Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (486 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 691 del 14/03/2012


ROILO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l'Ente nazionale idrocarburi (Eni) nasce come ente pubblico nel 1953 sotto la presidenza di Enrico Mattei e nel 1992 si trasforma in società per azioni. Dal 1995 al 2001 lo Stato italiano ha venduto in cinque fasi una parte consistente del capitale azionario, conservandone tuttavia una quota vicina al 35 per cento in parte in mano al Ministro dell'economia e delle finanze ed in parte alla Cassa depositi e prestiti;

il Governo italiano, tramite il Ministro dell'economia d'intesa con il Ministro dello sviluppo economico, detiene il controllo effettivo della società attraverso la cosiddetta golden share, ovvero una serie di poteri speciali da esercitare nel rispetto di criteri stabiliti dal decreto-legge n. 332 del 1994, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 1994, n. 474;

Eni è quotata alla borsa di Milano e al New York Stock Exchange (NYSE) ed è attualmente la maggiore società per capitalizzazione della borsa italiana;

considerato che:

negli ultimi 15 anni gran parte delle attività economiche riconducibili ad Eni sono state trasferite all'estero attraverso la società Eni International BV, con sede a L'Aia, da cui dipendono oggi tutte le consociate estere. In tal modo, si è ridotto il perimetro delle attività soggette ad imposizione fiscale in Italia, portando il livello effettivo di tassazione sugli utili del gruppo ad una percentuale che si stima essere pari ad appena il 6 per cento, a fronte di una tassazione media sulle società che operano sul territorio nazionale ormai superiore al 50 per cento;

in un momento di grande sofferenza per le casse pubbliche italiane e di assoluta necessità di risorse da destinare a politiche pubbliche in funzione anti crisi, la società Eni SpA, di cui il Governo è azionista di maggioranza relativa, versa all'erario italiano poco più di 300 milioni di euro di imposte nette annue a fronte di un utile al lordo dell'imposizione fiscale di oltre 7 miliardi di euro, con un'incidenza fiscale inferiore al 5 per cento;

parallelamente, crescono, invece, le imposte che Eni SpA versa all'estero, erogando dividendi alle società controllate aventi sede in Stati e territori a regime fiscale privilegiato la cui opacità rende di fatto impossibile alcun controllo sulla natura e gli scopi delle stesse;

considerato, inoltre, che dal 2006 al 2010 i dati ricavati dal bilancio e relativi agli investimenti tecnici parlano chiaro. Nel 2006 il gruppo Eni investiva il 32,3 per cento in Italia, nel 2010 non oltre il 22 per cento; nel settore di punta, l'esplorazione e la produzione di idrocarburi, gli investimenti in ricerca sono crollati, da quasi il 10 per cento nel 2006 a meno del 4 per cento nel 2010;

visto che:

negli ultimi anni il numero dei dipendenti dell'Eni si è drasticamente ridotto: prima della privatizzazione, il gruppo dichiarava circa 110.000 dipendenti, dei quali due terzi in Italia; oggi il loro numero si è drasticamente ridotto a meno di 70.000 persone, e di queste meno della metà è impiegata in Italia;

particolarmente preoccupante risulta, inoltre, la politica adottata da Eni in materia di personale, soprattutto nell'ultimo triennio, avendo la società investito fortemente nell'incentivazione all'esodo e nella mobilità; i numeri parlano di 1.349 lavoratori posti in mobilità tra settembre 2010 e dicembre 2011 ed un numero più o meno equivalente di esodi incentivati;

in particolare, le principali aziende che hanno provveduto ad erogare dividendi da controllante Eni SpA sono state Eni International BV, per euro 3.235 milioni di euro, e Eni Investments plc, per 917.000 euro. La prima società risulta avere sede ad Amsterdam, la seconda a Londra. Tali società controllano, poi, 48 società residenti o con filiali in Stati o territori a regime fiscale privilegiato, o residenti in Stati o territori elencati nell'articolo 3 del decreto del Ministero dell'economia del 21 novembre 2001 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 273 del 23 novembre 2001),

si chiede di sapere:

se il Governo e, in particolare, l'azionista Ministero dell'economia, in quanto azionista, non ritengano di accertare le circostanze segnalate, con specifico riguardo al livello effettivo dell'imposizione fiscale della più grande impresa italiana, a controllo pubblico qual è il gruppo Eni, ai fini dell'eventuale riequilibrio dello stesso;

se non ritenga di verificare se l'attuale assetto societario del gruppo Eni corrisponda ad effettive esigenze di natura industriale e strategica ovvero si giustifichi solo in relazione a mere valutazioni di convenienza contabile e fiscale, orientate esclusivamente a remunerare gli azionisti;

se non ritenga di dover stabilire delle linee guida che creino benefici tangibili per il Paese, anche se ciò nel breve termine potrà costare qualcosa, in termini di utili, per Eni ed i suoi azionisti;

quali iniziative intenda adottare nei confronti dei vertici del gruppo Eni affinché adottino politiche industriali tese a salvaguardare gli attuali livelli occupazionali nelle diverse società del gruppo e ad incrementare il numero dei posti di lavoro sul territorio nazionale anche attraverso nuovi investimenti industriali nel nostro Paese.

(3-02725)