FRANCO Vittoria (PD). Signor Presidente, i colleghi ricorderanno che nel 2003 questo Parlamento ha approvato una modifica dell'articolo 51 della Costituzione, al quale, a proposito delle cariche elettive, è stato aggiunto un periodo che recita: «A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini». Appunto, la Repubblica «promuove», ma in che modo? È questo il punto. In nove anni non siamo stati capaci di fare una legge che contenga una norma antidiscriminatoria.
Molti colleghi ricorderanno il fallimento di ogni tentativo compiuto in occasione della discussione della legge elettorale in vigore e l'intervento del senatore Giovanardi ci fa capire perché gli uomini in quell'occasione fecero barriera. È un argomento che evidentemente accende gli animi, come anche stamattina abbiamo visto; le cose però stanno cambiando, i tempi oggi sono maturi per un altro passo verso la parità.
Le donne sono capaci - anche qui mi vorrei rivolgere al senatore Giovanardi, che ha parlato e se n'è andato - e spesso lo sono anche più degli uomini (Applausi dal Gruppo PD), solo che hanno bisogno di opportunità e di condizioni di parità e non di sottoporsi a test di capacità tutte le volte che devono fare qualcosa. Le donne chiedono parità anche nelle istituzioni; come donne vogliamo condividere il mondo, le responsabilità di governo, della costruzione delle istituzioni della democrazia e tutta la sfera pubblica.
Vogliamo appunto una democrazia paritaria, che vuol dire non solo quote, colleghe e colleghi, ma uomini e donne insieme per un nuovo patto di condivisione. Ecco perché stamattina anche le firme degli uomini alla mozione sono importanti, perché sono un impegno verso questo obiettivo.
E non è un fatto corporativo, come qualcuno pensa, ma è in gioco la capacità di modernizzazione del Paese, quindi un obiettivo molto più ampio. È un fatto, e tutte le ricerche lo confermano, che la condizione di emarginazione delle donne si accompagna all'enorme difficoltà dell'Italia sulla strada della modernizzazione; e di questo processo fa parte anche l'eguale rappresentanza fra i generi, perché questo vuol dire creare una società più inclusiva e dinamica, una democrazia più giusta. Oggi non è più possibile costruire un Paese più moderno e più giusto se le donne non sono protagoniste, se non si valorizzano i loro saperi, le loro capacità nelle professioni, nelle carriere, nei ruoli dirigenti e anche nelle leadership politiche.
E se i partiti non lo capiscono, senatrice Poli Bortone (lei lo sa benissimo), una legge è necessaria. Ciò vuol dire, signor Presidente, colleghe e colleghi, che questo Parlamento non potrà per la seconda volta assumersi la responsabilità di varare una legge di riforma elettorale che non preveda la norma antidiscriminatoria. Questa volta le barriere le faremo noi! (Applausi dai Gruppi PD, PdL e della senatrice Contini).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrici Allegrini. Ne ha facoltà.