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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 684 del 01/03/2012


DE VINCENTI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, innanzitutto desidero ringraziare, a nome mio, del sottosegretario Malaschini, del sottosegretario Improta e ovviamente a nome di tutto il Governo, la 10ª Commissione permanente del Senato per il grande lavoro svolto negli ultimi giorni, e in particolare il presidente della Commissione, senatore Cursi, ed i relatori, la senatrice Vicari e il senatore Bubbico; più nell'insieme ringrazio tutti i senatori della Commissione, che hanno fornito al dibattito un apporto di estremo rilievo. Sottolineo ancora più in generale l'apporto delle altre Commissioni, a cominciare dall'8a Commissione permanente.

Nel corso del dibattito in Commissione industria abbiamo tenuto conto di tutti i pareri espressi dalle Commissioni. Quindi, il dibattito è stato molto ricco, a volte anche serrato, caratterizzato da una forte volontà di risolvere i problemi: credo che questo sia stato il segno principale di queste giornate di lavoro.

Il Governo ha presentato un provvedimento molto impegnativo, ampio, che noi riteniamo fortemente innovativo e che affronta diverse materie legate all'esigenza di sbloccare situazioni e di creare le condizioni per il rilancio della crescita dell'economia italiana.

Il lavoro delle Commissioni del Senato e in particolare dei relatori ha portato a trovare soluzioni che hanno in più parti migliorato il testo del Governo proprio con riferimento agli obiettivi che il Governo e la maggioranza si proponevano; quindi il nostro è un giudizio di grande soddisfazione per il lavoro svolto, per i passi avanti compiuti.

Il disegno di legge, come licenziato dalle Commissioni, è un provvedimento forte, che incide sull'economia e sulla società italiane. Gli obiettivi del provvedimento erano e sono, tanto più oggi dopo il lavoro delle Commissioni, anzitutto di creare le condizioni di concorrenza sui mercati che consentano di contenere i prezzi dei beni e dei servizi, cosa che in questo momento è molto importante per le famiglie italiane e anche per le imprese che utilizzano come fattori produttivi i servizi di cui stiamo parlando e quindi per rilanciare la competitività del sistema produttivo italiano.

Il secondo obiettivo era creare un ambiente di mercato più favorevole affinché le imprese possano esprimere la loro capacità imprenditoriale e però siano anche pressate dalla legge della concorrenza a migliorare l'efficienza e ad aumentare la produttività, che è il tema centrale per il futuro della nostra economia. Sappiamo infatti che sono più di dieci anni che la produttività ristagna nel nostro Paese: dobbiamo sbloccare questa situazione.

Il terzo obiettivo era, eliminando barriere all'entrata nei mercati, consentire a tutti coloro che hanno idee, energie e capacità di esprimerle in tutti i campi, e questo è particolarmente importante per ridare una speranza ai giovani nel nostro Paese.

Ho detto che il provvedimento in esame è complesso. Esso si apre, come sappiamo, con un articolo generale di contesto, che definisce il quadro di liberalizzazione dei mercati, molto importante perché fa da cornice a ciò che segue. Il provvedimento reca poi alcuni interventi, in particolare nel campo delle professioni, di cui in questi giorni sui giornali è stato scritto in termini di chi vince e chi perde, mentre non è stato questo lo spirito con cui hanno lavorato le Commissioni del Senato e con cui il Governo ha interagito con esse: lo spirito è stato quello di trovare soluzioni correttamente equilibrate.

Una grande novità del provvedimento che giunge in Aula è che le soluzioni individuate su questi primi articoli, che pure hanno spesso tanto diviso tutti noi nei dibattiti, oggi sono certamente punti di incontro, in cui ognuno ha dovuto tener conto del punto di vista dell'altro, cosa che costituisce un pregio del provvedimento: abbiamo trovato infatti soluzioni condivise, su cui è possibile registrare il consenso delle forze parlamentari. Si tratta di un punto molto importante, perché erano terreni delicati, come sappiamo anche da esperienze passate, per cui il Governo valuta questo risultato molto positivamente.

