Allegato B
Dichiarazione di voto del senatore Pardi sul disegno di legge n. 3174
A nome del Gruppo di Italia dei Valori dichiaro il voto favorevole all'Atto Senato n. 3174, «Conversione in legge del decreto-legge 27 febbraio 2012, n. 15, recante disposizioni urgenti per le elezioni amministrative del maggio 2012».
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Chiti, Ciampi, Colombo, Cutrufo, Dell'Utri, Delogu, Pera, Ramponi, Scarpa Bonazza Buora e Zavoli.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Casson, per partecipare ad una conferenza internazionale; D'Ali', per attività della 13a Commissione permanente; Stiffoni, per attività del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione; Giaretta e Marcenaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Coronella, Vicenzo De Luca, De Toni, Negri e Piccioni, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo rifiuti.
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 7 e 9 marzo 2012, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria:
della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali (CNPR), per l'esercizio 2010. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 392);
della Società gestione impianti nucleari per azioni (SO.G.I.N. SpA), per gli esercizi 2009 e 2010. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XV, n. 393);
del Comitato per l'intervento nella SIR in settori ad alta tecnologia, per gli esercizi dal 2008 al 2010. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XV, n. 394).
Alle determinazioni sono allegati i documenti fatti pervenire dagli enti suddetti ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.
Mozioni, nuovo testo
La mozione 1-00405, dei senatori Ramponi ed altri, pubblicata il 7 aprile 2011, deve intendersi riformulata come segue:
RAMPONI, GASPARRI, FINOCCHIARO, BRICOLO, PISTORIO, D'ALIA, VIESPOLI, GRAMAZIO. - Il Senato,
considerato che:
le tecnologie dell'informazione e della telecomunicazione costituiscono sempre di più una parte fondamentale per la vita della società;
la struttura aperta del sistema Internet è vulnerabile ad attacchi che possono avere origine: criminale (cyber crime), terroristica (cyber terrorism), per attività di spionaggio (cyber espionage) o, addirittura, dar vita ad una cyber war, cioè un vero e proprio conflitto tra nazioni combattuto attraverso la paralisi di tutti i gangli vitali per la vita delle società dei reciproci contendenti;
il decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, all'art. 7-bis , rubricato "Sicurezza Telematica", dispone che "Ferme restando le competenze dei Servizi informativi e di sicurezza (…) l'organo del Ministero dell'interno per la sicurezza e per la regolarità dei servizi di telecomunicazione (Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni) assicura i servizi di protezione informatica delle infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale individuate con decreto del Ministro dell'interno";
con decreto del Ministro dell'interno 9 gennaio 2008 sono state individuate le infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale;
in ossequio allo stesso decreto, è stato istituito con decreto del Capo della Polizia, direttore generale della pubblica sicurezza, il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche (CNAIPIC);
il nuovo concetto strategico della Nato e la dichiarazione finale del vertice di Lisbona hanno individuato come nuovo obiettivo la tutela della sicurezza del cyber space;
i principali Governi europei, e in particolare, in ordine di tempo, il Regno Unito, la Francia, la Germania e l'Olanda, si sono dotati di una dottrina cyber sicurezza nazionale, grazie alla quale si individuano le priorità di intervento e si attribuiscono ruoli e responsabilità con l'obiettivo di ridurre la frammentazione di competenze e di stimolare una più profonda collaborazione sul piano multilaterale;
nel convincimento che i cyber attack, oltre ad essere cresciuti in frequenza, siano divenuti oltremodo pericolosi per il mantenimento della prosperità dei singoli Paesi, l'Alleanza Atlantica ha avvertito la necessità di introdurre la dimensione informatica dei moderni conflitti nella propria dottrina strategica, nonché l'urgenza di potenziare la propria capacità nella prevenzione da un attacco, reagire ad esso, migliorando la resilienza e limitando i danni;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 maggio 2010 ha dato vita al Nucleo interministeriale situazione pianificazione (NISP) quale organo di studio e supporto alle attività del Comitato politico strategico (COPS) in materia di organizzazione nazionale per la gestione della crisi;
le istituzioni nazionali hanno preso atto dei vari tipi di minaccia cibernetica ed hanno avviato iniziative di contrasto;
il quadro di difesa contro tali attacchi presenta in Italia una situazione diffusa di sistemi di protezione in via avanzata di completamento, nell'ambito dei diversi assetti pubblici e privati;
nelle conclusioni e raccomandazioni della relazione del COPASIR sulle possibili implicazioni e minacce per la sicurezza nazionale, derivanti dallo spazio cibernetico, si auspica un adeguato coordinamento di tutti i soggetti interessati alla messa a punto di un sistema di protezione di tutti gli assetti sensibili, riguardanti la vita economica, sociale e politica dello Stato,
impegna il Governo:
ad individuare, nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri, una struttura centrale di coordinamento e controllo dell'organizzazione di protezione nazionale nei confronti della minaccia cibernetica; ad essa, sulla base delle determinazioni relative alla minaccia, individuate dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), spetta il compito di predisporre una pianificazione concettuale ed organizzativa unitaria, con la conseguente adozione di misure nonché l'emanazione di apposite disposizioni coordinate ed integrate. A tale organismo compete altresì l'effettuazione dei controlli necessari ad assicurare la concreta attuazione, da parte di tutti gli organismi pubblici e privati interessati, delle misure e delle disposizioni in materia di protezione nazionale nei confronti della minaccia cibernetica;
a definire successivamente, anche sulla base delle indicazioni che emergeranno da appositi approfonditi studi, una proposta organizzativa, da realizzare mediante l'adozione di un apposito provvedimento o mediante la presentazione di interventi normativi, idonea a creare uno strumento nazionale in grado di affrontare la futura minaccia cibernetica e di rispondere al massimo livello di difesa, in un contesto interministeriale e internazionale;
ad affidare al Ministero della difesa la protezione delle strutture e delle reti di comunicazione della Difesa, in armonia con le direttive impartite dalla struttura di coordinamento e di controllo della Presidenza del Consiglio dei ministri, riconoscendogli la capacità di prevenire e di contrastare le aggressioni cibernetiche, sviluppate nei riguardi delle sue strutture informatizzate, nonché di mettere in atto appositi sistemi di difesa preventiva dalla minaccia, con strumenti, procedure e prescrizioni propri e/o multinazionali (della Nato e dell'Unione europea), tenendo costantemente e preventivamente informata la Presidenza del Consiglio dei ministri in merito alle iniziative da intraprendere ed ai provvedimenti da attuare.
