Allegato A
MOZIONI
Mozioni sulle agenzie di rating
(1-00482p. a) (12 ottobre 2011)
Respinta
LANNUTTI, VALENTINO, PISTORIO, CICOLANI, FRANCO Paolo, ADERENTI, ALICATA, BALBONI, BALDINI, BENEDETTI VALENTINI, BEVILACQUA, BIANCHI, BODEGA, BONFRISCO, BORNACIN, BURGARETTA APARO, BUTTI, CALIGIURI, CARLINO, CARRARA, CARUSO, CASELLI, CASOLI, CENTARO, CIARRAPICO, COMPAGNA, CONTI, COSTA, CURSI, CUTRUFO, D'AMBROSIO LETTIERI, DE ANGELIS, DE ECCHER, DE FEO, FIRRARELLO, FLERES, GALLONE, GAMBA, GARAVAGLIA Massimo, GHIGO, GIAI, GIAMBRONE, GIULIANO, GRAMAZIO, GUSTAVINO, LAURO, LEONI, LONGO, MALAN, MARAVENTANO, MASCITELLI, MASSIDDA, MAZZUCONI, MENARDI, MESSINA, MOLINARI, MONTANI, MUGNAI, MURA, MUSI, MUSSO, PALMIZIO, PARAVIA, PARDI, PASTORE, PEDICA, PERDUCA, PETERLINI, PINZGER, POLI BORTONE, RIZZI, RUSSO, SAIA, SANCIU, SANTINI, SARO, SBARBATI, SERRA, SIBILIA, SPADONI URBANI, STANCANELLI, THALER AUSSERHOFER, TOFANI, TORRI, VACCARI, VICARI, VITA. - Il Senato,
premesso che:
l'agenzia di rating Standard & Poor's è indagata dalla Procura di Trani per gravissimi reati. Nonostante non abbia superato l'esame dell'Esma (European securities and markets authority) e non sia ancora registrata tra le agenzie di rating certificate, quindi non sia abilitata ad emettere pagelle sull'Italia, a causa di una serie di conflitti di interesse poiché all'interno del suo azionariato vede un colosso dei fondi come Black Rock, con un patrimonio di circa 3.000 miliardi di dollari nel suo azionariato, che è tra i maggiori azionisti di Unicredit, nei giorni scorsi ha declassato l'Italia, portandola da A + ad A;
l'agenzia di rating Moody's, che analogamente alla prima non è registrata presso l'Esma e che in data 4 ottobre 2011 ha declassato il rating dell'Italia da"'Aa2" ad "A2" con outlook negativo, dovuto "in parte ai rischi derivanti dalle incertezze economiche e politiche" e "in parte all'aumento dei rischi al ribasso per la crescita economica e all'indebolimento delle prospettive globali", nonché al generale calo della fiducia nelle emissioni di debito dei Paesi dell'eurozona, fondata nel 1909 da John Moody, è la seconda agenzia di rating per importanza dopo Standard & Poor's. Insieme a Fitch sono definite le ''tre sorelle'' del rating, perché di fatto costituiscono un oligopolio delle valutazioni sull'affidabilità creditizia di società e Stati sovrani che emettono bond. Insieme hanno una quota di mercato che va dal 90 al 95 per cento;
dietro Moody's Corporation c'è Warren Buffett, il grande finanziere americano che tramite la sua holding Berkshire Hathaway Buffett ha la quota di maggioranza di Moody's (12,99 per cento). Ma i veri padroni dell'agenzia sono i grandi fondi di investimento americani che peraltro controllano anche Standard & Poor's, come Capital World Investors (10,2 per cento), Capital Research Global Investors (10,29 per cento), Black Rock (3,49 per cento), State Street (2,94), Vanguard Group Inc. (2,97 per cento), Davis Selected Advisers LP (8,14 per cento), Invesco Advisor Inc (2,54 per cento), nonché l'inglese Morgan Stanley Investment Management (2,77 per cento). I richiamati dati relativi agli azionisti di Moody's Corporation società con sede nel Delaware (USA), quotata dal 19 giugno 1998 al New York Stock Exchange si riferiscono alla data del 31 marzo 2010;
con riferimento agli assetti proprietari si rileva che: Berkshire Hathaway, Inc. Investment Management è una holding di partecipazioni con sede ad Omaha, nel Nebraska (USA), fondata nel 1964. La società assume partecipazioni di controllo e non in società operanti in diversi settori di attività: assicurativo, per il tramite delle controllate GEICO, General Re Corp. e Berkshire Hathaway Reinsurance Group; cibi e bevande; farmaceutici; abbigliamento; forniture industriali; logistica e beni di lusso. La società è di fatto controllata dal miliardario americano Warren Buffet;
inoltre, Capital Research Global Investors e la controllata Capital World Investors sono due società del gruppo Capital Research & Management Company, società di investimento con sede negli Stati Uniti. Capital Research & Management Company è attiva nella gestione di patrimoni su base individuale (fondazioni o privati) e collettiva (fondi comuni, fondi pensione, eccetera);
scrive la giornalista Carmen Carbonara sul "Corriere del Mezzogiorno" del 27 settembre 2011: «Il report di Standard & Poor's che ha bocciato l'Italia il 20 settembre 2011, finisce nel fascicolo della procura di Trani che ipotizza i reati di insider trading e market abuse a carico di una delle "tre sorelle" (le altre sono Moody' s e Fitch) del rating americano. È l'ultimo capitolo dell'inchiesta aperta dal pm Michele Ruggiero sulle agenzie di rating, sospettate di aver emesso giudizi non veritieri nei confronti del sistema economico e bancario italiano, così come denunciato da Adusbef e Federconsumatori. La decisione, già nell'aria da qualche giorno, è diventata concreta dopo l'incontro che il magistrato tranese ha avuto venerdì scorso con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, a Roma. È stato un incontro del tutto informale. Letta non è stato ascoltato come persona informata sui fatti come avvenuto invece con altri esponenti di governo nei mesi scorsi interessati alla vicenda Moody's, la prima agenzia a essere finita nel registro degli indagati per un report del 6 maggio 2010 che definiva l'Italia come un Paese "a rischio" al pari di Grecia e Spagna. Il sospetto della procura, che coincide sostanzialmente con quello di Letta, è che l'ultimo report di S & P, che ha declassato l'Italia da A+ ad A il 20 settembre scorso, non sia obiettivo perché espresso non sulla base di valutazioni economiche, ma politiche. Non a caso gli analisti, nel declassare di un nocth (cioè un gradino) il debito italiano, hanno anche detto di aspettarsi che "la fragile coalizione di governo e le differenze politiche all'interno del Parlamento continueranno a limitare la capacità del governo di rispondere in maniera decisa alle sfide macroeconomiche interne ed esterne". Per questo il pm ha acquisito dalla Presidenza del Consiglio il testo tradotto in italiano del report, che finirà all'attenzione di due consulenti già individuati dalla procura: gli economisti Donato Masciandaro della Bocconi di Milano e Giovanni Ferri dell'Università di Bari. In realtà, però, materiale ancora più interessante è quello che il pm dovrebbe portare a casa dagli Stati Uniti, dove è programmata una trasferta il mese prossimo per acquisire gli atti della Sec (Securities and exchange commission, per intenderci la Consob americana) sul declassamento degli Usa fatto da Standard and Poor' s il 5 agosto scorso, quando il rating sovrano per la prima volta è passato da AAA ad AA+. L'atto portò a un'immediata reazione dello stesso presidente Barack Obama, che si affrettò a smentire la veridicità di quanto affermato da S & P. Dopo una prima richiesta di quel rapporto, la procura ha deciso di fare una trasferta negli Stati Uniti. Lunedì, intanto, a Trani arriverà una delegazione greca, capeggiata da Kiriakos Tobras, che nell'aprile 2010 presentò una dettagliata denuncia al procuratore capo presso la Corte di cassazione di Atene, contro gli speculatori»;
