Discussione delle mozioni nn. 482 (Procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento), 560, 561 e 580 sulle agenzie di rating (ore 9,54)
Approvazione della mozione n. 580 (testo 2). Reiezione delle mozioni nn. 482, 560 e 561
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00482, presentata dal senatore Lannutti e da altri senatori, con procedimento abbreviato ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento, 1-00560, presentata dalla senatrice Boldi e da altri senatori, 1-00561, presentata dal senatore Lannutti e da altri senatori, e 1-00580, presentata dal senatore Gasparri e da altri senatori, sulle agenzie di rating.
Ha facoltà di parlare il senatore Lannutti per illustrare congiuntamente le mozioni nn. 482 e 561.
LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, illustro le mozioni nn. 482 e 561, sottoscritte dal mio Gruppo e da numerosi senatori di altri Gruppi politici, come il presidente Pistorio, il senatore Valentino e i senatori questori Paolo Franco e Cicolani, che ringrazio molto, sulle agenzie di rating.
Mi occupo da molto tempo, ancor prima di essere eletto in quest'Assemblea, delle scandalose pagelle delle agenzie di rating, dove nove volte su dieci i consigli per gli acquisti o le vendite da parte di questi soggetti privati si rivelano vere e proprie "bufale", come risulta da un'indagine dell'Adusbef del 2006, che ha monitorato oltre 1.000 report emessi a pagamento dalle maggiori agenzie di rating: Moody's, Standard & Poor's e Fitch, da cui emerge, stando ai risultati, che tali rapporti sono sballati al 91 per cento ed efficaci soltanto al 9 per cento. (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, il senatore Lannutti sta illustrando le sue mozioni, anche su un tema che ha causato molti problemi in questo Paese. Cerchiamo di ascoltarlo (lo dico sia al centrodestra che al centrosinistra).
LANNUTTI (IdV). Grazie, Presidente. Chiedo scusa se disturbo con questa mia illustrazione.
PRESIDENTE. No, lei non disturba su questo tema, perché è un tema di grande attualità, sul quale ci sono anche indagini in corso, e non riesco a capire come l'Assemblea sia disinteressata al tema delle agenzie di rating, che determinano la politica dei Paesi. Prego, senatore Lannutti.
LANNUTTI (IdV). La ringrazio, signor Presidente, anche per aver ricordato le iniziative della procura di Trani, che si accinge a giungere alla conclusione delle indagini e quindi a verificare se vi siano state o meno violazioni di ordine penale; ma non c'è solo la procura di Trani: c'è anche il Dipartimento della giustizia degli Stati Uniti che indaga queste agenzie.
Poiché le società di rating sono pagate dai committenti e non dagli investitori, sono portatrici di un conflitto di interessi che ha mostrato tutta la sua evidenza negli scandali finanziari mondiali: Enron, WorldCom, Parmalat, i mutui subprime, Lehman Brothers, certificati come di massima affidabilità e che hanno poi generato la crisi sistemica, una crisi che stiamo pagando ancora tutti quanti, con 30 milioni di posti di lavoro distrutti nell'economia globalizzata e gli Stati come la Grecia che sono a rischio.
Signor Presidente, sono tra coloro che ritengono indispensabile la disciplina di bilancio ed importante che vi siano valutazioni sugli Stati e sui debiti sovrani nell'ambito di regole certe, che possano regolamentare il Far West di una cupola finanziaria che decide sui destini del mondo. Non è che, poiché chiediamo regole, possiamo essere accusati da parte dei puristi del mercato che vorremmo rompere il termometro: non siamo tra quelli.
Con la deregolamentazione dell'economia queste agenzie sono diventate il «Grande Fratello» finanziario e hanno progressivamente accumulato un potere immenso, determinando le decisioni di tutti gli attori economici. All'inizio, le agenzie offrivano a pagamento ai detentori di titoli di credito i loro giudizi sul comportamento dei debitori; adesso, persino i debitori pagano per avere un voto prima di emettere un'obbligazione o attingere a qualsiasi altra forma di credito e voglio ricordare che ci sono meccanismi automatizzati: quando si perde la tripla A oppure si perde la A e si scende a B, ci sono fondi che automaticamente devono dismettere le obbligazioni di quei Paesi o di quei debiti sovrani che hanno perso l'affidabilità. È quindi una cosa molto importante che bisogna assolutamente regolamentare.
Il Parlamento europeo, nel dibattere tali questioni, ha la possibilità di determinare una svolta politico-culturale nel funzionamento dei mercati finanziari smantellando l'oligopolio di queste tre sorelle del rating che, da sole, detengono il 94 per cento del mercato. È altrettanto evidente che il percorso sarà ostacolato dagli enormi interessi in gioco, viste le ramificazioni tra agenzie di rating e importanti operatori dei mercati finanziari globali.