Ricordo poi che nel dibattito esterno alle Commissioni è sembrato si parlasse solo dei primi 12 articoli del decreto-legge, il che è un po' singolare, perché il provvedimento è composto da 97 articoli e dall'articolo 13 in poi tratta di grandi problemi riguardanti il futuro dell'industria italiana.

Si parla di energia, di servizi pubblici locali, di cui dobbiamo promuovere la crescita in termini di efficienza e di sviluppo. Vogliamo sviluppare i servizi pubblici locali. Si parla, inoltre, di trasporti, di infrastrutture per le quali prevedere nuovi strumenti finanziari, per esempio i project bond, oppure sveltire le procedure. Spesso ci sono i fondi, ma non si riesce a spenderli. La seconda parte del provvedimento è dedicata a questo.

Questi sono temi fondamentali per l'economia e la società italiana ed è un po' singolare che siano emersi così poco nei commenti esterni, quando invece nei lavori delle Commissioni rappresentavano il centro della nostra discussione. Abbiamo lavorato per giorni su questi articoli, quelli che vanno dal 13 al 97. Naturalmente si è lavorato anche sui primi 12, anch'essi - ripeto - molto importanti, su cui si è trovato un punto di equilibrio; ma poi ce n'erano ancora più di 80, che riguardavano il futuro dell'economia italiana, e su quelli abbiamo lavorato molto, e guardate che giudichiamo le soluzioni individuate dei grandi passi avanti, che confermano e rafforzano gli obiettivi che il Governo si è posto.

Mi riferisco in particolare al capitolo dell'energia. In questo settore sono rimasti praticamente inalterati due articoli importantissimi del decreto-legge nella versione originaria del Governo. Essi riguardano criteri ed indirizzi per l'Autorità dell'energia in materia di tariffe dell'elettricità e del gas, da cui ci ripromettiamo di consentire a quest'ultima di contenere la dinamica dei prezzi di queste due voci così importanti, sia per i bilanci delle famiglie, sia dal punto di vista dei costi delle imprese.

Altri articoli sono rimasti in parte inalterati, in parte sono stati modificati in modo significativo. In particolare, l'articolo riguardante la separazione SNAM-ENI è stato chiarito, in modo molto forte, in accordo i relatori, la Commissione e il Governo. Credo che questo articolo tracci oggi un disegno sul settore del gas che non è solo di concorrenza, anche se sappiamo che la terzietà della rete è importante per la concorrenza nel mercato del gas. Si tratta però di un vero disegno di politica industriale, cioè fare di SNAM una grande impresa con proiezione internazionale in modo che l'Italia possa divenire l'hub del gas per l'Europa. E' una grande operazione di politica industriale, oltre che di concorrenza.

Vi è poi il capitolo dedicato ai servizi pubblici locali, sul quale, nel rispetto del risultato referendario, si è chiarito che quando si sceglie di adottare il modello pubblico si sta dentro le regole del pubblico; se, invece, si vuole restare dentro le regole del mercato, il modello cambia: lo schema è quello del mercato, con le sue regole di trasparenza, le gare e così via. Dopodiché si apre una dinamica in cui saranno i Comuni via via a trovare la strada migliore per realizzare quest'apertura - che noi giudichiamo importante - dei mercati dei servizi pubblici locali e per aumentare l'efficienza. Quindi, l'obiettivo in quel caso è aumentare l'efficienza per liberare risorse, che possono essere reinvestite nei servizi pubblici locali, che hanno bisogno di crescere e di svilupparsi e che per poterlo fare devono liberarsi di incrostazioni e di inefficienze che ancora permangono.