considerato che:
«l'onda lunga dello scandalo dei mutui subprime, trasformati in obbligazioni "sgonfiate" dallo scoppio della bolla immobiliare del 2007 - scrive Glauco Maggi su "La Stampa" -, ha raggiunto ieri, e non è la prima volta, Standard & Poor's, e potrebbe avere conseguenze finanziarie molto serie per i conti dell'agenzia, nota per aver tolto in estate la Tripla A all'America di Obama per la prima volta. La McGraw-Hill, la compagnia di comunicazioni e analisi societarie che ha tra le sue divisioni l'agenzia di rating Standard & Poor's, ha comunicato ieri di aver ricevuto un avviso di garanzia (Wells Notice) dalla Sec (Securities Exchange Commission, la Consob Usa), in cui è stata informata che sono in corso indagini contro la sua divisione aziendale responsabile della assegnazione dei rating ai debiti societari e governativi. Questo avviso rappresenta il sospetto della Sec di un comportamento non etico tenuto dalla società ricevente, ed espone la lista completa delle questioni sotto esame. Il destinatario deve rispondere dando le sue argomentazioni a difesa, e se non lo fa, o se comunque viene giudicato alla fine colpevole, fioccano le multe. Questo procedimento mira a concludersi con una ingiunzione civile, e la Sec potrà infliggere a S&P una pesante punizione pecuniaria sotto forma di risarcimento per i danni materiali procurati, e di richiesta di restituzione delle commissioni incassate in relazione al rating controverso. La Standard & Poor's Ratings Services, in particolare, deve difendersi dall'accusa di aver violato la legge federale sulle emissioni di titoli mobiliari per il rating AAA dato nell'agosto 2007 a una offerta da 1,6 miliardi di dollari di obbligazioni, commercialmente note come Delphinus Cdo 2007-1, sottoscritte per i 3/4 dalla Mizuho International Plc (gruppo finanziario giapponese Mizuho), e gestite dalla Delaware Asset Advisors. La polemica sulla "generosità" delle agenzie di rating nel valutare con addirittura tre A questi debiti costruiti sulla bolla del mattone è annosa: Delphinus crollò al rating spazzatura già a fine 2008. La causa civile avviata ora si aggiunge ad altre iniziative legali della stessa Sec e del dipartimento della Giustizia contro le agenzie di rating e le maggiori banche americane negli Usa, sempre per questi bond. I Cdo, collateralized debt obligations, erano la famiglia di titoli più in voga nella stagione di boom immobiliare del decennio scorso. La loro caratteristica era di essere «garantiti» da assets (beni) «collaterali», come le rate dei mutui o di altri crediti da restituire negli anni a venire. Non era, in sostanza, l'emittente nominale del bond a rispondere del buon fine del credito di fronte agli investitori acquirenti dei Cdo, ma una miriade di altri debitori. Quando i prezzi delle case sono caduti e i mutuatari non hanno potuto o voluto onorare le rate, i Cdo sono diventati titoli «tossici», non più in grado di pagare le cedole né di restituire il capitale. La riduzione, e in molti casi l'azzeramento, del loro valore di libro da parte delle banche che li avevano in portafoglio ha portato ai deficit di bilancio e alla crisi del sistema finanziario, che non è ancora stata superata. Nel comunicare il ricevimento dell'avviso, la McGraw Hill ha aggiunto che sta cooperando con la Sec nelle indagini. Né la società né l'organo di vigilanza federale hanno fornito, fino a ieri, commenti più specifici sulla natura delle accuse. Le due altre maggiori agenzie di rating, Moody's Investors Service, che ha tra gli azionisti Warren Buffett, e Fitch, il cui primo azionista è la società francese Fimalac, hanno detto di non aver ricevuto avvisi dalla Sec riguardante questo o altri Cdo»;
secondo articoli di stampa, le procedure interne di una delle principali agenzie di rating internazionale permetterebbero la fuga di notizie sulle decisioni riguardanti la nota delle entità sotto valutazione: è quanto si legge in un rapporto dell'Authority della Borsa statunitense (Sec), nella quale non si specifica di quale agenzia si tratti. Il rapporto, di una ventina di pagine, è il più recente documento della Sec sulle grandi agenzie di rating (Fitch, Moody's e Standard & Poor's);
il 2 ottobre 2001, "la Repubblica" ha pubblicato un articolo dal titolo: «Le agenzie di rating nel mirino della Sec "Sono scorrette"». Si legge nell'articolo: «La Securities and exchange commission (Sec) ha pubblicato un rapporto in cui accusa le agenzie di rating di non rispettare i propri codici di autodisciplina, di non gestire in maniera adeguata i conflitti d'interesse e di anteporre il proprio tornaconto economico all'analisi finanziaria. Per quanto pesanti, le accuse mosse dall'autorità che vigila sui mercati americani sono però destinate ad avere un impatto limitato. Per un semplice motivo: la Sec non fa i nomi, limitandosi a dire di avere ravvisato pratiche scorrette in una o più delle tre principali agenzie di rating (Moody's, Standard & Poor's e Fitch) e in quattro dei sette operatori minori del settore. Nel rapporto, la Sec mette in evidenza anche il fatto che tutte e tre le "grandi" agenzie hanno "politiche inadeguate circa il possesso di azioni da parte dei propri dipendenti". Una è anche sospettata di far circolare in una cerchia ristretta di investitori i propri giudizi prima di renderli pubblici»,
impegna il Governo:
ad intervenire, nelle sedi internazionali, per impedire che società private come Standard & Poor's e Moody's, prive della necessaria autorizzazione dell'Esma che le abilita ad operare in Italia, possano continuare imperterrite ad emettere report ad orologeria anche su istituzioni, enti locali e banche italiane per rendere più fertile il terreno alla speculazione, anche in considerazione della meritoria inchiesta della Procura della Repubblica di Trani, avviata sulla base di denunce di Adusbef e Federconsumatori, che registra al momento sei indagati, tra i quali tre analisti della Standard & Poor's e uno di Moody's, oltre ai responsabili legali per l'Italia delle due agenzie;
ad accertare ed eventualmente promuovere l'adozione di sanzioni, nelle sedi opportune, per l'eventuale condotta scorretta tenuta in relazione alle transazioni sui mercati azionari ed obbligazionari in conseguenza dell'ultimo report con cui Standard & Poor's ha declassato il debito sovrano italiano da A+ ad A, che potrebbe contenere anche giudizi di natura politica, più che economica, nonché eventuali informazioni privilegiate da parte di alcuni soggetti operanti sui mercati, posto che i titoli di Stato italiani non sembra abbiano subito grandi oscillazioni nella data di diffusione del rapporto, ossia nella giornata di borsa di martedì 20 settembre 2011, mentre al contrario ci sarebbero stati forti oscillazioni nella giornata precedente, e ad accertare quindi se le transazioni sui BTP non possano aver concretizzato il reato di insider trading, aggiotaggio e manipolazione dei mercati;
