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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 685 del 06/03/2012


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

685a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 6 MARZO 2012

_________________

Presidenza della vice presidente BONINO

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(*) Include gli ERRATA CORRIGE pubblicati nei Resoconti delle sedute nn. 686 e 700 del 7 e 28 marzo 2012
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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_________________

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I..

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza della vice presidente BONINO

La seduta inizia alle ore 16,31.

Sospesa alle ore 16,35 per la mancanza del numero legale sulla votazione del processo verbale, la seduta riprende alle ore 16,56.

Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del 29 marzo.

BELISARIO (IdV). Chiede un'informativa del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sui comportamenti della FIAT, che non ha reintegrato tre operai licenziati nel 2010 e minaccia di chiudere stabilimenti sui quali si era impegnata ad investire.

CIARRAPICO (PdL). Chiede un'informativa del Ministro degli affari esteri sul destino dei due soldati italiani arrestati in India.

PRESIDENTE. Le richieste di informativa saranno esaminate dalla Conferenza dei Presidenti di Gruppo.

Comunica le determinazioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo ad integrazione del programma dei lavori ed in ordine al calendario dei lavori dell'Assemblea per il periodo fino al 22 marzo.

Comunica, altresì che in data 2 marzo 2012 il Governo ha presentato il disegno di legge n. 3184, di conversione in legge del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento.

Ulteriori comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.

Discussione e approvazione del disegno di legge:

(2124-B) BERSELLI ed altri. - Modifiche dei circondari dei tribunali di Pesaro e Rimini (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)

PRESIDENTE. Ricorda che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.

BALBONI, relatore. Il provvedimento reca la modifica del circondario dei tribunali di Pesaro e di Rimini, in seguito al distacco di alcuni Comuni dalla Regione Marche, deciso con referendum territoriale, e alla loro aggregazione alla Regione Emilia-Romagna. In occasione della prima lettura, il Senato ha inserito il Comune di Montecopiolo nel circondario del tribunale di Rimini, per risolvere un problema di natura tecnica, ma la Camera dei deputati, in seconda lettura, su istanza del presidente della corte d'appello delle Marche, ha reinserito il territorio nel circondario del tribunale di Urbino e contestualmente nel mandamento del giudice di pace di Macerata Feltria.

MURA (LNP). Auspica l'approvazione del provvedimento, che rispetta la volontà dei cittadini dei territori coinvolti, espressa attraverso un referendum territoriale. Occorre però provvedere ad una riorganizzazione complessiva delle circoscrizioni giudiziarie, che riduca effettivamente i costi e accresca l'efficienza della macchina giudiziaria.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Il Governo è stato recentemente delegato ad attuare una riorganizzazione territoriale degli uffici giudiziari, con la possibilità di sopprimere o di ridurre le sezioni distaccate dei tribunali. L'ordine del giorno G100 lo impegna a valutare l'opportunità di non sopprimere le sedi di tribunale con un bacino di utenza numericamente considerevole, al fine di attuare una equilibrata redistribuzione degli uffici giudiziari e garantire la presenza capillare del servizio in tutto il territorio.

ZAVOLI (PD). Auspica l'approvazione del provvedimento, che modifica le circoscrizioni giudiziarie di appartenenza di alcuni Comuni in Provincia di Rimini e di Pesaro e ricorda il rapporto solidale tra questi territori da ultimo testimoniato in occasione delle recenti precipitazioni nevose. È auspicabile che le controversie territoriali possano essere sempre risolte attraverso l'ascolto delle popolazioni interessate e la mediazione democratica delle istituzioni.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Le modifiche proposte non sono una conseguenza necessaria della modifica dei confini regionali, ma rispondono ad esigenze di funzionalità nell'amministrazione della giustizia, sono coerenti con i principi della legge delega in materia di riassetto complessivo delle circoscrizioni giudiziarie, godono del consenso delle comunità coinvolte e non comportano squilibri tra i territori. La congruità complessiva delle scelte effettuate è avvalorata dalla specificità orografica dei territori in oggetto e dalle difficoltà di collegamento, che le recenti precipitazioni nevose hanno reso ancora più evidenti.

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.

DI NARDO, segretario. Dà lettura del parere non ostativo espresso dalla 5a Commissione sul disegno di legge in esame.

BALBONI, relatore. Invita al ritiro dell'ordine del giorno G100, altrimenti il parere sarà contrario. Sono infatti condivisibili le premesse e le preoccupazioni espresse nell'ordine del giorno, ma il riferimento al solo criterio della popolosità del bacino d'utenza, per decidere sul mantenimento o sulla soppressione di una sede di tribunale, appare troppo vincolante.

MAZZAMUTO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Confermando il giudizio favorevole del Governo sul provvedimento, invita al ritiro dell'ordine del giorno G100: le esigenze espresse sono condivisibili, ma la proposta formulata desta perplessità.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Ritira l'ordine del giorno G100, considerando comunque importante che l'argomento sia stato portato all'attenzione dell'Assemblea.

Con votazione nominale elettronica, il Senato approva l'articolo 1 (Modifiche tabellari).

PRESIDENTE. Gli articoli 2 (Disciplina dei procedimenti pendenti) e 3 (Modifiche delle piante organiche) non sono stati modificati dalla Camera dei deputati. Passa alla votazione finale.

LI GOTTI (IdV). Dichiara il voto favorevole del Gruppo Italia dei Valori in quanto la modifica apportata dal provvedimento in esame ai circondari dei tribunali di Pesaro e Rimini è consequenziale all'accoglimento delle esigenze delle popolazioni locali manifestate nei referendum del 2006 e obbedisce a criteri di razionalità e di riorganizzazione della giustizia.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Il disegno di legge dà seguito agli esiti dei referendum svolti nel 2006 nei Comuni indicati volti ad affermare principi di omogeneità storica, culturale, territoriale ed ambientale. Nel sollecitare il Governo ad includere l'intervento di revisione delle circoscrizioni giudiziarie in un disegno di complessiva riorganizzazione del sistema giudiziario, dichiara il voto favorevole del Gruppo.

DIVINA (LNP). È apprezzabile la convergenza di posizioni registrata sul disegno di legge in esame. È necessario però che il Parlamento in tempi brevi dia seguito alle stesse esigenze soddisfatte nel provvedimento manifestate da altri Comuni italiani ancora in attesa di un intervento legislativo.

MORRI (PD). Dichiara il voto favorevole del Gruppo sul disegno di legge, apprezzando la condivisione unanime del Parlamento ed il lavoro della Commissione giustizia del Senato che ha reso possibile la conclusione in tempi rapidi dell'iter legislativo.

BERSELLI (PdL). Il disegno di legge risponde all'esigenza di sette Comuni marchigiani che, a seguito di referendum, hanno richiesto ed ottenuto il passaggio dalla Provincia di Urbino a quella di Rimini e, quindi, dalla Regione Marche alla Regione Emilia-Romagna. Unica eccezione il Comune di Montecopiolo per il quale la Camera ha disposto l'assegnazione al circondario del tribunale di Urbino, scelta non condivisa dalla Commissione giustizia del Senato ma fatta comunque propria per evitare un ulteriore passaggio parlamentare. Dichiara pertanto il voto favorevole del Gruppo PdL.

Con votazione nominale elettronica, il Senato approva il disegno di legge n. 2124-B.

Sui lavori del Senato

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiede il rinvio della discussione delle mozioni all'ordine del giorno.

AUGELLO (PdL). Fa presente che, data la rilevanza e la delicatezza del tema oggetto delle mozioni sulle agenzie di rating, i Gruppi stanno lavorando alla presentazione di un testo unitario.

BARBOLINI (PD). Il rinvio della discussione delle mozioni sulle agenzie di rating consentirebbe ai Gruppi di lavorare per la presentazione di un testo ampiamente condiviso, al fine di dare maggiore forza alle argomentazioni da sottoporre al Governo.

PRESIDENTE. Poiché non si fanno osservazioni, rinvia l'esame delle mozioni all'ordine del giorno ad altra seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Richiama l'attenzione del Governo sul problema della sicurezza in Umbria, dopo i recenti gravissimi episodi di violenza.

CASTELLI (LNP). Sollecita la risposta del Governo all'interrogazione 4-06937, concernente i due militari italiani attualmente detenuti in India. Occorre chiarire chi abbia deciso di consegnarli alle autorità indiane.

GRAMAZIO (PdL). Sollecita la risposta del Governo all'interrogazione 4-06903, concernente anch'essa il caso dei due marò detenuti in India, sottolineando l'esigenza di appurare chi abbia dato alla nave l'ordine di entrare nelle acque territoriali indiane.

PERDUCA (PD). Chiede che la relazione annuale sull'uso di sostanze stupefacenti per l'anno 2012 venga trasmessa tempestivamente al Parlamento.

PRESIDENTE. Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute del 7 marzo.

La seduta termina alle ore 18,04.

Nel corso della seduta, la Presidenza ha salutato, a nome dell'Assemblea, rappresentanze di studenti presenti nelle tribune.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente BONINO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,31).

Si dia lettura del processo verbale.

DI NARDO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 29 febbraio.

Sul processo verbale

MURA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo la seduta per venti minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 16,35, è ripresa alle ore 16,56).

Ripresa della discussione del processo verbale

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i nostri lavori.

Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Per comunicazioni del Ministro del lavoro e delle politiche sociali
sulla politica industriale della FIAT

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signora Presidente, chiedo qualche minuto di attenzione.

Il 23 febbraio scorso la corte d'appello di Potenza ha ordinato alla FIAT di reintegrare nello stabilimento di Melfi i tre operai Giovanni Barozzino, Antonio La Morte e Marco Pignatelli, licenziati nell'estate del 2010. FIAT, nonostante l'esecutività della sentenza, non intende reintegrare sul posto di lavoro i tre lavoratori. (Commenti dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia!

BELISARIO (IdV). Il 24 febbraio, cioè il giorno successivo, l'amministratore delegato Marchionne ha affermato che se la FIAT non riuscirà a lavorare in modo competitivo e a vincere la sfida del mercato americano chiuderà altri due stabilimenti in Italia.

Il 28 febbraio, sempre lo stesso amministratore delegato ha confermato l'impegno in Italia (Brusìo. Richiami del Presidente), a condizioni estremamente chiare: «Non vogliamo avere ostacoli, querele ed altro». Il 5 marzo, il quotidiano "la Repubblica", nell'inserto Affari e finanze, ha affermato che FIAT sarebbe pronta a sacrificare Pomigliano e Mirafiori. Lo stesso giorno il ministro Fornero ha dichiarato di aver parlato con Marchionne e con John Elkann, ricevendo assicurazioni circa il fatto che le agenzie di stampa avevano riportato cose non vere. Dopo qualche minuto, una nota ufficiale di FIAT smentiva Affari e finanze, che ribadiva che due stabilimenti sarebbero stati chiusi. (Brusìo).

Con pazienza mi avvio a concludere, in questo particolare frastuono.

Quando il maggiore gruppo industriale italiano ignora le sentenze della magistratura che impongono il reintegro dei lavoratori, quando lo stabilimento di Pomigliano d'Arco, tra i 2.000 assunti, non annovera alcuno tesserato della FIOM, quindi nessuno è stato riassunto, quando straccia e annulla contratti nazionali e aziendali sottoscritti, quando apre i bagni, ricorrendo ai servizi ispettivi, per vedere cosa fanno gli operai in tali locali, quando, al termine del turno di lavoro, chiede agli operai una confessione davanti a tutti degli errori commessi, io ritengo che il ministro Fornero, anziché gingillarsi sull'articolo 18, debba venire a riferire in Aula per chiarire quali rapporti il Ministero del lavoro abbia avuto con FIAT e a quali condizioni la FIAT vuole rimanere in Italia. Se ha delle notizie non possiamo apprenderle né dalle agenzie di stampa, né nei corridoi.

Chiediamo, pertanto, come Italia dei Valori, che il ministro Fornero venga in Aula a riferire su tale questione. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. Senatore Belisario, la richiesta da lei avanzata, a nome del Gruppo dell'Italia dei Valori, sarà trasmessa al Ministro. Ricordo anche che la stessa Conferenza dei Capigruppo può disporre l'organizzazione dei lavori.

Colleghi, come sapete, questo tipo di interventi è normalmente previsto a fine seduta, a meno che, come avviene per prassi consolidata, non sia un Capogruppo a richiedere d'intervenire; sempre secondo la prassi, possono svolgersi altri interventi sull'argomento. Gli altri interventi sono rinviati a fine seduta.

Per un'informativa del Ministro degli affari esteri
sulla vicenda dei due militari italiani detenuti in India

CIARRAPICO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIARRAPICO (PdL). Signora Presidente, a nome del Gruppo, chiedo venga immediatamente invitato a riferire in Assemblea il Ministro degli affari esteri, perché in India ci sono due soldati italiani in pericolo di vita. (Commenti del senatore Asciutti).

PRESIDENTE. Senatore Ciarrapico, anche la sua richiesta verrà inoltrata al Ministro competente e valutata in Conferenza dei Capigruppo, una riunione della quale si è peraltro svolta poche ore fa.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Sono presenti nelle tribune gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto professionale di Stato per l'agricoltura e l'ambiente di Riccia, provincia di Campobasso, ai quali diamo il benvenuto e rivolgiamo il saluto dell'Aula. (Applausi).

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 17,03).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina, ha approvato modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 22 marzo 2012.

Fermi restando gli altri argomenti previsti per la settimana corrente, nella giornata di giovedì 8 marzo sarà esaminata la mozione n. 576 sul riequilibrio della rappresentanza politica. Le mozioni sul contrasto alla violenza sulle donne, già previste dal calendario precedentemente approvato, saranno esaminate in altra data.

La prossima settimana, a partire dalla seduta pomeridiana di martedì 13 marzo, sarà discusso il disegno di legge di ratifica della convenzione penale contro la corruzione.

Nella giornata di mercoledì 14 saranno esaminati il decreto-legge in materia di elezioni amministrative di maggio 2012 e la relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sull'utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche del senatore Vizzini.

La seduta pomeridiana di mercoledì 14 marzo avrà inizio alle ore 17, in relazione alla convocazione del Consiglio di Presidenza alle ore 15. In avvio di seduta, il Ministro della salute renderà un'informativa sulla situazione delle strutture di pronto soccorso. I Gruppi potranno intervenire in replica per 5 minuti ciascuno.

Per la prossima settimana, il calendario dei lavori prevede poi l'esame del disegno di legge in materia di diritti sindacali del personale del Ministero degli affari esteri, oltre all'eventuale seguito degli argomenti non conclusi.

Nella settimana dal 20 al 22 marzo, l'Assemblea discuterà il disegno di legge in materia di spazi verdi urbani, approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati - già previsto per la settimana corrente - ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione esteri, nonché mozioni sui requisiti patrimoniali delle banche.

Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - le seguenti integrazioni al programma dei lavori del Senato per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2012:

- Disegni di legge nn. 850-2058 - Ratifica ed esecuzione della Convenzione penale sulla corruzione, fatta a Strasburgo il 27 gennaio 1999, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno (Ddl n. 850 fatto proprio dal Gruppo parlamentare dell'Italia dei Valori ai sensi dell'articolo 79, comma 1, del Regolamento)

- Disegno di legge n. 1843 - Modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in materia di diritti e prerogative sindacali di particolari categorie di personale del Ministero degli affari esteri (Approvato dalla Camera dei deputati):

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 22 marzo 2012:

Martedì

6

marzo

pom.

h. 16,30-20

- Disegno di legge n. 2124-B - Modifiche dei circondari dei tribunali di Pesaro e di Rimini (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)

- Mozioni sulle agenzie di rating

- Mozioni sulla crisi del settore ippico

- Mozioni sulle accise sui carburanti nelle zone di confine

- Mozione n. 576, sul riequilibrio della rappresentanza politica (giovedì 8, ant.)

Mercoledì

7

"

ant.

h. 9,30-13

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

8

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

8

marzo

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

Martedì

13

marzo

pom.

h. 16,30-20

- Disegno di legge nn. 850-2058 - Ratifica Convenzione penale contro la corruzione (AS. 850, fatto proprio dal Gruppo IdV)

- Disegno di legge n. 3174 - Decreto-legge n. 15, in materia di elezioni amministrative maggio 2012 (Voto finale entro il 28 marzo) (Scade il 27 aprile) (Voto finale con la presenza del numero legale) (mercoledì 14)

- Doc. IV, n. 13 - Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sull'utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche del senatore Vizzini (mercoledì 14)

- Informativa del Ministro della Salute sulla situazione delle strutture di pronto soccorso (mercoledì 14, ore 17)

- Disegno di legge n. 1843 - Diritti sindacali personale Ministero affari esteri (Approvato dalla Camera dei deputati)

- Eventuale seguito argomenti non conclusi

Mercoledì

14

"

ant.

h. 9,30-13

"

"

"

pom.

h. 17-20

Giovedì

15

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

15

marzo

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

Gli emendamenti ai disegni di legge nn. 850-2058 (Ratifica Convenzione penale contro la corruzione), n. 3174 (Decreto-legge in materia di elezioni amministrative maggio 2012) e n. 1843 (Diritti sindacali personale Ministero affari esteri) dovranno essere presentati entro le ore 19 di giovedì 8 marzo.

Martedì

20

marzo

pom.

h. 16,30-20

- Disegno di legge n. 2472-B - Spazi verdi urbani (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)

- Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione Affari esteri

- Mozioni sui requisiti patrimoniali delle banche

Mercoledì

21

"

ant.

h. 9,30-13

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

22

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

22

marzo

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

Gli emendamenti al disegno di legge n. 2472-B (Spazi verdi urbani) dovranno essere presentati entro le ore 19 di giovedì 15 marzo.

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 3174
(Decreto-legge n. 15, in materia di elezioni amministrative maggio 2012)
(4 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

15'

Governo

15'

Votazioni

15'

Gruppi 3 ore e 30 minuti, di cui :

PdL

54'

PD

47'

LNP

21'

UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI

18'

Per il Terzo Polo (ApI-FLI)

18'

CN:GS-SI-PID-IB

17'

IdV

17'

Misto

17'

Dissenzienti

5'

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Comunico che, in data 2 marzo 2012, è stato presentato il seguente disegno di legge:

dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dal Ministro dell'economia e delle finanze:

«Conversione in legge del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento» (3184).

Discussione e approvazione del disegno di legge:

(2124-B) BERSELLI ed altri. - Modifiche dei circondari dei tribunali di Pesaro e di Rimini (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)(ore 17,06)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2124-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.

Ilrelatore, senatore Balboni, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

BALBONI, relatore. Signora Presidente, il disegno di legge in discussione, reca disposizioni tendenti a modificare i circondari dei tribunali di Pesaro e di Rimini, a seguito del distacco di alcuni Comuni dalla Regione Marche e della loro aggregazione alla Regione Emilia-Romagna, come previsto dalla legge del 3 agosto 2009, n. 117, che ha dato attuazione al referendum svoltosi nel 2006, e giunge ad una terza lettura presso questo ramo del Parlamento. Pertanto, l'esame sarà limitato, come lei, signora Presidente, ha ricordato, alle modifiche apportate nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati.

Come è noto, il disegno di legge, nell'ambito della prima lettura, approvò l'inserimento del Comune di Montecopiolo nel circondario di Rimini, insieme ovviamente a tutti gli altri Comuni distaccati dalla Regione Marche e aggregati alla Regione Emilia-Romagna. Al riguardo, è opportuno ricordare che il testo in esame ha origine dalla necessità di adeguare l'assetto delle circoscrizioni giudiziarie in seguito alla mutata situazione territoriale, nell'interesse dei cittadini ad avere un riferimento nel capoluogo della Regione anche per le questioni giudiziarie. Di qui, la modifica disposta dall'articolo 1 alla tabella A allegata all'ordinamento giudiziario.

Ebbene, nel corso dell'esame in prima lettura presso questo ramo del Parlamento era stata evidenziata la necessità di inserire il Comune di Montecopiolo nel circondario del tribunale di Rimini, insieme agli altri distaccati dalla Regione Marche, per evitare un problema di natura tecnica, poiché lo stesso Comune di Montecopiolo era inserito nel mandamento del giudice di pace di Novafeltria. Tuttavia, la Camera dei deputati ha modificato questo testo, reinserendo il Comune di Montecopiolo nel circondario del tribunale di Urbino e togliendolo da quello di Rimini, prevedendo che il medesimo Comune debba però essere inserito nel mandamento del giudice di pace di Macerata Feltria, sottraendolo al mandamento del giudice di pace di Novafeltria, per evitare i problemi prospettati durante il nostro primo esame. Peraltro, tali modifiche sono state apportate anche a seguito di precise istanze, in particolare del presidente della corte d'appello delle Marche.

Per tutto il resto, il disegno di legge non subisce alcuna modifica rispetto a quanto aveva approvato quest'Aula in occasione della prima lettura. (Applausi dei senatori Fantetti e Fleres).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Mura. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Signora Presidente, credo ci sia molto poco da aggiungere alla relazione.

Questo testo è già stato all'attenzione di quest'Aula circa un anno fa, esattamente il 2 marzo del 2011 e, come ricordava il relatore, è il frutto di un referendum del 2006 che aveva disposto il distacco di alcuni Comuni, precisamente Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant'Agata Feltria e Talamello, cui Montecopiolo si è aggiunto successivamente, dalla Regione Marche. Per cui, credo che ci sia la massima condivisione rispetto all'approvazione di questo testo, perché, a nostro parere, si va esclusivamente a rispettare la volontà dei cittadini dei Comuni che avevano deciso, attraverso referendum, il distacco dalla Regione Marche e l'aggregazione alla Regione Emilia Romagna.

Quella che, se vogliamo, può essere una nota importante, e può essere magari un promemoria anche per i lavori di quest'Aula, è sicuramente la necessità di provvedere ad una riorganizzazione delle circoscrizioni giudiziarie, al fine di garantire una razionalizzazione del lavoro dei tribunali e - quindi - un conseguente risparmio sui costi, sulle spese connesse alla loro gestione.

L'auspicio e l'indicazione che ci sentiamo di dare è - pertanto - che il Parlamento vada in questa direzione. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Garavaglia Massimo, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G100. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signor Presidente, mi limito ad illustrare l'ordine del giorno G100, sollevando un tema che è di stretta attualità, anche perché ne abbiamo parlato molto nell'ambito dell'esame decreto-legge sulle liberalizzazioni, in relazione ai cosiddetti tribunali delle imprese. Cosa è successo quando si è discusso dei tribunali delle imprese? L'istituzione di questi tribunali si sovrappone al riordino in atto delle sedi distaccate dei tribunali (cosa ovviamente opportuna, perché abbiamo la necessità di operare una razionalizzazione e un contenimento della spesa e di migliorare l'erogazione del servizio).

Che cosa diciamo con questo ordine del giorno, che è molto semplice? Diciamo: sì, va bene, però attenzione a non fare delle operazioni che creino più confusione e arrechino danno economico ai cittadini.

Lo spunto nasce da una polemica molto forte che è in atto nella provincia di Milano, dove c'è addirittura l'idea (che pensiamo sia assolutamente infattibile) di chiudere delle sedi distaccate, ad esempio nelle città di Rho, Legnano e Cassano d'Adda. In particolare, a Rho e a Legnano vi sono dei bacini di abitanti nell'ordine dei 400.000 l'uno e un numero enorme di cause. L'idea di costringere tutti questi cittadini e tutte queste imprese a recarsi al tribunale di Milano (dove è risaputo che non c'è neanche un parcheggio), trasferendo lì tutta la mole di lavoro rappresenta un non senso.

Oltretutto, ciò comporta dei costi notevolissimi per i cittadini, per le imprese e anche per l'organizzazione del servizio, tanto che recentemente il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura Vietti ha posto il tema e, parlando della razionalizzazione delle sedi, ha detto di tenere, come ordine di grandezza, quello compreso tra i 170.000 e i 200.000 abitanti: là dove vi sono queste dimensioni, hanno senso le sedi distaccate, proprio per garantire un servizio erogato in maniera migliore e più funzionale ai cittadini. Infatti, non conta solo quello che succede dentro il palazzo, ma anche - molto - come ci si arriva. Qui abbiamo delle sedi che funzionano molto bene e che hanno una mole di lavoro enorme. La ragione, quindi, direbbe di tenerle in piedi.

Peraltro, di questo tema si sono occupati, a livello locale, diversi colleghi senatori: il senatore Monaco, la senatrice Baio (la quale si è occupata delle problematica, con interrogazioni ed altro), il senatore Mantovani ed altri. Il tema è - quindi - di stretta attualità.

Ovviamente sarà il Governo a decidere se vuole usare un parametro quantitativo relativo agli abitanti. Trecentomila abitanti sono pochi? Boh? Allora, fate di più! A noi sembra che sia un numero decisamente cospicuo di abitanti: se ci sono almeno 300.000 abitanti è logico che ci sia una sede distaccata. Volete ridurre? Fate un po' come volete. Ciò che vogliamo dal Governo è una rassicurazione (nell'ordine del giorno abbiamo usato la classica formulazione "a valutare l'opportunità di": si tratta, quindi, di un impegno assolutamente blando) sul fatto che, nel fare questa operazione, non si tengano in piedi magari sedi distaccate con 20.000 abitanti e si vadano poi a chiudere quelle con 400.000. Se così fosse, infatti, avremmo fatto un'operazione completamente insensata e, invece di creare un risparmio di spesa, avremmo creato un aggravio di spesa e un disservizio per i cittadini. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zavoli. Ne ha facoltà.

ZAVOLI (PD). Signora Presidente, colleghi, quello che approviamo oggi è un piccolo provvedimento rispetto al quadro delle complesse questioni che il Parlamento ha all'ordine del giorno.

Si tratta del trasferimento, e di conseguenza di un diverso coordinamento, di competenze in materia giurisdizionale che finalmente risolve un gran numero di disagi a carico di popolazioni appartenenti a due Province contigue, Rimini e Pesaro, realtà del Paese che della convivenza civile, della solidarietà, del realismo e dell'efficienza hanno fatto una comune scelta di vita.

Il recente e drammatico fenomeno della neve caduta su quel territorio è stato lo scenario che ha reso esemplare, ossia inedita e memorabile, una condivisione vissuta al di là dei gesti umani e civili come la struggente trasposizione di una metafora a lungo coltivata in nome di una laboriosa reciprocità.

Viene subito alla mente che così potrebbe essere anche per le tante controversie e rivendicazioni che radicalizzano localismi spesso motivo di conflitti sociali, da scongiurare in nome di un'equa ed efficace composizione da raggiungere attraverso l'ascolto popolare e la mediazione democratica delle istituzioni repubblicane.

Di ciò con il voto odierno vogliamo sinceramente compiacerci. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Sbarbati).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che voteremo nella seduta odierna in seconda lettura è molto focalizzato, nel senso che l'argomento è davvero ristretto. Non parliamo - per carità di Patria - del tribunale delle imprese. Abbiamo già fatto il danno in questa Camera parlamentare e anche tardivamente. Nessuno ha infatti avuto modo di conoscerlo approfonditamente: credo vi stiano arrivando nella vostra posta elettronica, colleghi e rappresentanti del Governo, fior di messaggi di proteste da parte di ordini forensi e organizzazioni sociali del territorio - parlo da Monza in giù - che protestano per quanto si è combinato con il cosiddetto tribunale in materia di impresa.

Il danno è gravissimo, porta a uno sconquasso non indifferente. Ce ne dovremo sicuramente rioccupare nei prossimi mesi in termini sia di evidente infrazione europea, commessa consapevolmente, che di disservizio. Se leggete oggi le pagine dei giornali "importanti", potete rilevare che stanno già dicendo a gran voce che occorre portargli più personale, a scapito di tutte le altre sedi giudiziarie che hanno l'unica colpa di non essere capoluoghi di Regione e neanche di distretto. Stiamo parlando di fior di tribunali, di bacini industriali e commerciali di prim'ordine. Mi riferisco a Modena, Parma, Verona, Bergamo e Pescara - fate gli esempi che volete - che naturalmente verrebbero ad essere danneggiate dall'affrettato simulacro di riforma compiuto.

Non parliamo dunque - per carità di Patria - del tribunale delle imprese, perché ci dovremo rimettere le mani al più presto.

Per altro verso, mi riservo di intervenire nuovamente ove il collega Massimo Garavaglia - di cui chiedo l'attenzione - non dovesse decidere in questa sede di ritirare l'ordine del giorno, non portandolo al voto, per le ragioni che gli potrò evidenziare quando lo tratteremo; ordine del giorno del quale mi sembrano molto condivisibili le premesse, ma assolutamente incongruo il dispositivo, che non reputo francamente neppure coerente con le premesse stesse.

Al contrario, per quanto riguarda l'atto specifico di cui ci occupiamo, devo dire, onorevoli colleghi, che da molto tempo si è ormai stabilito virtuosamente il principio che le modifiche territoriali, più o meno marginali, nelle circoscrizioni giudiziarie debbano essere trattate non in maniera episodica e particolare, ma all'interno di un riassetto complessivo dei territori a livello nazionale. L'attuazione della legge di delega per la revisione delle circoscrizioni è, infatti, di per sè l'alveo naturale nel quale inquadrare questo tipo di eventuali modifiche.

Proprio per tali motivi in questo caso abbiamo prima verificato tre condizioni: la prima è che ci fosse un consenso reale dei territori e delle comunità interessate per non andare in rotta di collisione su un caso particolarmente specifico, perché si può andare anche oltre i particolarismi o le spinte localistiche per interventi che abbiano una loro ampia dimensione e razionalità, non per un caso specifico come quello che ci riguarda.

Il secondo avviso che abbiamo dovuto considerare è che tale intervento non contrastasse con i criteri e i principi di delega votati con un delicato e ormai intangibile equilibrio nella legge di delega generale per la revisione delle circoscrizioni giudiziarie; si è verificato che questo intervento particolare non contrastasse con principi quali il riequilibrio territoriale, il numero dei tribunali e gli altri enunciati nelle lettere a), b), c), d), e) e f) della delega.

Il terzo avviso era che non si andasse ad inferire non un riequilibrio dei territori, ma uno squilibrio dei territori, e ciò effettivamente non si verifica.

Aggiungasi infine una notazione generale alla quale tengo. Non si procede a tale variazione necessariamente in quanto in precedenza si era variata la circoscrizione amministrativa, perché questo non deve essere un vincolo per l'intervento del legislatore che riorganizza i territori in materia giudiziaria: l'organizzazione giudiziaria può rispondere ad una sua specificità, e addirittura i confini regionali possono non essere influenti; abbiamo molte situazioni nelle quali i confini regionali non ostano ad un'aggregazione giudiziaria. Anche in fase di attuazione della legge delega raccomandiamo al Governo - che però credo ne sia già convinto - che deve seguire una logica di aggregazione funzionale ed omogeneità di carattere giudiziario per il riequilibrio dei territori e quindi dei carichi di lavoro, ma non necessariamente attenersi ai confini amministrativi, che molto spesso sono anche largamente obsoleti e messi in discussione.

Fatta questa precisazione sulla motivazione principale, che è quella dell'orografia, dell'aggregazione, della gravitazione, della buona funzionalità giudiziaria, il provvedimento si appalesa congruo per le ragioni esposte e non per il traino della circoscrizione amministrativa.

In questo senso, è verosimilmente corretto il piccolo ma non insignificante intervento praticato dalla Camera, che ha inteso rettificare per uno specifico Comune un effetto di coinvolgimento complessivo che forse non era congruo. La correttezza e la congruità dell'indirizzo, come ha sottolineato in precedenza un collega, sono state avvalorate in maniera piuttosto drammatica proprio negli ultimi tempi dalle precipitazioni atmosferiche, e nevose in particolare, che hanno messo in risalto la specificità orografica e della condizione di vita di comunità che, anzi, andrebbero sempre più premiate con l'efficienza dei servizi perché restano insediate in aree particolarmente difficili e impervie del nostro territorio. (Applausi dei senatori Sibilia e Zavoli).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore.

BALBONI, relatore. Signora Presidente, non ritengo di replicare.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

MAZZAMUTO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, sul disegno di legge in esame il Governo si è già espresso alla Camera e non possiamo che confermare il nostro parere favorevole.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dar lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame.

DI NARDO, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'ordine del giorno G100, già illustrato nel corso della discussione generale, su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

BALBONI, relatore. Signora Presidente, ritengo certamente condivisibili le premesse dell'ordine del giorno in esame e fondate le preoccupazioni da cui esso muove. Non ritengo, però, che possa esserne accettata la parte dispositiva, così come formulata, perché credo sia un impegno troppo rigido avere come parametro di riferimento esclusivamente il bacino di utenza ed indicare un numero di abitanti specifico. La legge delega, infatti, prevede diversi parametri cui fare riferimento durante la revisione della competenza territoriale degli uffici giudiziari, ragion per cui riterrei di invitare il presentatore a ritirare l'ordine del giorno; altrimenti, il mio parere è contrario.

MAZZAMUTO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, il Governo si associa alle parole espresse dal relatore, insistendo in particolare nei confronti del proponente nel senso dell'invito al ritiro. Il quadro delle esigenze, infatti, è obiettivamente ben rappresentato e del tutto condivisibile, ma è il mezzo prescelto a lasciarci perplessi.

PRESIDENTE. Senatore Garavaglia, accetta l'invito al ritiro rivoltole dal relatore e dal rappresentante del Governo?

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signora Presidente, alla luce delle affermazioni del rappresentante del Governo e del relatore, accetto l'invito al ritiro, perché il nostro obiettivo era porre il tema all'attenzione dell'Aula. Penso che tutti i Gruppi siano d'accordo sul fatto che sia insensato chiudere sezioni distaccate di quelle dimensioni e con una tale mole di lavoro. L'obiettivo che ci ponevamo era esattamente quello che ho detto, quindi - al di là dello strumento utilizzato - ci riteniamo soddisfatti. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. Procediamo all'esame degli articoli, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.

Passiamo alla votazione dell'articolo 1.

RUSSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Russo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 1.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2124-B

PRESIDENTE.

Poiché gli articoli 2 e 3 sono identici agli articoli 2 e 3 del testo approvato dal Senato, passiamo alla votazione finale.

