Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 850e 2058 (ore 18,39)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Balboni.
BALBONI, relatore. Signora Presidente, come ha ricordato poco fa il senatore Bettamio, stiamo parlando di una Convenzione penale sulla corruzione proposta dal Consiglio d'Europa molti anni fa.
Gli Stati che vi aderiscono s'impegnano ad introdurre nel proprio ordinamento penale una serie di misure tese ovviamente a contrastare il fenomeno della corruzione, considerate nel preambolo della Convenzione come assolutamente necessarie per la tutela dei diritti dell'uomo, della democrazia e dello Stato di diritto.
In realtà, molte delle norme contenute nella Convenzione facevano già parte dell'ordinamento penale italiano nel 1999 ed alcune di esse nel frattempo sono state introdotte indipendentemente dalla sua ratifica, come ad esempio quelle in materia riciclaggio.
In concreto, attraverso la ratifica della Convenzione, l'Italia s'impegna - e cito soltanto le norme più rilevanti - ad introdurne di ulteriori nel proprio ordinamento penale.
In particolare, la prima conseguenza della ratifica della Convenzione sarà la modifica nell'ordinamento penale italiano del reato di concussione, attualmente previsto dall'articolo 317 del codice penale, per cui il concusso, oggi vittima del reato, ne diventa soggetto attivo, quanto meno in relazione alla fattispecie di concussione per induzione. Invece, la concussione per costrizione verrà inevitabilmente assimilata alla figura dell'estorsione, che comunque già esiste nel nostro ordinamento.
Sempre per effetto della ratifica di questa Convenzione, in particolare degli articoli 7 ed 8, viene invece introdotta una nuova fattispecie di reato, non prevista nel nostro ordinamento penale, quale quello della corruzione nel settore privato.
Si tratta, in realtà, di condotte che oggi vengono in gran parte punite ad altro titolo nel nostro ordinamento, in particolare attraverso la fattispecie della violenza privata o dell'estorsione, ma certamente questa figura introduce una costruzione giuridica che nel nostro ordinamento fino ad oggi non è prevista o contemplata, vale a dire quella della corruzione nel settore privato. Sappiamo infatti che nel nostro ordinamento la corruzione è esclusivamente legata al settore pubblico.
Un'altra modifica rilevante derivante della ratifica di questa Convenzione è quella dell'introduzione dell'ulteriore reato, di traffico di influenza, una fattispecie che oggi è punita soltanto in parte dall'articolo 346 del codice penale, con riferimento al millantato credito. Con la figura, però, introdotta all'articolo 12 di questa Convenzione, verrebbe ampliata di molto la punibilità rispetto all'attuale fattispecie di millantato credito, ed in particolare verrebbe sanzionato penalmente anche il soggetto erogatore.
Queste sono le principali e rilevanti novità di carattere penale che questa convenzione introduce nel nostro ordinamento.
Ricordo che sarebbe stato possibile, in relazione a questi articoli, che l'Italia formulasse delle riserve agli articoli 7, 8 e 12, che non sono vincolanti. Gli Stati membri possono decidere di introdurli o meno nel proprio ordinamento. Noi non abbiamo formulato alcuna riserva per cui, in conseguenza dell'approvazione di questa Convenzione, vi sarà la loro introduzione nel nostro ordinamento. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
SACCOMANNO (PdL). Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghe e colleghi, voglio esordire raccontando all'Assemblea un fatto veramente sconveniente accaduto pochi giorni fa, che dà un po' la percezione ed il senso di ciò che accade nel Paese e di come questa Assemblea e il Parlamento in generale possano essere coinvolti nelle sensibilità comuni di una quasi ideale connivenza con la corruzione. Pochi giorni fa il ministro Patroni Griffi è stato invitato in una città della Puglia per partecipare alla premiazione di un concorso di legalità, rivoltosi fatto nelle scuole, in occasione del quale non è stato invitato alcun parlamentare. Ad una richiesta di spiegazione del perché di tale mancato invito il preside in una trasmissione radiofonica ha risposto: «La politica con la legalità non c'entra nulla».