ad accertare ed eventualmente promuovere l'adozione di sanzioni, nelle sedi opportune, per l'eventuale condotta scorretta tenuta in relazione alle transazioni sui mercati azionari ed obbligazionari in conseguenza dell'ultimo report emesso dall'agenzia di rating Moody's, non registrata presso l'Esma, che in data 4 ottobre 2011 ha declassato il rating dell'Italia da "Aa2" ad "A2" con l'outlook negativo;
ad adottare ogni misura utile, anche nelle future riunioni del G20, per impedire che una consolidata cricca affaristico-finanziaria, composta da agenzie di rating, banche di affari (in primis Goldman Sachs e JP Morgan), fondi speculativi, in concorso tra loro e con le distratte autorità vigilanti quali Consob ed Esma, possano distillare quotidiane pillole avvelenate sui mercati, per determinare i corsi delle azioni, delle obbligazioni e dei titoli di Stato, con la finalità di conseguire enormi profitti, a scapito dei risparmiatori, delle famiglie e delle piccole e medie imprese, vessati da quelle stesse banche che, con i loro dolosi ed avidi comportamenti, hanno determinato la crisi sistemica e messo a repentaglio la solidità dell'euro e dell'Europa;
ad adottare ogni iniziativa necessaria, anche nell'ambito delle prossime riunioni del G20, per promuovere e discutere regole e norme stringenti per un nuovo ordine monetario, che sottragga alla finanza speculativa ed alla dittatura dei cosiddetti mercati un potere enorme su Stati e Nazioni, che vedono limitare la propria sovranità, da una finanza spregiudicata che, dopo aver creato montagne di derivati OTC (per un valore complessivo di 700.000 miliardi di dollari, a fronte di un PIL mondiale di 55.000) scambiati su piattaforme opache, hanno assunto funzioni arbitrarie che non sono nella disponibilità degli oligarchi che alimentano leve finanziarie, swap e CDS, ma dei Governi democraticamente eletti che, se non vogliono assistere alla fine dell'euro e del sogno europeo, devono riacquistare la loro sovranità, su banche di affari, fondi speculativi e banche centrali;
ad adottare ogni iniziativa necessaria, nelle opportune sedi europee ed internazionali, per promuovere di concerto con i partners europei la costituzione di un'agenzia di rating europea, alla stregua di altre agenzie pubbliche, come ha fatto Pechino nel 2010 con la nascita della agenzia di rating cinese denominata Dagong;
a limitare, nelle opportune sedi internazionali, il potere di entità monopolistiche private, quali Moody's, Standard & Poor's e Fitch, che possono condizionare la politica economica degli Stati sovrani, i quali non devono continuare a dipendere da giudizi di parte, e come tali non sempre affidabili.
(1-00560) (14 febbraio 2012)
Respinta
BOLDI, GARAVAGLIA Massimo, VACCARI, BRICOLO, ADERENTI, BODEGA, CALDEROLI, CAGNIN, CASTELLI, DAVICO, DIVINA, FRANCO Paolo, LEONI, MARAVENTANO, MAURO, MAZZATORTA, MONTANI, MONTI Cesarino, MURA, PITTONI, RIZZI, STIFFONI, TORRI, VALLARDI, VALLI. - Il Senato,
premesso che:
per tutelare e proteggere investitori e mercati da possibili inappropriate ingerenze e carenze delle agenzie di rating, è opportuno adottare provvedimenti concordati in sede europea, poiché le attuali agenzie operano a livello mondiale e influiscono sui mercati finanziari dell'intera Unione europea;
proprio in virtù delle importanti ricadute del loro operato sui mercati finanziari e sulle decisioni non solo degli operatori economici, ma dei Governi, le agenzie di rating devono essere disciplinate da un adeguato e stringente quadro giuridico;
il mercato del rating è di fatto monopolizzato da tre operatori, Standard & Poor's, Moody's e Fitch, che detengono il 95 per cento del mercato;
esiste un effettivo rischio di affidamento eccessivo al giudizio di tali agenzie da parte degli operatori economici che partecipano ai mercati finanziari;
i fatti hanno dimostrato come spesso i giudizi espressi da queste agenzie fossero errati (casi Lehman Brothers, Parmalat, Euron, Freddi Mae, Fanni e Mae);
devono essere individuate, al fine di evitare conflitti di interesse e fugare ogni sospetto di volontaria alterazione dei mercati, sia la struttura azionaria delle agenzie, sia la responsabilità civile;
è opportuno regolamentare anche il campo di applicazione relativo alle prospettive del credito (rating outlook);
considerato che:
i rating del credito hanno attualmente valore normativo per gli investitori regolamentati, come gli enti creditizi, le imprese di assicurazione e molti altri investitori istituzionali;
è indispensabile rendere più trasparenti i criteri in base ai quali vengono effettuate le valutazioni del credito; in particolare la valutazione dei debiti sovrani non può prescindere dalla valutazione di una serie di fattori, che, attualmente, non hanno avuto peso specifico nei recenti downgrade nei confronti di importanti Paesi europei, fra cui l'Italia. Ci si riferisce all'indebitamento del settore privato, all'esistenza dei piani di rientro del debito pubblico, alla fattibilità stessa dei medesimi piani;
non è possibile far dipendere dal giudizio delle agenzie di rating le decisioni di politica economica e sociale degli Stati, cancellando, di fatto, le normali prassi democratiche,
impegna il Governo:
1) a sostenere le proposte della Commissione europea di modifica della direttiva 2009/65/CE (COM (2011) 746) e del regolamento (CE) 1060/2009 (COM (2011) 747), al fine di imporre agli enti creditizi, alle imprese di assicurazione e agli altri investitori istituzionali di effettuare una propria valutazione del rischio del credito, in modo da non basarsi esclusivamente o automaticamente su rating esterni;
2) a obbligare gli emittenti di incaricare due agenzie di rating, indipendenti l'una dall'altra, ad emettere parallelamente due rating del credito sugli stessi strumenti finanziari;
3) a sancire il divieto per ciascuna agenzia di rating del credito di essere azionista o socia di altra agenzia di rating;
4) a sostenere, in sede europea, le proposte del Parlamento europeo finalizzate a istituire una agenzia di rating europea, indipendente e autorevole;
5) a vietare rating non richiesti dei debiti sovrani degli Stati;
6) ad evitare che i giudizi espressi dalle agenzie di rating private sui debiti sovrani influenzino il mercato finanziario europeo, alterando gli equilibri fra i Paesi membri;
7) ad affidare all'Esma (European Securities and Markets Authority) la valutazione annuale delle performance delle agenzie di rating, per verificare, a posteriori, se le loro valutazioni sono state corrette;
8) a contrastare l'attuale monopolio esistente in questo campo.
