si legge su un articolo pubblicato su "Linkiesta" il 5 marzo 2012: «Francesco Bellavista Caltagirone, "outsider" per sua stessa definizione, è stato fermato a Imperia con l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato. Il gruppo immobiliare che presiede, Acqua Marcia, che sta realizzando il nuovo porto turistico della cittadina ligure, è una società con molte ramificazioni e interessi, dagli alberghi di lusso all'Alitalia. Ma è anche coinvolta in un difficile processo di ristrutturazione del debito, che sfiora un miliardo di euro. Le banche, con cui i negoziati sono ancora in corso, hanno imposto la vendita di alcuni asset come l'aeroporto di Linate, che pare faccia gola al fondo F2i di Vito Gamberale, che ha di recente acquisito la Sea, società che gestisce gli scali meneghini, dal Comune di Milano»;
il 6 marzo sono stati emessi nuovi provvedimenti cautelari, dopo il clamoroso arresto di Francesco Bellavista Caltagirone mentre era a colloquio con il sindaco di Imperia. Nell'ambito dell'inchiesta per «truffa ai danni dello Stato» inerente al porto della cittadina ligure, lunedì sera a Roma sono finiti agli arresti domiciliari anche Delia Merlonghi, amministratore di Acqua Mare - controllata di Acqua Pia Antica Marcia - che detiene il 33 per cento della società Porto di Imperia SpA, concessionaria dei lavori di costruzione del nuovo approdo - e Andrea Gotti Lega, dirigente della stessa Acqua Marcia. Le perquisizioni sono finalizzate ad acquisire materiale e documentazione e sono state effettuate negli uffici di Beatrice Parodi, ex presidente del Porto di Imperia, e in casa di ex dirigenti. La mattina del 6 marzo, inoltre, una perquisizione è stata effettuata anche negli uffici di Aquamare a Roma (si veda "la Repubblica", cronaca di Genova del 6 marzo);
sul citato articolo pubblicato su "Linkiesta" tratteggia le attività di Francesco Bellavista Caltagirone, «presidente del gruppo immobiliare Acqua Pia Antica Marcia, socio di Cai, la compagnia che controlla Alitalia, proprietario del Molino Stucky di Venezia e del Grand Hotel et des Palmes di Palermo, ancora nei guai. Fermato stamani di fronte al Comune di Imperia, è stato poi trasferito nel carcere della città ligure con l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato. Fermato anche Carlo Conti, ex amministratore delegato della Porto di Imperia Spa e uomo di fiducia dell'ex ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, che risulta indagato ma ha sempre liquidato le accuse come "tiro al bersaglio". Indagati a piede libero anche l'ex direttore generale del Comune ligure, Paolo Calzia, Delia Merlonghi, legale rappresentante della società di Caltagirone Acquamare, e Domenico Gandolfo, ex direttore della Porto di Imperia Spa fino al 2007. Caltagirone entra nell'affare nel 2005, rilevando il 33,3% della società Porto di Imperia Spa, partecipata pariteticamente dal Comune della riviera ligure e da un pool di imprenditori locali, tra i quali [...] Piero Isnardi. Niente gara d'appalto: i lavori partono nel 2007 e i costi lievitano da 30 milioni iniziali a 140 milioni di euro. Il Pd cittadino presenta un esposto in Procura e presso la Corte dei Conti, e scattano le prime verifiche a fine 2010, quando la Guardia di Finanza perquisisce la sede romana dell'Acquamare e della Porto Imperia. Fonti vicine alla società romana, rivendicando la correttezza del proprio operato, spiegano a Linkiesta che l'affidamento in house contestato dai pm è frutto di una legge varata dall'attuale presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando - all'epoca ministro dei Trasporti - allo scopo di promuovere lo sviluppo della portualità turistica italiana. Si tratta del Dpr 509/97, che al comma 8 dell'art. 5 recita testualmente: "Qualora non ricorrano ragioni di preferenza, si procede a pubblica gara". In pratica, se la conferenza di servizi messa in piedi dal sindaco del Comune interessato assieme Regione, circoscrizione doganale, Agenzia del Territorio, etc. dà il via libera, non è necessario mettere in piedi una procedura pubblica aperta a tutti. Dall'Acqua Marcia fanno sapere inoltre che l'aumento dei costi non ha nessun impatto per il Comune di Imperia, poiché non avrebbe lo status di socio investitore. Spulciando l'ultimo bilancio disponibile, relativo al 2010, la Porto Imperia ha chiuso in utile per 465mila euro a fronte di un patrimonio netto di 2,5 milioni di euro e debiti per 6,5 milioni. Giudicato ovviamente "esagerato" il pericolo di fuga e l'inquinamento delle prove, motivazioni che hanno spinto al fermo di Caltagirone Bellavista, alla luce delle molteplici riunioni in seno al Cda della società, cui ha sempre partecipato il Comune di Imperia. E forse il punto è proprio questo. Poco più di un anno fa, infatti, Pierre Marie Lunghi, dirigente dell'Ufficio porto e demanio del Comune, aveva revocato la concessione demaniale, poi ristabilita dal Tar ai primi di marzo 2011. Una mossa che aveva scatenato le ire del sindaco di Imperia, Paolo Strescino (Pdl), l'uomo dal quale proprio oggi si stava recando Caltagirone. Vicende giudiziarie a parte, tra le quali il sequestro di un'area di 300mila metri quadri in periferia di Milano, in zona Bisceglie, per irregolarità nelle bonifiche - nel terreno sono stati trovate tracce di metalli tossici e diossina - la società rilevata nel 1994 dal cugino dell'editore del Messaggero, "outsider" per sua stessa definizione, non naviga in buone acque. A quanto risulta a Linkiesta, infatti, non è ancora stato trovato un accordo con tutte le banche creditrici per la ristrutturazione del debito monstre da 960 milioni di euro, a cui si contrappongono, come si legge nella nota integrativa ai conti 2010, attivi immobiliari per 2,5 miliardi di euro, corrispondenti a un "rapporto tra indebitamento lordo e valore del patrimonio (loan to value) del 40%". Oltre a questo, la società vanta un debito nei confronti dello Stato per non aver versato circa 30 milioni di euro di tasse Irpef, Iva, Irap e Tfr»,
si chiede di sapere:
se l'affaire della società Porto di Imperia, che ha visto l'ingresso di Caltagirone nel 2005 con l'acquisizione di una quota del 33,3 per cento, partecipata pariteticamente dal Comune della riviera ligure e da un pool di imprenditori locali, tra i quali Piero Isnardi, suocero di un potente politico, non risulti essere stato condizionato alla radice da pressioni affaristiche politiche ed economiche;
come sia stato possibile eludere la gara di appalto per aggiudicarsi i lavori del porto di Imperia, iniziati nel 2007 i cui costi sono lievitati da 30 milioni iniziali a 140 milioni di euro, con una percentuale di aumento pari a quasi il 500 per cento in soli quattro anni;
quali risultino essere le banche creditrici del debito da 960 milioni di euro del gruppo Bellavista Caltagirone, quale risulti essere stato il ruolo giocato dalla banca Carige e quale la quota di finanziamento, e se gli affidamenti erogati non siano stati condizionati da pressioni esercitate all'interno del consiglio di amministrazione della stessa banca Carige;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che lievitazioni abnormi dei costi delle opere pubbliche possano continuare.
(2-00438)