Signora Ministro, a questo dobbiamo ribellarci. Non possiamo tollerarlo. Noi abbiamo una coscienza diversa, al di là di una percezione che può far apparire le cose diversamente da come sono.
Certamente il dibattito odierno su questa Convenzione può anche dare al Paese un segnale positivo, capace di interrompere un'escalation di volgarità culturale, quale quella espressa indubbiamente da quel preside di cui vi ho detto. Di fronte a certe cose, non occorrono parole - di cui forse molti potrebbero essere maestri - ma fatti. Personalmente ritengo che anche l'approvazione di questa Convenzione possa annoverarsi tra i fatti importanti per smentire episodi e tendenze di questo tipo.
Oggi probabilmente la corruzione è percepita più di quanto essa non sia presente; oggi la corruzione è un fenomeno così dilagante che coinvolge l'immaginario in modo molto più ampio di quanto non accada nel reale. Oggi l'idea della facilitazione in ciò che ad altri accade può portare a credere che ci sia stato un torto nei propri confronti; molto spesso, però, la corruzione è reale.
Forse sarebbe stato necessario fare più prevenzione nel passato; può anche darsi, ma, a mio modesto avviso, non vi è stata probabilmente né la prevenzione, né tanto meno la repressione dovuta.
Rientrare dunque in un percorso giuridico che dia al Parlamento la forza di pronunciarsi e di dire al Paese che, di fronte a questo fenomeno, sta adottando una serie di interventi decisi ed importanti, ritengo sia il passo giusto da compiere.
Quest'oggi nella Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale abbiamo ascoltato il comandante dei Carabinieri per la tutela della salute, il generale Piccinno. Tutti abbiamo detto che i 1.000 uomini del NAS, che compiono un gran servizio per lo Stato, sono molto pochi. In particolare, dalle denunce che i Carabinieri dei NAS hanno fatto riguardo al sistema di sicurezza sanitario ed alimentare, abbiamo riscontrato che i profili rilevati non riguardavano tanto ciò che non funziona nella risposta sociale e sanitaria e nell'accuratezza in ordine alla prestazione del servizio, quanto piuttosto la frequenza dei fenomeni corruttivi anche in ambito sanitario.
La sanità è diventata da un po' di anni un settore assimilabile a quello che nell'immaginario collettivo, oltre che nella realtà, è stato per tanti anni il mondo dei lavori pubblici. Nella sanità, accanto ai meccanismi propri del settore, si sono innescati anche quelli dei lavori pubblici, favorendo spesso un connubio drammatico, nell'ambito del quale non riusciamo ad intervenire.
All'inizio della legislatura, nella Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale abbiamo deliberato di svolgere un'indagine, a partire da alcune Regioni - per la verità, senza avere di mira qualcuno in particolare, ma tenendo conto di una serie di fatti concreti - senza esserne ancora venuti a capo. Possiamo dire che in termini di «figura operativa» ci ha salvato ciò che è stato realizzato sugli ospedali psichiatrici giudiziari, dal momento che finora non siamo riusciti ancora ad intravedere il punto di arrivo di quella che doveva essere l'inchiesta madre, quella cioè sulla corruzione nella sanità: non siamo arrivati ancora ad una soluzione, né siamo in grado di suggerire concretamente cosa fare.
Oggi il generale Piccinno ci ha parlato di truffe sulle tariffe, sui contratti, sui bandi di gara, però bisognerebbe anche capire, se ci sono i controlli.
Sicuramente le norme devono essere chiare ed è indubbiamente utile approvare questa Convenzione, ma quanto di quello che c'è dovremmo far funzionare, affinché le cose vadano poi realmente nel modo giusto? Dove sono i controlli in quel mare magnum di corruzione che c'è nel settore della sanità?
