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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 684 del 01/03/2012


PISTORIO (Misto-MPA-AS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, colleghi del Senato, signori del Governo, giunge oggi a conclusione la prima parte dell'iter parlamentare di un provvedimento importante, quello sulle liberalizzazioni, cui il Governo attribuisce un grande valore, credo non solo simbolico.

Attorno al tema della liberalizzazione si è incrociato il dibattito politico, i media si sono appassionati a tante questioni, piccole e grandi, anche perché questo provvedimento dovrebbe essere il primo di una serie che prelude ad interventi sulla crescita, cioè la grande scommessa del Governo dopo aver messo a posto i conti (i dati di oggi confermano un trend positivo sulla loro tenuta). Il problema è quindi la crescita: senza una vera crescita, una vera politica dello sviluppo, anche le politiche di finanziamento del debito non sono sostenibili, se non a un prezzo gravissimo sul piano della tenuta sociale e della nostra coesione sociale. Siccome questo Governo ha fatto della coesione sociale e dell'equità uno dei riferimenti fondamentali, credo che una politica della crescita adeguata debba essere perseguita.

Questo provvedimento però non è esente né da limiti né da contraddizioni. E credo che l'orizzonte riformatore ambizioso definito in origine sconti stop and go, freni e difficoltà comprensibili in un Paese che fa dell'interesse corporativo e localistico il tessuto connettivo della sua stessa convivenza civile.

A proposito di interessi localistici, mi veniva da pensare che tante comunità rifuggono da investimenti strategici di grandi infrastrutture. In questi giorni, però, il Governo fa scelte diverse: quando la gente protesta anche violentemente - fatto che va assolutamente contrastato, poiché la violenza non è mai tollerabile - quando comunità importanti contestano un intervento come la TAV, il Governo ne conferma il valore strategico e quindi la scelta. Per altri investimenti, di uguale valore, per quanto io possa valutarne il senso o la scelta, come il ponte sullo Stretto, nessuno ha protestato, forse soltanto alcuni ambienti importanti e riservati che vivono benissimo di quel sistema protetto che è l'attraversamento stabile dello Stretto, e forse il Governo ha avuto più cura di ascoltare questi ambienti di quanto non abbia ascoltato la gente della Val di Susa. Ma questo è un problema che affronteremo anche in altra sede.

Questo è un Paese di interessi corporativi e dobbiamo essere capaci di discernere il grano dal loglio: e questo provvedimento è un buon provvedimento, per quanto solo abbozzato. Quindi, il Movimento per l'Autonomia e l'intero Gruppo Misto del Senato voterà a favore del provvedimento, conoscendone i limiti e non attribuendone valore salvifico né grandi aspettative, anche per evitare l'effetto rebound sui mercati, ove dovessimo attribuire alle liberalizzazioni di questo decreto capacità risolutive.

Credo che, però, se questo decreto viene incastrato insieme ad altri provvedimenti per la politica di crescita, possiamo avere una capacità di muovere il Paese.

Io credo che il vero provvedimento sulle liberalizzazioni sia quello sulla semplificazione amministrativa. Se c'è un vincolo, una rigidità, un'asfissia della nostra società, essi sono legati all'eccesso del peso burocratico, che non è fatto di persone: è una cultura, un eccesso, un inframmezzo di vincoli che stressano il cittadino e le imprese. E sul provvedimento in materia di semplificazione, credo che il Governo debba essere più coraggioso e che il Parlamento debba essere più determinato nell'alleggerire la società italiana da questo gravame insopportabile.

Analogamente credo che uno strumento fondamentale di questa politica della crescita sia la riforma del mercato del lavoro, in cui la flessibilità deve essere equilibrata, giusta, equa, come nelle parole d'ordine del Governo al suo insediamento (non c'è il presidente Monti, ma credo che gli autorevoli rappresentanti del Governo possano farsene carico): una riforma del lavoro che sia equa, che non gravi solo su una parte, che favorisca l'accesso e garantisce la protezione sociale, che sono tra i fondamenti del nostro patto di convivenza civile.

Aggiungo che non considero secondaria, nel processo volto a garantire la crescita e lo sviluppo del nostro Paese, la riforma del sistema fiscale. Ho apprezzato molto le scelte del Governo nel contrasto all'evasione, anche nelle forme più plateali, quelle che hanno segnato culturalmente la rottura di quel patto tacito di tolleranza con l'evasione fiscale. Credo che sia giusto che si dia seguito a questa scelta politica, e prima ancora etica, con una riforma fiscale che favorisca l'emergere dell'evasione, evitando l'irrigidimento e la burocratizzazione che renderebbero ancora più asfittica la nostra economia, e rendendo conveniente la fedeltà contributiva, anche utilizzando lo strumento del contrasto d'interessi.

