Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (451 KB)

Versione standard



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 690 del 13/03/2012


BELISARIO, CARLINO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

secondo quanto denunciato dai lavoratori e dalla FIOM-CGIL, e riportato da vari organi di informazione, lo stabilimento FIAT SATA di Melfi (Potenza) continuerebbe ad essere teatro di gravissime vessazioni ed episodi di discriminazione a danno di quei lavoratori che hanno espresso dissenso nei confronti della politica aziendale o che risultano iscritti ad organizzazioni sindacali che non hanno firmato accordi con l'azienda;

il caso finora più noto rimane quello dei tre operai, Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, licenziati dalla FIAT perché ritenuti dall'azienda stessa colpevoli di aver interrotto la produzione durante uno sciopero il 14 luglio 2010;

anche se un mese dopo il giudice del lavoro ordinava il reintegro dei suddetti operai, ravvisando nella decisione dell'azienda un comportamento antisindacale, la FIAT di fatto si rifiutava di applicare la sentenza invitando gli operai stessi a restare a casa;

dopo un'ulteriore sentenza, nel luglio 2011, stavolta favorevole alla FIAT, in data 23 febbraio 2012 la Corte di appello di Potenza ha disposto nuovamente il reintegro dei tre operai cui tuttavia l'azienda ha dichiarato di non voler ottemperare;

inoltre, come denunciato dal segretario della FIOM Basilicata Emanuele De Nicola, la FIAT di Melfi avrebbe creato presso l'ex stabilimento Itca, un capannone isolato distante circa un chilometro dallo stabilimento SATA, un vero e proprio "reparto confino" dove, attraverso lo strumento della mobilità interna, verrebbero trasferiti gli iscritti FIOM o gli attivisti;

come riportato tra gli altri dal settimanale "L'Espresso", l'operaio M. F., che aveva testimoniato al processo a favore dei tre colleghi licenziati, è stato trasferito dalla catena di montaggio (presso la quale lavorava da sette anni) al reparto lastratura presso l'ex stabilimento Itca, pur essendo stato operato per un cancro ai polmoni ed essendo invalido al 75 per cento e, dunque, essendo per lui assai pericolosa l'esposizione a fumi, polveri sottili e solventi;

insieme a M. F. è stato trasferito presso il medesimo reparto l'operaio M. C., anch'egli invalido al 70 per cento a causa di un infarto (e dunque anch'egli a rischio in caso di esposizione a fumi e solventi), il quale, a causa dell'insalubrità dell'attuale luogo di lavoro, ha spesso gravi problemi di salute e deve spesso essere ricoverato in infermeria;

M. F. e M. C., i quali hanno presentato denuncia contro l'azienda per il loro trasferimento, esponevano quindi le loro rimostranze al caporeparto Gaetano Perrini il quale, come documentato da una registrazione audio pubblicata da vari siti Internet di informazione, rispondeva loro che il trasferimento era motivato null'altro che dall'appartenenza dei due operai alla FIOM;

un ulteriore caso, riportato anche dalla trasmissione televisiva "Servizio Pubblico", ha riguardato un operaio, lavoratore alla SATA da 15 anni che, rientrato in fabbrica dopo un infortunio, si è visto assegnare ad una postazione di fatto inattiva e, dopo aver chiesto spiegazioni per tale assegnazione, è stato oggetto di intimidazioni e minacce di morte da parte del gestore operativo della SATA Francesco Tartaglia;

come denunciato da lavoratori e rappresentanti sindacali, gli addetti della Sirio Srl, la società incaricata della sorveglianza presso gli stabilimenti FIAT SATA, eserciterebbero un controllo sempre più invasivo e spesso vessatorio sui lavoratori, ispezionando spesso le postazioni di lavoro, richiedendo agli addetti di fornire il proprio nominativo e perfino controllando chi si reca ai servizi igienici;

sempre secondo alcuni lavoratori e rappresentanti sindacali, non sarebbero rispettati neppure gli obblighi di formazione dei lavoratori e l'informazione circa le procedure di sicurezza ma, nonostante questo, spesso i capi turno farebbero comunque firmare ai lavoratori i registri che attestano l'avvenuta formazione anche se di fatto il lavoratore ha svolto esclusivamente le sue mansioni ordinarie;

inoltre, nonostante quanto stabilito anche dal contratto aziendale, sarebbe sistematicamente negata ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza la possibilità di fruire degli appositi permessi, di fatto mettendoli nell'impossibilità di svolgere le funzioni loro assegnate dall'articolo 50 del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81: coloro che avrebbero richiesto tali permessi sarebbero stati minacciati dal gestore operativo e dal responsabile delle risorse umane di conseguenze disciplinari anche gravissime;

considerato che:

l'accordo del 29 dicembre 2011, non ratificato dalla FIOM, ha irrigidito la normativa per il conseguimento del premio competitività di fatto rendendo impossibile a chi voglia conseguire tale premio straordinario la possibilità di fruire di qualunque permesso, compresi quelli di paternità e maternità, nonché quelli previsti dalla legge per l'assistenza ai familiari disabili o in caso di grave infermità degli stessi;

la FIOM è stata di fatto esclusa dalle rappresentanze sindacali, nonostante tale atteggiamento sia già stato censurato come antisindacale dai competenti organi giudiziari,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto o se, in mancanza, abbia già provveduto a disporre un'accurata verifica da parte dei competenti uffici del Ministero circa la veridicità delle situazioni illustrate, una volta segnalate;

quali azioni concrete il Ministro in indirizzo intenda porre in essere al fine di: ottenere da parte di FIAT il rispetto delle sentenze emesse a suo carico dai competenti organi giudiziari; ottenere la cessazione da parte di FIAT degli atteggiamenti vessatori e discriminatori nei confronti dei lavoratori colpevoli unicamente di manifestare il proprio legittimo dissenso nei confronti della politica dell'azienda; garantire il ripristino della legalità all'interno degli stabilimenti FIAT; garantire l'applicazione da parte della FIAT stessa dei principi costituzionali e di tutte le normative in materia di lavoro attualmente in vigore.

(4-07075)