(1-00561) (14 febbraio 2012)
Respinta
LANNUTTI, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA. - Il Senato,
premesso che:
è in corso di esame presso il Parlamento europeo il regolamento delle agenzie di rating, le cui modifiche saranno varate entro il mese di luglio 2012. Alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, avanzata dalla Commissione il 15 novembre 2011 (COM (2011) 747), unitamente alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2009/65/CE (COM (2011) 746), il relatore del provvedimento ha presentato emendamenti che mirano a quattro obiettivi fondamentali: a) proibizione di emettere il rating del debito sovrano da parte delle agenzie, se non espressamente richiesto dallo Stato interessato; b) attribuzione ad una istituzione comunitaria indipendente, già esistente o da istituire, del compito di valutare il merito di credito degli Stati; c) divieto di incroci azionari tra agenzie di rating nonché proibizione di possedere, direttamente o indirettamente, strumenti finanziari dell'entità valutata; d) adozione di una soglia antitrust in base alla quale un'agenzia di rating non può aumentare oltre il 25 per cento la propria quota di mercato;
il Parlamento europeo, nel dibattere di tali delicate questioni, ha dunque la possibilità di determinare una svolta politico-culturale nel funzionamento dei mercati finanziari, smantellando l'oligopolio di Standard & Poor's, Moody's e Fitch, le tre agenzie che da sole detengono il 90 per cento del mercato del rating. Altrettanto evidente è che il percorso sarà ostacolato dagli enormi interessi in gioco, viste le ramificazioni tra agenzie di rating e importanti operatori dei mercati finanziari globali. In tale contesto appare necessaria una decisa e responsabile presa di posizione dei Governi e dei Parlamenti nazionali, ed in particolare di quello italiano, stante la particolare esposizione del nostro Paese agli effetti delle valutazioni in oggetto e della rilevanza della situazione italiana in rapporto alla stabilità monetaria europea ed internazionale;
Standard & Poor's, che nell'agosto 2011 ha tolto la tripla A agli Stati Uniti, ha successivamente imposto il proprio downgrade a Italia, Spagna, Austria e Francia, mentre è di questi giorni il declassamento di 34 banche italiane: in pratica, parte significativa del sistema del credito del nostro Paese sta per essere classificato a livello di titoli "spazzatura", soglia di allarme il cui superamento potrebbe indurre, se non costringere, i fondi di investimento di tutto il mondo a liquidare le posizioni sulle banche italiane;
considerato che:
nel gennaio 2012 il governatore della Banca centrale europea (BCE) Mario Draghi, intervenendo a Strasburgo durante la seduta del Parlamento europeo, non ha nascosto il pericolo che si cela dietro le modalità con cui hanno operato le agenzie di rating, ha invocato l'apertura del mercato per stimolare la concorrenza sul rating e ha inoltre invitato Stati e istituzioni ad essere meno dipendenti dal loro giudizio: concetto quest'ultimo ribadito, poco dopo la sua elezione, dal nuovo presidente del Parlamento europeo Martin Schulz;
molto più dure erano state, in precedenza, le parole del Commissario europeo agli affari monetari Olli Rehn che, durante un'intervista a una rete televisiva finlandese, aveva in pratica dichiarato che le agenzie di rating fanno gli interessi del capitalismo finanziario americano, accusa non nuova a Bruxelles e nelle capitali europee ma mai avanzata prima in maniera così ufficiale ed esplicita;
se il ruolo del rating può essere ritenuto essenziale, per la sua funzione di termometro per gli investimenti, la credibilità delle agenzie di valutazione è stata inficiata da gravissimi errori compiuti in passato, culminati nell'assegnazione della tripla A ai cosiddetti titoli subprime, vale a dire i prodotti di debito costruiti sulla bolla speculativa del "mattone", da cui ebbe origine il crollo mondiale della finanza. Errori con conseguenze disastrose, dovuti, secondo molti osservatori qualificati, alla mancanza di indipendenza e trasparenza ed ai numerosi casi di conflitto di interesse delle agenzie in questione;
sul terreno della prevenzione dei conflitti di interessi, oltre ad imporre una governance più autonoma ed una più efficace verifica delle procedure di valutazione, incidendo sugli attuali limiti di accesso per renderli più favorevoli ai nuovi entranti, ed ampliando le occasioni in cui sia possibile sanzionare sul piano civilistico le responsabilità delle agenzie, appare opportuno riflettere sulla possibilità di prevedere vincoli agli incarichi alle agenzie medesime, senza interferire nel contenuto delle analisi ma al fine di stabilizzare i mercati del credito e di rafforzare la fiducia degli investitori;
da tempo la magistratura italiana ha aperto un'inchiesta su Standard & Poor's e Moody's, accusate di aver manipolato il mercato con giudizi falsi, infondati o comunque imprudenti sul sistema economico-finanziario e bancario italiano, ipotizzando l'abuso di informazioni privilegiate per aver elaborato e diffuso - in determinate circostanze relative al 2011 ed a mercati aperti - notizie non corrette, comunque esagerate e tendenziose sulla tenuta del sistema economico, finanziario e bancario italiano,
impegna il Governo:
a favorire, con ogni iniziativa di propria competenza, l'apertura del mercato e lo smantellamento dell'oligopolio di Standard & Poor's, Moody's e Fitch su cui il Parlamento europeo è impegnato, avviando una riforma del rating che consenta analisi trasparenti, in autonomia e consapevolezza nei confronti degli operatori economici, contribuendo così alla stabilizzazione dei mercati finanziari;
a promuovere un impulso per la definizione, da parte della European Securities and Markets Authority (Esma) e della Commissione europea, di ulteriori e più incisivi standard vincolanti per le agenzie di rating, con particolare riferimento a rigorosi criteri di trasparenza dell'assetto societario e alle tecniche di emersione, prevenzione e soluzione del conflitto di interessi;
ad implementare - agendo in particolare nelle sedi comunitarie ed internazionali a ciò deputate - gli obblighi relativi al set informativo necessario per la registrazione delle agenzie, le misure per assicurare il puntuale rispetto da parte degli analisti delle prescrizioni relative alla compliance con la normativa comunitaria, nonché gli obblighi riferiti alla completa disponibilità dei dati legati alla valutazione;
a promuovere, per quanto di propria competenza, tutte le iniziative necessarie affinché siano rimossi i vincoli che determinano un impiego automatico del rating, ove si determini il rischio che possa intervenire un immediato smobilizzo o un divieto di acquisto di titoli in presenza di un non ponderato o erroneo declassamento dell'emittente;
ad assicurare che siano applicati i requisiti già attualmente richiesti dalla legge vigente per l'operatività di tali soggetti nel territorio nazionale;
a favorire, in un contesto segnato da maggiore pluralismo e disponibilità di analisi, la creazione di un'agenzia di rating europea, indipendente e autorevole, nonché ad implementare con più incisività sul piano giuridico il concetto di responsabilità per le conseguenze delle valutazioni errate delle stesse agenzie.
