Discussione delle mozioni nn. 576 (testo 2) e 577 sul riequilibrio della rappresentanza politica
Approvazione della mozione n. 576 (testo 3). Ritiro della mozione n. 577
PRESIDENTE. Nel giorno della festa della donna, ricorda le lotte e i sacrifici compiuti dalle donne nella rivendicazione di fondamentali diritti civili e politici e richiama l'attenzione sulla strada che resta ancora da compiere verso una reale uguaglianza, obiettivo indispensabile per realizzare una società migliore e più giusta.
BIANCONI (PdL). L'articolo 51 della Costituzione promuove le pari opportunità tra donne e uomini nell'accesso alle cariche elettive, ma la presenza femminile nel Parlamento presenta quote nettamente inferiori rispetto a quelle di molti altri Paesi. Lo strumento delle quote rosa obbliga alla parità di genere sostanziale, senza limitare né comprimere la qualità dalla rappresentanza parlamentare. La mozione n. 576 (testo 2) chiede quindi al Governo di sostenere il riconoscimento di tale principio di uguaglianza nelle nuove norme in materia elettorale che il Parlamento si impegna a discutere. E' una battaglia di civiltà affinché, così come avviene in tutti i campi, le donne possano portare un surplus di democrazia e di attenzione sul vissuto quotidiano anche all'interno delle sedi istituzionali nazionali e locali dove si creano le leggi e si può cambiare la vita delle persone.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Rilevando la ristrettezza dei tempi imposti al rilevante dibattito odierno, riconoscendosi nella mozione unitaria, ritira la mozione n. 577.
I senatori LEGNINI (PD), GHIGO (PdL) e PEDICA (IdV) comunicano i nomi dei senatori dei rispettivi Gruppi che sottoscrivono la mozione n. 576 (testo 2).
PORETTI (PD). Toglie la firma dalla mozione n. 576 (testo 2) poiché, al momento della sottoscrizione, nel dispositivo non si faceva riferimento alla discrezionalità dei partiti nella stesura delle liste elettorali, in merito alla quale il Governo non può essere chiamato ad intervenire.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). L'esame della mozione in oggetto rappresenta, più che un atto di indirizzo nei confronti del Governo, l'occasione per avviare un dibattito sulle disparità di genere, evitando di banalizzare la problematica.
DE FEO (PdL). Da unica senatrice eletta nel PdL nella regione Campania, non può non sottolineare che anche in un Paese islamico come la Libia è in fase di elaborazione una nuova legge elettorale che prevede l'alternanza di candidati femminili e maschili nelle liste.
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). La mozione unitaria n. 576 (testo 2) dovrebbe recare come prima firmataria la senatrice Finocchiaro, Presidente donna di uno dei principali Gruppi parlamentari del Senato.
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione.
GIOVANARDI (PdL). Nel lamentare l'inopportunità di comprimere il dibattito in favore della celebrazione delle cerimonie esterne al Parlamento, preannuncia il voto di astensione sulla mozione n. 576 (testo 2) in quanto richiede al Governo di attivarsi per sostenere per legge una parità di genere in favore della rappresentanza femminile, atto che rischia di creare nuove discriminazioni. Essendo l'uguaglianza tra generi già riconosciuta a livello formale dall'impianto legislativo vigente che garantisce alle donne l'accesso a tutti gli incarichi pubblici, l'azione delle istituzioni deve concentrarsi sull'eliminazione degli ostacoli sostanziali.
CARLINO (IdV). La parità della rappresentanza di genere è un principio costitutivo del sistema democratico ed è pertanto grave il forte ritardo del Paese nel valorizzare il contributo delle donne nelle Assemblee elettive e nei processi decisionali in generale. Auspica quindi una riforma della normativa elettorale, che venga elaborata anche con il contributo della Commissione per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio e delle associazioni attive sul tema, che preveda un incremento forzoso della rappresentanza femminile a tutti i livelli, dal momento che il sistema delle quote ha portato risultati positivi in molti Paesi europei e si sta sperimentando con successo in alcune Regioni italiane.
POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). La rituale discussione odierna mette in evidenza l'incapacità del legislatore di risolvere un problema annoso. Bisogna interrogarsi sul ruolo svolto dai partiti, dal momento che la legge elettorale in vigore avrebbe consentito di incrementare in modo sostanziale la rappresentanza femminile già dalle passate elezioni, mentre va apprezzata la decisione del Governo Monti di riservare a delle donne alcuni Ministeri importanti. Ritira dunque il sostegno alla mozione, auspicando che la Commissione Affari costituzionali del Senato, che ha all'esame specifici provvedimenti, possa agire concretamente per favorire la presenza femminile nelle assemblee elettive.
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Auspica che l'approvazione della mozione unitaria, positivamente sottoscritta da un ampio numero di senatori di entrambi i generi, possa aiutare la concreta modifica della legislazione vigente e creare le condizioni per rimuovere gli ostacoli, ancora esistenti, ad un maggiore protagonismo delle donne in politica e all'interno dei partiti. Per tale motivo sarà molto importante la presenza delle donne nelle sedi in cui verrà affrontato il tema della riforma istituzionale ed elettorale. Auspica infine la celere calendarizzazione della mozione per il contrasto alla violenza sulle donne.
