BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che voteremo nella seduta odierna in seconda lettura è molto focalizzato, nel senso che l'argomento è davvero ristretto. Non parliamo - per carità di Patria - del tribunale delle imprese. Abbiamo già fatto il danno in questa Camera parlamentare e anche tardivamente. Nessuno ha infatti avuto modo di conoscerlo approfonditamente: credo vi stiano arrivando nella vostra posta elettronica, colleghi e rappresentanti del Governo, fior di messaggi di proteste da parte di ordini forensi e organizzazioni sociali del territorio - parlo da Monza in giù - che protestano per quanto si è combinato con il cosiddetto tribunale in materia di impresa.
Il danno è gravissimo, porta a uno sconquasso non indifferente. Ce ne dovremo sicuramente rioccupare nei prossimi mesi in termini sia di evidente infrazione europea, commessa consapevolmente, che di disservizio. Se leggete oggi le pagine dei giornali "importanti", potete rilevare che stanno già dicendo a gran voce che occorre portargli più personale, a scapito di tutte le altre sedi giudiziarie che hanno l'unica colpa di non essere capoluoghi di Regione e neanche di distretto. Stiamo parlando di fior di tribunali, di bacini industriali e commerciali di prim'ordine. Mi riferisco a Modena, Parma, Verona, Bergamo e Pescara - fate gli esempi che volete - che naturalmente verrebbero ad essere danneggiate dall'affrettato simulacro di riforma compiuto.
Non parliamo dunque - per carità di Patria - del tribunale delle imprese, perché ci dovremo rimettere le mani al più presto.
Per altro verso, mi riservo di intervenire nuovamente ove il collega Massimo Garavaglia - di cui chiedo l'attenzione - non dovesse decidere in questa sede di ritirare l'ordine del giorno, non portandolo al voto, per le ragioni che gli potrò evidenziare quando lo tratteremo; ordine del giorno del quale mi sembrano molto condivisibili le premesse, ma assolutamente incongruo il dispositivo, che non reputo francamente neppure coerente con le premesse stesse.
Al contrario, per quanto riguarda l'atto specifico di cui ci occupiamo, devo dire, onorevoli colleghi, che da molto tempo si è ormai stabilito virtuosamente il principio che le modifiche territoriali, più o meno marginali, nelle circoscrizioni giudiziarie debbano essere trattate non in maniera episodica e particolare, ma all'interno di un riassetto complessivo dei territori a livello nazionale. L'attuazione della legge di delega per la revisione delle circoscrizioni è, infatti, di per sè l'alveo naturale nel quale inquadrare questo tipo di eventuali modifiche.
Proprio per tali motivi in questo caso abbiamo prima verificato tre condizioni: la prima è che ci fosse un consenso reale dei territori e delle comunità interessate per non andare in rotta di collisione su un caso particolarmente specifico, perché si può andare anche oltre i particolarismi o le spinte localistiche per interventi che abbiano una loro ampia dimensione e razionalità, non per un caso specifico come quello che ci riguarda.
Il secondo avviso che abbiamo dovuto considerare è che tale intervento non contrastasse con i criteri e i principi di delega votati con un delicato e ormai intangibile equilibrio nella legge di delega generale per la revisione delle circoscrizioni giudiziarie; si è verificato che questo intervento particolare non contrastasse con principi quali il riequilibrio territoriale, il numero dei tribunali e gli altri enunciati nelle lettere a), b), c), d), e) e f) della delega.
Il terzo avviso era che non si andasse ad inferire non un riequilibrio dei territori, ma uno squilibrio dei territori, e ciò effettivamente non si verifica.
Aggiungasi infine una notazione generale alla quale tengo. Non si procede a tale variazione necessariamente in quanto in precedenza si era variata la circoscrizione amministrativa, perché questo non deve essere un vincolo per l'intervento del legislatore che riorganizza i territori in materia giudiziaria: l'organizzazione giudiziaria può rispondere ad una sua specificità, e addirittura i confini regionali possono non essere influenti; abbiamo molte situazioni nelle quali i confini regionali non ostano ad un'aggregazione giudiziaria. Anche in fase di attuazione della legge delega raccomandiamo al Governo - che però credo ne sia già convinto - che deve seguire una logica di aggregazione funzionale ed omogeneità di carattere giudiziario per il riequilibrio dei territori e quindi dei carichi di lavoro, ma non necessariamente attenersi ai confini amministrativi, che molto spesso sono anche largamente obsoleti e messi in discussione.
Fatta questa precisazione sulla motivazione principale, che è quella dell'orografia, dell'aggregazione, della gravitazione, della buona funzionalità giudiziaria, il provvedimento si appalesa congruo per le ragioni esposte e non per il traino della circoscrizione amministrativa.
In questo senso, è verosimilmente corretto il piccolo ma non insignificante intervento praticato dalla Camera, che ha inteso rettificare per uno specifico Comune un effetto di coinvolgimento complessivo che forse non era congruo. La correttezza e la congruità dell'indirizzo, come ha sottolineato in precedenza un collega, sono state avvalorate in maniera piuttosto drammatica proprio negli ultimi tempi dalle precipitazioni atmosferiche, e nevose in particolare, che hanno messo in risalto la specificità orografica e della condizione di vita di comunità che, anzi, andrebbero sempre più premiate con l'efficienza dei servizi perché restano insediate in aree particolarmente difficili e impervie del nostro territorio. (Applausi dei senatori Sibilia e Zavoli).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore.