PEGORER - Al Ministro della difesa - Premesso che:
secondo notizie apparse sugli organi di stampa locale, sarebbe allo studio dei vertici militari italiani e dell'Alleanza atlantica l'ipotesi di realizzare nella zona della Carnia, in Friuli Venezia-Giulia, un poligono di tiro da utilizzare per le esercitazioni in ambito Nato;
nell'area in questione insiste un sito di interesse comunitario (SIC) ai sensi della direttiva comunitaria n. 92/43/CEE, del Consiglio, del 21 maggio 1992, recepita in Italia con regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, a partire dal 1997, come tale, tutelato a quanto alla conservazione dell'habitat naturale e della flora e fauna selvatiche;
un poligono di tiro, del tipo ipotizzato, comprometterebbe irrimediabilmente la vocazione turistica, paesaggistica e naturalistica del territorio e, com'è facile immaginare, l'ipotesi ha già destato preoccupazione e allarme tra gli amministratori locali e la stessa popolazione della zona,
si chiede di sapere:
se quanto riportato in premessa risulti corrispondente a verità;
in caso affermativo, se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso individuare, ai fini delle esigenze della difesa, aree alternative al territorio della Carnia e del Friuli Venezia-Giulia.
(3-02711)
LANNUTTI, DI NARDO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
la società Deiulemar attiva nel trasporto marittimo di merci e passeggeri, un vero e proprio colosso dei mari che gestisce oltre 60 navi e fatturati da centinaia di milioni di euro, certificata da KPMG e vigilata dalla Consob, ha emesso titoli per centinaia di milioni di euro fuori da qualsiasi controllo;
in un articolo pubblicato su "Linkiesta" il 23 febbraio 2012 si legge: «La Procura di Torre Annunziata ha aperto un'indagine sul crac Deiulemar. Contro ignoti, per ora, e tra mille cautele. (...) La notizia è stata confermata e dettagliata a "Linkiesta" direttamente dal procuratore capo di Torre Annunziata, Diego Marmo: "Confermo che sul caso Deiulemar è stato aperto un fascicolo, che, ad ora, raccoglie l'esposto presentato dalla società (con cui il nuovo amministratore delegato aveva reso nota l'emissione, nel passato, di titoli obbligazionari irregolari, nda) e quello di un obbligazionista. Per il momento non sono state definite ipotesi di reato né iscritti nomi di persone o società indagate; dagli elementi finora emersi si potrebbe pensare alla truffa, ma è un mare magnum che necessita maggiori approfondimenti, perché il caso interessa l'intera comunità torrese. Quindi agiremo con celerità, non posso e non voglio fermare chi intenda presentare querele, ma presteremo grande attenzione agli interessi dei piccoli risparmiatori utilizzando la massima cautela possibile"»;
un articolo di "Metropolis" dal titolo "Deiulemar, lo spettro del crac terrorizza Torre del Greco" del 18 gennaio 2012 riferisce una «voce di popolo» che in pochi giorni si è trasformata in un incubo per migliaia di piccoli e grandi investitori: «"La Deiulemar naviga in cattive acque", l'indiscrezione che ha scatenato un vero e proprio terremoto nella città del corallo. Dove la compagnia di navigazione nata nel 1967 è considerata una sorta di "cassaforte" per l'intera comunità, letteralmente gettata nel panico dall'incubo di perdere i risparmi di una vita. Una sorta di psicosi collettiva - alimentata dal recente precedente del crac Dimaiolines - che in due giorni ha convinto circa 500 "obbligazionisti" della Deiulemar a fare visita alla sede di traversa Vittorio Veneto: un pellegrinaggio della speranza per scacciare lo spettro di un fallimento che terrorizza 13.000 famiglie che ha paralizzato per due giorni il cuore del centro storico di Torre del Greco. "Siamo preoccupati, vogliamo conoscere il reale "stato di salute" della compagnia di navigazione", il leit motiv davanti agli uffici della Deiulemar. Un crescente stato d'ansia e preoccupazione che si è fermato solo quando in traversa Vittorio Veneto è comparso il comandante Michele Iuliano, semplicemente "il capitano" per migliaia di risparmiatori. Nel giorno del suo ottantottesimo compleanno, il fondatore - insieme a Giuseppe Lembo e Giovanni Della Gatta - della Deiulemar ha rassicurato gli "azionisti" della compagnia di navigazione di Torre del Greco, riprendendo e ampliando i concetti già espressi in una nota ufficiale: "La Deiulemar è cosciente delle preoccupazioni dei propri creditori - il testo del documento - e vuole rassicurare tutti che i vertici della società sono presenti in città e stanno lavorando intensamente per rispondere a tali preoccupazioni e fornire i necessari chiarimenti in tempi brevi"»;