Se oggi cerchiamo fuori da alcune Regioni le eccellenze, è perché non riusciamo a crearle, visto che tra la corruzione, il malcostume e frequentemente anche la criminalità - che sostituisce il mondo legale - si inseriscono meccanismi che fanno solo sopravvivere, ma che non consentono poi lo sviluppo. Questa è la realtà all'interno della quale ci dimeniamo. (Applausi dal Gruppo PdL).
Come si può dunque intervenire in questi ambiti? Dove dobbiamo andare a raccogliere lo spunto più forte? Spesso, andando in giro per l'Italia, per quelli che sono i compiti assegnati alla Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio sanitario nazionale e per quella che è la percezione politica del nostro lavoro, ci imbattiamo in tante denunce silenziose, fatte sotto voce: non c'è in altri termini la capacità di superare quel muro e quell'ostacolo che porta a preferire il silenzio e a tollerare. Non bisogna tollerare; va rotto il muro dell'omertà, soprattutto nelle classi più colte, tra coloro che dovrebbero avere la forza di intervenire. (Applausi dal Gruppo PdL). Omertà e sospetto sopravvivono e, si rafforzano insieme e creano quel senso di grande illegalità al quale si immagina possa partecipare il mondo della politica.
Quando si parla dei colletti bianchi, dietro a questo termine immaginiamo innanzitutto la capacità di queste persone di essere corrotte o di arrivare alla concussione, e solo dopo la loro capacità professionale; non si pensa più che stiamo parlando di professionisti, ma si è soliti immaginare che stiamo parlando di persone portate a compromettersi in termini di illegalità.
Signora Ministro, approvare queste norme, reinserirci in un quadro europeo, approvare questo spirito, dare questa spinta, con un esempio significativo e importante attraverso normative concrete approvate dalle Aule parlamentari, sono tutte cose che possono funzionare, ma abbiamo la necessità che vi sia una forza di governo. So che parlo ad un Governo tecnico, ma forse ciò mi consente anche di potermi ad esso rivolgere con più serenità. Occorre la forza di intervenire su meccanismi già oggi esistenti. Se un dirigente è tale deve avere la capacità di controllare, di intervenire, di fermare, di correggere; in questo Stato non c'è più responsabilità per l'apparato che gli sta dietro. Sono moltissime le persone perbene; e, ricordando un termine antico: sono probabilmente la maggioranza silenziosa, la maggioranza che si lamenta, che soffre di fronte all'aberrazione come nel caso di quel preside che ho citato all'inizio, di un comportamento assolutamente non istruttivo, non culturalmente adeguato e nemmeno igienicamente e politicamente sano. Bisogna allora intervenire con forza su questi percorsi; abbiamo la necessità di richiamare questi soggetti al proprio ruolo e al proprio dovere.
Ecco, immagino che il Parlamento con questa approvazione, con tutto ciò che ne può conseguire, potrà realizzare un primo passo importante, ma abbiamo la necessità di un connubio forte con un Governo tecnico, che, è vero, ha grandi impegni e grandi interventi da realizzare, ma deve anche arrivare ad intervenire sulla pubblica amministrazione in modo concreto, forte e importante, con una severità meritocratica. Il merito è anche la capacità di corrispondere secondo le proprie funzioni agli ordini e all'organizzazione dei propri servizi: di questo dobbiamo essere tutti capaci di rispondere.
Quindi, il Parlamento questa sera compie un altro passo positivo, dà un altra riposta, non so se adeguata, ma comunque nel solco di un giusto percorso di esempio che dalla politica deve arrivare al territorio. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Della Monica. Ne ha facoltà.
DELLA MONICA (PD). Signora Presidente, saluto la presenza del Ministro in Aula.