(1-00580) (06 marzo 2012)
V. testo 2
GASPARRI, FINOCCHIARO, D'ALIA, VIESPOLI, RUTELLI, PISTORIO, QUAGLIARIELLO, BARBOLINI, BOLDI, AUGELLO, AZZOLLINI, BALDASSARRI, D'UBALDO, FONTANA, LEDDI, GARAVAGLIA Massimo, GUSTAVINO, MUSSO.(*) - Il Senato,
premesso che:
le agenzie di rating svolgono un'attività di particolare rilevanza nel contesto economico e finanziario internazionale. È attribuito loro il compito di ridurre le asimmetrie informative esistenti nell'ambito dei mercati finanziari e di fornire agli investitori indicazioni e valutazioni sulla solidità finanziaria di enti pubblici e soggetti privati, tra cui Stati, banche, assicurazioni ed imprese, in particolare sul grado di rischio dei titoli emessi e sulla solvibilità dei soggetti presi in esame;
le decisioni di investimento degli operatori finanziari nel contesto internazionale dipendono, pertanto, in buona parte dall'operato delle agenzie di rating. I giudizi da loro espressi sono in grado di influire, positivamente o negativamente, sul corso e sull'andamento dei mercati finanziari e la promozione o il declassamento dei prodotti finanziari contribuisce in modo sostanziale ad influenzare il loro andamento sui mercati;
in virtù di tale importante ruolo, la stessa legislazione comunitaria e accordi internazionali ne hanno sancito la funzione guida di analisi e valutazioni di rischio di credito e di merito creditizio;
nel corso del tempo, tuttavia, le agenzie di rating, anche in ragione delle condizioni di monopolio e di stretta connessione con gli emittenti e gli operatori di mercato, hanno assunto un diverso ruolo: non più solo di fornitori indipendenti di analisi e di valutazioni non accessibili alla generalità degli operatori ma di attori fondamentali dell'andamento dei mercati finanziari;
nel 2008, la crisi dei mutui subprime e dei derivati ed il fallimento della banca Lehman Brothers hanno evidenziato la fragilità di tale sistema e hanno fatto emergere, non senza sorprese, un livello di trasparenza e di qualità delle informazioni prodotte dalle agenzie del tutto insoddisfacente. I clamorosi errori di valutazione commessi dalle principali agenzie internazionali di rating, ripetuti anche dopo il 2008, hanno provocato significative perdite di capitali nei mercati internazionali con ricadute pregiudizievoli su cittadini, banche ed imprese, e aperto un ampio dibattito a livello internazionale volto a correggere e rimuovere le cause di tale situazione;
l'assenza di efficaci strumenti di vigilanza e di valutazione del grado di indipendenza e trasparenza operativa delle agenzie di rating ha rappresentato e tuttora rappresenta un problema la cui soluzione è di fondamentale importanza per assicurare la stabilità dei mercati economici e finanziari internazionali;
altri punti di grave debolezza della vigente disciplina delle agenzie di rating sono rappresentati dalla scarsa efficacia di misure di contrasto o attenuazione dei conflitti di interesse in capo alle agenzie e dal fatto che le agenzie di rating non rispondono e non sono responsabili per la qualità dei giudizi formulati e per le eventuali valutazioni non corrette o gravemente viziate sugli emittenti;
la composizione del capitale azionario delle principali agenzie di rating vede tra gli azionisti di riferimento soggetti in potenziale conflitto di interessi con l'obbligo di imparzialità e riservatezza che dovrebbe caratterizzare la loro attività. Le principali agenzie di rating risultano, infatti, partecipate da grandi fondi di investimento, in possesso di un'enorme massa di liquidità in gestione, e non può dunque nascondersi la circostanza secondo cui proprio gli azionisti delle agenzie possano trarre significativi vantaggi dalle decisioni adottate dalle agenzie stesse;
considerato che:
i pronunciamenti adottati dalle agenzie di rating nel corso degli ultimi mesi nei riguardi della classificazione e/o declassamento del debito sovrano di diversi Paesi dell'area euro hanno contribuito ad accentuare gli effetti destabilizzanti sui mercati finanziari e le economie degli stessi;
i giudizi formulati da parte delle agenzie di rating, in alcuni casi, appaiono viziati da motivazioni non convincenti, in ragione dei quali, in mercati già fortemente condizionati da spinte speculative e attraversati da tensioni, si generano effetti destabilizzanti che contraddicono clamorosamente la funzione cui proprio le stesse agenzie dovrebbero assolvere: concorrere alla stabilizzazione dei mercati e alla diffusione, tra gli intermediari e i risparmiatori, della consapevolezza circa le condizioni reali dei mercati stessi, attraverso un'accurata valutazione della solvibilità degli emittenti, sia pubblici, sia privati;
l'Italia nel mese di gennaio 2012 è stata declassata dalle principali agenzie di rating, con un giudizio che è sceso sotto il livello A (che riguarda i Paesi meno rischiosi), attestandosi a BBB+, secondo l'agenzia Standard & Poor's, mentre l'agenzia Fitch ha declassato il Paese da "A+" ad "A-" con outlook negativo;
giudizi di declassamento sono stati pronunciati anche nei confronti degli altri Paesi dell'eurozona, compresa la Francia, e tale circostanza ha di fatto creato incertezza sui mercati finanziari di tutta l'eurozona e ritardato l'avvio del Fondo salva Stati;
il 16 gennaio 2012, il Governatore della Banca centrale europea, in sede di audizione presso il Parlamento europeo, ha sottolineato la gravità di taluni giudizi tecnici espressi dalle agenzie di rating che hanno destabilizzato, senza particolari motivazioni, l'eurozona e prefigurato la necessità di dotare l'area euro di un proprio organismo indipendente di valutazione sull'affidabilità creditizia degli Stati membri allo scopo di ridurne la dipendenza dai giudizi espressi dalle maggiori agenzie di rating esistenti;
rilevato che:
la 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato, il 28 luglio 2010, ha approvato all'unanimità una risoluzione sulla proposta di regolamento COM (2010) 289 definitivo del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1060/2009 relativo alle agenzie di rating del credito, nella quale veniva sottolineata la necessità di: elaborare regole e procedure idonee a garantire l'indipendenza e l'autonomia delle agenzie di rating di fronte agli emittenti oggetto di valutazione, in modo da eliminare gli effetti dei conflitti di interesse in capo alle medesime agenzie, con particolare riferimento alla partecipazione, in via diretta o indiretta, al loro capitale di società emittenti; prevedere soluzioni in grado di assicurare la verifica oggettiva della qualità professionale dei collaboratori e dei dipendenti incaricati della procedura di emissione del rating; introdurre strumenti sanzionatori ed istruzioni di vigilanza in grado di prevenire e reprimere la violazione delle regole;
il regolamento (UE) n. 513/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2011, recante modifiche al regolamento (CE) n. 1060/2009, relativo alle agenzie di rating del credito, in linea con i principi indicati nella suddetta risoluzione, ha introdotto ulteriori disposizioni opportunamente volte a rafforzare ulteriormente il quadro normativo in materia;
tali regolamenti, unitamente alle proposte modificative ed integrative approvate all'unanimità nelle Commissioni 6ª e 14ª del Senato, si inseriscono nel complesso e articolato progetto di regolamentazione finanziaria comunitaria al fine di stabilizzare i mercati, evitare rischi a carattere sistemico, tutelare i risparmiatori e gli investitori e sostenere comunque l'efficienza e la trasparenza dei mercati finanziari;
osservato che:
in relazione alla persistente instabilità dei mercati, emerge in tutta evidenza la necessità, in ambito europeo, di assicurare la trasparenza e l'efficienza dei mercati e una più efficace tutela del risparmio ed una più pervasiva definizione di regole che disciplinino l'attività e i pronunciamenti delle agenzie di rating;