Voglio ricordare, signor Presidente, a lei, all'Assemblea e al Sottosegretario, che vi è un fondo, denominato Black Rock, che gestisce 3.500 miliardi di dollari ed è un importante azionista di Moody's e di Standard & Poor's.
Il Dipartimento della giustizia degli Stati Uniti, in questa indagine, accusa le agenzie di rating di spifferare, prima di rendere pubbliche le pagelle, i contenuti di queste a certi attori del mercato, che così possono speculare tranquillamente, a colpo sicuro.
Desidero inoltre ricordare che l'ultimo declassamento dell'Italia da parte di Standard & Poor's non ha determinato un crac, un abbattimento dei mercati; addirittura, il giorno dopo, i mercati, sia quello obbligazionario, sia quello azionario, hanno conosciuto un aumento. Questa è la prova provata che occorre intervenire per cercare di rendere innocue quelle valutazioni.
Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. L'Europa se ne sta occupando. Martin Schulz, il nuovo presidente del Parlamento europeo, insieme a un relatore italiano, Leonardo Domenici, impegnato nella definizione di questa nuova regolamentazione, sta cercando di colmare quel deficit, quella gravissima disattenzione del passato.
Da tempo la magistratura ha aperto un'inchiesta su Standard & Poor's, su Fitch e su Moody's, come ho già ricordato. Su Moody's l'indagine verrà chiusa a breve, su Standard & Poor's e su Fitch sarà conclusa a giugno. Sono accusate di aver manipolato il mercato con giudizi falsi, infondati o comunque imprudenti.
Signor Presidente, chiediamo che l'abuso di informazioni privilegiate, per avere elaborato e diffuso, in determinate circostanze, a mercati aperti, notizie non corrette, non sia più possibile.
Chiediamo che il Governo favorisca, con ogni iniziativa di propria competenza, l'apertura del mercato e lo smantellamento dell'oligopolio di queste tre sorelle, su cui il Parlamento europeo è impegnato, avviando una riforma del rating che consenta analisi trasparenti, in autonomia e consapevolezza nei confronti degli operatori economici, contribuendo così alla stabilizzazione dei mercati finanziari.
Chiediamo di promuovere un impulso per la definizione da parte dell'European Securities and Markets Authority (ESMA) e della Commissione europea di ulteriori e più incisivi standard vincolanti per le agenzie di rating, con particolare riferimento a rigorosi criteri di trasparenza dell'assetto societario e alle tecniche di emersione, prevenzione e soluzione del conflitto di interessi. Aggiungo, signor Presidente, una mia opinione. L'Europa rinuncia a un'agenzia di rating pubblica, al contrario di quanto fa un importante Paese emergente, che rappresenta un quinto della popolazione mondiale, come la Cina, che ha istituito un'agenzia di rating pubblica, denominata Dagong. Secondo il mio modesto avviso, un'agenzia di rating pubblica europea potrebbe agevolare l'incremento del mercato, rompendo così l'oligopolio.
Vogliamo impegnare il Governo ad implementare - agendo in particolare nelle sedi comunitarie e internazionali a ciò deputate - gli obblighi relativi al set informativo necessario per la registrazione delle agenzie. Infatti, signor Presidente, le sorelle delrating si difendono rispondendo che le loro sono solo opinioni, quindi non sarebbero perseguibili penalmente. Affermano che queste pagelle, che addirittura sono imposte da alcuni regolamenti, come può riscontrare chiunque provi ad investire (se non c'è rating non c'è investimento), sarebbero opinioni, quindi non sarebbero perseguibili penalmente.
Infine, chiediamo di promuovere, per quanto di propria competenza, tutte le iniziative necessarie affinché siano rimossi i vincoli che determinano un impiego automatico del rating ove si determini il rischio che possa intervenire un immediato smobilizzo o - come ho già detto prima - un divieto di acquisto di titoli in presenza di un non ponderato o erroneo declassamento dell'emittente.
Signor Presidente, avendo finito il tempo a mia disposizione, ringrazio lei e tutti i colleghi per l'attenzione prestata. Mi auguro che il Governo possa esprimersi in senso favorevole, in particolare sulla mozione n. 482, che è stata firmata non solo dal mio Gruppo, ma da un centinaio di senatori trasversali, facenti parte di tutti i Gruppi (compreso il suo, Presidente). (Applausi dai Gruppi IdV, PD, PdL e LNP e del senatore Fleres).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Boldi per illustrare la mozione n. 560.