La ratifica della Convenzione di Strasburgo è un passo importante, come ha sottolineato il senatore Saccomanno; certamente un primo passo, perché a questa dovrà seguire l'adeguamento dell'ordinamento nazionale. Vorrei spiegare innanzitutto perché siamo giunti ad una ratifica secca in questa sede. La Convenzione è stata stipulata a Strasburgo il 27 gennaio 1999; per chiarire le ragioni di un approdo in Aula del disegno di legge a ben tredici anni di distanza dalla stipula appare quindi utile un riepilogo.
Nel corso della XIII legislatura, quindi negli anni 1996-2001, il Governo Amato II presentò il disegno di legge Atto Senato n. 4819 per la ratifica ed esecuzione della Convenzione civile sulla corruzione, fatta a Strasburgo il 4 novembre 1999, riservandosi di presentare in breve tempo un disegno di legge per la ratifica della Convenzione penale sulla corruzione, fatta a Strasburgo il 27 gennaio 1999. Nel frattempo, alcuni disegni di legge di iniziativa parlamentare, presentati dai parlamentari dell'allora maggioranza, proponevano comunque modifiche legislative in materia di contrasto alla corruzione, in linea con quelle che sarebbero state le previsioni della Convenzione penale di Strasburgo, che fu approvata, voglio sottolinearlo, con un rilevante contributo dell'Italia. Tra le più significative proposte di modifica della legislazione si ricordano il disegno di legge Atto Senato n. 4006, di iniziativa dei senatori Salvi, Russo, Calvi, Senese e Fassone, e la proposta di legge Atto Camera n. 4723, di iniziativa dell'allora deputato Giuliano Pisapia.
Tuttavia, non fu possibile, prima della conclusione della legislatura, portare a compimento l'iter di approvazione delle leggi di ratifica delle Convenzioni di Strasburgo e delle proposte di modifica del codice penale e del codice processuale penale.
Giungiamo così alla XV legislatura (2001-2006), nell'ambito della quale è stata prevalente in materia l'iniziativa dei parlamentari dell'opposizione. In particolare, alla Camera dei deputati l'onorevole Kessler e altri esponenti del Gruppo Democratici di sinistra (tra cui l'allora deputata Anna Finocchiaro) presentarono la proposta di legge Atto Camera n. 3215. Altri parlamentari di opposizione - in particolare, alla Camera l'onorevole Pisapia e al Senato il senatore Guido Calvi - riproposero, aggiornandoli, i disegni di legge di modifica all'ordinamento nazionale per il contrasto alla corruzione, già proposti nella XIII legislatura, in linea con le disposizioni della Convenzione penale di Strasburgo contro la corruzione.
Sempre nella XIV legislatura, il Governo in carica decise di non proporre un disegno di legge per la ratifica di un altro strumento internazionale di eccezionale importanza: mi riferisco alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione adottata dall'Assemblea generale con la risoluzione n. 58/4 del 31 ottobre 2003 e aperta alla firma a Merida dal 9 al 12 dicembre 2003. Eppure, a questa Convenzione, ancora una volta, l'Italia aveva dato impulso nelle sedi delle Nazioni Unite attraverso i propri rappresentanti ed esperti e la Convenzione era stata sottoscritta dal Governo italiano a Merida.
Purtroppo, nella XIV legislatura il Governo - mi preme ricordarlo - volle la depenalizzazione del falso in bilancio, avvenuta con il decreto legislativo 11 aprile 2002, n. 61, che ha modificato radicalmente la disciplina del falso in bilancio e dei reati societari connessi, limitando in misura significativa l'area del penalmente rilevante, in particolare attraverso l'introduzione di soglie di punibilità al di sotto delle quali il reato non è punibile e la trasformazione di molte fattispecie di pericolo in reati di danno, che quindi presuppongono la prova di un evento lesivo e non più soltanto dell'esposizione a pericolo dei beni tutelati (il risparmio).
