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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 687 del 07/03/2012


DI NARDO (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, la crisi del settore dell'ippica, con la conseguente chiusura di numerosi ippodromi presenti sul territorio italiano, sta mettendo a rischio il futuro di 50.000 addetti ai lavori e di circa 15.000 cavalli. Dunque, la crisi economica che stiamo vivendo sta colpendo tutti i settori del Paese e, tra questi, non è escluso quello ippico a cui quest'anno lo Stato ridurrà i finanziamenti del 40 per cento.

Il tema apre preoccupazioni e proteste su un doppio fronte, relativo da una parte alla protezione degli animali e dall'altra alla tutela dei lavoratori. Nei giorni scorsi, a Napoli, sono state organizzate proteste da parte di coloro che rischierebbero di perdere il proprio impiego a causa di una possibile chiusura dell'ippodromo di Agnano e di altre strutture analoghe presenti sul nostro territorio.

Il comitato partenopeo ha espresso la propria opposizione al taglio del 70 per cento dei finanziamenti non soltanto in riferimento ai prevedibili licenziamenti degli addetti al settore, ma anche tenendo presente che la chiusura degli ippodromi comporterebbe la morte certa di migliaia di cavalli.

È naturalmente proprio quest'ultimo punto a destare le maggiori preoccupazioni da parte delle associazioni animaliste, le quali hanno espresso il proprio parere sui possibili futuri sviluppi della situazione, tenendo presenti differenti ambiti e prospettive, tra cui il pericolo di infiltrazione della criminalità nell'organizzazione di corse clandestine, i rischi per la salute derivanti dalla commercializzazione di carne proveniente da cavalli allevati per essere destinati a pratiche sportive, e non al macello, e la necessità di proteggere i cavalli dal rischio di strumentalizzazione da parte del settore ippico. Infatti, secondo un allarme lanciato dallo stesso mondo dell'ippica, 15.000 cavalli rischiano il macello. Mancano sempre più i soldi per mantenere un esemplare e lo Stato è in parte colpevole della crisi, poiché - come lamenta chi lavora nella categoria - «sta facendo fallire l'ippica a causa di una gestione scellerata dei Monopoli che favoriscono il gioco d'azzardo».

Il crollo delle scommesse (oggi è del 26 per cento) più il taglio del 43 per cento ai montepremi sta facendo tremare la categoria. L'ultimo colpo è arrivato con l'autorizzazione da parte dei Monopoli alle corse virtuali, che sposteranno le scommesse dagli ippodromi alle sale da gioco. Le contestazioni sono contro i tagli dell'ex UNIRE, oggi Agenzia per lo sviluppo del settore ippico, e contro gli sprechi dell'ultimo ministro Saverio Romano.

Le soluzioni per i proprietari dei campioni da corsa sono attualmente la vendita all'estero, quella clandestina alla malavita oppure il macello. Quest'ultimo comporta, però, il rischio di infezioni, perché un esemplare da corsa non può, secondo legge, essere destinato al settore delle carni da macelleria. Capita in tal modo che le uccisioni degli animali vengano fatte in condizioni pietose e in mattatoi clandestini. Quindi, laddove la crisi indebolisce un settore, il crimine organizzato può vedere occasioni di lucro. In questo caso, per i cavalli la crisi potrebbe tradursi in un aumento considerevole dei mattatoi clandestini e, dunque, delle macellazioni illegali.

Si tratta di un problema da non sottovalutare, considerando che, secondo la legge italiana, è vietata la macellazione e la commercializzazione della carne degli equini destinati o impiegati nelle competizione sportive. A quest'ultimi, infatti, vengono somministrate sostanze farmacologiche estremamente dannose per l'uomo. L'aspetto critico sta proprio nella debolezza del sistema di tracciabilità di questi animali: spesso accade che la vendita e il passaggio di proprietà di cavalli non vengano registrati, agevolando in questo modo le attività illecite.

Per garantire la salute dei cittadini e la tutela degli animali, nonché il rispetto della legalità e delle norme vigenti - cosi come richiesto da diverse associazioni, quali l'ENPA e la LAV - riteniamo necessario prevedere controlli straordinari per evitare l'eventuale verificarsi dei fenomeni descritti. Naturalmente il problema non si porrebbe se, come chiedono da tempo le associazioni animaliste, ai cavalli fosse riconosciuto lo status di animali d'affezione, l'unico che permetterebbe di tutelarli.

Un altro aspetto problematico riguarda lo sfruttamento dei cavalli a scopi illeciti. Secondo l'Osservatorio nazionale zoomafia della LAV, tra truffe e corse clandestine, i business illegali raggiungono circa il miliardo di euro l'anno e, proprio per questo, potrebbero aumentare.

