DIVINA (LNP). Signora Presidente, signor Sottosegretario, lei sa perfettamente di cosa stiamo parlando: non esiste un bene paragonabile ai derivati del petrolio: è un mercato anomalo di per sé, perché parte da un sistema di prezzi non regolamentato, non si basa sul rapporto domanda-offerta ed i Paesi produttori che aderiscono al cartello prestabiliscono il prezzo di questo materiale.
La seconda anomalia deriva dal fatto che soltanto per questo tipo di bene la competizione in senso verticale è pari a zero. Normalmente c'è chi produce un bene, chi lo trasforma, chi lo distribuisce e chi lo vende, e tutti i soggetti coinvolti operano in competizione e possono riferirsi ad un livello sovraordinato, giocando naturalmente sul prezzo. In questo caso addirittura lo stesso soggetto cura l'estrazione, il trasporto, la raffinazione, la distribuzione e la vendita.
Qualcosa abbiamo migliorato: un nostro disegno di legge è stato recepito nell'ultimo decreto Monti, per cui, grazie a ciò, almeno l'ultimo anello della filiera è più autonomo, in quanto il gestore dell'impianto può acquistare una parte di quanto venderà al miglior prezzo e non obbligatoriamente presso la sua compagnia di riferimento.
I prezzi oggi sono proibitivi, ma nel prezzo di 1,80 euro al litro di benzina che, abbiamo ricordato varierà poco da pompa a pompa, più di 1,10 euro sono deriva da oneri fiscali. Come qualcuno, fra cui il senatore Pinzger, ha illustrato, verificando questi oneri fiscali si resta perplessi perché hanno inizio nel 1935 (con la famosa guerra di Abissinia) e ad ogni disgrazia (dal Vajont alle alluvioni, fino ai terremoti che si sono succeduti) hanno visto, per una specie di tassa di scopo, un aumento fino ad arrivare all'ultimo decreto, il cosiddetto "salva-Italia", che ha effettivamente fatto fare un balzo notevole. L'aumento di 11 centesimi dell'accisa sul gasolio, su cui grava un ulteriore 21 per cento di IVA, fa capire l'ultimo balzello operato.
Il problema del mancato gettito per l'erario determinato dalla convenienza ad acquistare benzina o gasolio oltre confine non è recente: risale al 1995, quando l'allora Governo Berlusconi dovette far fronte, attraverso una normativa, alla prima emergenza di questo tipo, causata dalla dichiarazione di indipendenza della Slovenia a seguito della disgregazione dell'ex Iugoslavia. La Slovenia, per far partire la propria economia, decise di sgravare completamente i combustibili da ogni tipo di imposta.
A fronte di un prezzo della benzina pari a circa 1.000 lire al litro, la Slovenia praticava un prezzo di 400 lire. Si dovette intervenire immediatamente, e la legge n. 549 del 1995 stabilì che tutte le Regioni di confine avrebbero avuto la facoltà di fissare delle fasce entro le quali defiscalizzare i combustibili, per evitare il fenomeno delle migrazioni.
Alcune Regioni hanno provveduto a dare attuazione alla suddetta legge, riproposta con atti normativi più recenti. Ad esempio, il Piemonte e la Lombardia hanno intrapreso la via del bonus e di un prezzo agevolato della benzina per chi vive nei territori più vicini al confine. Sembra peraltro, che il prezzo agevolato della benzina non sia stato recepito in modo puntuale nell'area del lago di Como dove rientra nella misura adottata solo la fascia di Comuni entro 20 chilometri dal confine. Si dovrebbe arrivare almeno a 35-40 chilometri dal confine.
Diverso è il caso della Regione a statuto speciale Friuli Venezia Giulia, che attualmente ha una compartecipazione al gettito derivante dalle accise di circa 30 centesimi. A seguito degli ultimi aumenti, anche l'agevolazione offerta dal Friuli non è sufficiente: si è stimato che la compartecipazione al gettito delle accise dovrebbe arrivare a circa 42 centesimi per continuare a tamponare il suddetto fenomeno.
Qualche collega ha già citato alcuni dati. Oggi gli svantaggi non sono irrilevanti: ad esempio, il delta con la Svizzera è di circa 30 centesimi a litro; quello con la Slovenia di 38; aggiungo che con l'Austria è di 38 centesimi a litro.
Le Province autonome di Trento e Bolzano non hanno invece dato applicazione alle normative in materia di accise: per ragioni diverse hanno ritenuto di incamerare tutte le accise e non hanno voluto introdurre degli sconti per evitare il fenomeno migratorio per l'acquisto di carburante. Tutto ciò causa delle perdite nette per l'erario. Ci siamo rifatti ai dati elaborati da Confcommercio: per la Lombardia e il Piemonte la perdita di gettito nei riguardi della Svizzera è di 243 milioni di euro l'anno, mentre per il Friuli-Venezia Giulia la perdita netta per l'erario italiano nei confronti della Slovenia sarebbe di 230 milioni di euro l'anno.
La nostra mozione ha ricordato praticamente tutti questi dati e questi elementi, sollecitando il Governo perché si porti almeno a 60 milioni il plafond a disposizione del Piemonte e della Lombardia. Ricordiamo che quei 60 milioni sarebbero ampiamente ripagati dai 243, che è la perdita ad oggi stimata e dovuta alla «migrazione» per il pieno di benzina. Si porti altresì almeno al 42 per cento la partecipazione delle accise di cui gode il Friuli-Venezia Giulia. Per il Trentino-Alto Adige mi permetto di suggerire che quelle Regioni di confine, che non hanno ancora provveduto a dare l'applicazione alle normative in materia di accise, vengano stimolate dal Governo perché, anche se non abbiamo dati oggettivi di perdita secca, siamo comunque in grado di dire che una certa perdita c'è, come illustrato dal collega Pinzger con qualche dato e qualche numero. Noi crediamo che anche per i cittadini del Trentino-Alto Adige, cittadini residenti, famiglie, imprese e chi opera, sarebbe interessante poter avere questa agevolazione per due ragioni: in primo luogo, per evitare di esportare capitali e lasciare reddito oltre confine; in secondo luogo perché (scopriamo l'acqua calda), se non detassiamo qualcosa, se non lasciamo in tasca qualcosa in più ai cittadini, è impensabile che ci sia ripresa e aumento dei consumi. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Pinzger).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Li Gotti per illustrare la mozione n. 563.