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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 690 del 13/03/2012


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

CONTINI - Ai Ministri della difesa e degli affari esteri - Premesso che:

Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò italiani, sono ancora in arresto nel carcere di Kollam in India, struttura separata del complesso penitenziario centrale di Trivandrum, dopo l'incidente in cui il 15 febbraio 2012 persero la vita due pescatori indiani nelle acque internazionali antistanti alla regione del Kerala;

dal 19 febbraio, giorno in cui i militari si sono consegnati alle autorità indiane, un pool di politici, diplomatici, militari, esperti e tecnici delle mediazioni hanno lavorato per costruire una strategia difensiva con l'obiettivo di dirimere la vicenda utilizzando le ordinarie norme del diritto internazionale al fine di riportarli e, se necessario, processarli in Italia;

autorevoli accademici di diritto internazionale sostengono che i due soldati hanno agito nell'ambito di una funzione ufficiale per conto dello Stato italiano adempiendo un accordo anti-pirateria previsto dalla legge italiana e autorizzato dal Consiglio di sicurezza dell'Organizzazione delle Nazioni Unite; pertanto, si dovrebbe loro applicare il principio dell'immunità funzionale, regola consuetudinaria del diritto internazionale che vige sin dal 1700, in base alla quale gli atti di un organo dello Stato connesso all'esercizio delle funzioni vanno imputati allo Stato e non alle persone che li hanno commessi;

i maggiori giuristi italiani sottolineano che la forzatura legale dei giudici indiani diventa incontrovertibile considerando che i due marò hanno agito senza dubbio alcuno in acque internazionali;

il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri Staffan De Mistura, accorso sul posto negli ultimi giorni, dopo aver ingaggiato un braccio di ferro con il direttore del carcere di Kollam volto ad impedire che i marò fossero privati della divisa e messi in una cella comune, ha chiesto ai soldati di non obbedire agli ordini delle autorità del posto e ha preteso che gli stessi potessero indossare la divisa, fare telefonate, ricevere persone, disporre di cibo italiano e fossero collocati in una struttura di sorveglianza alternativa al carcere;

lo stesso De Mistura ha ravvisato un particolare clima politico ostile che si respira nella regione del Kerala proprio in vista delle elezioni amministrative che si terranno ad aprile 2012, riferendo di un chief minister locale poco collaborativo a causa delle pressioni delle famiglie dei pescatori morti in circostanze analoghe e rimasti impuniti;

considerato che:

il ministro Terzi ha incontrato l'ambasciatore indiano a Roma, Debrata Saha, al quale, nel riportargli il disappunto di un intero Paese per l'inaccettabile irrigidimento delle autorità indiane, ha ribadito il concetto dell'esclusività della competenza giurisdizionale italiana su quanto accaduto, esortando l'alto funzionario di Delhi a trasmettere al suo Governo le forti preoccupazioni per il clima di risentimento anti-italiano che rischia di pregiudicare la correttezza delle procedure di accertamento dell'accaduto e quindi di alterare l'attribuzione della responsabilità penale ai soggetti sottoposti alla misura carceraria;

il ministro Severino ha spiegato che la vicenda si inquadra nella missione diplomatica-militare europea anti-pirateria "Atalanta" volta a fronteggiare i frequenti attacchi alle imbarcazioni mercantili e turistiche lungo le maggiori direttrici di traffico marino dell'oceano Indiano, pertanto disciplinata dalle norme a tal uopo previste dall'ordinamento internazionale;

il Presidente del Consiglio dei ministri Monti ha ribadito con forza la ferma intenzione del Governo di rivendicare un trattamento per i due cittadini italiani che rifletta pienamente il loro status giuridico, evitando di creare un pericoloso precedente in materia di missioni internazionali di pace e di contrasto alla pirateria, mettendone a repentaglio la riuscita e le finalità;

atteso che:

la portavoce della delegata alla politica estera dell'Unione europea, Catherine Ashton, ha reso noto che il Governo italiano non ha chiesto aiuto o assistenza all'UE;

una delegazione del dipartimento della Marina indiana è salita nelle ultime ore a bordo della nave "Enrica Lexie" per svolgere presumibilmente controlli legati alla scatola nera, al logbook della nave e ai test balistici;

l'operazione amministrativa, come si evince da autorevoli agenzie informative, si è svolta sotto il controllo dell'Ambasciata italiana e da parte di tre rappresentanti della Marina, anche per dissipare dubbi sulla mancata registrazione delle informazioni di bordo,

si chiede di sapere:

quali misure il Governo intenda adottare affinché i due soldati vengano regolarmente riportati in Italia nel più breve tempo possibile;

come intenda assicurare, d'intesa con le autorità competenti indiane, la maggiore sicurezza possibile per l'incolumità fisica dei militari rinchiusi nel penitenziario a sud del Paese asiatico, anche alla luce del sentimento anti-italiano diffusosi tra la gente del posto;

se non intenda imporre il rispetto delle norme di diritto internazionale quali uniche regole imperative per la soluzione delle controversie nascenti tra gli Stati in territorio neutrale;

se non intenda attuare contromisure legittime come l'interruzione dei rapporti diplomatici e commerciali, chiedere l'apertura di una commissione d'inchiesta o di arbitrato o esperire uno dei 4 sistemi di risoluzione delle controversie previste dalla Convenzione dell'ONU sul diritto del mare davanti al Tribunale internazionale del mare.

(4-07050)

DELLA SETA, FERRANTE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

si apprende da articoli pubblicati su vari giornali che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta ha preso la decisione di non ridurre il numero degli assessorati, ma che dalla prossima legislatura un assessorato salterà comunque: l'Assessorato all'ambiente, che, come ha spiegato il Presidente della Regione, Augusto Rollandin, è destinato a tornare nelle competenze delle opere pubbliche, come in passato;

motivando la bocciatura della mozione, presentata dal Gruppo regionale Alpe (Autonomie-Liberté-Participation-Écologie) e con la quale si chiedeva un impegno per la presentazione di un disegno di legge per restringere la composizione della Giunta regionale, il presidente Rollandin ha dichiarato che a fine legislatura non è il momento di modificare la legge regionale e rivedere il numero di assessorati. Se ne potrà riparlare dopo il 2013. Pertanto la mozione, votata solo da Alpe e Partito democratico, è stata respinta;

è del tutto evidente che il regime di autonomia speciale di cui gode la Valle d'Aosta, garantito dalla Costituzione, non può tradursi nella negazione di un principio costituzionale come quello che individua la tutela degli ecosistemi come un interesse generale primario e non riducibile all'ambito delle opere pubbliche,

si chiede di sapere se il Governo non ritenga, al fine di vigilare sul rispetto dei principi costituzionali di tutela del paesaggio, del territorio, dell'ambiente e dei beni architettonici di doversi attivare nell'ambito delle proprie competenze per accertare se la Regione Valle d'Aosta, nel dare seguito all'intenzione di riassorbire le competenze dell'Assessorato all'ambiente in quelle dell'Assessorato ai lavori pubblici, non stia violando le proprie prerogative istituzionali e costituzionali.

(4-07051)

DELLA SETA - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e per la cooperazione internazionale e l'integrazione - Premesso che:

il 31 maggio 2011 è stato inaugurato a Roma il Ponte della musica. Non appena terminate le cerimonie e tolte le transenne, si pensava che la pista ciclabile posta sulla banchina del Tevere potesse immediatamente tornare agibile e fruibile dalle migliaia di appassionati delle due ruote che quotidianamente la percorrevano fino all'apertura del cantiere;

purtroppo, dopo quasi un anno, questo non è ancora avvenuto. Difatti quei pochi metri di strada che passano sotto il Ponte della musica, lato lungotevere Maresciallo Cadorna, sono ancora chiusi e recintati, anche se il cantiere non esiste più ed è stato anche rifatto il manto stradale;

la situazione di forte degrado dell'area è stata segnalata dal Municipio XVII, con due note del 31 agosto 2011 e del 2 gennaio 2012 inviate, tra gli altri, al Gabinetto del Sindaco di Roma e all'Assessore all'ambiente della Regione Lazio. Dalle due note si evince che il Municipio aveva richiesto un intervento; in particolare nella nota del 2 gennaio 2012, protocollo n. 22, si legge testualmente: "Si chiede nuovamente di intervenire per rimuovere il pattume e ricreare le condizioni che garantiscono la tutela dell'igiene e della salute pubbliche attraverso pulizie, controlli e monitoraggi periodici, per una efficace delimitazione dell'area";

molti cittadini si interrogano ogni giorno sul perché l'impresa che ha realizzato il ponte non abbia ancora provveduto a togliere la recinzione così permettere la ricongiunzione tra i due tronconi di pista ciclabile;

in questo contesto esiste un'altra emergenza, questa volta sociale e umana, che riguarda la stessa banchina del Tevere da via Capoprati a ponte Duca d'Aosta: da parecchi mesi l'area ospita un accampamento di circa 15 baracche, nelle quali vivono, in una situazione igienico-sanitaria quanto mai disagiata, circa 60 cittadini stranieri senza fissa dimora,

si chiede di conoscere:

se ai Ministri in indirizzo risulti che l'amministrazione comunale di Roma, nell'azione di vigilanza sulla realizzazione delle opere pubbliche e sulla mobilità ciclistica, non stia espressamente violando le proprie prerogative istituzionali, il che comporterebbe violazione dei principi costituzionali della trasparenza, dell'imparzialità e della legittimità nell'azione della pubblica amministrazione;

se risulti che l'amministrazione comunale di Roma abbia avviato le procedure necessarie ad affrontare e risolvere il problema delle circa 60 persone che vivono nel più totale disagio in baracche di fortuna sul tratto della banchina del Tevere, verificando in particolare la presenza di minori.

(4-07052)

GRAMAZIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

il quotidiano "Libero" di venerdì 9 marzo 2012 riporta un articolo a firma di Marco Gorra dal titolo "Al ministro un ufficio non basta e se ne fa dare un altro agli Esteri". Il Ministro in oggetto è il tecnico Andrea Riccardi, Ministro per la cooperazione internazionale, che ha già un proprio ufficio al secondo piano di largo Chigi ed avrebbe chiesto ed ottenuto un altro ufficio questa volta all'interno del Ministero degli affari esteri, in virtù della delega per la cooperazione che è sempre stata inquadrata tra le competenze della Farnesina, come ricorda il giornalista;

seguendo questo criterio, l'interrogante non esclude che, in ragione delle deleghe per l'immigrazione e la famiglia, il ministro Riccardi possa chiedere ed ottenere strutture anche in altri Dicasteri,

si chiede di conoscere:

quali siano a giudizio del Presidente del Consiglio dei ministri i motivi per cui il ministro Andrea Riccardi possa godere di un ufficio a palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio dei ministri, e di un altro alla Farnesina, sede del Ministero degli affari esteri, situazione questa che peraltro potrebbe determinare incomprensioni e malumori tra i colleghi di Governo;

se ciò non appaia in contrasto con la politica di "taglio delle spese" imposto a tutti i Ministri dal presidente Mario Monti, taglio che tuttavia sembra non valere per il ministro Andrea Riccardi.