Sempre nella XIV legislatura il Governo in carica - il Governo Berlusconi - ampliò la possibilità per il Presidente del Consiglio dei Ministri e per i commissari delegati di ricorrere alle ordinanze di protezione civile, non solo per calamità naturali e catastrofi, ma per tutti quegli eventi che il Consiglio dei Ministri, discrezionalmente, stabilisce essere grandi eventi. Inoltre, furono autorizzati gli interventi all'estero della Protezione civile derivanti da calamità o eventi eccezionali. Tale ampliamento fu uno dei presupposti sostanziali che ha permesso, in concreto, l'intervento con ordinanza, in deroga alle norme vigenti, pressoché per qualsiasi tipo di evento, anche estraneo all'area dell'emergenza.
Vorrei ora entrare nel merito di quello che è accaduto nella pubblica amministrazione, in generale, ricordando anche quanto il senatore Saccomanno ha messo in luce, ossia la complessiva necessità di rivedere tutte le normative.
Nella XV legislatura (2006-2008) il Governo Prodi ha proposto due disegni di legge di ratifica delle Convenzioni di Strasburgo sulla corruzione in materia penale e in materia civile. Mi riferisco al disegno di legge Atto Camera n. 3286 (4 dicembre 2007) e al disegno di legge Atto Camera n. 3262 (20 novembre 2007), relativi, rispettivamente, alla corruzione in materia penale e alla corruzione in materia civile.
Sempre nella XV legislatura il Governo Prodi ha presentato il disegno di legge Atto Senato n. 2010, recante ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, cui facevo cenno in precedenza. La caduta del Governo dopo solo 20 mesi di attività e la conseguente interruzione anticipata della legislatura impedirono, ancora una volta, di intervenire per la ratifica delle Convenzioni internazionali e l'adeguamento del nostro ordinamento alle stesse e alle rinnovate esigenze di più efficace contrasto alla corruzione.
Arriviamo così alla XVI legislatura, dove si deve all'iniziativa parlamentare del Partito Democratico e dell'Italia dei Valori la pressante richiesta di ratifica delle Convenzioni di Strasburgo in materia di corruzione. In particolare, il Gruppo del Partito Democratico ha presentato il disegno di legge Atto Senato n. 2058 e, per quanto riguarda la ratifica della Convenzione di Strasburgo in materia civile, ha sostenuto il testo già presentato nella precedente legislatura dal Governo Prodi e riproposto dal senatore Li Gotti, che nella XV legislatura - come tutti ricordiamo - ricopriva il ruolo di Sottosegretario alla giustizia.
Sempre all'iniziativa del Partito Democratico, con l'Atto Senato n. 816, e dell'Italia dei Valori, con l'Atto Senato n. 848, si deve l'impulso per la ratifica delle Convenzioni ONU contro la corruzione nel corso di questa legislatura. A seguito della presentazione del disegno di legge (Atto Senato n. 816) del Gruppo del Partito Democratico e del disegno di legge (Atto Senato n. 848) del Gruppo dell'Italia dei Valori, anche il Governo Berlusconi ha presentato finalmente un disegno di legge (Atto Senato n. 1594) per la ratifica della Convenzione ONU.
Peraltro, sempre nella XVI legislatura, il Governo Berlusconi con il decreto-legge 28 giugno 2008 n. 112, convertito con modificazioni dalla legge del 6 agosto del 2008, n. 133, ha disposto la soppressione dell'Alto commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito all'interno della pubblica amministrazione, in pieno contrasto con l'articolo 6 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione ratificata dall'Italia con legge 3 agosto 2009, n. 116. Cos'è accaduto per la ratifica delle Convenzioni di Strasburgo in materia civile e penale? Fortunatamente, il disegno di legge di ratifica della Convenzione sulla corruzione in materia civile è stato approvato dal Senato ed è poi passato all'altro ramo del Parlamento e, quindi, siamo pervenuti alla ratifica. Quanto alla Convenzione di Strasburgo sulla corruzione in materia penale, l'iter d'approvazione della legge di ratifica per l'adeguamento dell'ordinamento interno ha invece subito numerose battute di arresto presso le Commissioni riunite 2a e 3a del Senato, dapprima perché il Governo Berlusconi aveva chiesto un rinvio preannunziando la presentazione di un proprio disegno di legge di ratifica, cosa poi non avvenuta, successivamente perché sempre il Governo Berlusconi il 4 maggio 2010 ha presentato un disegno di legge, definito piano straordinario di contrasto alla corruzione (Atto Senato n. 2156), avente ad oggetto «Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione».