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, il mio sarà un intervento brevissimo, al solo scopo di annunciare che il voto del Gruppo dell'Italia dei Valori sarà favorevole nei confronti di un disegno di legge che, peraltro, porta anche la mia firma, assieme a quella di colleghi di quasi tutti gli altri Gruppi.

Quando si cambia qualcosa in materia di geografia giudiziaria, si suscitano sempre malesseri; in questo caso, invece, sono state le popolazioni a chiedere di poter far parte di altri circondari. Non è così, il presidente Berselli? (Commenti del senatore Berselli). Quasi, va bene. Alla fine, però, il testo obbedisce a criteri di razionalità e comodità, che vanno nell'interesse della popolazione. Anche in altri casi si è intervenuti nello stesso modo. Si sono seguiti le norme e i pareri che dovevano accompagnare le modifiche delle tabelle.

Riteniamo che il provvedimento, così come peraltro già approvato dal Senato e parzialmente emendato con soluzioni analoghe dalla Camera, possa essere licenziato definitivamente.

Il voto pertanto sarà, come detto, favorevole. (Applausi del senatore Pedica).

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, stiamo approvando in seconda lettura un provvedimento che, in pratica, non fa altro che dare seguito agli esiti del referendum, tenutosi nel 2006 tra questa serie di Comuni al confine tra le Marche e l'Emilia-Romagna, che hanno chiesto di passare proprio sotto le circoscrizioni dell'Emilia-Romagna per una serie di motivazioni antropologiche, culturali, ambientali ed orografiche già messe in evidenza negli interventi precedenti, soprattutto per un'affinità anche culturale delle popolazioni a cui facciamo riferimento.

Il provvedimento viene approvato in seconda lettura con una modifica sostanziale che riguarda semplicemente il Comune di Montecopiolo. È chiaro che c'è unanimità di posizioni da parte dei senatori, così come c'è stata alla Camera, perché si dà una risposta effettiva alle esigenze delle popolazioni che hanno fatto appunto richiesta in tal senso e che hanno partecipato, quasi al 90 per cento, con un voto definitivo al referendum.

Credo, però, che in questa sede bisogna anche dare al Governo un messaggio. Ed a nome del mio Gruppo evidenzio che nella ridefinizione delle circoscrizioni giudiziarie non è pensabile che si possa procedere per spot. Per piccoli o grandi spot che sia, una revisione delle circoscrizioni deve comunque prevedere ed includere fondamentalmente un ridisegno complessivo della realtà del nostro mondo giudiziario. Non può essere pensata soltanto in termini di razionalizzazione pura, che significa semplicemente tagli al personale, tagli alla qualità del servizio, che peraltro soffre di anomalie gravissime sotto il profilo della mancanza di personale, di fondi, di strutture e di nuove tecnologie.

Quindi ritengo che, accanto alla razionalizzazione (lo dico al Sottosegretario), ci debba essere comunque anche - l'ho già detto in altra sede nella prima lettura - una volontà di implementare questi servizi perché effettivamente possano funzionare con una qualità dignitosa e rispondente alle esigenze di giustizia dei cittadini e delle comunità che amministriamo.

Il Comune di Montecopiolo è stato comunque rimesso in un'altra circoscrizione per ovvie necessità bene evidenziate alla Camera dei deputati. Siamo favorevoli a questo, ma lanciamo questo messaggio al Governo perché non proceda per spot: come ha dato il consenso all'avvio del riordino delle circoscrizioni, lo faccia con un disegno che ci permetta di capire cosa sta succedendo. Diceva bene il senatore Benedetti Valentini rispetto ai tribunali delle imprese: così come per i tribunali delle imprese, si sta procedendo anche per i tribunali dei minori. Non sappiamo ancora qual è la volontà del Ministro anche rispetto a questo: tribunali della famiglia o no? Diteci cosa volete fare dell'amministrazione della giustizia, della giustizia italiana, delle circoscrizioni italiane perché possano rispondere, come dicevo prima, alle esigenze di una comunità che ancora non ha perso la fiducia e il senso della giustizia, ma che ha bisogno di capire bene. Mi riferisco soprattutto a noi che siamo deputati a votare e a fare le leggi.

DIVINA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signora Presidente, al di là del notare che è una delle poche volte in cui si vede un tabellone completamente verde, il che vuol dire che si converge sulla necessità di questo provvedimento, vorrei far notare proprio a lei, signora Presidente, però, che in questo Paese ci sono cittadini fortunati e cittadini meno fortunati.

I cittadini che sono toccati da questo provvedimento possiamo ricomprenderli nell'area dei fortunati perché nel 2006 si sono espressi in un referendum scegliendo di transitare da una Regione all'altra e noi adesso facciamo una mera correzione delle circoscrizioni giudiziarie. Vorrei dire che in 1a Commissione giacciono una serie di altri provvedimenti in attesa di essere presi in considerazione. Ci sono altri cittadini di altre Regioni - mi riferisco all'altopiano di Asiago, ai cittadini di Lamon, di Pedemonte e di Cortina - che hanno tutti effettuato deireferendum, che hanno tutti espresso una volontà popolare, ai quali va pur risposto qualcosa. Si dica sì o no, ma si dica loro qualcosa, perché li stiamo tenendo a bagnomaria da anni.

Pertanto, ben venga questa convergenza per i cittadini ex marchigiani che oggi sono cittadini emiliano‑romagnoli, ma teniamo in considerazione che abbiamo un debito nei confronti di tutte le comunità, per lo più piccole, che hanno già svolto dei referendum e che non ancora hanno avuto dal Parlamento una risposta in nessun senso. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Scarpa Bonazza Buora).

MORRI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORRI (PD). Signora Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico e dare atto che, a fronte delle piccole modifiche apportate alla Camera, l'intera Commissione giustizia, a partire dal relatore e del Presidente, ha convenuto oggi di permettere al Senato di votare senza ulteriori ritardi il testo come ci è stato trasmesso dai colleghi della Camera. È un'operazione razionale e di buonsenso. Mi sento di ringraziare per la condivisione registrata in tutta la Commissione giustizia. Non è questa la sede per aprire una discussione di altro tenore sui circondari: ci sarà modo di farlo in altri momenti.

Dichiaro il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Rizzotti).

BERSELLI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERSELLI (PdL). Signora Presidente, colleghi, il disegno di legge trae origine dal referendum che interessò le popolazioni dei Comuni di Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant'Agata Feltria e Talamello (di Montecopiolo ne parlo dopo). Questi sette Comuni, a seguito del referendum e di una successiva legge approvata dal Parlamento, sono transitati dalla Provincia di Pesaro-Urbino alla provincia di Rimini e dalla Regione Marche alla Regione Emilia-Romagna. Rimaneva però un vulnus legato al fatto che quei sette Comuni restavano nella giurisdizione del tribunale di Pesaro.

Da qui l'esigenza di regolarizzare una situazione che era diventata effettivamente difficile, perché tutti questi Comuni erano sotto la giurisdizione del mandamento del giudice di pace di Novafeltria e gli abitanti di questi sette Comuni per recarsi al tribunale di Pesaro si sarebbero dovuti recare prima nella Provincia di Rimini e, quindi, al tribunale di Rimini e transitare poi fino ad arrivare a Pesaro.

Da qui anche l'esigenza, sentita da tutta la Commissione giustizia di questo ramo del Parlamento, di presentare il disegno di legge. Voglio ringraziare il senatore Mazzatorta della Lega Nord, la senatrice Della Monica del Partito Democratico, il senatore Li Gotti dell'Italia dei Valori, il senatore Mugnai del Popolo della Libertà e il senatore D'Alia dell'UDC. Tutti i Capigruppo della Commissione giustizia hanno sottoscritto il disegno di legge che fu approvato da questo ramo del Parlamento includendovi anche il Comune di Montecopiolo, di cui parlavo prima. Questo non era transitato nella Provincia di Rimini, ma era inserito nel mandamento del giudice di pace di Novafeltria che andava a transitare sotto la giurisdizione del tribunale di Rimini.

A questo punto ha perfettamente ragione il senatore Li Gotti quando ricorda che le popolazioni dei sette Comuni si erano espresse con un referendum a favore del transito sotto la Provincia di Rimini e tutti i rispettivi sindaci si erano attivati presso la nostra Commissione perché potessero transitare sotto il circondario del tribunale di Rimini. Anche Montecopiolo, senatore Li Gotti, lo aveva fatto. Anche Montecopiolo aveva approvato il passaggio sotto la Provincia di Rimini con un apposito referendum; però, per una questione di carattere burocratico-costituzionale, diciamo così, mentre per gli altri sette Comuni è stata approvata una legge che ha regolato e disposto il loro passaggio sotto la Provincia di Rimini, Montecopiolo è rimasto in mezzo al guado: la proposta perché si arrivasse anche per questo paese allo status di Comune emiliano-romagnolo era presente nei disegni di legge, ma è rimasta in mezzo al guado. Essendo però sotto il mandamento del giudice di pace di Novafeltria, il Senato della Repubblica, all'unanimità, decise, diciamo così, di aggregare il vagone di Montecopiolo al convoglio degli altri sette Comuni.

Cos'è accaduto alla Camera dei deputati? Alla Camera sono state disattese le sollecitazioni che ci erano pervenute dal sindaco di Montecopiolo; sono state disattese le dichiarazioni unanimi e ricorrenti dei residenti in quel Comune è si è ricorso - mi sia consentito il termine, lo dico senza malizia - ad un escamotage. L'altro ramo del Parlamento ha fatto transitare il Comune di Montecopiolo sotto il mandamento di Macerata Feltria. Quindi, mentre nel mandamento di Novafeltria era aggregato necessariamente agli altri sette Comuni che andavano a transitare nel circondario del tribunale di Rimini, avendolo inserito nel mandamento di Macerata Feltria, che non aveva nulla a che fare con quei Comuni, va da sé che con questo escamotage si è staccato il vagone di Montecopiolo e lo si è aggregato all'interno della circoscrizione giudiziaria di Pesaro.

Debbo anche dire che la presidente del tribunale di Rimini Talia - che saluto perché è presente e assiste alla seduta - si è sempre battuta perché venisse regolarizzata e sanata questa situazione, per giungere al passaggio non solo dei sette, ma degli otto Comuni sotto il suo circondario. È chiaro che la Commissione giustizia, quando si è trovata di fronte a questa modifica apportata dalla Camera dei deputati - a quel punto non si poteva più tornare indietro, senatore Maritati: il Comune era stato infatti inserito nel mandamento di Macerata Feltria, e avremmo dovuto addirittura staccarlo da questo mandamento e reinserirlo nel mandamento di Novafeltria - si è arresa.

Io, la senatrice Della Monica e l'intera Commissione giustizia abbiamo pensato: «Piuttosto di niente, è meglio piuttosto», e il «piuttosto» è comunque qualcosa che va incontro alle attese dei sette Comuni, i cui cittadini con l'approvazione di questo disegno di legge non soltanto potranno sentirsi emiliano-romagnoli, come già si sentono, ma potranno anche rivolgersi per le loro vertenze al giudice di pace di Novafeltria (in attesa della revisione delle circoscrizioni giudiziarie, che potrebbe anche portare alla soppressione di quel mandamento) e comunque al tribunale di Rimini, come giudice naturale per questi sette Comuni.

Quindi, a nome del Gruppo del Popolo della Libertà, confermo il voto favorevole a questo disegno di legge. (Applausi del senatore Esposito).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto gli allievi e gli insegnanti dell'Istituto comprensivo «Parmigianino» di Parma. Grazie e benvenuti. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2124-B (ore 17,45)

PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione finale.

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, nel suo complesso.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Sui lavori del Senato

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signora Presidente, mi scuso con tutti i senatori e, in particolare, con i presentatori delle mozioni all'ordine del giorno, ma chiedo, se possibile, di rinviarne a domani la discussione.

PRESIDENTE. La Presidenza prende atto di questa richiesta del Governo.

AUGELLO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AUGELLO (PdL). Signora Presidente, credo di capire che la ragione per cui il Governo ha chiesto il rinvio dell'esame delle mozioni all'ordine del giorno sia quella di poterle esaminare ed esprimere un parere su di esse. Circa le agenzie di rating data la rilevanza di questo argomento e la delicatezza, anche dal punto di vista internazionale, del tema che dovremo discutere, noi stiamo lavorando alla possibilità di presentare un'unica mozione che riesca a dare forza ad un unico testo che il Governo possa esaminare. Presenteremo questo testo di qui a breve e, quindi, la richiesta di rinvio del Governo è anche un'opportunità affinché decorrano i tempi perché tale mozione possa essere discussa domani.

BARBOLINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARBOLINI (PD). Signora Presidente, vorrei semplicemente ribadire, prendendo atto della richiesta del Governo, che questa è un'opportunità che consente anche a noi di poter lavorare per la presentazione di un documento largamente, ed auspico pienamente, condiviso dall'Assemblea. Credo infatti che avere una posizione univoca su questi temi rafforzi i contenuti e la possibilità che le mozioni abbiano maggiore influenza.

PRESIDENTE. Poiché non si fanno osservazioni, rimane stabilito che l'esame delle mozioni all'ordine del giorno è rinviato ad altra seduta.

Sull'ondata di violenza registratasi in Umbria

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di intervenire brevemente perché non più tardi di ieri sera, in ora notturna (Brusìo. Richiami del Presidente),in una popolosa parte del territorio umbro e, precisamente, nella periferia di Perugia, ho avuto modo di partecipare, insieme a molti altri rappresentanti elettivi (io ero uno dei due parlamentari presenti, l'altro era un deputato del Gruppo del Partito Democratico), ad una toccante manifestazione indetta spontaneamente dalla popolazione oltre che dalle associazioni locali, dalla parrocchia e dagli enti locali, per essere vicini alla famiglia di Luca Rosi, trentottenne, trucidato con un'indescrivibile ferocia da una banda di rapinatori.

Questi rapinatori, penetrati di forza dentro questa normale, media, direi perfino modesta abitazione nella periferia di Perugia, in zona isolata, già funestata reiteratamente da violenze inaudite di questo genere, anche con violenze carnali sulle donne, con violenze su fanciulli e su vecchi, che abitano anche da soli nelle case isolate, hanno ingiunto ai presenti, che erano un'anziana signora, suo figlio, cioè lo stesso Luca Rosi, la sua giovanissima compagna e un bambino di appena otto anni di consegnare i valori. Alla loro reticenza e alle loro obiezioni di non avere particolari valori, i rapinatori si sono abbandonati ad inaudite violenze e percosse, seguite dalla minaccia di abusare della giovane donna. Ebbene, questo giovanotto, seppur legato parzialmente, nel generoso tentativo di soccorrere la povera ragazza, è stato ucciso a sangue freddo come un cane con quattro colpi di pistola, mentre cercava di ripararsi.

Ho voluto tratteggiare il quadro per dire che quest'episodio, che ha lasciato tutta la popolazione attonita ed atterrita, fa seguito ad una serie di episodi simili, che, pressoché in tutta l'Umbria, ma in particolare nel territorio di Perugia, stanno appunto atterrendo la popolazione. Di talché, da una parte il centro di Perugia, terrorizzato dal traffico della droga, dalle coltellate serali e dalla prostituzione, che lo rendono invivibile, dall'altra la periferia, dove la gente è messa nella condizione di non poter più mettere il naso fuori di casa ed è addirittura atterrita dall'essere aggredita dentro casa (e, abbiamo visto, uccisa) invocano un intervento da parte dello Stato lenitivo o risolutivo della situazione.

Ho preso la parola perché il sindaco della città - un giovane sindaco del Partito Democratico - si è rivolto accoratamente a noi due parlamentari presenti, che ci siamo sentiti, pur incolpevoli assolutamente, messi veramente con le spalle al muro dalle nostre responsabilità. Ci ha detto che la situazione non è più tollerabile, ragion per cui si invocano interventi su quel territorio che ristabiliscano un minimo di sicurezza per i comuni cittadini.

Signora Presidente, siccome, da umbro quale sono, ho sentito mille volte parlare di Umbria felix, di Umbria francescana, serena e tranquilla, porto la eco di questa emozione umana, oltre che istituzionale, che ho raccolto ieri sera; me ne faccio carico e invito il Governo ad affrontare, anche sulla base degli atti presentati e di quelli che andremo a presentare, questo specifico problema che, seppure equiparabile a quello di altri territori, acquista una sua specificità drammatica oltre ogni misura e ogni aspettativa. Richiamo, quindi, l'attenzione del Governo e auspico che presto in quest'Aula si possa affrontare in maniera concreta questo drammatico problema.

Per la risposta scritta ad interrogazioni

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLI (LNP). Signora Presidente, intervengo per sollecitare una risposta da parte del Governo all'Atto Senato 4-06937, del 23 febbraio 2012, una mia interrogazione sulla vicenda dei marò.

Vede, signora Presidente, in tutti questi mesi abbiamo letto sui giornali che l'attuale Governo ha un'enorme credibilità a livello internazionale: e se lo dicono i giornali, evidentemente deve essere vero. Eppure, di fronte alla prima reale, grave crisi in cui ci si trova, noi stiamo facendo una pessima figura: la figura di coloro i quali abbandonano i loro militari, quindi persone che servono il Paese, al loro destino. Un destino che si prefigura davvero molto difficile, e vorrei non diventasse drammatico se non - Dio non voglia! - persino tragico, visto che per i reati di cui sono accusati è prevista anche la pena di morte. Non se ne esce.

La mia interrogazione, alla quale credo questo Governo debba assolutamente rispondere, verte sul «peccato originale» che è alla base di tutta questa brutta vicenda: io ho chiesto - lo vogliamo sapere - chi è stato a dare ordine ai marò di sbarcare. Tutto nasce da questo. (Applausi della senatrice Sbarbati).

Era del tutto evidente che non si poteva lasciare costoro in balia di una serie di situazioni tutte contro di noi: la situazione politica, la situazione elettorale, la situazione di coloro i quali hanno origini italiane e devono dimostrare di non essere legati al nostro Paese. E chi paga? Due fedeli servitori dello Stato. Questa è la realtà!

Dobbiamo sapere, il Governo ce lo deve dire, chi è stato a dare quello sciagurato ordine, che io non ho esitato a definire non soltanto imbecille, ma anche criminale. Noi abbiamo il diritto di sapere da dove nasce questa decisione e chi ha dato questo ordine. (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Sbarbati).

PRESIDENTE. Senatore Castelli, la Presidenza solleciterà sicuramente il Governo a dare risposta all'interrogazione presentata e credo anche che la prossima Conferenza dei Capigruppo potrà opportunamente discuterne.

GRAMAZIO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRAMAZIO (PdL). Signora Presidente, una settimana fa, come hanno fatto ora il senatore Castelli e prima ancora il senatore Ciarrapico, ho chiesto in quest'Aula una risposta urgente all'interrogazione 4-06903, da me presentata con altri colleghi, circa la situazione dei nostri fucilieri di Marina.

Concordo con il senatore Castelli quando dice che il problema sta in chi ha dato l'ordine alla nave che era fuori dalle acque territoriali indiane di entrarvi per porsi all'attenzione delle autorità indiane. C'è stato un ordine del Ministero degli affari esteri? C'è stato un ordine dell'armatore che ha imposto al comandante della nave di avvicinarsi?

Voglio ricordare - signora Presidente me lo permetta - che si è discusso a lungo della presenza di uomini armati sulle navi che passavano in quel Golfo. Si giunse a un accordo: quello di non tenere solo gente di gruppi privati, ma di far affrontare il problema ai nostri fucilieri di Marina. L'ingaggio è stato fatto secondo le regole internazionali; la nave batteva bandiera italiana, era nelle acque internazionali pertanto la competenza è esclusivamente della magistratura e delle autorità italiane. Quei due marò sono stati consegnati solo per far controllare le armi, si è detto all'inizio; poi si è detto che sarebbero rimasti solo all'interno del comando della Polizia navale di quel territorio e successivamente che forse degli ufficiali del Reparto investigazioni scientifiche dei Carabinieri sarebbero stati autorizzati a partecipare alla perizia balistica, ma solo come osservatori esterni, quindi senza nessuna facoltà di verificare il sistema di armamento e quali armi hanno sparato contro quei due pescatori (poveri pescatori, dobbiamo dirlo).

Però c'è un fatto. Qualche giorno fa il nostro Governo ci aveva assicurato, tramite incontri con la stampa a Nuova Delhi, che la situazione era sotto controllo; qualche giorno dopo il Ministro degli affari esteri ha dichiarato che il problema era diventato così grande che non si capiva come sarebbe finito. Beh, i nostri marò sono finiti in un carcere.

Se poi i due prigionieri ricevano un'alimentazione italiana non credo sia il vero problema. Il problema è che il Governo italiano ha abbandonato due militari italiani messi sulle nostre navi per difenderle dagli attacchi della pirateria. (Applausi della senatrice Sbarbato). È questo l'atto su cui il Governo italiano deve sensibilizzare il Governo indiano. Altrimenti, è vero quello che si dice a livello internazionale che è un problema legato esclusivamente alla politica interna dell'India dove c'è un partito comunista che vuole conquistare quella regione e che quindi trascina il proprio elettorato e gli abitanti di quella regione contro il partito attualmente al Governo nazionale, partito che tra i suoi dirigenti e fondatori conta una donna italiana di altissimo pregio. Allora diventa un problema interno, per il quale il Governo italiano deve far sentire la sua voce: non è possibile che la comunità internazionale, che si vuole difendere quotidianamente dagli attacchi della pirateria, non intervenga insieme al Governo italiano! Il Governo italiano quindi ha pure il diritto-dovere di rivolgersi all'autorità internazionale, se è vero, come è vero, che decine di navi militari della comunità internazionale sono in quell'angolo di mare per difendere i mercantili dagli attacchi.

Non possiamo abbandonare - sarebbe una vergogna per il nostro Stato - due fucilieri di Marina, un reparto che ieri la televisione di Stato ha detto essere tra i più tecnicamente avanzati, da cui i marines americani e le truppe scelte della Russia prendono esempio.

È quindi necessario un intervento concreto, altrimenti questo Governo farà una brutta figura, ma soprattutto la farà l'Italia. (Applausi dai Gruppi PdL, CN:GS-SI-PID-IB-FI e della senatrice Sbarbati).

Per una tempestiva trasmissione al Parlamento
della Relazione annuale sull'uso di sostanze stupefacenti
e sulle tossicodipendenze in Italia

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, fra tre mesi verrà inviata al Parlamento la Relazione annuale sulle droghe. Nelle settimane scorse, con il senatore Giovanardi e con il Dipartimento da lui precedentemente guidato abbiamo avuto uno scambio di vedute, a mezzo agenzie, relativamente ad alcuni dati contenuti nella Relazione dello scorso anno che, secondo alcuni articoli apparsi in particolare sul quotidiano «la Repubblica», non certificavano la diminuzione della presenza, dell'uso e del consumo di cocaina in Italia.

Nel giugno dello scorso anno trovammo modo, assieme ad alcuni esperti dell'Osservatorio di Lisbona sulle sostanze stupefacenti, di mettere in evidenza come in effetti vi fosse un uso molto particolare dei numeri al momento dell'elaborazione di alcune statistiche finali.

Questa relazione, come molte altre (ad esempio, quella sulla legge n. 194 del 1978 sull'interruzione della gravidanza), non è una vera e propria relazione al Parlamento, ma l'invio burocratico di un documento alla Camera e al Senato, in un esemplare unico per ciascuna Camera, di cui molto spesso, quando se ne chiede visione, si registra una differenza di giorni che va oltre il tollerabile tra la presentazione in conferenza stampa e l'arrivo del plico nella Camera di competenza. L'anno scorso dovemmo aspettare più di due settimane. Mi domando quale ne sia la ragione.

E visto che ora abbiamo, purtroppo non un nuovo responsabile al Dipartimento delle politiche antidroga, ma un nuovo Ministro della salute e un nuovo responsabile politico per la cooperazione internazionale e l'integrazione, vale a dire il ministro Riccardi, mi chiedo se quest'anno non sia opportuno decidere di inviare il documento alla Commissione sanità del Senato e alla Commissione affari sociali della Camera, prima di fare la conferenza stampa dando per assodati i dati in esso contenuti. In questo modo si potrà aprire finalmente un dibattito con la possibilità di un confronto e di un eventuale passaggio in Aula in luogo dell'ennesima mozione che parla dello scibile umano, ma che non porta assolutamente a niente. In questo caso, invece, si parlerebbe non soltanto di dati, ma di un problema sanitario purtroppo ancora presente in Italia.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 7 marzo 2012

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 7 marzo, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 18,04).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Modifiche dei circondari dei tribunali di Pesaro e Rimini (2124-B)

ORDINE DEL GIORNO

G100

GARAVAGLIA MASSIMO

Ritirato

Il Senato,

            esaminato l'atto A.S. 2124-B (Modifiche dei circondari dei tribunali di Pesaro e di Rimini) in materia di ridistribuzione della geografia giudiziaria;

            considerato che l'articolo 1 della legge n. 148 del 2011 delega il Governo ad adottare entro dodici mesi i decreti legislativi per riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari al fine di realizzare risparmi di spesa e incremento di efficienza;

            considerato che la delega sopra richiamata prevede la possibilità di procedere alla soppressione o alla riduzione delle attuali 220 sezioni distaccate di tribunale, anche mediante accorpamento;

            considerato che a seguito della suddetta norma vi è grande apprensione in merito al mantenimento dell'attuale geografia giudiziaria;

            considerato che queste sedi Giudiziarie hanno una funzione importante nella distribuzione della geografia giudiziaria nel territorio nazionale e la loro presenza rappresenta un rilevante valore per le comunità dove sono dislocate;

            valutato che si riconosce quanto sia necessario elaborare, avendo come obiettivo la ridistribuzione territoriale degli attuali uffici a livello distrettuale e regionale, un piano nazionale sulla geografia giudiziaria diretto a mantenere quelle sedi giudiziarie che risultino necessarie, effettuando un'analisi approfondita dell'effettiva domanda di giustizia, dell'utenza, della cittadinanza, dell'incidenza della criminalità organizzata nel tessuto sociale, del PIL a livello locale,

            ricordato che, pur riconoscendo la necessità di realizzare risparmi di spesa e incremento di efficienza si ritiene tuttavia necessaria una rimodulazione non traumatica degli attuali uffici giudiziari, al fine di scongiurare conseguenze che potrebbero risultare controproducenti e dannose per la tenuta del sistema giustizia e per la presenza capillare del servizio sul territorio come presidio di legalità, sicurezza e di tutela dei diritti,

        impegna il Governo

a valutare l'opportunità di conseguire gli obiettivi di risparmio ed efficienza, nell'ambito del più ampio progetto di riordino delle circoscrizioni giudiziarie, attraverso il mantenimento di quelle sedi di tribunale con un bacino di utenza non inferiore alle 300 mila unità al fine di attuare una equilibrata redistribuzione degli uffici giudiziari, al fine di scongiurare conseguenze che potrebbero risultare controproducenti e dannose per la tenuta del sistema giustizia e per la presenza capillare del servizio sul territorio come presidio di legalità, sicurezza e di tutela dei diritti.

ARTICOLI NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 1.

Approvato

(Modifiche tabellari)

    1. Alla tabella A allegata all'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:

        a) nel circondario del tribunale di Pesaro sono soppressi i comuni di Casteldelci, Maiolo, Montecopiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant'Agata Feltria e Talamello;

        b) nel circondario del tribunale di Rimini sono inseriti i comuni di Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant'Agata Feltria e Talamello;

        c) nel circondario del tribunale di Urbino è inserito il comune di Montecopiolo;

        d) nel mandamento del giudice di pace di Novafeltria è soppresso il comune di Montecopiolo;

        e) nel mandamento del giudice di pace di Macerata Feltria è inserito il comune di Montecopiolo.

Art. 2.

Identico all'articolo 2 approvato dal Senato

(Disciplina dei procedimenti pendenti)

    1. Le disposizioni della presente legge non determinano spostamenti di competenza per territorio rispetto ai procedimenti civili e penali pendenti alla data della sua entrata in vigore, fatta eccezione per i procedimenti penali per i quali non è stata ancora esercitata l'azione penale.

Art. 3.

Identico all'articolo 3 approvato dal Senato

(Modifiche delle piante organiche)

    1. Con decreto del Ministro della giustizia, da emanare entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono apportate, nell'ambito delle risorse umane disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, le opportune modifiche alle piante organiche degli uffici giudiziari dei tribunali di Pesaro e di Rimini .

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Amato, Baldini, Bianconi, Castiglione, Ciampi, Colombo, Cursi, D'Ambrosio Lettieri, Dell'Utri, Fluttero, Longo, Messina, Pera, Poli, Saccomanno, Saia, Sangalli e Spadoni.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Chiti e Berselli, per attività di rappresentanza del Senato; Scarpa Bonazza Buora, per attività della 9a Commissione permanente; Vicari, per attività della 10a Commissione permanente; Boldi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

Con lettere in data 5 marzo 2012, sono state trasmesse alla Presidenza cinque risoluzioni:

dalla 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) approvata nella seduta del 14 febbraio 2012 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma Europa creativa (COM (2011) 785 definitivo) (Doc. XVIII, n. 130);

dalla 1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, Ordinamento generale dello Stato e della Pubblica amministrazione) approvata nella seduta del 22 febbraio 2012 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce, nell'ambito del fondo sicurezza interna, lo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti (COM (2011) 750 definitivo) (Doc. XVIII, n. 134);

dalla 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) approvata nella seduta del 22 febbraio 2012 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce "Erasmus per tutti", il programma dell'Unione per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport (COM (2011) 788 definitivo) (Doc. XVIII, n. 140);

dalla 1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, Ordinamento generale dello Stato e della Pubblica amministrazione) approvata nella seduta del 29 febbraio 2012 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al programma statistico europeo 2013-2017 (COM (2011) 928 definitivo) (Doc. XVIII, n. 141);

dalla 1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, Ordinamento generale dello Stato e della Pubblica amministrazione) approvata nella seduta del 5 marzo 2012 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio su un meccanismo unionale di protezione civile (COM (2011) 934 definitivo) (Doc. XVIII, n. 142).

Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, i predetti documenti sono stati trasmessi al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.

Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, variazioni nella composizione

Il Presidente della Camera dei deputati, in data 2 marzo 2012, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti il deputato Paolo Grimoldi in sostituzione del deputato Raffaele Volpi, dimissionario.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Onn. Esposito Stefano, Ghiglia Agostino, Allasia Stefano, Calgaro Marco, Scanderebech Deodato, Cambursano Renato, Vernetti Gianni, Merlo Giorgio, Napoli Osvaldo, Rossomando Anna, Portas Giacomo Antonio, Boccuzzi Antonio, Cavallotto Davide, Cilluffo Francesca

Disposizioni per la valorizzazione e la promozione turistica delle valli e dei comuni montani sede dei siti dei Giochi olimpici invernali "Torino 2006" (3179)

(presentato in data 02/3/2012 );

C.4805 approvato da 7° Cultura;

Onn. Molteni Nicola, Crosio Jonny, Allasia Stefano, Bitonci Massimo, Bonino Guido, Bragantini Matteo, Callegari Corrado, Caparini Davide, Chiappori Giacomo, Comaroli Silvana Andreina, Consiglio Nunziante, Dozzo Gianpaolo, Dussin Guido, Fava Giovanni, Fedriga Massimiliano, Follegot Fulvio, Gidoni Franco, Goisis Paola, Lanzarin Manuela, Montagnoli Alessandro, Pastore Maria Piera, Pirovano Ettore Pietro, Polledri Massimo, Rainieri Fabio, Reguzzoni Marco Giovanni, Rivolta Erica, Rixi Edoardo, Simonetti Roberto, Torazzi Alberto, Vanalli Pierguido, Volpi Raffaele, Stucchi Giacomo

Modifiche alla legge 5 giugno 1997, n. 147, concernenti la durata dei trattamenti speciali di disoccupazione in favore dei lavoratori frontalieri italiani in Svizzera rimasti disoccupati a seguito della cessazione del rapporto di lavoro (3180)

(presentato in data 02/3/2012 );

C.3391 approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati (TU con C.3392, C.3616).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Treu Tiziano, Ghedini Rita, Castro Maurizio, Roilo Giorgio, Adragna Benedetto, Blazina Tamara, De Luca Vincenzo, Ichino Pietro, Nerozzi Paolo, Passoni Achille

Interventi a sostegno del pensionamento flessibile e della solidarietà intergenerazionale (3181)

(presentato in data 29/2/2012 );

senatori Serafini Anna Maria, Amati Silvana, Poretti Donatella, Andria Alfonso, Antezza Maria, Bassoli Fiorenza, Bastico Mariangela, Biondelli Franca, Chiti Vannino, Del Vecchio Mauro, Di Giovan Paolo Roberto, Donaggio Cecilia, Garavaglia Mariapia, Granaiola Manuela, Incostante Maria Fortuna, Marino Mauro Maria, Mazzuconi Daniela, Mongiello Colomba, Nerozzi Paolo, Pignedoli Leana, Sangalli Gian Carlo, Serra Achille, Vita Vincenzo Maria

Misure a sostegno dei giovani provenienti da comunità di tipo familiare e inserimento dei servizi di assistenza previsti per l'infanzia e l'adolescenza nei servizi locali indispensabili dei comuni di cui all'articolo 1 del decreto ministeriale del 28 maggio 1993 (3182)

(presentato in data 01/3/2012 );

DDL Costituzionale

Senatore Fistarol Maurizio

Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione in materia di istituzione del Senato federale, composizione della Camera dei deputati, del Senato federale della Repubblica, del Governo e dei Consigli regionali, nonché in materia di accorpamento delle regioni, popolazione dei comuni e soppressione delle province (3183)

(presentato in data 01/3/2012 );

Ministro economia e finanze

Presidente del Consiglio dei ministri

(Governo Monti-I)

Conversione in legge del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento (3184)

(presentato in data 02/3/2012 ).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

Commissioni 5° e 6° riunite

Conversione in legge del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento (3184)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.