Come abbiamo ribadito con la mozione firmata dal Gruppo dell'Italia dei Valori, sono note le criticità strutturali, gestionali e finanziarie dell'ex UNIRE.

Sono state poi particolarmente accese le contestazioni da parte degli operatori del settore contro i tagli fatti dall'UNIRE e contro gli sprechi dell'ex ministro pro tempore Saverio Romano.

Abbiamo altresì voluto richiamare l'attenzione del Governo sulla sentenza del 13 settembre 2007 della Corte di giustizia della Comunità europea. Essa, facendo seguito al ricorso della Commissione europea relativamente al fatto che l'Italia aveva rinnovato 329 concessioni per l'esercizio delle scommesse ippiche senza previa gara d'appalto, venendo così meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del Trattato della Comunità europea, ha sancito la violazione, da parte del nostro Paese, del principio generale di trasparenza, nonché dell'obbligo di garantire un adeguato livello di pubblicità. Ciò impone all'Italia di rivedere le modalità per l'attribuzione dei diritti per l'apertura di punti di vendita aventi come attività principale la commercializzazione e la gestione delle scommesse ippiche, nel pieno rispetto della sentenza suindicata.

In conclusione, i giochi pubblici su base ippica riguardano un settore, quale appunto quello delle corse dei cavalli, in cui purtroppo è abbastanza diffuso il ricorso illegale a sostanze dopanti somministrate agli animali, per aumentarne il rendimento e le prestazioni in gara; fenomeno forse ancora sottostimato e che necessita, invece, di una più capillare e costante azione di contrasto e di prevenzione.

Per questi motivi, il Gruppo Italia dei Valori, con la mozione n. 562, ha chiesto un impegno al Governo: ad adottare una riforma organica del settore ippico, anche prevedendo una diversa ripartizione della posta di gioco delle scommesse ippiche, nonché mettendo in atto un intervento sostanziale per la riduzione dei costi e la razionalizzazione della struttura operativa dell'ASSI; ad adottare ogni utile iniziativa affinché vengano eseguiti i controlli necessari ad evitare che scuderie ed allevatori senza scrupoli si lascino tentare da un facile lucro e si rendano complici di macellazioni clandestine, invece di occuparsi della ricollocazione degli equini, secondo quello che sarebbe il loro compito; ad intensificare i controlli su scuderie ed ippodromi, nel timore che la criminalità organizzata possa approfittare della lamentata crisi del settore ippico, al quale lo Stato quest'anno concederà un contributo ridotto, ma comunque corrispondente alla non trascurabile cifra di 235 milioni di euro; ad evitare le spiacevoli conseguenze delle azioni di coloro che potrebbero essere intenzionati ad approfittare della crisi dell'ippica ufficiale, mettendo in atto provvedimenti volti in particolare ad assicurare rigorosi controlli fiscali sulle attività di compravendita dei cavalli dismessi per prevenire il loro riutilizzo in attività criminali quali le corse clandestine o le macellazioni abusive; a prevedere il divieto di possedere cavalli, scuderie o attività inerenti all'ippica per i pregiudicati per reati a danno di animali, scommesse clandestine e gioco d'azzardo, anche attraverso l'adozione di misure di polizia, personali e reali, nei confronti di coloro che si ritiene, sulla base di elementi di fatto, siano abitualmente dediti alle corse clandestine e ai traffici delittuosi connessi, e di coloro che, per la condotta e il tenore di vita, si ritiene, sulla base di elementi di fatto, che vivano abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose connesse alla corse clandestine; a riconoscere ai cavalli lo status di animali d'affezione adottando così una reale misura di tutela nei loro confronti; a prevedere la destinazione di una quota percentuale delle somme provenienti dalle scommesse ippiche al fine di aumentare e rendere effettivamente efficaci i controlli veterinari nell'ambito delle corse dei cavalli e comunque per tutte quelle attività sportive nelle quali questi animali vengono utilizzati.

Inoltre, si chiede al Governo un impegno a promuovere l'introduzione di disposizioni volte a prevedere una sanzione delittuosa per chi organizza o partecipa a corse clandestine: attualmente il codice della strada di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992 prevede una mera sanzione amministrativa e, di fatto, la sola corsa non costituisce reato; la censura penale può arrivare solo se viene violato l'articolo 544-quinquies del codice penale che punisce l'organizzazione di competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l'integrità fisica, sanzione peraltro finora scarsamente applicata. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Legnini per illustrare l'ordine del giorno G1.