(1-00405) (Testo 2)
Mozioni
CASTRO, FASANO, BEVILACQUA, TOTARO, SAIA, DI STEFANO, DE ECCHER, CORONELLA - Il Senato,
premesso che il diritto penale italiano, anche in quella versione autoritaria che fu il "Codice Rocco" del 1930, è di schietto impianto liberale, giacché fonda la sussistenza del reato e l'applicazione della pena al fatto in sé, all'oggettivo risultato di una condotta, trascurando l'autore del delitto e la sua soggettività: esemplari in questo senso, e cioè nella direzione di un affievolimento della naturale vocazione teleologica del diritto penale, sono sia l'istituto del tentativo di reato di cui all'art. 56 del codice penale, sia il delitto impossibile di cui all'art. 49, comma 2;
considerato che:
le esigenze discendenti dalla coesione sociale, valore fondamentale nel tempo lungo e buio della grande crisi del Novecento, richiedono che non venga valutata dal giudice penale soltanto la presenza degli elementi giuridici e materiali di una fattispecie criminosa (il furto, lo stupro, l'omicidio, la corruzione) e quella degli elementi psicologici puntuali di chi l'ha posta in essere (il dolo, la colpa ovvero la stessa capacità d'intendere e volere), ma che venga invece conferita un'importanza nuova e cruciale all'autore del reato, al suo "atteggiamento interiore", alla sua complessiva condotta di vita, alla sua personalità complessivamente e dinamicamente riguardata, secondo la traiettoria culturale di un Gesinnungstrafrecht a trazione democratica disegnata per esempio nel dopoguerra dal magistero di Giuseppe Bettiol;
da ciò si inferisce la necessità sistematica di integrare il modello classico dei reati condensati nell'oggettività del loro Tatbestand, affiancandovi e integrandovi un intervento il cui vettore sia l'individuazione di adeguati "tipi normativi d'autore" (Tätertypus), cosicché venga giudicato, per usare espressioni deliberatamente atecniche, non solo e non tanto il furto, quanto il ladro; lo stupratore, e non solo la violenza carnale; il grassatore, e non solo la rapina;
una siffatta riforma non potrebbe mai correre il rischio di sdrucciolare in una strumentazione potenzialmente lesiva delle guarentigie costituzionali: al contrario, è stato ampiamente dimostrato come il liberalismo spesso sia diventato sinonimo di individualismo e di egoismo e come il personalismo cattolico cui si ispira la miglior tradizione giuridica italiana sia un antidoto efficace contro ogni tentazione intrusiva nel perimetro delle libertà; e come non si possa continuare a imbottire il diritto commerciale e il diritto del lavoro di elementi di eticità, per avere un diritto penale formalista e positivista, e cioè "amorale", che dà ai cittadini la sensazione d'essere troppo sovente abbandonati nelle mani di predatori impuniti;
aumentare le pene, invocando la pena capitale o la castrazione, corre il rischio di essere barbaro folclore o ipocrita retorica, laddove serve un radicale ripensamento dell'impianto stesso del nostro diritto penale in chiave post -liberale, e dunque personalistica e comunitaria;
alla luce dei grandi cambiamenti storici e culturali alla base dello spostamento dall'individuo alla comunità e dai diritti alle responsabilità del nostro modello sociale,
impegna il Governo:
1) a promuovere l'avvio di una riforma penale che, guardando all'intenzione morale del reo più che agli effetti storici della sua azione, equipari alle sanzioni previste per il delitto consumato quelle previste per il delitto tentato, e cancelli la norma che esonera da ogni punizione il delitto impossibile;
2) a promuovere l'avvio di una riforma penale che introduca nel sistema italiano, in modo integrato con la tradizionale configurazione per fattispecie del nostro sistema dei reati, la figura del tipo normativo d'autore e dell'adeguatezza sociale delle condotte.
(1-00583)
Interrogazioni
LATRONICO, VICECONTE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
un guasto occorso nei giorni scorsi all'oleodotto Viggiano-Taranto ha provocato, in agro di Bernalda, in provincia di Matera, lo sversamento di decine di metri cubi d'olio;
il terreno interessato dallo sversamento, oltre ad essere ricco di falde acquifere, è situato tra i fiumi Basento e Bradano;
considerato che il grave episodio desta allarme e preoccupazione nella comunità interessata per l'impatto che potrà avere sull'ambiente e la salute pubblica, oltre alle conseguenze negative che potrà determinare sulle attività produttive dell'area (agricoltura e turismo);
ritenuto che:
è necessario accertare, pertanto, l'entità della fuoriuscita di olio e le azioni attivate per fronteggiare l'emergenza e per la messa in sicurezza dei siti coinvolti;
è altresì opportuno verificare l'adeguatezza dei sistemi di controllo dell'oleodotto che trasporta per 140 chilometri il petrolio greggio dal centro oli di Viggiano alla raffineria di Taranto,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo ritenga necessario verificare l'entità della fuoriuscita di olio dall'oleodotto Viggiano-Taranto, la compromissione dei terreni interessati dallo sversamento ed accertare le cause che hanno permesso il determinarsi di tale grave incidente;
se ritenga opportuno chiarire, altresì, se siano state attivate tutte le necessarie procedure di controllo e sicurezza dell'oleodotto e quali misure ed azioni siano state attivate per il ripristino e messa in sicurezza dei siti interessati.