in un articolo pubblicato il 3 febbraio su "Agorà Vox" dal titolo: "Deiulemar, anche le famiglie investitrici di Ercolano chiedono chiarimenti", viene messo in luce che «il fallimento dell'armatore Di Maio ha portato lo scompiglio all'interno della politica di investimento dei comuni cittadini di Torre del Greco, città a sud del capoluogo campano. Tanto da portare gli investitori della Deiulemar, altra azienda del settore marittimo, a mettersi in coda allo sportello per chiedere la restituzione del capitale investito, con i relativi interessi. Situazione tragica e impossibile a realizzarsi. Questo assunto è dato per tale per l'operazione messa in campo dalla suddetta azienda che, per evitare il tracollo finanziario diretto, ha deciso di provare a guadagnare tempo. Avvertendo prima dei propri investitori il pericolo la Deiulemar ha presentato alla Procura della Repubblica di Napoli una denuncia contro ignoti dichiarando di essere venuta a conoscenza della presenza di cedole false attestanti l'investimento fatto. In seguito ha preso tempo verso i propri creditori di due anni per controllare la validità delle migliaia di cedole in circolazione e poi procedere con la liquidazione. Una politica che ha portato gli investitori ad avere le mani legate e a doversi rivolgere gioco forza a dei legali per venire a capo della spinosa questione. Il rischio è che tutti possano perdere quanto investito, oltre i maturati interessi, qualora la società dichiarasse il fallimento. Per quelle che sono le cronache locali la notizia è circolata ad ampio raggio. Focalizzando però l'attenzione sulla sola città di Torre del Greco, nella quale risiede anche la società in oggetto, e una buona fetta di investitori. Dato che gli italiani hanno la memoria corta, e che, anche molti giornalisti, non vanno sempre fino in fondo alla notizia è sfuggito il particolare che anche la vicina città di Ercolano è interessata dalla vicenda. Non solo per la tradizionale storia marinara, ma anche perché nel concreto una buona fetta di famiglie ercolanesi ha investito i propri risparmi nella società dell'armatore torrese»;
considerato che:
quello che è emerso, secondo le ricostruzioni di Maviglia e dell'avvocato Pino Colapietro, rappresentante del Comitato obbligazionisti Deiulemar, è che, accanto ai certificati obbligazionari regolarmente emessi, la compagnia e i suoi amministratori hanno continuato a rilasciare titoli simili ad obbligazioni al portatore, intestati alla società e da essa regolarmente onorati fino a poche settimane fa, ma totalmente al di fuori delle norme sulle emissioni e, a quanto risulta, dai bilanci della società stessa. Tanto che ad oggi non si sa quanto sia l'ammontare delle obbligazioni circolanti, quante quelle "regolari" e quali le "irregolari" né come distinguere fra esse. Secondo le stime di Colapietro - assolutamente provvisorie, perché la società ha avviato un 'censimento' dei titoli senza il cui esito non si possono avere certezze - sarebbero circa 13.000 i risparmiatori coinvolti, per un ammontare di obbligazioni vicino ai 500 milioni di euro. Cifra su cui Maviglia non si esprime, pur riconoscendo che è certo che le obbligazioni emesse siano ben più di quelle iscritte a bilancio;