(4-07053)

D'ALIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

nel mese di dicembre 2011, la società Stretto di Messina è stata ricapitalizzata per altri 61,3 milioni di euro;

i versamenti, a valere su un aumento di capitale deliberato nel 2003, sono stati corrisposti da Anas per 53,3 milioni e Rfi per 7,9 milioni di euro;

se è vero che si tratta di operazioni già previste da anni e per le quali i soci avevano assunto l'impegno, esse paiono tuttavia in evidente contrasto con la volontà politica di non procedere alla realizzazione del ponte che si evince da recenti fatti concludenti;

a conferma di ciò, si cita, infatti, tra le altre cose, il definanziamento, in sede di Cipe del 21 gennaio 2012, pari a 1,7 miliardi di euro destinati ad altri interventi più che alla realizzazione del ponte sullo stretto;

il fatto che tuttavia non esista una pronuncia ufficiale sulla volontà di non procedere all'opera, di fatto, per la sua irrealizzabilità, sotto molteplici profili, non solo economico-finanziari, ha indotto ed induce la società Stretto di Messina a continuare la sua mission e la sua attività tanto che solo a fine dicembre 2011 ha pubblicato un bando per ottenere un mutuo bancario da 12 milioni;

la scelta di destinare le suddette risorse, pari a 1,7 miliardi di euro, ad altre priorità, auspicabilmente dovrebbe far desistere la Stretto di Messina dall'effettuare un'ulteriore ricapitalizzazione, pari a 900 milioni di euro, già deliberata e che si prevedeva fosse versata entro il 2014;

l'azione di ricapitalizzazione pari a ben oltre 61 milioni di euro della società appare quindi oltremodo irragionevole, soprattutto se si considera che con analoghe risorse si sarebbe potuto procedere all'acquisto di ben 6 treni passeggeri ovviando in modo ragionevolmente consistente al mancato rispetto del diritto alla mobilità cui sono vittime i cittadini siciliani, soprattutto in ragione del recenti politiche messe in atto dal gruppo Ferrovie dello Stato;

ciò se si considera che un treno pendolari, completo, doppio piano, con una capienza di 800 posti in piedi e una massima di 1.200 passeggeri costa circa 10 milioni di euro; un locomotore utilizzato per trasporto passeggeri pendolari su una media percorrenza ne costa 3, una carrozza utilizzata per i medesimi scopi un milione di euro;

si comprende da questa valutazione di massima dei costi come i denari spesi e che si continueranno a spendere per la ricapitalizzazione della Stretto di Messina, a fronte dell'improbabilità di avviare l'opera in virtù di una molteplicità di ragioni, non in ultimo economiche, si sarebbero potuti meglio investire in locomotori per il trasporto pendolari che avrebbero in breve tempo e in via sostanzialmente risolutiva risolto i problemi di continuità territoriale e diritto alla mobilità dei siciliani,

si chiede di sapere:

se il Governo ritenga opportuno adottare quelle misure che ottimizzino le già scarse risorse disponibili, in una situazione di grave congiuntura economica, destinandole ad opere infrastrutturali fattibili e realizzabili in tempi ragionevoli ai fini di garantire a tutti i siciliani la continuità territoriale e il diritto alla mobilità onde non disperdere ulteriormente risorse in un'opera che si delinea sempre meno ragionevolmente realizzabile e rispetto alla quale aumentano, e non si dipanano, dubbi e perplessità sulla fattibilità in termini economici e di impatto ambientale;

se, alla luce delle risultanze emerse da più parti sulla non fattibilità della stessa opera per motivazioni economico-finanziarie, paesaggistico-ambientali, idrogeologiche e strutturali, non intenda definitivamente accantonare la perseguibilità di questo progetto e, valutata l'utilità della stessa, adoperarsi per lo scioglimento della società Stretto di Messina.

(4-07054)

FERRANTE - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute - Premesso che:

nel convegno nazionale "Dieta mediterranea e salute alimentare", organizzato da "Slowfood condotta delle Murge" sui temi sollevati dal consorzio Campo, tenutosi ad Altamura (Bari) il 25 marzo 2012, diversi relatori, tra cui gli agricoltori provenienti da Puglia, Sicilia, Basilicata e Molise, si sono confrontati sulle caratteristiche tossicologiche dei grani importati;

nei porti italiani si documenta lo scarico di milioni di tonnellate di frumento estero, compreso "sub-grano" di bassa categoria, con tenori di micotossine e metalli pesanti tali da renderlo quasi inutilizzabile al consumo umano;

le micotossine sono sostanze chimiche prodotte da alcune muffe, molte di esse sono addirittura tra i più potenti cancerogeni e per questo sono oggetto di controlli e monitoraggi, e sono ammesse dalla normativa soltanto in piccolissime dosi, espresse in parti per miliardo (ppb). Le norme dedicate alle pericolose muffe dei cereali dettano due livelli di sicurezza: uno per gli adulti e uno, molto più restrittivo, per lattanti e bambini. Una distinzione che intende mettere al riparo i delicati organismi dei più piccoli;

purtroppo però a eccezione delle costose versioni dietetiche per la prima infanzia, infatti, l'industria osserva i limiti più alti indicati per gli adulti. Anche per i formati tradizionalmente usati per i bambini. E persino per quelli pubblicizzati con toni che inducono a credere che siano prodotti studiati per loro. Tutto legale, certo. Nessuna norma obbliga le aziende a elevare la qualità della semola per andare incontro alle esigenze di sicurezza essenziali ai primi anni di vita. Per verificare il grado di contaminazione dei tipi di pasta più consumati dai bambini "il Salvagente" ha portato in laboratorio 27 campioni, scelti tra i pastifici più noti, tra le linee a marchio privato e prodotti da discount;

tra questi anche i due prodotti di grande richiamo per bambini e genitori: "I Piccolini" della Barilla e i "Topolino and friends" della Gs. Gli esperti del Labs-Laboratorio di alimenti, benessere e sicurezza dell'università Federico II di Napoli hanno cercato le tre micotossine più significative per testare la qualità del grano: l'aflatossina B1 (AfB1), l'ocratossina A (OtA) e il deossinivalenolo (Don). La buona notizia è che una di queste, la più temuta, è risultata assente. Nell'intero campione non vi è traccia della AfB1, la micotossina classificata come cancerogena, e inserita nel gruppo 1, dallo Iarc, l'agenzia dell'Organizzazione mondiale della sanità che si occupa della ricerca sul cancro. La cattiva notizia è che le altre due muffe sono state quasi sempre rintracciate. E, in molti casi, decisamente sopra al limite che la legge imporrebbe a questi prodotti se fossero espressamente destinati ai bambini. Non lo sono e a giudizio dell'interrogante ovviamente rientrano perfettamente nelle tolleranze di una legge un po' paradossale;

è del tutto evidente che l'importazione di cereali con questi standard non solo pregiudica la qualità delle nostre produzioni alimentari e la loro salubrità per l'alimentazione soprattutto della prima infanzia, ma contraddice un progetto delle Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MICOCER 2006-2008), che ha definito e sancito la superiorità dei grani del Sud in ordine a residui di DON-OTA-Aflatossina rispetto a quelli del Nord Italia (clima secco contro clima umido e piovigginoso), e, soprattutto, esteri (Canada, Francia, eccetera);

inoltre il rischio per i consumatori legato alla contaminazione da micotossine dei cereali e prodotti derivati non è da sottovalutare e ha determinato la decisione dell'Unione europea di fissare limiti massimi di presenza di micotossine che sono sensibilmente più alti del resto del mondo, cosicché in Italia potrebbe arrivare il cosiddetto "cibo spazzatura" da ogni parte del mondo. In parole povere Usa e Canada hanno stabilito livelli massimi di micotossine al di sopra dei quali la merce va destinata all'alimentazione animale o allo scarto, quegli stessi livelli sono invece accettati in Europa. Questo non è solo assurdo ma soprattutto pericoloso, soprattutto per i bambini. I limiti attuali sono tarati sull'europeo medio, che mangia 5-6 chili di pasta all'anno, e non 27 chili come in Italia: quella soglia per gli italiani è tossica;

è importante evidenziare che a rischiare di più sono i bambini, ma soprattutto i bambini delle famiglie che non possono permettersi di comprare la pasta in farmacia,

si chiede di conoscere:

se i Ministri in indirizzo non intendano urgentemente intervenire, anche in raccordo con l'Unione europea, al fine di abbassare i limiti massimi, ora vigenti, di presenza di micotossine nei prodotti finali in modo da raggiungere, attraverso il principio di precauzione, elevati standard qualitativi per la salute umana, in particolare per quella dei bambini;

se non intendano incentivare, anche attraverso lo stanziamento di fondi congrui, la produzione di grano duro italiano, in particolare quello prodotto biologicamente, in modo da ridurre la dipendenza dell'industria della pasta dal grano prodotto all'estero, che oggi raggiunge la quota del 40 per cento.

(4-07055)

PORETTI, PERDUCA - Ai Ministri della salute, del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la convenzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, sottoscritta dall'Italia il 30 marzo 2007, impegnava i firmatari ad adottare tutte le misure necessarie per rimuovere le discriminazioni fondate sulla disabilità e in particolare l'art. 25 prevede di "vietare nel settore delle assicurazioni le discriminazioni delle persone con disabilità, le quali devono poter ottenere, a condizioni eque e ragionevoli, un'assicurazione malattia, e, nei Paesi nei quali sia consentito dalla legislazione nazionale, un'assicurazione sulla vita", ratificata dalla legge 3 marzo 2009, n. 18;

la legge, all'art. 3, prevede l'istituzione presso il Ministro del lavoro, salute e politiche sociali dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, allo scopo di promuovere la piena integrazione delle persone con disabilità e l'attuazione della stessa convenzione, in raccordo con il Comitato interministeriale dei diritti umani;

rilevato che dell'Osservatorio in questione fanno parte 40 persone più 10 componenti del comitato scientifico che studiano dal 2010 come meglio applicare la legge n. 18 del 2009 che recepiva la convenzione dell'ONU;

considerato che:

la legge stanzia per il funzionamento dell'Osservatorio 500.000 euro all'anno dal 2009 al 2014 con possibilità di prorogare il lavoro dell'Osservatorio oltre il 2014 per altri 3 anni qualora si rendesse necessario continuare a osservare e studiare;

l'Osservatorio si avvale del supporto della segreteria tecnica costituita nell'ambito della Direzione generale per l'inclusione, i diritti sociali e la responsabilità sociale delle imprese (CSR) e, per l'assolvimento delle funzioni, l'Osservatorio ha facoltà di stipulare convenzioni con enti e strutture con particolari qualificazioni nel campo delle politiche delle persone con disabilità,

si chiede di sapere:

se risulti a quali risultati sia giunto finora il lavoro dell'Osservatorio e a quante riunioni, e con quale cadenza, i membri dell'Osservatorio abbiano presenziato;

se risulti che siano state stipulate convenzioni con enti e strutture esterne;

se risulti quante persone di supporto, e con quali qualifiche e competenze, siano in totale impiegate per le funzioni dell'Osservatorio;

se risulti quale sia l'ammontare della spesa sostenuta ad oggi, e di quella preventivata, per l'esercizio di tale Osservatorio;

se i Ministri in indirizzo non intendano disporre che i lavori dell'Osservatorio e i suoi bilanci, sia per quanto riguarda la loro organizzazione, i documenti preliminari, ed eventuali delibere conclusive, siano resi pubblici attraverso i comuni canali telematici istituzionali.