(3-02724)
ROILO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
l'Ente nazionale idrocarburi (Eni) nasce come ente pubblico nel 1953 sotto la presidenza di Enrico Mattei e nel 1992 si trasforma in società per azioni. Dal 1995 al 2001 lo Stato italiano ha venduto in cinque fasi una parte consistente del capitale azionario, conservandone tuttavia una quota vicina al 35 per cento in parte in mano al Ministro dell'economia e delle finanze ed in parte alla Cassa depositi e prestiti;
il Governo italiano, tramite il Ministro dell'economia d'intesa con il Ministro dello sviluppo economico, detiene il controllo effettivo della società attraverso la cosiddetta golden share, ovvero una serie di poteri speciali da esercitare nel rispetto di criteri stabiliti dal decreto-legge n. 332 del 1994, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 1994, n. 474;
Eni è quotata alla borsa di Milano e al New York Stock Exchange (NYSE) ed è attualmente la maggiore società per capitalizzazione della borsa italiana;
considerato che:
negli ultimi 15 anni gran parte delle attività economiche riconducibili ad Eni sono state trasferite all'estero attraverso la società Eni International BV, con sede a L'Aia, da cui dipendono oggi tutte le consociate estere. In tal modo, si è ridotto il perimetro delle attività soggette ad imposizione fiscale in Italia, portando il livello effettivo di tassazione sugli utili del gruppo ad una percentuale che si stima essere pari ad appena il 6 per cento, a fronte di una tassazione media sulle società che operano sul territorio nazionale ormai superiore al 50 per cento;
in un momento di grande sofferenza per le casse pubbliche italiane e di assoluta necessità di risorse da destinare a politiche pubbliche in funzione anti crisi, la società Eni SpA, di cui il Governo è azionista di maggioranza relativa, versa all'erario italiano poco più di 300 milioni di euro di imposte nette annue a fronte di un utile al lordo dell'imposizione fiscale di oltre 7 miliardi di euro, con un'incidenza fiscale inferiore al 5 per cento;
parallelamente, crescono, invece, le imposte che Eni SpA versa all'estero, erogando dividendi alle società controllate aventi sede in Stati e territori a regime fiscale privilegiato la cui opacità rende di fatto impossibile alcun controllo sulla natura e gli scopi delle stesse;
considerato, inoltre, che dal 2006 al 2010 i dati ricavati dal bilancio e relativi agli investimenti tecnici parlano chiaro. Nel 2006 il gruppo Eni investiva il 32,3 per cento in Italia, nel 2010 non oltre il 22 per cento; nel settore di punta, l'esplorazione e la produzione di idrocarburi, gli investimenti in ricerca sono crollati, da quasi il 10 per cento nel 2006 a meno del 4 per cento nel 2010;
visto che:
negli ultimi anni il numero dei dipendenti dell'Eni si è drasticamente ridotto: prima della privatizzazione, il gruppo dichiarava circa 110.000 dipendenti, dei quali due terzi in Italia; oggi il loro numero si è drasticamente ridotto a meno di 70.000 persone, e di queste meno della metà è impiegata in Italia;
particolarmente preoccupante risulta, inoltre, la politica adottata da Eni in materia di personale, soprattutto nell'ultimo triennio, avendo la società investito fortemente nell'incentivazione all'esodo e nella mobilità; i numeri parlano di 1.349 lavoratori posti in mobilità tra settembre 2010 e dicembre 2011 ed un numero più o meno equivalente di esodi incentivati;
in particolare, le principali aziende che hanno provveduto ad erogare dividendi da controllante Eni SpA sono state Eni International BV, per euro 3.235 milioni di euro, e Eni Investments plc, per 917.000 euro. La prima società risulta avere sede ad Amsterdam, la seconda a Londra. Tali società controllano, poi, 48 società residenti o con filiali in Stati o territori a regime fiscale privilegiato, o residenti in Stati o territori elencati nell'articolo 3 del decreto del Ministero dell'economia del 21 novembre 2001 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 273 del 23 novembre 2001),
si chiede di sapere:
se il Governo e, in particolare, l'azionista Ministero dell'economia, in quanto azionista, non ritengano di accertare le circostanze segnalate, con specifico riguardo al livello effettivo dell'imposizione fiscale della più grande impresa italiana, a controllo pubblico qual è il gruppo Eni, ai fini dell'eventuale riequilibrio dello stesso;
se non ritenga di verificare se l'attuale assetto societario del gruppo Eni corrisponda ad effettive esigenze di natura industriale e strategica ovvero si giustifichi solo in relazione a mere valutazioni di convenienza contabile e fiscale, orientate esclusivamente a remunerare gli azionisti;
se non ritenga di dover stabilire delle linee guida che creino benefici tangibili per il Paese, anche se ciò nel breve termine potrà costare qualcosa, in termini di utili, per Eni ed i suoi azionisti;
quali iniziative intenda adottare nei confronti dei vertici del gruppo Eni affinché adottino politiche industriali tese a salvaguardare gli attuali livelli occupazionali nelle diverse società del gruppo e ad incrementare il numero dei posti di lavoro sul territorio nazionale anche attraverso nuovi investimenti industriali nel nostro Paese.
