COSTA (PdL). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, ho avuto il privilegio di essere relatore in Commissione finanze e tesoro di una risoluzione adottata, così come detto poc'anzi dal collega Barbolini, all'unanimità, dopo uno studio attento e accurato e dopo l'audizione di tutti coloro che sull'argomento potevano dare suggerimenti e consigli.
È per questo motivo che auspico, così come fatto dal collega che mi ha preceduto, l'adozione di un unico documento, anche perché nella risoluzione che ormai è agli atti del Senato voi troverete, tra l'altro, la dichiarazione di condivisione totale della proposta di osservazioni della 14a Commissione, che pure ha lavorato tanto quanto noi sull'argomento.
L'autorità che può esprimere un indirizzo sull'argomento evidentemente non esiste, perché al mondo non esiste un'autorità internazionale che possa postulare soluzioni e avere la facoltà di irrogare sanzioni, così come sarebbe auspicabile, perché norme senza sanzione sono solo norme di moral suasion, che nel tempo possono anche essere disattese.
Tuttavia, nelle more cosa si può fare? Le strutture di cui disponiamo sono i Parlamenti dei Paesi europei, che non sono pochi, l'autorità dell'Unione europea. Se già all'interno di questa area si riesce ad esprimere una univoca determinazione si può concorrere seriamente alla causa sovranazionale, perché nei fori e nelle cancellerie internazionali, ivi compreso il G20, si potrà anche portare una voce univoca, sensata, capace di rimuovere le illecite speculazioni che - non c'è chi non veda - hanno determinato il disagio che travaglia vaste aree dell'umanità. Ecco, con questo spirito e con questo auspicio mi permetto soltanto di enunciare parti essenziali della risoluzione approvata ieri dalla Commissione finanze e tesoro, là dove si dice che appare necessario adottare «una definizione giuridica del credit rating che sia più vicina e aderente al concetto di "attività di servizio di informazione"», e non anche di messa in soggezione di intere realtà, di interi organismi societari, di interi organismi di confronto quali solo le Borse valori.
Per quanto concerne il giudizio sul debito sovrano, pur esprimendo condivisione per i contenuti della proposta - rating semestrale, reso noto a mercati chiusi, trasparenza sulle risorse umane coinvolte nell'analisi - la Commissione esprime la convinzione che essi vadano rafforzati, a tutela della stabilità dei mercati e degli Stati sovrani. Con particolare riferimento, poi, ai giudizi sul debito sovrano, la Commissione sollecita l'introduzione di un espresso divieto di emissione di rating non sollecitati: nessuno può avere la facoltà di esprimere giudizi sulla persona fisica; nessuno, ancora di più, può avere la facoltà di esprimere giudizi sulla realtà socio-economica di un Paese sovrano, che ha la sua legittimazione come realtà statuale.
Per i motivi citati, si sollecita l'introduzione di norme volte a individuare, ovvero istituire da parte dell'Unione europea, un organismo indipendente incaricato di svolgere la valutazione dei titoli del debito pubblico e quindi dell'affidabilità creditizia dei Paesi membri dell'Unione. A questo riguardo si può molto discettare, ma è importante assumere questa determinazione: l'autonomia, l'indipendenza, la liceità, l'assenza di conflitto di interesse sono i soli requisiti essenziali che possono determinare l'autorevolezza di un'autorità che esprima un giudizio o un apprezzamento. Quando è data facoltà alla persona fisica, come professionista, come arbitro o come consulente del giudice, questi requisiti, quelli dell'indipendenza e dell'autonomia si chiedono; a maggior ragione li si deve chiedere a coloro che si nascondono dietro una paratia societaria, che non appaiono in prima persona, che non corrono rischi, che non possono subire sanzioni, ma che possono determinare lo sfacelo, così come accaduto in data più recente.
Mi affido al contenuto integrale del documento, che evidentemente è il risultato di un'azione notevole. Auspico l'unificazione dei documenti, che soli possono incominciare a dare autorevolezza ad un Paese, uno dei tanti dell'Unione europea. Quest'ultima faccia sintesi razionale e determinata, perché così sarà credibile, e certamente avremo dato il nostro contributo a questo problema, causato da scellerati comportamenti di autorità non autorizzate che, eorum sponte, creano disagio e determinano scompiglio, affinché possa concludersi o avviarsi a soluzione felicemente. (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori Scanu e Tedesco. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Ubaldo. Ne ha facoltà.