(4-07056)

GRAMAZIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

ampio risalto, in queste ultime ore, su tutta la stampa nazionale hanno avuto le dichiarazioni del Ministro degli affari esteri, Giulio Terzi di Sant'Agata, che ha affermato: "In nessun caso la nave doveva entrare in acque territoriali indiane" (si veda "Il Velino" del 12 marzo 2012). Infatti pochi giorni dopo l'arresto dei due sottufficiali di Marina, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, il Ministro si era recato in India per chiedere il rilascio dei due marò senza che questo sia avvenuto;

purtroppo, le affermazioni del Ministro non permettono di comprendere chi realmente abbia dato ordine al comandante della nave di entrare nel porto indiano con la conseguenza dell'arresto dei due marò,

si chiede di conoscere se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza di chi sia la responsabilità di aver creato una grave situazione di conflitto istituzionale tra Italia ed India, situazione che con il passare delle ore si fa sempre più complicata.

(4-07057)

BALBONI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

con l'ordinanza n. 16 del 5 marzo 2012 l'Anas ha drasticamente ridotto il limite di velocità da 90 a 70 chilometri orari su buona parte del raccordo autostradale 8 che collega per 49 chilometri Ferrara e l'autostrada A 13 a Porto Garibaldi e quindi alla costa adriatica;

tale riduzione del limite di velocità risulta motivato dalla mancanza di risorse per la manutenzione;

il tratto stradale versa già da molto tempo in pessime condizioni con evidenti gravi ripercussioni sulla sicurezza stradale;

anche in conseguenza della scarsa manutenzione qualche mese fa decine di automobilisti sono stati bloccati per ore su tale tratto a causa delle abbondanti nevicate;

il raccordo rappresenta la principale arteria di collegamento tra la città di Ferrara e Comacchio e la sua costa, arteria che, soprattutto nel periodo estivo, viene percorsa da decine di migliaia di turisti italiani e stranieri;

questa situazione può seriamente pregiudicare la stagione turistica ormai alle porte, danneggiando ulteriormente un settore, quello turistico, già duramente colpito dalla crisi economica;

considerato che:

è prevista a breve l'apertura dell'ospedale di Cona che diventerà l'unico di Ferrara e l'arteria risulterà essere il principale collegamento tra la città e il nuovo nosocomio;

la decisione dell'Anas di abbassare il limite di velocità è avvenuta in modo unilaterale, senza minimamente coinvolgere le istituzioni territoriali come la Provincia e i Comuni sul cui territorio insiste l'arteria;

in data 8 marzo 2012 il Consiglio provinciale di Ferrara ha approvato all'unanimità un ordine del giorno in cui si contesta la decisione assunta dall'Anas e si chiede di ripristinare in tempi brevissimi la sicurezza sul raccordo Ferrara-mare;

la scelta dell'Anas di ridurre il limite di velocità appare chiaramente un modo per sottrarsi alle proprie responsabilità, quando è del tutto evidente come tale tratto stradale necessiti di interventi seri ed urgenti di messa in sicurezza;

solo in seguito alle corali proteste delle istituzioni, delle forze politiche e delle associazioni imprenditoriali, Anas ha avanzato giustificazioni a giudizio dell'interrogante generiche ed insoddisfacenti;

l'interrogante chiede di sapere se il Governo non intenda intervenire sui vertici dell'Anas al fine di sollecitare l'immediato rifacimento del manto stradale danneggiato nel raccordo Ferrara-mare, nonché interventi di manutenzione ordinari e straordinari che permettano di ripristinare nel più breve tempo possibile le condizioni di sicurezza per riportare il limite di velocità agli originari 90 chilometri orari, o ancora meglio a 110 chilometri orari, limite previsto in molte arterie a doppia corsia amministrate da Anas.

(4-07058)

PALMIZIO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il patrimonio immobiliare dello Stato si è assottigliato in parte con le massicce dismissioni fra il 2001 e il 2005, in misura consistente con la devoluzione in favore degli enti locali, prevista dal federalismo demaniale;

nella manovra di luglio 2011 (decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011) è stato previsto un programma di dismissione. La scelta si è orientata sulla dismissione dei patrimoni immobiliari degli enti locali che dovrebbero affidare, a partire dal 2012, a fondi gestiti da società di gestione del risparmio (SGR) private, la valorizzazione e privatizzazione del loro patrimonio immobiliare;

allo stesso modo, una disposizione prevista dalla legge n. 183 del 2011 (legge di stabilità per il 2012) autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze a cedere immobili pubblici mediante il conferimento o il trasferimento degli stessi a uno o più fondi comuni di investimento immobiliari o a una o più società, anche di nuova costituzione, le cui quote o azioni saranno poi oggetto di offerta pubblica di vendita. Inoltre, "sono conferiti o trasferiti beni immobili di proprietà dello Stato e una quota non inferiore al 20 per cento delle carceri inutilizzate e delle caserme assegnate in uso alle Forze armate dismissibili". Dalla dismissione degli immobili pubblici si prevede di recuperare risorse per 5 miliardi di euro. Prevista anche la dismissione dei terreni agricoli di proprietà dello Stato mediante trattativa privata per gli immobili di valore inferiore a 400.000 euro e attraverso asta pubblica per quelli di valore pari o superiore a 400.000 euro;

secondo alcuni economisti, la scelta migliore sarebbe quella di dare il patrimonio dello Stato in gestione a una società pubblica, con una supervisione europea e con l'obiettivo della valorizzazione, destinando tutti i proventi alla riduzione del debito pubblico. La legge n. 183 del 2011, invece, si affida ancora una volta all'ingegneria finanziaria, che rischia di rendere inefficace l'operazione per quanto riguarda gli immobili utilizzati dalle amministrazioni e conferiti al fondo immobiliare;

con le dismissioni effettuate a partire dal 2001 ad oggi, allo Stato è rimasto il patrimonio strumentale: quello che i vari Ministeri hanno dichiarato essere indispensabile per lo svolgimento delle funzioni statali. Invece, è proprio da questo che si può partire per avviare un programma serio che possa avere un effetto duraturo sul debito pubblico e che non serva solo ad una operazione a breve sul deficit;

lo Stato dovrebbe avviare un piano di razionalizzazione "fatto su misura" della gestione del patrimonio impostato su due filoni di intervento intimamente collegati: una seria politica di space management e un'altrettanto seria politica di razionalizzazione degli utilizzi e decentramento amministrativo;

il patrimonio strumentale, ossia gli immobili in uso alle amministrazioni dello Stato e le locazioni passive, ossia gli immobili che lo Stato occupa in affitto, ammontano ad un valore complessivo di quasi 71 miliardi di euro;

sempre secondo alcuni economisti, nei 21.000 immobili, sparsi in tutti i comuni d'Italia e soprattutto i capoluoghi, lavorano circa 750.000 dipendenti pubblici, comprese le Forze militari e di polizia (escludendo sanità, istruzione ed enti locali). Per mantenere questo patrimonio, e in particolare per sostenere i costi di manutenzione e i costi di gestione, lo Stato spende tra 1,5 e 2 miliardi di euro all'anno per le manutenzioni e tra 1,6 a 2,1 miliardi per il cosiddetto facility management. Inoltre, per stare in affitto, lo Stato spende poco meno di un miliardo all'anno. In buona sostanza gli oneri generati dalla gestione del patrimonio immobiliare utilizzato si aggirano intorno ai 4 miliardi di euro all'anno;

una cifra esorbitante anche in considerazione che, teoricamente, lo Stato destina ai propri dipendenti, compresa la Polizia e i militari, uno spazio di lavoro di quasi 50 metri quadri a persona, ossia il doppio di quanto la legge prevede per ogni abitante residenziale. Nel mondo privato e all'estero oggi ci si sta orientando verso i 10-12 metri quadri per dipendente, ma anche il solo raggiungimento degli attuali standard nazionali degli uffici privati, di circa 20 metri quadri per dipendente, rappresenterebbe un successo;

questo sarebbe l'innesco di un processo virtuoso perché, da un lato, andrebbe a generare immediati risparmi sulla gestione corrente - che, se si attestassero anche solamente nell'ordine del 25 per cento, libererebbero risorse per un miliardo di euro all'anno - ma, soprattutto, renderebbe disponibili immobili "liberi" con cui sostituire gli immobili in affitto e avviare una progressiva politica di dismissione e iniziare una strutturale riduzione del debito. Se si riuscisse a vendere anche solo il 15 per cento del patrimonio strumentale, si genererebbero risorse per oltre 10 miliardi di euro, cui sommarne 5 di risparmi, il tutto senza oneri a carico dello Stato;

con le risorse liberate e con una sana politica di permuta e di collaborazione pubblico-privato potrebbe anche essere avviata una politica di delocalizzazione ed efficientamento degli immobili pubblici. È alla fine di questo processo, della durata di almeno 10 anni e con il quale potrebbero ridursi del 50 per cento i costi gestionali e prodursi cassa per 30-35 miliardi di euro, che si può immaginare di attivare un veicolo finanziario, un fondo immobiliare pubblico per esempio, nel quale conferire il nuovo patrimonio strumentale;

tenuto conto che:

la riduzione del debito pubblico è indiscutibile ed è assoluta priorità di interesse nazionale;

tra le diverse azioni sia in atto, come sopra descritto, sia previste, non appare ancora ben delineata, da parte del Governo, quella finalizzata ad usare un'aliquota del patrimonio disponibile per scopi di abbattimento di una parte del volume di debito. Né appare ancora ben delineata una strategia, con relativa architettura gestionale, con lo scopo di valorizzare i beni pubblici. Inoltre non risulta ancora valutabile, con ragionevole precisione, l'entità del patrimonio disponibile o per mancanza di un censimento organico dello stesso, organizzato per schede che stimino il valore dei singoli beni, oppure per informazione insufficiente al riguardo dell'accesso a tale documentazione,

si chiede di sapere:

se ed in che modo il Ministro in indirizzo intenda avviare un concreto e virtuoso processo di dismissione del patrimonio "strumentale" al fine di ridurre il debito pubblico;

se non ritenga doveroso informare il Parlamento circa la documentazione relativa all'individuazione e stima dei valori dei beni pubblici classificabili secondo la denominazione di "patrimonio disponibile" (immobili, partecipazioni, concessioni, eccetera) affinché ne siano valutabili le stime quantitative, la completezza e la consistenza metodologica;

se non intenda riferire sulle analisi e studi in corso in materia di operazioni di impiego del patrimonio per scopi di abbattimento di aliquote del volume complessivo del debito.

