bisogna creare l'interesse opposto a quello che è in vigore oggi, ossia l'interesse ad essere onesti. Noi dobbiamo scoprire e condannare i disonesti e possiamo - e avremmo dovuto - mutuare l'esperienza statunitense che ha mostrato la sua efficacia (l'ha mostrata concretamente). Non sono parole, ma scelte che sono state fatte. Si tratta delle stesse scelte che, con lungimiranza, abbiamo fatto anche noi, come Stato, di fronte al fenomeno delle tossicodipendenze e degli spacciatori di droga, al fenomeno mafioso e ai mafiosi, al drammatico fenomeno del gioco d'azzardo: usare degli agenti sotto copertura affinché portino alla luce chi oggi è disonesto, chi oggi fa del male al bene della società. Noi, invece, abbiamo scelto di non farlo.
Chiedo quindi al Governo di capire il perché. Perché non abbiamo avuto questo coraggio? Questo è un Governo che sta dimostrando un coraggio alto, che deriva anche da una moralità all'interno della società rispetto ad un precedente atteggiamento di tolleranza eccessiva.
In fondo, nel nostro Paese, la corruzione è talmente tanto dilagante che la Corte dei conti, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2012, ha stimato che valga circa 60 miliardi di euro, un funesto giro d'affari evidente anche su scala internazionale. Ciò risulta anche dall'indice di percezione di corruzione, il Corruption Perceptions Index, un indicatore pubblicato annualmente a partire dal 1996 dall'organizzazione non governativa Trasparency International che ordina i Paesi del mondo sulla base del livello di corruzione percepito tra i pubblici uffici e i politici. Secondo tale indice, nel 2007 l'Italia era al 37° posto su 182 Paesi, mentre nel 2011 è crollata al 69° posto. Ciò vuol dire che nell'arco di quattro anni il nostro Paese ha raddoppiato, in senso peggiorativo, la propria posizione mentre noi scegliamo di non scegliere, come se fossimo conniventi. Tali dati indicano un malcostume che forse Dante Alighieri avrebbe definito «meschina baratteria» che noi dobbiamo combattere. Lo dico con una certa enfasi perché, scegliendo di ratificare in modo secco la Convenzione, è come se scegliessimo di non scegliere. Potevamo certamente mediare e non dico che la posizione che sto sostenendo sia l'unica corretta; non mi permetterei mai perché, se avessimo avuto a disposizione la soluzione di questo male, avremmo già cercato di attuarla, ma almeno dovremmo fare lo sforzo di tentare. Invece neppure questo è stato fatto.
Le cause di questo malcostume allarmante sono profonde e non possono prescindere anche da un'interpretazione squisitamente antropologica del fenomeno e quindi dalla sfiducia che i cittadini hanno verso le istituzioni che comporta il non rispetto delle regole a scapito della collettività e del bene comune. Se è vero, infatti, che occorre intervenire per arginare questo fenomeno, non si può non considerare l'amplissima fascia di cittadini onesti che voglio rappresentare in questa sede, per portare la loro voce che oggi, purtroppo, non è entrata in quest'Aula, dato che difficilmente ci riesce.
In fondo, i circa 40 milioni di contribuenti versano ogni anno 1.500 euro pro capite di tassa occulta aggiuntiva, una somma non dovuta che è volta a finanziare il fenomeno corruttivo. Io mi occupo di sanità e la corruzione invade, pervade e rovina il Servizio sanitario nazionale. Per questo dovremmo porre una maggiore attenzione al fenomeno, proprio per portare fede all'articolo 32 della Costituzione che vuole garantire a tutti i cittadini uno stato di benessere o di accompagnamento nella sofferenza e nella malattia. A causa del fenomeno corruttivo, noi neghiamo questo diritto a molti cittadini. Pensiamo solo a tutte le persone affette da una malattia rara, alle persone affette da ludopatia.
Presidenza del vice presidente CHITI(ore 11,17)
(Segue BAIO). Queste due branche di patologia non rientrano nei livelli essenziali di assistenza, ma noi lasciamo sopravvivere il fenomeno corruttivo, anche con la scelta odierna. Epitteto, in una sua massima, diceva: «Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare e la saggezza di capirne la differenza».
Bene, noi oggi stiamo compiendo un primo passo. È positivo che ratifichiamo la Convenzione, ma dovremmo essere più coraggiosi. A questa Assemblea e soprattutto alle persone oneste che sono qui e che hanno ricevuto un mandato parlamentare chiedo di essere più coraggiose. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valentino. Ne ha facoltà.
VALENTINO (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è un tema fortemente avvertito quello che afferisce alla materia che oggi trattiamo, soprattutto dopo che il Presidente della Corte dei conti, nella sua relazione, ha indicato in maniera estremamente rigorosa quale fosse la portata e l'incidenza della corruzione nel nostro Paese. Devo dire che la lettura che se ne è fatta e il dato mediatico risultante sono apparsi molto più ampi e inquietanti rispetto alle cose dette dal Presidente della Corte dei conti, ma ormai siamo abituati a vedere riportati gli eventi alterati a seconda di emozioni e contingenze particolari. È comunque un dato che ci ha obbligato alla riflessione, che ci induce a immaginare delle soluzioni, che ci obbliga a intervenire.
Signor Presidente, da parte del Senato vi è stato un primo intervento, come tutti ricorderete. Il disegno di legge sulla corruzione è stato da noi licenziato tempestivamente. Se se ne fosse discusso di più e se non avessimo ritirato buona parte degli emendamenti, probabilmente molta della materia contenuta nella Convenzione sarebbe potuta essere considerata trattata e ormai legge dello Stato, o comunque trattata da questo ramo del Parlamento. Rammento che allora il clima era completamente diverso: le fibrillazioni che insorsero non consentirono un'osservazione serena del tema che stavamo trattando e accadde ciò che a voi tutti è noto, ossia furono ritirati gli emendamenti.
I temi che ci vengono imposti dalla Convenzione sulla corruzione sono tutti apprezzabili e ci inducono naturalmente a riflessioni sul motivo per il quale talune materie non siano contemplate nel nostro ordinamento. Si tratta, quindi, non solo di rivisitare ciò che già esiste, ma anche di introdurre tematiche nuove.
Signor Presidente, uno degli argomenti che mi pare possa e debba costituire oggetto di attenzione particolare, nel momento in cui si darà corso all'iniziativa legislativa conseguente la Convenzione, è la riconsiderazione del regime sanzionatorio relativo a corrotto e corruttore. Non possiamo tenere sullo stesso piano, sotto il profilo sanzionatorio, il corrotto e il corruttore e non possiamo omettere di considerare che esiste l'articolo 54 della Costituzione, signor Presidente, che impone a coloro che hanno pubbliche funzioni il dovere di adempierle con disciplina e onore. L'onore di servire lo Stato è uno status che, se per un verso costituisce guarentigia, d'altra parte, nel momento in cui si viola la norma, deve comportare una sanzione diversa rispetto a quella del corruttore.
Non possiamo, altresì, non considerare con attenzione il messaggio che ci giunge dalla Convenzione, allorquando ci dice che deve essere trattata con attenzione particolare la resipiscenza di chi intende operare una rivisitazione del suo percorso delittuoso e vuole collaborare con lo Stato, riferire e dare indicazioni puntuali. Certo, non si può ignorare il tema profondamente garantista dei riscontri, su cui non cesserò mai di spendermi; ma è altrettanto vero che chi - e dico cose contenute nella Convenzione - decide di fare un passo indietro e di mettersi a disposizione dello Stato, affinché si individuino le responsabilità e i rei, deve essere trattato in maniera diversa. Si debbono immaginare delle forme attenuative della sanzione che a lui sarà comunque inflitta o forse addirittura, quando la materia non assume connotazioni di particolare gravità, si può anche immaginare una sorta di scriminante. Il tema è d'attualità e viene rassegnato alla valutazione del legislatore che poi dovrà dare corso alla Convenzione.
Invito poi a fare una riflessione profonda, signor Presidente, a proposito della innovazione - in questo momento oggetto di discussione alla Camera dei deputati - che in tema di corruzione è contenuta nel documento che oggi discutiamo allorquando si parla di corruzione attiva nel settore privato.
Per l'amor del cielo, l'immoralità è sempre motivo di censura e di riprovazione, ma nel momento in cui si decide che bisogna considerare in maniera diversa alcune attività lobbistiche, concorrenziali (chiamatele come volete), alcuni strumenti che fino a ieri appartenevano alla fisiologia della contrapposizione, nel mondo dell'impresa e degli affari, nel momento in cui si ritiene che questo debba costituire reato, allora è importante individuare una tipizzazione rigorosa, onorevoli colleghi. E francamente l'ipotesi della quale si discute alla Camera dei deputati non mi pare contempli tutte le esigenze che la peculiarità della materia impone.
Vorrei poi rammentare a coloro che poi dovranno stilare in via definitiva le convenzioni che esiste una serie di riserve, che non bisogna di fronte ad alcuni temi stracciarsi le vesti e dimenticare il nostro ordinamento giuridico, la nostra tradizione, il grande equilibrio che si coglie nella trattazione di questa materia; ed esorto, nel momento in cui si discuterà delle riserve, ad individuare talune materie che certamente non possono essere trattate alla stregua di culture diverse, quali sono le culture e le tradizioni degli altri soggetti che questa Convenzione andranno a sottoscrivere.
Infine, signor Presidente, avviandomi alla conclusione affronto l'ultimo tema di cui ha parlato in maniera egregia il collega Balboni nel corso della sua relazione: la vexata quaestio della concussione per induzione. La concussione per induzione si costituisce e diventa oggetto del nostro codice penale in un momento in cui il rapporto tra il cittadino e lo Stato era completamente diverso poiché il metus publicae auctoritatis era una condizione intimamente collegata alla funzione del pubblico ufficiale e chi non era pubblico ufficiale certamente viveva in uno stato oggettivo di soggezione. Ma i tempi sono cambiati e le vicende si sono completamente modificate.
Pensate se si possa parlare di concussione per induzione nel rapporto tra un imprenditore cospicuo, disinvolto, fruitore di grandi relazioni e l'impiegato di un ufficio, il pubblico funzionario, il piccolo pubblico funzionario il quale cerca di opporre le sue ragioni, ma poi viene travolto dalle ragioni dell'imprenditore ed allora, a questo punto, si trova un accordo; ma, nel momento in cui l'accordo si scopre, il cittadino imprenditore sostiene di aver subito la prevaricazione, la richiesta, il metus publicae auctoritatis.
Chiedo, onorevoli colleghi, che su questo tema si rifletta e che la concussione per induzione venga estromessa dal nostro ordinamento, perché non ha più ragion d'essere, perché non esistono più i presupposti e perché appartiene ad una concezione ormai superata: ormai ahimè superata, e sottolineo ahimè. Ritengo invece che sia quanto mai opportuno che, nel reato di estorsione, venga contemplata una aggravante che preveda violenza e minaccia e, nello stesso tempo, che anche la qualifica di pubblico ufficiale incida ulteriormente. Il regime sanzionatorio deve essere quanto mai incidente e gravoso.
Signor Presidente, mi fermo a questo punto confidando che di tutti gli argomenti - ho sentito più circostanze introdotte nel dibattito che meritano approfondimento - tenga conto colui che poi avrà la responsabilità di sottoscrivere il documento di Convenzione oggi al nostro esame. (Applausi dal Gruppo PdL).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna gli insegnanti e gli studenti dell'Istituto tecnico industriale «Antonio Badoni» di Lecco, a cui va il saluto del Senato e gli auguri per la loro attività di studio.
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 850e 2058 (ore 11,28)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mazzatorta. Ne ha facoltà.
MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, sul tema della corruzione sono state pronunciate tante parole, ma occorre chiarire che non siamo all'anno zero. Ieri ho sentito alcuni colleghi, in particolar modo del Partito Democratico, criticare l'operato del precedente Governo. In realtà, il precedente Governo - come è stato poi riconosciuto da altri colleghi - ha ratificato, nell'estate 2009, la Convenzione di Merida delle Nazioni Unite contro la corruzione del 2003, uno strumento importante per la cooperazione internazionale nella lotta alla corruzione.
Va anche aggiunto che il contenuto essenziale della Convenzione penale sulla corruzione di Strasburgo al nostro esame è dato dall'articolo 24, che parla di un gruppo di Stati contro la corruzione, il cosiddetto GRECO, un gruppo di lavoro - lo possiamo così definire - al quale il nostro Paese aderisce dal 2007.
Quindi, si può affermare che ad una parte importante di questa Convenzione è stata già data attuazione, e forse direi alla parte più importante dal punto di vista operativo. La lotta alla corruzione si combatte con i reati e sicuramente con le norme, ma si devono anche confrontare le migliori pratiche fra gli Stati membri, che non sono solo europei - anche gli Stati Uniti fanno parte del gruppo di Stati, il cosiddetto GRECO, contro la corruzione - monitorare le loro politiche, confrontarle individuando le prassi migliori.
Tra l'altro, il rapporto finale del GRECO del 2009 contiene 22 raccomandazioni molto interessanti, sulle quali spero anche questo Governo come il precedente possa riflettere per assumere adeguati impegni in termini di riforma dell'ordinamento. Il rapporto finale del GRECO del 2009 consiglia, per esempio, di raccogliere in un testo unico sulla corruzione tutta la miriade di norme sparse in vari testi normativi e di affrontare, per una razionalizzazione, anche il tema della prescrizione dei reati contro la corruzione, che indubbiamente è materia molto delicata e sulla quale occorrerebbe una riflessione da parte di tutto il Parlamento.
Voglio dire questo perché spesso su tale materia si fa demagogia, affermando in sostanza che ci sono i buoni e i cattivi. La verità è che la lotta alla corruzione è un impegno continuo e costante. Lo è stato per il precedente Governo e speriamo lo sia anche per questo Governo, anche se le prime indicazioni sul tema sono discordanti e confuse. Basta sfogliare i giornali di ieri per accorgersi come, da un lato, il ministro della giustizia Severino Di Benedetto sostiene che occorre andare avanti sulla corruzione - poi che cosa significhi questo in termini tecnici è sempre difficile capire - e dall'altro, invece, il ministro per la funzione pubblica Patroni Griffi dice che non bisogna agire ulteriormente sul tema della repressione e della corruzione, ma operare invece nel campo della prevenzione, auspicando nuove norme contro la corruzione sul piano amministrativo. Tralascio poi la polemica nata tra D'Alema e Vietti sul delitto di concussione. Da una parte, Vietti, esponente UDC, sostiene che la concussione deve rimanere nel nostro ordinamento; dall'altra, invece, D'Alema del Partito Democratico sostiene l'esatto contrario.
Certo, con queste avvisaglie affrontare il tema della corruzione nell'arco della durata residua di questa legislatura diventa davvero una impresa molto ardua. Spero che poi il Sottosegretario o il Ministro ci dicano che cosa realmente pensano del tema e quali iniziative si intendano adottare nell'anno di lavoro parlamentare che residua.
Sul tema della Convenzione vorrei dire poche cose. Questa Convenzione in realtà contiene, nel Capitolo II, agli articoli 2 e seguenti, i provvedimenti da adottare a livello nazionale, ma se poi se ne legge con attenzione il testo si può dire che le esigenze ad essa sottese sono in gran parte già soddisfatte dal nostro statuto penale a difesa della pubblica amministrazione, che indubbiamente è uno dei più avanzati. Dal punto di vista delle norme non siamo secondi ad alcuno: abbiamo addirittura l'abuso innominato di atti d'ufficio, cioè una figura criminosa che direi copra tutto e consente alla magistratura addirittura di sindacare la discrezionalità amministrativa delle pubbliche amministrazioni. Non abbiamo quindi necessità di aggiungere ulteriori fattispecie di reato, semmai abbiamo l'esigenza di razionalizzare alcune fattispecie di reato.
Questa Convenzione prevede due cose che nel nostro ordinamento non esistono: da un lato, l'introduzione della figura della corruzione nel settore privato; dall'altro, il cosiddetto traffico di influenza.
Su questo tema spero che il Governo rifletta, anche alla luce delle tradizioni giuridiche di questo Paese e dei limiti che stanno nella nostra Costituzione, perché criminalizzare il traffico di influenza, così come scritto nella Convenzione, può creare grandi difficoltà anche al settore delle cosiddette lobby, che credo tutti noi vogliamo regolamentare ma non criminalizzare. Il rischio della criminalizzazione dell'attività di lobby, derivante dall'introduzione del nuovo reato del traffico di influenza, se recepito come scritto nella Convenzione, è davvero molto forte.