BOLDI (LNP). Il riproporsi del dibattito sulla rappresentanza femminile nelle assemblee elettive testimonia l'incapacità del Parlamento di risolvere il problema e dimostra che l'equilibrio di genere nella rappresentanza politica non può essere ottenuto senza un intervento normativo che lo favorisca. È dunque necessario prevedere delle azioni positive, anche di natura temporanea, per superare le resistenze presenti nella società e nella classe politica ad una maggiore rappresentanza femminile negli organi elettivi e nei vertici dei partiti. Questo compito spetta al Parlamento e non certo ad un Governo di natura tecnica, ed è quindi auspicabile che l'approvazione della mozione incida positivamente sul dibattito che la Commissione affari costituzionali dovrà affrontare sulla riforma istituzionale ed elettorale.
FRANCO Vittoria (PD). Sebbene nove anni fa sia stato inserito in Costituzione il principio della promozione della parità tra uomo e donna, il legislatore non è ancora riuscito ad approvare una normativa che contrasti nei fati la discriminazione di genere. È necessario un impegno condiviso per costruire una democrazia paritaria, che offra alle donne le opportunità e le responsabilità che meritano: per questo va accolta positivamente la decisione di molti senatori di firmare la mozione in esame. Alla luce delle resistenze dei partiti a valorizzare la rappresentanza femminile, è dunque indispensabile che la nuova legge elettorale preveda anche una norma anti-discriminatoria.
ALLEGRINI (PdL). La crisi economica, con le sue conseguenze in termini di disoccupazione, sottoccupazione e ridimensionamento del welfare, ha fatto segnare un arretramento della condizione femminile e la politica continua ad essere appannaggio esclusivo degli uomini. La nuova architettura istituzionale del Paese deve tenere conto degli indirizzi europei in tema di riequilibrio della rappresentanza di genere e l'applicazione effettiva del principio richiede un sistema sanzionatorio nei confronti dei partiti che non rispettino le quote rosa. Sostiene la mozione unitaria.
MALAN (PdL). La questione della pari opportunità di genere andrebbe affrontata con maggiore concretezza e pragmatismo muovendo, certamente da meccanismi che garantiscano l'elezione di un maggior numero di donne, ma anche dal sostegno alla maternità e dalla tutela delle donne sui luoghi di lavoro e dell'immagine femminile nei media.
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione.
MARTONE, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Esprime parere favorevole sulla mozione che impegna il Governo a sostenere, in sede di riforma del sistema elettorale, iniziative parlamentari volte ad assicurare un'equilibrata rappresentanza di entrambi i generi. Ricorda che all'esame della Commissione affari costituzionale vi è un disegno di legge sulle quote di lista e la doppia preferenza di genere, che è volto a dare attuazione al principio delle pari opportunità sancito dall'articolo 51 della Costituzione. Sulla stessa linea si muovono le disposizioni contenute nel disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 febbraio sulle modalità di elezione dei Consigli e dei Presidenti delle Province.
PRESIDENTE. Passa alla votazione.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Nel dichiarare voto favorevole alla mozione, ricorda che un anno fa il Parlamento ha approvato una legge sulla presenza femminile nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa che rappresenta un esempio positivo anche a livello europeo. Si augura che il Governo, che nel decreto salva Italia ha inserito incentivi all'assunzione di giovani e donne, possa occuparsi quanto prima dei temi dell'occupazione femminile e della conciliazione tra lavoro e famiglia.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). La questione di fondo non è affermare una parità che neghi le differenze, bensì garantire la piena affermazione delle potenzialità femminili inespresse. Personalmente contraria al sistema delle quote, ha sottoscritto la mozione per sottolineare la necessità di un lavoro culturale volto a superare stereotipi sessisti discriminatori e differenze sostanziali in ambito lavorativo e retributivo, che rappresentano altrettante lesioni di diritti costituzionali. Chiede quindi che l'atto di indirizzo contempli anche la creazione di uno specifico Ministero e l'istituzione di una Commissione parlamentare per la parità e la non discriminazione.
FINOCCHIARO (PD). Il fatto che nel corso del dibattito siano emerse idee e posizioni diverse indica che c'è un reale interesse sulla questione. Lo strumento delle quote ha una sua dignità teorica e politica ed è stato utilizzato in molte democrazie; tuttavia il problema reale non è tanto quello di tutelare il genere femminile, quanto piuttosto di fare in modo che la forza e il protagonismo delle donne italiane ottengano finalmente il posto e il riconoscimento che meritano. Si tratta di una questione politica spinosa, dal momento che il sistema di potere in Italia è tradizionalmente in mano maschile e c'è dunque la necessità di rompere schemi, rapporti di forza e gerarchie consolidati. Chiede che nel testo della mozione n. 576 (testo 2) sia eliminata l'ultima frase del dispositivo.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Annuncia a titolo personale l'astensione, ritenendo che, anziché garantire una riserva di posti, sarebbe necessario rimuovere all'origine gli ostacoli che si frappongono alla piena affermazione delle donne, garantendo servizi pubblici più adeguati e maggiori detrazioni per la famiglia. Ritiene inoltre che l'Aula stia impiegando troppo tempo nella discussione di atti di indirizzo, a scapito dell'attività legislativa.
PRESIDENTE. Prende atto del fatto che non c'è accordo sulle proposte di modifica avanzate dalla senatrice Sbarbati. Pertanto la mozione n. 576 sarà posta ai voti con la sola modifica proposta dalla senatrice Finocchiaro (v. testo 3 nell'Allegato A).
MARTONE, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Esprime parere favorevole sulla mozione n. 576 (testo 3).
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Invita nuovamente le presentatrici ad accogliere le proposte di modifica, altrimenti annuncia il voto di astensione.
Con votazione nominale elettronica, il Senato approva la mozione n. 576 (testo 3).