(4-07059)

SPADONI URBANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il raddoppio della tratta Terni-Spoleto, parte integrante della Orte-Falconara sulla direttrice Roma-Ancona, è un'opera strategica per il collegamento dei due mari, sia per il trasporto di persone, sia per quello delle merci;

tale infrastruttura è vitale per il collegamento con la capitale per quanti vi si recano per motivi di lavoro e turismo, nonché per la ripresa economica nei distretti industriali di Marche, Umbria e Lazio che essa mette in comunicazione e per la crescita turistica di rilevanti aree dell'Italia centrale;

le tratte a binario doppio finite o in fase di completamento fino ad ora sono solo tre: Orte-Terni (29 chilometri), Campello-Foligno (15,4 chilometri) e Montecarotto-Jesi-Falconara (26 chilometri); per un totale di 70,4 chilometri, pari a circa il 35 per cento dell'intera rete;

atteso che:

la Terni-Spoleto è inserita tra le priorità infrastrutturali della legge n. 443 del 2001, cosiddetta "legge obiettivo del 2001", e rientra nell'ambito dell'accordo quadro sulle infrastrutture, siglato nel novembre 2002;

il progetto preliminare di tale opera era stato approvato dal CIPE con delibera n. 68 del 29 maggio 2005 e nel contratto di programma 2007-2011 veniva incluso in Tabella B-03 (opere prioritarie da avviare);

entro lo scorso mese di maggio 2011 il progetto definitivo cantierabile avrebbe dovuto essere consegnato dalla Tecnimont per essere inserito tra le opere da presentare al CIPE per attivare il finanziamento accantonato,

si chiede di sapere:

se risulti che il progetto sia stato presentato per il passaggio al CIPE;

in caso positivo, se detta progettazione definitiva sia stata già presentata al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per essere portata a finanziamento o, in caso contrario, se si abbia notizia di una sua imminente presentazione, onde concludere l'iter di cui sopra;

come il Governo intenda procedere, in ogni caso, per conservare ed assicurare il finanziamento e la conseguente realizzazione dell'opera.

(4-07060)

GRAMAZIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

il quotidiano "Il Tempo" di lunedì 12 marzo 2012 riporta l'articolo del giornalista Maurizio Piccirilli dal titolo "C'erano trattative con le famiglie degli ostaggi. Rivelazioni del gruppo Boko Haram". Restano sullo sfondo gli eventuali errori compiuti nel corso del blitz dalle forze armate britanniche, note come teste di cuoio;

come riporta Maurizio Piccirilli, l'operazione ha avuto un'accelerazione per evitare che le famiglie degli ostaggi in mano al gruppo terroristico proseguissero le trattative per la definizione ed il pagamento di un riscatto. L'intransigenza inglese nei casi di rapimento ha portato alla determinazione di compiere il blitz con un brevissimo preavviso proprio per impedire questo genere di trattative;

il Presidente del Consiglio dei ministri ha sino ad oggi ritenuto di non conferire alcuna delega sui servizi segreti;

considerato che a giudizio dell'interrogante sarebbe opportuno procedere a tale delega,

l'interrogante chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda affidare la delega ai servizi segreti ad un Sottosegretario per una più puntuale ed armonica gestione di questa pesante responsabilità, cosa che è avvenuta nei passati Governi, quando è stata affidata la delega ai servizi segreti a Sottosegretari alla Presidenza del Consiglio dei ministri;

nel caso in cui la richiamata delega non sia conferita, se non intenda indicare i motivi che ne hanno impedito il conferimento.

(4-07061)

DELLA SETA, CASSON, FERRANTE - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

parrebbe che il progetto del nuovo palazzo del Cinema di Venezia sia finito su un binario morto. Questo anche a causa del ritrovamento nel corso degli scavi di amianto, in conseguenza del quale la ditta costruttrice ha restituito le chiavi del cantiere, attualmente fermo da mesi. A ciò si aggiunga che l'impresa (la Sacaim) che doveva realizzare le opere è finita in amministrazione controllata;

contribuisce in maniera determinante a questa situazione di empasse la questione dei fondi spesi: come si legge in un articolo di Franco Merlo su "la Repubblica" dell'8 marzo 2012, ad oggi dei 120 milioni di euro previsti per tutta l'opera ben 30 milioni sono stati sperperati per uno scavo di 3,10 metri;

è importante ricordare che il Ministro per i beni e le attività culturali pro tempore , Galan, aveva parlato della necessità di rivisitare il progetto per ridurre la profondità dello scavo. L'ipotesi, dopo la scoperta dell'amianto, è di una variante per alleggerire lo scavo, un modo per contenere i costi e avanzare con la realizzazione del progetto;

al momento non si conoscono le intenzioni del Ministro in indirizzo rispetto a questa vicenda,

si chiede di conoscere se siano stati superati i problemi esposti in premessa, e, in caso affermativo, come il Ministro in indirizzo intenda procedere per dotare Venezia di un nuovo palazzo del Cinema che contribuirebbe notevolmente a valorizzare e diffondere nel modo la cultura cinematografica italiana, autorevolmente rappresentata dal festival del Cinema di Venezia.

(4-07062)

STIFFONI - Al Ministro della giustizia -

(4-07063)

(Già 3-02195)

STIFFONI - Al Ministro della giustizia -

(4-07064)

(Già 3-02208)

DELLA SETA, FERRANTE - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

in questi ultimi giorni si è appreso dell'ennesimo crollo presso gli scavi archeologici di Pompei. Ancora una cattiva notizia che riguarda uno dei tesori italiani più preziosi, inserito dall'Unesco nel patrimonio mondiale dell'umanità e tra i luoghi d'arte più visitati al mondo. Questa volta, la ferita è particolarmente dolorosa, perché il frammento caduto proviene da una delle pareti dell'atrio della domus della Venere in conchiglia. Notevole anche l'estensione del frammento: stando a quanto comunicato dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei, la parte crollata ha una superficie di circa un metro e mezzo;

anche in questa occasione, le cause del problema sono da ricercare in un livello del tutto insufficiente di cura e manutenzione del sito, causato dalla scarsità di personale e dal taglio continuo dei fondi pubblici per la tutela dei beni culturali. Del resto, questo crollo non è l'unico avvenuto di recente: come rende noto la stessa Soprintendenza, nelle ultime settimane ve ne sono stati altri due che hanno interessato circa un metro della superficie di rivestimento in cocciopesto grezzo di una delle pareti dell'antica bottega per il lavaggio dei tessuti (fullonica) situata nella regio VI e uno stipite del muro lungo vicolo delle Terme. I restauratori della Soprintendenza, guidati dal direttore degli scavi, Antonio Varone, sono intervenuti per programmare un intervento di ripristino delle superfici cadute, così come avevano fatto, sempre a Pompei, nella notte tra il 5 e il 6 novembre 2010, in via dell'Abbondanza, quando era crollata per via di infiltrazioni d'acqua l'intera domus dei Gladiatori;

il Ministro in indirizzo ha dichiarato che è possibile salvare Pompei in tre anni, attingendo in particolare a 105 milioni di euro di fondi strutturali europei già da tempo nella disponibilità del Ministero dell'economia e delle finanze,

si chiede di conoscere quando saranno concretamente spendibili i suddetti fondi e quali siano i progetti in itinere che possano finalmente e concretamente risolvere i drammatici problemi di degrado dell'area archeologica di Pompei.

(4-07065)

DELLA SETA, FERRANTE - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Per sapere, premesso che:

Monte Isola è un Comune di 1.809 abitanti, in provincia di Brescia, che occupa interamente l'isola omonima del lago d'Iseo. Nel 2007, l'assemblea nazionale del "Club dei Borghi più belli d'Italia" lo ha dichiarato il borgo di medie dimensioni più bello d'Italia;

l'amministrazione comunale di Monte Isola sta realizzando due maxi parcheggi per le motociclette dei residenti - unica forma consentita di mobilità sull'isola - nelle pittoresche località di Peschiera e Carzano;

purtroppo la volontà cementificatoria dell'amministrazione comunale non si esaurisce qui. Con un nuovo piano di governo del territorio (ex-PRG), si prevede la costruzione di 13 comparti residenziali;

questa imminente colata di cemento, che produrrebbe un elevatissimo consumo di suolo, non ha alcuna giustificazione sociale: Monte Isola dispone infatti di circa 500 alloggi vuoti, e presentando da anni un saldo demografico negativo, non ha alcun bisogno di nuove abitazioni ma semmai necessiterebbe di un piano di risanamento delle frazioni per il recupero dei volumi inutilizzati;

è del tutto evidente, come sottolineato anche da Legambiente e dall'associazione degli ecologisti democratici, che a Monte Isola un serio ed equilibrato governo urbanistico dovrebbe porsi come obiettivi il "consumo zero" di nuovo territorio, l'efficienza energetica, la riqualificazione ambientale. D'altra parte, il programma di nuove edificazioni comprometterebbe, con la qualità ambientale e paesaggistica del territorio, anche la sua capacità di attrazione turistica: un rischio già presente per la scara attenzione dell'amministrazione ai temi della sostenibilità, come dimostra il trend in calo delle presenze italiane e straniere e il diffondersi di un turismo domenicale "mordi e fuggi" che non porta alcun vantaggio alla comunità e al territorio;

questa situazione di disagio è accentuata dalla complessiva inefficienza di molti servizi ambientali: la raccolta differenziata ferma al 30 per cento, l'assenza di un adeguato sistema di depurazione delle acque, la carenza del trasporto pubblico,

si chiede di conoscere:

se, al fine di vigilare sul rispetto dei principi costituzionali di tutela del paesaggio, del territorio, dell'ambiente, dei beni architettonici, della trasparenza, dell'imparzialità e della legittimità nell'azione della pubblica amministrazione, il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi nell'ambito delle proprie competenze al fine di accertare se l'amministrazione comunale di Monte Isola, nel predisporre la realizzazione dei due parcheggi e il piano di governo del territorio, non abbia espressamente violato le proprie prerogative istituzionali e specifiche disposizioni di legge;

se non intenda verificare il rispetto, nei casi in questione, delle norme urbanistiche e in materia di vincoli paesaggistici, ambientali e architettonici a tutela di beni storici, paesaggistici e culturali.