Su questa Convenzione è necessaria dunque un'attenta analisi. Occorrerebbe, come fatto da altri Paesi, un lavoro di consulenti. Per esempio, la Svizzera ha svolto un ottimo lavoro, perché ha costituito un gruppo di lavoro ed ha analizzato, articolo per articolo, la Convenzione, quali fossero le esigenze e quali le risposte in termini sanzionatori e di fattispecie normativa dell'ordinamento svizzero. Conseguentemente, ha adottato, contestualmente alla ratifica, una revisione delle norme svizzere che sanzionano le ipotesi di infedeltà dei pubblici amministratori.
Ci troviamo oggi in una situazione un po' anomala e - consentitemi di dire - anche un po' surreale, per cui il rischio è quello di ratificare una Convenzione che al 90 per cento contiene gli impegni per il nostro Stato per una razionalizzazione dello statuto penale della pubblica amministrazione, ma poi di non completare l'opera. Vi è qualche perplessità sul rischio di fare un'operazione monca, un'operazione più massmediatica che reale.
Tralascio poi alcune considerazioni. Per esempio, ho letto alcune dichiarazioni di Ferdinando Imposimato che dice che la ratifica di questa Convenzione farà recuperare 150 miliardi di euro: se fosse vero, avremmo risolto tutti i problemi del debito pubblico nel nostro Paese. Purtroppo non è così, e queste affermazioni spesso fanno più male che bene al nostro Paese: il tema va affrontato seriamente, sapendo che dobbiamo lottare contro un fenomeno diffuso, ma anche contro episodi corruttivi ben definiti e circoscritti. La magistratura non deve fare lotte politiche alla corruzione, ma deve individuare e punire i colpevoli di condotte illecite che siano poi dotate di effettivo disvalore penale.
Chiudo dicendo che siamo certamente a favore della ratifica, ma auspichiamo che si possa fare un passo avanti, auspichiamo che il Governo Monti abbandoni una linea zigzagante in materia e ci dica chiaramente cosa intende fare per dare attuazione agli impegni contenuti negli articoli 2 e seguenti di questa Convenzione. (Applausi dal GruppoLNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mugnai. Ne ha facoltà.
MUGNAI (PdL). Signor Presidente, molto è stato detto, quindi in questo intervento che chiude la discussione generale mi limiterò a qualche telegrafica sottolineatura.
Non vi è dubbio che la corruzione rappresenti, in tutte le sue articolazioni, un fenomeno destabilizzante, che incide significativamente sul prestigio e la credibilità delle istituzioni e limita fortemente la competitività di un Paese. Quindi, qualunque intervento positivamente contribuisca ad una efficace opera di prevenzione e contrasto deve essere oggetto di apprezzamento. Parimenti, un coordinamento tra Paesi per una più efficace opera di contrasto della corruzione rappresenta certamente un ulteriore e efficace strumento di prevenzione e controllo. Vi è da dire peraltro, signor Presidente, che qualunque sistema di carattere sanzionatorio incide necessariamente più sulla fase di carattere patologico, quindi quella nella quale si va a reprimere fatti che si sono già verificati. Dunque, il primo e più efficace intervento è quello di un recupero di natura valoriale, che dia credibilità alle istituzioni e quindi le renda meno permeabili rispetto a qualunque fatto corruttivo. Questo è un percorso che vede e deve vedere la politica, in tutte le sue forme, sempre in testa e in primo piano. È un percorso che deve dare necessariamente il senso profondo di quello che è il dovere di qualunque cittadino, soprattutto se ricopre una funzione pubblica o un pubblico incarico.
Non dimentichiamoci che siamo sfortunati eredi di un mondo nel quale si arrivava addirittura a giustificare, sotto il profilo dell'essere un ammortizzatore sociale, qualunque forma di sperpero del denaro pubblico, alcune delle quali erano platealmente, di per se stesse, ipotesi di reato. Ma, detto questo, vi è da aggiungere, riprendendo una delle osservazioni che ha fatto poc'anzi il collega Mazzatorta, sulla quale non posso che trovarmi perfettamente d'accordo, che in quest'opera di prevenzione e controllo ogni organo dello Stato deve fare la sua parte, assolvendo al proprio compito e non ad altri che non gli fanno espressamente carico.
Il prestigio delle istituzioni, che è forse il primo e più autentico presidio che le rende largamente impermeabili a qualsiasi fenomeno corruttivo, anche perché responsabilizza coloro che ne fanno parte, necessariamente lo si tutela anche evitando di metterle incautamente, imprudentemente e costantemente in discussione. Quindi, anche tutto quello che è il complesso delle varie attività di indagine legate a fenomeni di carattere corruttivo deve essere svolto con quelle cautele, con quelle attenzioni e con quel senso di responsabilità che eviti in qualche misura di determinare, dal punto di vista mediatico, alcune conseguenze negative. Noi sappiamo perfettamente infatti quanto in questo Paese, purtroppo, condanne mediatiche, che a quel punto si estendono al complesso intero delle istituzioni e non al singolo coinvolto in quell'episodio, alla fine lascino una traccia infinitamente più profonda e indelebile, al di là degli esiti processuali di qualunque vicenda, che, ricordo, deve essere sempre presa per quel che è singolarmente.
Questo ramo del Parlamento ha già lasciato una prima, significativa traccia per quanto riguarda la lotta alla corruzione licenziando un testo, che sicuramente non sarà esaustivo, ma già rappresentava un primo, concreto ed efficace strumento di prevenzione e controllo. Questa Convenzione, è già stato detto, ma è opportuno sottolinearlo, introduce tutta una serie di temi di riflessione che sottopone all'attenzione di tutti i Paesi aderenti, tant'è che vi sono delle riserve delle quali ci si potrebbe eventualmente avvalere, nella consapevolezza di come ogni ordinamento debba vedere armonizzate le proprie norme con quelle che sono le indicazioni. Ma quelle indicazioni, a loro volta, non possono essere distoniche rispetto all'impalcatura, la storia e le tradizioni giuridiche di ogni singolo Paese aderente.
Il lavoro fatto in questo ramo del Parlamento relativamente a questa ratifica è stato quello di ricondurla alle sue linee-guida essenziali, in armonia con i lavori del Parlamento in quel momento (lavori che oggi proseguono alla Camera), sia pur con quelle perplessità che alcuni colleghi hanno già evocato durante la discussione generale per quanto riguarda il tema della corruzione. Linee guida tutte di per sé, in larga misura, condivisibili sia pure nella necessità di ottimizzarle nel momento in cui le andremo a calare definitivamente, traducendole in norme, nel nostro attuale ordinamento, consapevoli, tra l'altro, della grande tradizione giuridica della nostra civiltà e, quindi, del fatto che alcune di queste ipotesi che ci vengono sottoposte devono essere più di altre opportunamente meditate, soppesate, proprio per evitare di compiere un lavoro che parzialmente potrebbe rilevarsi inutile se non addirittura, per certi aspetti, controproducente o di mera sovrapposizione a norme già esistenti ed ancora, forse, più efficaci.
Il collega Mazzatorta poc'anzi, e ancora prima di lui il collega Valentino, hanno fatto espresso riferimento ad alcune di queste indicazioni che la ratifica di questa Convenzione in sé comporta, in particolare, relativamente a figure assolutamente sconosciute nel nostro ordinamento, quale quella della corruzione in ambito privato e parimenti del traffico di influenza, fattispecie sulle quali, non c'è alcun dubbio, ha ragione il senatore Valentino quando dice che qualunque forma di immoralità comportamentale debba essere opportunamente censurata e stigmatizzata: ovviamente si tratta di vedere se e in quale misura questi interessanti spunti di riflessione possano poi trovare una canalizzazione normativa in un sistema che una molteplicità di condotte già opportunamente punisce, forse in modo ancora più efficace.
Parimenti sono cambiati sicuramente i tempi. Certamente quel metus che una volta il pubblico ufficiale suscitava, oggi forse c'è in misura minore: e bene ha fatto il senatore Valentino a dolersi di questo. Anch'io me ne dolgo, perché certamente il prestigio delle istituzioni dovrebbe essere uno dei pilastri sui quali si fonda la società. Però, certamente, anche questo può portarci ad una opportuna riflessione sulla necessità forse di rielaborare, rimodellare, armonizzare opportunamente, rispetto alla logica dei tempi, alcune fattispecie che storicamente si sono andate modellando nel corso del tempo in relazione alla diversa architettura della società italiana.