l'affidabilità finanziaria degli Stati membri dell'Unione, e la sostenibilità a lungo termine delle loro finanze pubbliche, appare già chiaramente enucleabile dai documenti elaborati dalle istituzioni europee, e in primo luogo dalla Commissione europea, istituzione che opera, secondo i trattati europei, in piena indipendenza;
la vigente disciplina ha previsto la creazione di un albo sotto il controllo dell'European securities market authority (ESMA) e che si intende favorire la creazione e l'insediamento nei mercati europei di un numero crescente di agenzie, in grado di far emergere condizioni di concorrenza effettiva nel mercato delle informazioni e delle analisi finanziarie,
impegna il Governo:
1) a sostenere, nelle sedi istituzionali dell'Unione europea:
a) ogni opportuna iniziativa affinché le proposte della Commissione europea in materia di regolamentazione dei mercati finanziari vengano discusse ed approvate nel più breve tempo possibile;
b) le iniziative finalizzate all'attivazione in ambito europeo di un organismo indipendente che, operando con criteri omogenei e standardizzati di valutazione, svolga attività di rating sui titoli del debito sovrano ed esprima valutazioni sull'affidabilità creditizia dei singoli Paesi membri dell'Unione;
c) l'introduzione di una definizione giuridica del credit rating che sia più vicina e aderente al concetto di "attività di servizio di informazione", nello stesso tempo uniformando la disciplina dell'attività delle agenzie, in termini di trasparenza e adeguatezza dei processi di analisi, sia per quanto riguarda il vero e proprio giudizio di merito di credito (rating) che per quanto concerne la prospettiva di rating (outlook), in modo da orientare la normativa non tanto sui soggetti che emettono il rating, bensì sul rispetto effettivo delle prescrizione in relazione al servizio offerto;
d) le iniziative volte a rafforzare il livello di indipendenza di giudizio delle agenzie di rating e ad eliminare ogni possibile situazione di contrasto d'interessi attraverso la previsione: 1) di regole più stringenti e divieti condizionati in merito alla possibilità per gli operatori finanziari privatidi avere partecipazioni di maggioranza nelle agenzie stesse e 2) l'incompatibilità tra l'attività di consulenza svolta dalle agenzie di rating in favore di banche, fondi di investimento e/o altre società finanziarie e la valutazione del rating di soggetti pubblici;
e) l'introduzione di un divieto di partecipazioni incrociate tra le società di rating, che rappresentano ad oggi un ulteriore fattore di non concorrenzialità e di opacità decisionale;
f) l'opportunità di prevedere che, in relazione ai rating emessi sui titoli del debito sovrano, sia esclusa la possibilità che le agenzie emettano valutazioni qualora non richieste dallo Stato emittente;
g) l'introduzione di misure volte a far si che le agenzie di rating siano tenute a dar conto pubblicamente delle motivazioni analitiche per le quali giungono alla determinazione del rating, anche al fine di consentire un raffronto con precedenti valutazioni sul medesimo oggetto di giudizio;
h) la definizione di regole in grado di attribuire pesi diversi alle basi di giudizio formulate delle agenzie, prevedendo che le stesse tengano conto non soltanto degli aspetti finanziari per valutare uno Stato, ma assegnino un peso maggiore anche alle caratteristiche dell'economia reale e del tessuto industriale e produttivo. In tale ambito, le agenzie di rating, nell'emettere giudizi su titoli sovrani di Stati membri, devono tenere conto della posizione espressa dalle istituzioni europee e eventuali giudizi difformi dalle analisi e dai rapporti periodici delle autorità comunitarie emessi nell'ambito delle regole della governance economica devono essere ampiamente e analiticamente motivati;
i) l'introduzione di efficaci ed effettivi meccanismi di responsabilizzazione delle agenzie di rating nel caso in cui le loro valutazioni sugli emittenti risultino scorrette o gravemente viziate, e a prevedere, nel caso in cui le loro decisioni e i loro comportamenti siano orientati a favorire talune categorie di beneficiari o non siano ispirati al rispetto di doverose regole di deontologia professionale, puntuali misure sanzionatorie, anche di carattere pecuniario;
l) un'ampia e accurata revisione delle norme in vigore, al fine di abrogare tutte le disposizioni che obbligano gli operatori pubblici e privati a operare in maniera automatica in relazione ai giudizi emessi, con particolare riferimento alle scelte di portafoglio degli investitori istituzionali e ai titoli di Stato, fatta salva la facoltà dei medesimi soggetti di operare tali scelte in maniera discrezionale e a tutela dei patrimoni gestiti e investiti. In particolare, si suggerisce di coinvolgere direttamente le autorità europee di vigilanza sui mercati finanziari, creditizi e assicurativi, al fine di emanare istruzioni di vigilanza volte a evitare l'automatico adeguamento delle scelte di investimento ai rating emessi;
2) ad adoperarsi affinché la neocostituita ESMA predisponga e renda pubbliche delle linee guida, anche in termini di metodi statistico-finanziari, alle quali le agenzie di rating devono attenersi o conformarsi per la redazione della valutazione del merito creditizio espresso in giudizi sintetici, con l'obiettivo che la pubblicizzazione di tali linee guida incrementi la trasparenza dell'operato delle agenzie, favorendo indirettamente l'oggettività del loro giudizio;
3) a sostenere in sede UE che l'ESMA elabori proposte innovative sul modello di pagamento delle agenzie di rating, in modo tale da rendere pienamente indipendenti la remunerazione delle agenzie dal soggetto sottoposto al rating, nonché a prevedere l'introduzione di ulteriori misure finalizzate a attenuare le posizioni di monopolio, anche con previsione, temporanea, di limiti alle quote di mercato detenute dalle maggiori agenzie;
4) a sostenere l'attribuzione all'ESMA del compito di presentare ogni anno una valutazione sull'efficacia e sulla validità dell'operato delle agenzie di rating sulla base di precisi criteri;
5) a rafforzare il ruolo delle autorità pubbliche nel controllo sull'appropriatezza delle delicatissime informazioni rivolte al pubblico dei risparmiatori, avendo cura che agli stessi sia sempre reso evidente che le valutazioni fornite dalle agenzie di rating in merito al rischio di credito dell'emittente che ha emesso il titolo oggetto di giudizio non assumano un valore assoluto. Ciò che è, peraltro, confermato dall'esperienza degli ultimi anni, con particolare riferimento alla situazione di quelle banche d'affari internazionali, successivamente fallite, che hanno continuato a godere di un rating positivo fino al momento immediatamente precedente alla dichiarazione di dissesto, anche perché le stesse agenzie non erano state in grado di "leggere" un mercato complicato dai derivati e loro effetti;
6) ad agire affinché le autorità di vigilanza possano vedere rafforzate, nell'esercizio della loro autonomia, funzioni dal profilo tipico dei "public goods", importantissime per il buon funzionamento del sistema, ed esercitino direttamente queste funzioni, la cui rilevanza sistemica è ora tangibilmente comprovata, anche al fine di assicurare, con una più pervasiva definizione di regole, controlli di qualità e criteri di trasparenza sui pronunciamenti delle agenzie di rating, una maggiore tutela dei risparmiatori;
7) a promuovere la modifica del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, affinché le agenzie di rating siano sottoposte alla disciplina degli emittenti, e conseguentemente alla vigilanza della Consob, e siano assoggettate a sanzioni nell'eventualità in cui non siano rispettati i prescritti obblighi, inclusi quelli sull'offerta di informazioni che influenzano gli investitori, e che non si rivelino corretti i giudizi emessi nei confronti degli investitori.