(3-02725)
FIORONI, AGOSTINI, FERRANTE - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
negli ultimi mesi l'Umbria è stata spesso al centro della cronaca nera a causa di una serie di episodi di violenza e delinquenza diffusi su tutto il territorio regionale;
il 3 marzo 2012 Ramazzano, in provincia di Perugia, ha dovuto piangere il trentottenne Luca Rosi, ucciso barbaramente all'interno della propria abitazione da una banda di ladri;
risale solo all'inizio di febbraio il tragico episodio del furto e dello stupro avvenuto ai danni di una donna all'interno della propria abitazione a Resina, frazione di Perugia;
purtroppo la zona del perugino negli ultimi mesi è stata oggetto di una serie di rapine spesso degenerate in atti di violenza nei confronti dei proprietari delle abitazioni prese di mira dai malviventi;
come si evince da alcune dichiarazioni ufficiali, il sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, ha più volte espresso sia pubblicamente sia in sede di Comitato per l'ordine pubblico, la propria preoccupazione, richiedendo al Ministero dell'interno un potenziamento dell'attività investigativa e, contestualmente, l'intensificazione dei controlli sul territorio con più uomini e maggiori mezzi;
inoltre, la città di Perugia è purtroppo interessata in maniera sempre crescente anche dal fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti; tale fenomeno, che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti, ha una serie di gravi implicazioni sociali;
a tal proposito di recente alcune trasmissioni televisive hanno documentato l'attività di spaccio a Perugia, evidenziando le problematiche ad esso connesse soprattutto nel mondo giovanile e universitario;
considerato che:
il "Nuovo Patto per Perugia sicura" è stato sottoscritto il 14 gennaio 2011 dal Ministero, dalla Regione Umbria, dalla Provincia e dal Comune di Perugia;
proprio a sottolineare l'importanza di questo strumento, gli interroganti ne avevano in precedenza sollecitato l'adozione in un atto di sindacato ispettivo (3-01444 del 20 luglio 2010);
in particolare il nuovo patto (art. 2) individua tra le priorità da perseguire: il contrasto delle attività illecite connesse al traffico di sostanze stupefacenti; una più efficace azione rispetto al fenomeno dell'immigrazione clandestina;
valutato altresì che:
il patto stabilisce (all'art. 4, punto 5), che entro tre mesi dalla sottoscrizione, e poi ogni sei mesi, attraverso una "cabina di regia" coordinata dalla Prefettura, le istituzioni coinvolte si impegnino a verificare lo stato di attuazione del patto e dei progetti che il gruppo di lavoro sulla sicurezza ha predisposto (art. 3 del medesimo patto);
sempre all'articolo 4, punto 5, si è inoltre convenuto che si procederà alla verifica dell'utilizzo delle risorse finanziarie indicate da ciascun sottoscrittore, individuando eventuali, ulteriori fabbisogni, anche per le contribuzioni, ove ne ricorrano le condizioni, di cui all'art. 1, comma 439, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, ipotizzando, a tal fine, l'attivazione di un apposito fondo;
da parte sua la Regione Umbria concorre all'attuazione degli obiettivi del patto tramite uno stanziamento di 500.000 euro, previsto nel bilancio pluriennale 2009-2010, destinato all'attuazione della legge regionale n. 13 del 2008;
l'art. 61, comma 18, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria", convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, istituisce, per l'anno 2009, nello stato di previsione della spesa del Ministero dell'interno, un fondo per la realizzazione, sulla base di apposite convenzioni tra lo stesso Dicastero e i Comuni, di iniziative dirette a potenziare la sicurezza urbana e la tutela dell'ordine pubblico;
considerato, infine, che nella giornata di sabato 10 marzo 2012 si è tenuto presso la Prefettura di Perugia un tavolo interistituzionale e interforze per affrontare la questione e predisporre tutte le misure necessarie per fronteggiare una situazione che diviene giorno dopo giorno più critica,
si chiede di sapere:
anche alla luce dell'incontro del 10 marzo, quali siano le iniziative di competenza che il Ministro in indirizzo intende adottare per porre freno ad una situazione di oggettiva insicurezza della popolazione umbra, con particolare riferimento alla situazione del capoluogo perugino;
se, in particolare, non ritenga di dove intervenire anche tramite un maggior dispiegamento delle Forze dell'ordine sul territorio umbro e soprattutto nella città e nella provincia di Perugia;
se il fondo di cui all'art. 61, comma 18, del decreto-legge n. 112 del 2008 costituisca ancora una fonte utile di finanziamento - alla luce dell'art. 24, comma 75, del decreto-legge 1° luglio 2009 n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, che ha ridotto le risorse di quel fondo - e quali siano in generale le risorse di bilancio che intende destinare al finanziamento del nuovo patto per Perugia sicura, considerato quanto convenuto tra le parti.
(3-02726)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
BUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
anche le modifiche introdotte all'art. 21 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, dall'art. 2, comma 6, del decreto sulle semplificazioni fiscali (decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16) prevedono due distinte modalità per l'adempimento della comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini dell'IVA: da una parte, le operazioni soggette all'obbligo di fatturazione dovranno essere comunicate All'Agenzia delle entrate per l'ammontare complessivo realizzato nell'anno d'imposta con ciascuna controparte, senza limite d'importo (analogamente a quanto già accadeva in passato per gli elenchi di clienti e fornitori); dall'altra, per le operazioni senza obbligo di fattura, viene mantenuto il sistema dello "spesometro", con comunicazione di ogni singola operazione se di importo non inferiore a 3.600 euro comprensivo di IVA;
l'interrogante si fa portavoce del diffuso timore che, a dispetto delle finalità di semplificazione del suddetto decreto, le novità introdotte finiranno per complicare l'iter burocratico compiuto da migliaia di cittadini italiani;
a tenore della disposizione legislativa, infatti, sono tenuti a effettuare la comunicazione tutti i soggetti obbligati a emettere la fattura, comprese attività che registrano importi molto modesti;
peraltro la legge ingenera seri dubbi con riguardo alla sua applicazione nel caso di soggetti tenuti all'emissione della fattura solo su richiesta del cliente,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno procedere con una nota esplicativa in merito alle problematiche sollevate, anche riguardo all'ipotesi di introdurre anche per le operazioni soggette all'obbligo di fatturazione un importo annuo minimo complessivo per singolo cliente/fornitore (ad esempio 3.000 euro) soglia al di sotto della quale non procedere alla comunicazione relativamente al singolo nominativo di cliente/fornitore;
se non ritenga che debbano essere chiariti i tempi relativi agli adempimenti, in particolare se questi debbano riferirsi all'anno in corso, oppure anche al 2011.
