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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 686 del 07/03/2012


PICHETTO FRATIN (PdL). Signora Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, le mozioni in discussione oggi prendono spunto dall'intervento del mese scorso di Moody's che, adeguando il proprio comportamento a quello di Standard & Poor's e di Fitch, ha declassato un lungo elenco di Paesi europei e successivamente, a caduta, anche gli istituti bancari. Il dibattito immediato - era circa la metà del mese di febbraio - faceva riferimento al fatto che Moody's aveva copiato le due consorelle, le altre due società di riferimento, Standard & Poor's e Fitch, anche se con un po' di ritardo. È stato anche detto che aveva registrato una realtà, ma che i tempi di registrazione erano stati tali che, nel momento in cui emetteva il proprio giudizio, la realtà forse non era più quella. Infine, si è detto - questa è la parte che ha trattato a fondo il collega Lannutti - che voleva spingere in una direzione piuttosto che in un'altra.

Sia nel caso dell'automatico adeguamento del comportamento di una società di rating a quello delle consorelle, sia nel caso di strutture di studio che elaborano e valutano un evento già consumato - in proposito vorrei ricordare che quando uscì il giudizio di Moody's conforme a quello di Standard & Poor's si era in un momento in cui gli spread stavano diminuendo, mentre quando uscì il giudizio di Standard & Poor's gli spread stavano salendo, per cui qualcosa evidentemente nel sistema non funziona - occorre ricordare che le pagelle che questi soggetti redigono sono l'opinione di un privato. Su tale opinione possono essere manifestati tutti i consensi e i dissensi che vogliamo, si possono motivare oggettivamente o soggettivamente, con gli stessi parametri di base o con parametri diversi, ma - e qui sta la questione - dichiarata la libertà di sputare sentenze delle "tre sorelle", (peraltro certificate dal Governo americano, ma poi riportate nel sistema normativo europeo e comunque pagate), dobbiamo valutare la limpidezza dei dati di base sui quali effettuano le loro valutazioni.

Vorrei ricordare che il Governo americano ha aperto un contenzioso con alcune di queste società, addirittura per la falsità dei dati di base nella valutazione del rating del debito del Governo statunitense.

I dati quindi possono falsare la realtà e la loro manipolazione può essere fatta in diversi modi. Subentra quindi un nuovo elemento: stiamo discutendo perché riteniamo che i rating in alcuni momenti comportino dei danni. Per ridurre i potenziali danni dei rating occorrerebbe invece una sistematica depubblicizzazione, riportarli completamente al sistema privato e quindi fare in modo che non vi sia riferimento ai rating nelle normative statali e nell'attuazione delle regole pubbliche.

Occorrerebbe poi avere, per la parte pubblica, una valutazione più indipendente, con i rischi che il senatore Nicola Rossi citava, ovvero che il valutatore indipendente possa non essere troppo indipendente ed effettuare una valutazione in base ai propri interessi. Personalmente preferisco i rischi di un valutatore indipendente che valuta l'interesse pubblico degli Stati ai rischi derivanti da tre soggetti privati che possono valutare unicamente nell'interesse dei propri azionisti che sono anche investitori sul mercato mondiale.

Occorre poi tener conto che normalmente le valutazioni di rating hanno quasi sempre un effetto prociclico. Pertanto, se Standard & Poor's dice che il rating va bene, c'è un effetto di ottimismo sui mercati, ma se Standard & Poor's dice che non va bene, la conseguenza è un effetto negativo sui mercati e quindi abbiamo naturali e conseguenti effetti anche sulla propensione ai consumi almeno nella parte di mercato dei Paesi ricchi. Con un'aggiunta: la tecnologia, negli ultimi 15-20 anni, ha portato ad un mondo che viaggia in tempo reale, con acquisti e vendite sul mercato borsistico che tengono conto del risultato di decisioni in frazioni di secondo, ma anche con grandi fondi i cui ordini automatici di acquisto e vendita avvengono con algoritmi calcolati in riferimento alle oscillazioni del mercato. In altre parole, se vi è interesse privato in una delle valutazioni di rating, prima che si riesca a correre ai ripari si verificano tali e tanti effetti da rendere difficile tornare indietro. Di fatto, chi è garante non dovrebbe essere parte in causa. Ecco perché condivido la mozione unitaria che sostiene la scelta dell'Unione europea.

L'ovvia caratteristica dei mercati azionari, che sembra ogni tanto sfuggirci, è che devono fluttuare, ma c'è anche chi li fa fluttuare artificiosamente: è questo il problema che si sta verificando. E li fa fluttuare artificiosamente con messaggi che fanno riferimento al sistema privato, ma anche a quello pubblico.

L'errore secondo me è, in particolare per l'Europa, l'utilizzo automatico e l'effetto immediato di queste opinioni, la loro pubblicizzazione. A tale proposito, come è già stato ricordato, sottolineo che tale questione è stata citata nei meccanismi di Basilea 2. Aggiungo che la Banca europea degli investimenti (BEI), che è un soggetto pubblico di proprietà di 27 Stati, fa riferimento principalmente ai rating di Standard & Poor's, Moody's e Fitch per concedere i propri prestiti, e non accetta altre valutazioni. Ciò, in caso di declassamento del Paese o del sistema bancario, determina automaticamente l'impossibilità, ad esempio per le realtà pubbliche italiane, quelle che essenzialmente si finanziano con la BEI, di accedere ai prestiti della Banca europea per gli investimenti. L'errore sta nel fatto di aver imposto con delle regole ai soggetti pubblici l'obbligo di utilizzare valutazioni di tipo privatistico.

Credo, pertanto, che avere un valutatore indipendente ed una pluralità di soggetti privati (quindi, in numero ben superiore a tre) permetta di neutralizzare le deformazioni che il sistema di rating ha creato nei mercati mondiali più sviluppati. (Applausi dal Gruppo PdL).