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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 686 del 07/03/2012


Interrogazioni

DE FEO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che nella risoluzione della 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) dello scorso 25 gennaio 2012 sulle problematiche ambientali che interessano le acque del golfo di Napoli e quelle prospicienti il litorale domizio è detto, tra l'altro, che: "la qualità delle acque del golfo di Napoli e del litorale domizio dipende strettamente dalla funzionalità e dall'adeguatezza degli impianti di depurazione dei reflui e dei relativi collettori ed opere accessorie"; anche nell'isola di Capri, "sussistono alcune criticità depurative per il superamento delle quali occorre in particolare effettuare (...) lo spostamento dell'impianto di sollevamento attualmente esistente a quota 131,80 metri sul livello del mare, la realizzazione di un collettore fognario a gravità in località Grotta Azzurra, l'adeguamento del depuratore presente in località La Selva di Anacapri"; il superamento di tali criticità dovrebbe procedere con la massima urgenza; qualora le istituzioni locali rimanessero inerti di fronte a alla situazione occorrerebbe attivare ogni altro utile strumento di cooperazione sussidiaria;

considerato che:

in alcune zone della costiera è stata segnalata la presenza di vistose chiazze marroni;

le condizioni delle condotte sottomarine di Capri sono assai precarie: infatti sarebbero addirittura saltati i raccordi che collegano le tubature;

la condotta fognaria di Occhio marino risulterebbe interrotta e dalla condotta sottomarina di Gasto a Marina grande uscirebbero larghe chiazze dense di materiale giallastro;

la situazione appare ancora più critica stante anche l'approssimarsi della stagione estiva,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tutto quanto sopra riportato;

se e in quali modi intenda intervenire al fine di evitare che anche nel 2012 si verifichino sgradevoli incidenti, come già accaduto l'anno precedente, provocati dal mancato o cattivo funzionamento dei depuratori presenti sull'isola di Capri;

se, in caso di inefficienza delle competenti istituzioni locali, tenuto conto dei principi stabiliti dagli articoli 3-quinquies e 75 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, secondo il dettato dell'articolo 120, secondo comma, della Costituzione, intenda attivare ogni utile strumento al fine di evitare ogni problematica connessa al cattivo funzionamento dei depuratori.

(3-02706)

PIGNEDOLI, SOLIANI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

l'Enam (Ente nazionale assistenza magistrale) è nato dalla fusione dell'Istituto nazionale orfani dei maestri con l'Istituto nazionale di assistenza magistrale ed è stato istituito con decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 21 ottobre 1947, n. 1346, ratificato dalla legge 21 marzo 1953, n. 190, modificato dalla legge 7 marzo 1957, n. 93, e riordinato dalla legge 20 marzo 1975, n. 70;

l'Enam era un ente pubblico non economico, con personalità giuridica di diritto pubblico, posto sotto la vigilanza del Ministero dell'istruzione, università e ricerca;

l'Enam prestava assistenza al personale ispettivo, direttivo e docente della scuola elementare e materna, sia in attività di servizio che in pensione, nonché ai loro familiari;

il suo regolamento prevedeva le seguenti prestazioni assistenziali: climatico-termali, sanitarie, scolastiche, culturali, cassa mutua di piccolo credito, per gli anziani, straordinaria, previdenziale;

l'ente era autofinanziato esclusivamente dagli insegnanti della scuola primaria e dell'infanzia, nonché dai dirigenti scolastici ex direttori didattici, attraverso la trattenuta obbligatoria dello 0,80 per cento sullo stipendio;

in ossequio al principio della libertà di scelta del dipendente il pagamento di questo contributo avrebbe dovuto essere facoltativo e non obbligatorio;

secondo i dati forniti dall'Enam, i contribuenti erano circa 300.000, tra docenti e dirigenti scolastici, mentre erano 1.300.000 i beneficiari dell'azione di assistenza;

l'85 per cento delle entrate serviva a coprire prestazioni socio-sanitarie (circa 20 milioni di euro nel 2009), interventi per eventi eccezionali come il sisma in Abruzzo (3 milioni di euro) e a sostegno di casi di particolare indigenza e di soggetti non autosufficienti nonché borse di studio agli orfani degli iscritti;