Suggerisco la proposta che una parte delle entrate che derivano dalla lotta all'evasione debba finanziare una politica di sostegno ai redditi più bassi: in questo Paese i redditi delle fasce più povere sono troppo bassi. Dal punto di vista dell'equità sarebbe correttissimo che una parte dei proventi della lotta a quella fraudolenta azione di alcuni cittadini che è l'evasione sia utilizzata per sostenere i redditi, e quindi anche i consumi, rilanciando i consumi interni del Paese attraverso un sostegno, appunto, ai redditi più bassi.

Considero un po' preoccupante l'idea di inasprire ulteriormente l'IVA - leggo di questa possibilità - proprio per la ragione che un eventuale inasprimento, oggettivamente, avrebbe un effetto secondo me recessivo. Ma all'interno della vicenda fiscale, voglio suggerire al Governo, in modo particolare al ministro Passera, che ho visto giungere in Aula, la ripresa di un confronto serio sul tema della fiscalità differenziata, della fiscalità di sviluppo nel Mezzogiorno. Voi avete fatto una scelta molto apprezzabile; è una norma manifesto, è una norma assolutamente programmatica, ma mi è piaciuto molto che l'abbiate introdotta: quella sul rating antimafia. Nasce da un'intuizione di Confindustria Sicilia, che è all'avanguardia nella battaglia per uno sviluppo nella legalità, e tutto quello che aiuta processi economici e incoraggia l'impresa nel Mezzogiorno determinando comportamenti virtuosi va incoraggiato.

Proprio per questo Confindustria e i sindacati vi ricordano che occorre intervenire sulla leva fiscale, stimolando l'investimento nel Mezzogiorno attraverso l'abbassamento delle aliquote per le imprese e abbassando gli oneri contributivi, per stimolare impresa e lavoro. Senza non il rilancio (perché non c'è stato mai il lancio del Mezzogiorno), direi senza un inizio di sviluppo di quest'area, non c'è crescita per il Paese. Ed è una scelta strutturale, quella di una politica differenziata, non come privilegio: una fiscalità differenziata, ministro Passera, serve a compensare gli altri handicap, i gravissimi gap infrastrutturali nella qualità dei servizi, nell'accesso al credito, che lei conosce benissimo da uomo di banca, che rendono il fare impresa nel Mezzogiorno praticamente una sfida titanica.

È stato molto importante anche che il Governo abbia posto l'accento sulla difficoltà di spesa e sui ritardi di spesa dei fondi strutturali in queste aree: è un ritardo omogeneo, che denuncia l'incapacità delle amministrazioni locali. Ma vi invito a guardare con attenzione al fatto che anche i PON, i piani operativi nazionali, sono in gravissimo ritardo: vuol dire che il sistema Paese non è attrezzato a spendere in modo efficace e tempestivo i fondi europei. Forse alcuni retaggi di una sbagliata programmazione di fine anni '90, quando si immaginò con "Cento idee per lo sviluppo" che questi fondi dovessero essere frammentati in tante iniziative locali, pesano ancora oggi. Invece, la scelta diversa di concentrarli e di garantire tempestività ed efficacia è giusta e va fatto un patto forte tra Governo e autonomie locali per spendere bene questi fondi.

Vi chiedo un'ultima cosa, signor Ministro: c'è una filosofia che deve ispirare il Governo. Il Presidente Monti è stato negli Stati Uniti, si è incontrato con il presidente Obama, e la sua visita ha avuto un grande successo. In merito alle ricette per combattere la crisi, vorrei evidenziare che gli Stati Uniti, nella loro storia pluricentenaria, hanno affrontato le grandi crisi globali o strutturali, dal Novecento in poi, scommettendo e investendo su grandi progetti di stimolo pubblico all'economia, dal New Deal, al Piano Marshall, alle politiche di Obama. In Europa c'è troppa Germania, troppa rigidità, troppa preoccupazione per i vincoli monetari. È chiaro che l'equilibrio di bilancio deve essere garantito, è chiaro che ci vuole una politica che garantisca la stabilità dell'euro, ma non possiamo essere asfittici. Un commentatore importante, che fu anche nostro collega nella scorsa legislatura, Antonio Polito, ha affermato che il problema greco è anche tedesco. Il nostro Paese deve rimanere in sintonia con questa esigenza di uno sviluppo che venga stimolato anche dall'intervento pubblico, senza fare... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Concluda, senatore Pistorio.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Sto concludendo, Presidente... Il Centro-Nord ha una grande economia privata; può darsi che le vostre proposte bastino per rilanciare quell'economia. Al Sud c'è il deserto; senza un intervento di stimolo come la fiscalità di vantaggio, senza un ruolo attivo del Governo ci sarà il deserto e questo Paese non terrà.

Quindi, la fiducia è piena, ma aspettiamo con fiducia il cambio di passo nel Mezzogiorno. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

PRESIDENTE. Raccomando ai colleghi di rispettare i tempi assegnati, altrimenti si riduce il tempo a disposizione dei colleghi che intervengono successivamente.