Sono sicuramente indicazioni preziose. Confidiamo che i colleghi della Camera sappiano recepirle, nel momento in cui anche questo provvedimento giungerà al loro esame, perché non vi è dubbio che tutti, nessuno escluso, vogliamo che la corruzione in tutte le sue articolazioni sia duramente perseguita, possibilmente in larga misura prevenuta, nel rispetto peraltro delle grandi tradizioni di civiltà giuridica che il nostro Paese ha sempre avuto e sulle quali credo nessuno possa darci particolari lezioni. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.
MALAN (PdL). Signor Presidente, il problema della corruzione è estremamente importante, e l'impegno contro questo fenomeno è importante in quanto la corruzione non soltanto danneggia materialmente la nostra società dal punto di vista delle spese fatte in più dalla pubblica amministrazione a tutti i suoi livelli, ma proprio per il suo aspetto di pessimo esempio morale. Infatti, anzichè indirizzare il comportamento verso una maggiore efficienza, dedizione al lavoro e lealtà verso lo Stato e verso il resto della società, incentiva coloro che si comportano in senso contrario.
È evidente perciò il fenomeno di cattivo esempio dato, ove la corruzione sia presente e soprattutto dove ci sia il convincimento che questa corruzione c'è.
Le norme che adottiamo con la ratifica di questa convenzione sono importanti. Non dimentichiamo però - come spesso sembra di capire ascoltando certe versioni su questo tema - che oggi la corruzione è ampiamente punita: non dobbiamo aspettare convenzioni internazionali o nuove norme per avere leggi che puniscano severamente la corruzione. Vi sono infatti alcune leggi, approvate da tempo, che vengono applicate in modo parziale e vi sono norme in materia, approvate in Senato non molti mesi fa, che sono state trasmesse alla Camera.
Dette norme vertono innanzi tutto sulla trasparenza. È evidente infatti che maggiore è la trasparenza, minore è la possibilità di effettuare operazioni attraverso la corruzione. Se le spese fatte dalle pubbliche amministrazioni sono quantificate e reperibili da tutti coloro che possono avere interesse a conoscerle, appare evidente che sarà sempre più difficile pagare 200 o 500 ciò che ordinariamente può essere comprato a 100.
L'aspetto della trasparenza è contenuto in modo ampiamente soddisfacente nelle norme da noi approvate e attualmente all'attenzione dell'altro ramo del Parlamento.
Esistono però anche norme, in vigore da molto tempo e con lo scopo di combattere il fenomeno della corruzione attraverso un altro strumento, che di fatto vengono applicate in modo non efficace. Mi riferisco, in particolare, alla legge n. 441 del 1982, di cui ogni anno vediamo gli effetti per il fatto che i giornali e gli organi di informazione pubblicano periodicamente statistiche sui parlamentari che hanno dichiarato i redditi più alti o patrimoni di una particolare rilevanza. Vengono pubblicate quindi statistiche, classifiche, che destano naturalmente una certa attenzione, ma che quasi sempre si limitano al folclore con l'indicazione del tale in possesso di due auto di lusso o del tizio che ha venduto un sottotetto o dell'altro ancora che ha venduto una cinquecento e comprato un motorino; notizie che difficilmente servono a combattere la corruzione.
Il fatto curioso è che questa stessa norma, in vigore dal 1982, esiste anche per i pubblici dirigenti di determinate categorie o uffici, non tutti (e sotto questo punto di vista ritengo che andrebbe ampliata l'applicazione della norma), ma soprattutto è curioso che nel caso dei pubblici dirigenti i dati non vengono mai pubblicati e chi volesse conoscerli dovrebbe consultare, presso i palazzi della Presidenza del Consiglio, enormi volumi all'interno dei quali sono contenute le relative dichiarazioni.
Il problema è il seguente: queste dichiarazioni dovrebbero servire non a soddisfare certe curiosità per sapere se quel tale dirigente o parlamentare ha acquistato un'auto o ha venduto un appartamentino, bensì a contrastare il fenomeno dell'illecito arricchimento, che alcuni vorrebbero fosse introdotto addirittura come reato in sé. Tuttavia, poiché non risulta essere stata mai effettuata, neanche a livello giornalistico, una seria indagine su questo punto, vale a dire partendo da una di queste pubbliche dichiarazioni chiedersi come mai quel tal soggetto abbia potuto diventare padrone di un patrimonio sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati (anche se si può essere in possesso di un patrimonio per motivi diversi, come eredità o donazioni), questa norma risulta inefficace.
La trasparenza, dunque, aspetto fondamentale che peraltro non comporta problemi, nel senso che non ci sono ostacoli specifici, non andando a invadere la sfera personale e non prevedendo azioni specifiche contro una persona, trattandosi di un servizio generale, se non è accompagnata da un senso critico, da una sensibilità e da un'informazione che vada a porsi delle domande effettivamente diventa solo uno strumento per soddisfare la curiosità a proposito degli acquisti di immobili o di automobili di questo o di quel personaggio.
Ritengo che, nell'approvare dei provvedimenti che si propongono di lottare contro la corruzione dobbiamo anche chiederci se le norme in vigore, a volte anche da molto tempo, siano davvero applicate e se ci sia la volontà di applicarle. Ho parlato di casi in cui effettivamente vengono denunciati patrimoni - che poi sono notoriamente esistenti - in ordine ai quali, a volte, c'è da chiedersi come siano stati accumulati; in altri casi abbiamo fenomeni - come ho verificato nel consultare le dichiarazioni di quei dirigenti di cui parlavo prima - molto strani: persone che guadagnano parecchie centinaia di migliaia euro all'anno e che dichiarano di non possedere immobili o beni registrati (nessuna automobile, nessuna motocicletta, nessuna imbarcazione) e su cui forse non sarebbe male appuntare la propria attenzione. Non credo che necessariamente la corruzione si annidi tra coloro che fanno queste dichiarazioni anomale: probabilmente hanno semplicemente omesso di dichiarare determinati beni, nessuno ha chiesto loro ragione di nulla, ma è chiaro che, se qualcuno lo fa per distrazione, qualcun'altro lo fa invece facendo bene attenzione a non rendere conto di ciò di cui invece la legge, per ottimi motivi, chiederebbe loro di rendere conto.
Vorrei chiudere citando un grande costituzionalista (anche se sicuramente non aveva il titolo di studio per essere così definito), James Madison, l'autore della Costituzione degli Stati Uniti (naturalmente insieme ad altri, ma è lui che ha provveduto alla sua redazione vera e propria): «Se gli uomini fossero angeli non ci sarebbe bisogno di Governi. Se coloro che governano fossero angeli non ci sarebbe bisogno di equilibrare il loro potere con dei controlli». Potrei aggiungere: se il sistema giudiziario fosse composto da angeli potremmo affidare tutto a loro, e tutto funzionerebbe nel modo migliore; più poteri diamo in questo senso e meglio verrà condotta la lotta contro la corruzione, il crimine e così via.
Ci dobbiamo confrontare con una realtà dove, né gli uomini, né i governanti, né coloro che attuano il sistema giudiziario sono angeli e, dunque, dobbiamo attuare un sistema che preveda norme equilibrate, caratterizzate da un bilanciamento dei poteri e di prerogative, che possa raggiungere risultati ragionevoli e per questo efficaci. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello, il quale nel corso del suo intervento illustrerà l'ordine del giorno G2. Ne ha facoltà.
*QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, do lettura dell'ordine del giorno G2, a firma del presidente Gasparri e mia, che il Gruppo del Popolo della Libertà ha presentato: «Il Senato,
premesso che:
la ratifica della Convenzione penale sulla corruzione (Strasburgo, 27 gennaio 1999) è un atto importante al fine di potenziare la cooperazione tra gli Stati membri del Consiglio d'Europa nonché dotare gli ordinamenti interni di ulteriori strumenti normativi per la prevenzione e repressione della corruzione;
gli strumenti di prevenzione e repressione della corruzione sono tanto più efficaci quanto più il sistema normativo si fonda su solide basi giuridiche in armonia con i principi generali dell'ordinamento e nel solco delle regole dello Stato di diritto,
impegna il Governo ad adottare le opportune iniziative legislative per dare attuazione alla Convenzione nel rispetto delle norme della Costituzione e in armonia con i principi generali dell'ordinamento quali la personalità della responsabilità penale, l'offensività delle condotte penalmente rilevanti, la tipicità delle fattispecie di reato, il principio di colpevolezza quale complesso degli elementi soggettivi che delimitano e definiscono l'attribuibilità della responsabilità penale».