(4-07078)
TOMASELLI, MONGIELLO, MARITATI, CAROFIGLIO, PROCACCI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
da anni il porto di Brindisi vive una profonda crisi che si manifesta nel continuo calo di traffici, specie nel settore dei passeggeri, dopo che per lungo tempo ha rappresentato il tradizionale e privilegiato punto di collegamento con la Grecia, l'Albania e la Turchia;
la crisi può essere riassunta nei dati che, dopo il picco raggiunto nel biennio 1996-1997 con oltre un milione di passeggeri in transito, negli anni seguenti segnalano un continuo trend negativo, con saltuari cambi di segno, tale da aver portato nel 2011 al numero di circa 520.000 passeggeri in transito;
analogamente, per il traffico dei TIR, si è passati dai 101.000 del 1995 ai 61.000 del 2011;
negli ultimi giorni la notizia dello spostamento di alcuni traghetti, da e verso l'Albania, dal porto di Brindisi al porto di Otranto (Lecce) rappresenta il punto di crisi più grave nella storia dei traffici dell'infrastruttura, ormai prossima all'azzeramento dei collegamenti con i porti di Valona (Albania), dopo aver perso negli anni scorsi a vantaggio di altri porti pugliesi il collegamento con Durazzo, mentre da tempo sono ridotti al minimo i collegamenti con la Grecia;
tale progressivo depauperamento del traffico di passeggeri e TIR rischia di pregiudicare definitivamente la polifunzionalità del porto, a vantaggio del solo traffico combustibili al servizio del polo energetico brindisino;
a seguito di tali difficoltà, aumentate progressivamente, è stata avanzata da più parti la richiesta di riconoscimento dello stato di crisi dei servizi e delle attività commerciali operanti nell'ambito del porto di Brindisi, anche mediante il ricorso a interventi di attivazione degli ammortizzatori sociali per le maestranze interessate;
considerato che:
al progressivo declino dei traffici si accompagna, come riportato con sempre maggiore frequenza dalla stampa locale, una crescente difficoltà di rapporto tra gli operatori locali e la stessa Autorità portuale;
in particolare, emerge sempre più insanabile un profondo contrasto, peraltro oggetto di contenzioso giudiziario da diversi anni, tra agenti marittimi e Autorità portuale, con l'ente che rivendica il pagamento dei diritti fissi su passeggeri in transito a fronte, a parere degli stessi agenti marittimi, della totale assenza di servizi, specie nell'accoglienza ai passeggeri in transito, a cominciare proprio da una adeguata e dignitosa stazione marittima;
non è stata adottata finora alcuna misura volta a sanare quanto denunciato in modo reiterato dagli operatori locali e da armatori circa balzelli e costi per servizi forzosamente imposti ai vettori che scelgono il porto di Brindisi il quale, pertanto, ne risente fortemente in termini di competitività nei confronti di altri porti ove tali oneri non si applicano;
viene segnalato da tempo, altresì, sia sulla stampa locale che nelle iniziative promosse da operatori e tecnici del settore, uno scollamento ed un deficit di coordinamento tra le attività portuali, le attività delle imprese e le procedure relative alle autorizzazioni anche tra l'autorità marittima e quella portuale, con conseguente difficoltà operative nella gestione dei delicati aspetti tecnico-nautici;
a ciò si aggiungono, ancora, le notizie relative alle difficoltà a definire relazioni ordinarie, nella legittima diversità di competenze e responsabilità, tra i componenti del comitato portuale e l'attuale presidenza dell'ente, tanto che la stampa locale ha riportato nelle scorse settimane le proteste di alcuni membri del comitato portuale con cui si lamentava la non integrale e corretta redazione dei verbali delle riunioni dell'organismo collegiale, nonché una gestione dello stesso organismo che non garantiva la legittima e libera espressione dei vari intervenuti;
richiamato che:
dall'atto di nascita dell'Autorità portuale di Brindisi ad oggi, nonostante gli impegni assunti dai vari amministratori susseguitisi nel tempo, non risulta avviata alcuna concreta procedura per la redazione del nuovo piano regolatore del porto, il cui documento vigente risale al 1975 ed è stato gestito ricorrendo a periodiche successive varianti;
ciò ha comportato negli ultimi anni (già prima dell'attuale presidenza) l'affidamento spesso a tecnici esterni alla struttura di progetti non coordinati tra loro e non inseriti in una armonica prospettiva di sviluppo dell'infrastruttura, molti dei quali non hanno mai ottenuto finanziamenti o raggiunto fasi di esecutività, cui è conseguito un non efficiente utilizzo di risorse pubbliche;
a tale proposito l'ente, anche in occasione della redazione e approvazione dei bilanci annuali, per anni non ha provveduto a pubblicare la lista delle consulenze esterne, di cui, quindi, non si conosce con esattezza numero, oggetto e costi, nonostante le disposizioni esplicite in tal senso vigenti per tutte le amministrazioni pubbliche;
nei mesi scorsi l'ente, con una procedura alquanto insolita, ha pubblicato un bando per l'individuazione di un soggetto imprenditoriale a cui assegnare, a canoni annuali quantomeno insoliti per la loro modestia, la gestione del terminal passeggeri destinato ai croceristi, ben prima che venisse pubblicato successivamente il bando per la realizzazione dello stesso terminal;
né sul sito istituzionale dell'ente o in alcuna delle comunicazioni ufficiali dello stesso o tantomeno sulle pagine intestate alla Presidenza dell'Autorità portuale di Brindisi sul social network "Facebook", spesso utilizzato dall'attuale Presidenza come luogo della "comunicazione istituzionale", vi è traccia alcuna di una qualche procedura pubblica di selezione per l'incarico di Segretario generale dell'ente ormai prossimo alla scadenza,
si chiede di sapere:
se risultino al Ministro in indirizzo tali situazioni di difficoltà e disagio all'interno di una così importante infrastruttura e le conseguenze vieppiù negative in termini di danni economici e di immagine che ciò sta procurando al territorio, all'intera regione Puglia nonché all'intero sistema portuale italiano, anche in considerazione del ruolo strategico che il porto di Brindisi è tuttora potenzialmente in grado di svolgere;
se non consideri di grave nocumento alla funzione dell'ente la totale assenza di un'adeguata strategia di promozione del porto unitamente alla carenza di capacità di programmazione e coordinamento delle attività portuali, dei servizi e degli investimenti che da anni si registrano, come si può evincere sia dalle discussioni nelle sedute dei comitati portuali che dalla redazione dei vari bilanci e piani operativi triennali;
se non ritenga, in applicazione delle funzioni di vigilanza previste dalla legge n. 84 del 1994, di disporre un'ispezione ministeriale presso l'Autorità portuale di Brindisi allo scopo di individuare e rimuovere le eventuali inefficienze e/o responsabilità, sia in riferimento all'attuale gestione che alle passate, che hanno concorso e ancora concorrono alla situazione di grave crisi.