sussidiarietà e solidarietà, valori fondativi dell'Enam, sono da sempre apprezzati da sociologi, politici, istituzioni, tanto che si è affermata la prassi che, quando una categoria di cittadini riesce a operare in solidarietà da sé, autofinanziandosi, per iniziative di carattere sociale, culturale, e di altro tipo, tali scelte devono essere apprezzate e sostenute;

il Consiglio di Stato, con parere n. 681 del 22 febbraio 2010, ha sostenuto che l'attività assistenziale è posta in essere attraverso misure dirette e indirette di erogazione delle prestazioni e può affermarsi che all'Enam è affidato, ormai da anni e nei limiti imposti dalla legge, il ruolo di attore all'interno del sistema sociale in quanto l'ente integra, con le proprie attività, l'efficacia dello stesso al fine di mettere in campo misure idonee a sostenere e supportare fasce di cittadini che potrebbero essere non sufficientemente sorrette dal sistema pubblico, anche alla luce della tendenza della contrazione della spesa pubblica;

considerato che:

con decreto-legge del 31 maggio 2011, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 30 luglio 2010, n. 122, l'ente è stato soppresso con il trasferimento delle funzioni all'Inpdap, che succede in tutti i rapporti attivi e passivi, accorpando un ente con finalità esclusivamente assistenziali ad un istituto con finalità prevalentemente previdenziali. È stato inoltre previsto che, con un successivo decreto di natura non regolamentare, da emanare entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge, verranno trasferite anche tutte le risorse strumentali, umane finanziarie dell'ente soppresso;

l'articolo 21, comma 1, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge del 22 dicembre 2011, n. 214, ha disposto la soppressione, con decorrenza dal 1° gennaio 2012, dell'Inpdap, con l'attribuzione delle relative funzioni all'INPS, il quale succede in tutti i rapporti attivi e passivi dell'ente soppresso;

dall'accorpamento dell'Enam all'Inpdap, ed oggi dell'Inpdap all'Inps, consegue il trasferimento a quest'ultimo anche dell'ingente patrimonio immobiliare di case e centri estivi e climatico-termali (con la presenza media annuale di 10.000 persone) costruiti dall'Enam in oltre 60 anni di risparmi e investimenti, un patrimonio che, come ha stimato nel 2009 l'Agenzia del territorio, ha un valore totale di oltre 107 milioni di euro;

rilevato che:

la soppressione dell'Enam, che tra le altre ragioni non gravava sul bilancio dello Stato, essendo finanziato dal contributo del personale a cui sono destinate le prestazioni di natura assistenziale e mutualistica, pare che sia avvenuta senza un confronto di merito e preventivo con le parti sociali;

nonostante la soppressione dei due enti (Enam e Inpdap), per i maestri e gli ex direttori didattici continua a vigere - senza ragioni d'essere - la trattenuta obbligatoria dello 0,8 per cento sullo stipendio;

il contributo, infatti, è destinato dalla legge istitutiva dell'Enam al finanziamento delle prestazioni di natura assistenziale e mutualistica rese dall'Enam medesimo;

il passaggio delle funzioni dell'Enam all'Inpdap prima e all'Inps poi ha reso più che mai incomprensibile ed inaccettabile l'obbligatorietà della trattenuta che ha come unica finalità quella dell'erogazione di servizi di tipo assistenziale,

si chiede di sapere:

se e come i Ministri in indirizzo intendano procedere al fine di assumere le opportune iniziative di carattere normativo, in grado di garantire una revoca della trattenuta dell'0,8 per cento sugli stipendi di docenti e dirigenti scolastici iscritti all'Enam (che si configurerebbe, in questo momento, come una sottrazione di risorse, indebita ed illegittima), ed assicurare che la contribuzione in favore dell'Inpdap prima e dell'Inps poi, per la parte che prima era versata all'Enam, abbia carattere volontario;

se siano stati valutati gli effetti applicativi della soppressione, considerato che l'accorpamento all'Inpdap prima e all'Inps poi può determinare una carenza delle prestazioni assistenziali prima assicurate dall'Enam;

se non reputino urgente ed indispensabile avviare un ampio e condiviso confronto che preveda il coinvolgimento di tutti gli assistiti-contribuenti per valutare l'utilizzo delle risorse economiche e del patrimonio ex Enam.

(3-02707)

DONAGGIO, ANDRIA, PIGNEDOLI, ANTEZZA, BERTUZZI, MONGIELLO, PERTOLDI, RANDAZZO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

le questioni da risolvere e le problematiche che investono il settore ittico dell'area alto-adriatica sono numerose e sono state più volte esaminate nel corso di incontri fra operatori del settore e amministrazioni regionali e locali. Sono criticità di portata straordinaria, che accomunano le marinerie delle regioni alto-adriatiche, colpite più di altre dalla messa al bando delle pesche speciali, dovuta alla nuova normativa europea e, più in generale, ad una politica comunitaria che non tiene conto delle specificità regionali e che dimostra in questo settore inadeguatezza nel rispondere alle esigenze particolari di alcune aree dell'Unione;

alcuni aspetti cruciali connessi alla grave crisi della pesca italiana nell'alto Adriatico necessitano di essere affrontati nell'immediato, al fine di dare risposta alle esigenze economico-produttive dell'area; su questi aspetti si è concentrato un documento comune elaborato dagli Assessori regionali all'agricoltura e alla pesca in Veneto, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia, che è stato successivamente consegnato al Ministro in indirizzo;

in primo luogo, il documento sottolinea che il riconoscimento di una "macro regione" adriatica, e quindi delle specificità alto-adriatiche, potrebbe consentire di riaprire una trattativa con Bruxelles sulla questione relativa alla larghezza delle maglie delle reti da pesca, sulle quali la normativa europea detta norme specifiche, non prendendo in considerazione il fatto che in alcune zone di pesca, tra cui quella alto-adriatica, è molto diffusa la pesca di specie che rimangono di piccola taglia allo stadio adulto, come le acquadelle, i moscardini, i marsioni, gli zotoli, la cui cattura è resa impossibile dalla maglia attuale, nonché di specie che si identificano esclusivamente con particolari aree, quali ad esempio i cannolicchi;

gli Assessori hanno altresì sottolineato la necessità di intervenire sul decreto ministeriale che ha istituito il distretto nord Adriatico includente le aree marine e costiere delle regioni Friuli-Venezia Giulia, Veneto ed Emilia-Romagna (decreto ministeriale 23 febbraio 2010), introducendovi elementi migliorativi che ne valorizzino la portata e le funzioni; tra gli obiettivi da raggiungere con un approccio "distrettuale" ne vengono individuati alcuni essenziali: la realizzazione del fermo biologico annuale mediante fermi volontari concordati a livello locale che tengano conto delle specificità alto-adriatiche; la gestione delle attività di pesca secondo una programmazione modulata su quattro sole giornate di pesca settimanali, ipotesi sostenuta in particolare dalle marinerie venete ed emiliano-romagnole; la possibilità di utilizzare le risorse del Fondo europeo per la pesca in disponibilità delle Regioni per attuare arresti definitivi delle imbarcazioni da pesca, tenuto conto delle priorità individuate a livello alto-adriatico; un'azione di sensibilizzazione presso le autorità slovene e croate al fine di conseguire prima possibile un allargamento "transfrontaliere" del distretto, e ciò al fine di perseguire obiettivi condivisi in materia di sviluppo dei settore e salvaguardia delle risorse;

sono state evidenziate inoltre alcune criticità riferite al sistema dei controlli e delle sanzioni, che rischia di essere punitivo, soprattutto per la burocratizzazione eccessiva in sede di applicazione. L'Unione europea mira ad arrivare alla definizione degli "stock ittici" e all'applicazione di quote di pesca, che tuttavia sono sostenibili solo se concordate con le imprese all'interno di un complessivo piano di gestione. Al fine di evitare sanzioni sproporzionate alle imprese, comminate sulla base di interpretazioni assunte dalle autorità territoriali competenti, sarebbe dunque necessario, per le attività di controllo, attendere i regolamenti applicativi delle norme europee entrate in vigore nel gennaio 2012 (regolamento (CE) n. 1224/2009 e regolamento (UE) n. 404/2011), tenuto conto del recente decreto del Ministero delle politiche agricole 10 novembre 2011 e del quesito posto in riferimento al regolamento (UE) n. 404/2011 dalla stessa Direzione generale della pesca marittima e l'acquacoltura del Ministero alla Commissione europea (DG PEMAC 4 - Prot. 0002537 del 23 gennaio 2012);

