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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 686 del 07/03/2012


BOLDI (LNP). Signor Presidente, parliamo oggi delle agenzie di rating, ossia di quelle agenzie specializzate nella valutazione della solidità finanziaria di enti pubblici o privati, quali banche ed assicurazioni. È un problema che l'Italia non può risolvere da sola. La globalizzazione e l'esame ormai globale operato sui mercati rendono infatti necessaria quanto meno una regolamentazione a livello europeo. Poiché i giudizi delle agenzie di rating hanno una ricaduta sui mercati finanziari davvero pesante, in quanto incidono sulle decisioni non solo degli operatori economici ma anche degli stessi Governi, esse devono essere disciplinate da regole stringenti dal punto di vista giuridico. Ricordo che in meno di due anni, a livello europeo, si è legiferato due volte. Nel 2010 sono stati aggiornati determinati regolamenti e attualmente il Senato sta esaminando, nelle Commissioni 6a e 14a, una nuova proposta di ulteriore aggiornamento.

È innegabile che si corre il rischio di un affidamento eccessivo al giudizio delle agenzie di rating, che - come abbiamo poc'anzi sentito - non sarebbe spesso così affidabile, come i fatti dimostrano, e ricordo i casi Lehman Brothers, Parmalat, Enron, Freddie Mac, Fannie Mae, cioè fondi assicurativi e assistenziali statunitensi.

Ricordo che viviamo in un mercato di monopolio, da questo punto di vista. Le tre grandi agenzie - Moody's, Standard & Poor's e Fitch - detengono il 95 per cento del mercato. Sarebbe molto opportuno, quindi, regolamentare il campo di applicazione delle prospettive di credito, perché tali agenzie non solo esprimono una valutazione di quanto reputano essere la fotografia attuale, ma addirittura operano una previsione del credito. Tutto questo è importante perché per gli investitori regolamentati, come enti creditizi, imprese di assicurazione e molti altri di natura istituzionale, il giudizio delle agenzie di rating ha un valore normativo che li porta a non investire più in titoli giudicati non buoni e addirittura a ritirare i loro investimenti su quei titoli, creando in tal modo problemi di una certa rilevanza.

Desidero citare come esempio l'abbassamento, nel luglio scorso e anche di recente, del rating espresso sul nostro Paese, per il quale sono stati usati criteri poco trasparenti. Non si è tenuto conto né del livello di indebitamento del settore privato né dell'esistenza di piani di rientro del debito pubblico, né tanto meno della fattibilità di tali piani.

Nel momento in cui il giudizio di un'agenzia di rating influenza addirittura l'azione dei Governi, bisogna fermarsi un attimo per riflettere. Dal nostro punto di vista, ne va infatti della capacità di ciascun Parlamento di decidere democraticamente della politica fiscale dei rispettivi Paesi.

L'impegno espresso nella nostra mozione è molto semplice. In sostanza, impegniamo il Governo a sostenere le proposte di modifica approvate dalla Commissione europea al fine di imporre agli enti creditizi, alle imprese di assicurazione e agli altri investitori istituzionali di effettuare una propria valutazione del rischio del credito, in modo da non basarsi esclusivamente o automaticamente su rating esterni; ad obbligare gli emittenti di incaricare due agenzie di rating, indipendenti l'una dall'altra, ad emettere parallelamente due rating del credito sugli stessi strumenti finanziari; a sancire il divieto per ciascuna agenzia di rating del credito di essere azionista o socia di altra agenzia di rating (per evitare pericolose commistioni); a sostenere le proposte del Parlamento europeo finalizzate a istituire una agenzia di rating europea, pubblica, indipendente e autorevole; a vietare rating non richiesti dei debiti sovrani degli Stati; ad evitare che i giudizi espressi dalle agenzie di rating private sui debiti sovrani influenzino il mercato finanziario europeo, alterando gli equilibri fra i Paesi membri e ad affidare all'ESMA la valutazione annuale delle performance delle agenzie di rating - è incredibile che chi si arroga il diritto di dare giudizi su tutti non abbia poi un ente superiore e indipendente che dia un giudizio sul suo comportamento, visto che spesso non è così trasparente - per verificare, a posteriori, se le loro previsioni si siano verificate o se abbiano semplicemente alterato l'andamento normale del mercato. Infine impegniamo il Governo a contrastare l'attuale monopolio esistente in questo campo.

Mi auguro che il Governo esprima un parere favorevole su questa mozione, anche se molti di noi hanno sottoscritto pure quella a prima firma del senatore Gasparri, perché tutto sommato raccoglieva la maggior parte dei contenuti che abbiamo inserito in questa che ho appena illustrato. (Applausi dal Gruppo LNP).