(4-07066)

BERTUZZI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

per la superstrada Ferrara-mare, l'Anas, ente proprietario dell'arteria stradale, con ordinanza n. 5 del 2012, ha disposto il limite di velocità massima a 70 chilometri orari, in direzione mare, dal chilometro 0 al chilometro 16 e dal chilometro 40 sino all'intersezione con la statale Romea e, in direzione di Ferrara, dal chilometro 23 fino a Ferrara;

grande parte della superstrada Ferrara-mare è stata quindi mutata in una sorta di strada di campagna, con limiti di velocità adeguati, senza alcuna indicazione circa la scadenza temporale del provvedimento stesso;

la decisione, conseguenza del blocco dei finanziamenti Cipe per la manutenzione stradale, è stata presa dall'Anas senza alcun preventivo, seppur celere, confronto con i livelli istituzionali territoriali;

la scelta dell'Anas rischia di pregiudicare, con un provvedimento così esteso e la mancanza di interventi di ripristino, la normale ed efficace percorribilità dell'arteria da parte degli utenti;

considerato che:

la superstrada è un architrave della rete viaria territoriale per cui, a meno di urgenti interventi di manutenzione ordinaria, l'economia ferrarese rischia di essere messa in ginocchio. Il sindaco di Ostellato, Andrea Marchi, denuncia: «L'area Sipro con 40 aziende e 1.500 addetti è in fibrillazione, un limite così rallenta l'attività»;

il raccordo autostradale necessita di immediati interventi di tipo ordinario e straordinario in quanto i pochi investimenti fatti negli ultimi tempi dall'Anas non hanno mai soddisfatto per intero le necessità strutturali dell'importante arteria viaria;

le recenti avverse condizioni atmosferiche ed il gelo del periodo invernale hanno acuito il problema, aggravando notevolmente la condizione della superstrada Ferrara-mare e producendo così un progressivo e generale scadimento dell'arteria stessa, soprattutto per quanto concerne il manto stradale che presenta profonde crepe longitudinali, buche e avvallamenti;

la situazione disastrosa in cui si trova la superstrada è suscettibile di aggravarsi pericolosamente sia a fronte del probabile riversamento di crescenti volumi di traffico sulle strade provinciali, sia della prossima apertura della stagione turistica, con il conseguente forte aumento del traffico, già pesantemente contrassegnato dalla sua componente commerciale;

rilevato che:

l'8 marzo 2012, a quanto risulta all'interrogante il Consiglio provinciale di Ferrara ha votato all'unanimità l'ordine del giorno, con procedura d'urgenza, sulla preoccupante situazione dello stato di degrado della superstrada Ferrara-mare, presentato dal Gruppo consigliare del Pd, sottoscritto dai consiglieri Forti (Pdl) e Liberi (Idv) e infine votato anche da Lega Nord, Per Noi e Prc;

in passato, esponenti del Consiglio provinciale a vario titolo, a cominciare dal Presidente, sono intervenuti pubblicamente e presso l'Anas per denunciare lo stato di forte degrado e la carenza di investimenti necessari al mantenimento di condizioni di normale e sicura percorribilità;

sebbene l'azienda pubblica delle strade abbia deciso di trasformare nei prossimi anni la superstrada Ferrara-mare in autostrada, non risultano sviluppi circa tale progetto, mentre lo stato attuale dell'arteria, mancando investimenti per la manutenzione ordinaria oltre che straordinaria, pure necessaria, costituisce un'emergenza sempre più preoccupante;

le condizioni dell'importante arteria viaria Ferrara-mare sono tali da non poter attendere i tempi della trasformazione in autostrada e pertanto è essenziale un piano urgente di manutenzione ordinaria e straordinaria,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e quali siano le sue valutazioni in merito;

se e come intenda procedere, attraverso le strutture preposte del proprio Dicastero, al fine di assicurare adeguati, necessari e urgenti investimenti da parte di Anas, per il ripristino dei tratti ammalorati della superstrada Ferrara-mare, così da poter riportare il limite di velocità massima ai 90 chilometri orari il più possibile in tempi brevi;

se, conseguentemente, non ritenga che si debba procedere, nello specifico, alla convocazione, presso il Ministero, di un incontro con il viceministro Mario Ciaccia e con i vertici Anas, alla presenza di una delegazione delle istituzioni ferraresi, per definire quegli interventi urgenti e necessari, atti a rendere la strada percorribile e più sicura.

(4-07067)

BENEDETTI VALENTINI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

più atti di sindacato ispettivo dell'interrogante hanno posto all'attenzione del Governo la pesante e complessa situazione economico-sociale dell'area appenninica dell'Umbria, connessa alla disattivazione di varie realtà produttive nei territori di Nocera Umbra, Gualdo Tadino, Fossato di Vico e altri confinanti, con gravissime ricadute di disoccupazione, non accompagnate da prospettive di rioccupazione alternativa;

una specifica ed emergente questione si pone per i lavoratori che hanno perduto occupazione per la crisi delle industrie Antonio Merloni nel polo di Nocera Umbra, in esito alla quale solo 350 sono le unità convocate dall'impresa subentrante per riprendere il lavoro, mentre ben 650 lavoratori, oltre tutto in maggior parte di età tra i 40 e i 50 anni, restano fuori ed incombe la scadenza della cassa integrazione con la comprensibile angoscia delle relative famiglie ma anche la collegata preoccupazione di tutto il sistema economico comprensoriale,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda propiziare e adottare ravvicinati provvedimenti che assicurino, quantomeno in questa fase d'urgenza, il prolungamento e la erogazione della cassa integrazione ai lavoratori non reimpiegati;

quali provvedimenti intenda concretizzare e accelerare, di concerto con la Regione Umbria e gli enti locali, per dare forme mirate di attuazione all'accordo di programma - e relative risorse dedicate - per la reindustrializzazione della fascia appenninica umbra, con prioritario obiettivo il riassorbimento dei perdenti posto di lavoro, tenuta in conto specifico la posizione di coloro che non sono più in età di fruire dei benefici per il lavoro giovanile ma non sono neanche abbastanza anziani da poter puntare sul trattamento pensionistico.

(4-07068)

DI GIACOMO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'azienda speciale FAI (Formazione e assistenza alle imprese), partecipata al 100 per cento dalla Camera di commercio di Campobasso, è stata chiusa e posta in liquidazione alla fine del 2010 con un passivo, sembrerebbe, di ben 485.000 euro;

liquidatrice è stata nominata la direttrice della Camera di commercio dottoressa Lorella Palladino;

dalle bozze di bilancio si evincerebbe che nel settembre 2011, dopo la messa in liquidazione, la Camera di commercio di Campobasso avrebbe provveduto a versare sul conto della FAI la somma di 174.000 euro per chiudere uno scoperto di conto corrente che la BNL aveva revocato, a titolo di prestito temporaneo;

non si capisce con quali risorse una società in liquidazione e con uno sbilancio patrimoniale di ben 485.000 euro possa mai restituire un prestito di tale entità alla Camera di commercio;

la Giunta della Camera di commercio di Campobasso vede al suo interno, come componente, l'ultimo Presidente della FAI prima della messa in liquidazione, e questo fatto potrebbe comportare un evidente conflitto di interessi nei fatti accaduti;

sull'azienda speciale FAI è stata condotta nei mesi scorsi una ispezione da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, che, riscontrando lo sbilanciamento, aveva chiesto di accertare eventuali responsabilità e di spiegare come si intendesse coprire la perdita finanziaria;

dagli ispettori era stata inviata una relazione al Ministero dell'economia e alla Procura nazionale e regionale della Corte dei conti;

nel gennaio 2012 la Giunta Camerale avrebbe preso solo atto della relazione della liquidatrice sui documenti e sui chiarimenti da inviare al Ministero dell'economia, senza altri provvedimenti adottati,

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo risulti che quanto esposto corrisponde alla realtà dei fatti;

se nei fatti accertati risulti che possano eventualmente ravvisarsi elementi di illegalità e di illegittimità;

quali provvedimenti di competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere nei confronti degli eventuali responsabili in difesa dell'interesse pubblico.

(4-07069)

PINOTTI - Ai Ministri degli affari esteri e per la cooperazione internazionale e l'integrazione - Premesso che:

il 21 maggio del 2009 l'Italia e l'Organizzazione marittima internazionale (Imo) hanno siglato un Protocollo d'intesa per la realizzazione, nel nostro Paese, di corsi di formazione su specifiche tematiche relative alla sicurezza della navigazione marittima, a beneficio di partecipanti provenienti da Paesi in via di sviluppo;

l'attività didattica prevista dall'accordo rappresenta il contributo italiano al Programma integrato di cooperazione tecnica dell'Imo;

l'accordo prevede che i corsi siano organizzati e tenuti a Genova dall'International Maritime Safety, Security and Environment Academy (Imssea), ramo della Fondazione no profit Accademia italiana della Marina mercantile, identificando in tal modo nell'Italia la sede di uno dei tre centri di somministrazione di training globale riconosciuto dall'Imo;

dall'inizio della sua attività ad oggi, Imssea ha svolto, per il Programma di cooperazione tecnica internazionale, 15 corsi a cui hanno partecipato 139 funzionari di amministrazioni marittime in rappresentanza di 53 Paesi. Il 90 per cento di queste amministrazioni facevano parte di Paesi in via di sviluppo;

la qualità e l'utilità dei corsi svolti nell'ambito del Memorandum di intesa è stata ufficialmente riconosciuta nella risoluzione n. 17 adottata nel giugno 2010 dalla Conferenza diplomatica di Manila;

il Ministro degli affari esteri, nel novembre 2011, salutava con soddisfazione la rielezione dell'Italia nel Consiglio esecutivo dell'Imo;

il Protocollo d'intesa prevede che l'effettuazione dei corsi organizzati da Imssea sia sostenuta dal Governo Italiano attraverso un "contributo volontario" che viene versato direttamente all'Imo. Tale contributo è stato di 50.000 euro per gli anni 2009 e 2010 e di 100.000 euro per l'anno 2011;

secondo lo stesso Protocollo, l'Imo si impegna a valutare, su richiesta dell'Accademia, l'opportunità di finanziare borse di studio e nel budget per il 2012 è stato effettivamente riservato un apposito fondo per il Programma di cooperazione;

considerato che:

a seguito delle contrazioni dei fondi destinati alla cooperazione internazionale il Governo non ha ancora stanziato il contributo volontario;

la mancanza di una adeguata forma di sostegno al programma dei corsi pregiudicherebbe lo svolgimento del progetto di training che la comunità marittima internazionale ha mostrato di apprezzare altamente e che ha contribuito a mantenere alta la visibilità del nostro Paese nel settore;

un defilamento completo dagli impegni richiamati dal Protocollo di intesa sarebbe, inoltre, un danno all'immagine di affidabilità del Paese, segnalando un disinteresse alle finalità di un accordo bilaterale nel campo della cooperazione siglato pochi anni fa;

al fine di garantire la continuità dell'opera svolta e dell'impegno italiano nel campo della cooperazione, il Centro di formazione interessato sarebbe disponibile, in via assolutamente eccezionale, a finanziare autonomamente un piano di corsi ridotto da offrire all'Imo,

si chiede di sapere:

quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere al fine di garantire, nelle entità ritenute coerenti dalla attuale situazione finanziaria, la concessione del contributo volontario previsto dall'Accordo internazionale sottoscritto;

se intendano sostenere, con un impegno politico forte nei confronti dell'Imo, la soluzione eccezionale di corsi finanziati in maniera integrale da Imssea, garantendo al tempo stesso che siano ricercate le risorse per onorare direttamente gli impegni presi a livello internazionale.