BOLDI (LNP). Signor Presidente, parliamo oggi delle agenzie di rating, ossia di quelle agenzie specializzate nella valutazione della solidità finanziaria di enti pubblici o privati, quali banche ed assicurazioni. È un problema che l'Italia non può risolvere da sola. La globalizzazione e l'esame ormai globale operato sui mercati rendono infatti necessaria quanto meno una regolamentazione a livello europeo. Poiché i giudizi delle agenzie di rating hanno una ricaduta sui mercati finanziari davvero pesante, in quanto incidono sulle decisioni non solo degli operatori economici ma anche degli stessi Governi, esse devono essere disciplinate da regole stringenti dal punto di vista giuridico. Ricordo che in meno di due anni, a livello europeo, si è legiferato due volte. Nel 2010 sono stati aggiornati determinati regolamenti e attualmente il Senato sta esaminando, nelle Commissioni 6a e 14a, una nuova proposta di ulteriore aggiornamento.
È innegabile che si corre il rischio di un affidamento eccessivo al giudizio delle agenzie di rating, che - come abbiamo poc'anzi sentito - non sarebbe spesso così affidabile, come i fatti dimostrano, e ricordo i casi Lehman Brothers, Parmalat, Enron, Freddie Mac, Fannie Mae, cioè fondi assicurativi e assistenziali statunitensi.
Ricordo che viviamo in un mercato di monopolio, da questo punto di vista. Le tre grandi agenzie - Moody's, Standard & Poor's e Fitch - detengono il 95 per cento del mercato. Sarebbe molto opportuno, quindi, regolamentare il campo di applicazione delle prospettive di credito, perché tali agenzie non solo esprimono una valutazione di quanto reputano essere la fotografia attuale, ma addirittura operano una previsione del credito. Tutto questo è importante perché per gli investitori regolamentati, come enti creditizi, imprese di assicurazione e molti altri di natura istituzionale, il giudizio delle agenzie di rating ha un valore normativo che li porta a non investire più in titoli giudicati non buoni e addirittura a ritirare i loro investimenti su quei titoli, creando in tal modo problemi di una certa rilevanza.
Desidero citare come esempio l'abbassamento, nel luglio scorso e anche di recente, del rating espresso sul nostro Paese, per il quale sono stati usati criteri poco trasparenti. Non si è tenuto conto né del livello di indebitamento del settore privato né dell'esistenza di piani di rientro del debito pubblico, né tanto meno della fattibilità di tali piani.
Nel momento in cui il giudizio di un'agenzia di rating influenza addirittura l'azione dei Governi, bisogna fermarsi un attimo per riflettere. Dal nostro punto di vista, ne va infatti della capacità di ciascun Parlamento di decidere democraticamente della politica fiscale dei rispettivi Paesi.
L'impegno espresso nella nostra mozione è molto semplice. In sostanza, impegniamo il Governo a sostenere le proposte di modifica approvate dalla Commissione europea al fine di imporre agli enti creditizi, alle imprese di assicurazione e agli altri investitori istituzionali di effettuare una propria valutazione del rischio del credito, in modo da non basarsi esclusivamente o automaticamente su rating esterni; ad obbligare gli emittenti di incaricare due agenzie di rating, indipendenti l'una dall'altra, ad emettere parallelamente due rating del credito sugli stessi strumenti finanziari; a sancire il divieto per ciascuna agenzia di rating del credito di essere azionista o socia di altra agenzia di rating (per evitare pericolose commistioni); a sostenere le proposte del Parlamento europeo finalizzate a istituire una agenzia di rating europea, pubblica, indipendente e autorevole; a vietare rating non richiesti dei debiti sovrani degli Stati; ad evitare che i giudizi espressi dalle agenzie di rating private sui debiti sovrani influenzino il mercato finanziario europeo, alterando gli equilibri fra i Paesi membri e ad affidare all'ESMA la valutazione annuale delle performance delle agenzie di rating - è incredibile che chi si arroga il diritto di dare giudizi su tutti non abbia poi un ente superiore e indipendente che dia un giudizio sul suo comportamento, visto che spesso non è così trasparente - per verificare, a posteriori, se le loro previsioni si siano verificate o se abbiano semplicemente alterato l'andamento normale del mercato. Infine impegniamo il Governo a contrastare l'attuale monopolio esistente in questo campo.
Mi auguro che il Governo esprima un parere favorevole su questa mozione, anche se molti di noi hanno sottoscritto pure quella a prima firma del senatore Gasparri, perché tutto sommato raccoglieva la maggior parte dei contenuti che abbiamo inserito in questa che ho appena illustrato. (Applausi dal Gruppo LNP).