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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 686 del 07/03/2012


AZZOLLINI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AZZOLLINI (PdL). Signora Presidente, illustrerò molto rapidamente le motivazioni che stanno alla base del nostro voto favorevole sulla mozione n. 580 (testo 2), presentata dai senatori Gasparri, Finocchiaro, D'Alia, Viespoli, Rutelli, Pistorio, Quagliariello ed altri.

La vicenda delle società di rating a me pare abbastanza comune in questo periodo, e sempre con risultati non soddisfacenti. Perché è abbastanza comune? Nella società moderna avviene uno strano cambiamento: gli organi di contropotere improvvisamente, per varie ragioni, diventano organi di potere, e questo naturalmente li snatura perché il contropotere è qualcosa che controlla ciò che il potere effettua, ne verifica i risultati e critica gli aspetti negativi. Può farlo e deve farlo con assoluta libertà. Viceversa, il potere è soggetto a regole, a limiti nell'esercizio, a conseguenze che devono essere previste per lo meno nella maggior parte allorquando lo si esercita. Non può, dunque, esistere una forma di potere così elevata come quella addirittura di orientare l'enorme flusso di capitali della società moderna senza che questa sia assoggettata alle regole tipiche di chi esercita un potere. Sta tutto qui il problema delle società di rating che, nate come servizio a pagamento di una società privata che, al fine di emettere strumenti finanziari sul mercato, chiedeva una valutazione sulla sua attendibilità sul mercato, sono passate addirittura a dare un giudizio sui debiti degli Stati sovrani. Ciò è avvenuto sulla base di un esercizio econometrico per lo più sconosciuto, effettuato per lo più da persone sconosciute e, peraltro, in un regime che fatalmente è diventato di oligopolio.

Una delle riflessioni più immediate è come sia possibile che queste tre società oligopolistiche diano quasi sempre lo stesso giudizio e mai un giudizio difforme dall'altra. Per un po' di pudore lo fanno con qualche differenza di tempo, un mese prima o un mese dopo, ma alla fine assegnano tutte l'upgrading o il downgrading allo stesso modo. Non c'è mai un giudizio differenziato su una società o su uno Stato. È una cosa che - è evidente - è frutto di situazioni e talvolta, direi, di pulsioni che certamente non possono così gravemente, ad un certo punto, compromettere un mercato che ammonta a cifre colossali.

Questo è il punto che va subito messo all'ordine del giorno. Le società di rating sono un bene, ed è giusto che se un cittadino, un consumatore, un ente istituzionale vuole acquistare un titolo abbia dei parametri di riferimento, ma poiché quell'attività ha assunto un potere enorme deve essere regolamentata. Occorre pertanto stabilire con urgenza criteri di indipendenza, trasparenza e riconoscibilità di chi formula un giudizio, ma soprattutto sanzioni allorquando si scopre che quei giudizi siano stati dati in patente violazione di alcune norme.

Per ovvie ragioni, non sono convinto che tutto debba confluire nel diritto penale: credo vi sia un'ipertrofia di norme penali, e soprattutto sono certo che quelle sanzioni non danno certezza ai mercati. Ma sapere preventivamente, per una società di rating, quali sono le sanzioni alle quali è assoggettata in caso di inosservanze tipiche e definite consente ad un cittadino di sapere che se quell'organismo sbaglia è condannato. Può esserlo sul piano penale, amministrativo o, come auspico, sul piano finanziario. Questo è il dato di fondo.

Non intendo scendere nei particolari perché lo fa bene la nostra mozione e non mi sembra il caso di tornarci, anche perché, trattandosi di questioni molto complesse, è giusto che siano studiate in maniera puntuale, approfondita e senza fibrillazioni sul piano dei tempi.

Il problema comunque viene posto da questa mozione e deve iniziare a trovare una normazione, con un'ultima avvertenza. È chiaro che la normativa in questi campi non può non essere internazionale. Ma fortunatamente vi sono organismi internazionali che funzionano, come ci sono invece organismi nazionali che non funzionano. Se esistono istituzioni, nemmeno ufficiali, come l'EBA, che con un mero esercizio statistico ha causato una depatrimonializzazione di interi settori bancari o, viceversa, una superpatrimonializzazione di altri, si può ben costituire un organismo di studio internazionale, quindi in sede non solo europea ma internazionale, affinché questo settore venga finalmente organizzato prima, regolamentato poi e sanzionato ove necessario. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).