________________
(*) Aggiungono la firma in corso di seduta i senatori Dini, Grillo, Bianconi, Casoli, Colli, Izzo, Ramponi, Tofani, Pichetto Fratin, Conti, Saia, Di Stefano e De Eccher
(1-00580) (testo 2) (07 marzo 2012)
Approvata
GASPARRI, FINOCCHIARO, D'ALIA, VIESPOLI, RUTELLI, PISTORIO, QUAGLIARIELLO, BARBOLINI, BOLDI, AUGELLO, AZZOLLINI, BALDASSARRI, D'UBALDO, FONTANA, LEDDI, GARAVAGLIA Massimo, GUSTAVINO, MUSSO, DINI, GRILLO, BIANCONI, CASOLI, COLLI, IZZO, RAMPONI, TOFANI, PICHETTO FRATIN, CONTI, SAIA, DI STEFANO, DE ECCHER. - Il Senato,
premesso che:
le agenzie di rating svolgono un'attività di particolare rilevanza nel contesto economico e finanziario internazionale. È attribuito loro il compito di ridurre le asimmetrie informative esistenti nell'ambito dei mercati finanziari e di fornire agli investitori indicazioni e valutazioni sulla solidità finanziaria di enti pubblici e soggetti privati, tra cui Stati, banche, assicurazioni ed imprese, in particolare sul grado di rischio dei titoli emessi e sulla solvibilità dei soggetti presi in esame;
le decisioni di investimento degli operatori finanziari nel contesto internazionale dipendono, pertanto, in buona parte dall'operato delle agenzie di rating. I giudizi da loro espressi sono in grado di influire, positivamente o negativamente, sul corso e sull'andamento dei mercati finanziari e la promozione o il declassamento dei prodotti finanziari contribuisce in modo sostanziale ad influenzare il loro andamento sui mercati;
in virtù di tale importante ruolo, la stessa legislazione comunitaria e accordi internazionali ne hanno sancito la funzione guida di analisi e valutazioni di rischio di credito e di merito creditizio;
nel corso del tempo, tuttavia, le agenzie di rating, anche in ragione delle condizioni di monopolio e di stretta connessione con gli emittenti e gli operatori di mercato, hanno assunto un diverso ruolo: non più solo di fornitori indipendenti di analisi e di valutazioni non accessibili alla generalità degli operatori ma di attori fondamentali dell'andamento dei mercati finanziari;
nel 2008, la crisi dei mutui subprime e dei derivati ed il fallimento della banca Lehman Brothers hanno evidenziato la fragilità di tale sistema e hanno fatto emergere, non senza sorprese, un livello di trasparenza e di qualità delle informazioni prodotte dalle agenzie del tutto insoddisfacente. I clamorosi errori di valutazione commessi dalle principali agenzie internazionali di rating, ripetuti anche dopo il 2008, hanno provocato significative perdite di capitali nei mercati internazionali con ricadute pregiudizievoli su cittadini, banche ed imprese, e aperto un ampio dibattito a livello internazionale volto a correggere e rimuovere le cause di tale situazione;
l'assenza di efficaci strumenti di vigilanza e di valutazione del grado di indipendenza e trasparenza operativa delle agenzie di rating ha rappresentato e tuttora rappresenta un problema la cui soluzione è di fondamentale importanza per assicurare la stabilità dei mercati economici e finanziari internazionali;
altri punti di grave debolezza della vigente disciplina delle agenzie di rating sono rappresentati dalla scarsa efficacia di misure di contrasto o attenuazione dei conflitti di interesse in capo alle agenzie e dal fatto che le agenzie di rating non rispondono e non sono responsabili per la qualità dei giudizi formulati e per le eventuali valutazioni non corrette o gravemente viziate sugli emittenti;
la composizione del capitale azionario delle principali agenzie di rating vede tra gli azionisti di riferimento soggetti in potenziale conflitto di interessi con l'obbligo di imparzialità e riservatezza che dovrebbe caratterizzare la loro attività. Le principali agenzie di rating risultano, infatti, partecipate da grandi fondi di investimento, in possesso di un'enorme massa di liquidità in gestione, e non può dunque nascondersi la circostanza secondo cui proprio gli azionisti delle agenzie possano trarre significativi vantaggi dalle decisioni adottate dalle agenzie stesse;
considerato che:
i pronunciamenti adottati dalle agenzie di rating nel corso degli ultimi mesi nei riguardi della classificazione e/o declassamento del debito sovrano di diversi Paesi dell'area euro hanno contribuito ad accentuare gli effetti destabilizzanti sui mercati finanziari e le economie degli stessi;
i giudizi formulati da parte delle agenzie di rating, in alcuni casi, appaiono viziati da motivazioni non convincenti, in ragione dei quali, in mercati già fortemente condizionati da spinte speculative e attraversati da tensioni, si generano effetti destabilizzanti che contraddicono clamorosamente la funzione cui proprio le stesse agenzie dovrebbero assolvere: concorrere alla stabilizzazione dei mercati e alla diffusione, tra gli intermediari e i risparmiatori, della consapevolezza circa le condizioni reali dei mercati stessi, attraverso un'accurata valutazione della solvibilità degli emittenti, sia pubblici, sia privati;
l'Italia nel mese di gennaio 2012 è stata declassata dalle principali agenzie di rating, con un giudizio che è sceso sotto il livello A (che riguarda i Paesi meno rischiosi), attestandosi a BBB+, secondo l'agenzia Standard & Poor's, mentre l'agenzia Fitch ha declassato il Paese da "A+" ad "A-" con outlook negativo;
giudizi di declassamento sono stati pronunciati anche nei confronti degli altri Paesi dell'eurozona, compresa la Francia, e tale circostanza ha di fatto creato incertezza sui mercati finanziari di tutta l'eurozona e ritardato l'avvio del Fondo salva Stati;
il 16 gennaio 2012, il Governatore della Banca centrale europea, in sede di audizione presso il Parlamento europeo, ha sottolineato la gravità di taluni giudizi tecnici espressi dalle agenzie di rating che hanno destabilizzato, senza particolari motivazioni, l'eurozona e prefigurato la necessità di dotare l'area euro di un proprio organismo indipendente di valutazione sull'affidabilità creditizia degli Stati membri allo scopo di ridurne la dipendenza dai giudizi espressi dalle maggiori agenzie di rating esistenti;
rilevato che:
la 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato, il 28 luglio 2010, ha approvato all'unanimità una risoluzione sulla proposta di regolamento COM (2010) 289 definitivo del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1060/2009 relativo alle agenzie di rating del credito, nella quale veniva sottolineata la necessità di: elaborare regole e procedure idonee a garantire l'indipendenza e l'autonomia delle agenzie di rating di fronte agli emittenti oggetto di valutazione, in modo da eliminare gli effetti dei conflitti di interesse in capo alle medesime agenzie, con particolare riferimento alla partecipazione, in via diretta o indiretta, al loro capitale di società emittenti; prevedere soluzioni in grado di assicurare la verifica oggettiva della qualità professionale dei collaboratori e dei dipendenti incaricati della procedura di emissione del rating; introdurre strumenti sanzionatori ed istruzioni di vigilanza in grado di prevenire e reprimere la violazione delle regole;
il regolamento (UE) n. 513/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2011, recante modifiche al regolamento (CE) n. 1060/2009, relativo alle agenzie di rating del credito, in linea con i principi indicati nella suddetta risoluzione, ha introdotto ulteriori disposizioni opportunamente volte a rafforzare ulteriormente il quadro normativo in materia;
tali regolamenti, unitamente alle proposte modificative ed integrative approvate all'unanimità nelle Commissioni 6ª e 14ª del Senato, si inseriscono nel complesso e articolato progetto di regolamentazione finanziaria comunitaria al fine di stabilizzare i mercati, evitare rischi a carattere sistemico, tutelare i risparmiatori e gli investitori e sostenere comunque l'efficienza e la trasparenza dei mercati finanziari;