scrive "Il Journal" il 10 febbraio 2012: «La Deiulemar è stata gestita in maniera dilettantesca dal punto di vista finanziario, con i bilanci ritoccati appositamente per mettere in mostra una situazione positiva che in realtà non esisteva: il punto è proprio questo, ai risparmiatori sono stati promessi rendimenti eccezionali (fino al 7% netto) e le continue emissioni di bond hanno fatto crescere la stima degli stessi nei confronti della compagnia. La ricostruzione degli ultimi anni di vita della Deiulemar ha però raccontato una storia diversa. Le emissioni obbligazionari erano sì regolari, ma anche totalmente al di fuori dalle regole di bilancio: la vicenda è paradossale, in quanto al momento non è ancora possibile capire quanti siano i titoli regolari e quanti non lo siano, insomma non si può quantificare il mucchio di "carta straccia" che è in possesso degli ignari risparmiatori. È un altro duro colpo alla credibilità nei confronti della finanza, il problema sta tutto in queste gestioni completamente caserecce, prive di controlli e quindi inefficienti. Il "pasticciaccio brutto" della Deiulemar riempie ancora una volta le pagine nere dei crac finanziari italiani: si parla di cinquecento milioni di euro di bond irregolari ed esiste un comitato a difesa dei cittadini coinvolti, ma le soluzioni non sono né facili né di breve durata. In effetti, la società dovrà soddisfare tutti i propri creditori per salvarsi, il tutto compatibilmente alle esigenze di bilancio e, si spera vivamente, nel rispetto dei risparmiatori che avevano riposto la massima fiducia nelle obbligazioni»;
su "Metropolis" web è stato pubblicato in data 6 marzo 2012 un articolo dal titolo: "Deiulemar, prima stima del censimento: «Debiti per 550 milioni di euro»". Vi si legge: «Il debito della Deiulemar, secondo le attuali proiezioni del censimento, si aggira intorno ai 550 milioni di euro. "Una previsione per difetto, non per eccesso", precisa immediatamente l'amministratore unico Roberto Maviglia. Ovvero: alla fine delle operazioni in corso all'hotel Poseidon, il buco nero delle "obbligazioni parallele" potrebbe essere superiore, vicino alla forbice tra i 600 milioni e gli 800 milioni di cui si parla da quaranta giorni. è la prima notizia "ufficiale" portata dal successore dello storico "capitano" Michele Iuliano a palazzo Baronale, dove il sindaco Ciro Borriello e il presidente del consiglio comunale hanno organizzato un incontro "per fare luce e chiarezza" sulla crisi della compagnia di navigazione di via Tironi. Una crisi che rischia di rovinare la vita a 13.000 famiglie e mandare gambe all'aria l'economia di un'intera città: tasti su cui i vertici dell'amministrazione comunale hanno battuto con decisione durante la "riunione preparatoria" organizzata pochi minuti prima dell'ingresso nell'arena del Comune, dove un centinaio di risparmiatori e i rappresentanti di diversi comitati di creditori aspettavano il faccia a faccia con il super-esperto venuto da Roma per risolvere una questione che lo stesso Roberto Maviglia non ha esitato a definire un vero e proprio "pasticcio". Nella stanza del primo cittadino, l'amministratore unico della Deiulemar non si è nascosto dietro un dito: "La situazione è grave e complessa - le parole pronunciate a un ristretto numero di politici -. Credo sia inutile fare giri di parole: non abbiamo belle carte tra le mani, ma stiamo lavorando per individuare una soluzione idonea a soddisfare tutte le parti in causa. Ritengo importante l'istituzione di un confronto pubblico per garantire la massima trasparenza nei confronti dei risparmiatori". E davanti alle osservazioni di sindaco e presidente del consiglio comunale sulla necessità di cominciare a ragionare su numeri concreti e non in astratto, l'amministratore unico della Deiulemar ha tirato fuori i primi dati relativi al censimento: "Sulla base delle prime proiezioni formulate in relazione ai dati a oggi raccolti - le parole di Roberto Maviglia - si può affermare che il debito contratto dalla Deiulemar nei confronti degli obbligazionisti si aggira intorno ai 550 milioni di euro". Una cifra stimata quando alla "chiamata" della compagnia di navigazione si sono presentati circa 9.000 titolari di certificati al portatore: "Ci sono diverse prenotazioni arrivate negli ultimi giorni - la conferma dell'amministratore unico - e credo che entro la metà del mese di marzo potremo avere un quadro sicuramente più chiaro e preciso"»;
a giudizio degli interroganti:
in uno Stato di diritto dove funzionano i contrappesi, le autorità di vigilanza operanti nel settore finanziario - nel caso di specie la Consob - avrebbero il dovere di prevenire crac finanziari e industriali ed evitare sia la spoliazione dei beni aziendali sia l'intervento della magistratura a presidio dei diritti dei risparmiatori e dei lavoratori;