Signor Presidente, questo ordine del giorno nasce da una doppia esigenza. Da un canto, ci troviamo ad affrontare una materia che è contemporaneamente discussa dall'altro ramo del Parlamento in una specifica ipotesi legislativa, per cui credo che sia quanto mai opportuno, da parte del Senato, dare un'indicazione affinché le previsioni di questa Convenzione possano essere tradotte in norme di legge in maniera organica ed armonica.
La seconda esigenza è rappresentata dalla consapevolezza, che pure è stata espressa nel corso di questo dibattito, che nel nostro codice penale c'è un corpus di norme in materia di corruzione che ha una sua efficacia e anche una sua organicità. Poiché sappiamo perfettamente che anche il diritto è governato da quel principio che viene definito «delle conseguenze non volute o delle conseguenze inconsapevoli», non vorremmo che un'iniziativa senz'altro provvida e con degli aspetti positivi - soprattutto nel momento in cui consideriamo la corruzione al di fuori dei confini nazionali, come nel caso di questa Convenzione - possa per conseguenza non voluta, inintenzionale, portare invece un nocumento ad un corpus di norme che ha una sua efficacia.
Per questo mettere dei limiti e dei paletti, che si rifanno poi alle norme della nostra Carta fondamentale e ai princìpi generali dell'ordinamento, ci è sembrato quanto mai opportuno. Ci auguriamo che sia i relatori, sia il Governo, possano far propria questa nostra iniziativa. La ringrazio, signor Presidente. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Bettamio.
BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, non ho nulla da aggiungere a quello che è stato detto in discussione generale, salvo accennare ad un rilievo che è stato fatto ieri da un collega sui richiami dell'OCSE al nostro Governo per il recepimento di questa Convenzione.
Nel corso della discussione in effetti non era certo se l'OCSE avesse fatto dei rilievi formali o meno: si tratta in realtà di rilievi formali, ma spero che, con la ratifica alla quale oggi ci apprestiamo, vengano superati.
Se possibile, vorrei cogliere poi l'occasione per anticipare anche il mio parere sui due ordini del giorno che sono stati presentati. Il mio parere è favorevole sull'ordine del giorno G2, a firma dei senatori Gasparri e Quagliariello, mentre mi rimetto al Governo per quanto riguarda l'ordine del giorno G1, presentato dal senatore Calderoli, dal momento che è soprattutto il Governo ad essere chiamato in causa su questo problema.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Balboni.
BALBONI, relatore. Signor Presidente, rinuncio al mio intervento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
v vPresidenza del presidente SCHIFANI (ore 12,02)
SEVERINO DI BENEDETTO, ministro della giustizia. Signor Presidente, onorevoli senatori, ho ascoltato con molta attenzione gli interventi che ci sono stati in Aula su questa materia e devo dire che ho constatato, con compiacimento, che un'amplissima maggioranza di coloro che sono intervenuti considera questo atto un importante adempimento comunitario.
Su questo punto vorrei aggiungere solo due concetti, che costituiscono il presupposto della Convenzione: chi la ratificherà - e spero quindi che questo Senato dia la relativa autorizzazione - è convinto della necessità di perseguire come priorità una politica penale comune, finalizzata a proteggere la società dalla corruzione, che contempli l'adozione di una legislazione appropriata e di misure preventive adeguate. Va sottolineato, infatti, che la corruzione rappresenta una minaccia per lo Stato di diritto, la democrazia e i diritti dell'uomo, mina i principi di buon governo, equità e giustizia sociale, falsa la concorrenza, ostacola lo sviluppo economico e mette in pericolo la stabilità delle istituzioni democratiche e i fondamenti morali della società. Ho fatto riferimento a questa parte della premessa alla Convenzione perché mi sembra significhi e rappresenti il pensiero espresso da molti di voi, totalmente condiviso da questo Governo.
Nella Convenzione, che è piuttosto lunga ed ampia, troviamo due elementi importanti, il primo dei quali ci rassicura sul fatto che nel codice Rocco abbiamo uno strumentario di fondo estremamente importante, che ricalca alcuni degli schemi indicati all'interno della Convenzione stessa e coincide con essi. Si tratta di un dato certamente importante, che dobbiamo portare anche all'esterno, perché l'Italia è in Europa, dove risulta avere comunque uno strumentario ed una capacità di reagire al crimine piuttosto buoni.
La Convenzione individua inoltre due punti sui quali chiede ai Paesi di intervenire, ossia prevenzione e repressione, entrambi fondamentali. Crediamo tutti fortemente che una buona prevenzione del reato di corruzione possa riuscire ad abbassare i numeri e le statistiche e ad intervenire molto efficacemente ed è questo un punto su cui in Commissione vi è già uno stadio avanzato di analisi.
Vi sono poi le integrazioni cui la Convenzione ci invita. L'ampiezza dei discorsi che ho ascoltato qui - voglio significarlo - va anche oltre i contenuti di questa Convenzione. Infatti, questa Convenzione - se stiamo parlando di questa di Strasburgo e non dell'OCSE in generale - rispetto al nostro strumentario individua soltanto alcune fattispecie da aggiungere a quelle già presenti nel nostro ordinamento.
Desidero anche cogliere lo spunto fornitomi dall'ordine del giorno illustrato dal senatore Quagliariello per ricordare che la Convenzione che oggi mi auguro stiamo per ratificare rappresenta uno schema, ma l'importante poi saranno i contenuti. Nel momento in cui si passerà dallo schema ai contenuti, bisognerà essere estremamente attenti - come sempre il legislatore deve essere - nel costruire fattispecie dotate di offensività, tipicità, tassatività e di elemento psicologico, che consentano di distinguere il fatto penalmente rilevante da quelli che possono avere rilevanza in altri settori dell'ordinamento. Si tratta di un invito che certamente verrà ascoltato, perché chi costruisce una norma si assume la grande responsabilità di lasciare agli altri, nel futuro e negli anni, una norma capace di reprimere un fenomeno penalmente rilevante.
Non solo il Governo è dunque totalmente adesivo rispetto alla ratifica della Convenzione, ma certamente accoglie l'ordine del giorno G2.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno G1, che è stato presentato dal senatore Calderoli, mi permetterei di fare un rilievo di ordine procedurale e costituzionale. Questa proposta richiede modifiche costituzionali per individuare percorsi speciali per le ratifiche di atti internazionali. Dunque, competerebbe comunque al Parlamento una decisione su qualsiasi modifica alla Costituzione che possa incidere anche su questo percorso di approvazione degli atti internazionali. Sul punto, quindi, vi sono due alternative: rimettere comunque al Senato la valutazione di questo ordine del giorno, in quanto si tratta di materia tipicamente parlamentare, oppure trasformarlo in una raccomandazione che, peraltro, poi, in Parlamento dovrebbe trovare un suo sviluppo e adeguamento, visto che si tratta di materia di natura costituzionale.
Concludendo, il parere è favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno G2, mentre per quanto riguarda l'ordine del giorno G1 è di rimessione all'Aula o di sua trasformazione in raccomandazione.
PRESIDENTE. Passiamo agli ordini del giorno. Quanto all'ordine del giorno G1, i relatori si sono rimessi al Governo, che a sua volta si rimette all'Aula, stante però la disponibilità ad accoglierlo come raccomandazione.
Senatore Calderoli, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G1?
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, mantengo l'ordine del giorno G1. Ringrazio il Governo per essersi rimesso all'Aula rispetto ai contenuti.
Vorrei però specificare che, pur trattandosi, nel caso delle materie costituzionali e di modifiche alla Costituzione, di materia squisitamente parlamentare, anche in sede di Commissione e Aula il Governo sarà chiamato ad esprimere un parere rispetto a specifiche richieste di modifica. L'ordine del giorno richiede, nella sede propria della riforma costituzionale che è all'esame della Commissione affari costituzionali, di considerare l'ipotesi di maggioranze qualificate nel caso di Convenzioni che dovessero determinare una cessione della sovranità (come peraltro abbiamo già introdotto con riferimento al pareggio di bilancio). Pertanto, insisto per il voto e ringrazio il Ministro per la rimessione all'Aula.
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, lei ovviamente si è già pronunziato e so che non si può tornare sulla decisione.
PRESIDENTE. A che cosa si riferisce, senatrice?
FINOCCHIARO (PD). Alla proponibilità dell'ordine del giorno. L'ordine del giorno G1 è palesemente improponibile, in quanto recante materia assolutamente estranea a quella di cui ci stiamo occupando.
