BARBOLINI (PD). Signor Presidente, il mio intervento si muove in sequenza, non solo temporale, rispetto all'illustrazione della mozione unitaria svolta dal senatore Augello e cercherà di focalizzare alcuni dei temi che sostanziano il testo di tale mozione, lasciando poi che altri interventi, nel corso della discussione, la specifichino ulteriormente. Infatti, com'è stato ben detto, quello che abbiamo presentato, ritirando le rispettive mozioni, è un lavoro scritto a più mani, il riflesso di un'intenzione politica che ci ha guidato e che speriamo possa essere confortata dal voto dell'Assemblea.
L'esigenza di analisi indipendenti sul merito di credito dei titoli trattati sui mercati finanziari è un fatto di tutta evidenza. La funzione genuina che dovrebbe caratterizzare e consustanziare le società di rating sarebbe proprio quella di offrire, attraverso il loro giudizio, informazioni originali a chi deve investire.
Fondamentalmente tre devono essere i presupposti che non possono mancare. Il primo è che le agenzie di rating siano in grado di estrapolare, grazie al contatto con gli emittenti, informazioni private tali da poter configurare un di più di conoscenze, di informazioni, a vantaggio dell'interesse conoscitivo e valutativo per gli investitori; il secondo è che, per le risorse di qualità umane, metodologiche e tecnologiche che possiedono, le agenzie di rating siano in grado di andare oltre, di leggere oltre le informazioni pubbliche disponibili; infine, che si pongano come soggetti terzi tra emittenti e investitori, dotati quindi di quei requisiti di indipendenza indispensabili perché un giudizio possa essere ritenuto affidabile, in quanto non inficiato da conflitti di interesse.
Se questa è la mission costitutiva, bisogna prendere tristemente atto di una situazione che invece si è evoluta in termini diversi e che, particolarmente, è precipitata nel corso della crisi tra il 2007 ed il 2009 (senza citare i casi clamorosi di errori ingiustificabili, come quello del 10 e lode dato appunto ad entità come Enron, Parmalat e Lehman Brothers a ridosso o contestualmente al loro fallimento). Più complessivamente, anche per una serie di giudizi che hanno poi influito negativamente sull'andamento dei mercati, si può davvero convenire, giudicandolo anche un eufemismo, sul giudizio dato dal presidente della BCE, Mario Draghi, in un'audizione alla Commissione affari economici e monetari del Parlamento europeo, quando ha sostenuto che le agenzie hanno patito un danno d'immagine e di reputazione nel corso di queste crisi.
Tuttavia, vi è una contraddizione profonda, perché, pur essendo vera questa affermazione, in realtà la produzione del rating che queste agenzie continuano ad emettere continua ad influenzare l'andamento dei mercati, e lo fa anche in termini pesanti, perché si è instaurata, anche sul piano reputazionale, una relazione di causa ed effetto tra i rating emessi e la sensibilità reattiva dei prezzi finanziari.
Quindi, c'è una situazione che mette in grande difficoltà le economie di molti Paesi, esercita un effetto di profonda turbativa sui mercati, anche in conseguenza di un difetto di esercizio della propria funzione da parte delle autorità istituzionali, che hanno finito nel corso degli anni per riconoscere una eccessiva autorevolezza a questi istituti, depotenziando invece altri soggetti che avrebbero titolo ad esprimersi parimenti su tematiche di questa natura, come operatori, emittenti, investitori e persino i supervisori.
Siamo arrivati al punto che negli ultimi mesi le agenzie di rating hanno esercitato influenze e hanno determinato conseguenze più importanti di quelle dei Parlamenti e dei Governi.