(4-07079)
BIANCONI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:
in Italia vi è una significativa attenzione alla donazione degli organi post mortem alla luce anche di una maggiore trasparenza e rigore nelle procedure di espianto;
sarebbe auspicabile la creazione di un documento ufficiale che tutti i cittadini devono avere, quale la carta d'identità, in cui indicare se si vuole essere donatori, che può contribuire a facilitare la cultura che donare un organo può diventare un grande gesto con cui si regala una speranza di una nuova vita a qualcun altro;
all'articolo 3, comma 8-bis, del decreto-legge n. 194 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 25 del 2010, si disponeva, integrando l'articolo 3 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (regio decreto n. 773 del 1931) che la carta d'identità "può altresì contenere l'indicazione del consenso ovvero del diniego della persona a cui si riferisce a donare i propri organi in caso di morte";
tale disposizione normativa nasce da un emendamento a prima firma dell'interrogante e successivamente recepito nel maxiemendamento che il Governo presentò al decreto-legge "Proroga termini" del 29 dicembre 2010, n. 225, successivamente convertito dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, e pubblicata in Gazzetta Ufficiale 26 febbraio 2011, n. 47;
successivamente il Ministro della salute di concerto con quello dell'interno si erano impegnati a predisporre la circolare esplicativa contenente i criteri che gli uffici comunali avrebbero dovuto adottare per applicare tale disposizione normativa,
si chiede di sapere:
se il Governo abbia intenzione di inserire anche nel nuovo documento elettronico d'identità onnicomprensivo in via di predisposizione il campo relativo all'indicazione volontaria da parte del cittadino per l'espressione del suo consenso ad essere donatore dei propri organi come previsto dal menzionato decreto-legge n. 25 del 2010;
se con apposita circolare si intende da subito prevedere un campo, in cui è possibile esplicitare tale consenso, in tutte le carte d'identità rilasciate da quei Comuni che non saranno interessati dal futuro decreto per il rilascio del documento in formato elettronico.
(4-07080)
FERRANTE - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 21 dicembre 2007, recante "Revisione e aggiornamento dei decreti 20 luglio 2004, concernenti l'incremento dell'efficienza energetica degli usi finali di energia, il risparmio energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili", venivano definiti gli obiettivi di risparmio a carico dei soggetti obbligati di cui all'art. 1, cioè i distributori, per gli anni fino al 2012. Inoltre lo stesso decreto, art. 2, comma 5, prevedeva che entro il 31 dicembre 2011 si sarebbero definiti con analogo atto gli obiettivi per gli anni successivi;
si sottolinea che ad oggi di questi nuovi obiettivi non sono stati definiti, come segnalato in questi giorni anche in un comunicato stampa dell'AEEG (Autorità per l'energia elettrica ed il gas);
a tal proposito si ricorda che l'Autorità EEG aveva formulato una sua proposta che prevedeva di raggiungere nel 2020 un livello di risparmio pari a 11,3 Mtep all'anno. Obiettivo che peraltro da molte parti si ritiene possa essere elevato anche a 13 Mtep all'anno;
inoltre l'articolo 30 del decreto legislativo n. 28 del 2011 ha stabilito che l'ENEA dovesse predisporre e inviare al Ministro entro sei mesi, ovvero fine settembre 2011, 15 nuove schede relative a interventi nei settori: diffusione di automezzi elettrici, a gas naturale e a GPL; interventi nel settore informatico con particolare riguardo all'utilizzo di server/servizi remoti anche virtuali; illuminazione efficiente con particolare riguardo all'illuminazione pubblica a LED e al terziario; misure di efficientamento nel settore dell'impiantistica industriale; misure di efficientamento nel settore della distribuzione idrica; risparmio di energia nei sistemi di telecomunicazioni e uso delle tecnologie delle comunicazioni ai fini del risparmio energetico; recuperi di energia, apparecchiature ad alta efficienza per il settore residenziale, terziario e industriale, quali ad esempio gruppi frigo, unità trattamento aria, pompe di calore, elettrodomestici anche dotati di etichetta energetica;
sembra che l'ENEA avrebbe provveduto, ormai da mesi, a stilare queste schede, di cui però non si ha notizia formale;
questi incomprensibili e ingiustificati ritardi creano, al pari dell'ormai lunga attesa dei decreti sulle energie da fonti rinnovabili, una pesante condizione di incertezza sui mercati di riferimento, con grave danno per le imprese del settore che si trovano in difficoltà nel programmare importanti investimenti. A giudizio dell'interrogante sono il segno di una disattenzione che mina la credibilità dei meccanismi di incentivazione e della stessa azione di Governo, che anzi viene pubblicamente dichiarata essere al servizio di una politica per l'efficienza e il risparmio energetico come "prima leva" della strategia energetica,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non intenda urgentemente rendere pubblico a che punto sia realmente l'iter di realizzazione del 15 schede atte a incrementare l'efficienza energetica nel nostro Paese;
se non intenda immediatamente informare il Parlamento sui reali motivi che hanno impedito, fino ad oggi, l'emanazione della revisione e aggiornamento concernenti l'incremento dell'efficienza energetica, nonché le tempistiche e gli indirizzi che intende seguire per dare rapidamente soluzione ai ritardi denunciati.