E ancora vi è il capitolo dedicato ai trasporti, che si apre con l'Autorità dei trasporti. Noi, per rispetto al Parlamento, non avevamo proceduto per decreto all'immediata istituzione di tale Autorità, ma abbiamo riscontrato nelle Commissioni parlamentari un generale consenso ad accelerare il percorso in tal senso. Come ricorderete, in un primo momento dicemmo che avremmo predisposto un disegno di legge apposito poggiando, nel frattempo, sull'Autorità dell'energia. Ma, ripeto, di fronte al consenso generale riscontrato all'interno delle Commissioni parlamentari per accelerare i tempi, e dunque, con l'accordo dei senatori, abbiamo pensato di procedere da subito all'istituzione dell'Autorità in sede di disegno di legge di conversione. È quello che abbiamo fatto. Si tratta di un'Autorità con tutti i poteri necessari, riconducibile alla legge n. 481 del 1995, che è la legge istitutiva delle Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità. Questa è una svolta davvero importante per il nostro Paese. Tutti noi sappiamo che gli investimenti nel settore trasporti e infrastrutture di trasporto sono stati per anni penalizzati dall'incertezza delle regole. È il motivo chiave per il quale non si è riusciti a sbloccare gli investimenti nelle infrastrutture di trasporto in Italia.

L'Autorità dei trasporti ci consente di avere un soggetto dotato dell'indipendenza necessaria a dare certezza alle regole e, quindi, di attirare investimenti per far ripartire il settore dei trasporti.

All'interno di questo è contenuta la soluzione trovata per il tema taxi che, come altri, ha occupato molto spazio nelle cronache degli ultimi tempi. Riteniamo che essa sia una soluzione equilibrata. Rilevo che anche nel decreto-legge originario l'Autorità non era chiamata ad emettere le licenze, ma a stabilire qual era il numero di licenze congruo per ogni Comune. Quella che è stata trovata è una soluzione di equilibrio istituzionale molto importante. È chiaro che le licenze vengono conferite dai sindaci, i quali lo fanno contemporaneamente su parere dell'Autorità. Pertanto, se si discostano dalle analisi fatte da quest'ultima circa le caratteristiche del tessuto urbano e della mobilità nella loro città, lo motivano. Si tratta di un fatto di trasparenza democratica e di chiarezza nell'assunzione di responsabilità di fronte ai cittadini. Reputiamo che questa sia una soluzione equilibrata che apre una nuova fase anche in questo settore.

Vi è poi tutta la parte riguardante le infrastrutture, la quale si apre con alcuni articoli importanti, fra i quali ne voglio citare uno in particolare, quello sui project bond. Come ben sapete, la Commissione europea e la Banca europea degli investimenti stanno preparando un nuovo strumento di finanziamento degli investimenti infrastrutturali, che si chiama project bond. Con l'articolo 41 noi abbiamo creato il presupposto affinché anche le imprese che fanno investimenti infrastrutturali in Italia possano emettere project bond, e ciò ci consentirà un domani di collegarci poi all'iniziativa europea: quindi ci collega con un grande progetto europeo sugli investimenti nelle infrastrutture.

Il disegno di legge di conversione del decreto continua poi con una serie di articoli davvero importanti sulle procedure con cui si fa programmazione e affidamento degli investimenti infrastrutturali. Questa parte è rilevante perché - come ho poc'anzi detto - molte volte i fondi già esistono ma non si riescono a spendere, perché le procedure sono molto lunghe e soprattutto si prestano a revisioni dopo aver fatto l'affidamento. Ciò rende particolarmente incerto l'orizzonte entro cui le imprese operano i loro investimenti infrastrutturali. In questa parte del decreto abbiamo dato una serie di chiarimenti e costituito un quadro di regole e di procedure che servono a sbloccare gli investimenti infrastrutturali.

Da ultimo, c'è la parte del decreto nella quale sono previsti alcuni collegamenti di coerenza con la normativa europea, che riguardano il terreno sia della concorrenza che degli investimenti infrastrutturali.

Per tutti questi motivi, il Governo ritiene che il lavoro svolto nelle Commissioni del Senato sia prezioso. Ringraziamo di nuovo i senatori per l'impegno e la generosità che hanno profuso in 15 giorni di lavoro, davvero intenso, con il quale si è compiuto un vero passo in avanti. Non si è infatti ragionato su chi vinceva e chi perdeva, ma sulle soluzioni per il Paese. Non deve vincere una categoria o un'altra, ma deve vincere il nostro Paese: questo è il punto che abbiamo cercato sempre di affrontare e pensiamo che con i senatori abbiamo svolto un ottimo lavoro per far vincere il nostro Paese. (Applausi dai Gruppi PD e PdL).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, dottor Malaschini. Ne ha facoltà.