il documento affronta poi la questione dei costi di gestione, particolarmente rilevante negli ultimi anni a causa del lievitare, in particolare, dell'innalzamento dei costi dei prodotti energetici, principale voce di costo a carico delle flotte da pesca. Sarebbe dunque essenziale intervenire al fine di incentivare e sostenere reti di impresa che concentrino la domanda e verificare la possibilità di applicare un credito di imposta al fine di fronteggiare con più strumenti i rincari dei prezzi dei prodotti petroliferi, ovvero di attivare, con sollecitudine, agevolazioni in regime de minimis;

anche in questo senso va la richiesta di mantenere gli strumenti fiscali e previdenziali garantiti dal decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30, che contribuisce alla "tenuta" delle imprese di pesca e rappresenta uno strumento indispensabile per il sistema cooperativistico;

infine, si chiede che venga indetta una Conferenza nazionale di servizi sulla pesca, per studiare le modalità attraverso cui portare il settore fuori dalla situazione di emergenza nella quale rimane da alcuni anni, operando in un quadro rinnovato che ponga al centro le imprese, il lavoro, il mercato e l'Europa;

considerato che sulla base del documento presentato dagli Assessori dell'Emilia-Romagna, del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto, il 16 febbraio 2012 si è svolto presso il Ministero un incontro tra il ministro Mario Catania e i medesimi Assessori regionali, per discutere delle principali questioni aperte; dall'incontro è emersa la volontà delle parti di avviare l'operatività del distretto di pesca alto-adriatico, che dovrà poi indicare, di concerto con il Ministero, modalità e tempistica del fermo biologico annuale tenendo conto della realtà delle marinerie locali,

si chiede di sapere:

in quali tempi il Ministro in indirizzo ritenga che possa essere avviata l'operatività del distretto di pesca alto-adriatico, e se intenda provvedere alla revisione del decreto ministeriale 23 febbraio 2010, così da superarne le evidenti criticità e andare incontro alle richieste delle Regioni interessate;

se e in quali tempi intenda riferire alle competenti Commissioni parlamentari in merito alle vicende del distretto di pesca alto-adriatico e sullo stato di avanzamento del sistema e delle ipotesi di riforma e revisione;

se ed in quali tempi intenda indire una Conferenza nazionale di servizi sulla pesca, che dia risposte agli operatori del sistema e contribuisca alla rapida risoluzione dei principali problemi evidenziati nel corso degli anni dalle imprese operanti nel settore ittico.

(3-02708)

LAURO, DE SENA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il Ministro della salute, Renato Balduzzi, ha espresso pubblicamente l'unanime volontà del Governo di intervenire per il riconoscimento della ludopatia come malattia sociale, per il divieto assoluto della pubblicità ingannevole e per la tutela dei minori dal gioco d'azzardo, con revoca delle licenze ai concessionari, in caso di violazione (si veda l'agenzia "AdnKronos" del 7 marzo 2012);

sono all'esame delle Commissioni competenti del Senato 2a Commissione (Giustizia) e 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro) alcuni disegni di legge di iniziativa parlamentare, in materia di gioco d'azzardo, contenenti norme antimafia, anti-illecito, antievasione e per la tutela della trasparenza, anche societaria, nel gioco d'azzardo,

si chiede di sapere, se il Governo intenda intervenire con la massima urgenza, con un decreto di riforma organica del settore, tenendo conto anche delle disposizioni contenute nei disegni di legge di iniziativa parlamentare, all'esame delle Commissioni competenti del Senato, al fine di evitare provvedimenti parcellizzati, che affrontano solo alcuni aspetti di questa gravissima patologia, sociale e criminale.

