Per la risposta scritta ad interrogazioni
CASTELLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signora Presidente, intervengo per sollecitare una risposta da parte del Governo all'Atto Senato 4-06937, del 23 febbraio 2012, una mia interrogazione sulla vicenda dei marò.
Vede, signora Presidente, in tutti questi mesi abbiamo letto sui giornali che l'attuale Governo ha un'enorme credibilità a livello internazionale: e se lo dicono i giornali, evidentemente deve essere vero. Eppure, di fronte alla prima reale, grave crisi in cui ci si trova, noi stiamo facendo una pessima figura: la figura di coloro i quali abbandonano i loro militari, quindi persone che servono il Paese, al loro destino. Un destino che si prefigura davvero molto difficile, e vorrei non diventasse drammatico se non - Dio non voglia! - persino tragico, visto che per i reati di cui sono accusati è prevista anche la pena di morte. Non se ne esce.
La mia interrogazione, alla quale credo questo Governo debba assolutamente rispondere, verte sul «peccato originale» che è alla base di tutta questa brutta vicenda: io ho chiesto - lo vogliamo sapere - chi è stato a dare ordine ai marò di sbarcare. Tutto nasce da questo. (Applausi della senatrice Sbarbati).
Era del tutto evidente che non si poteva lasciare costoro in balia di una serie di situazioni tutte contro di noi: la situazione politica, la situazione elettorale, la situazione di coloro i quali hanno origini italiane e devono dimostrare di non essere legati al nostro Paese. E chi paga? Due fedeli servitori dello Stato. Questa è la realtà!
Dobbiamo sapere, il Governo ce lo deve dire, chi è stato a dare quello sciagurato ordine, che io non ho esitato a definire non soltanto imbecille, ma anche criminale. Noi abbiamo il diritto di sapere da dove nasce questa decisione e chi ha dato questo ordine. (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Sbarbati).
PRESIDENTE. Senatore Castelli, la Presidenza solleciterà sicuramente il Governo a dare risposta all'interrogazione presentata e credo anche che la prossima Conferenza dei Capigruppo potrà opportunamente discuterne.
GRAMAZIO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRAMAZIO (PdL). Signora Presidente, una settimana fa, come hanno fatto ora il senatore Castelli e prima ancora il senatore Ciarrapico, ho chiesto in quest'Aula una risposta urgente all'interrogazione 4-06903, da me presentata con altri colleghi, circa la situazione dei nostri fucilieri di Marina.
Concordo con il senatore Castelli quando dice che il problema sta in chi ha dato l'ordine alla nave che era fuori dalle acque territoriali indiane di entrarvi per porsi all'attenzione delle autorità indiane. C'è stato un ordine del Ministero degli affari esteri? C'è stato un ordine dell'armatore che ha imposto al comandante della nave di avvicinarsi?
Voglio ricordare - signora Presidente me lo permetta - che si è discusso a lungo della presenza di uomini armati sulle navi che passavano in quel Golfo. Si giunse a un accordo: quello di non tenere solo gente di gruppi privati, ma di far affrontare il problema ai nostri fucilieri di Marina. L'ingaggio è stato fatto secondo le regole internazionali; la nave batteva bandiera italiana, era nelle acque internazionali pertanto la competenza è esclusivamente della magistratura e delle autorità italiane. Quei due marò sono stati consegnati solo per far controllare le armi, si è detto all'inizio; poi si è detto che sarebbero rimasti solo all'interno del comando della Polizia navale di quel territorio e successivamente che forse degli ufficiali del Reparto investigazioni scientifiche dei Carabinieri sarebbero stati autorizzati a partecipare alla perizia balistica, ma solo come osservatori esterni, quindi senza nessuna facoltà di verificare il sistema di armamento e quali armi hanno sparato contro quei due pescatori (poveri pescatori, dobbiamo dirlo).
Però c'è un fatto. Qualche giorno fa il nostro Governo ci aveva assicurato, tramite incontri con la stampa a Nuova Delhi, che la situazione era sotto controllo; qualche giorno dopo il Ministro degli affari esteri ha dichiarato che il problema era diventato così grande che non si capiva come sarebbe finito. Beh, i nostri marò sono finiti in un carcere.
Se poi i due prigionieri ricevano un'alimentazione italiana non credo sia il vero problema. Il problema è che il Governo italiano ha abbandonato due militari italiani messi sulle nostre navi per difenderle dagli attacchi della pirateria. (Applausi della senatrice Sbarbato). È questo l'atto su cui il Governo italiano deve sensibilizzare il Governo indiano. Altrimenti, è vero quello che si dice a livello internazionale che è un problema legato esclusivamente alla politica interna dell'India dove c'è un partito comunista che vuole conquistare quella regione e che quindi trascina il proprio elettorato e gli abitanti di quella regione contro il partito attualmente al Governo nazionale, partito che tra i suoi dirigenti e fondatori conta una donna italiana di altissimo pregio. Allora diventa un problema interno, per il quale il Governo italiano deve far sentire la sua voce: non è possibile che la comunità internazionale, che si vuole difendere quotidianamente dagli attacchi della pirateria, non intervenga insieme al Governo italiano! Il Governo italiano quindi ha pure il diritto-dovere di rivolgersi all'autorità internazionale, se è vero, come è vero, che decine di navi militari della comunità internazionale sono in quell'angolo di mare per difendere i mercantili dagli attacchi.
Non possiamo abbandonare - sarebbe una vergogna per il nostro Stato - due fucilieri di Marina, un reparto che ieri la televisione di Stato ha detto essere tra i più tecnicamente avanzati, da cui i marines americani e le truppe scelte della Russia prendono esempio.
È quindi necessario un intervento concreto, altrimenti questo Governo farà una brutta figura, ma soprattutto la farà l'Italia. (Applausi dai Gruppi PdL, CN:GS-SI-PID-IB-FI e della senatrice Sbarbati).