(assegnato in data 05/03/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Del Pennino Antonio Adolfo Maria

Modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533 (3076)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia)

(assegnato in data 06/03/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Gasbarri Mario

Istituzione del Sistema integrato di protezione civile e dell'Agenzia per il coordinamento del Sistema integrato di protezione civile. Norme in materia di potere d'ordinanza in materia di protezione civile. (3096)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 06/03/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Agostini Mauro, Sen. Zanda Luigi

Modifica alla legge 2 gennaio 1997, n. 2, in materia di amministrazione e controllo dei partiti politici (3130)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro)

(assegnato in data 06/03/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Peterlini Oskar

Modifica all'articolo 68 della Costituzione in materia di insindacabilità dei parlamentari (3141)

(assegnato in data 06/03/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Negri Magda

Norme sulla democrazia interna dei partiti, sulla selezione delle candidature e sul finanziamento (3142)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro)

(assegnato in data 06/03/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Negri Magda

Norme per la trasparenza del finanziamento privato dei partiti politici (3146)

(assegnato in data 06/03/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Belisario Felice, Sen. Carlino Giuliana

Abrogazione dell'articolo 6 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, concernente il riconoscimento della causa di servizio e dei relativi benefici previdenziali (3147)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 11° (Lavoro, previdenza sociale)

(assegnato in data 06/03/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Fleres Salvo, Sen. Burgaretta Aparo Sebastiano

Norme a tutela dei soggetti audiolesi (3149)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 06/03/2012 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Vizzini Carlo

Disposizioni per l'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione, in materia di diritto di associarsi liberamente in partiti politici (3158)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 06/03/2012 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Castelli Roberto

Delega al Governo per la nomina elettiva dei giudici di pace (175)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 06/03/2012 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Marcenaro Pietro

Norma per ridurre il sovraffollamento penitenziario (2915)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 12° (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 06/03/2012 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Poretti Donatella, Sen. Perduca Marco

Modifica dell'articolo 28 del codice penale in materia di interdizione dai pubblici uffici, in attuazione della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del 18 gennaio 2011 sul ricorso n. 126/05 (3092)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione)

(assegnato in data 06/03/2012 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Peterlini Oskar

Modifiche alla legge 14 settembre 2011, n. 148, in materia di disciplina delle dislocazioni territoriali e dell'ordinamento degli uffici giudiziari nel territorio della regione Trentino - Alto Adige (3115)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 06/03/2012 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Vizzini Carlo

Modifica all'articolo 444 del codice di procedura penale in materia di patteggiamento (3132)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

(assegnato in data 06/03/2012 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Bugnano Patrizia

Modifica dell'articolo 19 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, in materia di prolungamento degli incarichi di taluni magistrati (3154)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 06/03/2012 );

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo delle Isole Cook sullo scambio di informazioni in materia fiscale, fatto a Wellington il 17 maggio 2011 (3143)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro)

(assegnato in data 06/03/2012 );

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sul reciproco riconoscimento dei titoli di studi universitari rilasciati nella Repubblica italiana e nella Repubblica di San Marino ai fini del proseguimento degli studi, con Allegati, fatto a San Marino il 24 agosto 2011 (3144)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali)

(assegnato in data 06/03/2012 );

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Peterlini Oskar

Delega al Governo per la separazione delle attività bancarie ordinarie da quelle speculative (3112)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 06/03/2012 );

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Caselli Esteban Juan

Abrogazione di alcune esenzioni previste dall'articolo 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, inmateria di imposta municipale propria (3172)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 06/03/2012 );

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Bianchi Dorina

Norme in materia di accesso ai corsi universitari e relative prove di ammissione (2934)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 12° (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 06/03/2012 );

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Poli Bortone Adriana

Misure per la valorizzazione dell'anfiteatro romano di Rudiae (3064)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 06/03/2012 );

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Andria Alfonso

Istituzione del programma annuale "Città italiana della cultura" (3068)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 06/03/2012 );

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Fleres Salvo

Introduzione dell'insegnamento dell'educazione ai diritti umani (3089)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), Commissione straordinaria diritti umani

(assegnato in data 06/03/2012 );

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. De Sena Luigi

Modifica al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, in materia di introduzione della disciplina di educazione alla legalità nella Scuola secondaria di primo grado (3137)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 06/03/2012 );

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

Sen. Poli Bortone Adriana ed altri

Norme per la tutela e valorizzazione del patrimonio ferroviario in abbandono e la realizzazione di una rete della "mobilità dolce" (3081)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 10° (Industria, commercio, turismo), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 06/03/2012 );

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

Sen. Ferrante Francesco ed altri

Interventi per lo sviluppo e la tutela della mobilità ciclistica (3161)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 06/03/2012 );

10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo

Sen. Granaiola Manuela

Costituzione della fondazione e dell'accademia nazionale per l'alta formazione professionale nel turismo (2823)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 06/03/2012 );

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Sen. D'Alia Gianpiero

Disposizioni in materia di informazione e consultazione, di rappresentanza in organi societari e di piani di partecipazione azionaria dei lavoratori, per la promozione della democrazia economica (3102)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo)

(assegnato in data 06/03/2012 );

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Sen. Amati Silvana, Sen. Colli Ombretta

Delega al Governo in materia di tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (3109)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo), 12° (Igiene e sanita')

(assegnato in data 06/03/2012 );

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Sen. Pinzger Manfred

Modifiche all'articolo 1 del decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146, in materia di previdenza agricola (3139)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare)

(assegnato in data 06/03/2012 );

12ª Commissione permanente Igiene e sanita'

Sen. Bosone Daniele

Modifiche alla legge 23 dicembre 1978, n. 833, in materia di accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori e norme in materia di prevenzione, cura, riabilitazione e sostegno della malattia mentale (3067)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 06/03/2012 );

12ª Commissione permanente Igiene e sanita'

Sen. Carlino Giuliana ed altri

Estensione dell'assistenza pediatrica fino al diciottesimo anno di età (3117)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 06/03/2012 );

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

Sen. D'Alia Gianpiero

Riforma della legislazione speciale per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna (3100)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 06/03/2012 );

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

Sen. Palma Nitto Francesco ed altri

Disposizioni volte a garantire la parità di trattamento dei cittadini della Repubblica in ordine ai benefici introdotti dall'art. 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, nonché per il contenimento del disagio abitativo (3134)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 06/03/2012 );

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

Sen. Donaggio Cecilia ed altri

Riforma della legislazione speciale per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna e istituzione della città metropolitana di Venezia (3138)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 06/03/2012 ).

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 2 marzo 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 3 e 5, della legge 7 luglio 2009, n. 88 - lo schema di decreto legislativo recante modifiche al decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 16, di attuazione delle direttive 2006/17/CE e 2006/86/CE che attuano la direttiva 2004/23/CE per quanto riguarda determinate prescrizioni tecniche per la donazione, l'approvvigionamento e il controllo di tessuti e cellule umani, nonchè per quanto riguarda le prescrizioni in tema di rintracciabilità, la notifica di reazioni ed eventi avversi gravi e determinate prescrizioni tecniche per la codifica, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule umani (n. 444).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 5 marzo 2012 - alla 12a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 14 aprile 2012. Le Commissioni 1ª, 5ª e 14ª potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 4 aprile 2012.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Con lettere in data 21, 25 febbraio e 1° marzo 2012, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Chivasso (TO); Claviere (TO); Guanzate (CO); Longiano (FC); Saluggia (VC); Beura Cardezza (VB); Camerota (SA); Vimodrone (MI); Valle di Maddaloni (CE); Palazzolo sull'Oglio (BS); Morino (AQ); Leini (TO); Policoro (MT); Gussago (BR); Montelongo (CB) e Gazzo Veronese (VR).

Il Ministro della giustizia, con lettera in data 2 marzo 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 16 della legge 22 maggio 1978, n. 194, la relazione - per la parte di sua competenza - sullo stato di attuazione della legge concernente norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza, relativa all'anno 2011.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a e alla 12a Commissione permanente (Doc. XXXVII-bis, n. 4).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 5 marzo 2012, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla trasparenza delle misure che disciplinano la fissazione dei prezzi dei medicinali per uso umano e la loro inclusione nei regimi pubblici di assicurazione malattia (COM (2012) 84 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 12ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 12 aprile 2012.

Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 12ª Commissione entro il 5 aprile 2012.

Mozioni, apposizione di nuove firme

I senatori De Eccher e Di Stefano hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00516 dei senatori Tomassini ed altri.

Il senatore De Eccher ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00523 dei senatori Gasparri ed altri.

Mozioni

GERMONTANI, RUTELLI, DE LUCA Cristina, BAIO, CONTINI, RUSSO, STRANO, MILANA, MOLINARI, DIGILIO - Il Senato,

premesso che:

la Costituzione italiana sancisce il principio di eguaglianza di genere: uomini e donne, in particolare nel mondo del lavoro, hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge (articoli 3, 4 e 37);

per garantire una maggiore presenza delle donne negli uffici pubblici e nelle cariche elettive all'articolo 51 della Costituzione è sancita l'adozione di appositi provvedimenti finalizzati alla promozione delle pari opportunità tra uomini e donne;

nonostante ciò nel Parlamento italiano le donne sono presenti ancora in numero esiguo (ben lontano dall'auspicato 30 per cento), basti ricordare che al Senato della Repubblica le donne rappresentano il 18,63 per cento e alla Camera dei deputati 21,43 per cento;

per quanto riguarda la presenza delle donne in Parlamento, a livello internazionale l'Italia occupa il 54° posto su un totale di 188 Paesi, come risulta dalle statistiche elaborate dall'Inter-Parliamentary Union, sulla base dei dati forniti dai rispettivi Parlamenti, al 31 dicembre 2010;

considerato che:

la legge costituzionale n. 3 del 2001, nel modificare (tra l'altro) l'art. 117 della Costituzione, ha introdotto uno specifico obbligo a carico dei legislatori regionali per favorire la parità uomo/donna. Il settimo comma dell'art. 117 della Costituzione prevede, infatti, che "Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive";

con la sentenza n. 4 del 2010, la Corte costituzionale ha affrontato il problema della legittimità costituzionale delle misure che tendono a riequilibrare il rapporto fra persone di diverso sesso all'interno delle assemblee elettive: un rapporto tradizionalmente sfavorevole alle donne, che occupano un numero di seggi di gran lunga inferiore rispetto al loro peso elettorale, tanto da rendere in alcuni casi marginale la presenza femminile nelle istituzioni rappresentative;

la questione di legittimità costituzionale definita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 4 del 2010 concerneva la norma della legge elettorale della Regione Campania in base alla quale, nel caso di «espressione di due preferenze», «una deve riguardare un candidato di genere maschile e l'altra un candidato di genere femminile, pena l'annullamento» della seconda «preferenza» indicata dall'elettore (art. 4, comma 3, della legge regionale n. 4 del 2009);

per effetto della nuova normativa elettorale il numero delle donne appartenenti al Consiglio regionale campano è notevolmente aumentato, tanto che la Campania è stata definita la Regione «più rosa», va preso atto del fatto che la "preferenza di genere", insieme con il vincolo delle quote all'interno delle liste elettorali, si è rivelata uno strumento efficace per favorire il riequilibrio della rappresentanza;

è ormai acquisita la consapevolezza dell'importanza del contributo del mondo femminile alla buona amministrazione e al funzionale perseguimento degli obiettivi del vivere civile; importanza e rilievo di un contributo che si apprezza e si valorizza a livello normativo proprio sul presupposto della diversità di un patrimonio umano, sociale, culturale, di sensibilità e professionalità, che si vuole acquisire ai meccanismi dell'agire pubblico evidentemente in una prospettiva di arricchimento dell'esercizio delle funzioni e di buon andamento;

tenuto conto che:

la Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW, adottata dall'Assemblea generale con risoluzione n. 34/180 del 18 dicembre 1979) costituisce lo strumento pattizio fondamentale in materia di diritti delle donne offrendo una prospettiva globale del fenomeno della discriminazione. La Convenzione ha fatto seguito ad una serie di documenti adottati nel quadro delle Nazioni Unite, il più importante dei quali fu certamente la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948. La Convenzione è entrata in vigore nel 1981. Oggi si contano 176 Stati contraenti. L'art. 1 della Convenzione definisce il concetto di "discriminazione contro le donne" come: "ogni distinzione, esclusione o limitazione basata sul sesso, che abbia l'effetto o lo scopo di compromettere o annullare il riconoscimento, il godimento o l'esercizio da parte delle donne, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale, civile, o in qualsiasi altro campo";

nel corso della IV Conferenza mondiale delle donne, tenutasi a Pechino tra il 4 e il 15 settembre 1995, è stata approvata una piattaforma di azione per i diritti delle donne che ha individuato alcuni obiettivi strategici per assicurare alle donne pieno e paritario accesso e partecipazione alle strutture di potere e ai processi decisionali. Questo, infatti, consentirà di creare un equilibrio che rifletta più accuratamente la composizione della società ed è un presupposto fondamentale per rafforzare la democrazia e promuoverne il corretto funzionamento;

la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, proclamata il 7 dicembre 2000 a Nizza, all'articolo 23, dopo aver affermato al primo paragrafo la «parità tra donne e uomini», al paragrafo successivo legittima «misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato»,

impegna il Governo:

a favorire, nel corso dell'esame del disegno di legge di riforma elettorale, iniziative legislative volte a rimuovere gli ostacoli che di fatto limitano l'eguaglianza di genere nelle cariche elettive;

ad individuare le strategie di promozione e di controllo più idonee a far sì che venga rimosso, anche attraverso opportune misure a favore del "sesso sottorappresentato", quanto di fatto nell'ordinamento nazionale osti all'eguaglianza di genere e ad una compiuta ed effettiva partecipazione delle donne all'organizzazione politica, economica e sociale.

(1-00577)

D'ALIA, FISTAROL, GALIOTO, GIAI, GUSTAVINO, MUSSO, SBARBATI, SERRA, VIZZINI - Il Senato,

premesso che:

negli scorsi giorni è stato siglato dal Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, un accordo commerciale tra l'Unione europea (UE) e il Marocco ai fini della liberalizzazione reciproca dei prodotti agricoli e ittici che apre forti dubbi in materia di diritti degli agricoltori, lotta contro le frodi, protezione dell'ambiente e delle norme di sicurezza alimentare;

questo accordo è stato sottoscritto, nonostante dubbi e perplessità da più parte sollevati, con una maggioranza di voti pari a 369, a fronte di 225 voti contrari e di 31 astenuti;

lo stesso relatore del provvedimento, l'eurodeputato francese José Bové, ha ritirato il suo nome dal documento e ne aveva proposto la bocciatura considerando l'accordo dannoso per gli europei, in quanto gli agricoltori dell'UE sono unanimemente contrari, nell'interesse loro e dei marocchini, che vedrebbero distrutta la loro capacità di produzione di latte, carne, cereali, di fronte all'import dall'Europa;

l'accordo dovrebbe entrare in vigore all'inizio di maggio del 2012 ed avrà un impatto pesante sulle imprese agricole italiane, in particolare sul sensibile settore dell'ortofrutta;

esso rappresenta, infatti, una tappa verso la liberalizzazione del commercio agroalimentare tra UE e Marocco, stabilendo l'aumento delle quote di scambio per una serie di prodotti che potranno essere importati a tariffe doganali basse o pari a zero;

infatti, in base all'intesa, che riguarda anche il settore della pesca, verrà esentato dai diritti di dogana il 55 per cento delle derrate esportate dal Marocco verso l'Europa, contro il 33 per cento attuale. Nel giro di dieci anni verrà poi esentato dai dazi il 70 per cento delle esportazioni europee verso il Marocco, contro l'1 per cento attuale;

l'accordo produrrà prevedibili effetti catastrofici per l'agricoltura italiana e rappresenta un ennesimo aggravio per il comparto dell'agroalimentare che sarà ulteriormente penalizzato a fronte della produzione proveniente da Paesi dove si produce a bassi costi e non vi sono controlli adeguati;

oltre alla questione riguardante l'inclusione nell'accordo del Sahara Occidentale, che da anni rivendica l'indipendenza dal Marocco e rispetto al quale si lamenta la sistematica violazione dei diritti umani ai danni del popolo Sarawi, oltre al problema riguardante la pesca, sia perché le liberalizzazioni creano ulteriori danni al già provato settore ittico italiano, sia perché in questo modo si apre la strada a un ulteriore sfruttamento degli stock ittici del già sovrasfruttato Meditteraneo, il problema principale, comunque, riguarda l'impatto dell'accordo UE-Marocco sui piccoli agricoltori e in particolare sul settore ortofrutticolo dei Paesi dell'Europa mediterranea;

specie in un contesto come quello italiano, in cui già il settore ortofrutticolo subisce una drastica contrazione dei prezzi all'origine;

l'accordo che è stato concluso, secondo le associazioni degli agricoltori maggiormente rappresentative, provocherà infatti ripercussioni drammatiche sull'occupazione nelle zone rurali dell'UE, causa, tra le altre, l'aumento dei prodotti agricoli provenienti dal Marocco;

se nelle intenzioni della maggioranza dei deputati del Parlamento europeo l'accordo commerciale con il Marocco ha l'obiettivo di sostenere la transizione democratica che è iniziata con la Primavera araba attraverso un incremento del commercio fra l'UE e il Marocco, di fatto esso apre tuttavia - allo stato attuale delle cose - un evidente problema di distorsione del mercato legato alle differenti condizioni del lavoro esistenti in Europa e in Marocco;

le aziende ortofrutticole italiane si troveranno in realtà a dover competere con produzioni provenienti da un contesto nel quale il lavoro non è tutelato a livello sindacale e i costi produttivi e della forza lavoro sono di pochi euro al giorno, e comunque molto più bassi rispetto ai nostri standard;

quello sottoscritto è quindi un accordo squilibrato, che certo non salvaguarda i principi di reciprocità delle condizioni produttive, che devono essere alla base di qualsiasi intesa, bilaterale e non, che l'UE voglia fare con i Paesi terzi. Reciprocità che garantisca agli operatori economici di ciascun Paese la possibilità di competere, con pari condizioni di concorrenza;

le produzioni italiane, come è noto, devono rispettare parametri e standard imposti dall'UE, ad esempio in materia di protezione ambientale, condizione dei lavoratori e sicurezza alimentare. In base a questo accordo, le produzioni, in particolare siciliane e meridionali, finiranno col subire la concorrenza di mercati non soggetti agli stessi vincoli normativi e che affrontano costi di manodopera certamente inferiori, con prezzi di vendita conseguentemente molto più bassi;

se, da un lato, quindi devono essere giustamente rispettati i trattati e le regole dell'UE, che già oggi determinano sofferenze nei settori della pesca e dell'agricoltura, dall'altro, è contraddittorio e inaccettabile che la stessa UE metta gli Stati membri nelle condizioni di subire la concorrenza, sostanzialmente sleale, di mercati diversamente strutturati;

in pratica è da aspettarsi l'invasione di prodotti ortofrutticoli a bassissimo prezzo provenienti dal Marocco, a tutto vantaggio dei Paesi dell'Europa continentale e con gravissimi danni per le economie dei Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo. L'Italia in particolare sarà la prima ad essere danneggiata;

in Italia, poi, le maggiori preoccupazioni, naturalmente, sono concentrate in Sicilia, che sarà tra le Regioni commercialmente più colpite dall'accordo con il Marocco;

il Marocco ha creato 1.200 ettari di nuovi impianti per la produzione di agrumi. Secondo il Ministero dell'agricoltura marocchino, quest'anno la produzione aumenterà del 6 per cento rispetto alla stagione precedente, per un totale di 1,86 milioni di tonnellate. Secondo l'Associazione di produttori di agrumi del Marocco (Aspam), l'aumento dell'offerta si tradurrà in un incremento dell'8 per cento delle esportazioni;

la produzione di arance marocchina è stimata in 975.000 tonnellate, il 52,3 per cento del totale degli agrumi. Non è certo ancora quantificabile la percentuale di agrumi che arriveranno in virtù di questo accordo, tuttavia il panorama agricolo siciliano subirà un forte contraccolpo con gravissime ripercussioni occupazionali;

se ad oggi, infatti, le arance dal Marocco arrivano a Palermo al prezzo di 30, 35 centesimi al chilo, un prezzo che, in ragione degli attuali dazi doganali, equivale più o meno a quello applicato alle arance siciliane, in futuro il prezzo delle prime potrebbe scendere a 17, 18 centesimi al chilo. Una corsa al ribasso insostenibile per i produttori dell'Isola;

il Parlamento europeo, dopo le preoccupazioni espresse dalle associazioni di categoria e da alcuni settori dell'UE, ha posto delle misure di salvaguardia per determinati prodotti sensibili. Nell'elenco non comparirebbero tuttavia gli agrumi a danno dell'agricoltura dei Paesi del Mediterraneo e a tutto vantaggio di ciò che si produce nelle serre del Nord Europa;

questo accordo, come evidenziato dal relatore europarlamentare José Bové produrrà inoltre disastrose conseguenze non solo per i Paesi dell'Europa meridionale ma anche per le stesse famiglie marocchine dedite all'agricoltura, che rappresenta il 20 per cento del mercato del lavoro. L'accordo ridurrà infatti in maniera permanente l'autonomia agricola del Paese, esponendo i consumatori marocchini alla speculazione dei mercati mondiali sui prodotti agricoli;

di fatto, invece di sostenere gli agricoltori marocchini, l'accordo aumenterà le esportazioni dell'UE del 50 per cento e quelle del Marocco del 15 per cento. Sono le aziende europee produttrici di cereali e latte in polvere che, infatti, aspettano quest'accordo. Come anche le multinazionali del settore agro-alimentare. Per quanto riguarda il Marocco, le poche società che esportano frutta e verdura aumenteranno i loro guadagni. I beneficiari dell'accordo saranno quindi le grandi aziende europee, mentre sarà l'agricoltura marocchina a conduzione familiare a rimetterci;

è evidente quindi come questo accordo non interpreti le ragioni dell'agricoltura mediterranea ma piuttosto traduca interessi e poteri economici forti in cui vengono privilegiati gli interessi delle industrie del centro-nord europeo a danno dell'agricoltura meridionale e dei consumatori marocchini. I consumatori marocchini vedranno aumentati i costi dei prodotti agricoli nel loro Paese e i produttori siciliani, meridionali e del Sud Europa verranno messi in una condizione di disparità;

inoltre, non vi è alcuna clausola in materia di fitofarmaci e quindi sulla sicurezza dei prodotti che verrebbero importati;

i popoli del Sud del Mediterraneo vanno aiutati, ma sicuramente non a danno delle regioni più povere d'Europa;

le conseguenze negative di questo accordo saranno amplificate dalla crisi in cui versa l'agricoltura, in particolare del Meridione, attanagliata dalla pesante crisi finanziaria, dall'aumento a dismisura dei costi di produzione, dal calo dei redditi dovuto alla concorrenza sleale, dalla pressione esercitata dagli istituti finanziari sulle imprese agricole, tutti fattori che mettono già a dura prova l'economia locale;

se non se ne condividono le modalità, che hanno ulteriormente gravato un settore in crisi come quello agricolo, tuttavia, già il cosiddetto movimento dei forconi, partito dalla Sicilia, che ha coinvolto trasportatori, agricoltori ed addetti alla pesca, a cui si sono aggiunti anche altri settori importanti dell'economia siciliana, negli scorsi giorni ha evidenziato un forte disagio di tutto il settore agricolo, in particolare del Sud, non più sostenibile a fronte di una complessiva politica agricola latitante da troppi anni;

oggi, il comparto agricolo va sostenuto perché non si può immaginare uno sviluppo del territorio senza un vero rilancio dell'agricoltura e delle aziende agricole;

le istanze promosse da questo come da altri movimenti più rappresentativi hanno riguardato alcune questioni che fanno riferimento al caro gasolio e al pedaggio, alla contraffazione dei prodotti provenienti dai Paesi extracomunitari, alla difficoltà di accesso al credito e, soprattutto, al blocco dei debiti che hanno costretto numerosissime aziende in difficoltà a chiudere,

impegna il Governo ad adoperarsi, nelle opportune sedi, affinché il sottoscritto accordo non pregiudichi ulteriormente il settore agroalimentare, con particolare riferimento a quello ortofrutticolo e alle Regioni del Sud più esposte quali la Sicilia, nonché a salvaguardare i diritti degli agricoltori, la lotta contro le frodi, la protezione dell'ambiente e delle norme di sicurezza alimentare e più in generale ad intervenire per avviare, anche a livello europeo, idonee iniziative a sostegno della politica agricola mediterranea promuovendo la tutela del made in Italy e dell'etichettatura anche con apposite iniziative legislative.

(1-00578)

POLI BORTONE, VIESPOLI, FLERES, FILIPPI Alberto, MENARDI, SAIA, FERRARA, PONTONE, FASANO, PALMIZIO, CASTIGLIONE, CARRARA, TOFANI, SERRA, SACCOMANNO, PETERLINI, LENNA, SPADONI URBANI, PINZGER, THALER AUSSERHOFER - Il Senato,

premesso che:

il principio di sussidiarietà è definito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. Esso garantisce che le decisioni siano adottate il più vicino possibile al cittadino, verificando che l'azione da intraprendere a livello comunitario sia giustificata rispetto alle possibilità offerte dall'azione a livello nazionale, regionale o locale. Concretamente ciò significa che nei settori che non sono di sua esclusiva competenza l'Unione interviene soltanto quando la sua azione è considerata più efficace di quella intrapresa a livello nazionale, regionale o locale. Il principio di sussidiarietà è strettamente connesso al principio di proporzionalità, secondo cui l'azione dell'Unione non può andare al di là di quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi dei trattati;

in seguito all'entrata in vigore del trattato di Lisbona il 1° dicembre 2009, il protocollo richiede ora che il principio di sussidiarietà sia rispettato in tutti i progetti di atti legislativi;

analogamente al principio di sussidiarietà, il principio di proporzionalità all'articolo 5 del trattato sull'Unione europea regola l'esercizio delle competenze esercitate dall'Unione. Esso mira a inquadrare le azioni delle istituzioni dell'Unione entro certi limiti. In virtù di tale regola l'azione delle istituzioni deve limitarsi a quanto è necessario per raggiungere gli obiettivi fissati dai trattati. In altre parole, il contenuto e la forma dell'azione devono essere in rapporto con la finalità perseguita;

considerato che:

entro il 30 giugno 2012 diventeranno operative le regole di Basilea 3 con la direttiva (CRD4) ed il regolamento (CRR1). Queste nuove norme, che verranno proposte e/o emanate dall'Autorità bancaria europea (EBA), rischiano di contribuire ad aggravare la recessione in corso e di frenare il processo di risanamento e rilancio della crescita avviato dal Governo italiano;

il recepimento nell'ordinamento comunitario delle Regole di Basilea 3 potrebbe, se non ben calibrate nei contenuti e nei tempi, accrescere una fase di credit crunch a causa della necessità di adeguarsi da parte delle banche alle nuove più restrittive misure in materia di capitale e di liquidità. Accrescendo i requisiti di capitale degli istituti di credito, infatti, e rendendo più severe le regole di computazione dei mezzi patrimoniali e di Governo e controllo del rischio di liquidità, si pongono le premesse per un'ulteriore restrizione nella concessione del credito alle imprese in generale ed alle piccole e medie imprese in particolare, limitando la quantità erogabile o accrescendone il prezzo;

le regole di Basilea 3 sono scritte nella logica,discriminante e arbitraria, della "taglia unica". Si tratta di regole uniche per modelli di attività bancaria differenti (di investimento, universali, commerciali), per aziende bancarie con diversa natura giuridica (società di capitali, quotate e non quotate; società cooperative) di dimensioni diversissime (da 10.000 a uno sportello);

tenuto conto che:

la "taglia unica", espressione di superati pregiudizi ideologici, rappresenta un vero e proprio vulnus della democrazia economica e della libertà d'impresa tipiche della storia e della cultura delle nazioni europee;

i regolatori e i supervisori, essendo istituzioni pubbliche, devono essere al servizio di interessi comuni rappresentati da chi è stato democraticamente eletto: Parlamenti nazionali ed europeo e, indirettamente, Consiglio europeo;

in Europa esistono migliaia di banche di piccola e media dimensione, sia società per azioni sia cooperative, che non costituiscono un rischio sistemico a differenza invece dei colossi transnazionali troppo grandi per fallire proprio per il rischio sistemico che essi rappresentano, e perciò sono meritevoli di essere disciplinati da norme e controlli pubblici ancor più rigorosi;

atteso che:

la banca "tradizionale" al servizio dell'economia reale, ben governata, che raccoglie risparmio e lo impiega in imprese e famiglie, si è dimostrata più solida e stabile di quella "innovativa", costantemente impegnata nel generare profitto in un'ottica di brevissimo termine;

essa ha mostrato nei decenni di aver contribuito in maniera determinante a creare sviluppo, occupazione e reddito;

le banche italiane in particolare, soprattutto quelle a struttura societaria cooperativa, non solo non hanno partecipato a creare la crisi finanziaria, ma ne hanno contrastato efficacemente gli effetti, sostenendo famiglie e imprese e continuando a finanziare l'economia dei territori di riferimento, come documenta la stessa Banca d'Italia. È ormai accertato, infatti, che la fonte della crisi è stata la finanza speculativa, alimentata dalle banche d'investimento internazionali e consentita da alcune zone d'ombra di applicazione delle norme prudenziali,

impegna il Governo ad intervenire, per quanto di propria competenza, presso il Parlamento europeo e la Commissione europea affinché si adoperino per:

1) rivedere i tempi e le modalità di entrata in vigore nel territorio dell'Unione delle norme finalizzate al recepimento degli "Accordi sui requisiti di capitale" delle banche (noti come Basilea 3);

2) applicare i principi: di proporzionalità, abbandonando la logica "one size fits all". Tale principio di proporzionalità deve sempre trovare adeguata declinazione nelle 128 tra norme tecniche regolamentari e di implementazione e linee guida che verranno proposte o emanate dall'EBA; di sussidiarietà, al fine di tener conto delle specificità delle morfologie economico-produttive e bancarie dei singoli Stati membri e quindi delegando alle autorità nazionali il compito di determinare regole, modalità e tempi specifici sulla base delle dimensioni nazionali o delle singole banche; di gradualità, tenendo conto delle condizioni congiunturali e della sostenibilità delle nuove regole per i diversi sistemi produttivi nazionali e le differenti tipologie di intermediari creditizi;

3) effettuare uno studio d'impatto sulle diverse tipologie di aziende bancarie europee (per dimensione, natura e modello di business) delle nuove regole per potere adeguarne l'applicazione.

(1-00579)

GASPARRI, FINOCCHIARO, D'ALIA, VIESPOLI, RUTELLI, PISTORIO, QUAGLIARIELLO, BARBOLINI, BOLDI, AUGELLO, AZZOLLINI, BALDASSARRI, D'UBALDO, FONTANA, LEDDI, GARAVAGLIA Massimo, GUSTAVINO, MUSSO - Il Senato,

premesso che:

le agenzie di rating svolgono un'attività di particolare rilevanza nel contesto economico e finanziario internazionale. È attribuito loro il compito di ridurre le asimmetrie informative esistenti nell'ambito dei mercati finanziari e di fornire agli investitori indicazioni e valutazioni sulla solidità finanziaria di enti pubblici e soggetti privati, tra cui Stati, banche, assicurazioni ed imprese, in particolare sul grado di rischio dei titoli emessi e sulla solvibilità dei soggetti presi in esame;

le decisioni di investimento degli operatori finanziari nel contesto internazionale dipendono, pertanto, in buona parte dall'operato delle agenzie di rating. I giudizi da loro espressi sono in grado di influire, positivamente o negativamente, sul corso e sull'andamento dei mercati finanziari e la promozione o il declassamento dei prodotti finanziari contribuisce in modo sostanziale ad influenzare il loro andamento sui mercati;

in virtù di tale importante ruolo, la stessa legislazione comunitaria e accordi internazionali ne hanno sancito la funzione guida di analisi e valutazioni di rischio di credito e di merito creditizio;

nel corso del tempo, tuttavia, le agenzie di rating, anche in ragione delle condizioni di monopolio e di stretta connessione con gli emittenti e gli operatori di mercato, hanno assunto un diverso ruolo: non più solo di fornitori indipendenti di analisi e di valutazioni non accessibili alla generalità degli operatori ma di attori fondamentali dell'andamento dei mercati finanziari;

nel 2008, la crisi dei mutui subprime e dei derivati ed il fallimento della banca Lehman Brothers hanno evidenziato la fragilità di tale sistema e hanno fatto emergere, non senza sorprese, un livello di trasparenza e di qualità delle informazioni prodotte dalle agenzie del tutto insoddisfacente. I clamorosi errori di valutazione commessi dalle principali agenzie internazionali di rating, ripetuti anche dopo il 2008, hanno provocato significative perdite di capitali nei mercati internazionali con ricadute pregiudizievoli su cittadini, banche ed imprese, e aperto un ampio dibattito a livello internazionale volto a correggere e rimuovere le cause di tale situazione;

l'assenza di efficaci strumenti di vigilanza e di valutazione del grado di indipendenza e trasparenza operativa delle agenzie di rating ha rappresentato e tuttora rappresenta un problema la cui soluzione è di fondamentale importanza per assicurare la stabilità dei mercati economici e finanziari internazionali;

altri punti di grave debolezza della vigente disciplina delle agenzie di rating sono rappresentati dalla scarsa efficacia di misure di contrasto o attenuazione dei conflitti di interesse in capo alle agenzie e dal fatto che le agenzie di rating non rispondono e non sono responsabili per la qualità dei giudizi formulati e per le eventuali valutazioni non corrette o gravemente viziate sugli emittenti;

la composizione del capitale azionario delle principali agenzie di rating vede tra gli azionisti di riferimento soggetti in potenziale conflitto di interessi con l'obbligo di imparzialità e riservatezza che dovrebbe caratterizzare la loro attività. Le principali agenzie di rating risultano, infatti, partecipate da grandi fondi di investimento, in possesso di un'enorme massa di liquidità in gestione, e non può dunque nascondersi la circostanza secondo cui proprio gli azionisti delle agenzie possano trarre significativi vantaggi dalle decisioni adottate dalle agenzie stesse;

considerato che:

i pronunciamenti adottati dalle agenzie di rating nel corso degli ultimi mesi nei riguardi della classificazione e/o declassamento del debito sovrano di diversi Paesi dell'area euro hanno contribuito ad accentuare gli effetti destabilizzanti sui mercati finanziari e le economie degli stessi;

i giudizi formulati da parte delle agenzie di rating, in alcuni casi, appaiono viziati da motivazioni non convincenti, in ragione dei quali, in mercati già fortemente condizionati da spinte speculative e attraversati da tensioni, si generano effetti destabilizzanti che contraddicono clamorosamente la funzione cui proprio le stesse agenzie dovrebbero assolvere: concorrere alla stabilizzazione dei mercati e alla diffusione, tra gli intermediari e i risparmiatori, della consapevolezza circa le condizioni reali dei mercati stessi, attraverso un'accurata valutazione della solvibilità degli emittenti, sia pubblici, sia privati;

l'Italia nel mese di gennaio 2012 è stata declassata dalle principali agenzie di rating, con un giudizio che è sceso sotto il livello A (che riguarda i Paesi meno rischiosi), attestandosi a BBB+, secondo l'agenzia Standard & Poor's, mentre l'agenzia Fitch ha declassato il Paese da "A+" ad "A-" con outlook negativo;

giudizi di declassamento sono stati pronunciati anche nei confronti degli altri Paesi dell'eurozona, compresa la Francia, e tale circostanza ha di fatto creato incertezza sui mercati finanziari di tutta l'eurozona e ritardato l'avvio del Fondo salva Stati;

il 16 gennaio 2012, il Governatore della Banca centrale europea, in sede di audizione presso il Parlamento europeo, ha sottolineato la gravità di taluni giudizi tecnici espressi dalle agenzie di rating che hanno destabilizzato, senza particolari motivazioni, l'eurozona e prefigurato la necessità di dotare l'area euro di un proprio organismo indipendente di valutazione sull'affidabilità creditizia degli Stati membri allo scopo di ridurne la dipendenza dai giudizi espressi dalle maggiori agenzie di rating esistenti;

rilevato che:

la 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato, il 28 luglio 2010, ha approvato all'unanimità una risoluzione sulla proposta di regolamento COM (2010) 289 definitivo del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1060/2009 relativo alle agenzie di rating del credito, nella quale veniva sottolineata la necessità di: elaborare regole e procedure idonee a garantire l'indipendenza e l'autonomia delle agenzie di rating di fronte agli emittenti oggetto di valutazione, in modo da eliminare gli effetti dei conflitti di interesse in capo alle medesime agenzie, con particolare riferimento alla partecipazione, in via diretta o indiretta, al loro capitale di società emittenti; prevedere soluzioni in grado di assicurare la verifica oggettiva della qualità professionale dei collaboratori e dei dipendenti incaricati della procedura di emissione del rating; introdurre strumenti sanzionatori ed istruzioni di vigilanza in grado di prevenire e reprimere la violazione delle regole;

il regolamento (UE) n. 513/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2011, recante modifiche al regolamento (CE) n. 1060/2009, relativo alle agenzie di rating del credito, in linea con i principi indicati nella suddetta risoluzione, ha introdotto ulteriori disposizioni opportunamente volte a rafforzare ulteriormente il quadro normativo in materia;

tali regolamenti, unitamente alle proposte modificative ed integrative approvate all'unanimità nelle Commissioni 6ª e 14ª del Senato, si inseriscono nel complesso e articolato progetto di regolamentazione finanziaria comunitaria al fine di stabilizzare i mercati, evitare rischi a carattere sistemico, tutelare i risparmiatori e gli investitori e sostenere comunque l'efficienza e la trasparenza dei mercati finanziari;

osservato che:

in relazione alla persistente instabilità dei mercati, emerge in tutta evidenza la necessità, in ambito europeo, di assicurare la trasparenza e l'efficienza dei mercati e una più efficace tutela del risparmio ed una più pervasiva definizione di regole che disciplinino l'attività e i pronunciamenti delle agenzie di rating;

l'affidabilità finanziaria degli Stati membri dell'Unione, e la sostenibilità a lungo termine delle loro finanze pubbliche, appare già chiaramente enucleabile dai documenti elaborati dalle istituzioni europee, e in primo luogo dalla Commissione europea, istituzione che opera, secondo i trattati europei, in piena indipendenza;

la vigente disciplina ha previsto la creazione di un albo sotto il controllo dell'European securities market authority (ESMA) e che si intende favorire la creazione e l'insediamento nei mercati europei di un numero crescente di agenzie, in grado di far emergere condizioni di concorrenza effettiva nel mercato delle informazioni e delle analisi finanziarie,

impegna il Governo:

1) a sostenere, nelle sedi istituzionali dell'Unione europea:

a) ogni opportuna iniziativa affinché le proposte della Commissione europea in materia di regolamentazione dei mercati finanziari vengano discusse ed approvate nel più breve tempo possibile;

b) le iniziative finalizzate all'attivazione in ambito europeo di un organismo indipendente che, operando con criteri omogenei e standardizzati di valutazione, svolga attività di rating sui titoli del debito sovrano ed esprima valutazioni sull'affidabilità creditizia dei singoli Paesi membri dell'Unione;

c) l'introduzione di una definizione giuridica del credit rating che sia più vicina e aderente al concetto di "attività di servizio di informazione", nello stesso tempo uniformando la disciplina dell'attività delle agenzie, in termini di trasparenza e adeguatezza dei processi di analisi, sia per quanto riguarda il vero e proprio giudizio di merito di credito (rating) che per quanto concerne la prospettiva di rating (outlook), in modo da orientare la normativa non tanto sui soggetti che emettono il rating, bensì sul rispetto effettivo delle prescrizione in relazione al servizio offerto;

d) le iniziative volte a rafforzare il livello di indipendenza di giudizio delle agenzie di rating e ad eliminare ogni possibile situazione di contrasto d'interessi attraverso la previsione: 1) di regole più stringenti e divieti condizionati in merito alla possibilità per gli operatori finanziari privatidi avere partecipazioni di maggioranza nelle agenzie stesse e 2) l'incompatibilità tra l'attività di consulenza svolta dalle agenzie di rating in favore di banche, fondi di investimento e/o altre società finanziarie e la valutazione del rating di soggetti pubblici;

e) l'introduzione di un divieto di partecipazioni incrociate tra le società di rating, che rappresentano ad oggi un ulteriore fattore di non concorrenzialità e di opacità decisionale;

f) l'opportunità di prevedere che, in relazione ai rating emessi sui titoli del debito sovrano, sia esclusa la possibilità che le agenzie emettano valutazioni qualora non richieste dallo Stato emittente;

g) l'introduzione di misure volte a far si che le agenzie di rating siano tenute a dar conto pubblicamente delle motivazioni analitiche per le quali giungono alla determinazione del rating, anche al fine di consentire un raffronto con precedenti valutazioni sul medesimo oggetto di giudizio;

h) la definizione di regole in grado di attribuire pesi diversi alle basi di giudizio formulate delle agenzie, prevedendo che le stesse tengano conto non soltanto degli aspetti finanziari per valutare uno Stato, ma assegnino un peso maggiore anche alle caratteristiche dell'economia reale e del tessuto industriale e produttivo. In tale ambito, le agenzie di rating, nell'emettere giudizi su titoli sovrani di Stati membri, devono tenere conto della posizione espressa dalle istituzioni europee e eventuali giudizi difformi dalle analisi e dai rapporti periodici delle autorità comunitarie emessi nell'ambito delle regole della governance economica devono essere ampiamente e analiticamente motivati;

i) l'introduzione di efficaci ed effettivi meccanismi di responsabilizzazione delle agenzie di rating nel caso in cui le loro valutazioni sugli emittenti risultino scorrette o gravemente viziate, e a prevedere, nel caso in cui le loro decisioni e i loro comportamenti siano orientati a favorire talune categorie di beneficiari o non siano ispirati al rispetto di doverose regole di deontologia professionale, puntuali misure sanzionatorie, anche di carattere pecuniario;

l) un'ampia e accurata revisione delle norme in vigore, al fine di abrogare tutte le disposizioni che obbligano gli operatori pubblici e privati a operare in maniera automatica in relazione ai giudizi emessi, con particolare riferimento alle scelte di portafoglio degli investitori istituzionali e ai titoli di Stato, fatta salva la facoltà dei medesimi soggetti di operare tali scelte in maniera discrezionale e a tutela dei patrimoni gestiti e investiti. In particolare, si suggerisce di coinvolgere direttamente le autorità europee di vigilanza sui mercati finanziari, creditizi e assicurativi, al fine di emanare istruzioni di vigilanza volte a evitare l'automatico adeguamento delle scelte di investimento ai rating emessi;

2) ad adoperarsi affinché la neocostituita ESMA predisponga e renda pubbliche delle linee guida, anche in termini di metodi statistico-finanziari, alle quali le agenzie di rating devono attenersi o conformarsi per la redazione della valutazione del merito creditizio espresso in giudizi sintetici, con l'obiettivo che la pubblicizzazione di tali linee guida incrementi la trasparenza dell'operato delle agenzie, favorendo indirettamente l'oggettività del loro giudizio;

3) a sostenere in sede UE che l'ESMA elabori proposte innovative sul modello di pagamento delle agenzie di rating, in modo tale da rendere pienamente indipendenti la remunerazione delle agenzie dal soggetto sottoposto al rating, nonché a prevedere l'introduzione di ulteriori misure finalizzate a attenuare le posizioni di monopolio, anche con previsione, temporanea, di limiti alle quote di mercato detenute dalle maggiori agenzie;

4) a sostenere l'attribuzione all'ESMA del compito di presentare ogni anno una valutazione sull'efficacia e sulla validità dell'operato delle agenzie di rating sulla base di precisi criteri;

5) a rafforzare il ruolo delle autorità pubbliche nel controllo sull'appropriatezza delle delicatissime informazioni rivolte al pubblico dei risparmiatori, avendo cura che agli stessi sia sempre reso evidente che le valutazioni fornite dalle agenzie di rating in merito al rischio di credito dell'emittente che ha emesso il titolo oggetto di giudizio non assumano un valore assoluto. Ciò che è, peraltro, confermato dall'esperienza degli ultimi anni, con particolare riferimento alla situazione di quelle banche d'affari internazionali, successivamente fallite, che hanno continuato a godere di un rating positivo fino al momento immediatamente precedente alla dichiarazione di dissesto, anche perché le stesse agenzie non erano state in grado di "leggere" un mercato complicato dai derivati e loro effetti;

6) ad agire affinché le autorità di vigilanza possano vedere rafforzate, nell'esercizio della loro autonomia, funzioni dal profilo tipico dei "public goods", importantissime per il buon funzionamento del sistema, ed esercitino direttamente queste funzioni, la cui rilevanza sistemica è ora tangibilmente comprovata, anche al fine di assicurare, con una più pervasiva definizione di regole, controlli di qualità e criteri di trasparenza sui pronunciamenti delle agenzie di rating, una maggiore tutela dei risparmiatori;

7) a promuovere la modifica del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, affinché le agenzie di rating siano sottoposte alla disciplina degli emittenti, e conseguentemente alla vigilanza della Consob, e siano assoggettate a sanzioni nell'eventualità in cui non siano rispettati i prescritti obblighi, inclusi quelli sull'offerta di informazioni che influenzano gli investitori, e che non si rivelino corretti i giudizi emessi nei confronti degli investitori.

(1-00580)

BRICOLO, VALLARDI, ADERENTI, BODEGA, BOLDI, CAGNIN, CALDEROLI, CASTELLI, DAVICO, DIVINA, FILIPPI Alberto, FRANCO Paolo, GARAVAGLIA Massimo, LEONI, MAURO, MAZZATORTA, MONTANI, MONTI Cesarino, MURA, PITTONI, RIZZI, STIFFONI, TORRI, VACCARI, VALLI - Il Senato,

premesso che:

il consolidamento delle organizzazioni mafiose nelle "aree non tradizionali" è ormai un fatto accertato;

le inchieste giudiziarie che certificano il fenomeno sono ormai decine e grazie all'attività della magistratura è oggi possibile avere una mappatura precisa della presenza delle mafie nelle regioni del Nord Italia;

è lo stesso Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che in varie occasioni denuncia questo fenomeno: «La crisi favorisce il sistema mafioso (...) le imprese oggi non hanno la liquidità necessaria e le banche faticano a prestare denaro. Ecco allora che spuntano i colletti bianchi della mafia pronti a prestare denaro e ad entrare nelle aziende con capitali freschi. Ed ecco il riciclaggio. Il Veneto è sotto il tiro della camorra, più che della mafia siciliana o 'ndrangheta calabrese» (si veda "Il Mattino di Padova" del 18 dicembre 2011);

la riviera dei fiori è scossa dal fenomeno "mafia". Venerdì 3 febbraio 2012 è stato infatti sciolto per infiltrazioni mafiosa il Consiglio comunale di Ventimiglia (Imperia) ed un anno fa ha subito la medesima sorte il vicino Comune di Bordighera (Imperia). Nel Nord Italia si ricorda un unico precedente nel 1995 nel Comune di Bardonecchia (Torino). E forse non ci si fermerà qui: si rincorrono le voci di un "effetto valanga" per altri Comuni della zona. Il territorio della provincia di Imperia è indicato da più parti come crocevia preferenziale per l'attività della criminalità organizzata di stampo mafioso a causa delle ampie possibilità che questo territorio offre, in particolare la presenza di grandi operazioni immobiliari e l'opportunità presentata dai traffici da e verso la Francia e Montecarlo;

in materia di misure di prevenzione ed in particolare per la misura della sorveglianza speciale con l'obbligo di dimora in un comune diverso da quello di residenza, per lungo tempo, in alcuni territori italiani quali il ponente ligure e la regione veneta, si è assistito all'esportazione del fenomeno mafioso e al conseguente radicamento del medesimo fenomeno con attività di colonizzazione di quei territori da parte di famiglie di Cosa nostra e della 'ndrangheta;

tale radicamento, avvenuto negli anni '70, ha consolidato la presenza mafiosa e 'ndranghetista tanto da inquinare in maniera irreversibile l'economia di quei territori, penetrando nel mondo dell'economia imprenditoriale, nella pubblica amministrazione, negli appalti e nella politica;

solo recentemente il Ministro dell'interno, nel corso della recente audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, ha definitivamente accolto la tesi di un fenomeno mafioso e 'ndranghetista nelle regioni del Nord anche e soprattutto in virtù di una fiorente economia imprenditoriale e di un consolidamento dei flussi monetari bancari;

negli ultimi tempi si osserva un particolare interesse soprattutto di Cosa nostra ad un posizionamento nei territori del Nord Italia;

si apprendeva dagli organi di stampa che, nel mese di giugno 2011, Giacomo Riina, nipote di Totò Riina, riconosciuto dagli inquirenti come il referente per il Nord Italia di Cosa nostra, secondo quanto disposto dal Tribunale di sorveglianza di Bologna, dopo la misura carceraria, sarebbe stato sottoposto alla misura delle sorveglianza speciale in un comune in provincia di Bologna;

il 3 marzo 2012, sempre dagli organi di stampa, si apprendeva che il terzogenito di Totò Riina, Giuseppe Salvatore, al termine di una reclusione durata 8 anni e 10 mesi presso il carcere di Opera (Milano) per una condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso, sarebbe stato sottoposto alla misura della sorveglianza speciale nella città di Padova;

sempre dai medesimi organi si apprendeva che i giudici della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, accogliendo l'istanza dei legali di Giuseppe Salvatore Riina, autorizzavano che la sottoposizione alla sorveglianza speciale di Riina venisse eseguita nella città di Padova nonostante una misura di prevenzione risalente al 2002 avesse stabilito che Riina junior dovesse rientrare a Corleone per essere sottoposto a sorveglianza speciale;

sottolineato altresì che:

è necessario, e non differibile, che la sorveglianza speciale di Riina venga effettuata fuori dal comune di Corleone e comunque non in Veneto, poiché la presenza di tale persona potrebbe costituire un problema di ordine pubblico a causa del non gradimento del medesimo da parte della popolazione veneta;

sussiste il pericolo che la presenza di Riina possa realizzare infiltrazioni di tipo mafioso in una regione che gode di un'importante economia derivante dal flusso economico-imprenditoriale, già sufficientemente provato da attacchi criminali di diseconomie nostrane ed estere;

la regione Veneto ha già dimostrato, con la mafia del Brenta, un tessuto sociale ricettivo alle infiltrazioni di Cosa nostra;

la scelta, adottata in passato, in Veneto per cosiddetti soggiorni obbligati per gli appartenenti a Cosa nostra è stata nel tempo considerata non adeguata e anzi scellerata per le relative conseguenze,

impegna il Governo:

1) attraverso il Ministero della giustizia, a promuovere un'ispezione presso la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, al fine di verificare l'operato dei giudici nel caso specifico;

2) a promuovere modifiche agli articoli dall'11 al 15 del codice delle leggi antimafia di cui al decreto legislativo n. 159 del 2011, con riferimento alle misure di prevenzione e, in particolare, all'obbligo di soggiorno;

3) a promuovere uno specifico intervento normativo affinché si preveda la possibilità di esprimere, da parte degli amministratori locali, nonché delle autorità di ordine e sicurezza pubblica, i pareri vincolanti sull'applicazione delle misure di prevenzione dell'obbligo di soggiorno deciso dall'autorità giudiziaria.

(1-00581)

Interpellanze

LUMIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

giovedì 1° marzo 2012 si è tenuta a Palermo una grande manifestazione dal titolo "Marcia per il lavoro produttivo", organizzata da un ampio cartello di associazioni imprenditoriali, di categoria e sindacali, attraverso la quale veniva manifestata con carattere propositivo la necessità di "cambiare rotta per rilanciare l'economia e modernizzare la Sicilia";

in una situazione di crisi generale del Paese la Sicilia subisce conseguenze ancora più drammatiche le quali si aggiungono a quelle storiche e strutturali che negli anni ne hanno impedito lo sviluppo. La volontà delle classi dirigenti nazionali di fare del Sud un mercato di consumo dei prodotti del Nord, da alimentare attraverso politiche assistenziali e l'intermediazione burocratico-clientelare e affaristico-mafiosa della politica locale, hanno negato l'emergere di una vocazione produttiva dell'isola e del Mezzogiorno e impedito l'affermazione delle migliori forze produttive ed energie presenti nel territorio;

quel patto che per decenni ha tenuto insieme l'Italia secondo un modello duale per cui il Nord produce e il Sud consuma è saltato. L'unità così come è stata pensata sin dalla sua nascita non sta più in piedi. Con la globalizzazione le imprese del Nord non riescono a far fronte alla concorrenza dei mercati internazionali, le casse dello Stato si impoveriscono e ci sono sempre meno risorse da destinare all'assistenzialismo e al clientelismo. Frattanto gran parte del mondo dell'impresa, della società civile e della stessa politica del Mezzogiorno ha deciso di dire basta, di assumersi le proprie responsabilità e di mettere al centro un impegno concreto di legalità e sviluppo;

oggi la congiuntura economica sfavorevole ha reso la situazione insostenibile. Come sottolineato dagli organizzatori tutti i dati e gli indici economici forniscono numeri shock: oltre 550.000 disoccupati, un giovane si due non trova lavoro; 500.000 famiglie sulla soglia della povertà, un laureato su tre fuori dal mercato del lavoro, ripresa massiccia dell'emigrazione, migliaia di imprese costrette a chiudere, 10 miliardi di fondi comunitari destinati allo sviluppo e all'occupazione inutilizzati;

il monito lanciato dai promotori della marcia contiene oltre all'analisi anche una serie di proposte che le istituzioni locali e nazionali dovrebbero prendere in considerazione, per rilanciare la crescita del Paese e ridisegnare un nuovo patto e una solida unità, dove tutte le regioni siano terre di produzione: piano straordinario per l'attivazione di opere infrastrutturali ed investimenti cantierabili, accesso al credito per le imprese e le famiglie, sostegno all'occupazione produttiva e alla competitività delle produzioni agroalimentari rispetto alle scelte dell'Unione europea, attivazione immediata dei fondi europei, cambiamento delle procedure inique di riscossione della Serit e interventi compensativi, snellimento delle procedure amministrative,

si chiede di sapere:

come il Governo intenda valorizzare le proposte di merito avanzate dagli organizzatori nella piattaforma programmatica che è stata alla base della marcia;

se ritenga, a tal proposito, di istituire un tavolo di confronto e concertazione con tutte le parti sociali, per affrontare insieme i nodi strutturali del sottosviluppo del Mezzogiorno, elaborare un piano di politiche pubbliche di sviluppo e stabilire le priorità;

se intenda sviluppare un programma di interventi a breve e immediata scadenza per rimettere in moto l'economia, stimolare la ripresa produttiva delle imprese della Sicilia e del Mezzogiorno e l'occupazione.

(2-00436)

PERDUCA, PORETTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport - Premesso che:

la recente decisione dell'Unione europea di limitare alle lingue del Nord Europa (inglese, francese e tedesco) le lingue nelle quali registrare i brevetti e le invenzioni europee, escludendo grandi lingue di cultura e scienza come l'italiano e lo spagnolo, prelude ad una contrapposizione tra Nord e Sud dell'Europa che niente ha a che vedere con lo spirito comunitario dei Trattati istitutivi dell'Unione;

l'Europa si trova a subire da tempo tentativi d'indebolire la coesione interna dell'Unione e, soprattutto, la sua valuta, l'euro;

è necessario ritrovare al più presto lo spirito comunitario ed unitario sia interno che nella sua proiezione esterna e mondiale, attraverso nuove iniziative d'integrazione, rappresentative della comune patria europea e in grado di valorizzare le proprie diversità culturali come patrimonio comune continentale;

tra gli ambiti di maggior valore d'integrazione sociale e culturale vi è quello sportivo il quale ha, tra le principali finalità e valori, non solo la tutela della salute e del benessere fisico, ma anche l'educazione al confronto, alla fratellanza e la promozione del dialogo interculturale;

il 2 febbraio 2012 il Parlamento europeo ha approvato definitivamente la risoluzione sulla dimensione europea dello sport, che all'art. 100 "propone che la bandiera europea sia issata in occasione delle grandi manifestazioni sportive organizzate sul territorio dell'Unione e suggerisce alle federazioni sportive di considerare l'idea che sia esibita sulle maglie degli atleti degli Stati membri, di fianco alla bandiera nazionale";

in occasione delle ultime olimpiadi di Pechino, i Paesi membri dell'Unione europea, nel loro insieme, hanno totalizzato 276 medaglie contro le 109 dagli Stati Uniti, le 100 della Cina, le 72 della Russia e le medaglie d'oro vinte dai Paesi membri sono 85, contro le 51 cinesi, le 36 statunitensi e le 23 russe, ossia quasi il triplo delle medaglie delle altre superpotenze;

su tutti gli edifici istituzionali, a cominciare da quello del Capo dello Stato e di Camera e Senato, sventolano la bandiera nazionale e quella europea,

si chiede di sapere se a quanto risulta al Governo i fatti in premessa corrispondano al vero e quali iniziative urgenti intenda adottare per dare il via ad un'attività di promozione della partecipazione dell'Italia alle olimpiadi di Londra, una grande manifestazione sportiva organizzata sul territorio dell'Unione, come appunto si esprime l'articolo 100 della citata risoluzione europea, non solo con la bandiera nazionale ma anche con quella europea, nonché per farsi promotore di tale forte iniziativa di immagine dell'Europa unita nella diversità presso gli altri Paesi dell'Unione, affinché sulle divise degli atleti di tutte le nazionali olimpiche europee e sui monitor di tutte le televisioni del mondo campeggi la doppia bandiera, nazionale ed europea, nelle forme e nelle proporzioni ritenute più opportune.

(2-00437)

LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

si legge su un articolo pubblicato su "Linkiesta" il 5 marzo 2012: «Francesco Bellavista Caltagirone, "outsider" per sua stessa definizione, è stato fermato a Imperia con l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato. Il gruppo immobiliare che presiede, Acqua Marcia, che sta realizzando il nuovo porto turistico della cittadina ligure, è una società con molte ramificazioni e interessi, dagli alberghi di lusso all'Alitalia. Ma è anche coinvolta in un difficile processo di ristrutturazione del debito, che sfiora un miliardo di euro. Le banche, con cui i negoziati sono ancora in corso, hanno imposto la vendita di alcuni asset come l'aeroporto di Linate, che pare faccia gola al fondo F2i di Vito Gamberale, che ha di recente acquisito la Sea, società che gestisce gli scali meneghini, dal Comune di Milano»;

il 6 marzo sono stati emessi nuovi provvedimenti cautelari, dopo il clamoroso arresto di Francesco Bellavista Caltagirone mentre era a colloquio con il sindaco di Imperia. Nell'ambito dell'inchiesta per «truffa ai danni dello Stato» inerente al porto della cittadina ligure, lunedì sera a Roma sono finiti agli arresti domiciliari anche Delia Merlonghi, amministratore di Acqua Mare - controllata di Acqua Pia Antica Marcia - che detiene il 33 per cento della società Porto di Imperia SpA, concessionaria dei lavori di costruzione del nuovo approdo - e Andrea Gotti Lega, dirigente della stessa Acqua Marcia. Le perquisizioni sono finalizzate ad acquisire materiale e documentazione e sono state effettuate negli uffici di Beatrice Parodi, ex presidente del Porto di Imperia, e in casa di ex dirigenti. La mattina del 6 marzo, inoltre, una perquisizione è stata effettuata anche negli uffici di Aquamare a Roma (si veda "la Repubblica", cronaca di Genova del 6 marzo);

sul citato articolo pubblicato su "Linkiesta" tratteggia le attività di Francesco Bellavista Caltagirone, «presidente del gruppo immobiliare Acqua Pia Antica Marcia, socio di Cai, la compagnia che controlla Alitalia, proprietario del Molino Stucky di Venezia e del Grand Hotel et des Palmes di Palermo, ancora nei guai. Fermato stamani di fronte al Comune di Imperia, è stato poi trasferito nel carcere della città ligure con l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato. Fermato anche Carlo Conti, ex amministratore delegato della Porto di Imperia Spa e uomo di fiducia dell'ex ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, che risulta indagato ma ha sempre liquidato le accuse come "tiro al bersaglio". Indagati a piede libero anche l'ex direttore generale del Comune ligure, Paolo Calzia, Delia Merlonghi, legale rappresentante della società di Caltagirone Acquamare, e Domenico Gandolfo, ex direttore della Porto di Imperia Spa fino al 2007. Caltagirone entra nell'affare nel 2005, rilevando il 33,3% della società Porto di Imperia Spa, partecipata pariteticamente dal Comune della riviera ligure e da un pool di imprenditori locali, tra i quali [...] Piero Isnardi. Niente gara d'appalto: i lavori partono nel 2007 e i costi lievitano da 30 milioni iniziali a 140 milioni di euro. Il Pd cittadino presenta un esposto in Procura e presso la Corte dei Conti, e scattano le prime verifiche a fine 2010, quando la Guardia di Finanza perquisisce la sede romana dell'Acquamare e della Porto Imperia. Fonti vicine alla società romana, rivendicando la correttezza del proprio operato, spiegano a Linkiesta che l'affidamento in house contestato dai pm è frutto di una legge varata dall'attuale presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando - all'epoca ministro dei Trasporti - allo scopo di promuovere lo sviluppo della portualità turistica italiana. Si tratta del Dpr 509/97, che al comma 8 dell'art. 5 recita testualmente: "Qualora non ricorrano ragioni di preferenza, si procede a pubblica gara". In pratica, se la conferenza di servizi messa in piedi dal sindaco del Comune interessato assieme Regione, circoscrizione doganale, Agenzia del Territorio, etc. dà il via libera, non è necessario mettere in piedi una procedura pubblica aperta a tutti. Dall'Acqua Marcia fanno sapere inoltre che l'aumento dei costi non ha nessun impatto per il Comune di Imperia, poiché non avrebbe lo status di socio investitore. Spulciando l'ultimo bilancio disponibile, relativo al 2010, la Porto Imperia ha chiuso in utile per 465mila euro a fronte di un patrimonio netto di 2,5 milioni di euro e debiti per 6,5 milioni. Giudicato ovviamente "esagerato" il pericolo di fuga e l'inquinamento delle prove, motivazioni che hanno spinto al fermo di Caltagirone Bellavista, alla luce delle molteplici riunioni in seno al Cda della società, cui ha sempre partecipato il Comune di Imperia. E forse il punto è proprio questo. Poco più di un anno fa, infatti, Pierre Marie Lunghi, dirigente dell'Ufficio porto e demanio del Comune, aveva revocato la concessione demaniale, poi ristabilita dal Tar ai primi di marzo 2011. Una mossa che aveva scatenato le ire del sindaco di Imperia, Paolo Strescino (Pdl), l'uomo dal quale proprio oggi si stava recando Caltagirone. Vicende giudiziarie a parte, tra le quali il sequestro di un'area di 300mila metri quadri in periferia di Milano, in zona Bisceglie, per irregolarità nelle bonifiche - nel terreno sono stati trovate tracce di metalli tossici e diossina - la società rilevata nel 1994 dal cugino dell'editore del Messaggero, "outsider" per sua stessa definizione, non naviga in buone acque. A quanto risulta a Linkiesta, infatti, non è ancora stato trovato un accordo con tutte le banche creditrici per la ristrutturazione del debito monstre da 960 milioni di euro, a cui si contrappongono, come si legge nella nota integrativa ai conti 2010, attivi immobiliari per 2,5 miliardi di euro, corrispondenti a un "rapporto tra indebitamento lordo e valore del patrimonio (loan to value) del 40%". Oltre a questo, la società vanta un debito nei confronti dello Stato per non aver versato circa 30 milioni di euro di tasse Irpef, Iva, Irap e Tfr»,

si chiede di sapere:

se l'affaire della società Porto di Imperia, che ha visto l'ingresso di Caltagirone nel 2005 con l'acquisizione di una quota del 33,3 per cento, partecipata pariteticamente dal Comune della riviera ligure e da un pool di imprenditori locali, tra i quali Piero Isnardi, suocero di un potente politico, non risulti essere stato condizionato alla radice da pressioni affaristiche politiche ed economiche;

come sia stato possibile eludere la gara di appalto per aggiudicarsi i lavori del porto di Imperia, iniziati nel 2007 i cui costi sono lievitati da 30 milioni iniziali a 140 milioni di euro, con una percentuale di aumento pari a quasi il 500 per cento in soli quattro anni;

quali risultino essere le banche creditrici del debito da 960 milioni di euro del gruppo Bellavista Caltagirone, quale risulti essere stato il ruolo giocato dalla banca Carige e quale la quota di finanziamento, e se gli affidamenti erogati non siano stati condizionati da pressioni esercitate all'interno del consiglio di amministrazione della stessa banca Carige;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che lievitazioni abnormi dei costi delle opere pubbliche possano continuare.

(2-00438)

Interrogazioni

BASTICO, NEROZZI, BERTUZZI, MONGIELLO, GARAVAGLIA Mariapia, PASSONI, FRANCO Vittoria - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il comma 1 dell'articolo 1 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 351 del 1998 vincola la cessazione dal servizio nel comparto scuola "all'inizio dell'anno scolastico o accademico successivo alla data in cui la domanda è stata presentata"; pertanto in detto comparto, al fine di garantire la continuità didattica, la finestra di uscita è costituita da un solo giorno (il 1° settembre) per ogni anno;

in virtù di tale disposizione, funzionale a garantire la continuità didattica e il buon funzionamento scolastico, il personale di detto comparto ha iniziato l'anno scolastico corrente con il vincolo di concluderlo; a tali lavoratori, a differenza di quelli impiegati in altri comparti, non è consentito di cessare dal servizio prima del 1° settembre 2012, indipendentemente dalle modifiche intervenute recentemente in materia di trattamenti pensionistici;

considerato che:

all'avvio dell'anno scolastico 2011/2012 (1° settembre 2011) era vigente il sistema delle cosiddette quote, risultanti dalla somma dell'età anagrafica e dell'anzianità contributiva, ai sensi della legge 23 agosto 2004, n. 243, così come modificata dalla legge 24 dicembre 2007, n. 247, e l'eventuale pensione anticipata in base al requisito di anzianità contributiva;

in virtù di tale normativa, docenti e personale ausiliario tecnico-amministrativo, già nei mesi di ottobre e novembre 2011, hanno presentato domanda di collocamento a riposo e di dimissioni ai sensi del richiamato regolamento, finalizzata al trattamento di quiescenza ai sensi della legge n. 247 del 2007;

l'articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011 (cosiddetta riforma Fornero), ha introdotto numerose modifiche in materia di trattamenti pensionistici; l'articolo ha previsto, tra l'altro, un incremento dei requisiti anagrafici per il pensionamento di vecchiaia ordinario e anticipato (commi 6, 7 e 9) e l'innalzamento dei requisiti di anzianità contributiva (comma 10, che abolisce il pensionamento anticipato con il sistema delle cosiddette quote);

il comparto scuola, in virtù della specificità espressa anche nel richiamato regolamento, ha sempre goduto di apposita normativa in ordine al trattamento pensionistico: in particolare, si ricordano: l'articolo 59, comma 9, della legge n. 449 del 1997, l'articolo 1, comma 2, lettera a), e comma 5, lettera d), della legge n. 247 del 2007; l'articolo 12, comma 1, lettera c), e comma 2, lettera c), del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni dalla legge n. 122 del 2010, nonché l'articolo 1, comma 21, del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011;

rilevato che:

in sede di conversione in legge del decreto-legge n. 216 del 2011, cosiddetto decreto milleproroghe, alla Camera è stato accolto dal Governo un ordine del giorno a prima firma dell'on. Ghizzoni (9/4865-AR/79), in cui si impegna il Governo ad adottare al più presto misure volte a differire al 31 agosto 2012 il termine previsto dalla riforma Fornero per la maturazione dei requisiti con la normativa previgente;

inoltre, sempre in ambito di discussione del citato decreto, in Senato è stato presentato un emendamento (6.51) a firma del relatore sen. Mercatali, in cui viene differita al 31 agosto 2012 la data per il possesso dei requisiti per il pensionamento ai sensi della normativa antecedente alla riforma; nel medesimo emendamento viene indicata anche la relativa copertura di spesa;

tale emendamento è stato respinto nelle Commissioni competenti, 1ª Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione) e 5ª Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio), anche in considerazione della contrarietà espressa dal Governo per carenza di copertura finanziaria;

la relazione della Ragioneria dello Stato sul citato emendamento stima in 6.000 la platea dei presunti beneficiari, con un onere a carico dello Stato pari a 650 milioni di euro aggiuntivi per gli anni 2013-2016,

si chiede di sapere:

per quali motivi nella citata riforma pensionistica non si sia tenuto conto della specificità del comparto scuola, rappresentata anche dalla finestra unica di uscita (1° settembre);

se il Governo non ritenga necessario attivarsi con la massima sollecitudine al fine di eliminare tale oggettiva discriminazione a danno del personale scolastico;

sulla base di quali elementi la Ragioneria dello Stato abbia stimato in 6.000 i soggetti coinvolti dalla previsione dell'emendamento 6.51, atteso che a quanto risulta agli interroganti il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca avrebbe quantificato invece in 3.500 gli eventuali beneficiari;

se risulti corrispondente al vero che nel calcolo dei maggiori oneri è stata inclusa anche la liquidazione di fine rapporto, senza tenere conto del fatto che tale spesa deve comunque essere erogata dallo Stato nel momento - eventualmente ritardato di qualche anno - in cui i lavoratori della scuola vanno comunque in pensione.

