BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, non credo che impiegherò tutto il tempo a mia disposizione, e comunque chiedo di poter consegnare il testo del mio intervento.
Questa mattina si è cercato di rimediare, perché la mozione n. 576 (testo 2) è stata sottoscritta, oltre che dalla componente femminile, dalla componente maschile.
La storia italiana, non quella di altri Paesi, è ricca della presenza e dell'impegno sociale delle donne. Credo però che, nell'anno 2012, presentare una mozione solo con le firme femminili sia il segno di un passato che noi speravamo, immaginavamo e volevamo che fosse profondamente superato.
Noi sappiamo che la storia è una storia in cui l'«unidualità», la presenza maschile e la presenza maschile, è ancora dispari, non pari. Però vorremmo che almeno la maturità umana, civile e politica ci portasse, in quest'Aula, a voler guardare e a voler andare avanti. Se vogliamo affrontare il tema della rappresentanza, una rappresentanza oggi dispari, profondamente dispari, e poi presentiamo una mozione sottoscritta solo da donne, diamo il segno di un passato vecchio, di un passato che ha portato anche alla sconfitta. (Applausi dei senatori Rutelli e Pedica). Infatti oggi, se guardiamo qui dentro, scopriamo che gli uomini sono molto molto più presenti rispetto alle donne.
Se vogliamo guardare avanti, la discussione e l'approvazione di questa mozione oggi devono servire ad aiutarci a cambiare le leggi, perché questo è il Parlamento e non l'Ufficio studi. Già sarebbe importante che gli Uffici studi approfondissero queste tematiche, ma a noi, che siamo il Parlamento, è assegnato il compito di marcare la differenza dal punto di vista legislativo per creare le condizioni atte a rimuovere tutti gli ostacoli che ancora si frappongono al raggiungimento di tale obiettivo. Questo dovrebbe contribuire anche a far cambiare una certa cultura all'interno del nostro Paese e a farla crescere. Le donne qui presenti, che si sforzano di rappresentare tutta la società, ma in modo particolare le donne, e che sperano di farlo al meglio, hanno attraversato un determinato percorso che le ha aiutate ad essere qui.
In conclusione, signor Presidente (ribadendo che chiedo l'autorizzazione a consegnare alla Presidenza il testo scritto del mio intervento, al fine di farlo allegare al resoconto della seduta odierna), rivolgo un appello a tutti noi affinché oggi, 8 marzo, in quest'Aula - anche se non abbiamo dato proprio il meglio di noi - cominciamo a guardare avanti e a creare le condizioni per la rimozione di tutti gli ostacoli ancora oggi esistenti, a partire dalle forze politiche. Queste ultime, nonostante stiano attraversando un periodo di crisi, esistono ancora: ebbene, il momento di forte unità che stanno vivendo speriamo ci permetta di uscire dalla grave crisi economica nella quale ci troviamo.
Salutiamo la signora ministro Fornero, che è appena arrivata in Aula, sottolineando che apprezziamo la sua presenza durante questa discussione e che riteniamo che il fatto che faccia parte del Governo in carica costituisca un contributo ad andare in questa direzione.
Mi appello, però, anche a tutti i colleghi affinché innanzitutto noi ci diamo un calendario - deciso «unidualmente», da parte di uomini e donne insieme - che ponga attenzione a tematiche squisitamente femminili, come quella gravissima della violenza contro le donne. Abbiamo presentato una mozione a tal proposito, che chiediamo venga calendarizzata al più presto, e reclamiamo una presenza femminile nei gruppi, fuori dalle Aule delle Commissioni, dove si individuerà il percorso della riforma costituzionale e di quella elettorale.
La sensibilità maschile e femminile fortunatamente è diversa. A dimostrazione di questo concetto, concludo il mio intervento leggendo una frase di Givanni Paolo II che vuol essere un monito, per noi tutte, ma per me che sto parlando per prima, affinché lavoriamo non solo per cambiare le leggi, ma anche per contribuire a cambiare la cultura nei partiti e nella società: «la donna e l'uomo non riflettono un'uguaglianza statica e omologante, ma nemmeno una differenza abissale e inesorabilmente conflittuale: il loro rapporto più naturale (...) è "l'unità dei due", ossia una "unidualità" relazionale, che consente a ciascuno di sentire il rapporto interpersonale e reciproco come un dono arricchente e responsabilizzante».
Ciò che chiediamo qui oggi, come Gruppo Per Il Terzo Polo:ApI-FLI è che questo dono arricchente e responsabilizzante diventi risorsa effettiva per il nostro Paese, così da evitare che tale separazione contribuisca a portarci verso il baratro. Con la riforma elettorale, ci auguriamo di riuscire davvero a dare tale dono arricchente e a valorizzare la risorsa femminile. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLIe del senatore D'Ubaldo).
PRESIDENTE. Senatrice Baio, la Presidenza l'autorizza a consegnare il testo del suo intervento.
È iscritta a parlare la senatrice Boldi. Ne ha facoltà.