Ciò detto, e trovandoci nella contingenza di doverlo comunque affrontare con un voto, confesso - francamente - di non capire che cosa sia scritto in questo ordine del giorno, per più ordini di ragioni. Anzitutto, si fa riferimento ad atti internazionali. Gli atti internazionali ovviamente possono avere origine assai diversa. Nel caso in cui si trattasse di atti e convenzioni che provengano dalla sede europea, è ovvio che il trattamento non può che essere assolutamente diverso, in ragione della nostra adesione all'Unione europea da quanto accade con atti che provengano da un'altra fonte.
A tacere di questo, voglio ricordare che il nostro ordinamento, la nostra Costituzione, già prevede un procedimento differenziato per l'esame legislativo della ratifica di atti internazionali. Secondo tale procedimento, le procedure cosiddette abbreviate - ad esempio la sede deliberante - non sono ammesse nel caso di ratifica di atti internazionali. A questo vorrei aggiungere che se il nostro Paese e la funzionalità del Parlamento hanno un problema - in particolare dopo il Trattato di Lisbona - è casomai un altro, quello cioè di non avere strumenti più sofisticati, più rapidi ed efficienti per l'adeguamento del nostro ordinamento all'ordinamento internazionale. Mi pare che l'ultima legge comunitaria, come tutte le altre che l'hanno preceduta, sia assolutamente esplicita su questo punto.
Ancora di più. Per quanto riguarda, in particolare, gli atti di provenienza europea, con il Trattato di Lisbona noi abbiamo disegnato procedure che rispondono all'esigenza di un adeguamento interno rispetto agli orientamenti europei e di interferenza tra il lavoro del Parlamento europeo e il lavoro dei Parlamenti nazionali che in gran parte assorbono le obiezioni sollevate dal senatore Calderoli. Me lo lasci dire: la formulazione di questo ordine del giorno fa riferimento ad una cultura politica che io non solo trova estranea a quella del mio partito e del mio Gruppo, ma che trovo estranea alla cultura politica della Repubblica, nel momento in cui ha assunto, in sede europea, tutta una serie di impegni, che peraltro sono recati da trattati ai quali l'Italia ha aderito. Non riesco a rinvenire, in questo ordine del giorno, niente di più di una strumentalità piccola piccola, nessun tema che non sia estraneo, per materia oppure dal punto di vista politico e istituzionale, alla realtà ormai del tutto consolidata alla quale il mio Gruppo fa riferimento.
Il Gruppo del Partito Democratico, quindi, non potrà che votare contro una delle tante brillanti e intelligenti produzioni del senatore Calderoli, una brillante e provocatoria produzione che francamente non credo avrebbe neanche meritato di essere ritenuta ammissibile nel corso di una discussione così importante come quella odierna. (Applausi dal Gruppo PD).
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, siamo molto interessati al tema del ridisegno del concetto, dell'idea e degli strumenti della sovranità nazionale, però, oggettivamente, introdurlo con un ordine del giorno come quello al nostro esame non ci convince affatto. Intanto, non si capisce perché ci si rivolge al Governo per identificare forme idonee e rinforzare il procedimento di approvazione degli atti internazionali. Tale questione, infatti, dovrebbe riguardare direttamente il Parlamento. Non vedo come il Governo potrebbe tradurre un simile impegno, se non facendo pressione sul Parlamento stesso che rimanderebbe così l'impegno a se stesso.
Inoltre, non si capisce a cosa serva la stessa premessa: o abbiamo la necessità di trovare il modo di difendere la sovranità nazionale, a prescindere dal contesto di cui stiamo ragionando, oppure non capisco perché legare tale necessità al fatto che esistono disegni di legge costituzionale relativi alla riforma del Parlamento e della forma di Governo in 1a Commissione. Se la 1a Commissione avesse esaurito questa fase non avremmo il problema di interrogarci sulla sovranità nazionale e sul rapporto rispetto ai Trattati internazionali?
Anche per questo motivo il mio Gruppo, se sarà costretto ad esprimersi su questo ordine del giorno così com'è, voterà in senso contrario.
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, il Gruppo Italia dei Valori voterà contro l'ordine del giorno G1, perché, a nostro modo di vedere, rappresenta un impegno e una sollecitazione al Governo a cambiare la Costituzione, al fine di rendere più difficile la ratifica delle convenzioni internazionali. Se il Gruppo della Lega Nord vuole cambiare la Costituzione presenti un disegno di legge di natura costituzionale; ma che inviti il Governo a cambiare la Costituzione mi sembra una procedura del tutto impropria. Forse in Padania, ma non in Italia.
CALDEROLI (LNP). Ma l'hai letto?
*QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, rinnoverei l'invito, già rivolto dal Governo, al senatore Calderoli a trasformare l'ordine del giorno in una raccomandazione.
D'altro canto, per le ragioni che sono state spiegate anche in maniera molto puntuale dalla senatrice Finocchiaro, se l'ordine del giorno sarà votato, ancorché l'iniziativa sia impropria rispetto alla profondità del tema, sarebbe ancora più grave se il Parlamento, su quei temi, si esprimesse con un voto contrario. Tecnicamente, quindi, il voto del Gruppo PdL sarebbe favorevole. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, senatore Calderoli, ho esordito ponendo una domanda alla senatrice Finocchiaro, quando diceva che mi ero già pronunziato. Poi ho inteso a cosa si riferisse, cioè all'ammissibilità di questo ordine del giorno, presentato, credo, nella mattinata odierna. Inviterei il senatore Calderoli a rivedere la sua posizione sulla accettazione della raccomandazione.
Devo confessarle, senatore Calderoli, che, anche alla luce della notissima sentenza della Corte costituzionale, che conosciamo tutti, del febbraio 2012, che ci ha portato ad essere estremamente rigorosi nella dichiarazione di ammissibilità degli emendamenti in genere, ho qualche dubbio e perplessità sulla compatibilità della sua proposta in relazione al disegno di legge, che siamo chiamati ad affrontare, di ratifica di una convenzione. Il disegno di legge, quindi, affronta quel tema - cioè il tema della ratifica di una convenzione - e non il tema del sistema legislativo inerente alla ratifica delle convenzioni, ossia non affronta un tema di riforme, ma un tema ordinario. Avrei delle perplessità sulla compatibilità di questa sua proposta in relazione a ciò che stiamo discutendo.
Tra l'altro, aggiungo - la invito a riflettere sul punto - che quando si invita il Governo a «identificare forme idonee a rinforzare il procedimento di approvazione di atti internazionali che comportino limitazioni della sovranità nazionale» si tratterebbe sempre e in ogni caso di un intervento da compiere, naturalmente, attraverso una modifica legislativa. Vi è, infatti, un impianto legislativo che fissa le procedure di ratifica e quindi dobbiamo intervenire sempre su quello. Il Governo, quindi, sarebbe chiamato soltanto ad esercitare un eventuale diritto di proposta nei confronti del Parlamento. Pertanto, vedrei anche, nel merito, un invito indirizzato più al Parlamento che non al Governo, per autoriformarsi.
Quindi, sotto questi due punti di vista che ho esposto, la inviterei, in una logica di tentativo di composizione unitaria della vicenda, a valutare la possibilità di accettare un accoglimento dell'ordine del giorno G1 come raccomandazione e a non insistere sulla votazione.
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, la prima cosa che voglio segnalare è che l'ordine del giorno è stato presentato ieri ed è stato distribuito questa mattina.
PRESIDENTE. Ne ho preso atto.
CALDEROLI (LNP). Mi spiace che una parte del contenuto dell'ordine del giorno da me presentato non sia evidenziato nel testo stampato perché forse si sarebbe potuto meglio comprendere il nesso fra la Convenzione della cui ratifica oggi si discute e l'ordine del giorno.
Inoltre, signor Presidente (forse le è sfuggito), nell'intervento precedente non intendevo certo forzare la mano rispetto a iniziative del Governo, ma rispetto alla posizione del Governo in merito agli emendamenti e alle proposte di modifica che io intendo presentare in 1a Commissione, così come in Aula, inerenti al recepimento di una direttiva o alla ratifica di una Convenzione, affinché si possa prevedere un quorum rafforzato nei casi si determini una cessione della sovranità popolare.
Ricordo che circa due mesi fa abbiamo votato un ordine del giorno in tal senso, su cui il Governo si è rimesso all'Assemblea, e questa si è espressa a favore.
PRESIDENTE. A quale argomento era correlato l'ordine del giorno?