Con questa proposta normativa assegnata alle Commissioni riunite 1a e 2a del Senato, il Governo ha definito nuove disposizioni di carattere interno indipendenti dalla Convenzione di Strasburgo e ha ottenuto di trasferire il dibattito sulla normativa di adeguamento della legislazione nazionale alla citata Convenzione in sede diversa da quella deputata alla ratifica. In questo modo i lavori delle Commissioni riunite 2a e 3a sono stati rallentati dal precedente Governo e dalla sua maggioranza, in attesa dell'approvazione del disegno di legge governativo di diretta incidenza sull'ordinamento nazionale in materia penale, processual-penale e amministrativa. In conclusione, su proposta del Governo Berlusconi, si determinò di pervenire nelle Commissioni riunite 2a e 3a a una normativa di ratifica secca della Convenzione penale di Strasburgo sulla corruzione mentre tutte le innovazioni per il contrasto alla corruzione rimanevano di stretta competenza delle Commissioni 1a e 2a, dove si sarebbe dovuto decidere se dare finalmente un assetto nuovo al contrasto all'illegalità e al malcostume in materia di reati contro la pubblica amministrazione e non solo.
Questo modo di procedere ha costretto l'allora opposizione a presentare in tempi rapidissimi ulteriori disegni di legge in materia di corruzione contenenti la nuova disciplina dei delitti contro la pubblica amministrazione e contro l'industria e il commercio, nonché la corruzione nel settore privato riproducendo in prima battuta la normativa presentata per la ratifica e l'attuazione della Convenzione penale di Strasburgo contro la corruzione, onde ottenere la riunione e la trattazione degli stessi unitamente al disegno di legge governativo (Atto Senato n. 2156). Tutto questo poi ha prodotto presso il Senato l'approvazione, non da parte dell'allora opposizione, del disegno di legge sulla corruzione che adesso si trova presso la Camera dei deputati.
In questo contesto ci troviamo oggi ad effettuare finalmente la ratifica dell'importante Convenzione penale di Strasburgo, avviata tramite i due disegni di legge sintetizzati dalle Commissioni riunite 2a e 3a (Atto Senato n. 850 e Atto Senato n. 2058). Finalmente oggi possiamo rendere più efficace l'azione di contrasto e prevenzione della corruzione e, in generale, del malaffare nella pubblica amministrazione, ma soprattutto ci possiamo adeguare agli strumenti internazionali e, in particolare, a quelli voluti dal Consiglio d'Europa.
Devo sottolineare che il passo che compiamo è relativo perché noi, effettuando una ratifica «secca», non adeguiamo contemporaneamente il nostro ordinamento a ciò che la Convenzione di Strasburgo ci richiede. Quando il relatore Balboni richiamava tutti gli istituti che la Convenzione di Strasburgo inviterebbe a rendere operativi nel nostro Paese compiva un salto logico, perché approvando con ratifica secca la Convenzione noi ci limitiamo ad adeguarci alla normativa che abbiamo voluto in sede di Consiglio d'Europa ma ancora non compiamo il passo ulteriore che dovrà avvenire, speriamo, con l'approvazione alla Camera del disegno di legge sulla corruzione, magari arricchito da eventuali emendamenti non solo dell'opposizione ma anche di quella che possiamo definire l'attuale maggioranza.