(3-02709)

PARDI, DE TONI, BELISARIO - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

800 lavoratori delle società Servirail, Wasteels e Rsi, cuccettisti e addetti alla manutenzione del servizio sui treni notturni, presenti su tutto il territorio nazionale ed in particolare a Roma, Milano, Napoli e Torino, sono stati licenziati l'11 dicembre 2011. La scadenza del contratto per la gestione dell'accompagnamento notturno delle carrozze letto affidata alle società Servirail Italia SpA, per i treni nazionali, e Wasteels International, per quelli internazionali, costituitesi in raggruppamento temporaneo di imprese, era prevista per il mese di giugno 2012. Il 24 maggio 2011 Trenitalia ha di fatto modificato in via unilaterale il contratto in corso, anticipandone la scadenza al 10 dicembre 2011 per effetto del recesso esercitato con nota protocollo n. 15732 del 14 aprile 2011;

dal dicembre 2010 l'amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, ha lavorato alla costituzione di una società con la francese Veolia Transport, società che svolge servizi ferroviari, per l'accompagnamento dei treni notte internazionali. A questa nuova società, costituitasi nel gennaio 2011 con la partecipazione paritetica Veolia-Trenitalia, vengono affidati dal dicembre 2011 i treni notturni Venezia-Parigi e Roma-Parigi, attraverso beni di proprietà di Ferrovie dello Stato e lavoratori tutti francesi;

alcuni lavoratori della società Servirail, nell'impossibilità di far sentire la propria voce dai vertici aziendali, hanno messo in atto una forma di protesta che sta costando loro moltissimo: ad oggi sono ben 90 giorni che, per turni, presidiano la torre adiacente al binario 21 della stazione centrale di Milano. Una protesta pacifica ma ferma, resa possibile solo dalla solidarietà dei cittadini che sostengono e appoggiano i lavoratori dei treni notturni;

considerato che:

il contratto di servizio tra lo Stato e Ferrovie dello Stato per la gestione del servizio universale prevede che, a fronte del contributo pubblico ricevuto, Ferrovie dello Stato assicuri treni sull'intero territorio nazionale e per le fasce sociali svantaggiate. I treni notte sono un bene comune, un servizio pubblico che unisce il Paese, che oggi si trova invece fortemente diviso e penalizzato dalle strategie aziendali. Particolare ed emblematica è infatti la situazione della linea adriatica, dettagliatamente esposta in un dossier della Regione Puglia, che evidenzia come la nuova organizzazione dei treni a media e lunga percorrenza determini una vera e propria spaccatura, isolando ancor più profondamente il Mezzogiorno dal resto d'Italia;

l'art. 16 della Costituzione sancisce espressamente il diritto alla mobilità ed in questa fase l'adozione di misure volte al risanamento del servizio universale di trasporto, in particolare del trasporto dei pendolari, non è più procrastinabile. Le ragioni che motivano il traffico pendolare e l'entità della popolazione coinvolta, nonché la crescita esponenziale del fenomeno del pendolarismo, assumono rilievo di una vera emergenza nazionale. Da questo punto di vista le strategie messe in atto dall'amministratore delegato Moretti risultano, a giudizio degli interroganti, miopi e dannose, là dove, all'incremento della domanda pendolare, il gruppo societario oppone il graduale e costante abbandono dei servizi ad essa legati, al quale si aggiunge la totale assenza di investimenti e di una concreta programmazione;

è parere degli interroganti che l'attenzione dei vertici aziendali non possa essere concentrata esclusivamente sulla realizzazione e l'attivazione delle reti ad alta velocità ed alta capacità. La condizione di estremo disagio alla quale i cittadini sono quotidianamente costretti determina un sensibile e progressivo peggioramento della qualità della vita. Migliorare la qualità dei servizi non dipende solo dalle risorse a disposizione, sicuramente scarse, ma anche dall'attenzione ai problemi riscontrati e dalla disponibilità ad ascoltare le istanze di chi i servizi li offre nel concreto e di chi ne usufruisce quotidianamente,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano attivarsi, per quanto di rispettiva competenza, al fine di chiedere a Ferrovie dello Stato seri chiarimenti circa le strategie di gestione dei treni notturni;

quali iniziative intendano mettere in atto affinché vengano garantiti i servizi di trasporto di media-lunga percorrenza, anche notturno, coperti dal contratto di servizio pubblico;

se non ritengano opportuno intervenire con atti di competenza e sollecitare l'azienda ad assicurare ai cittadini il pieno esercizio del diritto alla mobilità ed alla circolazione tutelato dalla Costituzione.

(3-02710)