(4-07081)
PALMIZIO, BALDASSARRI, VIESPOLI, CARRARA, CASTIGLIONE, CENTARO, FERRARA, FILIPPI Alberto, FLERES, MENARDI, PISCITELLI, POLI BORTONE, SAIA, VILLARI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il patrimonio immobiliare dello Stato si è assottigliato in parte con le massicce dismissioni fra il 2001 e il 2005, in misura consistente con la devoluzione in favore degli enti locali, prevista dal federalismo demaniale;
nella manovra di luglio 2011 (decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011) è stato previsto un programma di dismissione. La scelta si è orientata sulla dismissione dei patrimoni immobiliari degli enti locali che dovrebbero affidare, a partire dal 2012, a fondi gestiti da società di gestione del risparmio (SGR) private, la valorizzazione e privatizzazione del loro patrimonio immobiliare;
allo stesso modo, una disposizione prevista dalla legge n. 183 del 2011 (legge di stabilità per il 2012) autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze a cedere immobili pubblici mediante il conferimento o il trasferimento degli stessi a uno o più fondi comuni di investimento immobiliari o a una o più società, anche di nuova costituzione, le cui quote o azioni saranno poi oggetto di offerta pubblica di vendita. Inoltre, "sono conferiti o trasferiti beni immobili di proprietà dello Stato e una quota non inferiore al 20 per cento delle carceri inutilizzate e delle caserme assegnate in uso alle Forze armate dismissibili". Dalla dismissione degli immobili pubblici si prevede di recuperare risorse per 5 miliardi di euro. Prevista anche la dismissione dei terreni agricoli di proprietà dello Stato mediante trattativa privata per gli immobili di valore inferiore a 400.000 euro e attraverso asta pubblica per quelli di valore pari o superiore a 400.000 euro;
secondo alcuni economisti, la scelta migliore sarebbe quella di dare il patrimonio dello Stato in gestione a una società pubblica, con una supervisione europea e con l'obiettivo della valorizzazione, destinando tutti i proventi alla riduzione del debito pubblico. La legge n. 183 del 2011, invece, si affida ancora una volta all'ingegneria finanziaria, che rischia di rendere inefficace l'operazione per quanto riguarda gli immobili utilizzati dalle amministrazioni e conferiti al fondo immobiliare;
con le dismissioni effettuate a partire dal 2001 ad oggi, allo Stato è rimasto il patrimonio strumentale: quello che i vari Ministeri hanno dichiarato essere indispensabile per lo svolgimento delle funzioni statali. Invece, è proprio da questo che si può partire per avviare un programma serio che possa avere un effetto duraturo sul debito pubblico e che non serva solo ad una operazione a breve sul deficit;
lo Stato dovrebbe avviare un piano di razionalizzazione "fatto su misura" della gestione del patrimonio impostato su due filoni di intervento intimamente collegati: una seria politica di space management e un'altrettanto seria politica di razionalizzazione degli utilizzi e decentramento amministrativo;
il patrimonio strumentale, ossia gli immobili in uso alle amministrazioni dello Stato e le locazioni passive, ossia gli immobili che lo Stato occupa in affitto, ammontano ad un valore complessivo di quasi 71 miliardi di euro;
sempre secondo alcuni economisti, nei 21.000 immobili, sparsi in tutti i comuni d'Italia e soprattutto i capoluoghi, lavorano circa 750.000 dipendenti pubblici, comprese le Forze militari e di polizia (escludendo sanità, istruzione ed enti locali). Per mantenere questo patrimonio, e in particolare per sostenere i costi di manutenzione e i costi di gestione, lo Stato spende tra 1,5 e 2 miliardi di euro all'anno per le manutenzioni e tra 1,6 a 2,1 miliardi per il cosiddetto facility management. Inoltre, per stare in affitto, lo Stato spende poco meno di un miliardo all'anno. In buona sostanza gli oneri generati dalla gestione del patrimonio immobiliare utilizzato si aggirano intorno ai 4 miliardi di euro all'anno;
una cifra esorbitante anche in considerazione che, teoricamente, lo Stato destina ai propri dipendenti, compresa la Polizia e i militari, uno spazio di lavoro di quasi 50 metri quadri a persona, ossia il doppio di quanto la legge prevede per ogni abitante residenziale. Nel mondo privato e all'estero oggi ci si sta orientando verso i 10-12 metri quadri per dipendente, ma anche il solo raggiungimento degli attuali standard nazionali degli uffici privati, di circa 20 metri quadri per dipendente, rappresenterebbe un successo;
questo sarebbe l'innesco di un processo virtuoso perché, da un lato, andrebbe a generare immediati risparmi sulla gestione corrente - che, se si attestassero anche solamente nell'ordine del 25 per cento, libererebbero risorse per un miliardo di euro all'anno - ma, soprattutto, renderebbe disponibili immobili "liberi" con cui sostituire gli immobili in affitto e avviare una progressiva politica di dismissione e iniziare una strutturale riduzione del debito. Se si riuscisse a vendere anche solo il 15 per cento del patrimonio strumentale, si genererebbero risorse per oltre 10 miliardi di euro, cui sommarne 5 di risparmi, il tutto senza oneri a carico dello Stato;
con le risorse liberate e con una sana politica di permuta e di collaborazione pubblico-privato potrebbe anche essere avviata una politica di delocalizzazione ed efficientamento degli immobili pubblici. È alla fine di questo processo, della durata di almeno 10 anni e con il quale potrebbero ridursi del 50 per cento i costi gestionali e prodursi cassa per 30-35 miliardi di euro, che si può immaginare di attivare un veicolo finanziario, un fondo immobiliare pubblico per esempio, nel quale conferire il nuovo patrimonio strumentale;
tenuto conto che:
la riduzione del debito pubblico è indiscutibile ed è assoluta priorità di interesse nazionale;
tra le diverse azioni sia in atto, come sopra descritto, sia previste, non appare ancora ben delineata, da parte del Governo, quella finalizzata ad usare un'aliquota del patrimonio disponibile per scopi di abbattimento di una parte del volume di debito. Né appare ancora ben delineata una strategia, con relativa architettura gestionale, con lo scopo di valorizzare i beni pubblici. Inoltre non risulta ancora valutabile, con ragionevole precisione, l'entità del patrimonio disponibile o per mancanza di un censimento organico dello stesso, organizzato per schede che stimino il valore dei singoli beni, oppure per informazione insufficiente al riguardo dell'accesso a tale documentazione,
si chiede di sapere:
se ed in che modo il Ministro in indirizzo intenda avviare un concreto e virtuoso processo di dismissione del patrimonio "disponibile" al fine di ridurre il debito pubblico;
se ritenga doveroso informare il Parlamento circa la documentazione relativa all'individuazione e stima dei valori dei beni pubblici classificabili secondo la denominazione di "patrimonio disponibile" (immobili, partecipazioni, concessioni, eccetera) affinché ne siano valutabili le stime quantitative, la completezza e la consistenza metodologica;
se non intenda riferire sulle analisi e studi in corso in materia di operazioni di impiego del patrimonio per scopi di abbattimento del volume complessivo del debito;
se intenda costituire il Fondo immobiliare Italia SpA a totale partecipazione pubblica, al quale conferire il patrimoniale disponibile con la missione di valorizzarlo nel tempo, di concerto con gli enti locali, e procedere alla sua alienazione per l'abbattimento del debito pubblico.
