BIANCONI (PdL). Signor Presidente, vorrei iniziare il mio intervento rivolgendo un ringraziamento a lei, per le sue parole, che mi rendono molto orgogliosa di essere qui, oggi, a trattare con lei e con tutti i colleghi del Senato questa mozione. Grazie, signor Presidente. (Applausi).
Signor Presidente, se non vogliamo commettere l'errore di commentare in modo rituale questa mozione - e non lo vogliamo fare, perché gli occhi di tutte le italiane e di tutti gli italiani oggi convergono in quest'Aula - illustrerò brevemente il testo nel quale si sono riconosciute tutte le donne rappresentanti delle forze politiche dell'arco costituzionale e anche moltissimi nostri colleghi, che voglio ringraziare.
Voglio cominciare proprio affermando, secondo quanto si sostiene nella mozione, che a tutt'oggi non è stata data completa attuazione al principio sancito dall'articolo 51 della Costituzione in materia di promozione di pari opportunità tra donne e uomini nell'accesso alle cariche elettive, al fine di costruire una seria democrazia paritaria capace di riconoscere una realtà sociale nella quale le donne siano sempre più protagoniste e di garantire loro un'adeguata rappresentanza nella politica.
Tutto ci dice che le donne hanno libero accesso alle cariche elettive, ma non in forma paritaria. Eppure tutti gli organismi internazionali, già nel lontano 1953, a New York, hanno sollecitato questo punto come una delle grandi ricchezze della società. Nel 1979, è stata ribadita all'ONU l'assoluta necessità di uguaglianza.
Anche l'Unione europea ha trattato questi argomenti con molta precisione. Nella Carta di Nizza si stabilisce che la parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi. È da queste parole, presenti negli atti fondamentali dell'Unione europea e anche nella Costituzione italiana, che oggi vogliamo avviare le nostre riflessioni.
I dati sono ancora drammatici: il nostro Parlamento vede una presenza di donne pari al 17 per cento; in molti altri Paesi europei, anche grazie ad azioni e leggi precise votate dai Parlamenti, la presenza delle donne sfiora il 50-60 per cento. Dunque, noi dobbiamo percorrere ancora molto strada su questo terreno.
Ci viene in aiuto una ricerca, pubblicata proprio ieri, di due ricercatrici dell'Università Bocconi: è un soccorso che rafforza ulteriormente le nostre convinzioni, semmai avessimo ancora bisogno di altre motivazioni. Si afferma: «Inserire le signore per forza perché lo chiede la legge non abbassa la qualità e non è antidemocratico. Effetto quote rosa in politica: si alza la qualità degli eletti». Noi siamo sempre stati convinti di questo. Per tale motivo, ancora una volta abbiamo voluto tentare, tutte insieme, di compiere un piccolo passo avanti in questa direzione.
Presso la 1a Commissione permanente del Senato si sta discutendo la legge elettorale: quale miglior campo per inserire qualche germe di grande novità! La mozione n. 576 (testo 2) termina chiedendo un impegno a noi legislatori, che siamo i primi responsabili ad accogliere tale novità ed inserirla nella novella legislativa, e anche al Governo, che poi si esprimerà su questa particolare norma di civiltà; si chiede, infatti, che anche l'Esecutivo possa vigilare affinché tale provvedimento sancisca finalmente la parità di genere nella nostra legge elettorale.
Certamente dobbiamo dispiacerci del fatto che i tavoli che compongono le grandi riforme ancora vedono soltanto la partecipazione di uomini. Ciò rappresenta sicuramente un dato negativo; tuttavia, se oggi da quest'Assemblea verrà assunto un impegno preciso affinché la prossima legge elettorale recepisca questo intendimento che ci sta particolarmente a cuore, vorrà dire che il Parlamento è maturo per compiere un salto di qualità.
Termino sottolineando che abbiamo al nostro fianco il Presidente del Senato, al quale rivolgo commossa un saluto e un ringraziamento in questa giornata. (Applausi delle senatrici Bonfrisco e Colli). In tutte le sue dichiarazioni, anche degli ultimi giorni, egli ha voluto sottolineare l'importanza di tale equiparazione.
Dunque, incamminiamoci velocemente su questa strada che rappresenta una battaglia di civiltà, affinché le donne possano, così come avviene in tutti i campi (dalla ricerca al lavoro e alla famiglia), portare un surplus di democrazia e di attenzione sul vissuto quotidiano anche all'interno delle Assemblee parlamentari, dei Consigli regionali e dei Consigli comunali, là dove si creano le leggi e si può cambiare - e noi lo vogliamo fare in positivo - la vita delle persone. (Applausi dai Gruppi PdL e PD e della senatrice Boldi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Germontani per illustrare la mozione n. 577.