Credo che questo sia un elemento da stigmatizzare, anche perché sappiamo tutti che queste agenzie hanno un ambito di opacità, quando operano in relazione, per esempio, agli azionisti, ai gruppi finanziari che le informano, le caratterizzano, ne ispirano e ne orientano le scelte e le decisioni. Ma, ancor più, vi è un elemento di maggiore preoccupazione e complessità, dato dal fatto che occorre salvaguardare profili di garanzie e tutela dell'interesse generale e di messa in sicurezza, per i Paesi coinvolti, della piena autonomia delle rispettive istituzioni democratiche e delle loro libere scelte. Quando il pronunciamento di un'agenzia azzoppa la capacità di credito delle banche, falcidia le quotazioni delle Borse, mette in difficoltà l'emissione di buoni del tesoro di uno Stato sovrano, l'esigenza di una regolazione più stringente e più appropriata è necessaria. Lo ha detto autorevolmente il Presidente della BCE, sostenendo, in quella audizione, che bisogna che impariamo a vivere senza le agenzie di rating: forse questo è un po' troppo ma, quanto meno, dobbiamo certamente imparare, come egli stesso diceva, a fare meno affidamento sui loro giudizi.
Per farlo, c'è un'unica strada, ossia definire un robusto quadro normativo che disciplini meglio l'operato di queste agenzie, come sta avvenendo nella discussione aperta a livello di Commissione europea e nel rapporto con il Parlamento, attraverso l'adozione di un più efficace e penetrante regolamento, che ne corregge due già adottati nel corso dei due anni che abbiamo alle spalle - il che dimostra quanto è complesso regolamentare la materia - e punta a due obiettivi: in primo luogo, aumentare l'affidabilità e l'indipendenza delle informazioni che vengono fornite, anche sulle prospettive dei rating e sui criteri in base ai quali queste vengono costruite; in secondo luogo, ridurre il grado di dipendenza degli investitori istituzionali da tali valutazioni.
La prima cosa da fare è rimuovere, o aggredire (o intervenire pesantemente per correggerlo) il conflitto d'interessi oggi immanente nel modello delle agenzie di rating, dalla trasparenza sulle partecipazioni azionarie ai loro incroci, passando per il fatto che il finanziamento di queste strutture dipende esclusivamente dagli emittenti e non dagli utenti. Sarebbe auspicabile, infine, la piena garanzia del rispetto di un principio basilare: queste agenzie devono agire per difendere l'interesse del risparmiatore, non quello degli emittenti. E non si può prescindere dalla riaffermazione e dalla riappropriazione della garanzia di queste regole e del loro rispetto, di un sistema di sanzioni che sia efficace quando queste regole vengono eluse.
Si rendono poi necessari un aumento delle agenzie, per superare la loro attuale elevata concentrazione - se non monopolio od oligopolio delle cosiddette big three - e la previsione di forme di responsabilità per i danni provocati da giudizi poco accurati. Urge soprattutto la riduzione degli automatismi attualmente previsti da molti investitori rispetto ai rating forniti da un'agenzia o dall'altra, in direzione di un ricorso a un insieme più ampio di indicatori, incoraggiando la formulazione di valutazioni autonome.
A livello europeo è inoltre aperta una discussione - cui abbiamo fatto cenno nel testo della mozione - circa la definizione di rating non più come opinione, ma come attività di servizio d'informazione, e l'introduzione del divieto di rating non richiesto riguardante il debito sovrano di un Paese, con contestuale individuazione o istituzione da parte della Commissione europea di un'entità indipendente, che svolga l'attività di valutazione dell'affidabilità creditizia dei Paesi membri dell'Unione europea. Tale proposta, nell'immediato, potrebbe rispondere ad una fondamentale esigenza di stabilità e di regolazione dei mercati, consentendo anche di tenere aperta una riflessione relativamente all'istituzione o meno di uno strumento europeo di rating, che la proposta della Commissione europea di modifica del Regolamento attualmente non prevede, ma che ritengo opportuna, soprattutto in una prospettiva di medio periodo.
Sotto il medesimo profilo, considero fondamentale attribuire all'ESMA (European Securities and Markets Authority) il compito di presentare ogni anno una valutazione sull'efficacia - concetto che è già stato richiamato - e sulla validità dell'operato delle agenzie di rating in base a precisi criteri e parametri individuati.
