GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signor Presidente, il Gruppo della Lega Nord non voterà la fiducia al Governo su questo provvedimento in materia di liberalizzazioni.
Vorrei però chiarire che non tutto è negativo: ci sono due elementi che condividiamo. Il primo è la separazione della rete SNAM dall'ENI, già iniziata nella manovra di giugno dell'anno scorso dall'altro Governo; il secondo concerne la parte sulle infrastrutture, scritta in larga parte dall'ex vice ministro Castelli. Purtroppo questa parte non è già legge perché, pur essendo pronta (doveva entrare nella legge di stabilità a novembre), il presidente Napolitano non ha voluto. Peccato! Abbiamo perso quattro mesi, ma meglio tardi che mai.
Vediamo cosa invece non va, ed è tanto. Il presidente Monti ha detto addirittura che il Governo dalle liberalizzazioni si aspetta 10 punti di PIL: vedremo. Intanto registriamo più spesa pubblica e più tasse.
Si fanno nuove Authority, nuove assunzioni, e allora ci chiediamo a cosa servono i Ministeri, tanto che abbiamo presentato un emendamento, che è stato approvato in minima parte, dove diciamo che se si prevede l'Autorità dei trasporti, almeno si chiuda l'ufficio del Ministero che si occupa di quella materia. Comunque, non è un problema: si fa l'Autorità dei trasporti? Cento milioni di euro, tanto pagano le imprese e, quindi, i cittadini. Si fa l'Autorità della concorrenza? Altri 100 milioni di euro, tanto pagano le imprese. Si prevede una percentuale sul fatturato, una mini IRAP? No problem, tanto pagano i cittadini. Si fanno 20 tribunali per le imprese: 20 tribunali che fanno le cose che già fanno i tribunali che ci sono adesso. Una misura quindi abbastanza inutile. Nuove assunzioni? No problem, tanto pagano le imprese. Viene raddoppiato il costo per le imprese che vanno in tribunale e, quindi, pagano i cittadini. Addirittura si assumono - questa è bella - 32 ingegneri per controllare le dighe. Possibile che su 3 milioni e mezzo di dipendenti della pubblica amministrazione non ci siano 32 ingegneri? (Applausi dal Gruppo LNP).
Ciò che soprattutto non va è l'articolo 35, sulla tesoreria unica: questo veramente non funziona. L'articolo 114 della Costituzione afferma che «la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato». Tutti sullo stesso piano e, anzi, i primi sono i Comuni. Ebbene, cosa fa il Governo? Cosa fa lo Stato senza dire niente a nessuno e senza concordare con nessuno? Di questo si sono infatti lamentati tutti: l'Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI), che ha un presidente del Partito Democratico; il sindaco di Venezia che è del Partito Democratico; Presidenti di Regioni, del Partito Democratico e della Lega. Il Popolo della Libertà lo abbiamo invece sentito poco. Il Governo toglie 9 miliardi di euro dai conti correnti degli enti locali. Cosa comporta questo furto (perché di furto si tratta)? In primo luogo, meno interessi attivi. La Banca d'Italia dà solo l'1 per cento, mentre i contratti in essere davano l'1,5, il 2, il 3 per cento. Quindi, una perdita secca e, appunto, un furto.
In secondo luogo, cosa succederà se saltano i contratti di tesoreria (cosa abbastanza facile, perché oggi c'è un contratto tra l'ente locale e la banca, in base al quale l'ente locale lascia i soldi dei tributi locali, la banca in cambio dà dei servizi, in particolare, i quattrini quando l'ente va in rosso, quando ha bisogno di anticipi, perché gli stipendi si pagano sempre, tutti i mesi, mentre i tributi si prendono qualche volta durante l'anno)? Oggi gli enti locali si finanziano a tassi di favore, anche sotto il 2 per cento. Domani pagheranno dal 4,5 per cento in su. Una perdita secca! Sempre che i quattrini glieli diano, perché ci sono degli enti locali con un rating pessimo. In quel caso, chissà chi glieli darà quattrini. Non vorremmo mai che a qualcuno venisse in mente di dare, dopo aver tolto tutta la liquidità dei Comuni d'Italia, i soldi a Roma perché è in rosso con la liquidità. Sarebbe veramente il colmo. (Applausi dal Gruppo LNP).
Ma non è finita. Alla fine il problema più pressante riguarda la liquidità che togliamo ai territori. Togliere nove miliardi di euro dalle agenzie distribuite su tutto il territorio, dalle banche di tutto il Paese significa togliere liquidità a famiglie e imprese. Nove miliardi con l'effetto leva fanno anche 100 miliardi di liquidità in meno per le imprese. Imprese che già si aspettano dalle regole di Basilea III, che ormai sono prossime ad essere operative, un bel 30 per cento matematico e secco di credito in meno. Il 30 per cento in meno. In più, togliamo loro 100 miliardi di liquidità.
Ebbene, signori del Governo e colleghi, altro che crescita. Noi siamo molto preoccupati. Qui rimangono tutti all'asciutto, perché tutta la liquidità che serve va al centro. Colleghi, la vera liberalizzazione per la Lega è una sola. La vera liberalizzazione è il federalismo fiscale, sono i costi standard. La vera liberalizzazione è ridurre la spesa pubblica, e in proposito non è stato fatto niente. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL). La vera liberalizzazione è ridurre il perimetro dello Stato. Ma non è stato fatto niente per chiudere i carrozzoni delle aziende municipalizzate perennemente in perdita. La vera liberalizzazione è lasciare i soldi e la liquidità nelle tasche di famiglie e imprese. L'alternativa è il declino, e i dati di questi giorni, purtroppo, prevedono per noi un bel declino. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).