non dovrebbero sfuggire all'attività di vigilanza l'emissione e il collocamento delle obbligazioni "fantasma" che sono state distribuite a piene mani a Torre del Greco;
la Consob sarebbe dovuta intervenire presso il gruppo Deiulemar al fine di evitare l'ennesimo crac finanziario di un gruppo quotato in borsa, nonché per chiedere trasparenza societaria e dei piani industriali prima del precipitare della situazione aziendale;
non risulta chiaro quali siano stati i controlli preventivi delle autorità vigilanti, essendo Deiulemar un emittente diffuso soggetto alla vigilanza della Consob, e quali le ragioni dei mancati controlli su un buco di circa 600 milioni di euro che brucia il risparmio, spesso di una vita, di almeno 13.000 risparmiatori;
considerato inoltre che diversi organi di stampa hanno riportato la notizia che la società, per soddisfare la moltitudine di creditori, sarebbe intenzionata a mettere a disposizione le proprie risorse immobiliari,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza di come sia stato possibile che un impero dello shipping, con oltre 60 navi gestite fra proprietà e noleggi, fatturati da centinaia di milioni di euro, attività di livello internazionale, sia stato costruito emettendo titoli di dubbia consistenza giuridica, per centinaia di milioni di euro, senza registrare la quantità e l'ammontare degli stessi, il tutto in parallelo ad operazioni di sofisticata ristrutturazione dell'architettura societaria, alla certificazione dei bilanci (da parte di una big come Kpmg) e all'emissione di obbligazioni;
quali azioni intenda porre in atto, nell'ambito delle proprie competenze, per garantire il rispetto e la verifica costante della correttezza, trasparenza, compiutezza e tempestività delle comunicazioni delle società al mercato;
quali iniziative di competenza intenda assumere affinché non siano come al solito i risparmiatori a pagare di tasca loro per la leggerezza ed il mancato senso di responsabilità di coloro che possono aver condotto gestioni scellerate del gruppo Deiulemar, a cui numerosi cittadini hanno dato fiducia con i loro investimenti credendo nella robustezza della società.
(3-02712)
MASCITELLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
il Presidente della Regione Abruzzo, dottor Gianni Chiodi, è stato nominato con delibera del Consiglio dei ministri dell'11 dicembre 2009 commissario ad acta per l'attuazione del vigente piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario;
lo stesso presidente Chiodi, con ordinanza della Presidenza del Consiglio dei ministri n. 3833 del 2009, assume le funzioni di commissario delegato per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 6 aprile 2009, con i poteri e le funzioni di cui alle ordinanze del Presidente del consiglio dei ministri;
considerato che il dottor Gianni Chiodi risulta iscritto all'Albo dei dottori commercialisti della provincia di Teramo e, come recentemente evidenziato dagli organi di stampa, risulterebbe altresì amministratore della società di consulenza amministrativa, fiscale e tributaria "Chiodi, Tancredi e partners" per il 50 per cento e, nel contempo, socio e legale rappresentante dello studio Chiodi-Tancredi per il 30 per cento;
valutato che:
la legge 20 luglio 2004, n. 215, recante "Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi", all'articolo 2, dispone che il titolare di cariche di governo, compreso il commissario straordinario, nello svolgimento del proprio incarico, non può: ricoprire cariche o uffici o svolgere altre funzioni comunque denominate ovvero esercitare compiti di gestione in società aventi fini di lucro o in attività di rilievo imprenditoriale; esercitare attività professionali o di lavoro autonomo in materie connesse con la carica di governo, di qualunque natura, anche se gratuite, a favore di soggetti pubblici o privati; in ragione di tali attività può percepire unicamente i proventi per le prestazioni svolte prima dell'assunzione della carica; inoltre, non può ricoprire cariche o uffici, o svolgere altre funzioni comunque denominate, né compiere atti di gestione in associazioni o società tra professionisti; non può inoltre esercitare qualsiasi tipo di impiego o lavoro privato;
