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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 690 del 13/03/2012


*QUAGLIARIELLO (PdL). Signora Presidente, signor Ministro degli affari esteri, colleghi senatori, l'informativa di oggi è stata sollecitata dall'oggettivo acuirsi di criticità sul piano internazionale che investono nostri connazionali e che purtroppo, in un caso, hanno determinato un epilogo drammatico. A questo proposito mi consenta, signora Presidente, innanzi tutto di far giungere ai familiari dell'ingegner Lamolinara la vicinanza e il cordoglio dei senatori del Popolo della Libertà. (Applausi dal Gruppo PdL).

Faccio una premessa: i miei giudizi saranno molto secchi. Ciò è dovuto soprattutto alla limitatezza del tempo. Essi quindi non vogliono essere acuiti da questo particolare, ma la loro formulazione è in qualche modo dettata dalla necessità di utilizzare il tempo a disposizione.

Dirò innanzitutto che ciò che sta accadendo dimostra quanto strumentali fossero le polemiche su una presunta perdita e un altrettanto presunto miracoloso recupero del prestigio italiano nel mondo a seguito dell'avvicendarsi degli Esecutivi. La verità è che il mondo è diventato più complesso e, se il centrodestra ha patito l'ingiustizia di giudizi sommari, non per questo restituiremo ad altri il torto subito.

Nel merito, per quanto riguarda la vicenda dei marò, essa pone una seria questione di ordine normativo. Si evince da tutti gli interventi, da quello del ministro Terzi di Sant'Agata a quello del senatore Cabras che mi ha preceduto.

Il problema è stabilire chi sia il titolare delle decisioni in ultima istanza sulle imbarcazioni con a bordo militari italiani. Se il ministro Terzi di Sant'Agata ha ragione nel sostenere che la nave Enrica Lexie non avrebbe dovuto entrare in acque indiane, ne consegue che o qualcuno ha assunto decisioni sbagliate che non avrebbe potuto prendere, o è necessario rivedere la legge.

In ogni caso, ribadiamo che in questo momento, per noi, riportare a casa i nostri connazionali è una priorità, con i tempi e i modi che l'arte del governo e la diplomazia consigliano per garantire la loro sicurezza e il buon esito dell'operazione. Fra questi modi - mi consenta un piccolo appunto, signor Ministro, che fa da contrappeso al giudizio positivo sulla sua esposizione - non crediamo rientri la risposta data qualche giorno fa alle critiche di un esponente dell'opposizione. Comprendiamo la tensione del momento, ma questi toni non appartengono al nostro partito, che è impegnato a sostenere il Governo, e tantomeno devono appartenere ad un esponente del Governo nel rispondere all'opposizione parlamentare. (Applausi dal Gruppo PdL). Chiusa la parentesi.

Veniamo alla Nigeria e al cosiddetto blitz, o piuttosto alla battaglia campale conclusasi tragicamente con l'uccisione di Franco Lamolinara. Dagli approfondimenti fin qui compiuti è emersa una situazione di difficoltà dei nostri servizi di sicurezza nei confronti delle intelligence straniere e, nella fattispecie, dei servizi inglesi. Se volessimo individuare le origini non contingenti di questa difficoltà, io credo che, più che in alcuni stereotipi ingenerosamente iconizzati in certa filmografia nazionale, esse andrebbero rintracciate in alcune vicende anche recenti che hanno seriamente compromesso l'immagine di affidabilità dell'Italia anche in ordine alla capacità di assicurare la riservatezza delle informazioni. Ogni riferimento alla condotta degli inquirenti nel caso Abu Omar è ovviamente intenzionale. (Applausi dal Gruppo PdL).

Nel caso che oggi ci occupa, sembra ormai accertato che nella catena di trasmissione delle informazioni dai servizi di sicurezza italiani al Governo italiano non vi siano stati né buchi né ritardi. Il problema, piuttosto, si colloca a livello degli Esecutivi: il Governo britannico non ha ancora chiarito tutti i contorni della vicenda, la cui dinamica appare a tratti tragicamente surreale, e se c'è un aspetto che è necessario approfondire, oltre a quello del blitz da cui siamo stati tagliati fuori, esso risiede nella fase che ha preceduto l'intervento, nella quale l'intenzione del Governo britannico andava maturando e forse un contatto fra gli Esecutivi avrebbe potuto aprire l'unica finestra di opportunità in grado di determinare un diverso epilogo. L'uso del condizionale, Ministro, è ovviamente obbligatorio.

Da parte nostra continueremo a seguire nelle competenti sedi parlamentari l'evoluzione della vicenda. Tuttavia, il moltiplicarsi e il complicarsi dei casi che riguardano nostri connazionali e che lei, Ministro, ha ricordato con dovizia di particolari - penso in particolare al sequestro di Rossella Urru, che condivide quella situazione di difficoltà con altri ostaggi di nazionalità spagnola - portano a chiedersi sommessamente se non sia utile che nella compagine di Governo si preveda di affidare la delega per i Servizi di sicurezza ad una persona che sia a ciò esclusivamente dedicata. È una riflessione che ci permettiamo di offrire al dibattito senza alcun intento polemico, ma anzi con spirito costruttivo e a tutela della stabilità dell'Esecutivo in una fase così delicata della vita del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PdL).