MARTONE, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, anzitutto mi unisco al suo augurio affinché questo 8 marzo segni un passo avanti verso un'Italia più giusta, uguale e libera. E infatti, nonostante l'articolo 51 della Costituzione, come recentemente modificato con la legge costituzionale n. 1 del 2003, riconosca a tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso il diritto di accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza e impegni la Repubblica a promuovere, con appositi provvedimenti, le pari opportunità tra donne e uomini, le donne sono purtroppo ancora ben lontane dal raggiungere posizioni di parità rispetto agli uomini sia in ambito politico che economico.
Proprio al fine di assicurare una maggiore partecipazione delle donne all'attività politica, è all'esame della Commissione affari costituzionali della Camera il disegno di legge n. 3466 che introduce le quote di lista e la cosiddetta doppia preferenza di genere. Il fine che il disegno di legge intende perseguire è quello di colmare il divario esistente tra uomini e donne nella rappresentanza politica in seno agli organi rappresentativi degli enti locali.
Secondo i dati relativi alle ultime elezioni comunali, purtroppo risultano attualmente in carica 891 donne sindaco su un totale di 8.092 Comuni (solo l'11 per cento). Un dato che mostra una lieve crescita della presenza femminile nei vertici amministrativi comunali, dal momento che in precedenza le donne sindaco erano solamente 865 (il 10,69 per cento). Nelle Province italiane la situazione non è migliore, posto che delle 107 Province italiane solo 13 sono amministrate da presidenti donna, con una percentuale pari al 12 per cento.
Se approvato, il disegno di legge sarà in grado di promuovere e assecondare un progressivo e naturale innalzamento della presenza femminile negli organi rappresentativi più vicini ai territori e alle popolazioni affinché l'incremento della partecipazione femminile possa servire da impulso e da base di partenza per il raggiungimento di accettabili livelli di presenza delle donne anche nelle assemblee elettive regionali, nazionali ed europee.
Il provvedimento, proprio per questo, è in linea con la più recente giurisprudenza costituzionale e con gli interventi legislativi regionali in materia elettorale, incide sui criteri di formazione delle liste per l'elezione dei Consigli comunali e riconosce all'elettore la possibilità di attribuire, in ambito comunale, una seconda preferenza, purché ad un candidato di sesso diverso, offrendo alle candidate e ai candidati una parità di chances nella competizione elettorale in funzione antidiscriminatoria, senza influire sui diritti dei cittadini e sulla libertà di voto degli elettori.
Il disegno di legge stabilisce, inoltre, l'obbligo per gli enti locali di modificare i propri statuti in modo tale che, nel rispetto del principio di pari opportunità, venga garantita la presenza di entrambi i sessi nelle Giunte e negli organi collegiali comunali e provinciali, nonché degli enti, aziende ed istituzioni da essi dipendenti.
Tra le iniziative positive adottate, e che costituiscono un importante punto di partenza, segnalo la campagna avviata con l'ANCI, in occasione delle ultime elezioni amministrative, a favore della democrazia paritaria nei Comuni italiani. La campagna, che ha ottenuto l'adesione da parte dei candidati a sindaco di 68 Comuni, nasce per far fronte a una situazione critica, che vede su 2.285 Comuni il 32 per cento guidato da Giunte in cui la componente femminile è del tutto assente e un tasso di partecipazione femminile agli organi di governo dei Comuni che si attesta solo intorno al 19 per cento. La presenza di più donne nelle assemblee elettive e negli organi esecutivi dei Comuni risponde alla richiesta di rinnovamento avvertita da tutti i cittadini. Ritengo, infatti, che dalla sensibilità e dalla concretezza delle donne possa nascere uno stile di governo più attento, capace di interpretare i bisogni e offrire risposte a tutti i cittadini, uomini e donne, con uno sguardo più attento ai problemi della quotidianità.
Ma la necessità di incrementare la presenza femminile non è riducibile solo all'ambito politico. È infatti necessario che le stesse assumano un ruolo crescente anche in ambito economico.
Segnalo inoltre che nel corso del Consiglio dei ministri dello scorso 24 febbraio è stato approvato lo schema di disegno di legge recante modalità di elezione del Consiglio provinciale e del presidente della Provincia, il cui spirito sembra essere perfettamente in linea con il disegno di legge appena richiamato, dal momento che prevede, all'articolo 2, comma 6, «nel rispetto del principio di pari opportunità, la necessaria presenza di candidati di entrambi i sessi in ciascuna lista, salvo motivata impossibilità, che deve essere esplicitata dai sottoscrittori con un'apposita dichiarazione, da produrre in sede di presentazione della lista». L'articolo 4, al comma 2, in merito alle modalità di voto prevede per l'elettore la possibilità di esprimere due preferenze a favore di candidati di sesso diverso.
Si tratta di passi importanti per promuovere l'uguaglianza tra i generi di cui si è parlato questa mattina con i begli interventi durante la discussione e per poter raggiungere quell'equilibrio necessario alla costruzione di un modello europeo di democrazia matura. Coinvolgere le donne è giusto e proficuo; è un'occasione preziosa da non perdere, che può incentivare la crescita culturale ed economica del Paese ed accrescere altresì il benessere della collettività.
Ritengo, quindi, che il Governo possa assumere l'impegno di favorire, nel corso dell'esame dei disegni di legge in materia di riforma elettorale, ogni iniziativa volta a rimuovere gli ostacoli che di fatto contrastano l'eguaglianza di genere nelle cariche elettive. Ritengo altresì che il Governo possa impegnarsi ad individuare adeguate strategie volte a rimuovere, anche attraverso idonee misure in favore del sesso meno rappresentato, gli ostacoli alla realizzazione di un'effettiva eguaglianza di genere e a una compiuta ed effettiva partecipazione delle donne alla vita democratica.
Buon 8 marzo! (Applausi dai Gruppi PdL e PD).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori il senatore Malan. Ne ha facoltà.