Queste sono solo alcune delle tematiche al centro del documento presentato unitariamente, con l'intenzione di fornire un contributo finalizzato a ricollocare le agenzie di rating in una dimensione appropriata e a considerarne le valutazioni come informazioni di cui tener conto, senza tuttavia che godano di uno status particolare, che determini conseguenze automatiche sull'attività degli operatori economico-finanziari e delle pubbliche istituzioni, con effetti dalle ricadute procicliche del tutto negative. Bisogna porre termine ad una situazione in cui la tempistica e le modalità di comunicazione sono troppo spesso decise in modo unilaterale dalle agenzie di rating, peraltro senza che le informazioni comunicate risultino significativamente nuove e originali - com'è successo negli ultimi mesi - soprattutto per quanto riguarda l'analisi dello Stato e delle prospettive delle amministrazioni pubbliche.
Infine, signor Presidente, desidero concludere questo mio intervento volto a mettere a fuoco alcuni dei punti delle nostre mozioni riprendendo un ragionamento sviluppato dal senatore Augello.
Abbiamo cercato e stiamo cercando di costruire un momento significativo e importante, se posso permettermi di dirlo, ai fini del ruolo di questa Assemblea elettiva. Siamo in presenza di un percorso, che è aperto, nella proiezione europea, per l'adozione di questo regolamento - è la cosiddetta fase ascendente del processo di formazione delle decisioni in sede europea - e in questo processo stiamo cercando di intervenire fattivamente, produttivamente, costruttivamente, e anche con un'originalità di contributo. Lo hanno fatto e lo stanno facendo le Commissioni 6a e 14a, adottando pareri all'unanimità sul testo di regolamento, con qualità di argomentazioni e di suggerimenti; lo può fare - noi speriamo, ed è questo il senso dell'iniziativa che abbiamo assunto, unitaria o ampiamente rappresentativa dell'Assemblea - quest'Aula con la sua discussione, dando valore e forza ad acquisizioni già comprese nella bozza di regolamento, rafforzandole, ma anche arricchendole di elementi valutativi e contributi che non sono ancora diventati patrimonio del documento europeo.
Mi riferisco, per esempio, alle proposte emendative che il relatore italiano al Parlamento europeo Domenici ha illustrato alle Commissioni 6a e 14a e che hanno bisogno di sostenitori. Il Parlamento, pronunciandosi su questi temi, può dare un contributo al Governo, ai rappresentanti italiani nel Parlamento europeo e più complessivamente a tutta questa discussione, per rimuovere alcune resistenze e dare un impulso più incisivo alle decisioni che saranno assunte. Questo modo di lavorare, certamente non usuale, caratterizza anche una fase che si sta aprendo, quella dell'interlocuzione nella fase ascendente tra Parlamenti nazionali e Parlamento europeo, su cui occorre lavorare bene, con lo stesso spirito che ha accompagnato lo sforzo del Partito Democratico, che ha creduto molto nella necessità di trovare le più ampie convergenze possibili, anche oltre gli schieramenti che sostengono il Governo, auspicabilmente con un pronunciamento dell'Assemblea su un unico documento.
Approvare infatti quattro documenti non è la stessa cosa - almeno quando si arriva in Europa - che averne approvato uno solo, con la forza e l'autorevolezza che gliene deriva, che è poi lo spirito in base al quale nelle Commissioni, anche se non tutti eravamo d'accordo su singoli punti, abbiamo trovato una convergenza. Mi auguro che ciò possa avvenire anche in Aula. Noi, per quanto riguarda il Partito Democratico, in questo metodo, in questi contenuti e in questa modalità crediamo molto e ci siamo spesi, credo correttamente, insieme agli esponenti degli altri Gruppi che hanno firmato la mozione e che ringrazio, perché questa potesse diventare oggetto di una pronuncia unitaria di tutta l'Assemblea. (Applausi dai Gruppi PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e della senatrice Baio).
PR-ESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Costa. Ne ha facoltà.