(3-02696)

MASCITELLI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

dal 2005 la Golden Lady di Gissi (Chieti) ha comunicato ai sindacati di voler aprire verso nuovi mercati, ad esempio quello russo, perché i mercati tradizionali andavano male, motivo per il quale, per mobilità volontaria, i dipendenti da 500 sono diventati 400;

nel 2008 l'azienda ha fatto ricorso alla cassa integrazione ordinaria (Cigo), in quanto la capacità produttiva era di nuovo superiore alle richieste del mercato;

nel 2010 l'azienda ha ottenuto la cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) per 12 mesi per "crisi di mercato", quindi un periodo di Cigo in deroga ed infine, dal novembre 2011, la Cigs per cessazione di attività: una sorta di funambolismo degli ammortizzatori sociali, a parere dell'interrogante, in modo da sfruttarli al massimo;

i dipendenti della Golden Lady resteranno in Cigs fino al 19 novembre 2012;

in data 13 settembre 2011 si è svolto il primo incontro presso il Ministero dello sviluppo economico, in cui si è appreso dalla Wollo, advisor preposto alla ricerca di aziende interessate al rilevamento della struttura della Golden Lady, dell'esistenza di alcuni progetti al proposito. Al termine dell'incontro la Wollo garantì che entro 30 giorni avrebbe fatto conoscere le intenzioni dell'azienda che più aveva mostrato interesse;

il 2 dicembre 2011 presso l'associazione industriali di Chieti, il rappresentante della Wollo, ingegner Sodano, ha prospettato l'interesse e l'esistenza di progetti da parte di due aziende, una del settore calzaturiero ed una del settore ecologico, indicando la data del 30 gennaio 2012 come termine entro il quale avrebbe tentato di ottenere maggiori garanzie di un impegno imprenditoriale e, quindi, avrebbe riconvocato il tavolo di trattative;

il presidente della Provincia di Chieti, nel gennaio 2012, ha richiesto la convocazione urgente del tavolo presso il Ministero;

il 23 febbraio presso l'Unione industriali di Vasto, nel corso dell'ultima riunione tra Confindustria, sindacati e Wollo, quest'ultima ha confermato l'esistenza di tre o quattro progetti di varia natura, ognuno con specifiche problematiche: quello a cui i dipendenti guardano con maggiore speranza concerne un'azienda del settore calzaturiero, che si impegnerebbe a riassorbire tutti i 360 dipendenti (erano 382, ma già circa una ventina ha accettato un incentivo all'esodo per la cessazione del rapporto);

gli incentivi all'esodo messi a disposizione dalla Golden Lady, per i dipendenti che accettino subito la risoluzione del rapporto, sono a termine e scadono nel marzo 2012,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda intervenire per far sì che gli incentivi all'esodo siano messi a disposizione ancora per un anno, come chiedono i sindacati;

se, in considerazione della complessità della crisi territoriale, non si intenda promuovere, nell'ambito dell'accordo di programma ai sensi del decreto-legge n. 120 del 1989, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 181 del 1989, interventi agevolativi eterogenei volti al sostegno dei fattori produttivi;

se non si ritenga opportuno promuovere l'istituzione di un tavolo permanente di monitoraggio della vertenza della crisi della Golden Lady di Gissi, aperto alla partecipazione delle organizzazioni sindacali, della Confindustria, della Regione Abruzzo, del Governo.

(3-02697)

DONAGGIO, NEROZZI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la crisi economica internazionale degli ultimi anni ha pesantemente colpito anche l'industria cantieristica mondiale, un settore che soprattutto nel periodo 2003-2007 ha goduto di una situazione particolarmente favorevole;

a decorrere dal 2008, infatti, la domanda di costruzioni a livello mondiale si è quasi dimezzata;

la crisi produttiva del mercato mondiale delle costruzioni navali ha colpito pesantemente sia il trasporto standard che quello high tech per fattori riconducibili alla stretta creditizia, che hanno comportato la caduta del valore delle navi poste a garanzia dei finanziamenti e il crollo dei noli, dovuto principalmente al brusco rallentamento del commercio internazionale;

nel 2008, inoltre, una sensibile flessione del mercato si è registrata anche per i traghetti;

per quanto riguarda l'Italia, gli straordinari livelli toccati nel 2007 dai principali indici di attività della costruzione mercantile nazionale hanno registrato, a partire dal 2008, notevoli contrazioni, con gravi ricadute sul piano occupazionale;

da mesi i lavoratori del settore sono in stato di agitazione, in particolare quelli occupati nei siti di Fincantieri che ogni giorno vedono sempre più compromesso il loro futuro lavorativo; in particolare, la protesta ha coinvolto gli stabilimenti di Marghera, Castellammare di Stabia, Palermo e dei Nuovi Cantieri Apuania di Marina di Carrara;

in particolare, per il cantiere di Marghera l'azienda Fincantieri ha dichiarato 185 esuberi;

con l'aggravarsi della crisi risulta di prioritaria importanza la messa in atto di interventi straordinari che evitino un'ulteriore pesante riduzione, o persino la scomparsa, di una buona parte dell'attuale

capacità produttiva nazionale nel settore cantieristico-navale;

la crisi che sta colpendo il settore navalmeccanico, con molti cantieri privi di commesse e numerosi lavoratori in cassa integrazione, richiede una risposta immediata e concreta;

considerato che:

secondo quanto sostenuto nell'ambito del documento dell'Unione europea per lo sviluppo delle politiche marittime internazionali e comunitarie per la costruzione navale, la ricerca e l'innovazione, il futuro del settore cantieristico è strettamente legato all'integrazione delle autostrade del mare con i corridoi terrestri;

la nuova strategia in tale settore, dunque, si baserà essenzialmente su innovazione tecnologica e tutela ambientale;

tutto ciò rende necessaria ed indispensabile una maggiore attenzione del Governo nei confronti di tale settore;

il Partito Democratico, attraverso diverse iniziative adottate dai Gruppi parlamentari, ha chiesto il rifinanziamento della legge per la rottamazione dei traghetti e delle navi merci vecchie anche di 80 anni e la costruzione di navi "mangia petrolio" per le quali giacciono in Parlamento alcune proposte di legge;

rilevato che a tutt'oggi il Governo non si è ancora attivato per individuare le politiche e gli strumenti di difesa e di sostegno della cantieristica navale italiana,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Governo intenda adottare per sostenere e rilanciare la cantieristica navale italiana, anche in considerazione dell'importanza strategica che tale settore occupa nell'economia del Paese;

attraverso l'adozione di quali iniziative intenda contribuire al mantenimento degli attuali livelli produttivi ed occupazionali del settore anche in considerazione dell'alta professionalità e qualificazione degli addetti che operano in tale ambito;

quali urgenti misure intenda adottare per consentire un proficuo confronto tra le imprese del settore, le organizzazioni sindacali e gli enti locali interessati, allo scopo di individuare in tempi rapidi le misure idonee ad aumentare la competitività della produzione italiana e al contempo garantire il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, scongiurando l'annunciata chiusura di alcuni stabilimenti;

se intenda avviare programmi di investimento sulle infrastrutture, sulle autostrade del mare, sul rinnovo dei traghetti adeguandoli alle esigenze di compatibilità ambientale;

quale ruolo occupi il sistema della cantieristica nazionale negli obiettivi governativi di rilancio dell'industria italiana.

(3-02698)

BARBOLINI, BASTICO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:

il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali, ha pubblicato, il 22 febbraio 2012, il decreto di compatibilità ambientale, che esprime un giudizio positivo con prescrizioni per il progetto di stoccaggio sotterraneo proposto da Ers a Rivara in provincia di Modena;

il decreto ministeriale prevede, tra l'altro: I) la compatibilità ambientale limitatamente alle sole operazioni previste nella fase di accertamento concernente il progetto "Concessione di stoccaggio sotterraneo di gas naturale denominato Rivara" presentato dalla Società Indipendent Gas Menagement (ora ERG Rivara Storage l. Srl con sede legale in via Ruggera, 7 41100) da realizzarsi nel Comune di San Felice sul Panaro in provincia di Modena al limitato fine dell'eventuale rilascio, ai sensi del titolo II, art. 3, comma 7, del decreto del Ministero dello sviluppo economico del 21 gennaio 2011 e del successivo decreto attuativo n. 50918 del 4 febbraio 2011, dell'autorizzazione del Ministero dello sviluppo economico, d'intesa con la Regione interessata, a condizione che vengano ottemperate le prescrizioni riportate; II) nel caso in cui la fase di accertamento dia esito positivo, confermando la fattibilità di proposti programmi di stoccaggio di gas in unità geologiche profonde, la Società Erg Rivara Storage Srl, ai fini del rilascio della concessione di coltivazione da parte del Ministero dello sviluppo economico, dovrà richiedere preventivamente al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare la riattivazione dell'istanza di valutazione di impatto ambientale (VIA) presentata in data 8 settembre 2006, aggiornata sulla base degli esiti della citata fase di accertamento, in relazione alle fasi di realizzazione e di esercizio dell'impianto di stoccaggio;

rilevato che:

il progetto prevede uno stoccaggio di 3,2 miliardi di gas in un'area di 120 chilometri quadri e sarebbe, in Italia, il primo impianto di questo tipo;

il 25 maggio 2011 la VIII Commissione permanente (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati ha approvato una risoluzione con la quale impegna il Governo «ad assumere una posizione politica precisa sull'inopportunità della scelta della realizzazione del deposito di gas Rivara, allo scopo di evitare di sottoporre il territorio e i cittadini a rischi imprevedibili conseguenti alla mancanza di sicurezza sismica e geologica del sito che dovrebbe ospitare il deposito, oltre che per ragioni di criticità ambientale» (atto 7-00531);

con parere approvato il 17 giugno del 2011 la Commissione ministeriale, non essendo in condizione di valutare ipotesi alternative e concludere, comunque, la procedura di compatibilità ambientale, esprime il proprio consenso all'avvio di una campagna di indagini geognostiche secondo il programma e con le finalità indicate dal proponente della citata risoluzione, vale a dire delle indagini dirette ad accertare in concreto la realizzabilità dell'impianto di stoccaggio, facendo presente che l'autorizzazione definitiva, come previsto dalla normativa vigente, è di competenza del Ministro dello sviluppo economico d'intesa con la Regione Emilia-Romagna;

la Regione Emilia-Romagna, che già nell'ottobre 2009, con la risoluzione del Consiglio regionale n. 4903 del 2009, aveva invitato il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare a valutare soluzioni alternative, ha espresso parere contrario al progetto con delibera in data 8 febbraio 2011 e ancora con nota inviata dall'assessore regionale competente al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in data 29 novembre 2011, fornendo oggettivi, ineludibili e incontestabili elementi di pericolosità presenti nell'area di Rivara che renderebbero il sito incompatibile con operazioni di immissione ed estrazione del gas, ed esporrebbero la popolazione e l'ambiente ad un rischio difficilmente quantificabile anche a seguito di ulteriori studi e pertanto non valutabile con il margine di certezza necessario in applicazione del principio di precauzione sancito dal diritto comunitario;

ripetutamente a partire dal 2005, i Comuni interessati e la provincia di Modena, hanno espresso, sulla scorta delle indicazioni fornite da numerosi esperti, la contrarietà all'intervento, in quanto l'impianto non fornisce sufficienti garanzie in termini di sicurezza e tutela ambientale;

oltre alle istituzioni e agli enti locali, anche i comitati dei cittadini, appositamente costituiti, e le forze politiche, sia di maggioranza sia di opposizione, hanno più volte manifestato analoga contrarietà al progetto, evidenziandone l'insufficiente sicurezza;

considerato che l'assessore alle Attività produttive, piano energetico e sviluppo sostenibile, economia verde, edilizia, autorizzazione unica integrata della Regione Emilia-Romagna ha espresso il parere negativo della Regione al decreto ministeriale, anche relativamente alla sola fase di accertamento preliminare per le ragioni più volte espresse: la presenza di faglie attive nel sito dove è proposto lo stoccaggio; le frequenti manifestazioni di sismicità naturale che caratterizza l'area; il deficit di protezione sismica dell'area; la sismicità indotta dalla realizzazione del deposito di gas. Inoltre, la Regione Emilia-Romagna ha ribadito il proprio interesse allo sfruttamento a fini geotermici delle risorse presenti nell'area, che verrebbe invece impedito dalla realizzazione del deposito di gas di Rivara,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno, anche seguendo l'indirizzo approvato dalla competente Commissione parlamentare, sospendere ogni attività legata alla realizzazione dell'imponente impianto di stoccaggio di gas metano, considerate le caratteristiche del luogo e l'opposizione, più volte manifestata dalla Regione Emilia-Romagna e ribadita dopo la pubblicazione dell'ultimo decreto, alla realizzazione del medesimo impianto.

(3-02700)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la legge 23 dicembre 2005, n. 266 (finanziaria per il 2006), art. 1, commi 343 e seguenti, ha previsto un sistema di indennizzi per i risparmiatori vittime di frodi finanziarie con l'istituzione di un fondo alimentato "dall'importo dei conti correnti e dei rapporti bancari definiti come dormienti all'interno del sistema bancario nonché del comparto assicurativo e finanziario";

su questa base è scattato l'obbligo di inviare una lettera raccomandata a tutti i titolari dei conti ancora rintracciabili. Impegnati nell'operazione sono: le banche italiane e le succursali italiane di banche estere; gli intermediari finanziari; le imprese di assicurazione operanti in Italia; le società di intermediazione mobiliare e le società di gestione del risparmio e relative succursali italiane di imprese estere, e Poste italiane, divisione Bancoposta;

per tutti questi rapporti si considera la soglia minima di 100 euro: al di sotto di questo importo non c'è alcuna lettera di "richiamo";

chi riceve la lettera ha la possibilità di evitare l'estinzione del conto "per legge" solo effettuando un'operazione direttamente o tramite un proprio delegato entro 180 giorni. Nel caso di più conti intestati allo stesso soggetto (ad esempio conto corrente e deposito titoli) è sufficiente un'operazione su uno solo per "risvegliarli" tutti;

è più complessa, invece, la questione dei libretti di deposito al portatore. In questo caso, infatti, dato che evidentemente non è possibile risalire al titolare del rapporto, chi ha la sensazione di aver dimenticato qualcosa farà bene ad attivarsi direttamente e ad andare in banca. Sulla base di una direttiva comune, infatti, gli istituti di credito hanno stabilito di esporre appositi avvisi di richiamo nelle filali e mettere a disposizione presso tutti i propri sportelli un elenco cartaceo con l'elenco dei libretti o l'identificativo dei rapporti che non risultano più movimentati. Gli stessi elenchi sono a disposizione sui siti Internet delle banche e verranno via via aggiornati, ogni volta che scatta il termine dei 10 anni senza che sul conto ci siano movimenti;

l'operazione conti dormienti ha coinvolto anche le Poste. La società ha già inviato le lettere per i conti correnti, che tra l'altro sono pochissimi in quanto i conti in essere sono quasi interamente partiti dal 1999 (conto Bancoposta);

per quel che riguarda invece i depositi il 28 febbraio 2008 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l'avviso al pubblico per l'applicazione della norma sui depositi dormienti ai libretti di risparmio. Di conseguenza, il termine dei 180 giorni utili al titolare del rapporto per impartire disposizioni o ritirare i soldi è scaduto il 26 agosto 2008;

chiunque abbia un conto presso banche, assicurazioni, Poste, non movimentato da 10 anni riceverà una lettera a cui dovrà rispondere, altrimenti quel denaro sarà destinato alle vittime delle truffe finanziarie. L'operazione è partita ufficialmente il 17 febbraio 2008, ossia sei mesi dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del regolamento che disciplina il fondo per le vittime delle frodi finanziarie;

nel testo della legge finanziaria si legge, infatti, all'articolo 1, comma 343: "Per indennizzare i risparmiatori che, investendo sul mercato finanziario, sono rimasti vittime di frodi finanziarie e che hanno sofferto un danno ingiusto non altrimenti risarcito, è costituito, a decorrere dall'anno 2006, un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze. Il fondo è alimentato con le risorse di cui al comma 345, previo loro versamento al bilancio dello Stato". Il comma 345 recita: "Il fondo è alimentato dall'importo dei conti correnti e dei rapporti bancari definiti come dormienti all'interno del sistema bancario nonché del comparto assicurativo e finanziario, definiti con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze; con lo stesso regolamento sono altresì definite le modalità di rilevazione dei predetti conti e rapporti". Il comma 345-bis recita: "Quota parte del fondo di cui al comma 345, stabilita con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, è destinata al finanziamento della carta acquisti, di cui all'articolo 81, comma 32, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, finalizzata all'acquisto di beni e servizi a favore dei cittadini residenti che versano in condizione di maggior disagio economico". Al comma 345-ter si legge: "Gli importi degli assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione del relativo diritto, di cui all'articolo 84, secondo comma, del regio decreto 21 dicembre 1933, n. 1736, entro il 31 marzo di ogni anno sono comunicati dagli istituti emittenti al Ministero dell'economia e delle finanze e versati al fondo di cui al comma 343, entro il 31 maggio dell'anno successivo a quello in cui scade il termine di prescrizione. Resta impregiudicato nei confronti del fondo di diritto del richiedente l'emissione dell'assegno circolare non riscosso alla restituzione del relativo importo";

considerato che il Ministero dell'economia e delle finanze, presso il quale è stato istituito il fondo di cui all'art. 1, comma 343, della legge n. 266 del 2005, ha affidato alla Consap (Concessionaria servizi assicurativi pubblici SpA), a decorrere dal 14 giugno 2010, la gestione delle domande di rimborso di somme affluite al fondo. Pertanto, a far tempo dal 14 giugno, le domande di rimborso devono essere inviate direttamente alla Consap, anche per via telematica, agli indirizzi riportati nella sezione "Contatti"; Consap, in pari data, ha preso in carico le domande già presentate al Ministero. Consap procederà all'esame delle domande secondo l'ordine del loro pervenimento e provvederà a richiedere i documenti necessari - laddove non ancora presentati - per l'istruttoria delle pratiche. Possono richiedere la restituzione di somme affluite al fondo: i titolari dei rapporti di cui all'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2007, n. 116 (depositi di somme di denaro e depositi di strumenti finanziari), e i loro aventi causa (ad esempio, eredi); i richiedenti l'emissione degli assegni circolari di cui all'art. 1, comma 345-ter, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e i loro aventi causa; mentre non è previsto il rimborso ai beneficiari: degli assegni circolari, una volta decorso il termine di prescrizione triennale di cui all'art. 84, comma 2, del regio decreto 21 dicembre 1933, n. 1736; degli importi relativi ai contratti di assicurazione sulla vita, non riscossi entro il termine di prescrizione biennale; dei buoni fruttiferi postali non riscossi entro il termine di prescrizione decennale,

si chiede di sapere:

quale sia l'esatto ammontare del fondo del Ministero dell'economia e della Consap e quali siano le destinazioni per risarcire le vittime di frodi e truffe finanziarie a danno dei risparmiatori;

quante siano le domande presentate per il rimborso dalla data del 14 giugno 2010, inviate direttamente alla Consap, e quante siano le domande prese in carico e precedentemente presentate al Ministero e a quanto ammontino i rimborsi finora effettuati;

quale sia l'esatto ammontare per tipologia di conti dormienti, ossia assegni circolari, libretti di risparmio, libretti al portatore, conti correnti, polizze vita ed altri strumenti finanziari;

quale sia l'esatto ammontare degli importi dei fondi dormienti impegnati per finanziare la carta acquisti, come previsto dal decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, finalizzata all'acquisto di beni e servizi a favore dei cittadini residenti che versano in condizione di maggior disagio economico;

quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare per restituire trasparenza ad atti normativi che a giudizio dell'interrogante sembrano avvolti nella più totale opacità.

(3-02701)

BAIO, THALER AUSSERHOFER, PETERLINI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

il decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, recante "Norme in materia di istituzione del giudico unico di primo grado", all'articolo 15 istituisce le sezioni distaccate di tribunale come dalle tabelle A e B dell'articolo 16 dello stesso, tra cui le sedi distaccate di Cassano d'Adda (competente per 21 comuni), di Legnano (competente per 17 comuni) e di Rho (competente per 13 comuni);

all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2011, il Presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati di Milano, avvocato Paolo Giuggioli, nella sua relazione indicava come problema principale rispetto alle pendenze processuali la mancanza di organico che, a livello nazionale, rappresenta oltre il 12 per cento del ruolo della magistratura ordinaria e che a Milano costituisce fonte di inefficienza del sistema giudiziario: in base ai dati pubblicati dal Consiglio superiore della magistratura i posti dell'organico non coperti sono prossimi al 19 per cento;

nella relazione sull'attività svolta nel periodo 1° luglio 2009 - 30 giugno 2010, il presidente del tribunale di Milano, dottoressa Livia Pomodoro, diceva che i dati statistici (l'ultimo dato disponibile è quello al 2008) di livello provinciale mostrano che Milano, paragonata alle altre maggiori aree metropolitane, presenta il più alto numero di delitti denunciati in Italia a livello provinciale, oltre 280.000. L'intenso traffico veicolare determina inoltre il maggior numero in Italia di omicidi colposi derivanti da incidenti stradali (103 nel 2008), ma anche di furti di auto in sosta (31.492), più che in tutto il Lazio e la Campania complessivamente considerati. Milano inoltre è al secondo posto in Italia per numero di rapine (5.508) e per reati connessi alla normativa sugli stupefacenti (2.567), superata stesso periodo soltanto da Napoli e da Roma. Volumi di rilevante entità riguardano ovviamente anche l'ambito civile, con particolare riferimento alle tematiche connesse alla famiglia ad esempio le cause di separazione e divorzio), sia - in ragione della posizione economica dell'area milanese- al mondo del lavoro e dell'impresa; inoltre evidenziava che in estrema sintesi il tribunale mostra perfomance accettabili per quanto riguarda i procedimenti penali. In quest'ultimo settore, i significativi sforzi per contenere i tempi di definizione del contenzioso, hanno permesso ai giudici di fare fronte alla crescita della domanda derivante da una congiuntura economica di particolare gravità, ma non ancora di ridurre in maniera significativa lo stock arretrato, per affrontare il quale sono necessarie risorse e mezzi non ancora disponibili;

nonostante uno scenario così denso di punti di criticità, il presidente del tribunale di Milano emetteva nel 2011 i provvedimenti di riorganizzazione n. 112/11, n. 125/11 e n. 141/11 con cui prospettava il progressivo trasferimento dei processi civili e cognizione e dei procedimenti penali con rito ordinario monocratico delle sedi staccate di Cassano d'Adda, Legnano e Rho alla sede centrale di Milano;

con ordinanza n. 166 del 20 gennaio 2012, il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia sospendeva e dichiarava inammissibili tali provvedimenti di riorganizzazione ribadendo la specifica competenza del Ministro in indirizzo, che ha il potere di disporre l'istituzione, la soppressione e la modifica della circoscrizione delle sezioni distaccate del tribunale ordinario;

avverso tale ordinanza, il presidente del tribunale di Milano proponeva ricorso immediato al Consiglio di Stato al fine di ottenere l'annullamento della sospensiva, ma il Consiglio di Stato confermava l'ordinanza del TAR della Lombardia condannando l'amministrazione al pagamento delle spese legali;

secondo notizie di stampa ("Il Giorno", 1° febbraio 2012), si apprende che lo smantellamento del tribunale di Cassano d'Adda ha avuto inizio in quanto 180 fascicoli del civile sarebbero già stati trasferiti presso la sede di Milano;

considerato che:

il numero complessivo dei procedimenti civili e penali pendenti presso le tre sezioni distaccate è di oltre 6.000 all'anno;

il tribunale di Milano appare inidoneo, anche per ragioni logistiche, ad assorbire tutto questo contenzioso in quanto costringerebbe sia i cittadini sia le aziende ad attendere i tempi lunghi dettati dalla presenza di un unico tribunale nel capoluogo di provincia;

la scelta di centralizzare dovrebbe rispondere ad un effettivo criterio di efficienza nel rispetto del rapporto costi-benefici,

si chiede di sapere:

se i fatti di cui in premessa corrispondano al vero e se il progetto di ridimensionamento dei tribunali sia realmente supportato dalla previsione di adeguate strutture in grado di garantire un'efficiente ed efficace amministrazione della giustizia e se non si ponga invece in contrasto con le esigenze di decongestionamento del carico di lavoro del tribunale di Milano e di decentramento dei servizi dal capoluogo;

quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine evitare che la definitiva chiusura delle citate sezioni distaccate possa comportare disservizi e lungaggini processuali a carico di tutti i contribuenti.

(3-02704)

BASSOLI, CHIURAZZI - Al Ministro della salute - Premesso che:

in Italia più di 70.000 persone sono state contagiate tra gli anni '70 e '90 attraverso trasfusioni, vaccinazioni obbligatorie o emoderivati infetti, contraendo malattie irreversibili quali l'Aids o l'epatite C e, tra il 1985 e il 2008, ci sono stati circa 2.600 decessi;

l'articolo 33, comma 1, del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, «Per le transazioni da stipulare con soggetti talassemici, affetti da altre emoglobinopatie o affetti da anemie ereditarie, emofilia ed emotrasfusi occasionali danneggiati da trasfusione con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati infetti e con soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, che hanno instaurato azioni di risarcimento danni tuttora pendenti», prevedeva uno stanziamento di 150 milioni di euro per l'anno 2007;

l'articolo 2, comma 361, della legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria per il 2008), autorizzava per tali transazioni una spesa di 180 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2008, mentre il successivo comma 362 prevedeva l'adozione di un decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, in cui fossero fissati i criteri in base ai quali definire, nell'ambito di un piano pluriennale, le transazioni;

in data 28 aprile 2009 è stato emanato dal Ministero del lavoro, salute e politiche sociali pro tempore il decreto ministeriale n. 132, che determinava le regole per la stipula delle transazioni con soggetti danneggiati che avessero instaurato, anteriormente al 1o gennaio 2008, azioni di risarcimento danni ancora pendenti alla data di entrata in vigore del decreto stesso;

il Ministero della salute ha disciplinato altresì le «Modalità di presentazione delle domande di adesione alle transazioni ai sensi del decreto 28 aprile 2009, n. 132» attraverso una circolare pubblicata il 22 ottobre 2009, a seguito della quale, secondo quanto riportato sul sito dello stesso Ministero, sono state presentate 7.356 domande di adesione alla procedura transattiva;

il 5 maggio 2011 il Consiglio dei ministri ha rinviato la decisione definitiva ad un decreto-legge per il riconoscimento di indennizzi a quanti hanno contratto malattie a causa di una trasfusione di sangue, per approfondire alcuni aspetti tecnici, pur avendo in realtà tutta la copertura finanziaria;

secondo il Comitato vittime da sangue infetto questo decreto-legge rappresenta un provvedimento di grande giustizia che pone fine a errori sanitari che hanno determinato la morte di tante persone e costringe alla malattia tanti emotrasfusi,

si chiede di sapere quali iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo affinché il Consiglio dei ministri possa approvare il decreto-legge passo necessario per attuare la doverosa transazione nei confronti delle, purtroppo numerose, vittime del sangue infetto e delle loro famiglie.

(3-02705)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

D'AMBROSIO LETTIERI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno - Premesso che:

l'articolo 1, comma 340, della legge n. 311 del 2004 ha stabilito che, a decorrere dal 1° gennaio 2005, per le unità immobiliari urbane di proprietà privata a destinazione ordinaria la superficie di riferimento ai fini della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu) non può essere inferiore all'80 per cento della superficie catastale; per tale ragione la disposizione normativa ha previsto che i Comuni provvedano a modificare d'ufficio le superfici denunciate dai contribuenti che risultino inferiori alla predetta percentuale, comunicandolo anche agli interessati;

qualora non sia possibile attraverso gli atti catastali determinare la superficie catastale di riferimento delle unità immobiliari, i Comuni hanno l'obbligo di richiedere direttamente agli intestatari degli immobili la presentazione agli uffici provinciali dell'Agenzia del territorio della planimetria del relativo immobile;

premesso, inoltre, che:

il Comune dovrebbe, quindi, iscrivere a ruolo la maggiore superficie, semplicemente sostituendola a quella inferiore dichiarata dal contribuente, senza dover fare un accertamento e senza che la sostituzione equivalga a un accertamento; pertanto anche senza la possibilità d'infliggere sanzioni per infedele dichiarazione (decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, e successive modificazioni);

lo scopo di tale normativa è, quindi, di ridimensionare gli effetti delle dichiarazioni infedeli dei contribuenti, ma sempre in attesa di un possibile e lecito accertamento;

la citata normativa, in definitiva, non contiene alcun riferimento ad applicazione di sanzioni ed interessi;

considerato che:

nel dicembre 2010 l'Ufficio Tributi del Comune di Bari ha inviato 8.000 avvisi di accertamento per la Tarsu ponendo a motivazione l'istituto normativo dell'articolo 1, comma 340, della legge n. 311 del 2004;

i contribuenti interessati sono stati indotti, in modo artificioso, prospettando sanzioni ed interessi maggiori, a sottoscrivere l'accettazione della definizione dei tributi richiesti dal Comune di Bari anche per gli anni 2005, 2006, 2007 e 2008;

preso atto che:

il Comune di Bari, a seguito di un esposto presentato da alcuni cittadini, con specifica nota indirizzata al Ministero dell'economia del 17 giugno 2011, ha precisato che la portata della norma è quella di una mera presunzione legale relativa che consente una particolare modalità lato sensu "accertativa" accelerata, la quale consiste nell'aggiornamento d'ufficio delle risultanze del ruolo; ad ulteriore supporto si osserva come la disposizione in questione non ponga alcuna deroga agli ordinari poteri di accertamento del Comune, il quale, se intende avvalersi di tali poteri, dovrà attivare le procedure ordinarie; il Comune di Bari si è avvalso proprio dell'ordinaria procedura di accertamento contestando al contribuente l'infedeltà nella dichiarazione presentata e ha dunque emesso l'avviso di accertamento, non avvalendosi della procedura semplificata di adeguamento;

il Ministero dell'economia e delle finanze, direzione federalismo fiscale, con nota del 19 dicembre 2011, in risposta, ha precisato che non è ipotizzabile l'emissione di avvisi di accertamento e la conseguente applicazione delle sanzioni ed interessi; è appena il caso di precisare che la norma in questione non comporta obbligatoriamente un intervento attuativo in sede regolamentare da parte del Comune, il quale è tenuto, invece, ad applicarla; di conseguenza, non si può condividere quanto affermato dallo stesso ente ossia che non è ravvisabile un vero e proprio obbligo in capo all'ente impositore di attivare sin dal 2005;

preso atto, inoltre, che:

la pubblica amministrazione dovrebbe perseguire il fine pubblico nei modi appropriati e con gli istituti giuridici previsti nel rispetto dei principi costituzionali di buon andamento e di imparzialità (articolo 97 della Costituzione) e secondo i principi di collaborazione e buona fede di cui all'articolo 10, commi 1 e 2, della legge n. 212 del 2000, recante "Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente";

il richiamato ente locale, in ossequio ai citati principi, dovrebbe, pertanto, a giudizio dell'interrogante, procedere alla restituzione delle somme percepite al di fuori delle forme previste dalla legge,

l'interrogante chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato e, in caso affermativo: a) quali siano le loro valutazioni riguardo all'operato posto in essere dal Comune di Bari, ufficio ripartizione tributi; b) se e in quali modi ritengano opportuno intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di contemperare le esigenze di certezza del diritto con quelle di ripristino della legalità assolutamente indispensabili per la tutela dei cittadini.

(3-02699)

LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il collezionista di poltrone Antonio Mastrapasqua, presidente e commissario unico dell'Inps e consigliere di decine di altre società, che ha denunciato un guadagno di oltre un milione di euro nel 2011 perché non soggetto al divieto di cumulo di incarichi, è così indaffarato nel passare da un consiglio all'altro al punto da non accorgersi di un deficit di 80 milioni di euro nella gestione del patrimonio immobiliare dell'istituto;

scrive infatti Primo Di Nicola su "L'espresso" del 27 gennaio 2012, un articolo dal titolo: "Inps col buco. Ottanta milioni di mancati incassi nella gestione del patrimonio immobiliare. L'accusa arriva da un'indagine interna": «Rinnovi dei contratti di locazione irregolari, mancati incassi per 80 milioni. Ai vertici dell'Inps è scattato l'allarme. Un'indagine interna e una lettera di Antonio Ferrara, il magistrato della Corte dei conti che vigila sulla correttezza degli atti, rischia di far esplodere uno scandalo intorno all'ente previdenziale proprio mentre si chiedono sacrifici pesantissimi anche ai pensionati con i redditi più bassi. Al centro della bufera c'è la gestione del patrimonio immobiliare ex Inpdai ereditato nel 2002 dall'Inps e fino a qualche anno fa amministrato dall'ex responsabile della direzione del patrimonio Francesco Varì, ora presidente dell'Organismo di valutazione dell'integrità e trasparenza dell'Inps (Oiv). Lo scorso marzo, il cda dell'ente ha disposto un'indagine sull'asset ad una commissione interna che ha appena consegnato la sua relazione finale. Le irregolarità riscontrate sono risultate così inquietanti da indurre il magistrato Ferrara a chiedere al dg Mauro Nori quali provvedimenti intende prendere di fronte alle anomalie denunciate e ad informare la procura regionale della Corte dei conti del Lazio. La vicenda nasce dal contratto sottoscritto dall'Inpdai (2002) ed ereditato dalI'Inps con Rti Pirelli&C, Romeo spa e Sovigest per la gestione degli immobili, la manutenzione dei palazzi sparsi in tutta Italia e la riscossione degli affitti. Il contratto prevedeva una scadenza biennale (2004) e la possibilità di rinnovi annuali per un massimo di tre anni. Rinnovi che arrivano puntualmente. Al terzo colpo, nel 2006, addirittura per un quadriennio. Il tutto, dice la commissione, anche in violazione alla normativa che vietava rinnovi dei contratti delle pubbliche amministrazioni in maniera tacita (è questo il caso) e non motivati da ragioni di convenienza (pure queste non accertate). Altra violazione, quella relativa alle nuove disposizioni del maggio 2005 che, per i contratti già scaduti o che venivano a scadenza nei sei mesi successivi all'entrata in vigore della nuova legge (10 agosto 2005), stabilivano che potevano essere prorogati per un massimo di sei mesi per il tempo necessario alla stipula dei nuovi, ma con gare ad evidenza pubblica. Alla commissione risulta invece che non è stata bandita alcuna gara, mentre i contratti sono stati prorogati oltre i termini fissati. Infine, il capitolo dei danni subiti dall'Inps. A leggere la relazione si ha la l'impressione di trovarsi di fronte a un vero regalo a Pirelli, Romeo e Sovigest. Soprattutto per la parte commerciale del patrimonio. Secondo gli accordi, le tre società hanno corrisposto all'Inps solo un minimo garantito, complessivamente 7 milioni 308 mila curo l'anno, a fronte di incassi ben pile ricchi e che nel periodo 2003-2010 hanno portato alle tre società riscossioni di quasi 81 milioni di curo superiori ai canoni riconosciuti all'Inps. Una circostanza stigmatizzata da Ferrara anche perché, inaspettatamente e senza alcuna giustificazione, a partire dal 2003, nella delicata partita della manutenzione del patrimonio vengono trasferiti a carico dell'istituto anche i costi per contratto fino ad allora sostenuti dalle società affidatarie. "Un autentico scandalo", dice Luigi Romagnoli, coordinatore nazionale dell'Usb (Unione sindacale di base) dell'Inps: "È un regalo ai tre gestori privati: chiediamo a questo punto che vengano puniti i responsabili di questo andazzo, a cominciare da Varì, sotto la cui gestione si sono consumate le irregolarità"»;

considerato che l'Inps, che da solo ha un patrimonio immobiliare di oltre 1,5 miliardi di euro, ma che arriva a 2,3 miliardi con Inpdap ed Enpals, con una imbarazzante redditività pari allo zero, sta per individuare un nuovo gestore del suo patrimonio immobiliare. Secondo un articolo di Stefano Sansonetti per "ItaliaOggi" del 20 gennaio 2012, «Per quanto alleggerito dalle precedenti operazioni di cessione, tra cui le non fortunatissime cartolarizzazioni Scipl e Scip2, il "pacchetto" contiene ancora 13 mila unità immobiliari e 1.200 particelle di terreni. Insomma, il tutto fa ancora gola. Prova ne sia il fatto che ci sono ben sei operatori immobiliari che si stanno contendendo la gestione del pacchetto. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, infatti, è giunta agli sgoccioli la procedura con cui, diversi mesi fa, l'ente previdenziale aveva messo a gara la gestione del suo patrimonio immobiliare. In ballo, per il servizio che ha una durata contrattuale di 36 mesi, ci sono 44 milioni e 100 mila euro. Ebbene, dopo l'apertura delle buste sono spuntati fuori sei operatori del settore, tra cui, secondo alcune indiscrezioni, ci sarebbero società come Romeo Gestioni e Prelios (ex Pirelli Re). In realtà, il piano a cui sta lavorando l'Inps è anche più complesso. Diciamo subito che il nuovo gestore del patrimonio immobiliare andrà di fatto a sostituire la società che finora, con alterne fortune, si è occupata dalla questione. Si tratta della Igei spa, che per il 51% fa capo all'Inps stesso e per quote di minoranza a società come Vianini (gruppo Caltagirone) e Sovigest. Ora, l'Igei risulta essere in liquidazione nientemeno che dal 31 dicembre del 1996»,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che l'Inps abbia raggiunto un deficit di 80 milioni di euro solo per mancati incassi nella gestione del patrimonio immobiliare, come risulterebbe da un'indagine interna e da una lettera di Antonio Ferrara, il magistrato della Corte dei conti che vigila sulla correttezza degli atti;

se al Governo risulti che le criticità siano riferite alla gestione del patrimonio immobiliare ex Inpdai ereditato nel 2002 dall'Inps e fino a qualche anno fa amministrato dall'ex responsabile della direzione del patrimonio Francesco Varì, ora presidente dell'Organismo di valutazione dell'integrità e trasparenza dell'Inps (Oiv), e se non siano proprio tali "girandole" di poltrone tra Inpdai ed Oiv ad aver causato un ammanco così grave da aver indotto il dottor Ferrara a chiedere al direttore generale Mauro Nori quali provvedimenti intende prendere di fronte alle anomalie denunciate e ad informare la procura regionale della Corte dei conti del Lazio;

se ritenga che il contratto sottoscritto dall'Inpdai (2002) ed ereditato dalI'Inps con Rti Pirelli&C, Romeo SpA e Sovigest, che prevedeva che le tre società dovevano corrispondere all'Inps solo un minimo garantito, complessivamente 7.308.000 euro all'anno, a fronte di incassi ben più ricchi e che nel periodo 2003-2010 hanno portato alle tre società riscossioni di quasi 81 milioni di euro superiori ai canoni riconosciuti all'Inps, con la manutenzione del patrimonio a carico della stessa Inps, non rappresenti uno sperpero di pubblico denaro e se risulti per quali ragioni il dottor Mastrapasqua e gli organismi di controllo non si siano accorti di tale evidente e scandaloso regalo ai privati scoperto soltanto dalla Corte dei conti;

quali siano le ragioni che hanno tenuto in vita Igei, società a partecipazione di maggioranza pubblica Inps in liquidazione da 1996, e se, a fronte di questo ennesimo sperpero di pubblico denaro e degli omessi controlli interni, non ritenga che debbano essere rimossi con effetto immediato i massimi dirigenti, a cominciare da Francesco Varì;

quali misure urgenti intenda adottare per restituire trasparenza e rigore ad una gestione dispendiosa ed opaca dell'Inps da parte di Antonio Mastrapasqua.

(3-02702)

LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il collezionista di poltrone Antonio Mastrapasqua, presidente e commissario unico dell'INPS e consigliere di decine di altre società, che ha denunciato un guadagno di 1,2 milione di euro nel 2011 perché non soggetto al divieto di cumulo di incarichi, ha affidato alla KPMG di Pierluigi Verbo iniziative sulla riorganizzazione dell'istituto;

su "il manifesto" dell'8 aprile 2011 dal titolo: "Si svuota l'INPS, utenti solo virtuali", Rocco Di Michele parla della multinazionale: «Cominciamo con la buona notizia. A Milano, da lunedì 4 aprile, "l'Inps elimina le code agli sportelli". Gioia degli utenti e via con le domande: "ma come hanno fatto?". Semplice: li hanno chiusi per sempre. Si potrebbe usare lo stesso metodo per eliminare le code in autostrada, cementando i caselli. Il linguaggio berlusconiano è contagioso e chiunque si sente in diritto ormai di presentare un danno come un vantaggio. Ma andiamo con ordine. Dalla fine di quest'anno la riorganizzazione dell'istituto di previdenza prevede che tutti gli sportelli d'Italia vengano chiusi. Di lì in poi, come i milanesi già ora, tutti i contatti (per domande, adempimenti, ecc) dovranno obbligatoriamente avvenire via Internet. Per gli sprovvisti di connessione adsl (ultrasettantenni, badanti dell'est, invalidi al 100%, migranti di vario ordine e grado, analfabeti informatici, ecc) potranno rivolgersi a un contact center per "valutare l'esigenza di fissare un appuntamento presso gli uffici". Due sportelli rimarranno aperti - provvisoriamente - per dire a voce come bisogna "accedere" all'istituto. Gli impiegati addetti a questo incarico si sono già rivolti al prefetto perché "temono per la propria integrità fisica", di fronte alle torme di utenti inferociti ancorché pensionati. Tutto è iniziato nel 2008, con l'avvento di Antonio Mastrapasqua alla presidenza dell'Inps. Ridurre i costi di esercizio e aumentare la produttività, il suo obiettivo. Chiama Kpmg, una multinazionale, le dà 17 milioni di euro e si fa disegnare una ristrutturazione generale. Prima ogni ufficio si occupava di un settore (lavoratori autonomi, dipendenti, parasubordinati, ecc); ora vengono scomposti "per adempimenti" e flussi telematici. Quindi qualcuno si occupa solo di rimborsi, altri solo di riscossione, altri ancora solo di aggiornamento anagrafico, ecc. Nessuno, tra breve, sarà più in grado di capire come "si gestisce" una figura contributiva complessivamente. E dire che la normativa burocratica italiana non è fatta per esser chiara… Informazione e consulenza per gli utenti diventano spese da eliminare. Ormai da mesi chi si avvicina a uno sportello Inps si sente raccomandare di "procurarsi un Pin" per comunicare on line; e peggio per te se non sei in grado, spesso, neppure di capire cosa ti viene detto - per iscritto, a quel punto - in burocratese stretto. Un esempio dalla lettera "libera-code": "duplicato modelli Cud e ObisM, protocollazione documentazione presentata ancora in forma cartacea" e via dicendo. Da aprile vanno presentate on line le richieste di disoccupazione, mobilità, gestione separata, lavoratori domestici, Isee, assegni familiari, ricostituzioni di carriera. Un altro esempio: già ora l'Inps abolisce il servizio di assistenza fiscale nei confronti dei pensionati, che non potranno perciò più presentare in questo modo la dichiarazione dei redditi. Un servizio gratuito che ora viene appaltato a Caf, patronati e commercialisti (al modico prezzo variabile tra i 13 e i 26 euro a carico dell'Agenzia delle entrate). La stessa soluzione, inevitabilmente, verrà prospettata a tutti coloro che proprio non riescono a risolvere i problemi di rapporto con l'Inps tramite computer. Un giro d'affari eccezionale (parliamo di milioni di persone) contro cui i sindacati confederali non hanno fin qui mosso neppure un dito (in effetti molti Caf e patronati fanno capo proprio a loro). Per non parlare dei call center, che dal giorno alla notte possono metter mano sulla clientela più vasta che abbiano mai avuto. Senza più contatti con l'utenza, ci vuol poco a capirlo, ci si libera soprattutto di un bel po' di dipendenti. "Fannulloni", vi hanno detto. Beh, la stessa Inps riconosce che nel 2009, rispetto all'anno precedente, c'è stato un aumento della produzione del 12%, mentre il personale è sceso del 5,2; l'incremento di produttività è stato perciò del 16,1%. Niente male (ma non ditelo a Marchionne…). Ma la riduzione del personale non è neppure l'obiettivo principale di tutta questa riorganizzazione. Se si guarda a che fine stanno facendo i servizi "strategici" dell'Inps si vede che tutta l'informatica - ovvero la gestione delle banche dati di tutti noi, con dati "sensibilissimi" dal punto di vista della privacy - è quasi del tutto esternalizzata a privati. Anche la riscossione dei contributi è stata affidata a una società privata (Equitalia, che ha come presidente sempre Mastrapasqua, "l'uomo dai 54 incarichi"). E così è per la spedizione dei documenti (Postel). Mentre la gestione della cassa integrazione in deroga è in mano agli "enti bilaterali" (aziende e sindacati, fifty-fifty), con l'Inps ridotta al ruolo di semplice ufficiale pagatore. Che bello "privatizzare" così, non vi pare? Qualcuno incassa e tutti noi paghiamo (ogni mese, con i contributi)»;

considerato che:

in un comunicato sindacale dell'USB (Unione sindacale di base) n. 6/12 dal titolo: "Dietro l'angolo c'è sempre KPMG - e il futuro dell'Inps continua ad essere in pericolo", pubblicato lunedì 23 gennaio 2012, il sindacato di base mette in guardia dal grande potere che ha assunto all'Inps KPMG: «Non è la prima volta che ci interessiamo della multinazionale artefice del processo di riorganizzazione dell'INPS avviato alla fine del 2008. La KPMG è penetrata, nel tempo, all'interno delle attività nevralgiche dell'Istituto, assumendo un ruolo di primo piano non solo nell'informatica ma nella formazione, nella vigilanza e negli altri settori strategici. A disposizione degli uomini in nero della KPMG in Direzione Generale ci sono uffici e strumenti informatici, mentre i colleghi ex IPOST del settore previdenza sono dislocati in modo sparso nella Sede di Roma Eur senza neanche i mezzi per lavorare. Perché non togliere gli uffici agli uomini in nero e darli ai nostri colleghi? Sembra addirittura che il Coordinamento generale Statistico Attuariale (su ordine di chi?) abbia messo a disposizione di KPMG non i dati statistici, che pure dovrebbero rimanere saldamente in mano pubblica, ma addirittura strumenti e formule per costruire i dati di bilancio. Se la notizia fosse vera sarebbe ancora più forte l'allarme per l'esistenza di un progetto, che denunciamo da tempo, di sottrazione di funzioni all'ente per affidarle ai privati. Quali sarebbero i dati forniti all'esterno, quelli elaborati da KPMG o quelli della Direzione centrale Bilancio? E quali pressioni si eserciterebbero su quella Direzione per cercare di addomesticare i dati contabili dell'Istituto? Tra continue riforme delle pensioni, recupero crediti affidato a Equitalia, cessione di attività a patronati e commercialisti, chiusura degli sportelli, l'INPS si avvia a diventare un ente assistenziale, virtuale, lontano dai cittadini e fortemente ridimensionato nelle sue funzioni. Ma quali case del Welfare, nel tempo ci saranno solo bancomat dove andare a ricaricare la social card con la misera pensioncina scaturita dal sistema di calcolo contributivo. E basterà appena per le medicine, visto che ci manderanno in pensione a settant'anni. Il ruolo di KPMG deve essere ridimensionato e tutti i contratti di appalto resi trasparenti e di pubblica conoscenza. Il presidente Mastrapasqua assuma questo impegno, ci metta la faccia. Non vorremmo che i suoi molteplici impegni lo portino a fare confusione, finendo per fare il commercialista quando è all'INPS e il presidente dell'ente previdenziale quando è altrove, presso le numerose società in cui figura con diversi ruoli. Noi continueremo a fare la nostra parte. Perché l'INPS non perda la sua funzione centrale nel sistema di Welfare nazionale occorre ripartire dalla rivalutazione della previdenza pubblica e dalla cancellazione delle attuali forme di previdenza complementare. Di questo discuteremo domani in un'assemblea di pubblico impiego convocata presso la Direzione generale dell'INPDAP, in Via Ballarin 42 a Roma. Abbiamo indetto assemblea esterna per l'intera giornata del 24 gennaio per favorire la partecipazione all'iniziativa dei lavoratori INPS delle Sedi del Lazio e della Direzione Generale. Non occorre timbrare, è sufficiente la paperless"»;

si legge sul sito della KPMG: «Il primo incarico in Italia risale al 1958. Da allora la storia di KPMG ha incrociato lo sviluppo del paese accompagnando l'evoluzione del mercato finanziario e la crescita di molte imprese nazionali ed internazionali. Oggi il Network italiano è riconosciuto dal mercato come una delle più importanti realtà di servizi professionali alle imprese». KPMG fin dalle sue origini ha sempre avuto una vocazione internazionale. Il marchio nasce dalle iniziali dei fondatori delle diverse firme che si sono fuse tra loro: la K deriva dall'olandese Klynveld, la P dall'inglese Peat, la M dall'americano Marwick e la G dal tedesco Goerdeler. KPMG è un Network globale di società di servizi professionali, attivo in 150 Paesi nel mondo con 138.000 persone. A livello globale il network ha fatto registrare nel 2010 ricavi aggregati pari a 20,6 miliardi di dollari. Integrità, trasparenza, indipendenza e obiettività sono i valori che orientano l'attività del network KPMG e che consentono di offrire servizi di elevata qualità;

in un articolo di Russell Mokhiber e Robert Weissman del 21 luglio 2066 dal titolo "Le dieci peggiori multinazionali del 2005" viene fatto il punto su una gravissima accusa a carico di KPMG: «Ad agosto, la KPMG è stata accusata di cospirazione. Il procuratore generale ha detto che la KPMG "ha ammesso il suo coinvolgimento nella più grande frode fiscale di tutti i tempi." Quando i giornalisti sono entrati nella sala conferenze al settimo piano del Dipartimento di Giustizia, per la conferenza stampa che annunciava l'accordo con la KPMG, hanno ricevuto dei documenti. Eppure non c'è stata una condanna, e neanche un patteggiamento. Invece per le persone, collaboratori o dirigenti, che commettono crimini importanti, si. Se c'è un crimine, ci deve essere un capo d'accusa, e ci deve essere un processo. O almeno un patteggiamento. Ma quando le grandi multinazionali statunitensi, o le grandi aziende come la KPMG, commettono un crimine, possono tranquillamente ottenere procedimenti giudiziari differiti. È una cosa quasi automatica. Chiedete a Robert Bennett, socio dello studio legale Skadden Arps. Lui è il re dei procedimenti giudiziari differiti. Grazie a Robert Bennett, la KPMG ha ottenuto un accordo di questo tipo. Perché? Perché se accusi la KPMG, rischi seriamente di essere estromesso dagli affari, come nel caso Arthur Andersen. Ma non importa, puoi anche decidere di accusare la compagnia di qualche crimine. Poi il Procuratore Generale apparirà alla televisione nazionale e dirà che la KPMG ha ammesso le sue colpe. Il Procuratore Distrettuale di New York avrebbe voluto aprire un procedimento giudiziario, ma è stato scavalcato dai suoi superiori al Dipartimento di Giustizia. Non ci sono dubbi che la KPMG sia stata coinvolta in attività criminose. Lo ha ammesso anche il procuratore generale Alberto Gonzales, ma a causa di possibili "conseguenze collaterali", non c'è stata alcuna condanna. I crimini delle multinazionali sono ormai crimini impuniti. È tutta questione di percezione. Quali conseguenze collaterali? In quale legge è scritto che se vieni giudicato colpevole per qualche crimine, esci dal giro degli affari? Quei documenti erano i comunicati stampa del Dipartimento di Giustizia, che ci informavano del fatto che la KPMG aveva ammesso le sue colpe e, come parte dell'accordo di procedimento giudiziario differito, aveva accettato di pagare 456 milioni di dollari fra multa, risarcimenti e penali. I comunicati informavano anche che "nel più importante caso di evasione fiscale mai registrato, la KPMG ha ammesso di aver partecipato ad una frode che ha generato almeno 11 miliardi di dollari di falsi disavanzi fiscali, che secondo i calcoli del tribunale sono costati agli Stati Uniti circa 2,5 miliardi di dollari in tasse evase." I giornalisti hanno anche ottenuto una dura dichiarazione da parte di Mark Everson, commissario della IRS: "In parole povere, se voi aveste un debito multimilionario col fisco, la KPMG troverebbe il modo di cancellarlo, perfino nel caso in cui gli esperti della ditta stessa ritengano che la transazione non passerebbe il controllo da parte della IRS." Aggiunge Everson: "L'unico scopo di questo comportamento oltraggioso è quello di arricchire ulteriormente chi è già ricco, e di riempire le tasche dei soci della KPMG." Continua Everson: "Da quando, durante la Guerra Civile, il presidente Lincoln ha introdotto le imposte sul reddito, il ricco ha sempre pagato più del cittadino medio, ma evidentemente la KPMG non è d'accordo. Le sue azioni sono un attacco diretto al nostro sistema di tassazione progressiva, e se lasciata senza controllo, eroderebbe seriamente la fiducia nella giustizia del loro governo da parte degli Americani che lavorano duramente e pagano le tasse." "Ad un certo punto, una condotta di questo genere passa dall'essere un'abile contabilità e un furbo aggiramento delle leggi, ad un vero e proprio furto ai danni della gente. Semplicemente, non possiamo tollerare flagranti infrazioni delle leggi e degli obblighi professionali da parte dei fiscalisti, in particolare quelli associati alle cosiddette aziende "blue-chip"[12] come la KPMG, le quali, in virtù della loro importanza, stabiliscono gli standard comportamentali per tutti gli altri. Contabili e legali dovrebbero costituire le colonne del nostro sistema di tassazione, non gli strateghi della sua frode." Non possono tollerare questi giganteschi furti, ma lo fanno. Se davvero non li tollerassero, avrebbero incriminato la KPMG e costretta ad una dichiarazione di colpevolezza. I giornalisti hanno ricevuto i documenti dell'incriminazione per otto soci della KPMG e per un avvocato fiscalista esterno. Secondo l'accusa, erano i nove uomini che stavano dietro alla faccenda. La ditta ha ottenuto il procedimento differito per le sue attività criminali, e ha pagato 456 milioni di dollari, ma non c'è stata alcuna limitazione nella sua libertà d'azione. Le nove persone, invece, sono in prigione e hanno perso la loro libertà. Perché usare due pesi e due misure? Ora la ditta deve assumere un controllore. In questo caso, un ex membro della Commissione di Vigilanza della Borsa Americana, Richard Breeden. Ma chi paga Breeden? La KPMG. Quanto lo paga? Decide la KPMG. La risposta pubblica della KPMG al procedimento differito, dimostra chiaramente che la ditta non giudica l'accordo una punizione seria, né tantomeno un deterrente. È come se gli avessero imposto di rimanere al doposcuola per un giorno. "La KPMG è lieta di annunciare il raggiungimento di un accordo con il Dipartimento di Giustizia. Siamo molto spiacenti per la questione delle tasse che è stata l'oggetto dell'inchiesta. Oggi la KPMG è una compagnia migliore e più forte, perché ha imparato molto da questa esperienza." ha dichiarato Timothy P. Flynn, presidente e amministratore delegato della KPMG. "La conclusione di questa vicenda consente alla KPMG di affrontare con serenità il futuro, e di fornire revisioni contabili e consulenze finanziarie e fiscali di alta qualità alle multinazionali e ai governi che sono i nostri clienti." Quali documenti non sono stati consegnati ai giornalisti durante quella conferenza stampa al Dipartimento di Giustizia? Per esempio un documento di 10 pagine: l'enunciazione dei fatti che esponeva nel dettaglio l'attività criminale della KPMG. E nemmeno le informazioni che incriminavano la KPMG. Questi documenti sono comparsi più tardi, dopo che è stato esplicitamente chiesto al procuratore generale: "Che fine hanno fatto i documenti che accusano la KPMG?"»;

le nove persone citate nell'atto di accusa sono: Jeffrey Stein, ex Vice Presidente di KPMG, Vice Presidente ex responsabile della KPMG Tax, ed ex partner di KPMG fiscale; John Lanning, ex Vice Presidente della KPMG incaricato della Tax, ed ex partner di KPMG fiscale; Richard Smith, ex Vice Presidente della KPMG incaricato della tassa, un ex leader della tassa di KPMG Washington National, e l'ex partner di KPMG fiscale; Jeffrey Eischeid, ex capo del gruppo KPMG Innovative strategie e il suo gruppo di Personal Financial Planning, e l'ex partner di KPMG fiscale; Philip Wiesner, ex Partner-In-Charge della KPMG Tax ufficio nazionale di Washington ed ex partner di KPMG fiscale; John Larson, ex senior manager KPMG fiscale; Robert Pfaff, ex partner di KPMG fiscale; Raymond J. Ruble, un partner d'imposta ex di New York, NY ufficio di uno studio di rilievo nazionale e Mark Watson, un ex partner di KPMG fiscale nel suo ufficio di Washington National Tax. L'accusa sostiene che come parte del complotto per frodare gli Stati Uniti, KPMG, i nove imputati e dei loro complici prepararono i documenti, tra cui false e fraudolente le lettere di impegno, documenti transazionali, lettere rappresentanza, e l'opinione lettere, per ingannare l'IRS;

in Italia, KPMG ha subito una condanna per la certificazione di bilancio di una fiduciaria. Scrive Sergio Bocconi sul "Corriere della Sera" del 6 ottobre 1993: «Per la prima volta è arrivata la condanna del tribunale. E la relativa "multa": una provvisionale da 8,8 miliardi. La sentenza, firmata dai giudici torinesi, ha colpito la società di revisione Kpmg Peat Marwick per aver rilasciato la certificazione al bilancio della società fiduciaria Ifc, protagonista degli anni ruggenti del risparmio "tradito", e posta in liquidazione coatta amministrativa nel luglio dell'88. La Kpmg respinge ogni addebito e sta già lavorando al ricorso, che verrà presentato al più presto. Al di là del puro fatto di cronaca, la sentenza riveste comunque grande importanza perché può rappresentare una svolta nei rapporti fra controllori e controllati in un campo delicato come quello relativo ai bilanci (…) La Kpmg era stata citata in giudizio dal liquidatore della fiduciaria Ifc per le certificazioni dei bilanci dall'85 all'87. Fra le accuse quella di non aver segnalato ai clienti creditori della fiduciaria diverse cose, fra le quali gravi irregolarità commesse dagli amministratori. "Il tribunale. replica Pietro Portaluppi, vicepresidente di Kpmg rileva che nella relazione abbiamo evidenziato diversi fatti, ma alla fine abbiamo comunque rilasciato la certificazione. Occorre anche considerare che le cose segnalate non inficiavano il bilancio. Ed è su quest'ultimo che noi esprimiamo la nostra opinione"»;

anche Deiulemar, la società re dello shipping, che ha emesso titoli per centinaia di milioni di euro fuori da qualsiasi controllo, e che rischia di trascinare nell'eventuale crac ben 13.000 obbligazionisti, faceva certificare i suoi bilanci da Kpmg,

si chiede di sapere:

se risultino le ragioni che hanno indotto il dottor Antonio Mastrapasqua, commissario straordinario dell'INPS a consolidare la consulenza esclusiva con KPMG e quali risultino essere i suoi rapporti con Pierluigi Verbo, il factotum della multinazionale americana;

se risponda al vero che nel processo di riorganizzazione dell'INPS, avviato alla fine del 2008, la KPMG sia penetrata all'interno delle attività nevralgiche dell'Istituto, assumendo un ruolo di primo piano non solo nell'informatica ma anche nella formazione, nella vigilanza e negli altri settori strategici;

se risulti vero che siano stati messi a disposizione degli uomini della KPMG, in Direzione Generale, uffici e strumenti informatici, mentre i lavoratori ex IPOST del settore previdenza sono dislocati in modo sparso nella Sede di Roma Eur senza neanche i mezzi per lavorare;

se risulti vero che perfino il Coordinamento generale statistico attuariale abbia messo a disposizione di KPMG non i dati statistici, che pure dovrebbero rimanere saldamente in mano pubblica, ma addirittura strumenti e formule per costruire i dati di bilancio, nell'ambito di un progetto di sottrarre funzioni vitali all'ente per affidarle ai privati, con possibili dati forniti all'esterno come quelli elaborati da KPMG o quelli della Direzione centrale Bilancio, poco o scarsamente affidabili;

se risultino rispondenti al vero, quindi fondati e veritieri, i sospetti del sindacato di base su indebite pressioni per cercare di addomesticare i dati contabili dell'Istituto, e se l'INPS, tra continue riforme delle pensioni, recupero crediti affidato ad Equitalia, cessione di attività a patronati e commercialisti, chiusura degli sportelli, appalti e servizi affidati a KPMG si avvierebbe a diventare un ente assistenziale virtuale, lontano dai cittadini e fortemente ridimensionato nelle sue funzioni;

se risulti vero che KPMG, per espletare le sue funzioni all'interno dell'INPS, abbia visto triplicare l'impegno finanziario da parte del presidente Mastrapasqua, e quali siano i reali impegni di spesa, quali i rapporti con Pierluigi Verbo, quante le assunzioni più recenti a partire dal 2008 effettuate dalla multinazionale e se fra di esse, vi siano amici, parenti e/o conoscenti del commissario INPS.

(3-02703)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

FONTANA, LEDDI, BLAZINA, SOLIANI, BASSOLI, PINOTTI, CARLONI, GRANAIOLA, INCOSTANTE, MONGIELLO, BASTICO, AGOSTINI, FIORONI, MARINARO, BIONDELLI, DELLA MONICA, D'AMBROSIO, ADAMO, ARMATO, PIGNEDOLI, AMATI, BARBOLINI, NEGRI, ROILO, BERTUZZI, GHEDINI, MAGISTRELLI, PASSONI, FERRANTE, ANTEZZA, CECCANTI, SERAFINI Anna Maria, CASSON - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

con l'approvazione della legge 12 luglio 2011, n. 120 ("Modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, concernenti la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in mercati regolamentati"), si è introdotto in via generale nell'ordinamento il principio dell'equilibrio tra i generi negli organi delle società quotate;

la stessa legge ha disposto l'estensione di tale principio anche alle società controllate dalle pubbliche amministrazioni, ancorché non quotate nei mercati regolamentati, rimettendone la disciplina attuativa ad un regolamento da adottarsi - ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge n. 400 del 1988 - entro due mesi dalla data di entrata in vigore della legge medesima;

considerato che ad oggi, a quasi sei mesi dalla decorrenza del termine prescritto, il regolamento attuativo della legge n. 120 del 2011, in materia di equilibrio di genere negli organi delle società a controllo pubblico, non risulta ancora adottato,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, a fronte del ritardo già maturato, non ritengano indispensabile procedere alla tempestiva adozione del regolamento di cui all'articolo 3, comma 2, della legge n. 120 del 2011, al fine di assicurare il rispetto dell'equilibrio di genere negli organi di tutte le società a controllo pubblico, secondo criteri uniformi e coerenti con quanto previsto dalla legge, disciplinando in particolare le modalità di vigilanza, le forme e i termini dei provvedimenti previsti, nonché le modalità di sostituzione dei componenti decaduti.

(4-06992)

PINZGER - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'art. 33, comma 12, della legge 12 novembre 2011, n. 183, in attuazione dell'art. 26 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, della legge 15 luglio 2011, n. 111, ha prorogato, per il periodo di imposta 2012, le misure sperimentali per l'incremento della produttività del lavoro;

in particolare si prevede l'applicazione dell'imposta sostitutiva dell'Irpef nella misura del 10 per cento sugli emolumenti dei dipendenti del settore privato correlati a ogni voce retributiva finalizzata ad incrementare la produttività aziendale, la qualità, la competitività, la redditività, l'innovazione e l'efficienza organizzativa;

la disposizione prevede, inoltre, che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, nell'ambito delle risorse stanziate, è stabilito l'importo massimo assoggettabile all'imposta sostitutiva e il limite massimo di reddito annuo oltre il quale il titolare non può usufruire dell'agevolazione;

dopo due mesi non è ancora stato adottato il decreto attuativo, la cui assenza fa sì che per i mesi di gennaio e febbraio 2012 la detassazione sia sospesa;

l'assenza di tali provvedimenti si ripercuote negativamente sui consumi, venendo meno nelle tasche dei lavoratori la differenza di tassazione da calcolare, ad esempio sul lavoro notturno o sullo straordinario e ostacola, inoltre, la competitività delle imprese;

preoccupa, inoltre, la recente divulgazione dei dati Eurostat sugli stipendi italiani che risultano essere fra i più bassi d'Europa, mentre, come noto, è alto il costo del lavoro;

risulta incomprensibile, infatti, che in tempi nei quali lo Stato sta assumendo misure per incentivare l'economia tale indispensabile provvedimento attuativo, peraltro di semplice natura amministrativa, non sia ancora stato adottato,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga doveroso adoperarsi per adottare in tempi brevi il decreto attuativo affinché il beneficio previsto per i lavoratori possa essere applicato;

se non ritenga doveroso intervenire affinché la detassazione della produttività venga messa a regime definitivamente.

(4-06993)

PINZGER - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per gli affari regionali, il turismo e lo sport - Premesso che:

il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, prevede, all'articolo 16, le disposizioni per la tassazione di auto di lusso, imbarcazioni ed aerei;

in particolare il comma 11 introduce un'imposta erariale sugli aeromobili privati e, in particolare, alla lettera c), si prevede che tale imposta ammonti a 450 euro e si applichi ad alianti, motoalianti, autogiri e aerostati;

fra questi ultimi viene pertanto colpito dall'imposta sul lusso un numero ridotto di appassionati del volo in mongolfiera che praticano uno sport ecologico, non molto diffuso, ma di importanza per la storia del volo del Paese;

quella dell'aerostatica italiana è, infatti, una storia esaltante e affascinante che non ha mai conosciuto soste dalle ricerche dei precursori, a partire dal Medioevo, alle imprese dei pionieri, tra la fine del XVIII e i primi decenni del XIX secolo, fino ai giorni nostri;

si ritiene che tale settore meriti maggiore attenzione e tutela piuttosto che una tassa sul lusso che, per il numero ridotto di appassionati, risulta essere per le casse dello Stato sicuramente di scarsa rilevanza;

il comma 14-bis del citato articolo 16 prevede, inoltre, l'applicazione dell'imposta erariale sugli aeromobili privati anche per gli aeromobili non immatricolati nel registro aeronautico nazionale la cui sosta nel territorio italiano si protrae oltre 48 ore;

tale provvedimento prevede, pertanto, l'applicazione della tassa annuale, a qualsiasi mezzo volante, dunque anche alle mongolfiere, che giungono in Italia per un fine settimana mettendo in discussione il turismo aereo e colpendo duramente anche i raduni di mongolfiere che colorano i cieli italiani,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano condivisibili le considerazioni esposte e se, pertanto, non intendano intervenire per esentare le mongolfiere immatricolate nel registro aeronautico nazionale e le mongolfiere estere, che sostano nel territorio italiano oltre 48 ore, dal pagamento di tale tassa;

se non ritengano che la tassa introdotta possa avere un alto impatto negativo provocando un danno per il turismo e per l'economia.

(4-06994)

FLERES - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

in Sicilia hanno sede 27 istituti penitenziari per adulti; molti fra questi presentano carenze strutturali tali da non consentire una detenzione dignitosa ai reclusi che ospitano; altrettante carenze si registrano in termini di personale di Polizia penitenziaria, di educatori, di psicologi e delle altre figure previste dalle leggi in vigore;

un caso particolare è quello del carcere di Marsala (Trapani). Si tratta di una piccola struttura che ospita una cinquantina di reclusi, sistemati in sette celle che si affacciano in un minuscolo cortile che funge anche da punto luce, essendo le predette celle prive di finestre. Questa struttura, secondo un datato provvedimento del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, risulta chiusa, ma così non è;

in base a quanto evidenziato nel piano carceri, dovrebbe essere realizzata una nuova struttura a Marsala con una capacità di 450 posti e con una consegna dei lavori prevista per la fine del 2012, ma non si registrano segnali che possano far intuire che, quanto previsto nel piano, possa essere rispettato;

invece, è di recente apertura il carcere di Gela (Caltanissetta). La struttura è di concezione moderna ma, a causa della carenza di personale, funziona solo per il 50 per cento delle proprie potenzialità (capacità 100 posti). Infatti, non si è provveduto, come per altre realtà del Paese, all'emanazione di un interpello per destinare personale al carcere di Gela. L'unico provvedimento posto in essere è stato emanato dal Provveditore regionale siciliano all'interno del territorio isolano, il cui organico è carente di circa 600 unità;

sempre a Gela non esiste, in atto, il servizio per le tossicodipendenze (Ser.T), con grave nocumento per i reclusi, considerata l'alta percentuale di tossicodipendenti ristretti,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra e come intenda intervenire affinché nelle carceri siciliane possa essere garantito il rispetto dell'articolo 27 della Costituzione.

(4-06995)

FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

secondo i bollettini dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), in particolare quello del 23 febbraio 2012, a partire dal 2 febbraio 2012 più di 61.000 tuareg del Mali, appartenenti alla cosiddetta popolazione bianca, ossia mauri e arabi, avrebbero precipitosamente abbandonato i loro accampamenti e le loro abitazioni, compresa la capitale Bamako, per cercare asilo negli Stati vicini, Mauritania (circa 22.000), Algeria (circa 5.000), Niger (circa 17.000), Burkina Faso (circa 16.000) e Senegal, in conseguenza degli scontri iniziati il 17 gennaio, nel nord del Paese, tra esercito regolare e ribelli tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell'Azawad;

se nel nord la fuga è determinata dall'impossibilità di rimanere nelle zone del conflitto, a sud si fugge da quella che si configura come una nuova persecuzione: come avvenuto in passato infatti, cittadini maliani attaccano altri cittadini maliani, solo sulla base della loro appartenenza etnica, assimilandoli ai ribelli e rendendoli corresponsabili di quanto accade, anche se sono del tutto estranei agli scontri;

le manifestazioni, nel sud del Paese, hanno avuto inizio mercoledì 2 e giovedì 3 febbraio a Bamako con la lunga marcia delle mogli e delle famiglie dei militari maliani uccisi a Aguel'hoc dai ribelli appartenenti al Movimento nazionale di liberazione dell'Azawad, le quali chiedevano di incontrare il Presidente della Repubblica del Mali, Amadou Toumani Touré, perché facesse chiarezza su quanto stesse accadendo, situazione sulla quale, invece, il Governo del Mali ha scelto di tenere un profilo basso e, fin quando è stato possibile, di tacere. Anche se bisogna evidenziare che le violenze sono iniziate il 1° febbraio con la completa distruzione di abitazioni di tuareg sulla collina di Kati e l'incendio di una clinica gestita da un medico tuareg;

ovviamente, dopo questi drammatici fatti, la situazione si è rapidamente aggravata costringendo il Presidente del Mali a dichiarare di seguire attentamente l'evoluzione dei fatti e invitando "maliani e maliane a prendersi per mano" e a non confondere i ribelli con pacifici cittadini "nostri compatrioti". Purtroppo l'appello non ha avuto alcun risultato e gli episodi di violenza si sono moltiplicati. Di fatto il Governo del Mali non ha adottato alcuna misura di protezione neppure verso i suoi Ministri e funzionari tuareg, arabi e mauri: con la conseguenza che una delle abitazioni completamente distrutte e incendiate sulla collina di Kati - e non è stato l'unico caso - è quella di Zakiyatou Oualett Halatine, ex Ministro dell'artigianato e del turismo;

la popolazione - non solo tuareg ma anche mauri, arabi, songhay, peul - dei villaggi del nord conquistati e occupati dai ribelli è stata costretta ad abbandonare tutto e affrontare il deserto nel terrore che i luoghi diventassero teatro di battaglia con l'esercito regolare;

a seguito di tutto questo risulterebbe che molti civili sono già rimasti uccisi negli scontri, si parla di fosse comuni con decine di morti e circolerebbero video che testimoniano violenze raccapriccianti;

si sottolinea che ora per gli esuli il futuro è rappresentato solo dall'esilio nei campi profughi che, a quanto risulterebbe, mancherebbero perfino dell'acqua, come nel caso, solo come esempio esplicativo, di quello della Mauritania. Una delle conseguenze di questa drammatica situazione è la grande angoscia per l'incerto destino che attende le donne e i bambini;

in un incontro tra eminenti intellettuali e uomini politici maliani, avvenuto il 13 febbraio 2012 a Bamako, si è parlato di una volontà esterna di "balcanizzazione di questa zona del Sahara";

è importante evidenziare che ad oggi su questa drammatica situazione, estremamente complessa da analizzare, non è possibile disporre di tutti gli elementi necessari, né, d'altronde, è fine degli interroganti procedere ad un'approfondita analisi in questo momento; quel che invece appare assolutamente indispensabile, nel più completo silenzio dell'informazione, è denunciare quanto sta accadendo in Mali, che di fatto si configura come una nuova persecuzione, come già avvenuto in passato, di cittadini maliani contro altri cittadini maliani solo per la loro differente appartenenza etnica,

si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non intenda immediatamente assumere, attraverso i canali diplomatici, iniziative concrete nei confronti del Governo del Mali affinché cessi immediatamente ogni forma di pulizia etnica, di tortura, sopruso e negazione dei diritti umani nel Paese.

(4-06996)

DIVINA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

risulta all'interrogante che personale del Corpo forestale dello Stato sia in procinto di essere trasferito o comandato presso le Procure della Repubblica di diverse regioni e province autonome;

pare non si riscontrino le preventive domande all'assegnazione da parte degli interessati, e pertanto l'amministrazione sembra stia provvedendo d'ufficio alla segnalazione ai Procuratori generali di coloro che possono essere presi in considerazione ai fini dell'assegnazione alle rispettive sezioni;

le organizzazioni sindacali di categoria stanno fortemente criticando i trasferimenti d'autorità spesso a centinaia di chilometri da casa e senza tener conto delle situazioni familiari degli agenti,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di intervenire tempestivamente sulla questione, in modo da regolamentare le assegnazioni presso le Procure sentiti anche gli interessati ai rispettivi trasferimenti.

(4-06997)

BIANCHI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la società Gres 2000 di Crotone, ubicata nella nuova zona industriale adiacente alle banchine del porto industriale, lungo la strada statale 106, è nata come iniziativa industriale sorta su base economica prevista dal decreto-legge n. 415 del 1992, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 488 del 1992, con una spesa di 52 milioni di euro composti anche da fondi europei Fesr, con inizio dei lavori nel 2002 ed in produzione effettiva a partire dal mese di marzo 2004;

la società si occupava della produzione di piastrelle fini in porcellanato smaltato, con una capacità di circa 17.000 metri quadri al giorno;

la Gres 2000 era costituita da tre forni, sei linee di smalterie, sei presse ed un impianto atomizzatore;

a pieno regime operativo, la società Gres 2000 dava lavoro a circa 200 dipendenti con una buona formazione professionale;

nel febbraio 2010 la Gres 2000 entrava definitivamente in crisi dopo essere passata di mano in mano dal gruppo ceramiche Del Conca, Pastorelli, Faetano, B&T (produzione macchinari di Formigine), della Putta e Griko Finance SpA;

per finire, la Gres 2000 entra dapprima nella proprietà di Vittorio Borelli, imprenditore di Modena, fino al commendator Roberto Spaggiari, che la rileva per un prezzo modico e la trasforma in Kroton Gres industrie ceramiche Srl: entrambe le società Gres 2000 e Kroton Gres industrie ceramiche Srl presentano la stessa sede sociale in località Zigari;

nell'ottobre 2009, mentre sta per scadere la cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) concessa per un anno ai 191 dipendenti in organico alla Gres 2000 SpA, le parti sociali si incontrano a Reggio Calabria con l'Assessore alla politiche del lavoro e siglano un accordo per il rinnovo della stessa cassa integrazione per altri 24 mesi;

a seguito del fallimento della Gres 2000 SpA, i dipendenti di quest'ultima società sono passati, ope legis, sul libro matricola di Kroton Gres 2000 industrie ceramiche Srl che ne aveva rilevato l'attività prendendola in affitto;

ad Ostellato (Ferrara), dove c'è una sede locale di Gres 2000 con 20 dipendenti, l'accordo sul rinnovo degli ammortizzatori sociali va avanti, mentre a Crotone la situazione si ferma;

nel frattempo, a Crotone, la Kroton Gres 2000 avanza a sua volta una richiesta di cassa integrazione per la riorganizzazione del ciclo produttivo e la formazione del personale, ma il polo ceramico resta fermo;

succede, quindi, che i 191 operai tornano in seno a La Ceramica di Crotone Srl e qui, d'accordo con la curatela, nel 2011 vanno a riformulare presso la Regione Calabria la pregressa istanza di proroga di 24 mesi della Cigs avanzata all'inizio, stavolta per fallimento;

il Ministero, che avrebbe dovuto autorizzare la Cigs con decreto, risponde di aver già concesso la proroga per cassa integrazione straordinaria;

nel 2010 La Ceramica di Crotone Srl (già Gres 2000 SpA in liquidazione) fallisce e la nomina della curatela fallimentare viene affidata al Tribunale di Crotone all'avvocato Teresa Grimaldi ed al commercialista Maurizio Macrì,

si chiede di sapere a quale società, la Gres 2000 SpA oppure la Kroton Gres 2000 Srl, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali abbia concesso la proroga della Cigs, considerato che i 191 operai di Crotone al momento non hanno mai beneficiato di alcun tipo di ammortizzatore sociale.

(4-06998)

DE ANGELIS - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

con bando pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, IV serie speciale, n. 19 del 6 marzo 2007 veniva indetto dall'Agenzia per la gestione dell'albo nazionale dei segretari comunali e provinciali (AGES) il corso-concorso per la selezione di 300 segretari comunali da iscrivere all'albo;

espletato il concorso, il Consiglio di amministrazione dell'AGES, con deliberazione n. 108 del 21 luglio 2010, decideva, in forza dell'oggettiva carenza di segretari comunali sul territorio nazionale, di procedere, in applicazione del principio generale dello scorrimento delle graduatorie, all'iscrizione all'albo di tutti coloro che sarebbero risultati idonei al termine dell'esame finale del concorso COA3, successivamente determinate in 364 persone;

con decreto del Presidente della Repubblica in data 21 aprile 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 152 del 3 luglio 2011, è stata autorizzata l'assunzione delle suddette 364 unità;

con decreto del Presidente dell'unità di missione (istituita con decreto ministeriale del 31 luglio 2010 per la gestione della soppressa AGES) n. 491 del 12 luglio 2011 è stata approvata la graduatoria dei 364 idonei del concorso provvedendo contestualmente all'assegnazione degli stessi ai vari albi regionali, previa valutazione delle esigenze di personale delle singole sezioni regionali secondo un rapporto di proporzionalità di un segretario ogni due Comuni vacanti;

in Piemonte, come anche in Lombardia, in Liguria e in altre regioni del Nord Italia le pubblicizzazioni delle sedi vacanti di segreteria, necessarie per avviare la procedura di nomina del segretario comunale, sono rare, tanto è vero che, ad oggi, in Piemonte hanno preso servizio solo 24 segretari comunali su 84 (meno di un terzo circa dei vincitori del concorso sopra citato assegnati a quella regione), e simile situazione di disoccupazione di segretari comunali neoiscritti all'albo si verifica anche in altre regioni del Nord;

le Regioni Piemonte, Lombardia e Liguria non danno corso con accettabile frequenza e continuità alle procedure per l'individuazione e la nomina del segretario comunale; sussistono numerose sedi di segreteria vacanti nel Centro e nel Sud del Paese, e allo stesso tempo sussistono notevoli difficoltà di assorbimento dei vincitori del concorso nel Nord Italia; a fronte di tale inattività non si riscontra alcuna efficace iniziativa né del Presidente dell'unità di missione né dei Prefetti dei capoluoghi di regione volta a normalizzare la situazione, ricordando ai sindaci che, per l'art. 97 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ogni Comune deve avere il segretario;

circa 160 segretari comunali tra i 364 neoiscritti all'albo che hanno fatto legittimo affidamento sull'esito positivo della procedura concorsuale (durata ben 4 anni) continuano a vedersi negato il godimento del diritto al lavoro nelle regioni sopra citate, laddove, al contrario, altre regioni hanno assorbito la totalità o la quasi totalità dei vincitori del concorso loro assegnati e ad oggi presentano una carenza di segretari comunali;

da sondaggi fatti in altre regioni e segnatamente nel Lazio, in Abruzzo, in Campania, in Calabria, in Sicilia e in Sardegna, si è potuto accertare che esistono numerose sedi vacanti di segreterie comunali di classe IV che i sindaci vorrebbero coprire incaricando segretari comunali iscritti all'albo di sezioni regionali diverse da quelle dove sono ubicati i Comuni di pertinenza, così come previsto dal comma 4 dell'art. 11 del decreto del Presidente della Repubblica n. 465 del 1997, ma si trovano impossibilitati a farlo e ad adempiere, così, l'obbligo di legge di dotarsi del segretario comunale poiché tale facoltà riservata dalla legge è di fatto negata dalla ex AGES;

si è creata pertanto, in seguito all'assegnazione dei vincitori agli albi regionali, l'inopportuna condizione per cui sussistono contemporaneamente regioni sprovviste di un numero sufficiente di neosegretari comunali e regioni con difficoltà di assorbimento degli stessi. A distanza di 8 mesi dal provvedimento di assegnazione, l'ex AGES limita di fatto la possibilità a numerosi sindaci di nominare segretario titolare un iscritto ad altra sezione regionale dell'albo e contestualmente impedisce a numerosi vincitori del concorso di assumere servizio, e ciò a causa di una controversa interpretazione dell'art. 5, comma 6, del bando del 5 aprile 2007 che indiceva il concorso ("È prevista la permanenza nella sezione regionale di prima assegnazione per un biennio a decorrere dalla prima nomina quale titolare"), e non consentendo tra l'altro l'applicazione dell'art. 11, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 465 del 1997 ("Qualora il sindaco non individui un Segretario nella predetta sezione regionale dell'albo può nominare un segretario iscritto ad altra sezione regionale dell'albo");

tale controversa interpretazione ha di fatto bloccato l'assunzione di circa 160 segretari comunali dichiarati idonei a seguito del COA3 ed assegnati all'albo delle regioni del Nord Italia, in particolare Piemonte, Lombardia e Liguria;

la difficoltà di assorbimento dei segretari comunali neoiscritti nel Nord si verifica anche a causa della diffusa pratica dei cosiddetti scavalchi e delle reggenze per la copertura delle sedi vacanti di segreteria da parte di segretari comunali già in servizio e titolari di sede;

l'art. 1 dell'accordo del 13 gennaio 2009 sottoscritto dalle organizzazioni sindacali di categoria e dall'AGES prevede espressamente che le reggenze e le supplenze a scavalco sono attribuite solo in via residuale rispetto all'affidamento degli incarichi ai segretari in disponibilità, eccezionalmente e per un periodo limitato che non può eccedere i 120 giorni per le reggenze ed un anno per le supplenze;

in Piemonte e in altre Regioni del Nord, al contrario, si ricorre agli scavalchi e alle reggenze per periodi che eccedono i limiti di tempo imposti dall'attuale assetto normativo, rendendo così il ricorso a tali istituti una prassi diffusa, consolidata e, di fatto, "a tempo indeterminato", che rende molto lenta e difficoltosa l'immissione in servizio di nuovi segretari comunali (ad esempio in Piemonte vi sono segretari comunali già titolari di sede che reggono fino a 10 Comuni e molti scavalchi sono stati prorogati anche per il 2012);

la Prefettura di Torino, con circolare n. 0076451 del 2011, ha invitato i sindaci dei Comuni di classe IV, che vedono vacante la propria sede di segreteria, a individuare un segretario comunale tra i vincitori del COA3 neoiscritti all'albo, in forma singola o convenzionata; fino al 17 gennaio 2012, 76 dei 173 Comuni interessati dall'invito non hanno dato riscontro e i restanti hanno risposto contestando l'iniziativa o giustificando l'impossibilità di procedere alla nomina di un segretario comunale neoiscritto all'albo con l'obbligo di rispettare il limite di spesa del personale del 2004, nonostante il parere della Corte dei conti della Sezione Lombardia (n. 680/2011/PAR 6 - 28 dicembre 2011) abbia ribadito che la figura del segretario comunale è indefettibile e che è onere dell'amministrazione dotarsene adottando moduli organizzativi come il convenzionamento che consentono un abbattimento dei costi ed il rispetto dei limiti di spesa per il personale previsti dalla normativa vigente;

il modulo del convenzionamento, allo stato attuale, in Piemonte come nelle altre regioni del Nord interessate dal fenomeno, non costituisce né una garanzia né un incentivo a nominare un segretario comunale neoiscritto all'albo, visto che i segretari comunali di prima nomina possono entrare in servizio soltanto in Comuni con popolazione inferiore o uguale a 3.000 abitanti e nulla vieta agli enti di costituire convenzioni che superino tale soglia e, anzi, molti Comuni, in Piemonte come in Lombardia, stipulano o intendono stipulare convenzioni che superano la soglia citata limitando ulteriormente le possibilità di immissione in servizio dei neoiscritti all'albo dei segretari comunali e provinciali assegnati alle regioni del Nord Italia;

i maxi convenzionamenti (anche a 10 Comuni) per la sede di segreteria sono particolarmente diffusi al Nord (Piemonte e Lombardia) dove si registra una maggiore concentrazione di Comuni di piccole e piccolissime dimensioni, con ridotte possibilità economiche e che sono costretti a dividere il costo del segretario con numerosi altri enti;

tali maxiconvenzionamenti fanno sì che le sedi vacanti effettivamente disponibili per i neosegretari comunali iscritti negli albi delle regioni del Nord siano, di fatto, di gran lunga inferiori rispetto a quelle stimate dall'ex AGES in fase di assegnazione dei segretari comunali neoiscritti all'albo, ossia due Comuni per ogni neosegretario, determinando l'inopportuna condizione per cui vi sarebbero in quelle regioni segretari comunali in esubero rispetto a quelli assegnati e destinati a non trovare collocazione. in Piemonte, in particolare, si stima che siano circa 40 i vincitori del concorso citato destinati a rimanere senza sede;

la situazione di disagio dei vincitori del COA3, neoiscritti all'albo dei segretari comunali e provinciali, sarebbe facilmente superabile attraverso l'applicazione del richiamato art. 11, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 465 del 1997 e tenendo anche conto della deliberazione del Consiglio di amministrazione dell'Agenzia dei segretari comunali n. 86 del 20 settembre 2006, oggi vigente, la quale ha stabilito che qualora gli iscritti all'albo non ancora nominati titolari di sede di segreteria venissero individuati da un sindaco di una sezione regionale diversa da quella di prima assegnazione, si segue la normale procedura di cui all'art. 11, comma 4, decreto del Presidente della Repubblica n. 465 del 1997;

l'ex AGES non consente l'applicabilità di tale soluzione sostenendo, nel preambolo dei provvedimenti di rigetto della richiesta di alcuni sindaci tendente ad ottenere il rilascio del decreto di assegnazione di segretari comunali iscritti ad una sezione regionale dell'albo diversa da quella del Comune di pertinenza, che ciò non è consentito dal disposto dell'art. 5, comma 6, del bando del concorso COA3 emesso in data 5 aprile 2007, il quale articolo prevede l'obbligo di permanenza per i neoiscritti nella sezione regionale di prima assegnazione per un biennio a decorrere dalla prima nomina quale titolare;

quanto sostenuto dal predetto Presidente non è in contrasto con la disposizione dell'art. 11, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 465 del 1997 in quanto l'art. 5, comma 6, del bando prevede, per il segretario vincitore del COA3, l'obbligo di permanenza nella sezione regionale di prima assegnazione per un biennio a decorrere dalla prima nomina quale titolare, nomina che, nel caso di molti segretari comunali neoiscritti all'albo nelle regioni interessate dalla situazione di disagio descritta, ancora non è intervenuta,

si chiede di conoscere:

quale sia lo stato di svolgimento delle procedure necessarie per l'assunzione in servizio dei vincitori del concorso e l'esercizio delle funzioni di segretario comunale nei Comuni di classe IV (aventi popolazione inferiore a 3.000 abitanti);

quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per consentire ai vincitori del concorso COA3 che non sono ancora stati nominati di prendere servizio al più presto e normalizzare così la situazione.

(4-06999)

DELLA SETA, FERRANTE - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

l'Agenzia del territorio ha presentato oggi il consuntivo, al 31 dicembre 2011, dell'attività di regolarizzazione dei fabbricati mai dichiarati al catasto o che hanno subito variazioni non dichiarate, i cosiddetti immobili fantasma. Attraverso un processo basato sulla sovrapposizione delle foto aeree ad alta risoluzione alla cartografia catastale, è stato possibile individuare 2.228.143 particelle del catasto terreni nelle quali si è constatata la presenza di potenziali fabbricati non presenti nelle banche dati catastali;

al 30 aprile 2011, i tecnici dell'Agenzia avevano già completato l'accertamento su 1.065.484 particelle, grazie anche all'adempimento spontaneo dei contribuenti. Nel periodo tra il 2 maggio e la fine del 2011 è stato avviato il processo di attribuzione della rendita presunta sulle rimanenti 1.162.659 particelle, attraverso l'individuazione della destinazione d'uso e di altri parametri tecnico-estimali degli immobili. Queste attività hanno consentito di completare l'accertamento su ulteriori 818.000 particelle di terreno. L'intera operazione ha consentito di individuare 1.081.698 unità immobiliari di diverse tipologie a cui è stata attribuita una rendita (definitiva o presunta) pari a 817,39 milioni di euro;

è importante evidenziare che la procedura di regolarizzazione degli immobili fantasma consente di regolarizzare il solo illecito catastale, consistente nell'omessa presentazione della denuncia di nuova costruzione o di variazione catastale, punito con sanzioni amministrative pecuniarie, e ha effetto ai soli fini fiscali. Quindi non consente di regolarizzare anche gli illeciti urbanistici (ad esempio intervento di nuova costruzione o di recupero edilizio effettuato in assenza del titolo abilitativo prescritto dalle norme urbanistiche nazionali, regionali e comunali, ovvero in difformità totale o parziale da esso). Pertanto, ove l'immobile dichiarato in catasto sia anche totalmente o parzialmente abusivo, la regolarizzazione catastale non impedisce che il Comune proceda agli accertamenti amministrativi, con possibili effetti anche penali;

è importante sottolineare che dal 1° gennaio 2011 è attiva l'"anagrafe immobiliare integrata" gestita dall'Agenzia del territorio e finalizzata a individuare i soggetti titolari di diritti reali sugli immobili. Essa è stata prevista dal decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010. In sintesi, l'anagrafe immobiliare permetterà ai Comuni l'accesso alle banche dati del catasto dei terreni e delle unità immobiliari urbane, in modo che essi, in collaborazione con l'Agenzia, possano svolgere funzioni catastali di accettazione e registrazione degli atti di aggiornamento. Allo Stato, invece, competeranno funzioni di individuazione di metodologie per l'esecuzione di rilievi topografici, l'applicazione delle sanzioni e il controllo dell'esattezza delle informazioni catastali e dei procedimenti di aggiornamento degli atti,

si chiede di conoscere se i Ministri in indirizzo non intendano urgentemente riferire sul numero totale degli immobili fantasma abusivi, e pertanto non soggetti a possibili sanatorie edilizie, e sulla loro dislocazione, evidenziando con particolare attenzione il numero totale di quelli ricadenti nelle aree protette o in aree a elevato rischio idrogeologico e sismico, così da attivare, in collaborazione con le Regioni e gli enti locali, un concreto e fattivo piano di demolizione.

(4-07000)

BIANCHI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

in Calabria si è data applicazione al dettato del regolamento (CE) n. 1782/2003 in base al quale, in seguito all'entrata in vigore dei cosiddetti aiuti disaccoppiati, sganciati cioè dalle quantità prodotte di olive, i diritti all'aiuto vanno riconosciuti in capo al soggetto che nel periodo di riferimento per il calcolo dei diritti (ovvero il triennio fra il 1999-2000 ed il 2002-2003) ha materialmente coltivato l'uliveto indipendentemente dalla titolarità dei terreni;

alcuni affittuari di uliveti delle aree del crotonese e del Salento avevano rivendicato ed ottenuto il riconoscimento degli aiuti dell'Unione europea;

in seguito ad espressa azione legale di alcuni proprietari di uliveti, il Tribunale di Crotone in primo grado e la Corte d'appello di Catanzaro in seconda istanza hanno deciso che gli aiuti europei spettavano ai proprietari in quanto essi avevano, fatture alla mano, dimostrato di avere, da una parte, coltivato materialmente gli uliveti e, dall'altra, di aver dato vita a dei contratti d'affitto fittizi, cioè simulati;

il dispositivo delle sentenze è stato notificato all'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), cioè all'agenzia preposta a ricalcolare l'ammontare degli aiuti indebitamente percepiti dagli affittuari per poterli così destinare ai legittimi proprietari degli uliveti;

in data 12 novembre 2011 la III sezione civile della Corte di cassazione ha confermato le sentenze di primo e secondo grado, passandole quindi in giudicato e così statuendo che siano i proprietari in questione a dover percepire gli aiuti europei;

ad oggi si aspetta ancora la decisione dell'AGEA che, però, in una lettera apparsa su "Agrisole" n. 12 del 2010, aveva affermato di non poter procedere al ricalcolo degli aiuti in quanto il regolamento CE citato non lo prevede: quindi gli aiuti dovrebbero essere annullati e si dovrebbe procedere così a riversarne il valore nella riserva nazionale, considerandoli non assegnati fin dall'inizio;

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, alla luce del dispositivo del regolamento (CE) n. 1782/2003, non ritenga opportuno chiarire l'affermazione dell'AGEA di non poter procedere al ricalcolo degli aiuti indebitamente assegnati agli affittuari degli uliveti a causa di quanto previsto dal medesimo regolamento;

se non si ritenga doveroso tenere in considerazione i tre gradi di giudizio già espletati nell'ambito dei quali i tribunali italiani i quali hanno accolto in pieno le ragioni dei proprietari degli uliveti, attribuendo loro il ricalcolo e l'assegnazione degli aiuti comunitari;

se sia possibile convocare le parti in causa nell'ambito di un tavolo tecnico allo scopo di appurare l'effettivo stato delle cose ed assegnare i diritti agli aiuti a quanti ne hanno la piena legittimità.

(4-07001)

FERRANTE, DELLA SETA, VITA - Ai Ministri per la cooperazione internazionale e l'integrazione e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

dalla lettura di numerosi articoli pubblicati da quotidiani e siti web si apprende che il Comune di Roma con la pubblicazione dell'esito dei bandi sull'affidamento dei servizi cittadini sulle dipendenze, di fatto, cancellerebbe più di 20 anni di storia di un sistema di eccellenza in Italia, in particolare nel campo dei servizi di riduzione del danno e dei rischi;

cooperative e associazioni che per anni hanno collaborato nella gestione dei servizi per le dipendenze con il Comune di Roma garantendo professionalità, soddisfazione dell'utenza presa in carico, riconoscimenti dalla rete dei servizi pubblici e privati del territorio, sarebbero improvvisamente diventate incapaci di ottenere il minimo risultato in una gara pubblica, cancellando in un giorno anni di esperienza e di storia su un territorio;

questa vicenda in primis appare particolarmente grave in un momento in cui si rileva e si dimostra l'utilità di questi servizi su tutto il territorio e in secondo luogo appare gravissimo nei confronti di gruppi che questi servizi li hanno costruiti con particolare serietà passione e rigore. Inoltre è inaccettabile pensando al numero di operatori che perderebbero il lavoro e all'utenza che perderebbe la possibilità di usufruire della loro professionalità;

per questi motivi il risultato dei bandi appare agli interroganti assolutamente poco credibile. A tal proposito si sottolinea, solo come esempio esplicativo, la completa cancellazione della cooperativa "Il Cammino", che tra gli altri servizi gestisce da 25 anni la comunità di Città della Pieve. Un risultato così netto potrebbe a giudizio degli interroganti essere letto anche come "epurazione" ad opera di chi, attraverso un'apparente correttezza formale, ha realizzato un disegno programmato e a cui, neanche tanto segretamente, ambiva;

a tutto questo vanno aggiunte anche le emergenze del "passaggio delle consegne" ai vincitori dei bandi in merito agli utenti in carico: trattandosi di percorsi terapeutici individualizzati in corso, è difficile immaginare una metodologia indolore per le persone coinvolte e la ricollocazione del personale impegnato. Si prevedono almeno 50 lavoratori disoccupati dal 1° aprile 2012, che chiaramente per le cooperative "cancellate" sarà impossibile assorbire, anche in considerazione del fatto che l'Agenzia capitolina sulle tossicodipendenze (ACT) non ha proceduto alla dovuta concertazione con le parti sociali, in occasione della stesura del bando, e non sono previste forme di tutela per il personale;

si evidenzia che, a giudizio degli interroganti, le politiche fin qui attivate dall'Assessorato politiche educative del Comune di Roma e dall'Agenzia tossicodipendenze hanno prodotto un'incomprensibile programmazione degli interventi che non rispondono ai reali bisogni della città, ridimensionando enormemente i servizi di riduzione del danno a favore di interventi di prevenzione generica ed inefficace. Di fatto questo atteggiamento di chiusura, anche ideologica, ha determinato continue conflittualità con gli organismi del terzo settore e parallelamente ha generato l'assoluta emarginazione dei servizi e istituzioni pubbliche territoriali (SERT e Municipi);

il 3 marzo 2012 a Roma, presso il cinema "Palazzo", si è tenuta un'assemblea pubblica per informare, riflettere sull'accaduto e promuovere una strategia di contrasto finalizzata a bloccare la politica della Giunta capitolina nell'ambito dei servizi sociali ed in particolare gli affidamenti decisi con gli esiti dei bandi,

si chiede di conoscere:

se risulti che l'amministrazione comunale di Roma, nello svolgimento e all'esito dei bandi sull'affidamento dei servizi cittadini sulle dipendenze, non abbia espressamente violato le proprie prerogative istituzionali, ciò che rappresenterebbe una lesione dei principi costituzionali della trasparenza, dell'imparzialità e della legittimità nell'azione della pubblica amministrazione;

se il Governo, per quanto di competenza, non ritenga oramai improcrastinabile un intervento normativo che ripensi, nel suo complesso, l'indirizzo politico, programmatico e gestionale, l'Agenzia capitolina sulle tossicodipendenze, senza escludere una sua soppressione, atteso che l'Agenzia oramai si è trasformata in un apparato burocratico che pesa inutilmente sul bilancio di gestione delle attività, togliendo risorse, già scarse, alla realizzazione degli interventi.

(4-07002)

BAIO, GARAVAGLIA Mariapia, D'AMBROSIO LETTIERI, THALER AUSSERHOFER, BOLDI, ARMATO, CASELLI, DI GIOVAN PAOLO, GRANAIOLA, MARINO Mauro Maria, MAZZUCONI - Ai Ministri della salute, dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

i laureati podologi sono operatori sanitari cui competono le attribuzioni previste dal regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 14 settembre 1994, n. 666, ovvero: trattano direttamente, dopo un esame obiettivo del piede, con metodi incruenti, ortesici ed idromassoterapici, le callosità, le unghie ipertrofiche, deformi e incarnite, nonché il piede doloroso; prevengono e svolgono, su prescrizione medica, la medicazione delle ulcerazioni delle verruche del piede e comunque assistono, anche ai fini dell'educazione sanitaria, i soggetti portatori di malattie a rischio; individuano e segnalano al medico le sospette condizioni patologiche che richiedono un approfondimento diagnostico o un intervallo terapeutico;

i laureati podologi sono dotati di un'adeguata preparazione nelle discipline di base, tale da consentire loro la migliore comprensione dei più rilevanti elementi che sono alla base dei processi patologici su cui si focalizza il loro intervento riabilitativo e/o terapeutico in età evolutiva, adulta e geriatrica;

il Gruppo Multimedica della Regione Lombardia ha organizzato per il 17 marzo 2012 un corso rivolto agli infermieri concernente la cura della complicanza del piede diabetico;

la professione infermieristica non include tra le proprie competenze il trattamento e l'utilizzo di apparecchiature diagnostiche per la cura del piede diabetico né tanto meno la realizzazione di ortesi plantari;

tale iniziativa formativa rientra nel sistema di accreditamento ECM che dovrebbe garantire al cittadino l'aggiornamento delle professioni sanitarie;

considerato che:

nel Paese sono oltre 1.200 i laureati in podologia di cui circa 130 operanti nella Regione Lombardia;

dopo il percorso universitario, sono tutti tenuti ad un severo tirocinio e molti di loro conseguono master di specializzazione proprio sul piede diabetico;

secondo i dati del Ministero della salute, la Lombardia è la Regione dove si verifica il maggior numero di amputazioni: nel 2009 sono state registrate ben 1.605 amputazioni, con 25.884 giornate di degenza;

come dimostrato da un noto studio americano, l'impiego del podologo sul territorio garantisce, soprattutto attraverso la prevenzione e l'educazione sanitaria del paziente, una riduzione del numero delle amputazioni di circa il 60 per cento e dei ricoveri ospedalieri di circa il 24 per cento;

l'ordinamento non prevede la podologia fra le discipline riconosciute dal Servizio sanitario nazionale,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano che l'iniziativa formativa di cui in premessa diretta ad insegnare agli infermieri ciò che in realtà, secondo il profilo professionale, sarebbe di esclusiva competenza del podologo, sia fortemente penalizzante per una professione sanitaria altamente qualificata come quella dei podologi;

se non si ritenga opportuno strutturare un protocollo assistenziale terapeutico che comprenda necessariamente l'impiego attivo e continuo del podologo in regime ospedaliero oppure creando sul territorio una capillare rete di assistenza al fine di favorire l'occupazione di numerosi giovani che si sono specializzati proprio sul piede diabetico e, di conseguenza, evitare il dispendio di finanziamenti pubblici per formare nuove risorse;

quali iniziative di rispettiva competenza intendano intraprendere al fine di colmare questa lacuna normativa con l'inserimento del servizio podologico tra le prestazioni previste nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza (LEA).

(4-07003)

LAURO - Al Ministro della difesa - Premesso che:

la Direzione generale del Commissariato e dei Servizi generali (commiservizi) del Ministero della difesa, nell'ambito delle attività contrattuali, espleta la doppia funzione di approvvigionare servizi di trasporti e logistica e di Commissariato, per acquisti di materiali e beni per le Forze armate;

i servizi per i trasporti di materiali, beni e mezzi delle Forze armate, in ambito nazionale ed internazionale, vengono aggiudicati mediante appalti pubblici (contratto per trasporto ferroviario e accessori, contratto per trasporti via ordinaria, contratto per vettori aerei e marittimi), con costi noti e trasparenti;

i beni e i materiali sono anche essi oggetto di appalto e sono di regola assicurati con la formula "Franco Destino", ovverosia con il trasporto a carico del soggetto che si aggiudica i contratti di forniture di beni e materiali, con costi di trasporto non evidenti, perché compresi nei costi globali,

si chiede di sapere:

se, ai fini del contenimento della spesa pubblica e della trasparenza, sia di regola esperito un confronto fra i costi di trasporto offerti dalle ditte legate all'Amministrazione della Difesa con quelli forniti nell'ambito del costo del prodotto reso "Franco Destino";

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, ai fini della trasparenza dei costi, ottenere le offerte dei prodotti con l'indicazione esplicita dei costi di trasporto, per consentire di scegliere la soluzione più vantaggiosa per l'Amministrazione della Difesa.

(4-07004)

SOLIANI - Ai Ministri per le pari opportunità e dello sviluppo economico - Premesso che:

anche i recenti fatti di cronaca confermano come, purtroppo, anche nel nostro Paese la violenza sulle donne sia un fenomeno ancora presente, diffuso e persino in costante crescita:

le donne sono vittime di diverse forme di violenza che si verificano in molti contesti e relazioni e i cui responsabili sono in molti casi amici, parenti, datori e colleghi di lavoro e conoscenti, ma anche sconosciuti;

spesso la violenza perpetrata contro le donne è una combinazione di diversi tipi di violenze; ad esempio nella violenza domestica intervengono generalmente violenza fisica, psicologica, sessuale ed economica procurata nella maggior parte proprio dai partner;

secondo i dati forniti dalla ricerca Istat 2006 "La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia", sono più di 2 milioni le donne che hanno subito comportamenti persecutori (stalking), più di 7 milioni quelle che hanno subito violenza psicologica e più di un milione le donne che hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni;

nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate, fenomeno imputabile anche a fattori di tipo culturale. È infatti ormai noto che l'autocensura da parte delle donne aggrava le spirali di violenza che possono raggiungere livelli aberranti e criminali;

la violenza contro le donne è un crimine ma continua ad essere considerata dagli individui, dalle istituzioni sociali e dagli Stati come una questione privata, circoscrivendo, in tal modo, alla sfera privata un crimine di ordine pubblico;

spetta alle istituzioni favorire e sostenere la scelta della denuncia e promuovere tutte le azioni necessarie per educare le nuove generazioni alla cultura dei diritti delle persone e alla non violenza;

sul delicato tema della violenza sulle donne "Rai Fiction" e Claudia Mori hanno prodotto un tv-movie diretto da Liliana Cavani dal titolo "Troppo amore", primo di una collana di quattro episodi dal tiolo "Mai per amore";

tale collana di episodi, già presentata in anteprima in diverse rassegne cinematografiche, attende di essere messa in onda da diversi mesi e la sua programmazione era stata prevista, come più recente ipotesi, per il mese di gennaio 2012;

considerato che ai sensi del Contratto di servizio, stipulato fra il Ministro dello sviluppo economico e la Rai, quest'ultima è tenuta ad assicurare un'offerta televisiva volta a promuovere e valorizzare la figura femminile e le pari opportunità fra uomini e donne,

si chiede di sapere:

se al Governo risultino i motivi per cui a tutt'oggi la Rai non abbia ancora provveduto alla messa in onda del tv-movie "Troppo amore" di Liliana Cavani, nonché dei successivi episodi della collana "Mai per amore", la cui visione potrebbe senz'altro contribuire a sensibilizzare l'opinione pubblica sul drammatico fenomeno della violenza sulle donne;

se non ritenga utile e necessario attivarsi affinché la Rai provveda a trasmettere il tv-movie "Troppo amore" in occasione del prossimo 8 marzo, giornata dedicata alla parità dei diritti tra donne e uomini, o comunque, in tempi brevissimi;

quali azioni intenda intraprendere per promuovere una maggiore conoscenza degli strumenti anche normativi, come il decreto-legge n. 11 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 38 del 2009, a tutela delle donne vittime di violenze e di persecuzioni;

come intenda favorire presso le giovani generazioni la cultura del rispetto dei diritti delle persone.

(4-07005)

LANNUTTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Permesso che:

si apprende da notizie di stampa che il processo di primo grado sugli appalti in Val di Susa si è concluso con otto condanne per turbativa d'asta;

scrive il "Fatto Quotidiano" del 1° marzo 2012: «Corridoi europei, strategie di trasporti, il tunnel più lungo del mondo. La Lione-Torino (ecco il vero nome, non è una linea ad Alta Velocità) è questo. Ma anche un affare da miliardi su cui puntano molti occhi. Normale, ma siamo in Italia dove le inchieste per l'Alta Velocità non si contano. E siamo in Val di Susa, territorio ad alta penetrazione della 'Ndrangheta (Bardonecchia fu il primo comune del Nord sciolto per mafia). L'aperitivo era stato servito nel 2005 quando la Procura di Torino indagò l'allora viceministro delle Infrastrutture, Ugo Martinat (...). L'accusa: turbativa d'asta e abuso d'ufficio. Oggetto: gli appalti, tra l'altro, per la galleria di Venaus (opera preliminare della Torino-Lione). Emersero consulenze a imprese vicine a personaggi di governo, contatti con politici e imprenditori di primo piano: il processo di primo grado si è concluso con 8 condanne tra cui Giuseppe Cerutti, presidente della Sitaf, la società dell'autostrada del Frejus, e Paolo Comastri, direttore generale di Ltf (Lyon Turin Ferroviaire, la società madre della Tav, controllata con quote del 50% dall'italiana Rfi e dall'omologa francese Rff). Martinat e l'imprenditore Marcellino Gavio nel frattempo sono morti. Il boccone grosso degli appalti è ancora nel piatto: parliamo del tunnel di 57 chilometri tra Francia e Italia. Fonti Ltf raccontano: "Nel 2012 sarà ultimato il progetto, nel 2013 toccherà alle procedure autorizzative e nel 2014 ci sarà la gara. I lavori partiranno entro il 2014". Valore: 8,5 miliardi se passerà l'ipotesi "minimalista", fino a 20 miliardi in caso di completamento dell'opera. I giochi sono ancora da fare, ma i grandi costruttori stanno già elaborando le loro strategie. Così anche le imprese minori destinatarie di ambiti subappalti milionari, sottoposti a controlli meno stringenti. La prima fetta, però, è aggiudicata: "Sono 93 milioni per la galleria esplorativa", racconta François Pellettier di Ltf. Aggiunge: "L'opera sarà realizzata da Cmc". La Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna è un colosso del settore, con un fatturato di 805 milioni e 8.500 persone. Cmc è uno dei fiori all'occhiello del mondo cooperativo dei costruttori una volta detti "rossi". Un'impresa che in portfolio vanta grandi progetti nei cinque continenti, ma anche opere contestate come il Quadrilatero autostradale delle Marche e la base Dal Molin di Vicenza. Un'industria leader, non solo in Italia; potente, in passato guidata da un signore del cemento: Lorenzo Panzavolta, poi passato al gruppo Ferruzzi e quindi toccato da Mani Pulite. Cmc è finita nel mirino dei No Tav che avanzano domande maliziose: "Le cooperative per tradizione sono vicine a una parte politica, forse anche per questo il centrosinistra sponsorizza la Tav?". Ma Cmc ha conquistato appalti a Singapore dove i partiti italiani non mettono becco. E non c'entra sicuramente nulla che, come ricordano i No Tav, "Cmc risulti tra gli inserzionisti della rivista Italianieuropei (...)". L'appalto da 93 milioni ha dato vita a numerosi subappalti, ambìti dalle società della valle. Una in particolare, la Italcostruzioni, che si occupa delle recinzioni dei cantieri odiate dai manifestanti. E l'impresa è finita nel mirino dei No Tav: "Sono stato aggredito, mi hanno spaccato un braccio. I nostri mezzi sono stati bruciati", racconta Ferdinando Lazzaro, che pur senza cariche è una delle figure chiave della società ("ho una consulenza"). Anche Italcostruzioni ha una storia da raccontare. Negli anni '70, il capostipite Benedetto Lazzaro, emigrato dalla Sicilia e vicino alla Dc, fonda una piccola impresa che presto diventa un impero in valle. Racconta il nipote Ferdinando: "Abbiamo lavorato duro". Guai giudiziari? Le cronache parlano di inchieste per problemi fiscali: "Mio padre fu chiamato in causa in un'indagine sul caporalato, ma venne assolto". Tutto qui? "No, nel 2002 insieme a decine di imprenditori locali sono stato arrestato in un'inchiesta detta 'appaltopoli'. Emerse una rete non per 'truccare', diciamo per 'tenere' gli appalti. Fui condannato a 8 mesi per turbativa d'asta". Ma la famiglia Lazzaro va per la sua strada. E nasce Italcoge: "Alla guida c'era mia sorella Laura. Insieme con un'altra società abbiamo ottenuto un primo subappalto da 2 milioni per i cantieri Tav". Ed ecco un intoppo: "Italcoge è fallita. Non eravamo stati pagati per lavori sulla Salerno-Reggio", racconta Lazzaro. Italcoge fallisce nell'agosto 2011, ma i suoi camion lavorano per la Tav. ? Com?'è possibile? "È nata una nuova società". Chi sono gli amministratori? Non più le sorelle Lazzaro, ma "i loro mariti", conferma Lazzaro. Stessa famiglia, stessi uffici, stesso stemma. Perfino stessi mezzi: "Li abbiamo affittati dal fallimento". Di più: "Italcostruzioni, nata sulle ceneri di Italcoge, dopo il fallimento ha ottenuto un altro appalto da due milioni per la Tav". Notizie di cronaca sostengono che tra i vostri dipendenti vi sarebbe stato il capo della "locale" della 'Ndrangheta di Cuorgné? "Falso. Mai conosciuto", assicura Lazzaro. Aggiunge: "La mia famiglia non ha niente a che fare con ambienti criminali. Non siamo mai stati indagati per questo, non ci possono accusare solo perché siamo siciliani". Domanda: non le sembra, però, singolare che dopo una condanna per turbativa d'asta e un fallimento la società che fa riferimento alla vostra famiglia continui a ottenere appalti per la Tav? "No, noi lavoriamo bene. Ma qui chi tocca la Tav è come morto»,

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo risulti quali siano i motivi per cui, nonostante la condanna per turbativa d'asta e un fallimento alle spalle, la società della famiglia Lazzaro continui ad essere assegnataria di appalti per la Tav;

quali concrete misure, anche alla luce della gara d'appalto da 20 miliardi per il tunnel che si terrà nel 2014, il Governo intenda adottare al fine di garantire la massima trasparenza e il corretto svolgimento delle procedure di gara al di fuori da ogni possibile influenza politica nonché infiltrazione mafiosa;

quali iniziative nelle opportune sedi di competenza intenda assumere al fine di interloquire con l'Unione europea per la costituzione di un tavolo tecnico indipendente per valutare l'opportunità attuale del mantenimento del Corridoio 5 sul tratto italiano;

se non intenda, infine, nell'attesa dell'istituzione del suddetto tavolo tecnico provvedere alla sospensione dei lavori.

(4-07006)

PEDICA - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno - Premesso che:

come ormai noto in data 9 ottobre 2009 il Consorzio laziale rifiuti (CoLaRi) dell'avvocato Cerroni presentava un progetto per una discarica a Quadro Alto nel comune di Riano (Roma), il cui procedimento si concluse con esito negativo data la presenza sull'area di vincoli ambientali;

in data 6 settembre 2011 il prefetto Pecoraro veniva nominato commissario straordinario del Governo per l'emergenza rifiuti a Roma e nel Lazio, con mandato di individuare due siti alternativi a Malagrotta nell'ambito di un elenco di sette siti selezionati dalla Regione in uno studio preliminare di idoneità;

lo studio della Regione include Riano nelle sette località idonee, nonostante la località fosse stata esclusa nel 2009 dalla stessa Regione per vincoli ambientali;

in relazione alla scelta di Quadro Alto, quale sito idoneo ad ospitare una discarica, dalla documentazione giunta in possesso dell'interrogante sembra che lo "studio di un anno", di cui parla il Presidente della Regione Lazio, sia in gran parte frutto della riproposizione, con la tecnica del "copia-incolla", proprio del suddetto progetto del CoLaRi;

la scelta del sito di Riano sarebbe stata compiuta senza le necessarie verifiche, e questo dato si può evincere dalle errate distanze della cava dai centri abitati e dall'errata collocazione della principale falda acquifera riportate sulle mappe trasmesse al prefetto Pecoraro, nonché dall'errata e falsa definizione della cava di tufo di Quadro Alto, dichiarata esausta, ma da sempre in attività: falsità e inesattezze già presenti nel progetto del CoLaRi;

proprio a seguito della falsità dei dati la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un'indagine;

considerato che:

in data 6 ottobre 2011 il commissario straordinario ha nominato due periti per valutare quali siano i due siti maggiormente idonei nell'ambito dell'elenco dei sette proposti dalla Regione;

il giorno successivo, il commissario ha annunciato in Prefettura che Riano è uno dei due siti scelti. Nel provvedimento, il commissario motiva la scelta come esito dell'attività istruttoria e di verifica che i suoi periti hanno effettuato con articolate valutazioni documentali e sopralluoghi: e questo nonostante il fatto che tra il conferimento dell'incarico e la comunicazione della scelta del sito siano trascorse meno di 24 ore;

secondo quanto riferito all'interrogante, sono emerse forti perplessità anche sui due esperti nominati dal Prefetto per l'individuazione dei siti, gli ingegneri Luigi Sorrentino e Pietro Moretti: il primo non avrebbe esperienze qualificanti su discariche o impianti per rifiuti, il secondo, invece, risulta aver contribuito professionalmente a molti progetti in provincia di Napoli realizzati dalla società Fibe, oggi al centro di inchieste giudiziarie per gravi problemi di contaminazione delle falde;

viene riferito all'interrogante che, peraltro, la pendenza dei suddetti procedimenti penali aveva spinto il Consiglio dei ministri, in data 19 giugno 2008, a revocare il servizio a Fibe e ad affidarlo alle Province, mentre il Prefetto in quell'occasione non aveva ritenuto di attenersi ad analoghe considerazioni di opportunità scegliendo, ex adverso, quale tecnico di fiducia proprio uno dei professionisti che avevano contribuito alla progettazione finita sotto inchiesta;

la relazione dei periti del commissario esclude l'idoneità di cinque località indicate dalla Regione, per la presenza di fattori quali il mancato rispetto della distanza minima legale tra il sito e le abitazioni circostanti: situazione comunque paradossale, visto che tutti i siti proposti dalla Regione avrebbero dovuto essere idonei;

è stato fatto rilevare all'interrogante, tra l'altro, che la misurazione sul sito di Riano avrebbe dovuto condurre alla medesima esclusione, ma così non è stato: inevitabile dunque chiedersi se la misurazione sia stata effettuata o se siano stati riportati dati non corrispondenti al vero;

considerato inoltre che:

sembrano preoccupanti le scelte recentemente operate dal Prefetto nel conferire gli incarichi per le attività propedeutiche alla progettazione: in particolare nel caso della frazione di Corcolle presso Tivoli (Roma) le indagini, che comprendono anche i rilievi atti a verificare l'effettiva idoneità del sito, sono state affidate alla società Cidiemme Engineering Srl, di proprietà dell'ingegner Moretti, quindi dello stesso soggetto che, in qualità di professionista individuale, ha verificato l'idoneità del sito (circostanza, tra l'altro, ampiamente denunciata nell'ambito di un recente servizio di "Report");

è inverosimile che un professionista chiamato a giudicare la correttezza professionale delle proprie scelte giunga ad una valutazione negativa;

con riguardo a Riano, invece, le indagini sono state demandate al Provveditorato per le opere pubbliche per il Lazio, che le ha, a sua volta, demandate a Sogesid SpA. Sogesid, all'esito di una procedura ristretta, conclusasi in tre giorni lavorativi, le ha a sua volta affidate a Tecnoin SpA;

quest'ultima società, di Napoli, è la stessa che aveva già condotto le indagini relative al sito campano di Chiaiano e che, secondo quanto riferito all'interrogante, pare coinvolta in indagini giudiziarie relative ad illeciti compiuti nella discarica di Pianura (Napoli);

non si ritiene opportuno che soggetti comunque già coinvolti in scandali e/o indagini giudiziarie si ritrovino adesso a gestire le verifiche sul sito di Riano;

secondo quanto riferito all'interrogante, desta perplessità anche la questione relativa alla proprietà delle due aree individuate dal Prefetto come siti di discariche: la prima, Riano, risulta acquistata dal CoLaRi di Cerroni due giorni prima dell'individuazione da parte del commissario, la seconda, Corcolle, sarebbe riconducibile a una società del Lichtenstein che farebbe capo ad una società svizzera;

la stessa Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, all'esito di audizioni e sopralluoghi, ha manifestato forti perplessità sulla legittimità dell'inclusione del sito di Riano e ha sollecitato la sospensione dell'iniziativa;

l'inidoneità del sito di Quadro Alto ad ospitare una discarica emerge ora anche da una relazione idrogeologica del 20 gennaio 2012, redatta dal dottor Francesco Rosso e dal dottor Massimiliano Porena su richiesta dell'associazione civica "Riano nel cuore": si legge che tutti gli elementi raccolti - nell'ambito di uno studio in cui sono stati investigati una serie di aspetti geologici ed idrogeologici di Quadro Alto al fine di verificare se la stessa presenti le caratteristiche di idoneità ad ospitare una discarica - convergono nel supportare una vulnerabilità idrogeologica non trascurabile di Quadro Alto come sito per discarica; gli elementi elencati nello studio sono esplicitamente citati nella normativa vigente come fattori escludenti e pertanto il sito di Quadro Alto è inidoneo nelle condizioni attuali ad ospitare qualsiasi tipo di discarica;

l'eventuale allestimento nel sito di Riano comporterebbe lavori abnormi per ovviare all'inidoneità, che non garantirebbero comunque dal rischio di contaminazione della falda;

è evidente come la questione narrata si caratterizzi per la delicatezza e la rilevanza dei valori coinvolti e come risulti indispensabile fare piena luce su regolarità, liceità e opportunità di tutte le attività ad essa riconducibili. L'interrogante, tra l'altro, si è già occupato della vicenda con gli atti di sindacato ispettivo 4-06208 del 3 novembre 2011 e 4-06930 del 23 febbraio 2012, entrambi in attesa di risposta,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se gli stessi corrispondano al vero;

se e quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, intendano adottare al fine di fare luce sulla liceità di tutte le attività riconducibili alla scelta di Quadro Alto a Riano, quale sito idoneo ad ospitare una discarica;

se non si ritenga conveniente, per le ragioni di opportunità che emergono dai fatti narrati in premessa, sollevare il prefetto Pecoraro dagli incarichi conferitigli.

(4-07007)

BAIO, TOMASSINI, ASTORE, BASSOLI, RIZZOTTI, DE SENA, GARAVAGLIA Mariapia, MASCITELLI, MOLINARI, SANTINI, SERRA, STRADIOTTO, THALER AUSSERHOFER - Al Ministro della salute - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

è in circolazione la bozza di "Proposta delle Regioni per il Patto per la Salute 2013-2015", datata 24 gennaio 2012 e scaturita dalla riunione dei Direttori generali degli Assessorati regionali per la sanità;

il Presidente della Conferenza delle Regioni, con una nota del 31 gennaio 2012, ha precisato che non esiste alcun documento della Conferenza delle Regioni per il nuovo patto per la salute 2013-2015 e che la proposta suddetta costituisce un documento elaborato a livello tecnico ed istruttorio che non ha ricevuto neanche un primo vaglio da parte degli Assessori per la salute e che non rappresenta la base di discussione all'interno della discussione in Conferenza;

a prescindere dall'ufficialità, a quanto risulta agli interroganti la proposta dei Direttori generali degli Assessorati è un documento di carattere tecnico che presenta molteplici profili di criticità ed è foriero di pregiudizi seri per le persone affette da diabete, per i soggetti celiaci e per i bambini in età pediatrica;

riguardo alla patologia diabetica, come emerge dalla nota che le società scientifiche e le associazioni dei pazienti hanno trasmesso in data 3 febbraio 2012 al Ministro in indirizzo e agli Assessorati regionali per la salute, le criticità riguardano: 1) la mancata considerazione, in punto di realizzazione di strutture territoriali per le malattie croniche dell'attività specialistica integrata, che costituisce la naturale interfaccia per i nuovi esordi e i casi complessi che non possono essere oggetto di ricoveri ospedalieri; 2) l'ipotesi di un ticket sui presidi per l'autocontrollo della glicemia; 3) il passaggio all'età di 7 anni al medico di medicina generale;

riguardo ai pazienti celiaci, le criticità attengono all'introduzione di un ticket per gli alimenti senza glutine e il principio potrebbe essere che il Servizio sanitario nazionale paga solo la differenza tra il prodotto normale e il prodotto specifico;

considerato che:

la mancata considerazione dell'attività specialistica integrata in ordine alla gestione territoriale delle malattie croniche comporterebbe il rischio che alle donne diabetiche in gravidanza, ai pazienti adulti, ai pazienti in età evolutiva e ai soggetti con complicanze evolutive sia offerto il ricovero come unica opzione assistenziale;

il Servizio sanitario nazionale eroga ai cittadini affetti da patologia diabetica i presidi diagnostico-terapeutici essenziali e necessari per la terapia vitale del paziente e per il corretto decorso della patologia;

un controllo glicemico costante consente quelle modifiche terapeutiche che favoriscono una minore insorgenza delle complicanze, cause di ripetuti ricoveri ospedalieri che limitano il benessere vitale e la regolare attività professionale del soggetto diabetico, consentendo un risparmio economico a carico del Servizio sanitario nazionale;

l'ipotesi di un ticket sui presidi per l'autocontrollo della glicemia potrebbe avere pesanti ricadute sul monitoraggio della malattia e quindi sullo sviluppo delle relative complicanze, determinando un peggioramento della qualità della vita dei pazienti e l'aumento dei costi per l'ospedalizzazione;

il pediatra è sicuramente il medico più qualificato per i bambini in quanto conosce perfettamente i dosaggi delle cure farmacologiche che variano a seconda del peso e delle dimensioni e, pertanto, il passaggio all'età di 7 anni al medico di medicina generale potrebbe causare rischi per la salute, sia fisica che psicologica del bambino;

secondo alcune stime, i potenziali celiaci sarebbero circa 600.000, quelli diagnosticati circa 60.000 e, ogni anno, sono circa 2.800 i nuovi casi diagnosticati;

l'inserimento di un ticket per gli alimenti senza glutine penalizzerebbe una vasta categoria di persone che versa in una situazione di svantaggio e di vulnerabilità, e potrebbe condizionare in senso negativo la liberalizzazione della distribuzione dei prodotti erogabili nella grande distribuzione,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero la volontà di inserire un ticket sugli ausili forniti dal Servizio sanitario nazionale per i diabetici;

se corrisponda al vero la volontà di inserire forme di contribuzione in relazione all'erogazione di alimenti per celiaci;

se corrisponda al vero la volontà di ridimensionare l'assistenza pediatrica;

se non si ritenga che gli elementi di criticità ravvisati nella proposta delle Regioni per il patto della salute 2013-2015, elaborata dai Direttori generali degli Assessorati per la sanità, possano condurre all'erogazione di un'assistenza diabetologica qualitativamente inferiore a quella attualmente offerta, con il rischio di un aumento dei costi della malattia e di un aggravio di spesa per la cura a carico delle persone affette da diabete;

se non si ritenga che l'inserimento di un ticket per i celiaci oltre a penalizzare fortemente una vasta categoria di persone che ha nella dieta senza glutine l'unica terapia ad oggi conosciuta, possa anche condizionare negativamente la liberalizzazione della distribuzione dei prodotti erogabili nella grande distribuzione;

quali urgenti misure intenda adottare al fine di scongiurare il rischio che venga introdotto un ticket sia sugli ausili diabetici, che costituiscono strumenti essenziali per il monitoraggio della malattia nonché per la terapia vitale del paziente, sia sugli alimenti senza glutine, che rappresentano il salvavita per le persone affette da celiachia.

(4-07008)

BIONDELLI - Al Ministro della salute - Premesso che:

la delibera della Regione Piemonte n. 44-1980 del 29 aprile 2011 ha definito la revisione del servizio territoriale di elisoccorso 118 dove la delibera avente il titolo oggetto "Interventi e misure di riorganizzazione del sistema dell'emergenza sanitaria territoriale" fissa una riduzione di una base operativa per l'operatività diurna e l'avvio del servizio notturno;

la delibera citata prevede altresì 4 elisuperfici gestite con 4 mezzi con operatività diurna suddivisi in: uno nella provincia di Torino, uno nella provincia di Cuneo, uno nella provincia di Alessandria e uno all'interno del quadrante Biella, Novara, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola (VCO);

attualmente le 5 basi operative utilizzano le superfici di Torino, Cuneo, Alessandria, Novara e Borgosesia;

la base operativa esclusa a partire dal mese di luglio 2012 sarà quella di Novara dove la stessa base è operativa dal 26 luglio 1988 (prima della nascita del 118 il numero unico era il 116) con una media di 550 interventi all'anno;

l'amministrazione aggiudicatrice dell'appalto (Azienda ospedaliera C.T.O./Maria Adelaide) ha emesso un nuovo bando di gara (codice identificativo di gara 380102403C) per l'affidamento del servizio di elisoccorso della Regione Piemonte per un importo pari a 79.683.000 euro per una durata di 72 mesi;

considerato che:

il servizio di soccorso di Novara è attivo da oramai 24 anni rispondendo efficacemente alle richieste sanitarie poste dal territorio della provincia novarese e limitrofe;

l'azienda ospedaliero universitaria "Maggiore della Carità" di Novara, già identificata come secondo ospedale in Piemonte, è stata recentemente inquadrata come centro di riferimento HUB (uno dei cinque di riferimento del Piemonte) e quindi strategicamente e logisticamente determinante per la risposta sanitaria di alto livello per tutto il territorio coperto dalle province di Biella, Novara, Vercelli e VCO in quanto vi sono presenti alte specialità come Cardiochirurgia, Neurochirurgia, Chirurgia vascolare, Chirurgia toracica, Centro trapianti, eccetera;

è in corso il progetto di realizzazione a Novara della Città della salute e della scienza (si veda la recente approvazione del progetto preliminare presentato alla conferenza dei servizi nel mese di gennaio);

è in fase di conclusione e di prossima apertura (2013) il nuovo ospedale di Biella, dotato delle più moderne tecnologie e quindi importante riferimento di quadrante e strettamente correlato al principale polo ospedaliero di Novara, peraltro sede universitaria;

l'elisoccorso di Novara tra il 2004 e il 2010 ha effettuato 3.832 interventi contro i 4.284 effettuati nello stesso periodo dall'elicottero di Borgosesia;

la chiusura della base operativa di elisoccorso di Novara comporterà sicuramente un aumento dell'attività per le basi di Borgosesia e Alessandria (limitrofe);

una parte degli interventi dell'elisoccorso (facilmente raggiungibili via terra) possono essere sostituiti dalle ambulanze medicalizzate, ma oggi in tutta la provincia sono attive solo 4 basi con ambulanze medicalizzate 118 (Novara, Arona, Galliate e Borgomanero) dopo la recente riorganizzazione della rete emergenza e urgenza;

il nuovo bando prevede di effettuare interventi di Elisoccorso anche in fascia notturna dove si rende necessario un aggravio di spesa per la costruzione/modifica delle elisuperfici e relativa gestione con i requisiti necessari per il volo notturno, vanificandone il principio cardine del contenimento della spesa;

i costi del servizio non corrispondono solo al numero di velivoli e quindi al numero delle basi attive ma soprattutto alla tipologia dei velivoli utilizzati: a Novara, dove oggi c'è un BK117, il costo annuo del canone di affitto del velivolo è di 750.000 euro, mentre a Torino e Cuneo dove ci sono gli AW 139 (abilitati per il volo notturno) il costo annuo per mezzo lievita a 2 milioni di euro;

l'esperienza della limitrofa Lombardia sul volo notturno dell'elisoccorso 118 parla di una ottantina di interventi all'anno (di cui una trentina in itinere, 8 per trasporto organi e i restanti per interventi sulla strada) con la successiva decisione di ridurre il servizio notturno mentre si prevedono nel nuovo bando 600 voli notturni annui per tutto il Piemonte;

le piazzole di eliporto 118 omologate per il volo notturno sono 6 in tutto il territorio regionale (tre a Torino, due nel cuneese e una ad Alessandria) e il territorio del Piemonte orientale attualmente è scoperto;

una delle decisioni (non convincente) che ha portato a sacrificare la base di Novara è stata quella di dichiarare un numero di giorni troppo elevato con condizioni meteorologiche avverse per il volo notturno, dato statisticamente variabile negli anni laddove la base operativa di Alessandria (secondo uno studio già precedentemente effettuato dalla Regione Piemonte) ha un numero maggiore di giorni non adatti al volo notturno;

ritenuto che:

i dati citati sono da considerare per una mera conoscenza della problematica, senza che si vogliano o debbano creare inutili e contrapposizioni localistiche o peggio campanilistiche;

occorre semmai progettare una dislocazione dell'elisoccorso tale da garantire modalità e tempi di intervento estremamente tempestivi e finalizzati; ed al riguardo appare sufficiente rifarsi ai parametri dettati dall'Organizzazione mondiale della sanità in materia;

già tali considerazioni inducono a rimodulare talune decisioni che non tengono peraltro conto dei risparmi che si otterrebbero in termini di vite umane salvate, e tutti ben conosciamo quali siano i costi per la comunità;

appare senz'altro improbabile ed inefficace la decisione di eliminare una base di elisoccorso, quale quella di Novara, che è dislocata presso un'azienda ospedaliera (seconda in Piemonte) di supporto ad un bacino di utenza dai grandi numeri, fermo restando la validità di lasciare in vita altri sedi idonee a tali fini,

si chiede di sapere:

se a giudizio del Ministro in indirizzo ci sia la possibilità di affermare la necessità e l'importanza strategica di mantenere a Novara la base operativa dell'elisoccorso, dove si offre oramai da svariati anni un servizio ad alta specializzazione per la comunità novarese che comprende un bacino di utenza di 4 province;

se non intenda adottare criteri e parametri per la collocazione del servizio di elisoccorso tale da rendere efficace ed efficiente il servizio con la massima ottimizzazione dei costi.

(4-07009)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-02701, del senatore Lannutti, sul fondo per l'indennizzo dei risparmiatori vittime di frodi finanziarie presso il Ministero dell'economia;

8ª Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):

3-02698, della senatrice Donaggio e del senatore Nerozzi, sulla crisi del settore cantieristico-navale italiano;

12ª Commissione permanente (Igiene e sanità):

3-02705, della senatrice Bassoli e del senatore Chiurazzi, sulle transazioni a beneficio di coloro che hanno contratto malattie a seguito di trasfusioni.

Mozioni, ritiro di firme

Il senatore D'Ubaldo ha dichiarato di ritirare la propria firma dalla mozione 1-00482.

Mozioni, ritiro

È stata ritirata la mozione 1-00484 (testo 2), del senatore Barbolini ed altri.

È stata ritirata la mozione 1-00523, del senatore Gasparri ed altri.

È stata ritirata la mozione 1-00555, del senatore D'Alia ed altri.

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 4-06983, dei senatori Ferrante e Della Seta.