CALDEROLI (LNP). Una materia di natura internazionale. Si prevedeva, in caso di cessione della sovranità popolare, la possibilità di coinvolgere addirittura il popolo attraverso la strada costituzionale e referendaria, come già accaduto una volta in passato.
In questo caso non si prevede quell'ulteriore opzione, ma una che abbiamo già scelto per il pareggio di bilancio, e cioè un quorum qualificato, dato che si richiede la maggioranza assoluta. In quella sede il Governo si era dichiarato favorevole, e quindi, pur non essendo materia governativa, il Governo può esprimere la propria posizione in quelle sedi.
Poiché in 1a Commissione si discute delle riforme costituzionali e si dovrà anche affrontare il problema del recepimento delle direttive internazionali, proporrò di prevedere un quorum qualificato come per il pareggio di bilancio.
In ciò non vedo nulla di eversivo, nulla che esuli dalla materia all'ordine del giorno, proprio perché diversi Paesi, tra cui i Paesi Bassi, hanno espresso riserve rispetto all'articolo 12 di questa Convenzione. Non vedo perché noi nella nostra riforma costituzionale non possiamo prevedere forme di quorum particolari rispetto a cessioni di sovranità.
PRESIDENTE. Il merito è chiarissimo. Il concetto è abbastanza chiaro.
La perplessità della Presidenza riguarda la compatibilità di questo tema che lei pone con l'esame di un disegno di legge di ratifica di una Convenzione.
Noi per ora stiamo parlando di un disegno di legge ordinario, di iniziativa parlamentare, tra l'altro, e non governativa, che autorizza la ratifica di una Convenzione. Quindi un atto di ordinaria amministrazione che non tocca minimamente i temi della riforma delle procedure di ratifica.
Lei invece introduce il tema, sicuramente significativo e importante, che poi sarà sottoposto all'iniziativa del Governo, alla volontà delle parti politiche di condividere o meno l'iniziativa del Governo, di prevedere maggioranze qualificate quando si ratificano Trattati che determinano cessioni di sovranità.
Quindi il tema che lei pone è importante, centrale ed oggetto di dibattito. La perplessità della Presidenza è: cosa c'entra, sostanzialmente, questo tema che lei pone, che è un tema forte, con l'esame di un disegno di legge ordinario che ratifica una Convenzione importante, per quello che abbiamo potuto vedere? Secondo me quindi sono due filoni diversi. Non le pare?
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, l'ordine del giorno G1 fa riferimento proprio alle Convenzioni, al recepimento di Accordi internazionali. È per quello che è stato presentato l'ordine del giorno. È evidente che rispetto alle leggi ordinarie ciascuno decide in casa propria e nella disponibilità del Parlamento. Qui recepiamo un qualcosa che, fino al momento dell'approvazione, c'è volato sopra la testa. Per la sua approvazione, nel caso ci fosse una cessione di sovranità popolare, richiederemmo un quorum qualificato. Ma ne discuteremo...
PRESIDENTE. Senatore Calderoli, con questo ordine del giorno non decidiamo questo. Con la sua approvazione non modifichiamo l'impianto né della nostra Costituzione né della legge ordinaria, ovviamente.
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, io credo che sia un tema importante.
PRESIDENTE. Lo condivido.
CALDEROLI (LNP). C'è la sovranità nazionale in ballo, che necessariamente deve essere tutelata in maniera diversa. Oppure deve essere trattata come la legge sulle pere o sulle mele? Io credo che ci voglia un quorum qualificato, e quindi insisto per la votazione.
PRESIDENTE. Passiamo un attimo all'altro ordine del giorno. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2 non verrà posto ai voti.
Sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12,28, è ripresa alle ore 12,48).
Riprendiamo i nostri lavori.
Colleghi, il senatore Calderoli ha fatto recapitare alla Presidenza una nuova formulazione dell'ordine del giorno G1, che leggo all'Aula:
«Il Senato,
premesso che:
in 1a Commissione Affari Costituzionali sono all'esame, in sede referente, i disegni di legge costituzionale relativi alla riforma del Parlamento e della forma di Governo,
impegna il Governo, nei limiti della propria competenza e nelle sedi in cui è chiamato ad esprimere il proprio orientamento, a non ostacolare iniziative finalizzate a rafforzare il procedimento di approvazione di atti internazionali che comportino limitazioni della sovranità nazionale».
Sull'ordine del giorno così riformulato, vorrei ascoltare sinteticamente il parere dei Gruppi e poi anche quello del Governo.
LEGNINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, questa riformulazione, a nostro modo di vedere, non risolve i profili di improponibilità da noi sollevati. Attenua uno dei due profili che lei ha fatto rilevare poco fa, relativamente al rapporto tra Parlamento e Governo e quindi della competenza del Governo, ma non risolve in alcun modo il tema della palese estraneità alla materia oggetto di questa deliberazione. Insistiamo pertanto sull'improponibilità dell'ordine del giorno.
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, il testo dell'ordine del giorno, come riformulato, mette a fuoco un problema per noi condivisibile. Ci fa piacere pertanto il richiamo al principio della sovranità nazionale. Infatti, per noi è molto importante che si inviti a fare qualcosa nel rispetto e nella tutela della sovranità nazionale. Ripeto, questa parte per noi è particolarmente importante, e quindi per come è stato riformulato voteremo a favore dell'ordine del giorno.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, noi avremmo votato anche la precedente formulazione dell'ordine del giorno perché, al di là del testo letterale, ci interessa il senso politico dell'iniziativa del senatore Calderoli, che riteniamo apprezzabile sul terreno di una delle grandi questioni peraltro connesse alla vicenda che stiamo affrontando.
A nostro avviso, quindi, l'ordine del giorno è proponibile e la nostra opinione è diversa da quella degli esponenti del Partito Democratico. L'ordine del giorno focalizza infatti una grande questione, il tema della sovranità nazionale, che ha fatto bene il senatore Li Gotti a sottolineare come elemento che in un ordine del giorno del Gruppo della Lega Nord ci pare, anche da questo punto di vista, politicamente significativo e rilevante.
Signor Presidente, la riformulazione dell'ordine del giorno, nella parte in cui si impegna il Governo «a non ostacolare», per la verità è un po' brutta, però, poiché credo vada salvato il contenuto essenziale dell'iniziativa del senatore Calderoli, nel caso (che noi riteniamo possibile) in cui l'ordine del giorno venga posto in votazione, noi voteremo a favore. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI).
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, francamente stiamo sollevando una questione ipocrita e di lana caprina. È certo che la sovranità nazionale nel nostro Paese va salvaguardata in ogni momento, in ogni atto e anche nella concretezza delle decisioni che dovrebbero essere assunte in quest'Aula da parte del Governo e del Parlamento, ma forse ci dimentichiamo di ricordare, o facciamo finta di non capire, che la sovranità nazionale di tutti i Paesi europei nel contesto internazionale che abbiamo di fronte è già perduta in larga parte e che l'unica possibilità di recuperarla sarebbe quella di costruire rapidamente il soggetto politico degli Stati Uniti d'Europa. Solo in quelle condizioni potremmo recuperare sovranità nazionale su tematiche rilevanti per noi, per i nostri figli e per le future generazioni.
Il modo migliore di salvaguardare la sovranità nazionale non è fare un ordine del giorno fuori luogo e fuori tema, semmai è costruire concretamente gli Stati Uniti d'Europa (Applausi dei senatori Baio e Peterlini), avendo l'Italia come protagonista riconosciuto e serio nel rigore finanziario, ma soprattutto svegliando l'Europa in termini di crescita, di progettualità e di futuro delle nuove generazioni europee. (Applausi della senatrice Baio).
Per questo mi sembra abbastanza fuori luogo e una perdita di tempo discutere in questo contesto di questo ordine del giorno. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore Peterlini).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, volevo fare un'osservazione di metodo e una di merito. L'osservazione di metodo è che capisco bene la discussione parlamentare ma ho la sensazione che stiamo cercando, non potendolo fare con la legislazione, di legiferare attraverso ordini del giorno.
Credo che la questione sia oggettivamente irrilevante nel metodo e nel merito, e ciò per tre ordini di ragioni. (Applausi della senatrice Garavaglia Mariapia). La prima è perché stiamo parlando della ratifica di una Convenzione, che peraltro, se non ricordo male, soprattutto il precedente Governo - o i precedenti Governi - ha fortemente voluto.