l'articolo 5 della citata legge prescrive inoltre che entro 30 giorni dall'assunzione della carica di governo, «il titolare dichiara all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, di cui all'articolo 10 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, le situazioni di incompatibilità» sussistenti alla data di assunzione della carica; entro i 60 giorni successivi, il titolare trasmette, inoltre, i dati relativi alle proprie attività patrimoniali, ivi comprese le partecipazioni azionarie; rientrano nell'obbligo di comunicazione di cui al presente comma anche le attività patrimoniali detenute nei tre mesi precedenti l'assunzione della carica;
il decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, recante "Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria", convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, all'articolo 15, comma 2, prevede che possano essere revocati in ogni momento, con le modalità previste per la nomina: i commissari straordinari del Governo nominati, ai sensi dell'art. 11 della legge n. 400 del 1988, i commissari straordinari delegati nominati, ai sensi dell'art. 20 del decreto-legge n. 185 del 2008, i commissari straordinari del Governo nominati, ai sensi dell'art. 1 del decreto-legge n. 105 del 2010 e i commissari e sub commissari ad acta nominati, ai sensi dell'art. 4 del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, per l'attuazione dei piani di rientro sanitari. La norma accomuna, pertanto, sotto un'unica disciplina la revoca dei Commissari straordinari (sia ex art. 11 della legge n. 400 del 1988 che le altre figure commissariali, ivi compresi quelli ad acta, in virtù del decreto-legge 159 del 2007) unificando, quindi, le citate figure istituzionali e, conseguentemente, i diritti che da esse derivano. Tale unificazione, riguardante specificatamente il profilo revocatorio, determina una sostanziale e concreta analogia sotto il profilo soggettivo ed oggettivo, dei commissari straordinari governativi lato sensu, incidente sull'ambito degli obblighi normativi imposti dalla citata legge 20 luglio 2004, n. 215, in materia di incompatibilità;
ritenuto che l'amplissimo ambito operativo concernente sia la gestione della sanità abruzzese, che la ricostruzione post -sismica, in capo al Presidente della Regione Abruzzo e, contemporaneamente, commissario ad acta e commissario delegato, potrebbe inficiare, a titolo diretto od indiretto, le attività societarie e le cariche ricoperte del dottor Chiodi, ravvisando una molteplicità di conflitti di interesse, contrastanti con la normativa nazionale e regionale,
si chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga sussistente una condizione soggettiva di incompatibilità istituzionale da parte del dottor Chiodi in relazione al suo attuale «compito di gestione in società aventi fini di lucro o in attività di rilievo imprenditoriale»;
se non ritenga sussistente una condizione soggettiva di incompatibilità istituzionale da parte del dottor Chiodi in relazione al suo «esercizio di attività professionale o di lavoro autonomo in materie connesse con la carica di governo, di qualunque natura, anche se gratuite, a favore di soggetti pubblici o privati»;
se non ritenga sussistente una condizione soggettiva di incompatibilità istituzionale nell'ambito della «gestione in associazioni o società tra professionisti»; ovvero l'«esercizio di qualsiasi tipo di impiego o lavoro privato»;
se risulti che il dottor Chiodi, in relazione ad entrambi gli incarichi governativi assunti, abbia dichiarato all'Autorità garante della concorrenza e del mercato le situazioni di incompatibilità sussistenti alla data di assunzione della carica, come prescritto dalla legislazione nazionale vigente.
(3-02713)
SANGALLI, CECCANTI, DEL VECCHIO, FERRANTE, FISTAROL, GALPERTI, GHEDINI, MICHELONI, PALMIZIO, RIZZOTTI, GARAVAGLIA Massimo, GIARETTA, VITA, CARLONI, CASTRO, INCOSTANTE, LI GOTTI, MAZZUCONI, PINOTTI, ARMATO, BUBBICO, DE SENA, FIORONI, GARRAFFA, TOMASELLI, MERCATALI, BALBONI, BLAZINA, LEGNINI, SANNA, THALER AUSSERHOFER, PORETTI - Al Ministro dello sviluppo economico -
(3-02714)
(Già 4-06899)