(4-07070)

FLERES - Al Ministro della salute - Premesso che:

la chemioterapia consiste nella somministrazione di farmaci per distruggere le cellule tumorali. Il meccanismo d'azione dei farmaci citotossici consiste nell'impedire la divisione e la riproduzione delle cellule tumorali. L'attività delle cellule tumorali viene progressivamente inibita fino a che la cellula stessa muore. Poiché tali farmaci si diffondono attraverso il sangue, essi sono in grado di raggiungere le cellule tumorali in qualsiasi parte del corpo: purtroppo possono compromettere le cellule sane dell'organismo (bulbi piliferi, mucose, midollo osseo), causando talvolta spiacevoli effetti collaterali. Tuttavia, a differenza delle cellule tumorali, le cellule normali subiscono un danno solitamente a carattere temporaneo e, di conseguenza, la maggior parte degli effetti collaterali cessano alla conclusione del trattamento;

il protocollo della chemioterapia prevede che il gruppo di medici incaricati di seguire il caso debba stabilire la scheda terapeutica, il farmaco da somministrare e le giuste dosi in base a proprie idee, ma seguendo una serie di conoscenze su ogni tipologia di farmaco, e dunque, in base alle caratteristiche fisiche, all'età, alle condizioni generali del paziente, i medici stabiliscono le dosi massime tollerabili;

da notizie di stampa risulta che negli ultimi mesi ci sono state morti di pazienti sottoposti a cicli di chemioterapia; l'ultima risale a qualche giorno fa presso la Divisione oncologica del Policlinico di Palermo dove una giovane donna, Valeria Lembo, a cui sarebbe stata somministrata una dose eccessiva di "vintablastina", molecola chemioterapica (90 grammi invece di 9), è morta dopo venti giorni di agonia,

l'interrogante chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso intervenire affinché nelle strutture ospedaliere, come avviene già all'estero e nei centri di oncologia di Milano, la somministrazione dei farmaci venga gestita attraverso software ad hoc in grado di controllare puntualmente che il dosaggio del farmaco sia adeguato, che la somministrazione avvenga nell'orario prescritto e che non ci siano incompatibilità o interferenze con altri farmaci già assunti, evitando così errori tragici e inaccettabili;

se non ritenga che i protocolli usati per la cura dei tumori, viste le nuove conoscenze e i progressi fatti nel campo dell'oncologia, non debbano essere rivisti perché, magari, "vecchi" e non più rispondenti alle esigenze. Tale affermazione, tra l'altro, è stata fatta da numerosi oncologi di fama internazionale.

(4-07071)

DIVINA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

in tutte le sedi istituzionali si continua a parlare della necessità di sostenere il settore lattiero caseario, debole per sua natura e sempre più esposto alla concorrenza spietata operata dagli allevatori dell'Est Europa;

alle affermazioni di principio, però, non seguono nei fatti comportamenti coerenti soprattutto per quanto riguarda gli impegni che lo Stato si è preso nei confronti dei contribuenti;

le piccole aziende zootecniche per sopravvivere hanno necessità di consorziarsi, ma, ciò facendo, rischiano di " fare da banca allo Stato";

accade che i consorzi, le latterie, le centrali del latte si trovino con grossi crediti IVA che lo Stato non è in grado di rimborsare in tempi certi;

latterie e centrali pagano i fornitori ed il latte ai produttori entro 70 giorni dal conferimento;

il latte viene acquistato con IVA al 10 per cento, mentre i beni di consumo (confezioni, carta, eccetera) con IVA al 21 per cento;

il prodotto finito viene invece rivenduto con IVA al 4 per cento;

il gap di IVA viene in parte colmato con la compensazione, la quale, però, prevede un tetto massimo di 516.000 euro all'anno, cifra che può risultare sufficiente per aziende di piccole e medie dimensioni, ma del tutto insufficiente per aziende consortili o latterie che raggruppino numeri importanti di soci (oltre i duecento);

si tratta di milioni di euro di crediti IVA che questi soggetti non riescono ad ottenere dallo Stato, nonostante i crediti siano accertati dall'Agenzia delle entrate, e, loro malgrado, si trovano a ricorrere alle banche pagando tassi che partono dal 5 per cento a salire;

paradosso del caso: soggetti deboli, da dover sostenere, si ritrovano ad essere e fare banca per lo Stato,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di intervenire tempestivamente provvedendo alla liquidazione dei crediti accertati dall'Agenzia delle entrate, incaricando Equitalia di corrispondere le cifre dei rispettivi crediti maturati in seguito alla mancata compensazione IVA;

se non ritenga di dover modificare l'importo di 516.000 euro, eliminando il tetto massimo per la compensazione dell'IVA a credito, così definendo una volta per sempre le gravi vicissitudini specificate con la presente.

(4-07072)

LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che si apprende da un messaggio della FABI (Federazione autonoma bancari italiani) al vertice del Gruppo Ubi: «In questo periodo di crisi il vertice del gruppo UBI sta mettendo in campo ogni azione possibile per ridurre i costi. Atteggiamento condivisibile se fosse attuata nel rispetto delle normative (es.: ferie) e soprattutto se fosse il vertice stesso a dare il buon esempio. La realtà è purtroppo un altra. Ecco allora alcuni aspetti che la Direzione dovrebbe spiegare: 1 - Auto Aziendali - Se consideriamo il numero di auto aziendali sembra di essere in un ministero: AUDI e BMW a iosa. Emblematico il caso di chi, a Capo di un'azienda del Gruppo e annoiato dalla propria BMW X5, ha pensato di sostituirla con la nuovissima AUDI A7: peccato che i soldi spesi erano di "mamma banca"! Inoltre per estinguere anticipatamente il leasing della vecchia X5, la banca si è fatta carico anche di una penale di 17.000 euro. Rivedere la gestione del parco auto consentirebbe già un buon risparmio. 2 - Computer e I-Pad - La Policy aziendale definisce che computer e I-Pad spettano solo a chi è dipendente: quale motivo ne giustifica l'attribuzione ad un noto componente del Consiglio di Sorveglianza? Nel Gruppo c'è un dirigente detentore di 7 PC aziendali portatili: "uno al giorno"? 3 - Pensionati/Consulenti Fuori Legge - Risulta essere più grave del previsto la situazione di chi ha percepito un Bonus per andare in pensione per poi ricoprire lo stesso ruolo all'interno dell'azienda come Consulente. Trattasi infatti di violazione delle disposizioni INPS che comportano la revoca della pensione e la restituzione di quanto percepito. 4 - Una pletora di cariche - UBI detiene un record nel settore del credito: 241 Amministratori e 90 Sindaci i cui compensi fissi, in tempo di crisi, sono uno schiaffo ai concetti di "austerità, sobrietà, etica"» (si veda il sito fabi.it);

considerato che:

in conformità alla legge n. 217 del 2011, recante "Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee (legge comunitaria per il 2010)", la Banca d'Italia può emanare disposizioni regolamentari, oltre che sull'organizzazione amministrativa e contabile e sui controlli interni, anche sul governo societario e sui sistemi di remunerazione e incentivazione. Agli interventi che la Banca d'Italia può adottare nei confronti di singole banche, la legge n. 217 del 2011, modificando l'art. 53 del testo unico in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993, aggiunge «la fissazione di limiti all'importo totale della parte variabile delle remunerazioni nella banca, quando sia necessario per il mantenimento di una solida base patrimoniale. Per le banche che beneficiano di eccezionali interventi di sostegno pubblico, la Banca d'Italia può inoltre fissare limiti alla remunerazione complessiva degli esponenti aziendali». Le stesse modifiche sono apportate alle norme riguardanti i gruppi bancari;

a giudizio dell'interrogante sarebbe auspicabile un intervento dell'autorità di vigilanza competente,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti che quanto esposto in premessa corrisponde ad una prassi Comune di tutti gli istituti bancari;

se non ritenga che in un momento come questo, con prospettive di recessione economica, una scelta di riduzione dei costi sia quanto mai opportuna sempre che avvenga nel pieno rispetto della normativa sul lavoro, perché non possono essere sempre i lavoratori a pagare il prezzo di gestioni disinvolte per assecondare scelte arbitrarie dei vertici e per garantire loro prebende e stock option.

(4-07073)

LANNUTTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

il "Corriere della sera", nell'articolo pubblicato il giorno 8 marzo 2012, affermava che nell'ambito della nuova Tangentopoli lombarda risulterebbe indagata per corruzione tale avvocato «Monica Casiraghi, ex vice Sindaco leghista di Lissone, candidata nel 2006 al Senato per il Carroccio e moglie di un ex pm della Procura di Monza poi passato a lavorare», ed attualmente in servizio, presso l'Ispettorato generale del Ministero della giustizia, dottor Tanga;

considerato che:

a quanto risulta all'interrogante, il nuovo Capo dell'Ispettorato generale, dottoressa Maria Stefania Di Tomassi, non avrebbe adottato alcuna iniziativa in merito;

i delicati compiti di controllo e verifica sull'attività degli Uffici giudiziari requirenti e giudicanti, attribuiti ai magistrati dell'Ispettorato, sembrano rendere inopportuna la permanenza all'Ispettorato del dottor Tanga per evidenti ragioni;

a quanto risulta all'interrogante, il dottor Tanga è tuttora incaricato di effettuare ispezioni e verifiche, l'ultima delle quali sarebbe stata svolta presso gli Uffici giudiziari di Cremona, quindi in Lombardia, regione interessata dalla nuova inchiesta sulla corruzione,

si chiede di sapere:

se risulti corrispondente al vero quanto descritto dalla inchiesta giornalistica del "Corriere della sera";

se il Ministro in indirizzo sia stato informato dal Capo dell'Ispettorato della vicenda in oggetto e della evidente causa di incompatibilità del dottor Tanga;

quali iniziative urgenti di propria competenza intenda assumere al fine di garantire, in relazione alla vicenda in oggetto, la tutela dell'immagine dell'Ispettorato generale, nonché della correttezza ed imparzialità del suo operato;

se, alla luce, dei fatti esposti ed attesa la particolare gravità di quanto riferito dall'inchiesta giornalistica, non ritenga urgente valutare, per gli aspetti di propria competenza, la compatibilità della permanenza del dottor Tanga all'Ispettorato generale del Ministero della giustizia e dello stesso Capo dell'Ispettorato generale del Ministero della giustizia laddove non abbia tempestivamente informato l'autorità competente ed assunto le doverose urgenti iniziative.