osservato che:
in relazione alla persistente instabilità dei mercati, emerge in tutta evidenza la necessità, in ambito europeo, di assicurare la trasparenza e l'efficienza dei mercati e una più efficace tutela del risparmio ed una più pervasiva definizione di regole che disciplinino l'attività e i pronunciamenti delle agenzie di rating;
l'affidabilità finanziaria degli Stati membri dell'Unione, e la sostenibilità a lungo termine delle loro finanze pubbliche, appare già chiaramente enucleabile dai documenti elaborati dalle istituzioni europee, e in primo luogo dalla Commissione europea, istituzione che opera, secondo i trattati europei, in piena indipendenza;
la vigente disciplina ha previsto la creazione di un albo sotto il controllo dell'European securities market authority (ESMA) e che si intende favorire la creazione e l'insediamento nei mercati europei di un numero crescente di agenzie, in grado di far emergere condizioni di concorrenza effettiva nel mercato delle informazioni e delle analisi finanziarie,
impegna il Governo:
1) a sostenere, nelle sedi istituzionali dell'Unione europea:
a) ogni opportuna iniziativa affinché le proposte della Commissione europea in materia di regolamentazione dei mercati finanziari vengano discusse ed approvate nel più breve tempo possibile;
b) le iniziative finalizzate all'attivazione in ambito europeo di un organismo indipendente che, operando con criteri omogenei e standardizzati di valutazione, svolga attività di rating sui titoli del debito sovrano ed esprima valutazioni sull'affidabilità creditizia dei singoli Paesi membri dell'Unione;
c) l'introduzione di una definizione giuridica del credit rating che sia più vicina e aderente al concetto di "attività di servizio di informazione", nello stesso tempo uniformando la disciplina dell'attività delle agenzie, in termini di trasparenza e adeguatezza dei processi di analisi, sia per quanto riguarda il vero e proprio giudizio di merito di credito (rating) che per quanto concerne la prospettiva di rating (outlook), in modo da orientare la normativa non tanto sui soggetti che emettono il rating, bensì sul rispetto effettivo delle prescrizione in relazione al servizio offerto;
d) le iniziative volte a rafforzare il livello di indipendenza di giudizio delle agenzie di rating e ad eliminare ogni possibile situazione di contrasto d'interessi attraverso la previsione: 1) di regole più stringenti e divieti condizionati in merito alla possibilità per gli operatori finanziari privatidi avere partecipazioni di maggioranza nelle agenzie stesse e 2) l'incompatibilità tra l'attività di consulenza svolta dalle agenzie di rating in favore di banche, fondi di investimento e/o altre società finanziarie e la valutazione del rating di soggetti pubblici;
e) l'introduzione di un divieto di partecipazioni incrociate tra le società di rating, che rappresentano ad oggi un ulteriore fattore di non concorrenzialità e di opacità decisionale;
f) l'introduzione di misure volte a far si che le agenzie di rating siano tenute a dar conto pubblicamente delle motivazioni analitiche per le quali giungono alla determinazione del rating, anche al fine di consentire un raffronto con precedenti valutazioni sul medesimo oggetto di giudizio;
g) la definizione di regole in grado di attribuire pesi diversi alle basi di giudizio formulate delle agenzie, prevedendo che le stesse tengano conto non soltanto degli aspetti finanziari per valutare uno Stato, ma assegnino un peso maggiore anche alle caratteristiche dell'economia reale e del tessuto industriale e produttivo. In tale ambito, le agenzie di rating, nell'emettere giudizi su titoli sovrani di Stati membri, devono tenere conto della posizione espressa dalle istituzioni europee ed internazionali, motivando eventuali giudizi difformi;
h) l'introduzione di efficaci ed effettivi meccanismi di responsabilizzazione delle agenzie di rating nel caso in cui le loro valutazioni sugli emittenti risultino scorrette o gravemente viziate, e a prevedere, nel caso in cui le loro decisioni e i loro comportamenti siano orientati a favorire talune categorie di beneficiari o non siano ispirati al rispetto di doverose regole di deontologia professionale, puntuali misure sanzionatorie, anche di carattere pecuniario;
i) un'ampia e accurata revisione delle norme in vigore, al fine di abrogare tutte le disposizioni che obbligano gli operatori pubblici e privati a operare in maniera automatica in relazione ai giudizi emessi, con particolare riferimento alle scelte di portafoglio degli investitori istituzionali e ai titoli di Stato, fatta salva la facoltà dei medesimi soggetti di operare tali scelte in maniera discrezionale e a tutela dei patrimoni gestiti e investiti. In particolare, si suggerisce di coinvolgere direttamente le autorità europee di vigilanza sui mercati finanziari, creditizi e assicurativi, al fine di emanare istruzioni di vigilanza volte a evitare l'automatico adeguamento delle scelte di investimento ai rating emessi;
2) ad adoperarsi affinché la neocostituita ESMA predisponga e renda pubbliche delle linee guida, anche in termini di metodi statistico-finanziari, alle quali le agenzie di rating devono attenersi o conformarsi per la redazione della valutazione del merito creditizio espresso in giudizi sintetici, con l'obiettivo che la pubblicizzazione di tali linee guida incrementi la trasparenza dell'operato delle agenzie, favorendo indirettamente l'oggettività del loro giudizio;
3) a sostenere in sede UE che l'ESMA elabori proposte innovative sul modello di pagamento delle agenzie di rating, in modo tale da rendere pienamente indipendenti la remunerazione delle agenzie dal soggetto sottoposto al rating, nonché a prevedere l'introduzione di ulteriori misure finalizzate a attenuare le posizioni di monopolio, anche con previsione, temporanea, di limiti alle quote di mercato detenute dalle maggiori agenzie;
4) a sostenere l'attribuzione all'ESMA del compito di presentare ogni anno una valutazione sull'efficacia e sulla validità dell'operato delle agenzie di rating sulla base di precisi criteri;
5) a rafforzare il ruolo delle autorità pubbliche nel controllo sull'appropriatezza delle delicatissime informazioni rivolte al pubblico dei risparmiatori, avendo cura che agli stessi sia sempre reso evidente che le valutazioni fornite dalle agenzie di rating in merito al rischio di credito dell'emittente che ha emesso il titolo oggetto di giudizio non assumano un valore assoluto. Ciò che è, peraltro, confermato dall'esperienza degli ultimi anni, con particolare riferimento alla situazione di quelle banche d'affari internazionali, successivamente fallite, che hanno continuato a godere di un rating positivo fino al momento immediatamente precedente alla dichiarazione di dissesto, anche perché le stesse agenzie non erano state in grado di "leggere" un mercato complicato dai derivati e loro effetti;
6) ad agire affinché le autorità di vigilanza possano vedere rafforzate, nell'esercizio della loro autonomia, funzioni dal profilo tipico dei "public goods", importantissime per il buon funzionamento del sistema, ed esercitino direttamente queste funzioni, la cui rilevanza sistemica è ora tangibilmente comprovata, anche al fine di assicurare, con una più pervasiva definizione di regole, controlli di qualità e criteri di trasparenza sui pronunciamenti delle agenzie di rating, una maggiore tutela dei risparmiatori;
7) a promuovere la modifica del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, affinché le agenzie di rating siano sottoposte alla disciplina degli emittenti, e conseguentemente alla vigilanza della Consob, e siano assoggettate a sanzioni nell'eventualità in cui non siano rispettati i prescritti obblighi, inclusi quelli sull'offerta di informazioni che influenzano gli investitori, e che non si rivelino corretti i giudizi emessi nei confronti degli investitori .