Per questo credo che non possano esservi dubbi che dopo tanti anni, ben 13, si debba assolutamente pervenire a questo risultato, nell'unanime convinzione che esso rappresenti un primo passo importante nella lotta alla corruzione per i reati che normalmente si pongono in rapporto di interdipendenza funzionale e in particolare per quei reati compiuti talvolta in quella zona grigia della pubblica amministrazione che si salda con la criminalità organizzata.
Per queste ragioni mi auguro che oggi, finalmente, si pervenga alla ratifica. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Ambrosio. Ne ha facoltà.
D'AMBROSIO (PD). Signora Presidente, è difficile prendere la parola dopo un intervento lungo e preciso come quello della collega Della Monica. Devo però ribadire che la corruzione è un fenomeno che interessa tutti i Paesi, quelli sviluppati e quelli meno sviluppati. Ma è un fenomeno che ha colpito particolarmente l'Italia.
Non so che valore abbiano determinati accertamenti però è certo che l'Italia, solo negli ultimi due anni, nella graduatoria di Trasparency International sui Paesi corrotti, è passata dal cinquantacinquesimo al settantasettesimo posto dopo il Cile, la Corea del Sud, il Costarica e addirittura il Botswana, un piccolo Stato di appena 1.200.000 abitanti. Non so quanto sia attendibile questa graduatoria, però è certo che anche l'ISTAT ha rivelato che la corruzione è in aumento e la relazione della Presidenza della Corte dei conti ha riferito che la corruzione è in grande crescita, tanto che è stato calcolato un giro d'affari di circa 60 miliardi di euro. Una cifra veramente notevole.
Ma quello che è più importante e che ha dato luogo prima alla Convenzione dell'ONU e poi alla Convenzione europea di Strasburgo, come avrete letto nella stessa Convenzione, sono i danni che la corruzione provoca in uno Stato. Noi sappiamo perfettamente quali sono questi danni. Sappiamo quanto la corruzione incida negativamente sulla libera concorrenza delle imprese.
Con la presenza della corruzione non è l'impresa più capace, più tecnicamente attrezzata, l'impresa che riesce a praticare prezzi più bassi ma a realizzare bene le proprie opere a vincere gli appalti, ma sono gli imprenditori che riescono a corrompere i pubblici funzionari, e anche i privati. Nella graduatoria che ho citato prima, infatti, non è compresa solo la corruzione pubblica, ma anche la corruzione privata, che negli altri Stati è severamente punita.
Io ricordo, nella mia esperienza, che già all'inizio della mia carriera arrivavano imprenditori che citavano in giudizio i capi degli uffici acquisti che si erano corrotti.
Li citavano per risarcimento di danni, ma con grande difficoltà, perché era poi difficile dimostrare che l'azienda avesse subito il danno.
Ma non è solo questo, perché la corruzione, come noi ben sappiamo, è favorita dalla disponibilità del denaro liquido, come ha ricordato la collega Della Monica citando la depenalizzazione del falso in bilancio. Quindi la corruzione, fra l'altro, favorisce la criminalità organizzata. E questa è un'altra questione che è affrontata, e che deve essere affrontata, quale pericolo per la convivenza civile, per la regolarità della concorrenza e per la presenza stessa della criminalità organizzata.
Non solo, ma la corruzione favorisce prezzi alti, perché sappiamo tutti, per la conoscenza che si è acquisita di questo fenomeno, specialmente in Italia, che quando un imprenditore che corrompe riesce ad ottenere l'appalto, poi riesce ad ottenere, pur avendo praticato il prezzo più basso, degli aumenti sul prezzo attraverso le revisioni in corso d'opera; ed è chiaro che se la revisione deve essere presentata al funzionario che si è corrotto, questo non avrà niente da obiettare.