(4-07074)

BELISARIO, CARLINO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

secondo quanto denunciato dai lavoratori e dalla FIOM-CGIL, e riportato da vari organi di informazione, lo stabilimento FIAT SATA di Melfi (Potenza) continuerebbe ad essere teatro di gravissime vessazioni ed episodi di discriminazione a danno di quei lavoratori che hanno espresso dissenso nei confronti della politica aziendale o che risultano iscritti ad organizzazioni sindacali che non hanno firmato accordi con l'azienda;

il caso finora più noto rimane quello dei tre operai, Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, licenziati dalla FIAT perché ritenuti dall'azienda stessa colpevoli di aver interrotto la produzione durante uno sciopero il 14 luglio 2010;

anche se un mese dopo il giudice del lavoro ordinava il reintegro dei suddetti operai, ravvisando nella decisione dell'azienda un comportamento antisindacale, la FIAT di fatto si rifiutava di applicare la sentenza invitando gli operai stessi a restare a casa;

dopo un'ulteriore sentenza, nel luglio 2011, stavolta favorevole alla FIAT, in data 23 febbraio 2012 la Corte di appello di Potenza ha disposto nuovamente il reintegro dei tre operai cui tuttavia l'azienda ha dichiarato di non voler ottemperare;

inoltre, come denunciato dal segretario della FIOM Basilicata Emanuele De Nicola, la FIAT di Melfi avrebbe creato presso l'ex stabilimento Itca, un capannone isolato distante circa un chilometro dallo stabilimento SATA, un vero e proprio "reparto confino" dove, attraverso lo strumento della mobilità interna, verrebbero trasferiti gli iscritti FIOM o gli attivisti;

come riportato tra gli altri dal settimanale "L'Espresso", l'operaio M. F., che aveva testimoniato al processo a favore dei tre colleghi licenziati, è stato trasferito dalla catena di montaggio (presso la quale lavorava da sette anni) al reparto lastratura presso l'ex stabilimento Itca, pur essendo stato operato per un cancro ai polmoni ed essendo invalido al 75 per cento e, dunque, essendo per lui assai pericolosa l'esposizione a fumi, polveri sottili e solventi;

insieme a M. F. è stato trasferito presso il medesimo reparto l'operaio M. C., anch'egli invalido al 70 per cento a causa di un infarto (e dunque anch'egli a rischio in caso di esposizione a fumi e solventi), il quale, a causa dell'insalubrità dell'attuale luogo di lavoro, ha spesso gravi problemi di salute e deve spesso essere ricoverato in infermeria;

M. F. e M. C., i quali hanno presentato denuncia contro l'azienda per il loro trasferimento, esponevano quindi le loro rimostranze al caporeparto Gaetano Perrini il quale, come documentato da una registrazione audio pubblicata da vari siti Internet di informazione, rispondeva loro che il trasferimento era motivato null'altro che dall'appartenenza dei due operai alla FIOM;

un ulteriore caso, riportato anche dalla trasmissione televisiva "Servizio Pubblico", ha riguardato un operaio, lavoratore alla SATA da 15 anni che, rientrato in fabbrica dopo un infortunio, si è visto assegnare ad una postazione di fatto inattiva e, dopo aver chiesto spiegazioni per tale assegnazione, è stato oggetto di intimidazioni e minacce di morte da parte del gestore operativo della SATA Francesco Tartaglia;

come denunciato da lavoratori e rappresentanti sindacali, gli addetti della Sirio Srl, la società incaricata della sorveglianza presso gli stabilimenti FIAT SATA, eserciterebbero un controllo sempre più invasivo e spesso vessatorio sui lavoratori, ispezionando spesso le postazioni di lavoro, richiedendo agli addetti di fornire il proprio nominativo e perfino controllando chi si reca ai servizi igienici;

sempre secondo alcuni lavoratori e rappresentanti sindacali, non sarebbero rispettati neppure gli obblighi di formazione dei lavoratori e l'informazione circa le procedure di sicurezza ma, nonostante questo, spesso i capi turno farebbero comunque firmare ai lavoratori i registri che attestano l'avvenuta formazione anche se di fatto il lavoratore ha svolto esclusivamente le sue mansioni ordinarie;

inoltre, nonostante quanto stabilito anche dal contratto aziendale, sarebbe sistematicamente negata ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza la possibilità di fruire degli appositi permessi, di fatto mettendoli nell'impossibilità di svolgere le funzioni loro assegnate dall'articolo 50 del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81: coloro che avrebbero richiesto tali permessi sarebbero stati minacciati dal gestore operativo e dal responsabile delle risorse umane di conseguenze disciplinari anche gravissime;

considerato che:

l'accordo del 29 dicembre 2011, non ratificato dalla FIOM, ha irrigidito la normativa per il conseguimento del premio competitività di fatto rendendo impossibile a chi voglia conseguire tale premio straordinario la possibilità di fruire di qualunque permesso, compresi quelli di paternità e maternità, nonché quelli previsti dalla legge per l'assistenza ai familiari disabili o in caso di grave infermità degli stessi;

la FIOM è stata di fatto esclusa dalle rappresentanze sindacali, nonostante tale atteggiamento sia già stato censurato come antisindacale dai competenti organi giudiziari,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto o se, in mancanza, abbia già provveduto a disporre un'accurata verifica da parte dei competenti uffici del Ministero circa la veridicità delle situazioni illustrate, una volta segnalate;

quali azioni concrete il Ministro in indirizzo intenda porre in essere al fine di: ottenere da parte di FIAT il rispetto delle sentenze emesse a suo carico dai competenti organi giudiziari; ottenere la cessazione da parte di FIAT degli atteggiamenti vessatori e discriminatori nei confronti dei lavoratori colpevoli unicamente di manifestare il proprio legittimo dissenso nei confronti della politica dell'azienda; garantire il ripristino della legalità all'interno degli stabilimenti FIAT; garantire l'applicazione da parte della FIAT stessa dei principi costituzionali e di tutte le normative in materia di lavoro attualmente in vigore.

(4-07075)

BUGNANO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

in data 8 giugno 2011, nell'ambito dell'operazione denominata "Minotauro", coordinata dai procuratori capo di Torino e Reggio Calabria, sono state arrestate in diverse città d'Italia quasi centocinquanta persone, presunte affiliate a cosche della 'ndrangheta. Tra gli arrestati figura Nevio Coral, padre dell'allora sindaco di Leinì (Torino) Ivano Coral, nonché suocero di Caterina Ferrero, ex assessore alla sanità della Regione Piemonte. A Nevio Coral sono stati contestati i reati di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio. A supporto di tale accusa vi sarebbe stato anche un video, realizzato con un telefono cellulare, in cui risultava ripresa una scheda elettorale con il simbolo "Lista Coral Leinì" barrato e con indicata la preferenza per "Nevio Coral", candidato consigliere alle elezioni del 30-31 marzo 2010. Il voto di scambio è stato contestato anche per Ivano Coral, eletto nel 2009 nel consiglio provinciale di Torino;

il 15 giugno 2011 l'ex assessore Ferrero, che aveva ricevuto in data 27 maggio un avviso di garanzia per presunte tangenti, è stata sottoposta alla misura degli arresti domiciliari. Oltre alla Ferrero, eletta in consiglio regionale, è stato arrestato in quella occasione un suo collaboratore coinvolto anche nell'inchiesta Minotauro come presunto socio di alcuni personaggi arrestati nella medesima inchiesta. Il 18 luglio 2011 il gruppo di opposizione Uniti per Leinì, dopo aver più volte richiesto le dimissioni del sindaco e della maggioranza, sia in consiglio comunale che a mezzo stampa, si è dimesso in blocco dal consiglio;

il 17 agosto 2011 il Prefetto di Torino ha nominato la commissione d'accesso agli atti per verificare l'eventuale condizionamento mafioso del Comune;

il 7 dicembre 2011 Ivano Coral si è dimesso dalla carica di sindaco di Leinì ed il 27 dicembre è stato sciolto il consiglio comunale, con contestuale avvio della procedura di commissariamento ordinario. Le elezioni per il rinnovo del consiglio comunale sono state fissate per il 6 e 7 maggio 2012;

il 21 febbraio 2012 la commissione ha inviato al prefetto una relazione circa le indagini condotte, ma al momento non risulta che il prefetto ed il Ministro dell'interno abbiano avviato ulteriori procedure;

ai sensi dell'articolo 141 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, i consigli comunali vengono sciolti con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'interno per gravi e persistenti violazioni di legge, nonché per gravi motivi di ordine pubblico, oltre che per dimissioni del sindaco. Con il decreto di scioglimento si provvede alla nomina di un commissario, che esercita le attribuzioni conferitegli con il decreto stesso. Il rinnovo del consiglio nelle ipotesi di scioglimento deve coincidere con il primo turno elettorale utile previsto dalla legge. I consiglieri cessati dalla carica per effetto dello scioglimento continuano ad esercitare, fino alla nomina dei successori, gli incarichi esterni loro eventualmente attribuiti. Al decreto di scioglimento è allegata la relazione del Ministro contenente i motivi del provvedimento; dell'adozione del decreto di scioglimento è data immediata comunicazione al Parlamento. Il decreto è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Iniziata la procedura ed in attesa del decreto di scioglimento, il prefetto, per motivi di grave e urgente necessità, può sospendere, per un periodo comunque non superiore a novanta giorni, i consigli comunali e nominare un commissario per la provvisoria amministrazione dell'ente;

l'articolo 143 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, con diversa procedura, prevede che i consigli comunali siano sciolti quando emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un'alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l'imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica. Al fine di verificare la sussistenza degli elementi di condizionamento, anche con riferimento al segretario comunale o provinciale, al direttore generale, ai dirigenti ed ai dipendenti dell'ente locale, il prefetto competente per territorio dispone ogni opportuno accertamento, di norma promuovendo l'accesso presso l'ente interessato. In tal caso, il prefetto nomina una commissione d'indagine, composta da tre funzionari della pubblica amministrazione, attraverso la quale esercita i poteri di accesso e di accertamento di cui è titolare per delega del Ministro dell'interno, ai sensi dell'articolo 2, comma 2-quater, del decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410. Entro tre mesi dalla data di accesso, rinnovabili una volta per un ulteriore periodo massimo di tre mesi, la commissione termina gli accertamenti e rassegna al prefetto le proprie conclusioni;

il medesimo articolo 143 stabilisce altresì che entro il termine di quarantacinque giorni dal deposito delle conclusioni della commissione d'indagine, ovvero quando abbia comunque diversamente acquisito gli elementi necessari ovvero in ordine alla sussistenza di forme di condizionamento degli organi amministrativi ed elettivi, il prefetto, sentito il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica integrato con la partecipazione del procuratore della Repubblica competente per territorio, invia al Ministro dell'interno una relazione nella quale si dà conto della eventuale sussistenza degli elementi medesimi. Nella relazione sono, altresì, indicati gli appalti, i contratti e i servizi interessati dai fenomeni di compromissione o interferenza con la criminalità organizzata o comunque connotati da condizionamenti o da una condotta antigiuridica. Nei casi in cui, per i fatti oggetto degli accertamenti di cui al detto articolo o per eventi connessi, sia pendente procedimento penale, il prefetto può richiedere preventivamente informazioni al procuratore della Repubblica competente, il quale, in deroga all'articolo 329 del codice di procedura penale, comunica tutte le informazioni che non ritiene debbano rimanere segrete per le esigenze del procedimento. Lo scioglimento ai sensi dell'articolo 143 è disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'interno, previa deliberazione del Consiglio dei ministri entro tre mesi dalla trasmissione della relazione ed è immediatamente trasmesso alle Camere. Nella proposta di scioglimento sono indicati in modo analitico le anomalie riscontrate ed i provvedimenti necessari per rimuovere tempestivamente gli effetti più gravi e pregiudizievoli per l'interesse pubblico; la proposta indica, altresì, gli amministratori ritenuti responsabili delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento. Lo scioglimento del consiglio comunale o provinciale comporta la cessazione dalla carica di consigliere, di sindaco, di presidente della provincia, di componente delle rispettive giunte e di ogni altro incarico comunque connesso alle cariche ricoperte, anche se diversamente disposto dalle leggi vigenti in materia di ordinamento e funzionamento degli organi predetti. Anche nei casi in cui non sia disposto lo scioglimento, qualora la relazione prefettizia rilevi la sussistenza degli elementi che sostanziano la presenza di una infiltrazione, con decreto del Ministro dell'interno, su proposta del prefetto, è adottato ogni provvedimento utile a far cessare immediatamente il pregiudizio in atto e ricondurre alla normalità la vita amministrativa dell'ente, ivi inclusa la sospensione dall'impiego del dipendente, ovvero la sua destinazione ad altro ufficio o altra mansione con obbligo di avvio del procedimento disciplinare da parte dell'autorità competente. Nel caso in cui non sussistano i presupposti per lo scioglimento o l'adozione di altri provvedimenti, il Ministro dell'interno, entro tre mesi dalla trasmissione della relazione, emana comunque un decreto di conclusione del procedimento in cui dà conto degli esiti dell'attività di accertamento. Le modalità di pubblicazione dei provvedimenti emessi in caso di insussistenza dei presupposti per la proposta di scioglimento sono disciplinate dal Ministro dell'interno con proprio decreto. Se dalla relazione prefettizia emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti tra singoli amministratori e la criminalità organizzata di tipo mafioso, il Ministro dell'interno trasmette la relazione all'autorità giudiziaria competente per territorio, ai fini dell'applicazione delle misure di prevenzione;

