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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 688 del 08/03/2012


GIOVANARDI (PdL). Signor Presidente, innanzitutto vorrei svolgere una considerazione. (Commenti).

PRESIDENTE. Scusi un momento, senatore Giovanardi. Colleghi, abbiamo voluto svolgere questa discussione e vorrei che essa fosse svolta, per noi e per coloro che sono fuori di qui, con un'alta dignità di attenzione e di rispetto.

GIOVANARDI (PdL). Mi associo all'appello del Presidente ricordando anche che, poiché stiamo parlando di una questione estremamente importante, se ci sono cerimonie fuori dal Senato è più importante la discussione e il voto del Senato rispetto alle cerimonie. Quindi non restringiamo la discussione a mezz'ora perché ci sono altre cose da fare!

Qui si affronta una questione importante, con profili di grandissima rilevanza costituzionale. Per esempio, ricordo alla senatrice che ha parlato poc'anzi che già la legge del 1994 prevedeva l'equilibrio uomo-donna, ma la Corte costituzionale l'ha dichiarata illegittima dicendo che era in contrasto netto con l'articolo 3 della Costituzione.

Inoltre, quanto all'articolo 51 della Costituzione, il testo l'ho scritto io in Consiglio dei ministri correggendo un testo che era stato presentato in tale sede e che recava la previsione delle quote. Allora il Consiglio dei ministri prima e il Parlamento dopo, approvando l'attuale testo dell'articolo 51, hanno sottolineato per l'ennesima volta - ed è il ragionamento di fondo che farò e per il quale non posso votare questa mozione - che le sacrosante politiche di parità sono quelle che devono portare a un'evoluzione della società tale per cui ovunque alle donne sia data la possibilità, in base alle loro capacità e alle loro condizioni di vita, di accedere agli alti incarichi senza essere discriminate, come già accaduto per la magistratura, per il notariato, per i medici, per i prefetti, per i concorsi di Carabinieri e Polizia, anche quelli per i questori, che sono stati vinti in maggioranza dalle donne.

Qui si tratta di rimuovere le discriminazioni e non di garantire qualcosa, tant'è vero che, se mi guardo attorno, non mi sfugge che il capo di Confindustria è una donna, il capo del maggiore sindacato è una donna, il Ministro degli interni è una donna, e parimenti il Ministro della giustizia, e che nei concorsi dove vale il merito, ovunque, c'è una stragrande maggioranza di donne vincitrici.

Ma se arriviamo invece a questa mozione, il grande impegno quale dovrebbe essere? Quello di mettere le donne che fanno politica in condizioni di fare politica senza essere discriminate rispetto a questioni familiari, ai figli, ai carichi di cui si devono sobbarcare rispetto alla disattenzione del mondo maschile. Invece la politica delle quote che cosa comporta? Cito un caso concreto: comporta che un nostro collega, che è vice sindaco di Roma, a un certo punto deve dimettersi perché al suo posto, per legge, ci deve andare una donna. Dopo di che, come hanno spiegato Antonio Baldassarre e altri eminenti presidenti della Corte costituzionale, noi, per eliminare una discriminazione teorica, facciamo delle discriminazioni pratiche. Tiriamo via Antonio e ci mettiamo Maria, o tiriamo via Maria e ci mettiamo Antonio: perché uno è più bravo dell'altro? No, lo facciamo per una questione di quota. Tu sei fuori quota e devi andartene! (Proteste dal Gruppo PD).

Scusate, ma se io in un Comune voglio presentare una lista solo femminile o voglio fare una Giunta composta solo da donne non posso farlo perché la legge obbliga la Giunta a rispettare una data percentuale di uomini e di donne. Noi togliamo la libertà, per esempio, di partecipare alle elezioni con una lista femminile, perché ci deve essere per forza una quota di genere maschile. Allo stesso modo, un concorso può essere vinto anche dal 100 per cento di donne se sono più brave degli uomini, perché l'articolo 3 della Costituzione dice che non si può essere discriminati in base al sesso. Se la donna è più brava di me, è lei che deve ricoprire quell'incarico, ma se l'uomo è più bravo deve essere lui.

Ora, la politica delle quote per legge cancella tutti questi discorsi e comporta, come ho detto prima, il fatto che per eliminare una discriminazione teorica - per eliminare la quale andrebbero rimosse tutte le condizioni che impediscono alle donne di accedere agli incarichi, da consigliere comunale a parlamentare - introduce una discriminazione di fatto, perché discrimina una persona di sesso maschile facendo passare al suo posto una di sesso femminile, o viceversa, solo in base al genere, e questo è contrario ai nostri principi costituzionali.

Capisco le condizioni economiche del Paese, anche perché mi sono interessato degli asili nido, per i quali abbiamo stanziato, come l'ex ministro Bindi prima di noi, 400 milioni di euro. È una briciola, rispetto a un Paese che ha ancora strutture e servizi molto ridotti, specialmente al Sud, per le famiglie e le donne, ma è quello il luogo dove operare per far sì che le donne possano accedere alla politica come gli uomini senza avere degli handicap che impediscono loro di farlo, non con la politica delle quote. Questo è uno dei modi costituzionalmente corretti. Ricordo infatti che la Corte è già intervenuta in materia dicendo che bisogna favorire le politiche di accesso ma bocciando una legge del 1994 che prevedeva di comporre le liste con l'alternanza uomo-donna e spiegando bene che quella legge era incostituzionale per le ragioni che ho detto sopra. (Commenti dal Gruppo PD. Proteste delle senatrici Franco Vittoria e Amati).

Io penso che il Senato sia una cosa seria. E allora, scusatemi (lo dico ai colleghi): ma come si fa a dire che per un argomento così serio si iscrivono a parlare soltanto le donne? Lo dico alle colleghe: è offensivo per voi il fatto che un argomento decisivo per il futuro del Paese e per l'equilibrio dei generi sia una questione solo delle donne e non anche degli uomini e sia una questione che il Senato liquida in mezz'ora perché c'è una cerimonia al Quirinale, senza approfondire tutti i problemi sottostanti a questo argomento, che sono decisivi per il futuro del nostro Paese! Queste sono le motivazioni per le quali mi asterrò dal voto su questa mozione. (Applausi dal Gruppo PdL. Commenti delle senatrici Bianconi e Bonfrisco).