In secondo luogo, stiamo discutendo del recepimento di una serie di principi comuni a livello europeo per la lotta contro un fenomeno distorsivo che non riguarda solo il nostro Paese, e proprio perché le questioni economiche attengono ad una dimensione comunitaria è giusto che si individui una disciplina comune per far fronte tutti insieme al contrasto della criminalità, che si traduce in fenomeni di corruzione e quant'altro.
La terza considerazione è che evidentemente, mentre l'ordine del giorno del collega Quagliariello segnalava e precisava l'esigenza che poi, nel momento in cui il legislatore trasferisce questi principi in un codice (cosa che mi sembra ovviamente buona e giusta), ciò avvenga in maniera tale da rendere questi principi assolutamente integrati con quelli del nostro ordinamento costituzionale (è sempre avvenuto così ogniqualvolta abbiamo recepito una Convenzione, un Trattato, un Accordo di natura internazionale ed europea), sinceramente mi sembra che stiamo facendo una discussione - con tutto il rispetto per chi l'ha proposta - un po' surreale rispetto alla dimensione di ciò che realmente andremo ad approvare con la Convenzione.
Quindi, signor Presidente, se lei mi chiede quale sia la mia opinione sinceramente non gliela so dire perché confesso che stiamo discutendo di un atto che, così come si va modificando nella discussione parlamentare, resta nel novero del surreale. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza, valutato attentamente il tema posto dall'ordine del giorno G1 (testo 2), fa presente anzitutto che un eventuale accoglimento del medesimo non potrebbe in alcun modo incidere sul procedimento internazionale già avviato con la firma della Convenzione da parte del Governo italiano.
Il compito del Parlamento in questa fase è limitato soltanto all'approvazione o meno dello strumento di ratifica presentato attraverso un'iniziativa parlamentare.
La questione posta dall'ordine del giorno Calderoli concerne in generale il procedimento di approvazione dei Trattati internazionali, con ricadute dirette sugli articoli 11 e 80 della Costituzione, che non sono in discussione in questa sede, ma che potrebbero semmai esserlo in sede di esame dei disegni di legge di revisione costituzionale.
L'ordine del giorno è pertanto improponibile, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, per estraneità all'oggetto della discussione che - si ribadisce - è limitata all'esame di un disegno di legge di ratifica di una specifica Convenzione. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Baio).
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, la sua pronuncia rispetto all'improponibilità di questo ordine del giorno è tardivo - il testo è stato presentato ieri, è stato distribuito e lei addirittura ha dato lettura della riformulazione - e non coerente con quello che lei pochi minuti fa ha fatto. Lei ha sollecitato infatti il sottoscritto a trovare una soluzione di ricomposizione dell'Aula, invitandomi a non insistere sulla votazione dell'ordine del giorno, che il Governo si era dichiarato disponibile ad accogliere come raccomandazione. Tuttavia, se è compatibile e coerente con l'argomento una raccomandazione, alla stessa maniera è coerente ed accoglibile un ordine del giorno.
Non è possibile dichiarare ora l'improponibilità di un ordine del giorno, il cui testo è stato già distribuito: siamo infatti in fase di esame degli articoli - perché siamo già all'illustrazione degli ordini del giorno - e sono già stati espressi i pareri. Se dunque lei, Presidente, voleva dichiarare improponibile l'ordine del giorno, avrebbe dovuto farlo - e poteva - prima che si passasse alla fase dell'illustrazione e prima che i relatori e il Governo avessero espresso il loro parere, perché diversamente nessuno avrebbe potuto esprimere alcunché.
Mi sembra fra l'altro, visto che lei ha voluto avere la cortesia, nei confronti dell'Aula, di ascoltare le posizioni dei Gruppi, che lei stia assumendo una decisione che contrasta con le dichiarazioni di più del 50 per cento dei componenti del Senato della Repubblica. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. Senatore Calderoli, l'ho ascoltata con la dovuta e massima attenzione.
Premesso che condivido le sue osservazioni - tra l'altro sono osservazioni storiche - sul fatto che l'ordine del giorno fosse stato stampato, distribuito e dichiarato proponibile, non vi è dubbio però che, come lei sa bene (lei è stato Vice Presidente autorevole in questo ramo del Parlamento), fino all'ultimo la Presidenza può intervenire melius re perpensa nella dichiarazione di improponibilità. Se le rivisitazioni sono previste, infatti, nei diversi gradi di giudizio, figuriamoci se non possono esserci a livello endoprocedimentale.
Detto questo, da alcune settimane a me sta a cuore rendermi interprete rigoroso di una nota, che è pervenuta a me, e quindi a tutti voi, da parte del Presidente della Repubblica, in relazione ad una sentenza del febbraio 2012 dell'Alta Corte, che ci ha richiamato al rispetto rigoroso di determinati principi che tutti conosciamo.
Questo è il mio intento, questo è il mio faro, per cui la mia valutazione vuol essere rigorosamente adesiva al richiamo del Capo dello Stato. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).
BRICOLO (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signor Presidente, al di là del richiamo che lei ha fatto al Capo dello Stato, noi troviamo vergognosa la scelta che è stata fatta oggi in Aula, oltre che irrispettosa di quelle che sono le prerogative delle opposizioni. (Applausi dal Gruppo LNP). E voglio chiarire, signor Presidente, quello che ho appena detto.
Se un ordine del giorno, presentato da un Gruppo delle opposizioni, dà fastidio alla maggioranza, questo non può essere considerato proponibile se non si insiste per la votazione...
PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo, senatore Bricolo, poi le darò nuovamente la parola: non dà fastidio a nessuno, ovviamente. La Presidenza si è attenuta...
CALDEROLI (LNP). Lo lasci parlare!
BRICOLO (LNP). Mi lascia parlare, Presidente. Vorrei chiarire quello che ho detto.
Lei non può dichiarare proponibile l'ordine del giorno se la Lega accetta che sia accolto come raccomandazione e perciò non insiste per la votazione, non dividendo dunque l'Aula, e dichiararlo invece improponibile se c'è il proponente che insiste per la votazione, e dunque si chiede all'Aula di esprimersi sull'ordine del giorno.
Questa è la cosa vergognosa che lei ha fatto. (Applausi dal Gruppo LNP). È una prerogativa dei senatori presentare un ordine del giorno: è stato presentato prima dell'inizio della seduta, è stato dichiarato proponibile; il Governo e i relatori hanno dato i pareri; ci trovavamo in fase di dichiarazione di voto, ma poi è intervenuto lei dicendo che l'ordine del giorno G1 le sembrava, forse, poco proponibile e ha quindi chiesto al presentatore se ne accettasse l'accoglimento come raccomandazione. Di fronte alla nostra richiesta di insistere per la sua votazione, ha allora deciso per la sua improponibilità.
Signor Presidente, tutto questo è inaccettabile: o l'ordine del giorno è proponibile, dunque può essere messo ai voti, o è improponibile, ma allora non si può invitare il proponente ad accettare il fatto che venga accolto solo come raccomandazione. È uscito anche dalle sue prerogative di Presidente, perché non può essere lei a decidere del voto su un ordine del giorno (Applausi dal Gruppo LNP); casomai può stabilirne la proponibilità o meno, ma non può invitare il proponente ad accettare il fatto che sia accolto dal Governo solo come raccomandazione.
Su questo, signor Presidente, credo sia giusto anche convocare una riunione della Giunta per il Regolamento, perché lei mentre presiede deve garantire tutti, anche le opposizioni. Oggi, invece, in Aula questo non è stato fatto. (Applausi dal Gruppo LNP).
*QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, al di là della ricostruzione storica fatta dal presidente Bricolo, tengo a chiarire che l'ordine del giorno G1 non creava alcun problema all'emiciclo, tanto meno a questa parte, che aveva già espresso il proprio giudizio.
La decisione della Presidenza va dunque interpretata come tecnica - le relative motivazioni sono state espresse - e certamente lungi dall'essere politica. (Commenti dal Gruppo LNP). La maggioranza non era stata in alcun modo messa in imbarazzo dall'ordine del giorno della Lega, che il PdL avrebbe tranquillamente votato. (Commenti dei senatori Boldi e Bricolo). La lettera dell'ordine del giorno della Lega ovviamente non si poteva non votare, ma era oggettivamente materia assai poco pertinente con quanto si discuteva.
Questo, signor Presidente, andava detto, per la verità dei fatti. (Applausi dal Gruppo PdL).
BOLDI (LNP). Allora avrebbe dovuto essere dichiarato improponibile prima, mentre invece sono stati espressi anche i pareri!
PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 17, con lo stesso ordine del giorno.
La seduta è tolta (ore 13,04).