(4-07082)
MURA, VACCARI, CAGNIN - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
pochi giorni fa, l'8 marzo 2012, si è tenuto a Belgrado un vertice intergovernativo Italia-Serbia a cui ha partecipato una folta delegazione dell'Esecutivo italiano; tale massiccia presenza testimonia l'importanza che il Governo Monti attribuisce ai rapporti con la Serbia, anche alla luce della sua candidatura a far parte dell'Unione Europea;
importanti accordi sono stati siglati tra i due Paesi, ad esempio quello sullo sviluppo rurale e sul controllo della qualità nel settore agricolo; tra le varie misure approvate vi è lo stanziamento del Governo italiano di una linea di credito di 30 milioni di euro a sostegno delle piccole e medie imprese e delle aziende municipalizzate serbe; si tratta di una seconda tranche di credito, dopo una prima già stanziata nel corso del 2011 da 15 milioni di euro, a condizioni molto favorevoli per le imprese serbe: il credito, infatti, sarà stanziato ad un tasso di interesse effettivo del 4,85 per cento e sarà rimborsabile entro 8 anni; unico vincolo è l'utilizzo, fino al 70 per cento del suo ammontare, per l'acquisto di beni e servizi di origine italiana; le piccole e medie imprese serbe accederanno al credito attraverso l'intermediazione di 9 istituti bancari locali, selezionati attraverso evidenza pubblica; a questo preciso proposito sono stati realizzati due corsi, uno per gli operatori bancari ed uno per gli operatori delle aziende municipalizzate serbe;
pur comprendendo l'importanza strategica degli accordi economici stipulati con la Serbia, gli interroganti evidenziano che sarebbe altrettanto importante concedere finanziamenti agevolati alle piccole e medie imprese italiane, che oggi sono in grave difficoltà a causa della fase recessiva dell'economia e del progressivo restringimento delle linee di credito che gli istituti di credito stanno operando, a causa anche dei nuovi requisiti patrimoniali che le autorità bancarie europee hanno imposto,
si chiede di sapere:
quali siano i dettagli degli accordi stipulati tra Governo italiano e Governo serbo nel richiamato vertice tenutosi a Belgrado;
quale sia l'obiettivo del finanziamento di 30 milioni di euro destinato alle piccole e medie imprese serbe e come sia stata utilizzata la prima tranche di 15 milioni di euro erogati nel 2011.
(4-07083)
SACCOMANNO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
negli ultimi mesi nel territorio della provincia di Brindisi si sono verificati ripetuti episodi di violenza collegati a rapine nelle ville;
lo scorso fine settimana, in particolare, una famiglia di Fasano è stata tenuta in ostaggio nella propria abitazione per circa un'ora, rapinata e picchiata da 5 malviventi incappucciati e armati di fucile;
secondo le notizie riportate dalla stampa, gli inquirenti sono al lavoro per confermare la pista di rapinatori seriali che si contraddistinguono per la violenza con cui aggrediscono le vittime indifese e collaborative;
sempre da notizie di stampa si apprende che le istituzioni locali hanno chiesto un incontro con il prefetto di Brindisi per affrontare il problema e trovare delle soluzioni idonee attraverso il coinvolgimento di tutte le Forze dell'ordine presenti sul territorio;
considerato che alcuni Comuni della provincia brindisina hanno già presentato al Ministero dell'interno diversi piani di videosorveglianza al fine di avere un maggiore controllo del territorio,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra riportato;
se e quali iniziative intenda adottare per rafforzare l'assetto sul territorio delle locali Forze dell'ordine al fine di fronteggiare tali situazioni di pericolo per la cittadinanza;
se giudichi opportuno un coordinamento più stretto tra gli istituti di vigilanza privati e le forze pubbliche di sicurezza.
(4-07084)
FLERES - Al Ministro della salute - Premesso che:
la celiachia è una malattia rara e sociale riconosciuta ed il sostegno alla persona che ne è affetta, nei bisogni pratici e in quelli psicologici, è disciplinato, a livello nazionale, dalla legge n. 123 del 2005;
una volta diagnosticata la malattia il celiaco ha diritto di ricevere gli alimenti privi di glutine. È il Servizio sanitario nazionale che effettua tale erogazione. I limiti di spesa, suddivide per fasce di età e di sesso, sono stati definiti dal decreto ministeriale 8 giugno 2001 e poi confermati dal decreto ministeriale 4 maggio 2006;
per ottenere la fornitura gratuita degli alimenti senza glutine, occorre il certificato di accertata diagnosi da parte di un centro ospedaliero o di un'università di riferimento e l'autorizzazione da parte dell'Azienda sanitaria locale a fruire gratuitamente dei prodotti specifici;
è prevista per i malati di celiachia l'esonero del pagamento del ticket relativo agli esami diagnostici;
i prodotti senza glutine, erogati gratuitamente, sono elencati nel registro nazionale come previsto del decreto ministeriale 8 giugno 2011, e vengono aggiornati periodicamente dal Ministero della salute;
i tetti massimi di spesa vengono anch'essi aggiornati periodicamente dal Ministero, sulla base della variazione dei prezzi al consumo dei prodotti dietetici senza glutine di base (farina, pane e pasta);
i tetti di spesa sono così regolati: da sei mesi ad un anno di età la spesa mensile è di 45 euro; fino a 3 anni e mezzo un importo di 62 euro; fino ai 10 anni di età viene erogata la somma di 94 euro; queste cifre si riferiscono sia ai maschi che alle femmine;
superati i 10 anni di età e, quindi per tutta l'età adulta, si ha una differenziazione degli importi e si prevede la somma di 140 euro per i maschi e di 99 euro per le femmine;
l'Assessorato alla sanità della Regione Sicilia, con decreto del 25 luglio 2006, ha recepito la normativa nazionale in materia prevedendo i medesimi tetti di spesa. In sintesi, dopo il decimo anno di età i maschi e le femmine non hanno diritto allo stesso importo da spendere per l'acquisto dei prodotti senza glutine,
si chiede di conoscere:
se e come il Ministro in indirizzo intenda intervenire per correggere quanto stabilito sul tetto di spesa in materia di celiachia dalla legge n. 123 del 2005 e recepito nella normativa che la disciplina a livello nazionale;
se non ritenga che la differenziazione degli importi di rimborso per l'acquisto di generi alimentari senza glutine crei disparità di trattamento fra maschi e femmine e che non sia coerente con quanto stabilito dall'art. 3 della Costituzione dove si prevede che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso".
(4-07085)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
6a Commissione permanente (Finanze e tesoro):
3-02725, del senatore Roilo, sul regime fiscale al quale è sottoposto l'Eni.
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 4-07059, del senatore Palmizio.