Ma la corruzione influisce anche sulla qualità dell'opera che viene appaltata; e influisce negativamente, per il semplice fatto che chi dovrà controllare la corretta esecuzione dell'opera è proprio l'ente che si è corrotto. Quindi, come farà a controllare che l'opera non è adeguata e non risponde ai requisiti, quando l'ente stesso si è corrotto e non può far valere, nei confronti di chi lo ha corrotto, le ragioni dell'ente pubblico?
Vedete, quindi, quanti inconvenienti comporta la corruzione. Del resto, basta leggere la stessa Convenzione penale che stiamo per approvare, in cui si dice di «perseguire, come priorità, una politica penale comune finalizzata alla protezione della società», sottolineando che «la corruzione rappresenta una minaccia per lo Stato di diritto, la democrazia e i diritti dell'uomo, mina i principi di buon governo, di equità e di giustizia sociale, falsa la concorrenza, ostacola lo sviluppo economico e mette in pericolo la stabilità delle istituzioni democratiche e i fondamenti morali della società».
Non sono cose dette solamente all'atto della stipulazione della Convenzione, ma sono state dette di recente anche dalla Banca d'Italia, che ha richiamato proprio la nostra attenzione sui danni che provoca la corruzione nella convivenza sociale.
Quel che si dimentica è che la corruzione è un reato particolarmente difficile da scoprire, perché è un reato, come si dice, a concorso necessario. Quindi, ci sono il corrotto e il corruttore che hanno interesse a che questo reato non sia scoperto, non solo perché altrimenti andrebbero in galera, ma anche perché non realizzerebbero più i guadagni che si proponevano di conseguire con i loro comportamenti.
È positiva quindi in questo momento l'approvazione della Convenzione, perché da diversi anni a questa parte i provvedimenti che sono stati adottati non andavano proprio verso il contrasto della corruzione. C'è stata la legge sul falso in bilancio, che è già stata citata. Ci sono stati poi diversi altri provvedimenti che hanno favorito il diffondersi di tale reato, anche di recente. Abbiamo visto che sono stati sottratti alle regole degli appalti pubblici i lavori urgenti, anche se questo è giustificato. Ma poi sono stati sottratti i contratti sulle grandi opere e, di recente, i contratti stipulati dalla pubblica amministrazione che non superino il milione di euro. Quindi, come vedete, non richiedendo più per questi contratti il rispetto delle norme sugli appalti pubblici si favorisce la corruzione e si favoriscono le cosiddette cricche, che sono sotto gli occhi di tutti.
È vero che fu costituito l'Alto commissario per la lotta alla corruzione, ma ad esso furono affidati solamente compiti limitati, cioè la possibilità di disporre indagini conoscitive, elaborazione di analisi e studi, monitoraggio sulle procedure contrattuali, e non gli furono messi a disposizione né mezzi né personale. Quando poi stava per diventare un mezzo efficace per contrastare la corruzione, appena 40 giorni dopo la stipulazione dell'accordo di collaborazione tecnologico con il presidente del Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione (17 giugno 2008), l'Alto commissariato è cessato (28 luglio 2008).
Direi comunque che quel che più ha inciso negativamente sulla lotta alla corruzione, signor Presidente, è stata l'abbreviazione dei termini di prescrizione, nel 2005, con la «ex Cirielli» e poi con la riforma dell'articolo 158 del codice penale, con cui si è fatta decorrere la prescrizione, non più dalla cessazione della continuazione, ma dalla consumazione di ogni singolo reato. Questo è stato un errore molto grave, perché chi si corrompe lo fa non una volta, ma sempre, anche perché gli conviene e, se non lo fa, viene ricattato. Tutte queste corruzioni poi, quando vengono scoperte, per la maggior parte sono prescritte e il pubblico funzionario ne esce indenne.
Sono felicissimo, pertanto che venga finalmente approvata da tutti questa Convenzione, che è il primo passo per modificare le norme del nostro codice penale e per adeguarci alle normative europee e alle normative degli altri Paesi che puniscono i reati così come previsto. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pardi, Peterlini e Saccomanno).