Discussione delle mozioni nn. 522, 527, 552, 556, 557, 558, 563 e 564 sulle accise sui carburanti nelle zone di confine (ore 18,31)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00522, presentata dal senatore Butti e da altri senatori, 1-00527, presentata dal senatore Camber e da altri senatori, 1-00552, presentata dalla senatrice Castiglione e da altri senatori, 1-00556, presentata dal senatore D'Alia e da altri senatori, 1-00557, presentata dal senatore Pinzger e da altri senatori, 1-00558, presentata dal senatore Divina e da altri senatori, 1-00563, presentata dal senatore Belisario e da altri senatori, e 1-00564, presentata dal senatore Pistorio e da altri senatori, sulle accise sui carburanti nelle zone di confine.
Ha facoltà di parlare il senatore Butti per illustrare la mozione n. 522.
BUTTI (PdL). Signora Presidente, colleghi, signor sottosegretario Polillo, desidero innanzitutto ringraziare tutti i colleghi, e non solo quelli geograficamente coinvolti (mi riferisco quindi prevalentemente ai lombardi, ai piemontesi e ai friulani), ma anche coloro i quali hanno sottoscritto, indipendentemente dai Gruppi di appartenenza, la mozione n. 522. Ringrazio altresì i colleghi che hanno presentato testi simili al nostro, perché in questo modo, seppur successivamente, hanno dato forza alla parlamentarizzazione di un problema serio. In questa sede stiamo indicando al Governo la strada per non perdere entrate erariali per 500 milioni, e non ci sembra poco.
Abbiamo avvertito un passo avanti: rispetto al momento in cui è stata calendarizzata questa mozione dobbiamo infatti registrare una importante novità: il Governo si è impegnato in Commissione, come riporta il Resoconto stenografico della relativa seduta, a trattare la materia della scontistica sui carburanti nelle fasce di confine nel primo provvedimento utile, che credo debba essere il decreto-legge in materia fiscale. Di fronte a una promessa così solenne, il senatore Saro, io e altri colleghi, tra cui anche il senatore Pichetto Fratin, abbiamo ritirato gli emendamenti presentati in Commissione al decreto-legge sulle liberalizzazioni, proprio su invito del Governo, come riferiscono i Resoconti parlamentari.
Comprendiamo la complessità della materia anche a causa di ostacoli normativi europei, che però speriamo di aver arginato definitivamente nelle frequenti riunioni tenutesi sul tema. Anche oggi, ad esempio, abbiamo incontrato il sottosegretario Vieri Ceriani, che ci ha indicato una via d'uscita. Il voto del Parlamento su questa mozione sarà quindi di ulteriore conforto al Governo.
A questo punto però abbiamo politicamente bisogno di certezze: le nostre imprese, i lavoratori e anche gli automobilisti ne hanno bisogno. Ci fa piacere che il Governo abbia recepito le richieste, ora però dobbiamo trovare insieme la copertura economica, perché, come tutti i colleghi sanno, la benzina viaggia ormai ad ampie falcate verso i 2 euro al litro. Ci sono vaste zone del Paese in cui il differenziale del prezzo tra il carburante venduto in Italia e quello venduto oltre confine genera un fenomeno conosciuto come pendolarismo del pieno: i cittadini residenti nelle aree di confine si riforniscono di carburante presso le reti distributive dei Paesi confinanti, ovviamente con un risparmio notevolissimo. È il caso delle fasce settentrionali della Lombardia e del Piemonte, Regioni in cui il fenomeno è stato contrastato, riteniamo con qualche efficacia anche per quanto riguarda l'erario e l'occupazione, con una serie di misure di scontistica sul prezzo finale del carburante, finanziate dal recupero erariale sull'evasione dei consumi. È il caso anche del Friuli-Venezia Giulia, dove sono state applicate misure simili a quelle lombarde e piemontesi, con l'aggiunta di altre misure fiscali che saranno poi illustrate dai colleghi. L'aumento dell'imposizione fiscale sui carburanti registrato nel 2011 ha però reso del tutto inefficace ogni intervento statale e regionale utile al contrasto del fenomeno del pendolarismo del pieno, e semmai ha esteso ulteriormente le fasce geografiche interessate da questo fenomeno.
Chi va all'estero per il rifornimento di carburante acquista poi anche beni di altro tipo: si chiamano beni ad alta componente fiscale (così ci insegnano i tecnici). Cito tra tutti i tabacchi, oppure altri generi di prima necessità. Questo cosa comporta? Lo abbiamo spiegato al sottosegretario Polillo e al sottosegretario Ceriani: un evidentissimo, pesante e ulteriore mancato introito per l'erario di circa 500 milioni di euro. Poiché non vogliamo crederci e siamo un po' come San Tommaso vogliamo allora fare due conti. Stime elaborate dalle categorie, dai sindacati e dalle Regioni, finanche da alcuni funzionari dei Ministeri competenti parlano per il 2012 di un'evasione dei consumi di circa 500 milioni di litri di carburante: ciò significa che il danno erariale, in caso di mancato intervento, sarà di più di 500 milioni di euro.
Questa mozione ha allora tre obiettivi: il primo è certamente quello di salvaguardare centinaia di posti di lavoro oggi a rischio su tutta la fascia di confine citata; il secondo è di aumentare le entrate per l'erario (stiamo parlando di più di 500 milioni di euro) disincentivando quindi i pendolari del pieno; il terzo è di soddisfare le necessità degli automobilisti e di centinaia di imprese. Ci sembrano tre valide motivazioni per non perdere nemmeno un secondo, non solo per l'approvazione di questa mozione ma per l'applicazione delle misure necessarie.
Occorre rinegoziare i rapporti con le Regioni interessate incrementando e rimodulando gli sconti erogati nelle fasce di confine; dobbiamo anzi aumentare le dimensioni di dette fasce per agevolare l'erario e difendere l'occupazione. Bisogna finanziare la politica di incremento degli sconti da applicare all'acquisto dei carburanti nelle zone di confine con la Svizzera, la Slovenia, la Francia e l'Austria, in modo da rendere efficaci anche le misure già disposte dalle Regioni interessate con leggi proprie.
Per far comprendere meglio la materia a chi ci ascolta e ovviamente al Governo, vorrei citare alcune cifre (sempre che in queste ore il prezzo del carburante non abbia subìto un ulteriore incremento), prendendo come riferimento il prezzo di un litro di benzina, pari a 1,76 euro.
Ebbene, su tale prezzo registriamo imposte per circa il 58 per cento (più di 1 euro al litro); il costo del carburante incide poi sul consumatore per il 33 per cento (60 centesimi di euro al litro), la distribuzione per il 9,3 per cento (16 centesimi di euro al litro); il margine del benzinaio è infine di 4 centesimi di euro al litro, un margine veramente misero. Il macigno delle imposte italiane che grava sul costo della benzina offre così a Francia, Slovenia, Austria e Svizzera una fiscalità di vantaggio considerevole. Vale quindi la pena - eccome, se vale la pena - sottosegretario Polillo, intervenire, e farlo rapidamente, come da noi indicato.
Lo chiedono centinaia di imprese, lo chiedono lavoratori e milioni di italiani, che non vogliono ingrassare i bilanci stranieri ma, soprattutto, lo chiede il buonsenso.
Auspichiamo l'approvazione unanime di questa mozione ma, soprattutto, un intervento immediato ed efficace del Governo, che ringrazio per l'attenzione e per la sensibilità dimostrata, ma che ora esorto alla massima concretezza. (Applausi dal Gruppo PdL).