il decreto di scioglimento ai sensi dell'articolo 143 conserva i suoi effetti per un periodo da dodici a diciotto mesi - prorogabili fino ad un massimo di ventiquattro mesi in casi eccezionali, dandone comunicazione alle Commissioni parlamentari competenti , al fine di assicurare il regolare funzionamento dei servizi affidati alle amministrazioni, nel rispetto dei princìpi di imparzialità e di buon andamento dell'azione amministrativa. Le elezioni degli organi sciolti ai sensi di detto articolo si svolgono in occasione del turno annuale ordinario di cui all'articolo 1 della legge 7 giugno 1991, n. 182, e successive modificazioni. Nel caso in cui la scadenza della durata dello scioglimento cada nel secondo semestre dell'anno, le elezioni si svolgono in un turno straordinario da tenersi in una domenica compresa tra il 15 ottobre e il 15 dicembre. La data delle elezioni è fissata ai sensi dell'articolo 3 della citata legge n. 182 del 1991, e successive modificazioni. L'eventuale provvedimento di proroga della durata dello scioglimento è adottato non oltre il cinquantesimo giorno antecedente alla data di scadenza della durata dello scioglimento stesso. Fatta salva ogni altra misura interdittiva ed accessoria eventualmente prevista, gli amministratori responsabili delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento non possono essere candidati alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, che si svolgono nella regione nel cui territorio si trova l'ente interessato dallo scioglimento, limitatamente al primo turno elettorale successivo allo scioglimento stesso, qualora la loro incandidabilità sia dichiarata con provvedimento definitivo. Ai fini della dichiarazione d'incandidabilità il Ministro dell'interno invia senza ritardo la proposta di scioglimento al tribunale competente per territorio, che valuta la sussistenza degli elementi con riferimento agli amministratori indicati nella proposta stessa. Quando ricorrono motivi di urgente necessità, il prefetto, in attesa del decreto di scioglimento, sospende gli organi dalla carica ricoperta, nonché da ogni altro incarico ad essa connesso, assicurando la provvisoria amministrazione dell'ente mediante invio di commissari;

la diversa configurazione delle procedure, e delle relative conseguenze, fa si che l'articolo 143, comma 13, precisi che si fa luogo comunque allo scioglimento degli organi, a norma dell'articolo 143, quando sussistono le condizioni di infiltrazione e condizionamento mafioso, ancorché ricorrano le situazioni previste dall'articolo 141 del medesimo decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267. Appare pertanto urgente, anche alla luce della fissazione delle elezioni comunali, che la cittadinanza sia posta a conoscenza degli elementi riscontrati dall'apposita commissione prefettizia e delle determinazioni conseguenti,

si chiede di sapere quali conclusioni abbia raggiunto la commissione prefettizia nel Comune di Leinì, se il Prefetto abbia inviato al Ministero dell'interno la relativa relazione e quali iniziative siano state assunte o si intendano assumere in ordine al possibile commissariamento per infiltrazione mafiosa ai sensi dell'articolo 143 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

(4-07076)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

a quanto risulta all'interrogante in ordine ai gravi episodi di mala amministrazione del Comune di Pescasseroli (L'Aquila) per atti, per comportamenti, omissivi e commissivi, per disfunzioni, per inefficienze e per carenze dell'apparato amministrativo già oggetto dell'atto di sindacato ispettivo 4-06914: i responsabili del Servizio tecnico e del Servizio finanziario, a causa della loro ingiustificata inerzia, hanno determinato un danno erariale di circa 22.000 euro per il Comune di Pescasseroli in quanto hanno omesso di dare attuazione, nei termini prescritti, alla deliberazione della Giunta n. 7 del 17 febbraio 2009 concernente il pagamento della sanzione amministrativa di 7.759,50 euro all'amministrazione provinciale de L'Aquila, sanzione comminata per violazione delle regole sulla tenuta del registro di carico e scarico dei rifiuti speciali. Il responsabile del Servizio tecnico soltanto dopo 18 mesi e cioè il 12 agosto 2010 assumeva la determinazione n. 385 per impegnare la somma di 7.759,50 euro e per dare mandato al responsabile del Servizio finanziario di procedere al relativo pagamento. A sua volta il responsabile del Servizio finanziario dilatava ulteriormente i tempi e, con circa tre anni di ritardo, provvedeva al pagamento della sanzione di 7.759,50, con bonifico bancario del 16 febbraio 2012, imputando irritualmente l'importo alla postazione di bilancio n. 3 relativa alle "Prestazioni di servizio". Nel frattempo, per il ritardato pagamento della sanzione, il credito veniva iscritto a ruolo e reso esecutivo il 19 gennaio 2011 e venivano applicate le penali e gli interessi di legge per un importo complessivo di circa 30.000 euro. La mancanza dei controlli che caratterizza complessivamente la gestione delle risorse da parte dei funzionari responsabili, la mancanza del rispetto dei criteri della trasparenza e della economicità e la mancanza di qualsiasi indirizzo unitario e di coordinamento dell'attività amministrativa lasciano ampi spazi di vuoto che consentono lo svolgimento delle attribuzioni e l'esercizio dei poteri pubblici in termini personalistici e spesso in netta violazione delle leggi, specie quelle che attengono ai procedimenti ed ai provvedimenti amministrativi quali la legge n. 241 del 1990, nonché in violazione degli artt. 42, 43 e 44 dello Statuto del Comune di Pescasseroli;

nel mese di giugno 2009 viene presentata al Comandante della Stazione dei Carabinieri di Pescasseroli una denuncia-querela avverso il permesso a costruire rilasciato dal citato responsabile del Servizio tecnico (n. 100 del 9 marzo 2006) per due palazzine di 24 appartamenti in quanto il terreno su cui costruire era ed è incluso tra quelli inedificabili. Lo era al momento della presentazione della domanda ed al momento del rilascio del permesso a costruire. Il terreno è soggetto al vincolo di inedificabilità fino all'approvazione del piano regolatore generale. Il responsabile del Servizio tecnico, con la stessa disinvoltura con cui ha operato nei casi evidenziati con l'interrogazione 4-06914, non tenendo minimamente conto del vincolo di inedificabilità a cui è assoggettato il terreno in questione (particelle 688,689,961 e 118 del foglio 22 di Pescasseroli) rilasciava il permesso a costruire, travalicando l'area dei suoi poteri d'ufficio e procedendo intenzionalmente ad omettere nel relativo provvedimento qualsiasi richiamo alle disposizioni di legge e regolamentari sulla qualificazione e la destinazione urbanistica del terreno medesimo. La citata denuncia evidenzia anche il fatto che il geometra G. Grassi, titolare dell'impresa costruttrice Edilizia 2000 Srl, era all'epoca del rilascio del permesso consigliere comunale di maggioranza;

nel dicembre 2008 è stato inoltrato alla Procura regionale della Corte dei conti de L'Aquila e, successivamente, nel novembre 2009 al Comando della Stazione dei Carabinieri di Pescasseroli un esposto-denuncia riguardante la costruzione ex novo dello spogliatoio del campo sportivo del Comune di Pescasseroli con le disponibilità derivanti dal mutuo contratto con l'Istituto del Credito Sportivo per circa 140.000 euro. Veniva denunciato che tale spogliatoio, realizzato nel 2002, era stato abbattuto (2007) pur non essendo estinto il mutuo in questione con scadenza nel 2014 e veniva stipulato un nuovo mutuo di circa 90.000 euro. Così agendo venivano stipulati due mutui, uno per costruire e l'altro per abbattere la stessa opera. Il responsabile del Servizio tecnico, anche nella circostanza, ha disatteso i vincoli derivanti dal contratto stipulato con l'Istituto del Credito Sportivo, vincoli che richiedevano l'osservanza dell'obbligo di mantenere in piena efficienza l'opera costruita con le disponibilità del mutuo finalizzato, in via esclusiva, alla realizzazione di impiantistica sportiva; lo stesso ha determinato, con l'approvazione dell'abbattimento dello spogliatoio appena costruito, un danno di circa 140.000 euro oltre al costo sostenuto per l'abbattimento e non ha rispettato le norme sulla contabilità allorché ha ignorato le disposizioni sul divieto di duplicare un mutuo per un'opera costruita e successivamente abbattuta;

considerato che:

in merito ai fatti esposti non è stato esperito da parte dei dirigenti responsabili del Comune di Pescasseroli, ivi compresi il Segretario comunale, il Direttore generale e il Revisore dei conti, nonostante le segnalazioni e le denunce anche a mezzo di manifesti pubblici, alcun doveroso intervento per accertare la legalità, la correttezza, la economicità e la efficienza degli atti assunti in merito agli eventi specificati;

sussistono fatti incontrovertibili che comprovano l'esistenza di sprechi di risorse pubbliche nella gestione amministrativa,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza risultino essere state assunte dalle competenti autorità in ordine ai fatti di cui in premessa e ai fatti che più specificatamente hanno dato origine alle denunce inoltrate alla Sezione della Corte dei conti della Regione Abruzzo, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sulmona ed al Comando della Stazione dei Carabinieri del Comune di Pescasseroli;

se il Governo non ravvisi, in aggiunta a quanto già richiesto con la interrogazione 4-06914, opportuno prospettare al Commissario incaricato di amministrare il Comune sino alla elezione del nuovo Consiglio, la necessità di aprire una inchiesta per appurare la verità dei fatti in ordine al descritto operato dei funzionari oggetto di interrogazioni parlamentari, per rilevare la sussistenza o meno di eventuali elementi di valutazione ai fini delle responsabilità in termini amministrativo-contabili, disciplinari e penali e, altresì, per rilevare il livello di funzionalità dell'organizzazione degli uffici e dei servizi alla luce dei criteri di economicità, di qualità, di efficienza e di efficacia.

(4-07077)